MCCXCVIAnno diCristomccxcvi. Indiz.IX.Bonifazio VIIIpapa 3.Adolfore de' Romani 5.Quando si credeva papaBonifazio VIIId'essere come in porto nell'affare della restituzion della Sicilia, egli se ne trovò più che mai lontano. Irritati al maggior segno i Siciliani, perchè il reGiacomosenza alcuna contezza, nonchè assenso d'essi, avesse ceduto, e, per dir così, venduto quel regno ai troppo odiati Franzesi, nel dì 25 di marzo, in cui cadde la Pasqua dell'anno presente, proclamarono re di Sicilia l'infantedon Federigofratello dello stesso re Giacomo. Fu egli con gran solennità coronato nella cattedrale di Palermo, e in quello stesso giorno fece molti cavalieri, alzò altri al grado di conti, e dispensò molte altre grazie[Nicol. Specialis, lib. 3, cap. 1, tom. 10 Rer. Ital.].Dappertutto si videro giuochi e bagordi; e, mossosi il re novello da Palermo, passò a Messina, dove trovò tutto quel popolo in festa e pronto a servirlo. Andossene dipoi a Reggio in Calabria, e, dato ordine aRuggieri di Loriache uscisse in mare colla sua flotta, egli stesso coll'esercito di terra andò a mettere l'assedio alla città di Squillaci, e con levare ai cittadini i canali dell'acqua, gli obbligò a rendersi. Di là portossi sotto Catanzaro, dove si trovava Pietro Ruffo, conte di quella forte città, ed uno de' primi baroni della Calabria, a cui non mancava gente in bravura e copia, molto atta ad una gagliarda difesa. Era Ruggieri di Loria parente del conte, e come tale dissuase la impresa. Stette saldo il re Federigo a volerla; ed allorchè coi furiosi assalti si vide essa città vicina a cadere, ottenne il medesimo Ruggieri che si venisse a patti, e che, se in termine di quaranta giorni non veniva soccorso, la città si rendesse. Passato il tempo, fu osservata la capitolazione, e Catanzaro venne alle sue mani. Fu anche dato soccorso a Rocca Imperiale, ed acquistato Policoro. Sotto Cotrone, preso anch'esso e saccheggiato, cominciò a sconciarsi la buona armonia fra il re e Ruggieri di Loria, ma per allora non ne fu altro. Impadronissi dipoi il re Federigo di Santa Severina e di Rossano. Intanto, portata a papa Bonifazio la nuova che don Federigo avea presa la corona di Sicilia, non solamente contra di lui, ma contra ancora del re Giacomo suo fratello si accese di collera, figurandosi che fra amendue passasse intelligenza segreta, per burlare in questa guisa non meno il re Carlo che il papa stesso. Annullò dunque tosto, per quanto a lui apparteneva, tutti gli atti di don Federigo e de' Siciliani, e spiegò contra d'essi tutto l'apparato delle pene spirituali e temporali; per le quali nondimeno nulla si cambiò il cuor di quei popoli. Risentitamente ne scrisse ancora al re Giacomo; ma questi ampiamente rispose e giurò di non aver parte nella risoluzion presa dalfratello (e dicea il vero), esibendosi pronto ad eseguir dal suo canto quanto era da lui stato promesso. Anzi egli, non so se chiamato dal papa, oppure di sua spontanea volontà, si preparò per venire a Roma, affine di meglio sincerare esso pontefice e il re Carlo del suo retto procedere.La guerra insorta fraAzzo VIIImarchese d'Este, signor di Ferrara, e i Parmigiani e Bolognesi collegati, andava ogni dì più prendendo vigore[Chron. Parmense, tom. 9 Rer. Ital. Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital.]. Dal canto loro maggiormente si afforzarono i Parmigiani, con accrescere la loro lega, nella quale entrarono il comune di Brescia e i fuorusciti di Reggio e di Modena, tutti contro il marchese Azzo. Seguirono poi varie ostilità in quest'anno fra essi Parmigiani e le milizie dell'Estense sul Reggiano, che non meritano d'essere registrate. Studiossi anche il marchese dal canto suo d'avere de' partigiani dalla parte della Romagna. Tirò in Argenta a parlamentoMaghinardo da Susinanacoi Faentini,Scarpetta degli Ordelafficoi deputati di Forlì e di Cesena,UguccionedallaFaggiuola, che