MDCLIII

MDCLIIIAnno diCristoMDCLIII. IndizioneVI.InnocenzoX papa 10.FerdinandoIII imperad. 16.Nella storia ecclesiastica celebre riuscì l'anno presente per la solenne condanna fatta, nel dì 31 di maggio, dapapa Innocenzo Xdelle cinque proposizioni diCornelio Gianseniovescovo d'Ipri, accettata festosamente dai vescovi di Francia. Sì giusta fu la sentenza pontificia, sì chiara intorno a questi punti è la dottrina della Chiesa cattolica, che non osarono già i seguaci e fautori del Giansenio di mettersi a cozzare coll'autorità della Sede apostolica intorno a tal decreto; ma cangiarono batteria, pretendendo che le condannate proposizioni non esistessero nelle opere del suddetto Giansenio, morto in comunione della Chiesa. E qui ebbe principio una sedizione d'ingegni, che tante scene ha poi dato alla Chiesa di Dio, e che ora palese, ora occulta si mantien viva e pertinace tuttavia in chi, gloriandosi di essere fedel discepolo di Sant'Agostino, si abusa del suo nome per sostener dogmi riprovati dalla Chiesa di Dio. La prosperità, dell'armi spagnuole in Italia cagion fu che i Franzesi, per timore che il duca di SavoiaCarloEmmanuelenon si gittasse anch'egli loro in braccio, addolcirono quella corte, con cederle il possesso della fortezza di Verrua; ed altri aggiungono anche della cittadella d'Asti, occupata fin qui dalle lor armi. Alcune picciole fazioni militari si fecero dipoi tra i Franzesi ingrossati e l'esercito spagnuolo: saccheggiarono i Piemontesi sul principio di quest'anno il borgo di Sesia e poscia Serravalle; ma infine si ritirarono tutti ai lor quartieri, risparmiando il sangue a miglior uso.Senza azione alcuna degna di osservazione passò ancora la presente campagna in Levante e in Dalmazia, quantunque la guerra turchesca durasse coi Veneziani, i quali con tutto il loro sforzo mai non mandavano tal nerbo di gente in soccorso di Candia che i lor generali potessero tentar grandi imprese. Trovavasi anche sola in questo cimento la repubblica, giacchè l'imperadore e la Polonia si studiavano di star in pace col nemico comune. Miracolo perciò era che non andassero sempre più peggiorando gl'interessi de' Veneti, troppo picciolo riuscendo al bisogno loro il soccorso delle galee del papa e di Malta. In questi tempi il duca di MantovaCarlo IIsostenuto dalla protezione dellaimperadrice Leonorasua sorella, e già tutto dichiarato del partito degli Spagnuoli, ottenne di essere creato vicario imperiale in Italia: novità che servì a far crescere i disgusti fra lui e la real casa di Savoia, a cui già dai precedenti Augusti era stata conferita cotal dignità. Nè si dee tacere che per le gravissime turbolenze intestine della Francia era decaduto da qualche tempo in Italia il credito e il potere dei Franzesi. Cominciarono in quest'anno a cambiar faccia gli affari, coll'essere gloriosamente ritornato dopo l'esilio, dopo tanti oltraggi, ilcardinal Mazzarinoa Parigi, dove ripigliò la primiera autorità presso ilre Luigi XIVe si diede a rimettere in buon sesto lo sfasciato regno, e a tessere delle tele anche in Italia per reprimere gli Spagnuoli. Arrivò egli inquest'anno a stabilire il matrimonio di madamigellaAnna Maria Martonozzisua nipote conArmanno principe di Contì, fratello del Condè, cioè del gran promotore di quelle guerre civili. Col mischiare il suo col sangue reale di Francia si aprì egli la strada ad un'altra alleanza colla nobilissima casa d'Este, siccome diremo. Maritò ancora in varii tempi altre sue nipoti di casa Mancini conLodovico duca di Vandomo, colprincipe Eugenio di Savoiaconte di Soissons, colcontestabile Colonnae colduca di Buglione. Ecco ciò che sa fare il senno colla fortuna congiunto.

