MCCLXXXVIAnno diCristomcclxxxvi. Indiz.XIV.Onorio IVpapa 2.Ridolfore de' Romani 14.Dopo aver patita una fiera burrascaRuggieri di Lorianel suo ritorno dalla Catalogna, per cui s'affondarono alcune delle sue galee[Barthol. de Neocastro, cap. 101, tom. 13 Rer. Ital. Nicolaus Specialis, lib. 2, cap. 8, tom. 10 Rer. Ital.], arrivò coll'altre tutte maltrattate a Palermo nel dì 12 di dicembre, e portò l'infausta nuova della morte del re don Pietro ai Siciliani. Però si fecero i dovuti preparamenti per coronare re di Sicilia l'infantedon Giacomosuo secondogenito. Intanto per li mali portamenti de' Catalani, nel dì 19 di gennaio del presente anno Taranto, Castrovillaro e Murano tornarono all'ubbidienza diCarlo IInuovo re, ma prigioniere, di Napoli. All'incontro i Catalani presero il castello dell'Abbate, situato trenta miglia da Salerno, e vi misero presidio. Nella festa della purificazion della Vergine, cioè nel dì 2 di febbraio, seguì in Palermo la solenne coronazione in re di Sicilia del suddetto infante don Giacomo; la qual nuova, portata a Roma, diede ansa apapa Onorio, che già avea fulminata, prima di saperlo, la scomunica contra d'esso infante e dellaregina Costanzasua madre, di rinnovar nell'Ascensione del Signore le suddette censure contra di loro, e di citare a Roma i vescovi di Cefalù e di Neocastro, che aveano coronato il principe, suddetto; ed anch'essi poi furono scomunicati per la loro disubbidienza. Abbiamo dagli Annali Ecclesiastici[Raynald., in Annal, Eccles.]che in quest'anno, avendo fatta istanzaRidolfo rede' Romani alpontefice Onorio di venir a Roma a prendere la corona dell'imperio, il papa gradì questa sua intenzione, e con sue lettere scritte in Roma nel dì ultimo di maggio gli prescrisse il giorno della Purificazion della Vergine dell'anno seguente per così gran funzione. Perchè egli mai non venisse non è ben noto. Scrivono alcuni che non si fidò d'allontanarsi dalla Germania per sospetto che v'insorgessero dei torbidi. Altri che il ritenne la poca fede ch'egli aveva negli Italiani, con dire la favoletta della volpe d'Esopo, che, invitata dal lione, ricusò d'andarvi, perchè vedea le pedate d'altri molti animali che erano entrati nel dì lui covile, ma niuna di chi ne fosse uscito. Potrebbono essere tutte immaginazioni degli scrittori susseguenti, giacchè non abbiamo storia d'alcun suo contemporaneo ben informato degli affari della sua corte. Quel che è certo, egli inviò nell'anno presente[Giovanni Villani, lib. 7, cap. III.]per suo vicario in Italia Prinzivalle del Fiesco de' conti di Lavagna, e ciò con consentimento di papa Onorio, giacchè erano ridotte le cose a tal segno, che nel governo del regno di Italia conveniva dipender dal beneplacito de' romani pontefici. Andò Prinzivalle in Toscana, e richiese i Fiorentini, Sanesi ed altri popoli di quelle contrade di fare i comandamenti del re Ridolfo. Ma queglino, da gran tempo avvezzi a non udir di queste chiamate, niuna ubbidienza gli vollero prestare, perchè ito colà senza forza d'armati. Li condannò ben egli, siccome disubbidienti, a gravissime pene pecuniarie; il che mosse ognuno a riso, di modo che, veggendosi sprezzato, prese il partito migliore di ritornarsene in Germania per non perdere affatto il credito suo e del padrone. Scrisse il Sigonio[Sigonius, de Regno Ital., lib. 20.], allegando l'autorità del Biondo, del Platina, del Crantzio e del Cuspiniano, che Ridolfo per pochi danari andò vendendo la libertà alle città