MCCXCIII

MCCXCIIIAnno diCristomccxciii. IndizioneVI.Santa Sede vacante.Adolfore de' Romani 2.Continuò in quest'anno la vacanza del pontificato romano. Non solamente stavano divisi d'animo, ma anche di luogo i cardinali, chi in Roma, chi in Rieti, chi in Viterbo. Volle Dio che finalmente tutti s'accordassero di trasferirsi a Perugia nell'ottobre, per quanto pare, del presente anno, affine di trattare ivi concordemente dell'elezione d'un nuovo pontefice.Jacopo cardinalescrive[Jacopus Cardinalis, in Vita Coelestini, P. I, tom. 3, Rer. Ital.]che v'andaronosecundo vacationis anno; ma passò anche il verno senza che si conchiudesse cosa alcuna. Verisimilmente contribuì non poco a questa dissipazione del sacro collegio l'incostanza ed animosità del popolo romano, il quale, in occasion di eleggere i nuovi senatori, sul principio dell'anno presente tornarono all'armi, e rinnovarono gl'incendii, i saccheggi e gli ammazzamenti, di modo che per sei mesi Roma non ebbe senatore. Finalmente furono eletti Pietro figliuolo di Stefano Gaetano, padre del suddettoJacopo cardinale, che ci lasciò la Vita di san Celestino papa, scritta in versi, e Ottone da Santo Eustachio. Dallo stesso cardinale abbiamo che il popolo di Narni andò all'assedio del castello di Stroncone; ma, accorso colà con forti squadred'armati il cardinale vescovo di Porto, li fece desistere dall'impresa. Galvano Fiamma[Gualvanus Flamma, Manip. Flor., cap. 332.]riferisce a questi tempi l'essere stato creatoMatteo Viscontecapitano ossia signore di Novara. Altrettanto ha l'autore degli Annali di Milano[Annal. Mediolan., tom. 16 Rer. Ital.]. Forse prima di quest'anno ciò avvenne. Comunque sia, vi mise egli per podestàGaleazzosuo primogenito, allora assai giovinetto. Nel dì 13 di febbraio dell'anno presente[Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital. Chron. Parmense, tom. 9 Rer. Ital.]venne a morteObizzo marchesed'Este, signor di Ferrara, Modena e Reggio, con lasciar dopo di sè tre figliuoli maschi, cioèAzzo VIII, AldrovandinoeFrancesco. Succedette in tutti i suoi Stati Azzo il primogenito, o per volontario, o per forzato consentimento degli altri due fratelli. Ma ossia che il padre nel suo testamento avesse ordinato, come corse voce, che si dividessero gli Stati, e toccasse Modena ad Aldrovandino, e Reggio a Francesco; oppure che Aldrovandino pretendesse Modena, perchè avea in moglie Alda dei Rangoni, il qual matrimonio avea o facilitato, o prodotto al marchese Obizzo l'acquisto di Modena: certo è che insorse da lì a non molto discordia tra i fratelli, e questa si tirò dietro, secondo il solito, delle gravi disgrazie della casa d'Este. In questo medesimo anno fuggito da Ferrara Lanfranco Rangone, e venuto a Modena[Annales Veter. Mutinens., tom. 11 Rer. Ital.]coi Boschetti ed altri della sua fazione, mosse a rumore la città. Ma quei di Sassuolo, i Savignani e Grassoni, capi dell'altra parte, fecero testa e sostennero la signoria del marchese Azzo, obbligando i Rangoni coi lor seguaci a prendere la fuga: perlochè furono condannati e banditi. Il marchese Aldrovandino anch'egli si ritirò a Bologna, dove ben ricevuto cominciò a far delle pratiche contro al fratello Azzo tanto ivi[Chron. Bononiense, tom. 18 Rer. Ital. Chron. Parmens., tom. 9 Rer. Ital.]che in Padova e Parma. Aveva esso marchese Azzo, se pur non fu suo padre, mandato in quest'anno a donar un lione vivo ai Bolognesi. Allora il marchese Azzo corse a Modena, e rinforzò di gente e di fortificazioni questa città. Gli usciti di Pontremoli fecero nel presente anno gran guerra alla loro patria, finchè, stabilita pace col popolo dominante, tutti d'accordo si sottomisero al comune di Lucca, e cominciarono a ricevere un podestà da quella città, laddove in addietro il prendevano da Parma.Stanco per le tante guerre e perdite il popolo di Pisa[Giovanni Villani, lib. 8, cap. 2.], segretamente trattò con quello di Firenze per aver pace. Vi acconsentirono i popolari fiorentini per desiderio di abbassare i lor grandi, che profittavano delle guerre, purchè i Pisani licenziasseroGuido contedi Montefeltro, la cui sagacità e valore teneva in apprensione tutti i vicini. Concorsero in questa pace anche i Sanesi, Lucchesi e l'altre terre guelfe della Toscana, con