MDCXXIX

MDCXXIXAnno diCristoMDCXXIX. IndizioneXII.Urbano VIIIpapa 7.Ferdinando IIimperadore 11.Memorabile riuscì l'anno presente per tante calamità che si affollarono addosso alla Lombardia e ad altri paesi dell'Italia, a cagion della contrastata successione degli stati di Mantova e di Monferrato. Tutto lo studio fin qui fatto daCarlo Gonzaga ducanovello di Mantova, era stato di guadagnar tempo, finattantochè si mettesse il re Cristianissimo in istato di poterlo soccorrere: del che continue speranze gli venivano di Francia. Varii progetti di accomodamento in Madrid andarono sempre a finire in nulla, perchè il Gonzaga allettato dalle promesse delcardinale di Richelieu, confidava di ottener tutto col mezzo della forza francese. Promettevasi anche molto dagli aiuti della repubblica veneta, la quale mirava bensì troppo di mal occhio le violenze degli Spagnuoli in tale occasione, ma procedeva con gran circospezione, nè inclinava a venire a dichiarazione alcuna, bastandole di accrescere le sue truppe colla apparenza di sola precauzione per la difesa dei propri Stati. Se il duca di Mantova avesse voluto acconsentir a depositar Casale in mano dell'imperadore sino a ragion conosciuta, si sarebbono posate l'armi, perchè veramente l'Augusto Ferdinandosi mostrava volonteroso di pace in Italia, e non altro dicea di pretendere se non di sostenere i diritti delle sua sovranità, trattandosi di feudi su i quali più di uno pretendea di aver delle ragioni. Avrebbe il duca consentito al deposito in mano del papa, o di altro principe italiano; ma ciò non piacendo alla corona cesarea, egli si lasciò in fine condurre a veder la rovina di tutti i suoi Stati, e a rimanere esposto al pericolo diperdere tutto. Non potea, siccome dicemmo, essere in più bell'auge per questi tempi la potenza di esso imperadore. Le vittorie riportate dal suo maresciallo Tilly il rendevano formidabile a tutta la Germania; e però veggendo poco rispettata l'autorità sua dal duca Carlo Gonzaga, cominciò a disporsi per ottener colla forza ciò che per via amichevole non avea potuto conseguire: ma prima di lui diede all'armi la Francia a fin di prevenire la caduta di Casale. Il Richelieu, a cui premeva di tenere ilre Lodovicolontano dalle cabale della corte di Parigi e dai tentativi della madre, cotanto seppe incantarlo colle vive pitture della gloria, di cui hanno da essere innamorati i monarchi, che il trasse a venire in persona verso l'Italia, e ciò nel furore del verno. Aveva egli approntato un esercito di ventidue mila fanti e di tre mila cavalli, tutta gente veterana; dato ordine che si allestisse un'armata navale in Provenza, gli davano a sperare i Veneziani di entrare anche essi in ballo con dodici mila fanti e cinquecento cavalli; e il duca di Mantova facea credere di avere al suo soldo sei mila fanti e più di mille cavalli.Avendo pertanto il re Cristianissimo fatto chiedere al duca di Savoia il passo per li suoi Stati, il duca spedì il conte di Verrua, e poscia il principe di Piemonte al cardinale, per trattare di qualche accordo. Propose il porporato che sua maestà si obbligherebbe di far dare al duca Trino con quindici mila scudi di rendita annua in tante terre del Monferrato; e di questo si trovava appagato il duca; ma perciocchè si chiedevano specificazioni maggiori intorno alle terre, si tirava in lungo l'affare. Due gran cime di uomini in accortezza ed astuzia erano il duca di Savoia e il cardinale di Richelieu, e l'uno non si fidava dell'altro. Ora il porporato, che sospettò essere tutti questi artifizii del duca, affinchè intanto Casale si arrendesse agli Spagnuoli (dal che era ben alieno l'animo del duca), ruppe il trattato, e nel dì 4 di marzo mosse loesercito franzese con ordine di assalir le barricade contrarie. Passato il Mon-Genevra al dispetto delle nevi e dei ghiacci, e superati i trincieramenti di Chaumont, calò quell'annata nel dì 6 verso Susa, nella cui valle avea il duca tirato un trincierone, e messovi