della Toscana. Ma non sono bastanti i citatiscrittori ad assicurarci di tal fatto; nè vien prodotto diploma alcuno, da cui possa apparire e la qualità e la verità di sì fatto supposto. Tolomeo da Lucca scrive che Prinzivalle per la sua povertà fu quegli che fu costretto a vendere la giurisdizione dell'imperio; nè ciò dice del re Ridolfo. Quanto a me, dubito forte se il Sigonio scrivesse egli quelle cose, sapendo che alla sua Storia dopo sua morte furono fatte delle giunte; e tali appunto sembrano gli ultimi pezzi della opera sua.Ruggieri di Lorianel marzo di questo anno con otto galee andò a dare il guasto alla riviera di Provenza[Bartholomaeus de Neocastro, cap. 102 et seq., tom. 13 Rer. Ital.]; e nel mese di giugno Bernardo da Sarriano cavalier siciliano con dodici altre galee espugnò e prese la città ed isola di Capri, e poscia quella di Procida, dove lasciò guarnigione. Questi parimente arrivato ad Astura, cioè a quel castello dove fu preso il re Corradino, per forza se ne impadronì. Quivi, trafitto da una lancia, morì il figliuolo di quel Jacopo, ossia Giovanni de' Frangipani, signore della terra, che consegnò esso Corradino al re Carlo I. Altri vi furono morti, e il luogo per la maggior parte consunto dalle fiamme. L'industria e i danari ben adoperati daOttone Viscontearcivescovo e signor di Milano[Gualvan. Flamma, Manip. Flor., cap. 323. Corio, Istor. di Milano.]guadagnarono di maniera il comune di Como, che si venne ad una pace nel mese d'aprile, in cui furono bensì restituiti ai Torriani i loro allodiali, ma con obbligo di ritirarsi dal Milanese e Comasco, e di andare a' confini in Ravenna. Non osservarono essi dipoi questa dura legge, e passarono a dimorare col patriarcaRaimondoin Aquileia. Intanto non cessavano mai i Parmigiani[Chron. Parmense, tom. 9 Rer. Ital. Annales Veteres Mutinens., tom. 11 Rer. Ital.], siccome veri amici de' Modenesi, di procurar la pace fra le due guerreggianti fazioni de' Savignani usciti, e de' Boschettie Rangoni dominanti; e ciò anche per bene della parte guelfa. Più e più ambasciatori inviarono per questo a Modena; vi spedì anche i suoi ogni altra città guelfa di Lombardia; ma sempre s'incontravano durezze ne' Boschetti. Per ultimo fece lor sapere il comune di Parma, che esso si dichiarerebbe in favore degli usciti, se persistevano a rigettar la forma della pace, già stabilita da Guido e Matteo da Correggio; e infatti, avendo mandato in loro aiuto un corpo di gente, fece ritirare il popolo di Modena dall'assedio di Livizzano. Finalmente si arrenderono gli ostinati alle minaccie e al buon volere de' Parmigiani, e nel mese di giugno fu segnata la pace fra loro. Secondo la Cronica di Reggio[Memor. Potestat. Regiens., tom. 8 Rer. Ital.], quei da Savignano e i Grassoni coi loro aderenti rientrarono in Modena, e furono dirupate alcune castella in vigor d'essa pace. All'incontro nella città di Reggio si accese discordia per l'uccisione di Guido e Bonifazio della nobil casa da Canossa; e perchè Bonifazio Baiardo con altri di Bismantova e varii banditi prese e spogliò il nobil monistero di San Prospero de' Benedettini presso a Reggio, colà ancora, per metter pace, i buoni Parmigiani spedirono più ambascerie, ma senza ricavar frutto dai loro caritativi uffizii. Per attestato di Tolomeo da Lucca[Ptolom. Lucens., Hist. Eccl., lib. 24, cap. 13, tom. 11 Rer. Ital.], di Giovanni Villani[Giovanni Villani, lib. 7, cap. 8.]e di santo Antonino[S. Antonin., P. III, tit. 