MDCXIIAnno diCristoMDCXII. IndizioneX.Paolo Vpapa 8.Mattiasimperadore 1.Stese in quest'anno la morte la sua giurisdizione sopra molti principi della cristianità. Il primo d'essi a pagarle tributo fu l'imperadoreRodolfo II, principe che nella pietà non si lasciò vincere da alcuno, ma principe nato piuttosto per un chiostro, che per un seggio imperiale: sì povero di spirito e dappoco si fece egli conoscere in sì lungo corso del suo governo. Profittarono ben di questa sua debolezza i Turchi. Io non so come il Doglioni il fa morto nell'ultimo dì del precedente dicembre; altri nel dì 10 di gennaio dell'anno presente; Andrea Morosino nel dì 21 d'esso mese. Egli è fuor di dubbio che la sua partenza da questa vita seguì nel dì 20 del predetto gennaio; e però, giacchè mancò senza lasciar prole, a lui succedette nel retaggio della nobilissima casa d'AustriaMattiassuo fratello, il quale dipoi nella gran dieta elettorale tenuta in Francoforte fu proclamato imperadore nel dì 15 di giugno susseguente, e poscia nel dì 24 del medesimo mese colle consuete magnifiche formalità coronato. Avea l'Augusto Rodolfo tenuta in addietro la corte imperiale in Praga. Mattias la trasferì a Vienna d'Austria. Colto parimente da improvviso accidenteLeonardo Donatodoge di Venezia, diede fine al suo vivere nel dì 16 di luglio, a cui poscia succedette in quella dignità nel dì 27 d'esso meseMarcantonio Memo, vecchio di gran prudenza, che già avea compiuto l'anno settantesimo sesto di sua età. Inoltre cessò di vivere nel dì 18 di febbraioVincenzo Gonzaga ducadi Mantova, principe che non iscarseggiava di mente, ma che spezialmente fu portato dal suo naturale alla giovialità e all'allegria: gran giocatore, grande scialaquator del danaro, sempre involto fra il lusso e gli amori, sempre in lieti passatempio di feste, o di balli, o di musiche, o di commedie. Restarono di lui tre figli maschi, cioèFrancescoprimogenito, che succedette a lui nel ducato,Ferdinandocreato cardinale da Paolo V nel 1606, eVincenzo, che medesimamente nel 1615 ottenne la sacra porpora. Ma che? Dopo alquanti mesi, cioè nel dì 21 oppure 22 di dicembre anche il novello duca Francesco in età di circa ventisette anni compì il corso di sua vita, e sul principio dello stesso mese morì ancora un unico suo figlio per nomeLodovico, di modo che non restò di sua prole se non Maria, per la quale insorsero poi gravissime liti, siccome diremo. Il perchèFerdinando cardinale, soggiornante allora in Roma, volò tosto a Mantova a prendere le redini del governo, con animo di deporre il cardinalato, siccome poscia avvenne.Una scena molto tragica toccò in quest'anno alla città di Parma.Ranuccio Farnese, ducadi essa città e di Piacenza, era signor d'alti spiriti, gran politico, ma di cupi pensieri, e di un naturale malinconico, che macinava continuamente sospetti, per li quali inquietato egli neppur lasciava la quiete ad altrui. Ne' suoi sudditi mirava egli tanti nemici, ricordevole sempre di quanto era accaduto al suo bisavoloPier Luigi; e però studiava l'arte di farsi piuttosto temere che amare, severo sempre ne' gastighi, difficile alle grazie. Era egli ben rimeritato da' sudditi suoi, perchè al timore da lui voluto aggiugnevano anche l'odio; e venne appunto nell'anno presente a scoprirsi una congiura tramata contra di lui fin dall'anno precedente. In essa erano principali autori il marchese Gian-Francesco San-Vitali, la contessa di Sala, il conte Orazio Simonetta suo marito, il conte Pio Torelli, il conte Alfonso e il marchese Girolamo amendue San-Vitali, il conte Girolamo da Correggio e il conte Giambatista Mazzi ed altri. Dicevansi ancora complici di sì fatta cospirazione il marchese Giulio Cesare Malaspinacapitan delle guardie del duca di Mantova, il marchese di Liciana Ferdinando Malaspina, il conte Teodoro Scotti di Piacenza, il conte Alberto Canossa di Reggio. Carcerati quasi tutti i primarii capi di questa ribellione, e formato il processo, per cui dicono che si provasse il lor disegno di assassinare e spiantar tutta la casa Farnese, nel dì 19 di maggio le loro teste furono recise, ed impiccati per la gola alcuni lor famigliari. Tutti i lor nobili feudi rimasero preda del fisco, e ne seguirono poi varii sconcerti, perchè gli amici