MCCLXXV

MCCLXXVAnno diCristomcclxxv. IndizioneIII.Gregorio Xpapa 5.Ridolfore de' Romani 3.Gran voglia nudrivaAlfonso redi Castiglia di abboccarsi col ponteficeGregorio X, e ne fece varie istanze, affine di far valere le sue pretensioni sopra il regno d'Italia[Vita Gregorii X, P. I, tom. 3 Rer. Ital. Raynaldus, in Annal. Eccl.]. Il papa, che già era tutto per l'eletto e coronatore Ridolfo, premendogli di quetare il re castigliano, e di metter fine a queste differenze, si portò apposta a Beaucaire in Linguadoca, dove venne a trovarlo Alfonso. Sfoderò egli tutte quante le sue ragioni sopra il romano imperio, e si lamentò del papa che avesse approvato, in competenza di lui, il re Ridolfo. Ma il pontefice anch'egli allegò le sue; e queste unite alla di lui costanza, dopo un dibattimento di parecchi dì, indussero il re a fare un'ampia rinunzia delle sue pretensioni, e se ne tornò in Ispagna. Scrivono altri ch'egli ne partì disgustato. Comunque sia, o si pentisse egli della rinunzia fatta, o non la facesse, certo è che, ritornato a casa, assunse il titolo d'imperadore, e manteneva corrispondenze in Italia in specialmente col marchese di Monferrato suo genero. Ma altro ci voleva a conquistar l'Italia, che Io starsene colle mani alla cintola in Ispagna, per veder quando facea la luna. Il papa, informato de' suoi andamenti, gli fece sapere all'orecchio, che se non desisteva, avrebbe adoperate le censure contra di lui; al qual suono egli abbassò la testa, e s'accomodò ai voleri del pontefice. Egualmente desiderava Ridolfo re de' Romani un abboccamento con papa Gregorio[Annal. Colmar. Ptolomaeus Lucens., Hist. Eccl., tom. 11 Rer. Ital. Bernardus Guid.]. Fu scelta a questo oggetto la città di Losanna, dove arrivò nel dì 6 d'ottobre esso papa, e comparve nel dì di san Luca anche Ridolfo. Restò ivi concertato che il re nell'anno seguente condue mila cavalli venisse a prendere la corona imperiale per la festa d'Ognisanti. Si trattò della crociata, e, secondo alcuni storici, allora solamente fu che Ridolfo colla regina sua moglie prese la croce. Furono di nuovo confermati alla santa Sede tutti gli Stati, con particolar menzione della Romagna e dell'esarcato di Ravenna. Sen venne poscia il buon pontefice a Milano verso la metà di novembre, e quivi si lasciò vedere in pubblico. Grandi carezze ed onori gli fecero i Torriani, e riuscì loro di staccarlo dalla protezion dell'arcivescovoOttone; di maniera che, partito da Milano il papa, con lasciare in isola esso arcivescovo, questi come disperato si ritirò a Biella. Nel dì 22 di novembre arrivò il pontefice a Piacenza[Chron. Placent., tom. 16 Rer. Ital.]sua patria, e vi si fermò alquanti giorni per rimettere la quiete e pace in quella città. Nel dì 5 di dicembre alloggiò una sola notte in Parma[Chron. Parmense, tom. 9 Rerum Ital.], e, continuato il viaggio, arrivò a Firenze[Ricordano Malaspina, cap. 202.]. Non volea passare per quella città, perchè allora sottoposta all'interdetto; ma fattogli credere che, essendo l'Arno troppo grosso, non si potea valicare, se non valendosi de' ponti di Firenze, passò per colà, e benedisse quanti furono a vederlo passare; ma, appena uscito, replicò l'interdetto e le scomuniche contra de' Fiorentini. Tolomeo da Lucca[Ptolomaeus Lucens. Annal. Brev., tom. 11 Rer. Ital.]scrive che egli si fermò per un mese a Firenze, per trattar di pace fra que' cittadini. Ma non può stare, avuto riguardo alla sua entrata in Firenze e al tempo di sua morte. Andò finalmente a far la sua posata in Arezzo.Trovandosi assai disordinata la cronologia dei fatti di Milano in questi tempi, tanto presso Galvano