comincia in questi tempi a far udire il suo nome, coi Lambertazzi usciti di Bologna, ed altri Ghibellini di Ravenna, Rimini e Bertinoro. Fu risoluto di togliere Imola ai Bolognesi. Di questo trattatoGuglielmo Duranteconte della Romagna spedì l'avviso a Bologna, acciocchè prendessero le necessarie misure e precauzioni. E infatti i Bolognesi inviarono quattro mila pedoni e molta cavalleria in rinforzo d'Imola. Ma nel dì primo d'aprile, venuto l'esercito del marchese Azzo con Maghinardo e cogli altri collegati, arrivò al fiume Santerno, alla cui opposta riva trovò schierati i Bolognesi, Imolesi ed usciti di Faenza, per impedire il passo del fiume che era allora assai grosso[Matth. de Griffonibus, Annal. Bononiens., tom. 18 Rer. Ital.]. Ma, valicato il Santerno dai Ferraresi e Romagnuoli, sivenne ad un caldo combattimento. Non ressero lungo tempo i Bolognesi; molti ne furono morti, molti presi; e fuggendo il resto verso Imola, i vincitori in inseguirli entrarono anch'essi nella città, e ne divennero padroni. L'autore della Cronica Forlivese[Chron. Forolivien., tom. 22 Rer. Ital.]scrive che furono fatti prigioni più di duemila persone.Nello stesso dì primo d'aprile il marchese Azzo con altro esercito dalla parte di Modena andò a fortificare le castella di Vignola, Spilamberto e Savignano; e soprattutto attese[Chron. Parmense.]a rimettere in piedi le fortificazioni di Bazzano, dove lasciò un buon presidio. Concertarono poscia insieme i Bolognesi e Parmigiani di unitamente far oste ad uno stesso tempo nell'autunno, gli uni contro Modena, e gli altri contra di Reggio. Ma i soli Bolognesi effettuarono il concordato; imperciocchè, unito un possente esercito di lor gente co' signori da Polenta, coi Malatesti ed altri Romagnuoli, e con un rinforzo di Fiorentini, ripigliarono per forza il castello di Savignano. Coll'aiuto de' Rangoni e d'altri fuorusciti di Modena presero Montese ed altre castella del Frignano; e si misero poi con grave vigore all'assedio di Bazzano. Si sostenne quella guarnigione, composta di quattrocento cavalieri e di mille fanti, per lo spazio d'un mese; ma vinta in fine dalla fame, e veggendo che non veniva soccorso (giacchè il marchese accompagnato da Maghinardo uscì bene in campagna con molte forze, ma non giudicò utile l'azzardare una battaglia), a patti di buona guerra nel dì 25 di novembre cadde in poter de' Bolognesi. Altre ostilità succederono in quest'anno[Chron. Forolivien.], perchè il marchese Azzo co' Modenesi e Reggiani cavalcò sul Bolognese nel dì 6 di giugno sino a Crespellano e al borgo di Panigale; e nello stesso tempo ilmarchese Francescosuo fratello co' Ferraresi venne dalla sua parte sino alla terra diPeole e al Tedo, saccheggiando, bruciando e, facendo prigioni. E intanto ilconte Galassoda Montefeltro, e Maghinardo Pagano da Susinana, capitano della lega colle milizie di Faenza, Forlì, Imola e Cesena, assalì il distretto di Bologna, venendo a Castel San Pietro e alle terre di Legnano, Vedriano, Frassineto, Galigata e Medecina, con orridi saccheggi e bruciamento di più di due mila case. La Cronica di Forlì, più delle altre esatta e copiosa in questi tempi, descrive minutamente questi fatti della Romagna con assaissimi altri, che troppo lungo sarebbe il voler qui rammentare. Ma non si dee tacere che nel dì 15 di luglio i Calboli coi Riminesi, Ravennati ed altre loro amistà, presero la città di Forlì colla morte di molti: il che udito da Scarpetta degli Ordelaffi e da Maghinardo che erano all'assedio di Castelnuovo[Chron. Caesen., tom. 15 Rer. Ital.], a spron battuto volarono colà, e ricuperarono la città, uccidendo e prendendo non pochi degli entrati. E poscia renderono la pariglia ai Ravegnani con iscorrere ed incendiare il lor paese sino alle mura della città. Nel dì 26 d'aprile Guglielmo Durante conte della Romagna, stando in Rimini, privò di tutti i lor privilegii, onori