MCCCCLXVIIAnno diCristoMCCCCLXVII. Indiz.XV.Paolo IIpapa 4.Federigo IIIimperadore 16.Saltò fuori in quest'anno una guerra inaspettata, che per buona fortuna non fu di lunga durata[Ammirati, Istor. di Firenze, lib. 23. Cronica di Bologna, tom. 18. Rer. Ital. Jacobus Papiensis, Comment., lib. 3.]. I fuorusciti fiorentini, ricche e potenti persone, s'erano in buona parte ridotti negli Stati della repubblica veneta. Fecero spezialmente capo aBartolomeo ColeoneBergamasco, generale allora delle milizie venete, e lo attizzarono a volere dar loro aiuto. Comunicò Bartolomeo le lor proposizioni al senato veneto, e queste non dispiacquero. Ma per mostrar di non rompere icapitoli della pace, fecero vista di licenziare Bartolomeo lor generale, e ch'egli, come da sè, volesse aiutare i fuorusciti fiorentini. Niuno non di meno v'era che non iscorgesse fatta d'ordine loro e coi lor danari la massa di gente che nei loro Stati andava facendo il Coleone, personaggio per questi tempi creduto uno de' più valorosi e sperti capitani di guerra. Con esso lui s'andarono ad unireAlessandro Sforzasignore di Pesaro, eCostanzosuo figliuolo colle lor brigate,Ercole d'Estefratello delduca Borso[Cronica di Ferrara, tom. 24 Rer. Ital.],Pino degli Ordelaffisignor di Forlì,MarcoeLionello de' Piisignori di Carpi,Galeotto Picosignor della Mirandola, ed altri capitani, che formarono un'armata di quasi quindici mila persone. Abbondava in questo secolo l'Italia di valenti condottieri d'armi. L'autore della Cronica di Bologna[Cronica di Bologna, tom. 18 Rer. Ital.]sotto il presente anno ci lasciò il catalogo dei più rinomati dal 1401 sino a questi giorni. Imperciocchè in uso era che i nobili più qualificati e potenti facessero e tenessero in piedi molte compagnie d'armati a cavallo e a piedi, per prendere poi servigio, dove tornava loro il conto, come venturieri.Astorre de' Manfredisignor di Faenza, dopo aver preso soldo dai Fiorentini, allettato dalle maggiori offerte dei Veneziani, alzò le loro bandiere. Ora i Fiorentini, che scoprirono tosto da chi veniva e dove tendeva questo temporale, si misero anch'essi sollecitamente in arnese; e fatta lega colre FerdinandoeGaleazzo Maria ducadi Milano, elessero per lor generale il prode conte d'Urbino Federigo, e lo spedirono colle lor genti in Romagna. Altra gente venne colà spedita dal re di Napoli, e sei mila combattenti mandò ad unirsi con loro Galeazzo Maria, e comparve egli stesso al campo. Non fidandosi i Fiorentini che questo giovinetto principe di cervello alquanto bizzarro non tirasse a far qualche saltopregiudiziale al lor saggio generale, mostrarono gran voglia di vederlo in Firenze, ed egli vi andò. In questo tempo essendo venuto col suo fiorito esercito Bartolomeo Coleone in Romagna, ed avendo occupate alcune poche castella dei Fiorentini, dacchè si vide all'incontro un pari esercito della lega, si ritirò sul Bolognese alla Molinella, e gli tennero dietro gli altri. Quivi poi nel dì 25 di luglio, festa di san Jacopo, vennero alle mani queste due armate, e la battaglia durò dalle sedici ore sino alla nera notte con gran valore d'entrambe le parti. A niuna d'esse toccò la vittoria; molti cavalli furono sbudellati, e morte o ferite più di mille persone. Fra gli ultimi si contòErcole Estense, che dopo aver più ore valorosamente combattuto, malamente ferito in un piede, stette poi gran tempo in pericolo della vita, ma, guarito che fu, rimase zoppo sino che visse.Niun'altra azion di rilievo fecero poi questi due eserciti, se non di divorare il distretto di Bologna, di Ravenna e di Faenza. Terminarono così tutte le bravure di