de' nobili suddetti, pieni di sdegno, fecero delle incursioni nel Parmigiano, mettendo a fuoco diversi luoghi. Inoltre il novello duca di Mantova Francesco gran querela fece, per avere il Farnese non solamente mischiato in un pubblico monitorio il suo capitan delle guardie, che si protestava affatto innocente, ma anche tacitamente fatto credere che il duca Vincenzo suo padre fosse stato il principal promotore di quella cospirazione. E vi mancò poco che non si venisse a guerra aperta per questo: il che sarebbe succeduto, se i re di Francia e Spagna e il duca di Savoia non fossero entrati in sì fatta querela, e non avessero con buone maniere spento il nascente incendio, essendo restate indecise le ragioni dell'una e dell'altra parte. Quantunque sia da credere che la verità e la giustizia onninamente regolassero il processo suddetto, pure per cagion d'esso scapitò non poco il nome del duca Ranuccio, per aver tanto declamato e sparlato di lui i suoi malevoli (e questi non sono cessati giammai), spacciando come inventati que' delitti affine di assorbire la roba di que' nobili il cui valore ascese ad un gran valsente, e per liberarsi con tanta crudeltà da persone che gli davano della soggezione. Anzi sparsero voce che esso duca, all'udire che anche nelle corti non si era assai persuaso del reato di que' nobili, avesse spedito algran duca Cosimoun ambasciatore con copia del processo, affinchè comparisse la rettitudine del suo operato: e che dalì a qualche tempo fosse rispedito l'ambasciatore con ringraziamenti al Farnese, e con un altro processo sigillato, dal quale aperto apparve con testimoni esaminati come lo stesso ambasciatore in Livorno avea ucciso un uomo: cosa da lui non mai sognata, nonchè eseguita.
Stese in quest'anno la morte la sua giurisdizione sopra molti principi della cristianità. Il primo d'essi a pagarle tributo fu l'imperadoreRodolfo II, principe che nella pietà non si lasciò vincere da alcuno, ma principe nato piuttosto per un chiostro, che per un seggio imperiale: sì povero di spirito e dappoco si fece egli conoscere in sì lungo corso del suo governo. Profittarono ben di questa sua debolezza i Turchi. Io non so come il Doglioni il fa morto nell'ultimo dì del precedente dicembre; altri nel dì 10 di gennaio dell'anno presente; Andrea Morosino nel dì 21 d'esso mese. Egli è fuor di dubbio che la sua partenza da questa vita seguì nel dì 20 del predetto gennaio; e però, giacchè mancò senza lasciar prole, a lui succedette nel retaggio della nobilissima casa d'AustriaMattiassuo fratello, il quale dipoi nella gran dieta elettorale tenuta in Francoforte fu proclamato imperadore nel dì 15 di giugno susseguente, e poscia nel dì 24 del medesimo mese colle consuete magnifiche formalità coronato. Avea l'Augusto Rodolfo tenuta in addietro la corte imperiale in Praga. Mattias la trasferì a Vienna d'Austria. Colto parimente da improvviso accidenteLeonardo Donatodoge di Venezia, diede fine al suo vivere nel dì 16 di luglio, a cui poscia succedette in quella dignità nel dì 27 d'esso meseMarcantonio Memo, vecchio di gran prudenza, che già avea compiuto l'anno settantesimo sesto di sua età. Inoltre cessò di vivere nel dì 18 di febbraioVincenzo Gonzaga ducadi Mantova, principe che non iscarseggiava di mente, ma che spezialmente fu portato dal suo naturale alla giovialità e all'allegria: gran giocatore, grande scialaquator del danaro, sempre involto fra il lusso e gli amori, sempre in lieti passatempio di feste, o di balli, o di musiche, o di commedie. Restarono di lui tre figli maschi, cioèFrancescoprimogenito, che succedette a lui nel ducato,Ferdinandocreato cardinale da Paolo V nel 1606, eVincenzo, che medesimamente nel 1615 ottenne la sacra porpora. Ma che? Dopo alquanti mesi, cioè nel dì 21 oppure 22 di dicembre anche il novello duca Francesco in età di circa ventisette anni compì il corso di sua vita, e sul principio dello stesso mese morì ancora un unico suo figlio per nomeLodovico, di modo che non restò di sua prole se non Maria, per la quale insorsero poi gravissime liti, siccome diremo. Il perchèFerdinando cardinale, soggiornante allora in Roma, volò tosto a Mantova a prendere le redini del governo, con animo di deporre il cardinalato, siccome poscia avvenne.