Fiamma[Gualvan. Flamma, in Manip. Flor., cap. 301.]che negli Annali di Milano[Annales Mediol., tom. 16 Rer. Ital.], non si può ben accertare quel che succede nell'annopresente in quelle parti. Abbiamo dalla Cronica di Piacenza, che i Pavesi colle loro amistà cavalcarono ai danni di Milano per le gagliarde istanze de' capitani e valvassori, ossia de' fuorusciti di quella città. Il conte Ubertino Lando con cento cavalieri fuorusciti di Piacenza andò ad unirsi con loro. E questa verisimilmente è la guerra descritta dal Corio. Per attestato di lui, i Pavesi, Novaresi e i nobili usciti di Milano cogli Spagnuoli sul principio del presente anno s'impadronirono del nuovo ponte fabbricato dai Milanesi sul Ticino. Per cagione di tali movimenti, e per timore di peggio, i Torriani nel dì diciannovesimo di gennaio strinsero lega cogli ambasciatori di Lodi, Como, Piacenza, Cremona, Parma, Modena, Reggio, Crema e fuorusciti di Novara. Ma questo non impedì i progressi de' Pavesi e de' lor collegati, imperciocchè presero alcune castella de' Milanesi, e diedero loro altre spelazzate che si possono leggere presso il suddetto Corio. Fu scoperto in Piacenza un trattato del conte Ubertino Lando, capo degli usciti, per rientrare in quella città: il che costò la vita oppur varii tormenti a molti, e non pochi si fuggirono di Piacenza.Appena venne il tempo da poter uscire in campagna, che l'infellonito popolo guelfo di Bologna fece oste contra de' propri nazionali, cioè contra de' Lambertazzi ghibellini rifugiati in Faenza[Memor. Potest. Regiens., tom. 8 Rer. Ital. Annales Bonon., tom. 18 Rer. Ital.]. Giunsero fino alle porte di quella città, in tempo che i Faentini cogli usciti Bolognesi erano andati per liberare alcune castella occupate dai nemici. Nel tornarsene costoro a Faenza, scontrarono al ponte di San Procolo, due miglia lungi da quella città, l'armata bolognese, e, trovandosi tagliati fuori, per necessità vennero a battaglia. Menarono così ben le mani, che andò in rotta il campo de' Bolognesi, e vi furono non pochi morti, feriti e presi. La vergogna e rabbia di tal percossa fu cagione che i Bolognesi, vogliosidi rifarsi, chiamate in aiuto tutte le loro amistà di Parma, Modena, Reggio e Ferrara, formarono un potentissimo esercito, di cui fu generaleMalatesta da Verucchio, cittadino potente di Rimini. Preparandosi anche i Faentini per ben riceverli, essendo accorso in loro aiuto il popolo di Forlì; e scelsero per lor capitanoGuido contedi Montefeltro, il più accorto e valoroso condottier d'armi che in que' dì avesse l'Italia. Fino al ponte di San Procolo arrivò il poderoso esercito de' Bolognesi, e cominciò a dare il guasto al paese. Allora il prode conte Guido mandò a sfidare il Malatesta capitano de' Bolognesi; e però, scelto il luogo e ordinate le schiere, nel dì 13 di giugno si diede principio ad una fiera battaglia. Ricobaldo[Richobaldus, in Pomar., tom. 9 Rer. Ital.]non fa menzione di sfida, ma bensì, che osservata dal conte Guido la troppa confidenza e mala capitaneria de' nemici, andò ad assalirli. Tale fu l'empito e la bravura de' Faentini e de' fuorusciti Bolognesi, che fu messa in fuga la cavalleria nemica, colla morte e prigionia di molti. Allora l'abbandonata fanteria diede anche essa alle gambe. Circa quattro mila d'essi fanti si ristrinsero alla difesa del carroccio; ma attorniati e balestrati dal vittorioso esercito de' Faentini e Forlivesi, furono obbligati a rendersi prigionieri senza colpo di spada. De' soli Bolognesi restarono sul campo più di tre mila e trecento persone, e vi morirono assaissimi nobili e plebei degli altri collegati. Ascese a molte migliaia il numero dei prigioni, ed immenso fu il bottino di padiglioni, tende carriaggi ed altri arnesi, per li quali ricchi ed allegri i vittoriosi se ne tornarono a Faenza. A queste disavventure ne tennero dietro dell'altre. Cervia, per tradimento tolta all'ubbidienza de' Bolognesi, si diede al comune di Forlì[Chron. Forolivien., tom. 22 Rer. Ital.]