Bartolomeo da Bergamo. Sdegnato dopo il suo ritorno da Firenze il duca Galeazzo Maria, perchè il conte d'Urbino non l'avesse aspettato al fatto d'armi, ed insieme affrettato daGuglielmo marchesedi Monferrato suo collegato, al quale in questi giorni avea mossa guerra Filippo fratello del duca di Savoia, se ne tornò con due mila cavalli a Milano. Ma fu ristorata in breve questa mancanza dall'arrivo d'Alfonso ducadi Calabria, primogenito delre Ferdinando, con molte squadre di genti d'armi. Si venne poi in chiaro che le mire de' Veneziani, se camminavano ben le faccende di Bartolomeo lor generale, erano di assalire il ducato di Milano[Jacobus Papiensis, Comment. Ammirati Istor. di Firenze. Corio, Istor. di Milano.]. A questo fine con ottanta mila ducati d'oro aveano indottoAmedeo ducadi Savoia ad inviarFilipposuo fratello, se crediamoa Cristoforo da Soldo[Cristoforo da Soldo, Istor. di Brescia, tom. 21 Rer. Ital.], con parecchie migliaia d'armati contra del marchese di Monferrato collegato del duca di Milano. Ma, interpostosi il re di Francia, seguì pace nel dì 14 di novembre fra essi duchi e il marchese. Presso Benvenuto da San Giorgio[Benvenuto da S. Giorgio, Istoria del Monferrato, tom. 23 Rer. Ital.]se ne legge lo strumento. Fecero anche i Veneziani nello stesso tempo rompere guerra ai Genovesi daUberto del Fiesco: con suo danno nondimeno, perchè gli furono tolte tutte le sue castella. IntantoBorso Estenseduca trattava forte di pace, e a Ferrara per questo andarono i deputati delle potenze guerreggianti. Passò il presente anno senza che si venisse a concordia. Vi pose poi le mani il papa, e, siccome dirò, la conchiuse egli nell'anno seguente. Si ridussero intanto le armate a' quartieri d'inverno, e niuno ebbe occasion di ridere, fuorchè i ladroni soldati, che si andarono a goder le fatiche delle loro unghie.
Saltò fuori in quest'anno una guerra inaspettata, che per buona fortuna non fu di lunga durata[Ammirati, Istor. di Firenze, lib. 23. Cronica di Bologna, tom. 18. Rer. Ital. Jacobus Papiensis, Comment., lib. 3.]. I fuorusciti fiorentini, ricche e potenti persone, s'erano in buona parte ridotti negli Stati della repubblica veneta. Fecero spezialmente capo aBartolomeo ColeoneBergamasco, generale allora delle milizie venete, e lo attizzarono a volere dar loro aiuto. Comunicò Bartolomeo le lor proposizioni al senato veneto, e queste non dispiacquero. Ma per mostrar di non rompere icapitoli della pace, fecero vista di licenziare Bartolomeo lor generale, e ch'egli, come da sè, volesse aiutare i fuorusciti fiorentini. Niuno non di meno v'era che non iscorgesse fatta d'ordine loro e coi lor danari la massa di gente che nei loro Stati andava facendo il Coleone, personaggio per questi tempi creduto uno de' più valorosi e sperti capitani di guerra. Con esso lui s'andarono ad unireAlessandro Sforzasignore di Pesaro, eCostanzosuo figliuolo colle lor brigate,Ercole d'Estefratello delduca Borso[Cronica di Ferrara, tom. 24 Rer. Ital.],Pino degli Ordelaffisignor di Forlì,MarcoeLionello de' Piisignori di Carpi,Galeotto Picosignor della Mirandola, ed altri capitani, che formarono un'armata di quasi quindici mila persone. Abbondava in questo secolo l'Italia di valenti condottieri d'armi. L'autore della Cronica di Bologna[Cronica di Bologna, tom. 18 Rer. Ital.]sotto il presente anno ci lasciò il catalogo dei più rinomati dal 1401 sino a questi giorni. Imperciocchè in uso era che i nobili più qualificati e potenti facessero e tenessero in piedi molte compagnie d'armati a cavallo e a piedi, per prendere poi servigio, dove tornava loro il conto, come