MCCLXXXVIIIAnno diCristomcclxxxviii. Indiz.I.Niccolò IVpapa 1.Ridolfore de' Romani 16.Il trovarsi chiusi i cardinali per sì lungo tempo nel palazzo del papa Onorio IV a Santa Sabina, senza potersi accordare nell'elezione di un nuovo pontefice, cagion fu che vi morirono sei di essi, e gli altri spaventati si ritirarono alle case loro[Ptolom. Lucens., Hist. Eccl., tom. 11 Rer. Ital. Bern. Guid. Giovanni Villani.]. Ilcardinal Girolamonativo d'Ascoli, già ministro generale de' frati minori, ed allora vescovo di Palestrina, stando solo fermo nel conclave, si seppe difendere dai cattivi influssi dell'aria con far fuoco tutta la state nella sua camera. Ora avvenne che raunati i cardinali restanti nella festa della cattedra di san Pietro, cioè nel dì 22 di febbraio[Papebrochius Propyl. ad Act. Sanct. Memorial. Potest. Regiens., tom. 8 Rer. Ital.](e non già nel dì 15 d'esso mese, come taluno ha scritto), concorsero tutti ad una voce ad eleggere il suddetto cardinal Girolamo, il quale fu il primo de' frati minori che giugnesse al pontificato, e prese il nome diNiccolò IVper gratitudine al suo promotore Niccolò III. Da Roma passò egli a Rieti, e quivi sino all'anno venturo tenne la sua residenza. Una delle sue prime occupazionifu di citare con discrete esortazioni e minaccieGiacomo redi Sicilia[Raynald., Annal. Eccl.], e di procurar in tutte le forme la liberazione diCarlo IIre di Napoli, che era prigione in Catalogna. Fece dipoi nella Pentecoste una promozion di varii cardinali. Sì efficacemente si adoperò in quest'annoOdoardo red'Inghilterra, che in Oleron di Bearn fu conchiusa la liberazione di esso Carlo II re di Sicilia, ch'io mi farò lecito di chiamare re di Napoli per minor confusione della storia. Era questo principe stanco di vedersi ristretto in una fortezza, e però acconsentì alle condizioni che furono stabilite daAlfonso red'Aragona, e dal re d'Inghilterra mediatore. E lasciovvisi indurre anche Alfonso, perchè i Franzesi faceano di grandi minaccie contra de' suoi Stati. Le condizioni furono[Rymer, Acta publ. Angl.]: Che Carlo desse per ostaggi al re d'Aragona tre suoi figliuoli, cioèLuigisuo secondogenito, che fu poi santo vescovo,Robertoterzogenito, che fu poi re di Napoli, eGiovanniottavogenito, che portò poi il titolo di principe della Morea, e sessanta nobili provenzali; che pagasse trenta mila marche d'argento; che procurasse daCarlo di Valoisla rinunzia di sue pretensioni alla corona aragonese; che lasciasse la Sicilia alre Giacomofratello d'esso Alfonso, con altre ch'io tralascio. E, non potendo eseguir le condizioni suddette nel termine d'un anno, dovesse Carlo ritornare in prigione. Spedita a Rieti questa capitolazione, fu disapprovata; e però convenne modificarla, lasciando andar il punto riguardante la Sicilia. Fu dunque Carlo nel mese di novembre messo in libertà, ed allora egli assunse il titolo di re di Sicilia, e venne alla corte di Parigi per trattar dell'esecuzione di sue promesse.S'erano rinforzati di molto gli Aretini col concorso di sì gran copia di Ghibellini non solo della Toscana, ma anche della Romagna, del ducato di Spoleti edella marca d'Ancona: il che dava molto da pensare ai Guelfi di Toscana. Perciò i Fiorentini, siccome caporioni della parte guelfa, determinarono di uscire in campagna contra di Arezzo[Giovanni Villani, lib. 7, cap. 119.]; e messe insieme le lor forze, chiamate ancora le amistà di Lucca, Pistoia, Prato, Volterra e d'altre terre, con un'armata di due mila e secento cavalieri e di dodici mila pedoni fecero oste nel distretto d'Arezzo, con prendere le castella di Leona, Castiglione degli Ubertini, e quarant'altri luoghi. Posersi dipoi all'assedio di Laterina; e colà giunsero ancora i Sanesi con quattrocento cavalli e tre mila fanti. Si rendè Laterina; un gran guasto fu dato al paese, e nella festa di san Giovanni Batista, arrivato l'esercito fiorentino alle porte di Arezzo, quivi fece correre il pallio, come s'usa in Firenze quel dì, per far onta agli Aretini; e poi se ne tornarono a riposare a Firenze. Non vollero i Sanesi accompagnarsi con loro, ma baldanzosamente s'avviarono a casa per la loro via; ma i caporali aretini, sentendo