e dignità le città di Cesena, Forlì, Faenza ed Imola: rimedii da nulla per guarire i mali umori di tempi sì sconcertati.Nel dì 30 del precedente dicembre[Georgius Stella, Annal. Genuens., lib. 1, cap. 8, tom. 17 Rer. Ital.]si diede principio entro la città di Genova alla guerra e alle battaglie fra i Grimaldi e Fieschi, e loro aderenti guelfi dall'una parte, e i Doria e Spinoli coi loro parziali ghibellini dall'altra. Nelle lor torri e case si difendeano, e da esse offendevano, cercando or l'una or l'altra di occupare il palazzo del pubblico e gli altri siti forti. Vi restarono preda del fuoco moltissime case, e fu bruciato fino il tetto della cattedrale di San Lorenzo[Giovanni Villani, lib. 8, cap. 14.],perchè i Grimaldi s'erano afforzati nella torre maggiore d'essa chiesa. Dalla Lombardia e da altri luoghi concorse gran gente in aiuto di cadauna delle parti; ma più furono i combattenti di quella dei Doria e Spinoli: laonde dopo più di un mese della tragica scena di quei combattimenti, soccombendo i Grimaldi e Fieschi, si videro nel dì 7 di febbraio obbligati a cercar lo scampo colla fuga fuori della città. Furono appresso eletti capitani governatori di GenovaCorrado SpinolaeCorrado Doria, e cessò tutto il rumore. Ma per mare seguitò la guerra fra essi Genovesi e i Veneziani[Contin. Danduli, tom. 12 Rer. Ital.]. Azione nondimeno che meriti osservazione non accadde fra loro, se non che da Venezia furono spedite venticinque galee ben armate sotto il comando di Giovanni Soranzo, le quali ite a Caffa, città posseduta dai Genovesi nella Crimea, la presero e saccheggiarono, con bruciare alquante navi e galee d'essi nemici. Era divisa anche la città di Bergamo nelle fazioni de' Soardi e Coleoni[Corio, Istor. di Milano. Gualvaneus Flamma, Manip. Flor.]. Nel mese di marzo vennero queste alle mani, e i Coleoni ne furono scacciati. Rientrati poi questi nella città nel dì 6 di giugno, e rinforzati dai Rivoli e Bongi, costrinsero alla fuga i Soardi, di modo cheMatteo Visconterimase escluso affatto dal dominio di quella città. Di torri e di case ivi si fece allora un gran guasto. Nell'anno presenteGiovanni marchesedi Monferrato prese per moglieMargheritafigliuola diAmedeoconte di Savoia[Chron. Astense, tom. 11 Rer. Ital. Benvenuto da S. Giorgio, Istoria del Monferrato, tom. 23 Rer. Ital.]. Poi, fatta lega conManfredi marchesedi Saluzzo, ed unito un buon esercito, prese e mise a sacco la città d'Asti, con iscacciarne i Solari e gli altri del partito guelfo. In Toscana non si udì novità alcuna degna di conto, se non che, per attestatodi Tolomeo da Lucca[Ptolomaeus Lucens., Annal. brev., tom. 11 Rer. Ital.],Adolfo redei Romani inviò colà per suo vicario Giovanni da Caviglione. I Toscani, a' quali rincrescevano forte le visite di questi uffiziali cesarei, ricorsero a papaBonifazio VIII, perchè li liberasse da costui, esibendo ottanta mila fiorini di oro, quattordici mila de' quali toccarono per la sua rata al comune di Lucca. Il papa rimandò a casa sua questo vicario, contentandolo con dare il vescovato di Liegi ad un suo fratello, e mise nella borsa sua il danaro pagato dai buoni Toscani. Trovarono i Pisani in quest'anno un bel ripiego per farsi rispettare dai vicini nemici[Raynald., in Annal. Ecclesiast.], e fu quello di eleggere per podestà e governatore della loro città lo stesso Bonifazio papa, con assegnargli quattro mila lire annualmente per suo salario. Accettò benignamente il pontefice questo impiego, e, sciolti i Pisani dall'interdetto e dalle scomuniche, mandò colà per suo vicario Elia conte di Colle di Val d'Elsa. Richiamò esso papa dal governo della Romagna[Chron. Forolivien., tom. 22 Rer. Ital.]Guglielmo Durantevescovo, e colà inviò con titolo di conte Masino da Piperno, fratello diPietro cardinaledi Piperno. Entrò egli in quella provincia sul fine di settembre, e fece ritirare l'esercito di Maghinardo dall'assedio di Massa de' Lombardi.