20, cap. 5. Raynald., Annal. Eccles.], in quest'anno papa Onorio IV assodò l'ordine de' Carmelitani,qui prius in concilio lugdunensi remanserat in suspenso. Di più ordinò che quei frati andassero vestiti solamente di bianco, perchè portavano prima le lor cappe fatte a liste larghe o doghe di due colori, bianco e bigio; il qual abito pareva ridicolo ed indecente. Dicevano ben essi che quello era l'abito di Elia profeta; ma santo Antonino risponde che di ciò non sitruova vestigio nella sacra Scrittura, nè in iscrittura alcuna autentica, e che essi religiosi ebbero il loro principio in Soria, dappoichè i Franchi riacquistarono Gerusalemme, e che i Saraceni li scacciarono di poi dal monte Carmelo, dal qualeCarmelitae dicuntur, non quod ab Helia habuerint initium: il che è confermato da scrittori ancora più antichi. AvendoGuglielmodegli Ubertini vescovo d'Arezzo fatto ribellare a' Sanesi[Chron. Senense, tom. 15 Rer. Ital. Giovanni Villani, lib. 7, cap. 109.]nell'anno addietro il Poggio a Santa Cecilia, luogo d'importanza, si commosse tutta la parte guelfa per questo, e cadauna città mandò la taglia di sua gente in aiuto de' Sanesi, i quali per lo spazio di cinque mesi tennero l'assedio a quel castello, e finalmente nel dì quinto di quest'anno lo ricuperarono, con poi rasarlo da' fondamenti.Bonifazioarcivescovo di Ravenna[Rubeus, Hist. Ravenn. Ughell., Ital. Sacr., tom. 2.]nel dì 8 di luglio tenne in Forlì un concilio provinciale, al quale intervennero i vescovi o i deputati di tutta la provincia, e vi furono pubblicati alcuni canoni. Fu poi spedito questo prelato in Francia dal pontefice Onorio per maneggiare una tregua traFilippoil Bello re di Francia e gli Aragonesi, e insieme per trattare della libertà diCarlo II redi Sicilia ossia di Napoli.
Dopo aver patita una fiera burrascaRuggieri di Lorianel suo ritorno dalla Catalogna, per cui s'affondarono alcune delle sue galee[Barthol. de Neocastro, cap. 101, tom. 13 Rer. Ital. Nicolaus Specialis, lib. 2, cap. 8, tom. 10 Rer. Ital.], arrivò coll'altre tutte maltrattate a Palermo nel dì 12 di dicembre, e portò l'infausta nuova della morte del re don Pietro ai Siciliani. Però si fecero i dovuti preparamenti per coronare re di Sicilia l'infantedon Giacomosuo secondogenito. Intanto per li mali portamenti de' Catalani, nel dì 19 di gennaio del presente anno Taranto, Castrovillaro e Murano tornarono all'ubbidienza diCarlo IInuovo re, ma prigioniere, di Napoli. All'incontro i Catalani presero il castello dell'Abbate, situato trenta miglia da Salerno, e vi misero presidio. Nella festa della purificazion della Vergine, cioè nel dì 2 di febbraio, seguì in Palermo la solenne coronazione in re di Sicilia del suddetto infante don Giacomo; la qual nuova, portata a Roma, diede ansa apapa Onorio, che già avea fulminata, prima di saperlo, la scomunica contra d'esso infante e dellaregina Costanzasua madre, di rinnovar nell'Ascensione del Signore le suddette censure contra di loro, e di citare a Roma i vescovi di Cefalù e di Neocastro, che aveano coronato il principe, suddetto; ed anch'essi poi furono scomunicati per la loro disubbidienza. Abbiamo dagli Annali Ecclesiastici[Raynald., in Annal, Eccles.]che in quest'anno, avendo fatta istanzaRidolfo rede' Romani alpontefice Onorio di venir a Roma a prendere la corona dell'imperio, il papa gradì questa sua intenzione, e con sue lettere scritte in Roma nel dì ultimo di maggio gli prescrisse il giorno della Purificazion della