alcune condizioni ch'io tralascio. Penetrata questa mena, il conte Guido, parendogli d'essere trattato con somma ingratitudine dai Pisani, s'alterò forte, e ne fece di gravi risentimenti contra di chi gridava pace; ma infine fu costretto a cedere, dopo avere renduto buon conto a quel comune di tutto il suo operato, e de' vantaggi a lui procurati. In Romagna[Chron. Forolivien., tom. 22 Rer. Ital.]non si sa che avvenisse in questo anno novità alcuna degna d'osservazione; se non che Maghinardo da Susinana, che era come signor di Faenza, con Bernardino conte di Cunio, prese il castello e la fortezza di Monte Maggiore, dove erano in guardia le genti del conte Alessandro da Romena, non so se fratello o nipote del vescovoIldebrandinoconte della Romagna, ma poco stimato, il conte Bandino da Modigliana, dichiarato capitan generale della lega de' Romagnuoli, pose la sua stanza in Forlì. Durava tuttavia la tregua fra i Veneziani eGenovesi[Caffari, Annal. Genuens., lib. 10, tom. 6 Rer. Ital.]. Accadde che nel mese di luglio sette galee di mercatanti genovesi, navigando ne' mari di Cipri, si scontrarono in quattro veneziane, e siccome i Genovesi non si faceano scrupolo ne' barbarici tempi, se veniva loro il destro, di esercitare il mestier de' corsari, le presero colla morte di più di trecento Veneziani. Ravvedutisi dipoi del fallo commesso, le lasciarono andare al loro viaggio, e restituirono, per quanto pretesero, tutta la roba. Saputosi in Genova, all'arrivo d'esse galee, il fatto, n'ebbero i savii gran dispiacere, e spedirono tosto dei frati predicatori a Venezia a scusare il fallo, e a farsi conoscere pronti alla soddisfazione: al quale effetto richiesero che si tenesse un congresso de' comuni ambasciatori in Cremona. Fu questo tenuto, e per tre mesi si andò disputando, ma senza poter conchiudere accordo alcuno. Il perchè si cominciò a pensare alla guerra; e come essa fosse rabbiosa, l'andremo vedendo negli anni seguenti. Per cagion di essa, e per la pace fatta coi Guelfi di Toscana, cominciò a respirare la città di Pisa, governandosi a parte ghibellina, e soccombendo ivi affatto la parte guelfa.

Continuò in quest'anno la vacanza del pontificato romano. Non solamente stavano divisi d'animo, ma anche di luogo i cardinali, chi in Roma, chi in Rieti, chi in Viterbo. Volle Dio che finalmente tutti s'accordassero di trasferirsi a Perugia nell'ottobre, per quanto pare, del presente anno, affine di trattare ivi concordemente dell'elezione d'un nuovo pontefice.Jacopo cardinalescrive[Jacopus Cardinalis, in Vita Coelestini, P. I, tom. 3, Rer. Ital.]che v'andaronosecundo vacationis anno; ma passò anche il verno senza che si conchiudesse cosa alcuna. Verisimilmente contribuì non poco a questa dissipazione del sacro collegio l'incostanza ed animosità del popolo romano, il quale, in occasion di eleggere i nuovi senatori, sul principio dell'anno presente tornarono all'armi, e rinnovarono gl'incendii, i saccheggi e gli ammazzamenti, di modo che per sei mesi Roma non ebbe senatore. Finalmente furono eletti Pietro figliuolo di Stefano Gaetano, padre del suddettoJacopo cardinale, che ci lasciò la Vita di san Celestino papa, scritta in versi, e Ottone da Santo Eustachio. Dallo stesso cardinale abbiamo che il popolo di Narni andò all'assedio del castello di Stroncone; ma, accorso colà con forti squadred'armati il cardinale vescovo di Porto, li fece desistere dall'impresa. Galvano Fiamma[Gualvanus Flamma, Manip. Flor., cap. 332.]riferisce a questi tempi l'essere stato creatoMatteo Viscontecapitano ossia signore di Novara. Altrettanto ha l'autore degli Annali di Milano[Annal. Mediolan., tom. 16 Rer. Ital.]