Quando si credeva papaBonifazio VIIId'essere come in porto nell'affare della restituzion della Sicilia, egli se ne trovò più che mai lontano. Irritati al maggior segno i Siciliani, perchè il reGiacomosenza alcuna contezza, nonchè assenso d'essi, avesse ceduto, e, per dir così, venduto quel regno ai troppo odiati Franzesi, nel dì 25 di marzo, in cui cadde la Pasqua dell'anno presente, proclamarono re di Sicilia l'infantedon Federigofratello dello stesso re Giacomo. Fu egli con gran solennità coronato nella cattedrale di Palermo, e in quello stesso giorno fece molti cavalieri, alzò altri al grado di conti, e dispensò molte altre grazie[Nicol. Specialis, lib. 3, cap. 1, tom. 10 Rer. Ital.].Dappertutto si videro giuochi e bagordi; e, mossosi il re novello da Palermo, passò a Messina, dove trovò tutto quel popolo in festa e pronto a servirlo. Andossene dipoi a Reggio in Calabria, e, dato ordine aRuggieri di Loriache uscisse in mare colla sua flotta, egli stesso coll'esercito di terra andò a mettere l'assedio alla città di Squillaci, e con levare ai cittadini i canali dell'acqua, gli obbligò a rendersi. Di là portossi sotto Catanzaro, dove si trovava Pietro Ruffo, conte di quella forte città, ed uno de' primi baroni della Calabria, a cui non mancava gente in bravura e copia, molto atta ad una gagliarda difesa. Era Ruggieri di Loria parente del conte, e come tale dissuase la impresa. Stette saldo il re Federigo a volerla; ed allorchè coi furiosi assalti si vide essa città vicina a cadere, ottenne il medesimo Ruggieri che si venisse a patti, e che, se in termine di quaranta giorni non veniva soccorso, la città si rendesse. Passato il tempo, fu osservata la capitolazione, e Catanzaro venne alle sue mani. Fu anche dato soccorso a Rocca Imperiale, ed acquistato Policoro. Sotto Cotrone, preso anch'esso e saccheggiato, cominciò a sconciarsi la buona armonia fra il re e Ruggieri di Loria, ma per allora non ne fu altro. Impadronissi dipoi il re Federigo di Santa Severina e di Rossano. Intanto, portata a papa Bonifazio la nuova che don Federigo avea presa la corona di Sicilia, non solamente contra di lui, ma contra ancora del re Giacomo suo fratello si accese di collera, figurandosi che fra amendue passasse intelligenza segreta, per burlare in questa guisa non meno il re Carlo che il papa stesso. Annullò dunque tosto, per quanto a lui apparteneva, tutti gli atti di don Federigo e de' Siciliani, e spiegò contra d'essi tutto l'apparato delle pene spirituali e temporali; per le quali nondimeno nulla si cambiò il cuor di quei popoli. Risentitamente ne scrisse ancora al re Giacomo; ma questi ampiamente rispose e giurò di non aver parte nella risoluzion presa dalfratello (e dicea il vero), esibendosi pronto ad eseguir dal suo canto quanto era da lui stato promesso. Anzi egli, non so se chiamato dal papa, oppure di sua spontanea volontà, si preparò per venire a Roma, affine di meglio sincerare esso pontefice e il re Carlo del suo retto procedere.
La guerra insorta fraAzzo VIIImarchese d'Este, signor di Ferrara, e i Parmigiani e Bolognesi collegati, andava ogni dì più prendendo vigore[Chron. Parmense, tom. 9 Rer. Ital. Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital.]. Dal canto loro maggiormente si afforzarono i Parmigiani, con accrescere la loro lega, nella quale entrarono il comune di Brescia e i fuorusciti di Reggio e di Modena, tutti contro il marchese Azzo. Seguirono poi varie ostilità in quest'anno fra essi Parmigiani e le milizie dell'Estense sul Reggiano, che non meritano d'essere registrate. Studiossi anche il marchese dal canto suo d'avere de' partigiani dalla parte della Romagna. Tirò in Argenta a parlamentoMaghinardo da Susinanacoi Faentini,Scarpetta degli Ordelafficoi deputati di Forlì e di Cesena,UguccionedallaFaggiuola, che comincia in questi tempi a far udire