Vergine dell'anno seguente per così gran funzione. Perchè egli mai non venisse non è ben noto. Scrivono alcuni che non si fidò d'allontanarsi dalla Germania per sospetto che v'insorgessero dei torbidi. Altri che il ritenne la poca fede ch'egli aveva negli Italiani, con dire la favoletta della volpe d'Esopo, che, invitata dal lione, ricusò d'andarvi, perchè vedea le pedate d'altri molti animali che erano entrati nel dì lui covile, ma niuna di chi ne fosse uscito. Potrebbono essere tutte immaginazioni degli scrittori susseguenti, giacchè non abbiamo storia d'alcun suo contemporaneo ben informato degli affari della sua corte. Quel che è certo, egli inviò nell'anno presente[Giovanni Villani, lib. 7, cap. III.]per suo vicario in Italia Prinzivalle del Fiesco de' conti di Lavagna, e ciò con consentimento di papa Onorio, giacchè erano ridotte le cose a tal segno, che nel governo del regno di Italia conveniva dipender dal beneplacito de' romani pontefici. Andò Prinzivalle in Toscana, e richiese i Fiorentini, Sanesi ed altri popoli di quelle contrade di fare i comandamenti del re Ridolfo. Ma queglino, da gran tempo avvezzi a non udir di queste chiamate, niuna ubbidienza gli vollero prestare, perchè ito colà senza forza d'armati. Li condannò ben egli, siccome disubbidienti, a gravissime pene pecuniarie; il che mosse ognuno a riso, di modo che, veggendosi sprezzato, prese il partito migliore di ritornarsene in Germania per non perdere affatto il credito suo e del padrone. Scrisse il Sigonio[Sigonius, de Regno Ital., lib. 20.], allegando l'autorità del Biondo, del Platina, del Crantzio e del Cuspiniano, che Ridolfo per pochi danari andò vendendo la libertà alle città della Toscana. Ma non sono bastanti i citatiscrittori ad assicurarci di tal fatto; nè vien prodotto diploma alcuno, da cui possa apparire e la qualità e la verità di sì fatto supposto. Tolomeo da Lucca scrive che Prinzivalle per la sua povertà fu quegli che fu costretto a vendere la giurisdizione dell'imperio; nè ciò dice del re Ridolfo. Quanto a me, dubito forte se il Sigonio scrivesse egli quelle cose, sapendo che alla sua Storia dopo sua morte furono fatte delle giunte; e tali appunto sembrano gli ultimi pezzi della opera sua.
Ruggieri di Lorianel marzo di questo anno con otto galee andò a dare il guasto alla riviera di Provenza[Bartholomaeus de Neocastro, cap. 102 et seq., tom. 13 Rer. Ital.]; e nel mese di giugno Bernardo da Sarriano cavalier siciliano con dodici altre galee espugnò e prese la città ed isola di Capri, e poscia quella di Procida, dove lasciò guarnigione. Questi parimente arrivato ad Astura, cioè a quel castello dove fu preso il re Corradino, per forza se ne impadronì. Quivi, trafitto da una lancia, morì il figliuolo di quel Jacopo, ossia Giovanni de' Frangipani, signore della terra, che consegnò esso Corradino al re Carlo I. Altri vi furono morti, e il luogo per la maggior parte consunto dalle fiamme. L'industria e i danari ben adoperati daOttone Viscontearcivescovo e signor di Milano[Gualvan. Flamma, Manip. Flor., cap. 323. Corio, Istor. di Milano.]guadagnarono di maniera il comune di Como, che si venne ad una pace nel mese d'aprile, in cui furono bensì restituiti ai Torriani i loro allodiali, ma con obbligo di ritirarsi dal Milanese e Comasco, e di andare a' confini in Ravenna. Non osservarono essi dipoi questa dura legge, e passarono a dimorare col patriarcaRaimondoin Aquileia. Intanto non cessavano mai i