. Forse prima di quest'anno ciò avvenne. Comunque sia, vi mise egli per podestàGaleazzosuo primogenito, allora assai giovinetto. Nel dì 13 di febbraio dell'anno presente[Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital. Chron. Parmense, tom. 9 Rer. Ital.]venne a morteObizzo marchesed'Este, signor di Ferrara, Modena e Reggio, con lasciar dopo di sè tre figliuoli maschi, cioèAzzo VIII, AldrovandinoeFrancesco. Succedette in tutti i suoi Stati Azzo il primogenito, o per volontario, o per forzato consentimento degli altri due fratelli. Ma ossia che il padre nel suo testamento avesse ordinato, come corse voce, che si dividessero gli Stati, e toccasse Modena ad Aldrovandino, e Reggio a Francesco; oppure che Aldrovandino pretendesse Modena, perchè avea in moglie Alda dei Rangoni, il qual matrimonio avea o facilitato, o prodotto al marchese Obizzo l'acquisto di Modena: certo è che insorse da lì a non molto discordia tra i fratelli, e questa si tirò dietro, secondo il solito, delle gravi disgrazie della casa d'Este. In questo medesimo anno fuggito da Ferrara Lanfranco Rangone, e venuto a Modena[Annales Veter. Mutinens., tom. 11 Rer. Ital.]coi Boschetti ed altri della sua fazione, mosse a rumore la città. Ma quei di Sassuolo, i Savignani e Grassoni, capi dell'altra parte, fecero testa e sostennero la signoria del marchese Azzo, obbligando i Rangoni coi lor seguaci a prendere la fuga: perlochè furono condannati e banditi. Il marchese Aldrovandino anch'egli si ritirò a Bologna, dove ben ricevuto cominciò a far delle pratiche contro al fratello Azzo tanto ivi[Chron. Bononiense, tom. 18 Rer. Ital. Chron. Parmens., tom. 9 Rer. Ital.]che in Padova e Parma. Aveva esso marchese Azzo, se pur non fu suo padre, mandato in quest'anno a donar un lione vivo ai Bolognesi. Allora il marchese Azzo corse a Modena, e rinforzò di gente e di fortificazioni questa città. Gli usciti di Pontremoli fecero nel presente anno gran guerra alla loro patria, finchè, stabilita pace col popolo dominante, tutti d'accordo si sottomisero al comune di Lucca, e cominciarono a ricevere un podestà da quella città, laddove in addietro il prendevano da Parma.

Stanco per le tante guerre e perdite il popolo di Pisa[Giovanni Villani, lib. 8, cap. 2.], segretamente trattò con quello di Firenze per aver pace. Vi acconsentirono i popolari fiorentini per desiderio di abbassare i lor grandi, che profittavano delle guerre, purchè i Pisani licenziasseroGuido contedi Montefeltro, la cui sagacità e valore teneva in apprensione tutti i vicini. Concorsero in questa pace anche i Sanesi, Lucchesi e l'altre terre guelfe della Toscana, con alcune condizioni ch'io tralascio. Penetrata questa mena, il conte Guido, parendogli d'essere trattato con somma ingratitudine dai Pisani, s'alterò forte, e ne fece di gravi risentimenti contra di chi gridava pace; ma infine fu costretto a cedere, dopo avere renduto buon conto a quel comune di tutto il suo operato, e de' vantaggi a lui procurati. In Romagna[Chron. Forolivien., tom. 22 Rer. Ital.]non si sa che avvenisse in questo anno novità alcuna degna d'osservazione; se non che Maghinardo da Susinana, che era come signor di Faenza, con Bernardino conte di Cunio, prese il castello e la fortezza di Monte Maggiore, dove erano in guardia le genti del conte Alessandro da Romena, non so se fratello o nipote del vescovoIldebrandinoconte della Romagna, ma poco stimato, il conte Bandino da Modigliana, dichiarato capitan generale della lega de' Romagnuoli, pose la sua stanza in Forlì. Durava tuttavia la tregua fra i Veneziani eGenovesi[Caffari, Annal. Genuens., lib. 10, tom. 6 Rer. Ital.]. Accadde che nel mese di luglio sette galee di mercatanti genovesi, navigando ne' mari di Cipri, si scontrarono in quattro veneziane, e siccome i Genovesi non si faceano scrupolo ne' barbarici tempi, se veniva loro il destro, di esercitare il mestier de' corsari, le presero colla morte di più di trecento Veneziani. Ravvedutisi dipoi del fallo commesso, le lasciarono andare al loro viaggio, e restituirono, per quanto pretesero, tutta la roba. Saputosi in Genova, all'arrivo d'esse galee, il fatto, n'ebbero i savii gran dispiacere, e spedirono tosto dei frati predicatori a Venezia a scusare il fallo, e a farsi conoscere pronti alla soddisfazione: al quale effetto richiesero che si tenesse un congresso de' comuni ambasciatori in Cremona. Fu questo tenuto, e per tre mesi si andò disputando, ma senza poter conchiudere accordo alcuno. Il perchè si cominciò a pensare alla guerra; e come essa fosse rabbiosa, l'andremo vedendo negli anni seguenti. Per cagion di essa, e per la pace fatta coi Guelfi di Toscana, cominciò a respirare la città di Pisa, governandosi a parte ghibellina, e soccombendo ivi affatto la parte guelfa.


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