MCCCCXCVIIAnno diCristoMCCCCXCVII. Indiz.XV.AlessandroVI papa 6.MassimilianoI re de' Rom. 5.In quest'anno mandò Iddio de' buoni ricordi apapa Alessandro, de' quali nondimeno egli punto non seppe profittare[Guicciardini, Istoria d'Italia, lib. 1.]. Era egli vicino ad ingoiare il resto delle terre degli Orsini, per farne poi il sospirato regalo a' proprii figliuoli; avea ancora l'esercito suo, sotto il comando diGuidobaldo ducad'Urbino e delduca di Gandiasuo figlio, posto l'assedio a Bracciano. Non solamente convenne loro ritirarsi di là, ma si venne anche a battaglia nel dì 24 di gennaio colla picciola armata diCarlo Orsino, che unito aBartolomeo d'Alviano, giovane di grande espettazione pel suo valore, e conVitellozzo Vitellida Città di Castello, capitano accorto, s'affacciò all'esercito pontificio fra Bassano e Soriano. Per più ore ferocemente si combattè, e restò infine sbaragliata l'oste del papa, prigione lo stesso duca d'Urbino, ferito leggermente il duca di Gandia. Questa percossa fece calar lo spirito guerriero al papa, e l'indusse ad ascoltar volentieri chi parlò di pace. Seguì essa fra poco, e gli Orsini ricuperarono le lor terre, andando a terra tutti i castelli in aria che il pontefice avea dianzi formato. Venne dipoi per la quaresima a RomaConsalvo Fernandez, ricevuto con distinti onori, per avere ricuperato Ostia alla Chiesa, ed anche pel grado suo. Ma perchè Alessandro gli fece alcune doglianze delre Cattolico[Raynaldus, Annal. Eccles.], Consalvo gli lavò ben bene il capo senza sapone, ricordandogli le obbligazioni ch'avea la sua casa alla real d'Aragona, e toccando la scandalosa vita di lui medesimo, troppo bisognava di riforma: al che il papa non seppe che rispondere. Ma perchè gli era andato fallito il colpo di accomodare il figliuolo suo primogenitoGiovanni ducadi Gandia colle terre degli Orsini,si rivolse ad un altro partito, cioè a quello di arricchirlo col patrimonio della Chiesa[Burchardus, in Diar.]. Pertanto nel dì 7 di giugno eresse la città di Benevento in ducato, e di quella e insieme delle contee di Terracina e di Pontecorvo investì il suddetto suo figliuolo. A riserva delcardinal Piccolomini, ch'ebbe il coraggio nel concistoro di opporsi a questo scialacquamento degli Stati pontificii, tutti gli altri cardinali consentirono ed applaudirono, per aver poi favorevole il papa al conseguimento di nuovi benefizii, commende e vescovati. Ma che? nel dì 14 di giugno, dopo una lauta cena fatta da esso duca e daCesare cardinalsuo fratello allaVannozzalor madre, ilduca di Gandia, giovine dissoluto e perduto in amorazzi, nella notte a cavallo con un solo staffiere andò per solazzarsi non si sa in qual casa. Fu egli in quella notte ucciso; il corpo suo gittato nel Tevere; e ritrovato fra pochi dì, accertò ognuno di quella tragedia. Non si seppero già gli autori dell'omicidio; ma comunemente fu creduto cheCesare cardinaleper gelosia, o per altri motivi della smoderata sua ambizione, sperando, come infatti avvenne, di divenir egli solo arbitro del papa e del papato, arrivasse a questo eccesso di crudeltà. Era egli infatti capace di tutto. Si afflisse indicibilmente, farneticò ed ebbe ad impazzire il pontefice per questo funestissimo colpo; e riconoscendola infine dalla mano di Dio, proruppe nelle più belle promesse di emendar sè stesso, e di riformar la Chiesa di Dio: promesse nondimeno che il vento in breve si portò via. Avvenne finalmente, che nati in questi tempi alcuni disgusti fraLugrezia Borgiasua figliuola eGiovanni Sforzasignore di Pesaro suo consorte, essa da lui si ritirò: il papa dipoi per cagioni note a sè solo disciolse quel matrimonio. Corse pericolo lo Sforza di perdere in tal congiuntura Pesaro; ma, dichiaratisi per lui i Veneziani, cessò il pericolo.Prima della morte del fratello s'era già preparato ilcardinal Valentinoalla sua legazione, siccome destinato dal pontefice suo padre, per portarsi a coronare il nuovo re di Napolidon Federigo. Dappoichè fu assicurato che non più vivea suo fratello, cavalcò con ismisurata magnificenza a Capoa, ed ivi diede la corona ad esso re Federigo, il quale nel presente anno attese a ristorare il desolato suo regno; a schiantare gli assassini e malandrini che dappertutto commetteano incredibili danni ed omicidii; e a dare non meno buon ordine agli affari pubblici, che pace ai popoli, con riceverne il premio di mille benedizioni. Tuttavia restavano in quel regno alcuni baroni pregni d'odio contro la casa d'Aragona, e convenne al re di far loro la guerra, con restare specialmente abbattuto ilprincipe di Salerno. Ma intanto non cessava la discordia in Toscana per cagion di Pisa[Guicciardini, Istoria d'Italia. Ammirati, Istoria di Firenze. Nardi, Ist. di Firenze.]