MCCLXXXAnno diCristomcclxxx. Indiz.VIII.Niccolò IIIpapa 4.Ridolfore de' Romani 8.Le lettere scritte nel gennaio di questo anno dal ponteficeNiccolò IIIaBertoldo Orsinosuo fratello e conte della Romagna, e rapportate dal Rinaldi[Raynaldus, in Annal. Eccl.], ci assicurano che nel dicembre antecedente era seguita l'espulsion de' Lambertazzi da Bologna. In esse a lui e al cardinale Latino legato apostolico ordina il papadi cercare rimedio al disordine accaduto, di punire i delinquenti, e di ristabilire la pace fra le discordi fazioni. Ma di fieri intoppi si trovarono: cotanto erano inaspriti ed infelloniti fra di loro gli animi de' Geremii dominanti in Bologna e dei Lambertazzi esclusi[Ghirardacci, Istor. di Bologna.]. Fece il conte Bertoldo venire a Ravenna i sindachi dell'una e dell'altra parte, e rigorosi comandamenti impose a tutti. È da stupire come il Ghirardacci, che ne rapporta gli atti fatti sotto l'anno presente, non si accorgesse che la cacciata dei Lambertazzi dovea essere seguita nel precedente dicembre. Ma mentre il pontefice era tutto pieno di gran pensieri per regolare il mondo cristiano a modo suo, eccoti l'inesorabil falce della morte che troncò tutti i suoi vasti disegni[Bernard. Guid., in Vita Nicolai III, P. I, tom. 3 Rer. Ital. Jordan., in Chron.]. Trovavasi egli nella terra di Soriano presso Viterbo, e colpito da un accidente apopletico, senza poter ricevere i sacramenti della Chiesa, chiuse gli occhi alla vita presente nel dì 22 d'agosto. Era preceduta in Roma una terribil inondazione del Tevere, che, secondo gli stolti, fu poi creduta indizio della morte futura del papa. La fresca di lui età e il temperato modo del suo vivere aveano fatto credere che la sua vita si stenderebbe a moltissimi anni avvenire; ma fallaci troppo sono i prognostici de' mortali; e fu assai che non corresse sospetto di veleno in così inaspettata e subitanea morte, sapendosi che l'aver egli con tanta altura esercitato il governo suo, gli avea tirato addosso l'odio di parecchi, e massimamente diCarlo redi Sicilia. Molte furono le di lui virtù, e massimamente la magnificenza[Ptolomaeus Lucens., Hist. Eccl., tom. 9 Rer. Ital.], da cui spinto fabbricò un suntuoso palagio per li pontefici presso San Pietro, con un ampio e vago giardino, cinto di mura e torri a guisa d'una città, e un altro in Montefiascone. Rinnovò egli quasi tuttala basilica vaticana. L'epitafio suo si legge nella Cronica di frate Francesco Pipino[Franciscus Pipin., Chron. Bononiens., tom. 9 Rer. Ital.]. Ma restò aggravata la di lui memoria dalla soverchia ansietà d'ingrandire ed arricchire i proprii parenti. Spogliò di varie terre i nobili[Ricordano Malaspina, cap. 204.], e massimamente di Soriano i suoi signori, imputati d'eresia, per investirne i proprii nipoti. Tolse alla Chiesa Castello Sant'Angelo, e diello ad Orso suo nipote. Creò più cardinali suoi parenti, e Bertoldo Orsino, suo fratello, conte di Romagna. Faceva eleggere tutti i suoi congiunti per podestà in varie città. Fu anche detto[Franciscus Pipin., Chron.]che le grandiose sue fabbriche furono fatte col danaro raccolto dalle decime ordinate in soccorso di Terra santa, e ch'egli segretamente avesse mano nel trattato contra del re Carlo per la ribellion di Sicilia, siccome appresso diremo. Ma il suo più gran progetto di novità (se pure è vero) fu quello di cui dicono[Ptolom. Lucens., Hist. Eccl., tom. 3 Rer. Ital. Jordanus, Platina, Blondus, et