ciò, misero in agguato trecento uomini d'armi e due mila pedoni al valico della Pieve al Toppo. Colà giunti i Sanesi sprovveduti e senza ordine, furono facilmente sconfitti, e vi restarono tra morti e prigioni più di trecento de' migliori cittadini di Siena e gentiluomini di Maremma[Chron. Senens., tom. 15 Rer. Ital.], fra' quali è da notare Ranuccio di Pepo Farnese, che era capitano di taglia della parte di Toscana. Questo avvenimento non poco aumentò la baldanza degli Aretini, e sbigottì non poco i Guelfi di Toscana.Fecesi anche in Pisa gran novità. Avea il conte Ugolino de' Gherardeschi col mezzo di varie doppiezze ed iniquità occupato il dominio di quella città; s'era guadagnata l'amicizia de' Fiorentini e Lucchesi con rendere loro alcune castella del comune, e andava poi attraversando la pace co' Genovesi, desiderata da molti per riavere i lor prigioni. Trovavasi alloraPisa divisa in molte fazioni; quella dell'arcivescovoRuggieridegli Ubaldini era la più forte, ed egli appunto nudriva un odio intenso contra del conte, fra le altre cagioni, perchè gli avea bestialmente ucciso un nipote. Ordinò dunque il prelato una congiura, che ebbe il suo effetto nel dì 11 del mese di luglio[Caffari, Annal. Genuens., lib. 10.]; perchè, alzatosi a rumore il popolo con assai dei nobili, espugnò il palazzo, dove fece difesa, finchè potè, il conte Ugolino, ma in fine venne in mano degl'infuriati nemici. Fu egli cacciato nel fondo di una torre con due suoi piccioli figli e tre nipoti, figliuoli del figliuolo, e quivi chiuso, con essersi poi gittate le chiavi in Arno, per lasciarli morire ivi tutti di fame. Questa orrida scena si vede mirabilmente descritta da Dante nel suo Inferno; e quantunque alla malvagità del conte Ugolino stesse bene ogni gastigo, pure gran biasimo di crudeltà incorsero dappertutto i Pisani per la morte di quegl'innocenti fanciulli. Con ciò Pisa tornò a parte ghibellina, e ne furono cacciati tutti i parenti ed aderenti del conte, e con loro i Guelfi, capo de' quali essendo il giudice di Gallura Nino de' Visconti, questi, unito coi Lucchesi, occupò il castello d'Asciano, tre miglia vicino a Pisa. Abbiamo dagli Annali di Genova che in questo anno i comuni di Genova, Milano, Pavia, Cremona, Piacenza e Brescia fecero una lega contra diGuglielmo marchesedi Monferrato. La Cronica d'Asti[Chron. Astense, tom. 11 Rer. Ital.]ci assicura che gli Astigiani entrarono anche essi in questa alleanza. Crescendo ogni dì più le animosità e gli odii fra i cittadini di Modena e di Reggio[Memoriale Potest. Regiens.]e i loro fuorusciti, i Reggiani, assistiti da cento cavalieri di Modena, si portarono all'assedio di Monte Calvoli; ma dopo due giorni nel dì 15 di giugno furono assaliti con tal bravura dagli usciti di Reggio, ragunati prima a Mozzadella, che della lor brigata moltissimi vi perirono, emolti più de' migliori cittadini di Reggio vi rimasero prigioni: il resto si salvò col favor delle gambe. Questa ed altre perdite fatte dal popolo di Reggio, e il veder massimamente assistiti i loro usciti dai signori di Mantova e di Verona, gli indusse a cercar la pace. Fatto dunque compromesso nel comune di Parma, seguì nell'ottobre l'accordo, ma ne restarono esclusi quei da Sesso e gli altri Ghibellini. Matteo da Correggio fu allora creato podestà di Reggio[Chron. Parmense, tom. 9 Rer. Italic.]. Nel dì 28 dello stesso ottobre, i signori di Savignano cogli altri sbanditi di Modena, e con cinquecento cavalli, entrarono in Savignano, e si diedero a rifabbricarlo e fortificarlo in fretta. Accorse ben presto colà il popolo di Modena; ma, conosciuta l'impossibilità di scacciarli, dopo aver alzata una specie di fortezza in vicinanza di quel luogo, se ne tornarono a casa.E allora fu che i Modenesi, oramai scorgendo la pazzia, e gli immensi danni e le continue inquietudini prodotte dalla discordia e fazioni, presero il sano consiglio di ottener la quiete, con darsi adObizzo marchesed'Este e signor di Ferrara. Però nel dì 15 di dicembre[Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital.]spedirono il loro vescovo, cioèFilippo dei Boschetti, Lanfranco de' Rangoni, Guido de' Guidoni con altri ambasciatori a