. AnchePietro de Medici, saputo ch'ebbe trovarsi Firenze involta in calamità per un'atroce carestia, ed essere entrati in reggimento alcuni antichi amici della sua casa, tentò di ritornar nella patria. Venne con gran copia d'armati sino alle porte di Firenze, ma non udendo alcun movimento favorevole a lui nella città, più che di fretta se ne ritornò indietro. In Milano[Corio, Ist. di Milano. Diar. di Ferrara, tom. 24 Rer. Ital.]nel dì 2 di gennaio morì di partoBeatrice Estensemoglie delduca LodovicoSforza; del che si mostrò egli inconsolabile, e con grande sfoggio di funerali e limosine onorò la di lei memoria. Furono novità nel Genovesato, perchèGiuliano dalla Roverecardinale, tutto allora dei Franzesi, eBattistino da Campofregosocon molti armati andarono verso di Savona, patria d'esso cardinale, sperando d'insignorirsene[Navagero, Istor. Veneta, tom. 24 Rer. Italic.]. Nulla venne lor fatto per le buone precauzioniprese dai Genovesi e dal duca di Milano. AncheGian-Giacomo Trivulzioco' Franzesi usciti d'Asti infestò lo Stato di Milano; ma sovvenuto il duca da' Veneziani, rendè inutili i di lui sforzi. Poco potè godere di sua fortunaFilippo ducadi Savoia; imperciocchè nel dì 7 di novembre terminò la carriera del suo vivere. A lui succedetteFiliberto IIsuo primogenito in età di diecisette anni. Così scrivo io, fidato nell'autorità del Guichenone[Guichenon, Hist. de la Maison de Savoye.]. Ma Jacopo Filippo da Bergamo, storico che in questi tempi fioriva, mette nel marzo dell'anno presente il principio del governo ducale d'esso Filippo, soggiugnendo dipoi ch'eglinecdum plene duobus annis regnavit: lo che meriterebbe riflessione, se il Guicciardino non sostenesse il racconto del Guichenone. Avea finquìErcole ducadi Ferrara tenuto in deposito il castelletto di Genova: lo restituì nell'anno presente a dì 11 di novembre aLodovico Sforzaduca di Milano con somma di lui consolazione. Non potè egli far di meno: tante furono le istanze ed anche minacce de' Veneziani e di Lodovico per disbrogliare Genova; e le ragioni del duca Ercole alla corte di Francia furono credute legittime.
In quest'anno mandò Iddio de' buoni ricordi apapa Alessandro, de' quali nondimeno egli punto non seppe profittare[Guicciardini, Istoria d'Italia, lib. 1.]. Era egli vicino ad ingoiare il resto delle terre degli Orsini, per farne poi il sospirato regalo a' proprii figliuoli; avea ancora l'esercito suo, sotto il comando diGuidobaldo ducad'Urbino e delduca di Gandiasuo figlio, posto l'assedio a Bracciano. Non solamente convenne loro ritirarsi di là, ma si venne anche a battaglia nel dì 24 di gennaio colla picciola armata diCarlo Orsino, che unito aBartolomeo d'Alviano, giovane di grande espettazione pel suo valore, e conVitellozzo Vitellida Città di Castello, capitano accorto, s'affacciò all'esercito pontificio fra Bassano e Soriano. Per più ore ferocemente si combattè, e restò infine sbaragliata l'oste del papa, prigione lo stesso duca d'Urbino, ferito leggermente il duca di Gandia. Questa percossa fece calar lo spirito guerriero al papa, e l'indusse ad ascoltar volentieri chi parlò di pace. Seguì essa fra poco, e gli Orsini ricuperarono le lor terre, andando a terra tutti i castelli in aria che il pontefice avea dianzi formato. Venne dipoi per la quaresima a RomaConsalvo Fernandez, ricevuto con distinti onori, per avere ricuperato Ostia alla Chiesa, ed anche pel grado suo. Ma perchè Alessandro gli fece alcune doglianze delre Cattolico[Raynaldus, Annal. Eccles.], Consalvo gli lavò ben bene il capo senza sapone, ricordandogli le obbligazioni ch'avea la sua casa alla real d'Aragona, e toccando la scandalosa vita di lui medesimo, troppo bisognava di riforma: al che il papa non seppe che rispondere. Ma perchè gli era andato fallito il colpo di accomodare il figliuolo suo primogenitoGiovanni ducadi Gandia colle terre degli Orsini,si rivolse ad un altro partito, cioè a quello di arricchirlo col patrimonio della Chiesa[Burchardus, in Diar.]