il suo nome, coi Lambertazzi usciti di Bologna, ed altri Ghibellini di Ravenna, Rimini e Bertinoro. Fu risoluto di togliere Imola ai Bolognesi. Di questo trattatoGuglielmo Duranteconte della Romagna spedì l'avviso a Bologna, acciocchè prendessero le necessarie misure e precauzioni. E infatti i Bolognesi inviarono quattro mila pedoni e molta cavalleria in rinforzo d'Imola. Ma nel dì primo d'aprile, venuto l'esercito del marchese Azzo con Maghinardo e cogli altri collegati, arrivò al fiume Santerno, alla cui opposta riva trovò schierati i Bolognesi, Imolesi ed usciti di Faenza, per impedire il passo del fiume che era allora assai grosso[Matth. de Griffonibus, Annal. Bononiens., tom. 18 Rer. Ital.]. Ma, valicato il Santerno dai Ferraresi e Romagnuoli, sivenne ad un caldo combattimento. Non ressero lungo tempo i Bolognesi; molti ne furono morti, molti presi; e fuggendo il resto verso Imola, i vincitori in inseguirli entrarono anch'essi nella città, e ne divennero padroni. L'autore della Cronica Forlivese[Chron. Forolivien., tom. 22 Rer. Ital.]scrive che furono fatti prigioni più di duemila persone.
Nello stesso dì primo d'aprile il marchese Azzo con altro esercito dalla parte di Modena andò a fortificare le castella di Vignola, Spilamberto e Savignano; e soprattutto attese[Chron. Parmense.]a rimettere in piedi le fortificazioni di Bazzano, dove lasciò un buon presidio. Concertarono poscia insieme i Bolognesi e Parmigiani di unitamente far oste ad uno stesso tempo nell'autunno, gli uni contro Modena, e gli altri contra di Reggio. Ma i soli Bolognesi effettuarono il concordato; imperciocchè, unito un possente esercito di lor gente co' signori da Polenta, coi Malatesti ed altri Romagnuoli, e con un rinforzo di Fiorentini, ripigliarono per forza il castello di Savignano. Coll'aiuto de' Rangoni e d'altri fuorusciti di Modena presero Montese ed altre castella del Frignano; e si misero poi con grave vigore all'assedio di Bazzano. Si sostenne quella guarnigione, composta di quattrocento cavalieri e di mille fanti, per lo spazio d'un mese; ma vinta in fine dalla fame, e veggendo che non veniva soccorso (giacchè il marchese accompagnato da Maghinardo uscì bene in campagna con molte forze, ma non giudicò utile l'azzardare una battaglia), a patti di buona guerra nel dì 25 di novembre cadde in poter de' Bolognesi. Altre ostilità succederono in quest'anno[Chron. Forolivien.], perchè il marchese Azzo co' Modenesi e Reggiani cavalcò sul Bolognese nel dì 6 di giugno sino a Crespellano e al borgo di Panigale; e nello stesso tempo ilmarchese Francescosuo fratello co' Ferraresi venne dalla sua parte sino alla terra diPeole e al Tedo, saccheggiando, bruciando e, facendo prigioni. E intanto ilconte Galassoda Montefeltro, e Maghinardo Pagano da Susinana, capitano della lega colle milizie di Faenza, Forlì, Imola e Cesena, assalì il distretto di Bologna, venendo a Castel San Pietro e alle terre di Legnano, Vedriano, Frassineto, Galigata e Medecina, con orridi saccheggi e bruciamento di più di due mila case. La Cronica di Forlì, più delle altre esatta e copiosa in questi tempi, descrive minutamente questi fatti della Romagna con assaissimi altri, che troppo lungo sarebbe il voler qui rammentare. Ma non si dee tacere che nel dì 15 di luglio i Calboli coi Riminesi, Ravennati ed altre loro amistà, presero la città di Forlì colla morte di molti: il che udito da Scarpetta degli Ordelaffi e da Maghinardo che erano all'assedio di Castelnuovo[Chron. Caesen., tom. 15 Rer. Ital.], a spron battuto volarono colà, e ricuperarono la città, uccidendo e prendendo non pochi degli entrati. E poscia renderono la pariglia ai Ravegnani con iscorrere ed incendiare il lor paese sino alle mura della città. Nel dì 26 d'aprile Guglielmo Durante conte della Romagna, stando in Rimini, privò di tutti i lor privilegii, onori e dignità le città di Cesena, Forlì, Faenza ed Imola: rimedii da nulla per guarire i mali umori di tempi sì sconcertati.
