MDCLIAnno diCristoMDCLI. IndizioneIV.InnocenzoX papa 8.FerdinandoIII imperad. 14.Era tuttavia vivente l'imperadrice vedovaLeonora Gonzaga, già sorella diFrancesco FerdinandoeVincenzoduchi di Mantova. Essendochè il regnante AugustoFerdinando IIIavea risoluto di passare alle terze nozze, cotanto ella si adoperò, che portò al trono imperiale un'altraLeonora Gonzaga, cioè la sorella del regnante duca di MantovaCarlo II. Nel marzo del presente anno s'incamminò essa alla volta di Vienna, accompagnata dalladuchessa Mariasua madre, dalfratello ducae dalla cognataIsabella Chiara, d'Austria.Divenne poi questa principessa generosa protettrice degl'Italiani in quella corte. Gran pregio fu della casa Gonzaga l'avere in questi tempi due imperadrici e una regina di Polonia viventi, se non che l'ultimo parentado le costò ben caro, per aver dovuto impiegar buona parte di quanto le restava in Francia di Stati, per costituire una pinguissima dote ad essa regina di Polonia. Qualche tentativo fece in quest'anno ilmarchese di Caracenagovernator di Milano. Dopo aver presa Castigliola nel territorio d'Asti, e demolite le sue fortificazioni, lasciandosi indietro l'altre piazze, con somma sollecitudine s'inoltrò fino a Moncalieri, tre miglia lungi da Torino. Per questa novità gravi sospetti insorsero in mente delprincipe Tommasoe de' Franzesi, padroni della cittadella di Torino, che passasse qualche intelligenza fra gli Spagnuoli e madama reale, per mettere l'assedio alla medesima cittadella. Ma ad altro non tendevano le mire del Caracena che a tirar la duchessa a qualche accomodamento: dal che si mostrò ella troppo aliena. Essendo intanto pervenuto qualche soccorso di gente ai Franzesi, smontato esso marchese da' suoi alti pensieri, tornò a cercar la quiete nello Stato di Milano. Prosperamente camminarono in questo anno gli affari della veneta repubblica nella guerra di Candia. Nel dì 22 di giugno uscì pomposamente in mare l'armata turchesca, composta di settantatrè galee sottili, di sei maone, di cinquantatrè grosse navi e di altri legni minori. Fra le isole di Santorini e Scio s'incontrò colla veneta armata, la quale, quantunque inferiore di numero di legni, pur superiore di coraggio, si accinse alla battaglia, e da lì a poco l'attaccò. Ma era tardi, e sopraggiunta la notte, divise il conflitto. Nel giorno seguente si trovarono di nuovo a fronte le due nemiche armate, e si ripigliò il terribile combattimento. La vittoria si dichiarò in fine per li Veneziani, essendo stati costretti i Turchi a ritirarsi. Presero i vincitori cinquegrossi vascelli barbareschi, tre altri turcheschi, con una maona e colla nave capitana del rinegato bassà della Morea. Cinquecento furono i prigioni; degli estinti dal ferro e dal mare non si potè sapere il numero. Fu anche dipoi da essi Veneti messa a sacco l'isola di Leria, e incendiate molte navi turchesche da carico. Non cessava intanto lo ambasciadore di Francia in Costantinopoli di far proposizioni di pace, ma sempre indarno, pretendendo pertinacemente la Porta che la comperassero i Veneti colla cessione di Candia. Accrebbe in quest'anno ilpontefice Innocenzo Xun insigne ornamento alla mirabil città di Roma, coll'avere disotterrato ed inalzato in piazza Navona un nobilissimo obelisco, ossia guglia, già trasportata dall'Egitto a Roma daAntonino CaracallaAugusto. Sopra una gran base, che ha figura di uno scoglio, ornato di belle statue, da cui scaturiscono quattro copiose fontane, fu riposto quel prezioso monumento della più rimota antichità, ed altri ornamenti si videro aggiunti alla medesima piazza.