. Cesena fece anch'essa dei patti coi vincitori. E i Lambertazzi s'impadronirono di varie castella del Bolognese;con che s'infievolì di molto la potenza di Bologna, che faceva in addietro paura a tutti i vicini. Di questa congiuntura profittò ancheGuido Novelloda Polenta, ricco cittadin di Ravenna[Rubeus, Histor. Ravenn., lib. 6. Richobald., in Pomar., tom. 9 Rer. Ital.], perchè, entrato in quella città, se ne fece signore con iscacciarne i Traversari e gli altri suoi avversarii. I Guelfi di Toscana[Ricordano Malaspina, cap. 201. Ptolomaeus Lucens., Annales brev., tom. 11 Rer. Ital.], cioè i Fiorentini, Lucchesi, Sanesi, Pistoiesi ed altri, col vicario del re Carlo, fecero oste in quest'anno nel mese di settembre contro i Pisani, e, dopo averli sconfitti ad Asciano, presero quel castello. Abbiamo ancora dalla Cronica di Sagazio Gazata[Gazata, in Chron. Regiens., tom. 18 Rer. Ital.]e dal Corio[Corio, Istoria di Milano.], e da altri documenti di questi tempi, che ilre Ridolfospedì in quest'anno Ridolfo suo cancelliere in Italia alle città di Milano, Cremona, Piacenza, Parma, Reggio, Modena, Crema, Lodi ed altre, nelle quali fece giurare a que' popoli l'osservanza de' precetti della Chiesa e la fedeltà all'imperadore. Seco eraGuglielmo vescovodi Ferrara legato apostolico. E questo giuramento prestarono ad esso Ridolfo anche le città della Romagna[Chron. Forolivien., tom. 22 Rer. Ital.], giacchè il re Ridolfo, nel confermare i privilegii alla Chiesa romana, protestò di farlosine demembratione imperii; e la Romagna da più secoli dipendeva dai soli imperadori o re d'Italia, siccome fu altrove provato[Piena Esposizione dei Diritti Cesarei ed Estensi sopra Comacchio.]. Mancò di vita in questo anno nel dì 16 d'agostoLorenzo Tiepolodoge di Venezia, e in luogo suo restò elettoJacopo Contareno[Dandul., in Chronico, tom. 12 Rer. Ital.]. Sotto il suo governo ebbero i Veneziani lunga guerra cogli Anconitani, e più d'una volta la lor armata navale fu all'assedio di quella città, ma con poco onore e profitto.

Gran voglia nudrivaAlfonso redi Castiglia di abboccarsi col ponteficeGregorio X, e ne fece varie istanze, affine di far valere le sue pretensioni sopra il regno d'Italia[Vita Gregorii X, P. I, tom. 3 Rer. Ital. Raynaldus, in Annal. Eccl.]. Il papa, che già era tutto per l'eletto e coronatore Ridolfo, premendogli di quetare il re castigliano, e di metter fine a queste differenze, si portò apposta a Beaucaire in Linguadoca, dove venne a trovarlo Alfonso. Sfoderò egli tutte quante le sue ragioni sopra il romano imperio, e si lamentò del papa che avesse approvato, in competenza di lui, il re Ridolfo. Ma il pontefice anch'egli allegò le sue; e queste unite alla di lui costanza, dopo un dibattimento di parecchi dì, indussero il re a fare un'ampia rinunzia delle sue pretensioni, e se ne tornò in Ispagna. Scrivono altri ch'egli ne partì disgustato. Comunque sia, o si pentisse egli della rinunzia fatta, o non la facesse, certo è che, ritornato a casa, assunse il titolo d'imperadore, e manteneva corrispondenze in Italia in specialmente col marchese di Monferrato suo genero. Ma altro ci voleva a conquistar l'Italia, che Io starsene colle mani alla cintola in Ispagna, per veder quando facea la luna. Il papa, informato de' suoi andamenti, gli fece sapere all'orecchio, che se non desisteva, avrebbe adoperate le censure contra di lui; al qual suono egli abbassò la testa, e s'accomodò ai voleri del pontefice. Egualmente desiderava Ridolfo re de' Romani un abboccamento con papa Gregorio[Annal. Colmar. Ptolomaeus Lucens., Hist. Eccl., tom. 11 Rer. Ital. Bernardus Guid.]