alii.]ch'egli trattò colre Ridolfo: cioè di formar quattro regni del romano imperio. Il primo era quello della Germania, che dovea passare in retaggio a tutti i discendenti d'esso Ridolfo re de' Romani. Il secondo il regno viennese, ossia arelatense, che abbracciava il delfinato e parte della antica Borgogna. Questo dovea essere dotate diClemenzafigliuola d'esso re Ridolfo, maritata dipoi conCarlo Martellonipote diCarlo redi Sicilia, e de' suoi discendenti. Il terzo della Toscana, e il quarto della Lombardia: i quai due ultimi regni egli meditava di conferire ai suoi nipoti Orsini. Questo pontefice, che facea tremar tutti, s'era anche fatto dichiarar senatore perpetuo del popolo romano, ed avea posto dipoi per suo vicario in quell'uffizio Orso suo nipote. Ma appena s'intese la certezza di sua morte[Vita Nicolai III, P. I, tom. 3 Rer. Ital.], che gli Annibaldeschi, famiglia potentein Roma, si sollevarono coi loro aderenti, e vollero per forza aver parte nel senatorato, di modo che uopo fu di crear due senatori, l'uno Orsino, e l'altro Annibaldesco, sotto il governo dei quali succederono poscia molti omicidii, dissensioni e malanni; e tutti questi impuniti. Parimente allora il popolo di Viterbo discacciò vergognosamente dalla sua podesteria Orso degli Orsini, nipote del defunto papa, e passò all'assedio di un castello. Ma venuto il conte Bertoldo con assai soldatesche, e con quelle ancora di Todi, li fece dare alle gambe, e prese molti uomini e tutte le lor tende. Durò poi la vacanza del pontificato quasi sei mesi.In quest'anno, a mio credere, accaddero le disgrazie della città di Faenza, e non già nel seguente, come ha il Sigonio[Sigon., de Regno Ital.](se pure son di lui, e non giunte fatte a lui, le memorie di questi tempi), e come ha la Cronica Miscella di Bologna[Chron. Bonon., tom. 18 Rer. Ital.], e dopo essa il Ghirardacci[Ghirardacci, Istor. di Bologna.], il quale imbrogliò la Storia sua con differire sino ad esso anno 1281 la ripatriazione de' Lambertazzi, e la loro seconda cacciata. Seguito io qui l'autore della Cronica di Reggio[Memorial. Potest. Regiens., tom. 8 Rer. Ital.], che fioriva in questi tempi, e la Cronica antica di Modena[Annal. Veteres Mutinens., tom. 11 Rer. Ital.], di Parma[Chron. Parmense, tom. 9 Rer. Ital.]e l'Estense[Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital.], e la Bolognese di Matteo Griffoni[Matth. de Griffon., tom. 18 Rer. Ital.]. Per attestato di tali scrittori, Tibaldello da Faenza della casa nobile de' Zambrasi, ma spurio, essendo malcontento de' Lambertazzi rifugiati in Faenza (dicono a cagione di una porchetta a lui rubata), si mise in pensiero di sterminarli. Con questo mal animo ito a Bologna, concertò coi Geremii di tradire la patria, e di darne loro la tenuta. Infatti una notte ebbe maniera il traditore di aprir una porta,per cui entrato l'esercito bolognese e ravegnano, s'impadronì della piazza, e poi si diede alla caccia di que' Lambertazzi che si trovavano nella città, giacchè un'altra parte d'essi era colla metà del popolo di Faenza all'assedio d'un castello. Molti ne furono uccisi, altri presi, ed altri ebbero la fortuna di salvarsi colla fuga. Mossero le lor milizie in tal congiuntura i Parmigiani, Reggiani e Modenesi, per dar braccio ai Geremii guelfi, loro collegati; ed, arrivati ad Imola, vi si fermarono parecchi giorni, finchè i Bolognesi avessero ben assicurata la lor conquista di