MCCLXXIX

MCCLXXIXAnno diCristomcclxxix. Indiz.VII.Niccolò IIIpapa 3.Ridolfore de' Romani 7.Per opera delcardinale Latinolegato apostolico, e diBertoldo Orsinoconte di Romagna, seguì nell'anno presente pace e concordia fra i Geremii guelfi signoreggianti in Bologna[Matth. de Griffonib., tom. 18 Rer. Italic. Sigonius, de Regno Ital. Ghirardacci, Istor. di Bologna.]e i Lambertazzi ghibellini fuorusciti. Rientrarono questi ultimi nella patria nel dì 2 agosto, e nel dì 4 si fece una solenne riconciliazione delle medesime fazioni, con feste grandi ed universale allegrezza. Anche in Faenza il suddetto cardinale legato accordò insieme gli Accarisi coi Manfredi fuorusciti e i lor seguaci. Parimente in Ravenna il conte Bertoldo colla pace conchiusa fra i Polentani e i Traversari[Chron. Forolivien., tom. 22 Rer. Ital.]rimise la quiete. Ma non andò molto che in Bologna si sconcertarono di nuovo gli affari per quel maledetto veleno che infettava allora universalmente il cuore degl'Italiani. Truovo io qui dell'imbroglio, forse nato dall'anno pisano, adoperato da qualche storico. Il Sigonio (se pure fin qui egli giunse colla sua storia) differisce[Sigonius, de Regno Ital., lib. 20.]l'entrata de' Lambertazzi in quella città, e la lor replicata uscita sino all'anno seguente: nel che vien egli seguitato dal Ghirardacci. Per lo contrario,Ricobaldo[Richob., in Pom., tom. 9 Rer. Ital.], storico di questi tempi, l'autore della Cronica di Reggio[Memor. Potest. Regiens., tom. 8 Rer. Ital.], anch'esso contemporaneo, Matteo Griffone[Matth. de Griffonibus, Histor. Bononiens., tom. 18 Rer. Ital.], frate Francesco Pipino[Pipinus, Chron. Bononiens., tom. 9 Rer. Italic.], gli Annali vecchi di Modena[Annales Veteres Mutinens., tom. 11 Rer. Italic.]e la Cronica di Parma[Chron. Parmense, tom. 9 Rer. Ital.]concordemente scrivono che nell'anno presente tornarono i Lambertazzi in Bologna, e poscia nel mese di dicembre di nuovo si riaccese la guerra civile fra essi e la contraria fazione de' Geremii. Per lo che pare da anteporre questa sentenza all'altre. Tuttavia la Cronica di Forlì[Chron. Forolivien., tom. 22 Rer. Ital.], che sembra molto esatta, la Miscella di Bologna e gli Annali di Cesena[Chron. Caesen., tom. 14 Rer. Ital.]vanno d'accordo col Sigonio. Sia come esser si voglia, o fosse la troppa alterigia dei Lambertazzi, oppur la durezza degli altri nel non volerli ammettere ai pubblici uffizii, tengo io per fermo che, correndo il dì 20 ovvero 21 di dicembre (altri dicono nella vigilia del Natale) dell'anno presente, si levò rumore in Bologna; e i Lambertazzi furono i primi a prendere l'armi con impadronirsi della piazza, ed uccidere chiunque de' Geremii veniva loro alle mani, e con attaccar fuoco a una casa de' Lambertini. Allora i Geremii, fanti e cavalli raunati, vennero al conflitto, e sì virilmente assalirono gli avversarii, che li misero finalmente in rotta, e gli obbligarono a fuggirsene di città. Molti dall'una parte e dall'altra rimasero morti; e dappoichè furono usciti i Lambertazzi, le lor case (e queste furono in gran copia) pagarono la pena de' lor padroni, con restare spogliate, e poscia distrutte: costume pazzo di tempi sì barbari; che non merita già altro nome il voler gastigare le insensate mura, e