. Pertanto nel dì 7 di giugno eresse la città di Benevento in ducato, e di quella e insieme delle contee di Terracina e di Pontecorvo investì il suddetto suo figliuolo. A riserva delcardinal Piccolomini, ch'ebbe il coraggio nel concistoro di opporsi a questo scialacquamento degli Stati pontificii, tutti gli altri cardinali consentirono ed applaudirono, per aver poi favorevole il papa al conseguimento di nuovi benefizii, commende e vescovati. Ma che? nel dì 14 di giugno, dopo una lauta cena fatta da esso duca e daCesare cardinalsuo fratello allaVannozzalor madre, ilduca di Gandia, giovine dissoluto e perduto in amorazzi, nella notte a cavallo con un solo staffiere andò per solazzarsi non si sa in qual casa. Fu egli in quella notte ucciso; il corpo suo gittato nel Tevere; e ritrovato fra pochi dì, accertò ognuno di quella tragedia. Non si seppero già gli autori dell'omicidio; ma comunemente fu creduto cheCesare cardinaleper gelosia, o per altri motivi della smoderata sua ambizione, sperando, come infatti avvenne, di divenir egli solo arbitro del papa e del papato, arrivasse a questo eccesso di crudeltà. Era egli infatti capace di tutto. Si afflisse indicibilmente, farneticò ed ebbe ad impazzire il pontefice per questo funestissimo colpo; e riconoscendola infine dalla mano di Dio, proruppe nelle più belle promesse di emendar sè stesso, e di riformar la Chiesa di Dio: promesse nondimeno che il vento in breve si portò via. Avvenne finalmente, che nati in questi tempi alcuni disgusti fraLugrezia Borgiasua figliuola eGiovanni Sforzasignore di Pesaro suo consorte, essa da lui si ritirò: il papa dipoi per cagioni note a sè solo disciolse quel matrimonio. Corse pericolo lo Sforza di perdere in tal congiuntura Pesaro; ma, dichiaratisi per lui i Veneziani, cessò il pericolo.
Prima della morte del fratello s'era già preparato ilcardinal Valentinoalla sua legazione, siccome destinato dal pontefice suo padre, per portarsi a coronare il nuovo re di Napolidon Federigo. Dappoichè fu assicurato che non più vivea suo fratello, cavalcò con ismisurata magnificenza a Capoa, ed ivi diede la corona ad esso re Federigo, il quale nel presente anno attese a ristorare il desolato suo regno; a schiantare gli assassini e malandrini che dappertutto commetteano incredibili danni ed omicidii; e a dare non meno buon ordine agli affari pubblici, che pace ai popoli, con riceverne il premio di mille benedizioni. Tuttavia restavano in quel regno alcuni baroni pregni d'odio contro la casa d'Aragona, e convenne al re di far loro la guerra, con restare specialmente abbattuto ilprincipe di Salerno. Ma intanto non cessava la discordia in Toscana per cagion di Pisa[Guicciardini, Istoria d'Italia. Ammirati, Istoria di Firenze. Nardi, Ist. di Firenze.]. AnchePietro de Medici, saputo ch'ebbe trovarsi Firenze involta in calamità per un'atroce carestia, ed essere entrati in reggimento alcuni antichi amici della sua casa, tentò di ritornar nella patria. Venne con gran copia d'armati sino alle porte di Firenze, ma non udendo alcun movimento favorevole a lui nella città, più che di fretta se ne ritornò indietro. In Milano[Corio, Ist. di Milano. Diar. di Ferrara, tom. 24 Rer. Ital.]nel dì 2 di gennaio morì di partoBeatrice Estensemoglie delduca LodovicoSforza; del che si mostrò egli inconsolabile, e con grande sfoggio di funerali e limosine onorò la di lei memoria. Furono novità nel Genovesato, perchèGiuliano dalla Roverecardinale, tutto allora dei Franzesi, eBattistino da Campofregosocon molti armati andarono verso di Savona, patria d'esso cardinale, sperando d'insignorirsene[Navagero, Istor. Veneta, tom. 24 Rer. Italic.]. Nulla venne lor fatto per le buone precauzioniprese dai Genovesi e dal duca di Milano. AncheGian-Giacomo Trivulzioco' Franzesi usciti d'Asti infestò lo Stato di Milano; ma sovvenuto il duca da' Veneziani, rendè inutili i di lui sforzi. Poco potè godere di sua fortunaFilippo ducadi Savoia; imperciocchè nel dì 7 di novembre terminò la carriera del suo vivere. A lui succedetteFiliberto IIsuo primogenito in età di diecisette anni. Così scrivo io, fidato nell'autorità del Guichenone[Guichenon, Hist. de la Maison de Savoye.]. Ma Jacopo Filippo da Bergamo, storico che in questi tempi fioriva, mette nel marzo dell'anno presente il principio del governo ducale d'esso Filippo, soggiugnendo dipoi ch'eglinecdum plene duobus annis regnavit: lo che meriterebbe riflessione, se il Guicciardino non sostenesse il racconto del Guichenone. Avea finquìErcole ducadi Ferrara tenuto in deposito il castelletto di Genova: lo restituì nell'anno presente a dì 11 di novembre aLodovico Sforzaduca di Milano con somma di lui consolazione. Non potè egli far di meno: tante furono le istanze ed anche minacce de' Veneziani e di Lodovico per disbrogliare Genova; e le ragioni del duca Ercole alla corte di Francia furono credute legittime.