Faenza. L'iniquo Tibaldello, cacciato per questo da Dante nell'inferno, ebbe per ricompensa la nobiltà di Bologna e varii privilegii; ma Dio fra due anni il chiamò al suo tribunale nella battaglia di Forlì. Se crediamo al Ghirardacci, il proditorio acquisto di Faenza seguì nella notte antecedente al dì 24 d'agosto; e per questo sì egli come gli altri storici bolognesi asseriscono istituito il pubblico spettacolo, che tuttavia dura, della porchetta nella festa di san Bartolommeo. Ma sarebbe prima da accertar bene se nel dì suddetto accadesse la presa di Faenza. Nella Cronica di Parma, di Reggio e nell'Estense vien questa riferita al dì dieci di novembre. Matteo Griffoni la mette nel dì 15 di dicembre. In quest'anno ancoraGuido contedi Montefeltro s'impadronì di Sinigaglia per tradimento, e vi uccise barbaricamente circa mille e cinquecento persone[Gazata, in Chron. Regiens., tom. 18 Rer. Ital.]. Fu cacciata da Vercelli la parte ghibellina nel mese di settembre. In questo annoGuglielmo marchesedi Monferrato, coi Milanesi ed altri collegati, andò a dare il guasto al territorio di Lodi, il perchè i Parmigiani e Reggiani colla lor cavalleria e fanteria si portarono in soccorso de' Torriani e di quella città. Fu guerra eziandio nell'anno presente fra i Padovani e Veronesi. In aiuto de' primi marciòObizzo marchesed'Este, signordi Ferrara. Scrive uno storico di Padova, essere stato sì magnifico il carriaggio d'essi Padovani, che occupava lo spazio di quindici miglia. La credo una spampanata. Ma con un trattato di pace si mise fine a tutte le ostilità. AvendoJacopo Contarenodoge di Venezia per la sua troppo avanzata età rinunziato al governo[Dandol., in Chron., tom. 12 Rer. Ital.], venne sustituito in suo luogoGiovanni Dandolo.
Le lettere scritte nel gennaio di questo anno dal ponteficeNiccolò IIIaBertoldo Orsinosuo fratello e conte della Romagna, e rapportate dal Rinaldi[Raynaldus, in Annal. Eccl.], ci assicurano che nel dicembre antecedente era seguita l'espulsion de' Lambertazzi da Bologna. In esse a lui e al cardinale Latino legato apostolico ordina il papadi cercare rimedio al disordine accaduto, di punire i delinquenti, e di ristabilire la pace fra le discordi fazioni. Ma di fieri intoppi si trovarono: cotanto erano inaspriti ed infelloniti fra di loro gli animi de' Geremii dominanti in Bologna e dei Lambertazzi esclusi[Ghirardacci, Istor. di Bologna.]. Fece il conte Bertoldo venire a Ravenna i sindachi dell'una e dell'altra parte, e rigorosi comandamenti impose a tutti. È da stupire come il Ghirardacci, che ne rapporta gli atti fatti sotto l'anno presente, non si accorgesse che la cacciata dei Lambertazzi dovea essere seguita nel precedente dicembre. Ma mentre il pontefice era tutto pieno di gran pensieri per regolare il mondo cristiano a modo suo, eccoti l'inesorabil falce della morte che troncò tutti i suoi vasti disegni[Bernard. Guid., in Vita Nicolai III, P. I, tom. 3 Rer. Ital. Jordan., in Chron.]