il deformare la propria città, per far dispettoe danno agli usciti suoi fratelli. Si rifugiarono di nuovo gli usciti Lambertazzi in Faenza, e tornò come prima a rinvigorirsi la guerra fra essi e Bologna. Si erano mossi i Modenesi, Reggiani e Parmigiani, per soccorrere in questa occasione la fazion de' Geremii; ma non vi fu bisogno del loro aiuto. Mirava Guglielmo marchese di Monferrato, capitano del popolo di Milano, la difficoltà di abbattere colla forza i Torriani, i quali si erano ben fortificati in Lodi, aveano già prese parecchie terre e castella del Milanese, e teneano nelle lor carceri molte centinaia di Milanesi, e spezialmente nobili[Gualv. Flamma, in Manip. Flor., cap. 316. Annales Mediolanenses, tom. 61 Rer. Ital. Memorial. Potest. Regiens., tom. 8 Rer. Italic.]. Però, siccome volpe vecchia, ed uomo usato alle cabale, cercò per altra via di tagliar loro le penne. Ottenuta pertanto licenza da' Milanesi, mosse proposizioni segrete di aggiustamento conCassone dalla Torre, e conRaimondopure dalla Torre patriarca d'Aquileia. Restò conchiusa la pace nel mese di marzo, colla remissione dell'ingiurie e dei danni dati, colla vicendevol liberazione de' prigioni, e con patto che i luoghi presi sul Milanese si depositassero in mano di persone amiche, e si restituissero ai Torriani tutti i lor beni allodiali.Ottenuto che ebbe il marchese quanto voleva, e massimamente i prigioni, si fece poi beffe dei Torriani, nè loro mantenne alcun patto[Ventura, Chron. Astense, cap. 13, tom. 11 Rer. Ital.], e poi ripigliò Trezzo e l'isola di Fulcherio. Con pubblico manifesto, mandato al papa, a tutti i re e principi, si dolsero i Torriani di questo tradimento; e perchè ne fecero gran doglianza col marchese stesso, ebbero per risposta, aver ben egli fatte quelle promesse, ma che andassero eglino a cercare chi loro le mantenesse, perchè egli a ciò non s'era obbligato. Tentò poscia il marchese con frodi di ricuperar altre castella: il che non gli venne fatto. AnziGotifredo dalla Torre, con cinquecento cavalieri entrato nel castello d'Ozino, cominciò aspra guerra contro a' Milanesi, fece assaissimi prigioni, e diede presso Albairate una rotta al podestà ed esercito de' Pavesi.Ottone Visconte, veggendo così crescere le forze de' Torriani, ordinò al marchese di far venir dal Monferrato cinquecento fanti. Mise poi l'assedio al castello d'Ozino, che infine fu preso e diroccato. Abbiamo anche dalla Cronica di Parma[Chron. Parmense, tom. 9 Rer. Ital.], che esso marchese con tutta la possanza de' Milanesi cavalcò all'Adda con disegno di fare un letto nuovo a quel fiume, acciocchè non venisse a Lodi. Allora i Parmigiani con tutta la milizia andarono in aiuto dei Torriani a Lodi, dove erano anche i Cremonesi; nè di più vi volle, perchè il marchese, abbandonato il cavamento, si ritirasse con poco garbo a Milano. Essendo stata bruciata in Parma nel dì 19 di ottobre per sentenza dell'inquisitore una donna nomata Todesca, come eretica, una mano di cattivi uomini corse al convento dei frati predicatori, diede il sacco a quel luogo, percosse e ferì molti di quei religiosi, ed uno ne uccise vecchio e cieco: per la quale violenza i frati la mattina seguente colla croce inalberata se ne andarono da Parma a Firenze, per