. Fu scelta a questo oggetto la città di Losanna, dove arrivò nel dì 6 d'ottobre esso papa, e comparve nel dì di san Luca anche Ridolfo. Restò ivi concertato che il re nell'anno seguente condue mila cavalli venisse a prendere la corona imperiale per la festa d'Ognisanti. Si trattò della crociata, e, secondo alcuni storici, allora solamente fu che Ridolfo colla regina sua moglie prese la croce. Furono di nuovo confermati alla santa Sede tutti gli Stati, con particolar menzione della Romagna e dell'esarcato di Ravenna. Sen venne poscia il buon pontefice a Milano verso la metà di novembre, e quivi si lasciò vedere in pubblico. Grandi carezze ed onori gli fecero i Torriani, e riuscì loro di staccarlo dalla protezion dell'arcivescovoOttone; di maniera che, partito da Milano il papa, con lasciare in isola esso arcivescovo, questi come disperato si ritirò a Biella. Nel dì 22 di novembre arrivò il pontefice a Piacenza[Chron. Placent., tom. 16 Rer. Ital.]sua patria, e vi si fermò alquanti giorni per rimettere la quiete e pace in quella città. Nel dì 5 di dicembre alloggiò una sola notte in Parma[Chron. Parmense, tom. 9 Rerum Ital.], e, continuato il viaggio, arrivò a Firenze[Ricordano Malaspina, cap. 202.]. Non volea passare per quella città, perchè allora sottoposta all'interdetto; ma fattogli credere che, essendo l'Arno troppo grosso, non si potea valicare, se non valendosi de' ponti di Firenze, passò per colà, e benedisse quanti furono a vederlo passare; ma, appena uscito, replicò l'interdetto e le scomuniche contra de' Fiorentini. Tolomeo da Lucca[Ptolomaeus Lucens. Annal. Brev., tom. 11 Rer. Ital.]scrive che egli si fermò per un mese a Firenze, per trattar di pace fra que' cittadini. Ma non può stare, avuto riguardo alla sua entrata in Firenze e al tempo di sua morte. Andò finalmente a far la sua posata in Arezzo.

Trovandosi assai disordinata la cronologia dei fatti di Milano in questi tempi, tanto presso Galvano Fiamma[Gualvan. Flamma, in Manip. Flor., cap. 301.]che negli Annali di Milano[Annales Mediol., tom. 16 Rer. Ital.], non si può ben accertare quel che succede nell'annopresente in quelle parti. Abbiamo dalla Cronica di Piacenza, che i Pavesi colle loro amistà cavalcarono ai danni di Milano per le gagliarde istanze de' capitani e valvassori, ossia de' fuorusciti di quella città. Il conte Ubertino Lando con cento cavalieri fuorusciti di Piacenza andò ad unirsi con loro. E questa verisimilmente è la guerra descritta dal Corio. Per attestato di lui, i Pavesi, Novaresi e i nobili usciti di Milano cogli Spagnuoli sul principio del presente anno s'impadronirono del nuovo ponte fabbricato dai Milanesi sul Ticino. Per cagione di tali movimenti, e per timore di peggio, i Torriani nel dì diciannovesimo di gennaio strinsero lega cogli ambasciatori di Lodi, Como, Piacenza, Cremona, Parma, Modena, Reggio, Crema e fuorusciti di Novara. Ma questo non impedì i progressi de' Pavesi e de' lor collegati, imperciocchè presero alcune castella de' Milanesi, e diedero loro altre spelazzate che si possono leggere presso il suddetto Corio. Fu scoperto in Piacenza un trattato del conte Ubertino Lando, capo degli usciti, per rientrare in quella città: il che costò la vita oppur varii tormenti a molti, e non pochi si fuggirono di Piacenza.