Parmigiani[Chron. Parmense, tom. 9 Rer. Ital. Annales Veteres Mutinens., tom. 11 Rer. Ital.], siccome veri amici de' Modenesi, di procurar la pace fra le due guerreggianti fazioni de' Savignani usciti, e de' Boschettie Rangoni dominanti; e ciò anche per bene della parte guelfa. Più e più ambasciatori inviarono per questo a Modena; vi spedì anche i suoi ogni altra città guelfa di Lombardia; ma sempre s'incontravano durezze ne' Boschetti. Per ultimo fece lor sapere il comune di Parma, che esso si dichiarerebbe in favore degli usciti, se persistevano a rigettar la forma della pace, già stabilita da Guido e Matteo da Correggio; e infatti, avendo mandato in loro aiuto un corpo di gente, fece ritirare il popolo di Modena dall'assedio di Livizzano. Finalmente si arrenderono gli ostinati alle minaccie e al buon volere de' Parmigiani, e nel mese di giugno fu segnata la pace fra loro. Secondo la Cronica di Reggio[Memor. Potestat. Regiens., tom. 8 Rer. Ital.], quei da Savignano e i Grassoni coi loro aderenti rientrarono in Modena, e furono dirupate alcune castella in vigor d'essa pace. All'incontro nella città di Reggio si accese discordia per l'uccisione di Guido e Bonifazio della nobil casa da Canossa; e perchè Bonifazio Baiardo con altri di Bismantova e varii banditi prese e spogliò il nobil monistero di San Prospero de' Benedettini presso a Reggio, colà ancora, per metter pace, i buoni Parmigiani spedirono più ambascerie, ma senza ricavar frutto dai loro caritativi uffizii. Per attestato di Tolomeo da Lucca[Ptolom. Lucens., Hist. Eccl., lib. 24, cap. 13, tom. 11 Rer. Ital.], di Giovanni Villani[Giovanni Villani, lib. 7, cap. 8.]e di santo Antonino[S. Antonin., P. III, tit. 20, cap. 5. Raynald., Annal. Eccles.], in quest'anno papa Onorio IV assodò l'ordine de' Carmelitani,qui prius in concilio lugdunensi remanserat in suspenso. Di più ordinò che quei frati andassero vestiti solamente di bianco, perchè portavano prima le lor cappe fatte a liste larghe o doghe di due colori, bianco e bigio; il qual abito pareva ridicolo ed indecente. Dicevano ben essi che quello era l'abito di Elia profeta; ma santo Antonino risponde che di ciò non sitruova vestigio nella sacra Scrittura, nè in iscrittura alcuna autentica, e che essi religiosi ebbero il loro principio in Soria, dappoichè i Franchi riacquistarono Gerusalemme, e che i Saraceni li scacciarono di poi dal monte Carmelo, dal qualeCarmelitae dicuntur, non quod ab Helia habuerint initium: il che è confermato da scrittori ancora più antichi. AvendoGuglielmodegli Ubertini vescovo d'Arezzo fatto ribellare a' Sanesi[Chron. Senense, tom. 15 Rer. Ital. Giovanni Villani, lib. 7, cap. 109.]nell'anno addietro il Poggio a Santa Cecilia, luogo d'importanza, si commosse tutta la parte guelfa per questo, e cadauna città mandò la taglia di sua gente in aiuto de' Sanesi, i quali per lo spazio di cinque mesi tennero l'assedio a quel castello, e finalmente nel dì quinto di quest'anno lo ricuperarono, con poi rasarlo da' fondamenti.Bonifazioarcivescovo di Ravenna[Rubeus, Hist. Ravenn. Ughell., Ital. Sacr., tom. 2.]nel dì 8 di luglio tenne in Forlì un concilio provinciale, al quale intervennero i vescovi o i deputati di tutta la provincia, e vi furono pubblicati alcuni canoni. Fu poi spedito questo prelato in Francia dal pontefice Onorio per maneggiare una tregua traFilippoil Bello re di Francia e gli Aragonesi, e insieme per trattare della libertà diCarlo II redi Sicilia ossia di Napoli.