lamentarsene colcardinale Latinolegato apostolico. Tennero lor dietro a Reggio, Modena e Bologna il podestà, il capitano, gli anziani e i canonici di Parma, sempre scongiurandoli di tornare indietro, promettendo di rifar loro qualunque danno che asserissero loro fatto; ma a nulla giovò. Processarono i Parmigiani tutti quei malfattori, e li gastigarono con varie pene; rifecero ancora tutti i danni. Ciò non ostante, e quantunque il comune di Parma niuna ingerenza avesse avuta nel misfatto, pure il cardinal Latino citò il podestà, il capitano, gli anziani e il consiglio con dodici de' principali di Parma, a comparire davanti a lui in Firenze in un determinato tempo. Spedirono i Parmigianiil capitano del popolo con sei ambasciatori colà; ma per quanto sapessero dire in iscusa del comune, niun conto fu fatto delle loro ragioni, e si fulminò la scomunica contra gli uffiziali del pubblico, e la città fu aggravata coll'interdetto. Così si operava in questi tempi. Essendo stata tolta ai Reggiani[Memorial. Potestat. Regiens., tom. 8 Rer. Ital.]da Tommasino da Gorzano, e dai signori da Banzola la Pietra di Bismantoa, celebre per la menzione che ne fanno Donizone e Dante, nel mese di maggio il popolo di Reggio coll'aiuto dei Parmigiani, Modenesi e Bolognesi la strinse d'assedio, e dopo quindici dì a buoni patti la ricuperò. La città d'Asti anch'essa riebbe alcune centinaia dei suoi cittadini che erano prigioni in Provenza, con promettere aCarlo redi Sicilia il pagamento di trentacinque mila lire d'imperiali, pel quale si fecero mallevadori alcuni ricchi genovesi[Caffari, Annal. Genuens., lib. 9, tom. 6 Rer. Ital.]. Del resto nel primo dì di maggio dell'anno presente una terribile scossa di tremuoto si sentì per quasi tutta l'Italia. Il maggior danno ch'essa recò, fu nella marca di Ancona, dove due parti di Camerino andarono a terra, e vi perirono molte persone. Fabriano, Matelica, Cagli, San Severino, Cingoli, Nocera, Foligno, Spello ed altre terre ne risentirono un grave nocumento.

Per opera delcardinale Latinolegato apostolico, e diBertoldo Orsinoconte di Romagna, seguì nell'anno presente pace e concordia fra i Geremii guelfi signoreggianti in Bologna[Matth. de Griffonib., tom. 18 Rer. Italic. Sigonius, de Regno Ital. Ghirardacci, Istor. di Bologna.]e i Lambertazzi ghibellini fuorusciti. Rientrarono questi ultimi nella patria nel dì 2 agosto, e nel dì 4 si fece una solenne riconciliazione delle medesime fazioni, con feste grandi ed universale allegrezza. Anche in Faenza il suddetto cardinale legato accordò insieme gli Accarisi coi Manfredi fuorusciti e i lor seguaci. Parimente in Ravenna il conte Bertoldo colla pace conchiusa fra i Polentani e i Traversari[Chron. Forolivien., tom. 22 Rer. Ital.]rimise la quiete. Ma non andò molto che in Bologna si sconcertarono di nuovo gli affari per quel maledetto veleno che infettava allora universalmente il cuore degl'Italiani. Truovo io qui dell'imbroglio, forse nato dall'anno pisano, adoperato da qualche storico. Il Sigonio (se pure fin qui egli giunse colla sua storia) differisce[Sigonius, de Regno Ital., lib. 20.]l'entrata de' Lambertazzi in quella città, e la lor replicata uscita sino all'anno seguente: nel che vien egli seguitato dal Ghirardacci. Per