MDCLXXIIAnno diCristoMDCLXXII. IndizioneX.Clemente Xpapa 3.Leopoldoimperadore 15.Pieno d'umiltà il buon ponteficeClemente IXavea ordinato un ignobil sepolcro al corpo suo.Clemente Xesercitò la sua gratitudine verso del defunto benefattore con ergergli ancora una suntuosa memoria nell'anno presente. Inoltre pose la prima pietra per un insigneristoramento ed ornamento alla basilica Liberiana, ossia a Santa Maria Maggiore, che fu condotto alla sua perfezione nel seguente anno. In auge grande di felicità si trovavano gli Olandesi in questi tempi. Affidati nella lor lega coll'Inghilterra e colla Svezia, si vantavano di aver fatto paura al re di FranciaLuigi XIVnella precedente guerra da lui mossa alla Spagna; ed avendo alterato il commercio coi Franzesi, parlavano alto alle occasioni. Il re Cristianissimo, che non solo avidamente aspettava, ma cercava col moccolino le occasioni di farsi rispettare, di accrescere la sua gloria e di far nuove conquiste, non lasciò cader questa per terra. Tante segrete ruote seppe maneggiare lo industrioso e liberal suo gabinetto, che gli riuscì di staccar la Svezia e l'Inghilterra dalla lega colle Provincie Unite, e di stabilir anche una forte alleanza conCarlo IIre britannico contra delle medesime. Dormivano i lor sonni gli Olandesi, quando sul principio d'aprile il re di Francia e d'Inghilterra dichiararono la guerra all'Olanda; e il primo passò con potente esercito a' suoi danni. Presero i Franzesi in sei giorni le prime quattro piazze di frontiera. Fu poi considerato come azione veramente mirabile l'avere la cavalleria franzese valicato il vasto fiume del Reno in faccia ai nemici, che fecero ben qualche resistenza, ma in fine, atterriti da tanto ardire, si diedero alla fuga. In cinque settimane ridusse il vittorioso re più di quaranta piazze alla sua ubbidienza; commosse ancora l'elettor di Colonia e il vescovo di Munster contro gli stessi Olandesi, la fortuna de' quali parea omai ridotta agli estremi, se la città d'Amsterdam, col rompere le dighe ed allagar le campagne, non fermava il rapido corso del valore e della fortuna franzese. Di altro non si parlava allora per tutta Italia che di sì strepitosi avvenimenti; e se ne parlava con piacere, per la speranza che di tali acquisti avesse a profittar la religion cattolica, e fu infatti inviato un vescovocattolico alla già presa città d'Utrect. Ma si trovò vicina anche l'Italia a veder crescere un acceso fuoco di guerra fraCarlo Emmanuele II ducadi Savoia e larepubblica di Genova.Passano per eredità gli odii di quei confinanti fra loro. Ma si aggiunse a muovere il duca una cospirazione di Raffaello dalla Torre bandito da Genova, che fecegli sperar facile l'acquisto di Savona. Scopertasi a tempo da' Genovesi questa mena, vi provvidero. Ma giacchè s'era dato principio alle ostilità col pretesto di controversie di confini, si continuò poscia il ballo; furono presi luoghi dall'una parte e dall'altra, e succederono delle azioni calde con far di molti prigioni, e sì gli uni che gli altri vantavano superiorità di forza e di bravura. Ma il re Cristianissimo, sia perchè fosse implorata la sua mediazione, o perchè a lui non piacessero questi romori, spedì il signor di Gaumont per interporsi con amichevoli persuasioni a far posare l'armi, e a rimettere in arbitri le lor differenze, ordinando anche di valersi del tuono di minaccie contro chi si trovasse renitente. Tregua pertanto fu fatta, e destinata la città di Casale per luogo delle conferenze. Riuscì alla voce del Gallo ciò che non aveano potuto ottenere co' loro uffizii il papa ed altri principi d'Italia. Il bello poi fu, che dopo avere il ministro franzese stabilito il luogo del congresso, venne un imperioso ordine del re, che le pretensioni delle parti si dovessero dedurre alla sua corte, con aspettarne la decisione del savio giudizio di sua maestà. Rincrebbe più d'un poco questo alto parlare al duca di Savoia, nulla dipendente dall'autorità del re, e molto più a' Genovesi, che erano da gran tempo sotto la protezione del re di Spagna. Tuttavia sì formidabile era il monarca franzese, che convenne piegare il capo. Spediti poscia a Parigi dall'una e dall'altra parte ministri ben informati delle scambievoli ragioni, nell'anno appresso la tregua si convertì in pace, e le restanticontroversie de' confini furono rimesse ai giudici italiani da eleggersi di soddisfazion delle parti. Terribili memorie lasciò in quest'anno un tremuoto, a cui simile non s'era forse mai provato nella Romagna e Marca. In Rimini spezialmente fu il maggior flagello, perchè per la maggior parte in quella città chiese, palazzi e case andarono per terra. Ed essendo succeduta la maggiore scossa, mentre in dì di festa le genti si trovavano alle chiese, vi perderono la vita più di cento persone, e senza paragone molti più vi restarono feriti. Pretesero i sacri oratori zelanti questo essere stato un visibil gastigo di Dio, perchè non era portato il dovuto rispetto alla casa del Signore. Sommamente ancora patirono le città di Ancona, Fano, Pesaro e Sinigaglia, col rovesciamento di assai chiese e case, e colla morte di molti abitanti, essendo ridotti que' popoli a dormire a cielo scoperto. In quest'anno la contestabilessa Colonna e la duchessa Mazzarina si fuggirono da Roma per andarsene in Francia.