Appena venne il tempo da poter uscire in campagna, che l'infellonito popolo guelfo di Bologna fece oste contra de' propri nazionali, cioè contra de' Lambertazzi ghibellini rifugiati in Faenza[Memor. Potest. Regiens., tom. 8 Rer. Ital. Annales Bonon., tom. 18 Rer. Ital.]. Giunsero fino alle porte di quella città, in tempo che i Faentini cogli usciti Bolognesi erano andati per liberare alcune castella occupate dai nemici. Nel tornarsene costoro a Faenza, scontrarono al ponte di San Procolo, due miglia lungi da quella città, l'armata bolognese, e, trovandosi tagliati fuori, per necessità vennero a battaglia. Menarono così ben le mani, che andò in rotta il campo de' Bolognesi, e vi furono non pochi morti, feriti e presi. La vergogna e rabbia di tal percossa fu cagione che i Bolognesi, vogliosidi rifarsi, chiamate in aiuto tutte le loro amistà di Parma, Modena, Reggio e Ferrara, formarono un potentissimo esercito, di cui fu generaleMalatesta da Verucchio, cittadino potente di Rimini. Preparandosi anche i Faentini per ben riceverli, essendo accorso in loro aiuto il popolo di Forlì; e scelsero per lor capitanoGuido contedi Montefeltro, il più accorto e valoroso condottier d'armi che in que' dì avesse l'Italia. Fino al ponte di San Procolo arrivò il poderoso esercito de' Bolognesi, e cominciò a dare il guasto al paese. Allora il prode conte Guido mandò a sfidare il Malatesta capitano de' Bolognesi; e però, scelto il luogo e ordinate le schiere, nel dì 13 di giugno si diede principio ad una fiera battaglia. Ricobaldo[Richobaldus, in Pomar., tom. 9 Rer. Ital.]non fa menzione di sfida, ma bensì, che osservata dal conte Guido la troppa confidenza e mala capitaneria de' nemici, andò ad assalirli. Tale fu l'empito e la bravura de' Faentini e de' fuorusciti Bolognesi, che fu messa in fuga la cavalleria nemica, colla morte e prigionia di molti. Allora l'abbandonata fanteria diede anche essa alle gambe. Circa quattro mila d'essi fanti si ristrinsero alla difesa del carroccio; ma attorniati e balestrati dal vittorioso esercito de' Faentini e Forlivesi, furono obbligati a rendersi prigionieri senza colpo di spada. De' soli Bolognesi restarono sul campo più di tre mila e trecento persone, e vi morirono assaissimi nobili e plebei degli altri collegati. Ascese a molte migliaia il numero dei prigioni, ed immenso fu il bottino di padiglioni, tende carriaggi ed altri arnesi, per li quali ricchi ed allegri i vittoriosi se ne tornarono a Faenza. A queste disavventure ne tennero dietro dell'altre. Cervia, per tradimento tolta all'ubbidienza de' Bolognesi, si diede al comune di Forlì[Chron. Forolivien., tom. 22 Rer. Ital.]. Cesena fece anch'essa dei patti coi vincitori. E i Lambertazzi s'impadronirono di varie castella del Bolognese;con che s'infievolì di molto la potenza di Bologna, che faceva in addietro paura a tutti i vicini. Di questa congiuntura profittò ancheGuido Novelloda Polenta, ricco cittadin di Ravenna[Rubeus, Histor. Ravenn., lib. 6. Richobald., in Pomar., tom. 9 Rer. Ital.], perchè, entrato in quella città, se ne fece signore con iscacciarne i Traversari e gli altri suoi avversarii. I Guelfi di Toscana[Ricordano Malaspina, cap. 201. Ptolomaeus Lucens., Annales brev., tom. 11 Rer. Ital.], cioè i Fiorentini, Lucchesi, Sanesi, Pistoiesi ed altri, col vicario del re Carlo, fecero oste in quest'anno nel mese di settembre contro i Pisani, e, dopo averli sconfitti ad Asciano, presero quel castello. Abbiamo ancora dalla Cronica di Sagazio Gazata[Gazata, in Chron. Regiens., tom. 18 Rer. Ital.]e dal Corio[Corio, Istoria di Milano.], e da altri documenti di questi tempi, che ilre Ridolfospedì in quest'anno Ridolfo suo cancelliere in Italia alle città di Milano, Cremona, Piacenza, Parma, Reggio, Modena, Crema, Lodi ed altre, nelle quali fece giurare a que' popoli l'osservanza de' precetti della Chiesa e la fedeltà all'imperadore. Seco eraGuglielmo vescovodi Ferrara legato apostolico. E questo giuramento prestarono ad esso Ridolfo anche le città della Romagna[Chron. Forolivien., tom. 22 Rer. Ital.], giacchè il re Ridolfo, nel confermare i privilegii alla Chiesa romana, protestò di farlosine demembratione imperii; e la Romagna da più secoli dipendeva dai soli imperadori o re d'Italia, siccome fu altrove provato[Piena Esposizione dei Diritti Cesarei ed Estensi sopra Comacchio.]. Mancò di vita in questo anno nel dì 16 d'agostoLorenzo Tiepolodoge di Venezia, e in luogo suo restò elettoJacopo Contareno[Dandul., in Chronico, tom. 12 Rer. Ital.]. Sotto il suo governo ebbero i Veneziani lunga guerra cogli Anconitani, e più d'una volta la lor armata navale fu all'assedio di quella città, ma con poco onore e profitto.


Back to IndexNext