lo contrario,Ricobaldo[Richob., in Pom., tom. 9 Rer. Ital.], storico di questi tempi, l'autore della Cronica di Reggio[Memor. Potest. Regiens., tom. 8 Rer. Ital.], anch'esso contemporaneo, Matteo Griffone[Matth. de Griffonibus, Histor. Bononiens., tom. 18 Rer. Ital.], frate Francesco Pipino[Pipinus, Chron. Bononiens., tom. 9 Rer. Italic.], gli Annali vecchi di Modena[Annales Veteres Mutinens., tom. 11 Rer. Italic.]e la Cronica di Parma[Chron. Parmense, tom. 9 Rer. Ital.]concordemente scrivono che nell'anno presente tornarono i Lambertazzi in Bologna, e poscia nel mese di dicembre di nuovo si riaccese la guerra civile fra essi e la contraria fazione de' Geremii. Per lo che pare da anteporre questa sentenza all'altre. Tuttavia la Cronica di Forlì[Chron. Forolivien., tom. 22 Rer. Ital.], che sembra molto esatta, la Miscella di Bologna e gli Annali di Cesena[Chron. Caesen., tom. 14 Rer. Ital.]vanno d'accordo col Sigonio. Sia come esser si voglia, o fosse la troppa alterigia dei Lambertazzi, oppur la durezza degli altri nel non volerli ammettere ai pubblici uffizii, tengo io per fermo che, correndo il dì 20 ovvero 21 di dicembre (altri dicono nella vigilia del Natale) dell'anno presente, si levò rumore in Bologna; e i Lambertazzi furono i primi a prendere l'armi con impadronirsi della piazza, ed uccidere chiunque de' Geremii veniva loro alle mani, e con attaccar fuoco a una casa de' Lambertini. Allora i Geremii, fanti e cavalli raunati, vennero al conflitto, e sì virilmente assalirono gli avversarii, che li misero finalmente in rotta, e gli obbligarono a fuggirsene di città. Molti dall'una parte e dall'altra rimasero morti; e dappoichè furono usciti i Lambertazzi, le lor case (e queste furono in gran copia) pagarono la pena de' lor padroni, con restare spogliate, e poscia distrutte: costume pazzo di tempi sì barbari; che non merita già altro nome il voler gastigare le insensate mura, e il deformare la propria città, per far dispettoe danno agli usciti suoi fratelli. Si rifugiarono di nuovo gli usciti Lambertazzi in Faenza, e tornò come prima a rinvigorirsi la guerra fra essi e Bologna. Si erano mossi i Modenesi, Reggiani e Parmigiani, per soccorrere in questa occasione la fazion de' Geremii; ma non vi fu bisogno del loro aiuto. Mirava Guglielmo marchese di Monferrato, capitano del popolo di Milano, la difficoltà di abbattere colla forza i Torriani, i quali si erano ben fortificati in Lodi, aveano già prese parecchie terre e castella del Milanese, e teneano nelle lor carceri molte centinaia di Milanesi, e spezialmente nobili[Gualv. Flamma, in Manip. Flor., cap. 316. Annales Mediolanenses, tom. 61 Rer. Ital. Memorial. Potest. Regiens., tom. 8 Rer. Italic.]. Però, siccome volpe vecchia, ed uomo usato alle cabale, cercò per altra via di tagliar loro le penne. Ottenuta pertanto licenza da' Milanesi, mosse proposizioni segrete di aggiustamento conCassone dalla Torre, e conRaimondopure dalla Torre patriarca d'Aquileia. Restò conchiusa la pace nel mese di marzo, colla remissione dell'ingiurie e dei danni dati, colla vicendevol liberazione de' prigioni, e con patto che i luoghi presi sul Milanese si depositassero in mano di persone amiche, e si restituissero ai Torriani tutti i lor beni allodiali.