Nella storia ecclesiastica celebre riuscì l'anno presente per la solenne condanna fatta, nel dì 31 di maggio, dapapa Innocenzo Xdelle cinque proposizioni diCornelio Gianseniovescovo d'Ipri, accettata festosamente dai vescovi di Francia. Sì giusta fu la sentenza pontificia, sì chiara intorno a questi punti è la dottrina della Chiesa cattolica, che non osarono già i seguaci e fautori del Giansenio di mettersi a cozzare coll'autorità della Sede apostolica intorno a tal decreto; ma cangiarono batteria, pretendendo che le condannate proposizioni non esistessero nelle opere del suddetto Giansenio, morto in comunione della Chiesa. E qui ebbe principio una sedizione d'ingegni, che tante scene ha poi dato alla Chiesa di Dio, e che ora palese, ora occulta si mantien viva e pertinace tuttavia in chi, gloriandosi di essere fedel discepolo di Sant'Agostino, si abusa del suo nome per sostener dogmi riprovati dalla Chiesa di Dio. La prosperità, dell'armi spagnuole in Italia cagion fu che i Franzesi, per timore che il duca di SavoiaCarloEmmanuelenon si gittasse anch'egli loro in braccio, addolcirono quella corte, con cederle il possesso della fortezza di Verrua; ed altri aggiungono anche della cittadella d'Asti, occupata fin qui dalle lor armi. Alcune picciole fazioni militari si fecero dipoi tra i Franzesi ingrossati e l'esercito spagnuolo: saccheggiarono i Piemontesi sul principio di quest'anno il borgo di Sesia e poscia Serravalle; ma infine si ritirarono tutti ai lor quartieri, risparmiando il sangue a miglior uso.

Senza azione alcuna degna di osservazione passò ancora la presente campagna in Levante e in Dalmazia, quantunque la guerra turchesca durasse coi Veneziani, i quali con tutto il loro sforzo mai non mandavano tal nerbo di gente in soccorso di Candia che i lor generali potessero tentar grandi imprese. Trovavasi anche sola in questo cimento la repubblica, giacchè l'imperadore e la Polonia si studiavano di star in pace col nemico comune. Miracolo perciò era che non andassero sempre più peggiorando gl'interessi de' Veneti, troppo picciolo riuscendo al bisogno loro il soccorso delle galee del papa e di Malta. In questi tempi il duca di MantovaCarlo IIsostenuto dalla protezione dellaimperadrice Leonorasua sorella, e già tutto dichiarato del partito degli Spagnuoli, ottenne di essere creato vicario imperiale in Italia: novità che servì a far crescere i disgusti fra lui e la real casa di Savoia, a cui già dai precedenti Augusti era stata conferita cotal dignità. Nè si dee tacere che per le gravissime turbolenze intestine della Francia era decaduto da qualche tempo in Italia il credito e il potere dei Franzesi. Cominciarono in quest'anno a cambiar faccia gli affari, coll'essere gloriosamente ritornato dopo l'esilio, dopo tanti oltraggi, ilcardinal Mazzarinoa Parigi, dove ripigliò la primiera autorità presso ilre Luigi XIVe si diede a rimettere in buon sesto lo sfasciato regno, e a tessere delle tele anche in Italia per reprimere gli Spagnuoli. Arrivò egli inquest'anno a stabilire il matrimonio di madamigellaAnna Maria Martonozzisua nipote conArmanno principe di Contì, fratello del Condè, cioè del gran promotore di quelle guerre civili. Col mischiare il suo col sangue reale di Francia si aprì egli la strada ad un'altra alleanza colla nobilissima casa d'Este, siccome diremo. Maritò ancora in varii tempi altre sue nipoti di casa Mancini conLodovico duca di Vandomo, colprincipe Eugenio di Savoiaconte di Soissons, colcontestabile Colonnae colduca di Buglione. Ecco ciò che sa fare il senno colla fortuna congiunto.


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