Nel dì 30 del precedente dicembre[Georgius Stella, Annal. Genuens., lib. 1, cap. 8, tom. 17 Rer. Ital.]si diede principio entro la città di Genova alla guerra e alle battaglie fra i Grimaldi e Fieschi, e loro aderenti guelfi dall'una parte, e i Doria e Spinoli coi loro parziali ghibellini dall'altra. Nelle lor torri e case si difendeano, e da esse offendevano, cercando or l'una or l'altra di occupare il palazzo del pubblico e gli altri siti forti. Vi restarono preda del fuoco moltissime case, e fu bruciato fino il tetto della cattedrale di San Lorenzo[Giovanni Villani, lib. 8, cap. 14.],perchè i Grimaldi s'erano afforzati nella torre maggiore d'essa chiesa. Dalla Lombardia e da altri luoghi concorse gran gente in aiuto di cadauna delle parti; ma più furono i combattenti di quella dei Doria e Spinoli: laonde dopo più di un mese della tragica scena di quei combattimenti, soccombendo i Grimaldi e Fieschi, si videro nel dì 7 di febbraio obbligati a cercar lo scampo colla fuga fuori della città. Furono appresso eletti capitani governatori di GenovaCorrado SpinolaeCorrado Doria, e cessò tutto il rumore. Ma per mare seguitò la guerra fra essi Genovesi e i Veneziani[Contin. Danduli, tom. 12 Rer. Ital.]. Azione nondimeno che meriti osservazione non accadde fra loro, se non che da Venezia furono spedite venticinque galee ben armate sotto il comando di Giovanni Soranzo, le quali ite a Caffa, città posseduta dai Genovesi nella Crimea, la presero e saccheggiarono, con bruciare alquante navi e galee d'essi nemici. Era divisa anche la città di Bergamo nelle fazioni de' Soardi e Coleoni[Corio, Istor. di Milano. Gualvaneus Flamma, Manip. Flor.]. Nel mese di marzo vennero queste alle mani, e i Coleoni ne furono scacciati. Rientrati poi questi nella città nel dì 6 di giugno, e rinforzati dai Rivoli e Bongi, costrinsero alla fuga i Soardi, di modo cheMatteo Visconterimase escluso affatto dal dominio di quella città. Di torri e di case ivi si fece allora un gran guasto. Nell'anno presenteGiovanni marchesedi Monferrato prese per moglieMargheritafigliuola diAmedeoconte di Savoia[Chron. Astense, tom. 11 Rer. Ital. Benvenuto da S. Giorgio, Istoria del Monferrato, tom. 23 Rer. Ital.]. Poi, fatta lega conManfredi marchesedi Saluzzo, ed unito un buon esercito, prese e mise a sacco la città d'Asti, con iscacciarne i Solari e gli altri del partito guelfo. In Toscana non si udì novità alcuna degna di conto, se non che, per attestatodi Tolomeo da Lucca[Ptolomaeus Lucens., Annal. brev., tom. 11 Rer. Ital.],Adolfo redei Romani inviò colà per suo vicario Giovanni da Caviglione. I Toscani, a' quali rincrescevano forte le visite di questi uffiziali cesarei, ricorsero a papaBonifazio VIII, perchè li liberasse da costui, esibendo ottanta mila fiorini di oro, quattordici mila de' quali toccarono per la sua rata al comune di Lucca. Il papa rimandò a casa sua questo vicario, contentandolo con dare il vescovato di Liegi ad un suo fratello, e mise nella borsa sua il danaro pagato dai buoni Toscani. Trovarono i Pisani in quest'anno un bel ripiego per farsi rispettare dai vicini nemici[Raynald., in Annal. Ecclesiast.], e fu quello di eleggere per podestà e governatore della loro città lo stesso Bonifazio papa, con assegnargli quattro mila lire annualmente per suo salario. Accettò benignamente il pontefice questo impiego, e, sciolti i Pisani dall'interdetto e dalle scomuniche, mandò colà per suo vicario Elia conte di Colle di Val d'Elsa. Richiamò esso papa dal governo della Romagna[Chron. Forolivien., tom. 22 Rer. Ital.]Guglielmo Durantevescovo, e colà inviò con titolo di conte Masino da Piperno, fratello diPietro cardinaledi Piperno. Entrò egli in quella provincia sul fine di settembre, e fece ritirare l'esercito di Maghinardo dall'assedio di Massa de' Lombardi.