. Trovavasi egli nella terra di Soriano presso Viterbo, e colpito da un accidente apopletico, senza poter ricevere i sacramenti della Chiesa, chiuse gli occhi alla vita presente nel dì 22 d'agosto. Era preceduta in Roma una terribil inondazione del Tevere, che, secondo gli stolti, fu poi creduta indizio della morte futura del papa. La fresca di lui età e il temperato modo del suo vivere aveano fatto credere che la sua vita si stenderebbe a moltissimi anni avvenire; ma fallaci troppo sono i prognostici de' mortali; e fu assai che non corresse sospetto di veleno in così inaspettata e subitanea morte, sapendosi che l'aver egli con tanta altura esercitato il governo suo, gli avea tirato addosso l'odio di parecchi, e massimamente diCarlo redi Sicilia. Molte furono le di lui virtù, e massimamente la magnificenza[Ptolomaeus Lucens., Hist. Eccl., tom. 9 Rer. Ital.], da cui spinto fabbricò un suntuoso palagio per li pontefici presso San Pietro, con un ampio e vago giardino, cinto di mura e torri a guisa d'una città, e un altro in Montefiascone. Rinnovò egli quasi tuttala basilica vaticana. L'epitafio suo si legge nella Cronica di frate Francesco Pipino[Franciscus Pipin., Chron. Bononiens., tom. 9 Rer. Ital.]. Ma restò aggravata la di lui memoria dalla soverchia ansietà d'ingrandire ed arricchire i proprii parenti. Spogliò di varie terre i nobili[Ricordano Malaspina, cap. 204.], e massimamente di Soriano i suoi signori, imputati d'eresia, per investirne i proprii nipoti. Tolse alla Chiesa Castello Sant'Angelo, e diello ad Orso suo nipote. Creò più cardinali suoi parenti, e Bertoldo Orsino, suo fratello, conte di Romagna. Faceva eleggere tutti i suoi congiunti per podestà in varie città. Fu anche detto[Franciscus Pipin., Chron.]che le grandiose sue fabbriche furono fatte col danaro raccolto dalle decime ordinate in soccorso di Terra santa, e ch'egli segretamente avesse mano nel trattato contra del re Carlo per la ribellion di Sicilia, siccome appresso diremo. Ma il suo più gran progetto di novità (se pure è vero) fu quello di cui dicono[Ptolom. Lucens., Hist. Eccl., tom. 3 Rer. Ital. Jordanus, Platina, Blondus, et alii.]ch'egli trattò colre Ridolfo: cioè di formar quattro regni del romano imperio. Il primo era quello della Germania, che dovea passare in retaggio a tutti i discendenti d'esso Ridolfo re de' Romani. Il secondo il regno viennese, ossia arelatense, che abbracciava il delfinato e parte della antica Borgogna. Questo dovea essere dotate diClemenzafigliuola d'esso re Ridolfo, maritata dipoi conCarlo Martellonipote diCarlo redi Sicilia, e de' suoi discendenti. Il terzo della Toscana, e il quarto della Lombardia: i quai due ultimi regni egli meditava di conferire ai suoi nipoti Orsini. Questo pontefice, che facea tremar tutti, s'era anche fatto dichiarar senatore perpetuo del popolo romano, ed avea posto dipoi per suo vicario in quell'uffizio Orso suo nipote. Ma appena s'intese la certezza di sua morte[Vita Nicolai III, P. I, tom. 3 Rer. Ital.], che gli Annibaldeschi, famiglia potentein Roma, si sollevarono coi loro aderenti, e vollero per forza aver parte nel senatorato, di modo che uopo fu di crear due senatori, l'uno Orsino, e l'altro Annibaldesco, sotto il governo dei quali succederono poscia molti omicidii, dissensioni e malanni; e tutti questi impuniti. Parimente allora il popolo di Viterbo discacciò vergognosamente dalla sua podesteria Orso degli Orsini, nipote del defunto papa, e passò all'assedio di un castello. Ma venuto il conte Bertoldo con assai soldatesche, e con quelle ancora di Todi, li fece dare alle gambe, e prese molti uomini e tutte le lor tende. Durò poi la vacanza del pontificato quasi sei mesi.