Ferrara, dove presentarono al marchese le chiavi della città, e la elezione di lui fatta in signore perpetuo di Modena. Mandò egli il conte Anello suo cognato con cento cinquanta cavalieri a prenderne il possesso, con promessa di venir egli in persona fra pochi giorni. In questi tempi Armanno de' Monaldeschi da Orvieto fu mandato da papaNiccolò IVper conte della Romagna[Chron. Foroliviens., tom. 22 Rer. Ital.], e nel dì 7 di maggio entrò nel governo di quella provincia, e tenne un parlamento generale nella città di Forlì. Fu cacciato nello stesso mese fuor di Rimini Malatesta da Verucchio, che andò tosto a trovar essoconte. Ma da li a qualche tempo, avendo Giovanni soprannominato Zotto, cioè Zoppo, figliuolo del medesimo Malatesta, occupato il Poggio di Monte Sant'Arcangelo del distretto di Rimini, corsero ad assediarlo i Riminesi: laonde il conte Armanno fece proclamare un general esercito di tutta la Romagna, e andò a quel castello, per quanto pare, in aiuto del Malatesta. Anche Malatestino, altro figliuolo del suddetto Malatesta, s'impadronì del castello di Monte Scutolo, che fu poi assediato e ricuperato dai Riminesi[Chron. Caesen., tom. 14 Rer. Ital.], non ostante che il conte Armanno minacciasse di soccorrerlo, con restarvi prigione esso Malatestino e tutti i suoi.
Il trovarsi chiusi i cardinali per sì lungo tempo nel palazzo del papa Onorio IV a Santa Sabina, senza potersi accordare nell'elezione di un nuovo pontefice, cagion fu che vi morirono sei di essi, e gli altri spaventati si ritirarono alle case loro[Ptolom. Lucens., Hist. Eccl., tom. 11 Rer. Ital. Bern. Guid. Giovanni Villani.]. Ilcardinal Girolamonativo d'Ascoli, già ministro generale de' frati minori, ed allora vescovo di Palestrina, stando solo fermo nel conclave, si seppe difendere dai cattivi influssi dell'aria con far fuoco tutta la state nella sua camera. Ora avvenne che raunati i cardinali restanti nella festa della cattedra di san Pietro, cioè nel dì 22 di febbraio[Papebrochius Propyl. ad Act. Sanct. Memorial. Potest. Regiens., tom. 8 Rer. Ital.](e non già nel dì 15 d'esso mese, come taluno ha scritto), concorsero tutti ad una voce ad eleggere il suddetto cardinal Girolamo, il quale fu il primo de' frati minori che giugnesse al pontificato, e prese il nome diNiccolò IVper gratitudine al suo promotore Niccolò III. Da Roma passò egli a Rieti, e quivi sino all'anno venturo tenne la sua residenza. Una delle sue prime occupazionifu di citare con discrete esortazioni e minaccieGiacomo redi Sicilia[Raynald., Annal. Eccl.], e di procurar in tutte le forme la liberazione diCarlo IIre di Napoli, che era prigione in Catalogna. Fece dipoi nella Pentecoste una promozion di varii cardinali. Sì efficacemente si adoperò in quest'annoOdoardo red'Inghilterra, che in Oleron di Bearn fu conchiusa la liberazione di esso Carlo II re di Sicilia, ch'io mi farò lecito di chiamare re di Napoli per minor confusione della storia. Era questo principe stanco di vedersi ristretto in una fortezza, e però acconsentì alle condizioni che furono stabilite daAlfonso red'Aragona, e dal re d'Inghilterra mediatore. E lasciovvisi indurre anche Alfonso, perchè i Franzesi faceano di grandi minaccie contra de' suoi Stati. Le condizioni furono[Rymer, Acta publ. Angl.]: Che Carlo desse per ostaggi al re d'Aragona tre suoi figliuoli, cioèLuigisuo secondogenito, che fu poi santo vescovo,Robertoterzogenito, che fu poi re di Napoli, eGiovanniottavogenito, che portò poi il titolo di principe della Morea, e sessanta nobili provenzali; che pagasse trenta mila marche d'argento; che procurasse daCarlo di Valoisla rinunzia di sue pretensioni alla corona aragonese; che lasciasse la Sicilia alre Giacomofratello d'esso Alfonso, con altre ch'io tralascio. E, non potendo eseguir le condizioni suddette nel termine d'un anno, dovesse Carlo ritornare in prigione. Spedita a Rieti questa capitolazione, fu disapprovata; e però convenne modificarla, lasciando andar il punto riguardante la Sicilia. Fu dunque Carlo nel mese di novembre messo in libertà, ed allora egli assunse il titolo di re di Sicilia, e venne alla corte di Parigi per trattar dell'esecuzione di sue promesse.