Una scena molto tragica toccò in quest'anno alla città di Parma.Ranuccio Farnese, ducadi essa città e di Piacenza, era signor d'alti spiriti, gran politico, ma di cupi pensieri, e di un naturale malinconico, che macinava continuamente sospetti, per li quali inquietato egli neppur lasciava la quiete ad altrui. Ne' suoi sudditi mirava egli tanti nemici, ricordevole sempre di quanto era accaduto al suo bisavoloPier Luigi; e però studiava l'arte di farsi piuttosto temere che amare, severo sempre ne' gastighi, difficile alle grazie. Era egli ben rimeritato da' sudditi suoi, perchè al timore da lui voluto aggiugnevano anche l'odio; e venne appunto nell'anno presente a scoprirsi una congiura tramata contra di lui fin dall'anno precedente. In essa erano principali autori il marchese Gian-Francesco San-Vitali, la contessa di Sala, il conte Orazio Simonetta suo marito, il conte Pio Torelli, il conte Alfonso e il marchese Girolamo amendue San-Vitali, il conte Girolamo da Correggio e il conte Giambatista Mazzi ed altri. Dicevansi ancora complici di sì fatta cospirazione il marchese Giulio Cesare Malaspinacapitan delle guardie del duca di Mantova, il marchese di Liciana Ferdinando Malaspina, il conte Teodoro Scotti di Piacenza, il conte Alberto Canossa di Reggio. Carcerati quasi tutti i primarii capi di questa ribellione, e formato il processo, per cui dicono che si provasse il lor disegno di assassinare e spiantar tutta la casa Farnese, nel dì 19 di maggio le loro teste furono recise, ed impiccati per la gola alcuni lor famigliari. Tutti i lor nobili feudi rimasero preda del fisco, e ne seguirono poi varii sconcerti, perchè gli amici de' nobili suddetti, pieni di sdegno, fecero delle incursioni nel Parmigiano, mettendo a fuoco diversi luoghi. Inoltre il novello duca di Mantova Francesco gran querela fece, per avere il Farnese non solamente mischiato in un pubblico monitorio il suo capitan delle guardie, che si protestava affatto innocente, ma anche tacitamente fatto credere che il duca Vincenzo suo padre fosse stato il principal promotore di quella cospirazione. E vi mancò poco che non si venisse a guerra aperta per questo: il che sarebbe succeduto, se i re di Francia e Spagna e il duca di Savoia non fossero entrati in sì fatta querela, e non avessero con buone maniere spento il nascente incendio, essendo restate indecise le ragioni dell'una e dell'altra parte. Quantunque sia da credere che la verità e la giustizia onninamente regolassero il processo suddetto, pure per cagion d'esso scapitò non poco il nome del duca Ranuccio, per aver tanto declamato e sparlato di lui i suoi malevoli (e questi non sono cessati giammai), spacciando come inventati que' delitti affine di assorbire la roba di que' nobili il cui valore ascese ad un gran valsente, e per liberarsi con tanta crudeltà da persone che gli davano della soggezione. Anzi sparsero voce che esso duca, all'udire che anche nelle corti non si era assai persuaso del reato di que' nobili, avesse spedito algran duca Cosimoun ambasciatore con copia del processo, affinchè comparisse la rettitudine del suo operato: e che dalì a qualche tempo fosse rispedito l'ambasciatore con ringraziamenti al Farnese, e con un altro processo sigillato, dal quale aperto apparve con testimoni esaminati come lo stesso ambasciatore in Livorno avea ucciso un uomo: cosa da lui non mai sognata, nonchè eseguita.