Pieno d'umiltà il buon ponteficeClemente IXavea ordinato un ignobil sepolcro al corpo suo.Clemente Xesercitò la sua gratitudine verso del defunto benefattore con ergergli ancora una suntuosa memoria nell'anno presente. Inoltre pose la prima pietra per un insigneristoramento ed ornamento alla basilica Liberiana, ossia a Santa Maria Maggiore, che fu condotto alla sua perfezione nel seguente anno. In auge grande di felicità si trovavano gli Olandesi in questi tempi. Affidati nella lor lega coll'Inghilterra e colla Svezia, si vantavano di aver fatto paura al re di FranciaLuigi XIVnella precedente guerra da lui mossa alla Spagna; ed avendo alterato il commercio coi Franzesi, parlavano alto alle occasioni. Il re Cristianissimo, che non solo avidamente aspettava, ma cercava col moccolino le occasioni di farsi rispettare, di accrescere la sua gloria e di far nuove conquiste, non lasciò cader questa per terra. Tante segrete ruote seppe maneggiare lo industrioso e liberal suo gabinetto, che gli riuscì di staccar la Svezia e l'Inghilterra dalla lega colle Provincie Unite, e di stabilir anche una forte alleanza conCarlo IIre britannico contra delle medesime. Dormivano i lor sonni gli Olandesi, quando sul principio d'aprile il re di Francia e d'Inghilterra dichiararono la guerra all'Olanda; e il primo passò con potente esercito a' suoi danni. Presero i Franzesi in sei giorni le prime quattro piazze di frontiera. Fu poi considerato come azione veramente mirabile l'avere la cavalleria franzese valicato il vasto fiume del Reno in faccia ai nemici, che fecero ben qualche resistenza, ma in fine, atterriti da tanto ardire, si diedero alla fuga. In cinque settimane ridusse il vittorioso re più di quaranta piazze alla sua ubbidienza; commosse ancora l'elettor di Colonia e il vescovo di Munster contro gli stessi Olandesi, la fortuna de' quali parea omai ridotta agli estremi, se la città d'Amsterdam, col rompere le dighe ed allagar le campagne, non fermava il rapido corso del valore e della fortuna franzese. Di altro non si parlava allora per tutta Italia che di sì strepitosi avvenimenti; e se ne parlava con piacere, per la speranza che di tali acquisti avesse a profittar la religion cattolica, e fu infatti inviato un vescovocattolico alla già presa città d'Utrect. Ma si trovò vicina anche l'Italia a veder crescere un acceso fuoco di guerra fraCarlo Emmanuele II ducadi Savoia e larepubblica di Genova.
Passano per eredità gli odii di quei confinanti fra loro. Ma si aggiunse a muovere il duca una cospirazione di Raffaello dalla Torre bandito da Genova, che fecegli sperar facile l'acquisto di Savona. Scopertasi a tempo da' Genovesi questa mena, vi provvidero. Ma giacchè s'era dato principio alle ostilità col pretesto di controversie di confini, si continuò poscia il ballo; furono presi luoghi dall'una parte e dall'altra, e succederono delle azioni calde con far di molti prigioni, e sì gli uni che gli altri vantavano superiorità di forza e di bravura. Ma il re Cristianissimo, sia perchè fosse implorata la sua mediazione, o perchè a lui non piacessero questi romori, spedì il signor di Gaumont per interporsi con amichevoli persuasioni a far posare l'armi, e a rimettere in arbitri le lor differenze, ordinando anche di valersi del tuono di minaccie contro chi si trovasse renitente. Tregua pertanto fu fatta, e destinata la città di Casale per luogo delle conferenze. Riuscì alla voce del Gallo ciò che non aveano potuto ottenere co' loro uffizii il papa ed altri principi d'Italia. Il bello poi fu, che dopo avere il ministro franzese stabilito il luogo del congresso, venne un imperioso ordine del re, che le pretensioni delle parti si dovessero dedurre alla sua corte, con aspettarne la decisione del savio giudizio di sua maestà. Rincrebbe più d'un poco questo alto parlare al duca di Savoia, nulla dipendente dall'autorità del re, e molto più a' Genovesi, che erano da gran tempo sotto la protezione del re di Spagna. Tuttavia sì formidabile era il monarca franzese, che convenne piegare il capo. Spediti poscia a Parigi dall'una e dall'altra parte ministri ben informati delle scambievoli ragioni, nell'anno appresso la tregua si convertì in pace, e le restanticontroversie de' confini furono rimesse ai giudici italiani da eleggersi di soddisfazion delle parti. Terribili memorie lasciò in quest'anno un tremuoto, a cui simile non s'era forse mai provato nella Romagna e Marca. In Rimini spezialmente fu il maggior flagello, perchè per la maggior parte in quella città chiese, palazzi e case andarono per terra. Ed essendo succeduta la maggiore scossa, mentre in dì di festa le genti si trovavano alle chiese, vi perderono la vita più di cento persone, e senza paragone molti più vi restarono feriti. Pretesero i sacri oratori zelanti questo essere stato un visibil gastigo di Dio, perchè non era portato il dovuto rispetto alla casa del Signore. Sommamente ancora patirono le città di Ancona, Fano, Pesaro e Sinigaglia, col rovesciamento di assai chiese e case, e colla morte di molti abitanti, essendo ridotti que' popoli a dormire a cielo scoperto. In quest'anno la contestabilessa Colonna e la duchessa Mazzarina si fuggirono da Roma per andarsene in Francia.