S'erano rinforzati di molto gli Aretini col concorso di sì gran copia di Ghibellini non solo della Toscana, ma anche della Romagna, del ducato di Spoleti edella marca d'Ancona: il che dava molto da pensare ai Guelfi di Toscana. Perciò i Fiorentini, siccome caporioni della parte guelfa, determinarono di uscire in campagna contra di Arezzo[Giovanni Villani, lib. 7, cap. 119.]; e messe insieme le lor forze, chiamate ancora le amistà di Lucca, Pistoia, Prato, Volterra e d'altre terre, con un'armata di due mila e secento cavalieri e di dodici mila pedoni fecero oste nel distretto d'Arezzo, con prendere le castella di Leona, Castiglione degli Ubertini, e quarant'altri luoghi. Posersi dipoi all'assedio di Laterina; e colà giunsero ancora i Sanesi con quattrocento cavalli e tre mila fanti. Si rendè Laterina; un gran guasto fu dato al paese, e nella festa di san Giovanni Batista, arrivato l'esercito fiorentino alle porte di Arezzo, quivi fece correre il pallio, come s'usa in Firenze quel dì, per far onta agli Aretini; e poi se ne tornarono a riposare a Firenze. Non vollero i Sanesi accompagnarsi con loro, ma baldanzosamente s'avviarono a casa per la loro via; ma i caporali aretini, sentendo ciò, misero in agguato trecento uomini d'armi e due mila pedoni al valico della Pieve al Toppo. Colà giunti i Sanesi sprovveduti e senza ordine, furono facilmente sconfitti, e vi restarono tra morti e prigioni più di trecento de' migliori cittadini di Siena e gentiluomini di Maremma[Chron. Senens., tom. 15 Rer. Ital.], fra' quali è da notare Ranuccio di Pepo Farnese, che era capitano di taglia della parte di Toscana. Questo avvenimento non poco aumentò la baldanza degli Aretini, e sbigottì non poco i Guelfi di Toscana.