Ottenuto che ebbe il marchese quanto voleva, e massimamente i prigioni, si fece poi beffe dei Torriani, nè loro mantenne alcun patto[Ventura, Chron. Astense, cap. 13, tom. 11 Rer. Ital.], e poi ripigliò Trezzo e l'isola di Fulcherio. Con pubblico manifesto, mandato al papa, a tutti i re e principi, si dolsero i Torriani di questo tradimento; e perchè ne fecero gran doglianza col marchese stesso, ebbero per risposta, aver ben egli fatte quelle promesse, ma che andassero eglino a cercare chi loro le mantenesse, perchè egli a ciò non s'era obbligato. Tentò poscia il marchese con frodi di ricuperar altre castella: il che non gli venne fatto. AnziGotifredo dalla Torre, con cinquecento cavalieri entrato nel castello d'Ozino, cominciò aspra guerra contro a' Milanesi, fece assaissimi prigioni, e diede presso Albairate una rotta al podestà ed esercito de' Pavesi.Ottone Visconte, veggendo così crescere le forze de' Torriani, ordinò al marchese di far venir dal Monferrato cinquecento fanti. Mise poi l'assedio al castello d'Ozino, che infine fu preso e diroccato. Abbiamo anche dalla Cronica di Parma[Chron. Parmense, tom. 9 Rer. Ital.], che esso marchese con tutta la possanza de' Milanesi cavalcò all'Adda con disegno di fare un letto nuovo a quel fiume, acciocchè non venisse a Lodi. Allora i Parmigiani con tutta la milizia andarono in aiuto dei Torriani a Lodi, dove erano anche i Cremonesi; nè di più vi volle, perchè il marchese, abbandonato il cavamento, si ritirasse con poco garbo a Milano. Essendo stata bruciata in Parma nel dì 19 di ottobre per sentenza dell'inquisitore una donna nomata Todesca, come eretica, una mano di cattivi uomini corse al convento dei frati predicatori, diede il sacco a quel luogo, percosse e ferì molti di quei religiosi, ed uno ne uccise vecchio e cieco: per la quale violenza i frati la mattina seguente colla croce inalberata se ne andarono da Parma a Firenze, per lamentarsene colcardinale Latinolegato apostolico. Tennero lor dietro a Reggio, Modena e Bologna il podestà, il capitano, gli anziani e i canonici di Parma, sempre scongiurandoli di tornare indietro, promettendo di rifar loro qualunque danno che asserissero loro fatto; ma a nulla giovò. Processarono i Parmigiani tutti quei malfattori, e li gastigarono con varie pene; rifecero ancora tutti i danni. Ciò non ostante, e quantunque il comune di Parma niuna ingerenza avesse avuta nel misfatto, pure il cardinal Latino citò il podestà, il capitano, gli anziani e il consiglio con dodici de' principali di Parma, a comparire davanti a lui in Firenze in un determinato tempo. Spedirono i Parmigianiil capitano del popolo con sei ambasciatori colà; ma per quanto sapessero dire in iscusa del comune, niun conto fu fatto delle loro ragioni, e si fulminò la scomunica contra gli uffiziali del pubblico, e la città fu aggravata coll'interdetto. Così si operava in questi tempi. Essendo stata tolta ai Reggiani[Memorial. Potestat. Regiens., tom. 8 Rer. Ital.]da Tommasino da Gorzano, e dai signori da Banzola la Pietra di Bismantoa, celebre per la menzione che ne fanno Donizone e Dante, nel mese di maggio il popolo di Reggio coll'aiuto dei Parmigiani, Modenesi e Bolognesi la strinse d'assedio, e dopo quindici dì a buoni patti la ricuperò. La città d'Asti anch'essa riebbe alcune centinaia dei suoi cittadini che erano prigioni in Provenza, con promettere aCarlo redi Sicilia il pagamento di trentacinque mila lire d'imperiali, pel quale si fecero mallevadori alcuni ricchi genovesi[Caffari, Annal. Genuens., lib. 9, tom. 6 Rer. Ital.]. Del resto nel primo dì di maggio dell'anno presente una terribile scossa di tremuoto si sentì per quasi tutta l'Italia. Il maggior danno ch'essa recò, fu nella marca di Ancona, dove due parti di Camerino andarono a terra, e vi perirono molte persone. Fabriano, Matelica, Cagli, San Severino, Cingoli, Nocera, Foligno, Spello ed altre terre ne risentirono un grave nocumento.


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