In quest'anno, a mio credere, accaddero le disgrazie della città di Faenza, e non già nel seguente, come ha il Sigonio[Sigon., de Regno Ital.](se pure son di lui, e non giunte fatte a lui, le memorie di questi tempi), e come ha la Cronica Miscella di Bologna[Chron. Bonon., tom. 18 Rer. Ital.], e dopo essa il Ghirardacci[Ghirardacci, Istor. di Bologna.], il quale imbrogliò la Storia sua con differire sino ad esso anno 1281 la ripatriazione de' Lambertazzi, e la loro seconda cacciata. Seguito io qui l'autore della Cronica di Reggio[Memorial. Potest. Regiens., tom. 8 Rer. Ital.], che fioriva in questi tempi, e la Cronica antica di Modena[Annal. Veteres Mutinens., tom. 11 Rer. Ital.], di Parma[Chron. Parmense, tom. 9 Rer. Ital.]e l'Estense[Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital.], e la Bolognese di Matteo Griffoni[Matth. de Griffon., tom. 18 Rer. Ital.]. Per attestato di tali scrittori, Tibaldello da Faenza della casa nobile de' Zambrasi, ma spurio, essendo malcontento de' Lambertazzi rifugiati in Faenza (dicono a cagione di una porchetta a lui rubata), si mise in pensiero di sterminarli. Con questo mal animo ito a Bologna, concertò coi Geremii di tradire la patria, e di darne loro la tenuta. Infatti una notte ebbe maniera il traditore di aprir una porta,per cui entrato l'esercito bolognese e ravegnano, s'impadronì della piazza, e poi si diede alla caccia di que' Lambertazzi che si trovavano nella città, giacchè un'altra parte d'essi era colla metà del popolo di Faenza all'assedio d'un castello. Molti ne furono uccisi, altri presi, ed altri ebbero la fortuna di salvarsi colla fuga. Mossero le lor milizie in tal congiuntura i Parmigiani, Reggiani e Modenesi, per dar braccio ai Geremii guelfi, loro collegati; ed, arrivati ad Imola, vi si fermarono parecchi giorni, finchè i Bolognesi avessero ben assicurata la lor conquista di Faenza. L'iniquo Tibaldello, cacciato per questo da Dante nell'inferno, ebbe per ricompensa la nobiltà di Bologna e varii privilegii; ma Dio fra due anni il chiamò al suo tribunale nella battaglia di Forlì. Se crediamo al Ghirardacci, il proditorio acquisto di Faenza seguì nella notte antecedente al dì 24 d'agosto; e per questo sì egli come gli altri storici bolognesi asseriscono istituito il pubblico spettacolo, che tuttavia dura, della porchetta nella festa di san Bartolommeo. Ma sarebbe prima da accertar bene se nel dì suddetto accadesse la presa di Faenza. Nella Cronica di Parma, di Reggio e nell'Estense vien questa riferita al dì dieci di novembre. Matteo Griffoni la mette nel dì 15 di dicembre. In quest'anno ancoraGuido contedi Montefeltro s'impadronì di Sinigaglia per tradimento, e vi uccise barbaricamente circa mille e cinquecento persone[Gazata, in Chron. Regiens., tom. 18 Rer. Ital.]. Fu cacciata da Vercelli la parte ghibellina nel mese di settembre. In questo annoGuglielmo marchesedi Monferrato, coi Milanesi ed altri collegati, andò a dare il guasto al territorio di Lodi, il perchè i Parmigiani e Reggiani colla lor cavalleria e fanteria si portarono in soccorso de' Torriani e di quella città. Fu guerra eziandio nell'anno presente fra i Padovani e Veronesi. In aiuto de' primi marciòObizzo marchesed'Este, signordi Ferrara. Scrive uno storico di Padova, essere stato sì magnifico il carriaggio d'essi Padovani, che occupava lo spazio di quindici miglia. La credo una spampanata. Ma con un trattato di pace si mise fine a tutte le ostilità. AvendoJacopo Contarenodoge di Venezia per la sua troppo avanzata età rinunziato al governo[Dandol., in Chron., tom. 12 Rer. Ital.], venne sustituito in suo luogoGiovanni Dandolo.