venturieri.Astorre de' Manfredisignor di Faenza, dopo aver preso soldo dai Fiorentini, allettato dalle maggiori offerte dei Veneziani, alzò le loro bandiere. Ora i Fiorentini, che scoprirono tosto da chi veniva e dove tendeva questo temporale, si misero anch'essi sollecitamente in arnese; e fatta lega colre FerdinandoeGaleazzo Maria ducadi Milano, elessero per lor generale il prode conte d'Urbino Federigo, e lo spedirono colle lor genti in Romagna. Altra gente venne colà spedita dal re di Napoli, e sei mila combattenti mandò ad unirsi con loro Galeazzo Maria, e comparve egli stesso al campo. Non fidandosi i Fiorentini che questo giovinetto principe di cervello alquanto bizzarro non tirasse a far qualche saltopregiudiziale al lor saggio generale, mostrarono gran voglia di vederlo in Firenze, ed egli vi andò. In questo tempo essendo venuto col suo fiorito esercito Bartolomeo Coleone in Romagna, ed avendo occupate alcune poche castella dei Fiorentini, dacchè si vide all'incontro un pari esercito della lega, si ritirò sul Bolognese alla Molinella, e gli tennero dietro gli altri. Quivi poi nel dì 25 di luglio, festa di san Jacopo, vennero alle mani queste due armate, e la battaglia durò dalle sedici ore sino alla nera notte con gran valore d'entrambe le parti. A niuna d'esse toccò la vittoria; molti cavalli furono sbudellati, e morte o ferite più di mille persone. Fra gli ultimi si contòErcole Estense, che dopo aver più ore valorosamente combattuto, malamente ferito in un piede, stette poi gran tempo in pericolo della vita, ma, guarito che fu, rimase zoppo sino che visse.
Niun'altra azion di rilievo fecero poi questi due eserciti, se non di divorare il distretto di Bologna, di Ravenna e di Faenza. Terminarono così tutte le bravure di Bartolomeo da Bergamo. Sdegnato dopo il suo ritorno da Firenze il duca Galeazzo Maria, perchè il conte d'Urbino non l'avesse aspettato al fatto d'armi, ed insieme affrettato daGuglielmo marchesedi Monferrato suo collegato, al quale in questi giorni avea mossa guerra Filippo fratello del duca di Savoia, se ne tornò con due mila cavalli a Milano. Ma fu ristorata in breve questa mancanza dall'arrivo d'Alfonso ducadi Calabria, primogenito delre Ferdinando, con molte squadre di genti d'armi. Si venne poi in chiaro che le mire de' Veneziani, se camminavano ben le faccende di Bartolomeo lor generale, erano di assalire il ducato di Milano[Jacobus Papiensis, Comment. Ammirati Istor. di Firenze. Corio, Istor. di Milano.]. A questo fine con ottanta mila ducati d'oro aveano indottoAmedeo ducadi Savoia ad inviarFilipposuo fratello, se crediamoa Cristoforo da Soldo[Cristoforo da Soldo, Istor. di Brescia, tom. 21 Rer. Ital.], con parecchie migliaia d'armati contra del marchese di Monferrato collegato del duca di Milano. Ma, interpostosi il re di Francia, seguì pace nel dì 14 di novembre fra essi duchi e il marchese. Presso Benvenuto da San Giorgio[Benvenuto da S. Giorgio, Istoria del Monferrato, tom. 23 Rer. Ital.]se ne legge lo strumento. Fecero anche i Veneziani nello stesso tempo rompere guerra ai Genovesi daUberto del Fiesco: con suo danno nondimeno, perchè gli furono tolte tutte le sue castella. IntantoBorso Estenseduca trattava forte di pace, e a Ferrara per questo andarono i deputati delle potenze guerreggianti. Passò il presente anno senza che si venisse a concordia. Vi pose poi le mani il papa, e, siccome dirò, la conchiuse egli nell'anno seguente. Si ridussero intanto le armate a' quartieri d'inverno, e niuno ebbe occasion di ridere, fuorchè i ladroni soldati, che si andarono a goder le fatiche delle loro unghie.