Era tuttavia vivente l'imperadrice vedovaLeonora Gonzaga, già sorella diFrancesco FerdinandoeVincenzoduchi di Mantova. Essendochè il regnante AugustoFerdinando IIIavea risoluto di passare alle terze nozze, cotanto ella si adoperò, che portò al trono imperiale un'altraLeonora Gonzaga, cioè la sorella del regnante duca di MantovaCarlo II. Nel marzo del presente anno s'incamminò essa alla volta di Vienna, accompagnata dalladuchessa Mariasua madre, dalfratello ducae dalla cognataIsabella Chiara, d'Austria.Divenne poi questa principessa generosa protettrice degl'Italiani in quella corte. Gran pregio fu della casa Gonzaga l'avere in questi tempi due imperadrici e una regina di Polonia viventi, se non che l'ultimo parentado le costò ben caro, per aver dovuto impiegar buona parte di quanto le restava in Francia di Stati, per costituire una pinguissima dote ad essa regina di Polonia. Qualche tentativo fece in quest'anno ilmarchese di Caracenagovernator di Milano. Dopo aver presa Castigliola nel territorio d'Asti, e demolite le sue fortificazioni, lasciandosi indietro l'altre piazze, con somma sollecitudine s'inoltrò fino a Moncalieri, tre miglia lungi da Torino. Per questa novità gravi sospetti insorsero in mente delprincipe Tommasoe de' Franzesi, padroni della cittadella di Torino, che passasse qualche intelligenza fra gli Spagnuoli e madama reale, per mettere l'assedio alla medesima cittadella. Ma ad altro non tendevano le mire del Caracena che a tirar la duchessa a qualche accomodamento: dal che si mostrò ella troppo aliena. Essendo intanto pervenuto qualche soccorso di gente ai Franzesi, smontato esso marchese da' suoi alti pensieri, tornò a cercar la quiete nello Stato di Milano. Prosperamente camminarono in questo anno gli affari della veneta repubblica nella guerra di Candia. Nel dì 22 di giugno uscì pomposamente in mare l'armata turchesca, composta di settantatrè galee sottili, di sei maone, di cinquantatrè grosse navi e di altri legni minori. Fra le isole di Santorini e Scio s'incontrò colla veneta armata, la quale, quantunque inferiore di numero di legni, pur superiore di coraggio, si accinse alla battaglia, e da lì a poco l'attaccò. Ma era tardi, e sopraggiunta la notte, divise il conflitto. Nel giorno seguente si trovarono di nuovo a fronte le due nemiche armate, e si ripigliò il terribile combattimento. La vittoria si dichiarò in fine per li Veneziani, essendo stati costretti i Turchi a ritirarsi. Presero i vincitori cinquegrossi vascelli barbareschi, tre altri turcheschi, con una maona e colla nave capitana del rinegato bassà della Morea. Cinquecento furono i prigioni; degli estinti dal ferro e dal mare non si potè sapere il numero. Fu anche dipoi da essi Veneti messa a sacco l'isola di Leria, e incendiate molte navi turchesche da carico. Non cessava intanto lo ambasciadore di Francia in Costantinopoli di far proposizioni di pace, ma sempre indarno, pretendendo pertinacemente la Porta che la comperassero i Veneti colla cessione di Candia. Accrebbe in quest'anno ilpontefice Innocenzo Xun insigne ornamento alla mirabil città di Roma, coll'avere disotterrato ed inalzato in piazza Navona un nobilissimo obelisco, ossia guglia, già trasportata dall'Egitto a Roma daAntonino CaracallaAugusto. Sopra una gran base, che ha figura di uno scoglio, ornato di belle statue, da cui scaturiscono quattro copiose fontane, fu riposto quel prezioso monumento della più rimota antichità, ed altri ornamenti si videro aggiunti alla medesima piazza.