Fecesi anche in Pisa gran novità. Avea il conte Ugolino de' Gherardeschi col mezzo di varie doppiezze ed iniquità occupato il dominio di quella città; s'era guadagnata l'amicizia de' Fiorentini e Lucchesi con rendere loro alcune castella del comune, e andava poi attraversando la pace co' Genovesi, desiderata da molti per riavere i lor prigioni. Trovavasi alloraPisa divisa in molte fazioni; quella dell'arcivescovoRuggieridegli Ubaldini era la più forte, ed egli appunto nudriva un odio intenso contra del conte, fra le altre cagioni, perchè gli avea bestialmente ucciso un nipote. Ordinò dunque il prelato una congiura, che ebbe il suo effetto nel dì 11 del mese di luglio[Caffari, Annal. Genuens., lib. 10.]; perchè, alzatosi a rumore il popolo con assai dei nobili, espugnò il palazzo, dove fece difesa, finchè potè, il conte Ugolino, ma in fine venne in mano degl'infuriati nemici. Fu egli cacciato nel fondo di una torre con due suoi piccioli figli e tre nipoti, figliuoli del figliuolo, e quivi chiuso, con essersi poi gittate le chiavi in Arno, per lasciarli morire ivi tutti di fame. Questa orrida scena si vede mirabilmente descritta da Dante nel suo Inferno; e quantunque alla malvagità del conte Ugolino stesse bene ogni gastigo, pure gran biasimo di crudeltà incorsero dappertutto i Pisani per la morte di quegl'innocenti fanciulli. Con ciò Pisa tornò a parte ghibellina, e ne furono cacciati tutti i parenti ed aderenti del conte, e con loro i Guelfi, capo de' quali essendo il giudice di Gallura Nino de' Visconti, questi, unito coi Lucchesi, occupò il castello d'Asciano, tre miglia vicino a Pisa. Abbiamo dagli Annali di Genova che in questo anno i comuni di Genova, Milano, Pavia, Cremona, Piacenza e Brescia fecero una lega contra diGuglielmo marchesedi Monferrato. La Cronica d'Asti[Chron. Astense, tom. 11 Rer. Ital.]ci assicura che gli Astigiani entrarono anche essi in questa alleanza. Crescendo ogni dì più le animosità e gli odii fra i cittadini di Modena e di Reggio[Memoriale Potest. Regiens.]e i loro fuorusciti, i Reggiani, assistiti da cento cavalieri di Modena, si portarono all'assedio di Monte Calvoli; ma dopo due giorni nel dì 15 di giugno furono assaliti con tal bravura dagli usciti di Reggio, ragunati prima a Mozzadella, che della lor brigata moltissimi vi perirono, emolti più de' migliori cittadini di Reggio vi rimasero prigioni: il resto si salvò col favor delle gambe. Questa ed altre perdite fatte dal popolo di Reggio, e il veder massimamente assistiti i loro usciti dai signori di Mantova e di Verona, gli indusse a cercar la pace. Fatto dunque compromesso nel comune di Parma, seguì nell'ottobre l'accordo, ma ne restarono esclusi quei da Sesso e gli altri Ghibellini. Matteo da Correggio fu allora creato podestà di Reggio[Chron. Parmense, tom. 9 Rer. Italic.]. Nel dì 28 dello stesso ottobre, i signori di Savignano cogli altri sbanditi di Modena, e con cinquecento cavalli, entrarono in Savignano, e si diedero a rifabbricarlo e fortificarlo in fretta. Accorse ben presto colà il popolo di Modena; ma, conosciuta l'impossibilità di scacciarli, dopo aver alzata una specie di fortezza in vicinanza di quel luogo, se ne tornarono a casa.
E allora fu che i Modenesi, oramai scorgendo la pazzia, e gli immensi danni e le continue inquietudini prodotte dalla discordia e fazioni, presero il sano consiglio di ottener la quiete, con darsi adObizzo marchesed'Este e signor di Ferrara. Però nel dì 15 di dicembre[Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital.]spedirono il loro vescovo, cioèFilippo dei Boschetti, Lanfranco de' Rangoni, Guido de' Guidoni con altri ambasciatori a Ferrara, dove presentarono al marchese le chiavi della città, e la elezione di lui fatta in signore perpetuo di Modena. Mandò egli il conte Anello suo cognato con cento cinquanta cavalieri a prenderne il possesso, con promessa di venir egli in persona fra pochi giorni. In questi tempi Armanno de' Monaldeschi da Orvieto fu mandato da papaNiccolò IVper conte della Romagna[Chron. Foroliviens., tom. 22 Rer. Ital.], e nel dì 7 di maggio entrò nel governo di quella provincia, e tenne un parlamento generale nella città di Forlì. Fu cacciato nello stesso mese fuor di Rimini Malatesta da Verucchio, che andò tosto a trovar essoconte. Ma da li a qualche tempo, avendo Giovanni soprannominato Zotto, cioè Zoppo, figliuolo del medesimo Malatesta, occupato il Poggio di Monte Sant'Arcangelo del distretto di Rimini, corsero ad assediarlo i Riminesi: laonde il conte Armanno fece proclamare un general esercito di tutta la Romagna, e andò a quel castello, per quanto pare, in aiuto del Malatesta. Anche Malatestino, altro figliuolo del suddetto Malatesta, s'impadronì del castello di Monte Scutolo, che fu poi assediato e ricuperato dai Riminesi[Chron. Caesen., tom. 14 Rer. Ital.], non ostante che il conte Armanno minacciasse di soccorrerlo, con restarvi prigione esso Malatestino e tutti i suoi.