alla difesa il mastro di campo Bellone, e Girolamo Agostini, mandatogli in soccorso con quattro mila fanti dal governator di Milano. Seguì ivi un gran conflitto, in cui il duca e il principe di Piemonte furono in gran pericolo; e il re, oltre all'aver guadagnate nove bandiere, fece prigionieri circa ottanta, quasi tutti uffiziali: dopo di che la cittadinanza di Susa gli mandò le chiavi, restando la cittadella risoluta di difendersi. Ritirossi il duca ad Avigliana col grosso delle sue genti, e quivi si fortificò; ma apprendendo sempre più l'impetuosità di questo torrente, ebbe per meglio d'interporre gli uffizii della nuoraCristinacol re suo fratello, per raggruppare l'interrotto trattato d'accordo. Spedito dunque a Susa il principe di Piemonte, restò conchiusa la pace, per cui concedette il duca libero il passo e vettovaglie all'esercito reale, e per ostaggi di sua fede la cittadella di Susa e il castello di San Francesco. Promise anche di entrare in lega col re, col papa, colla repubblica di Venezia, e col duca di Mantova, e cheGonzalez di Cordovaleverebbe l'assedio di Casale. Obbligossi all'incontro il re di far avere al duca Trino con altre terre dell'annua suddetta rendita nel Monferrato. Il bello fu che lo stesso Cordova per timore di peggio consentì a sì fatto accordo, e si ritirò dall'assedio di Casale, città che fu immediatamente provveduta di mille e cinquecento sacchi di grano, e v'entrò appresso un buon numero di Franzesi col signor di Toiras. Il che fatto, determinò il re col cardinale di tornarsene in Francia, glorioso di aver conseguito tanto col solo tuono delle sue armi; e ciò perchè in Linguadoca più che mai si facea sentire la ribellione degli ugonotti, incitati dal duca di Roano; nèmaniera vi fu che l'ambasciator veneto col mostrare la poca sussistenza di quella pace forzata, restando tuttavia armati gli Spagnuoli col duca di Savoia, il potesse ritenere.Aveano intanto essi Veneti preso ad aiutare con pubblicità il duca di Mantova, animati dalla calata di un re di Francia, per sostenere la medesima causa. Incoraggito anche lo stesso Gonzaga dal movimento e dalle forze dei Franzesi, avea fatto con cinque mila armati un'irruzione nel Cremonese, e presa e data a sacco la grande e ricca terra di Casal Maggiore, ma senza poter fare di più: azione che dispiacque non poco all'imperadore, già irritato per la venuta dei Franzesi in Italia, per decidere di Stati spettanti all'imperio, e che tanto più l'accese a procedere contra esso duca di Mantova. La corte di Spagna, senza voler ratificare il trattato di Susa, spedì poscia al governo di Milano ilmarchese Ambrosio Spinola, cotanto celebre per le sue prodezze nelle guerre di Fiandra, il quale con grosso accompagnamento d'oro e di milizie, e con ordini di proseguir la guerra nel Monferrato, arrivato nell'agosto a Milano, si diede tosto a far tutti i preparamenti per accrescere il suo onore anche in Italia. Camminava la corte di Spagna perfettamente d'intelligenza con quella di Vienna, e però l'imperadore Ferdinandoanch'egli mise in ordine un fiorito esercito per inviarlo in Italia. Ed ecco all'improvviso comparire la vanguardia di questa cesarea armata, consistente in dieci mila fanti e mille cinquecento cavalli, al passo dello Steich, per cui si penetra nella Rhetia o sia ne' Grigioni. S'impossessarono i Tedeschi di quel passo, ed entrati anche in Coira, vi fecero prigione l'ambasciatore di Francia, che fu poi da lì a non molto rilasciato. Calò poscia e venne ad unirsi tutto l'imperiale esercito, ascendente a ventidue mila pedoni e tre mila e cinquecento cavalli, secondo lo scandaglio del Capriata e del conte Gualdo Priorato, benchè il Nani li facciatrentacinque mila fra cavalleria e fanteria. Giunse quest'armata nello Stato di Milano sotto il comando diRambaldo conte di Collalto, cavaliere d'antica nobile famiglia furlana, ma pel suo valore nelle guerre di Germania divenuto caro allo imperadore, e portato ai primi gradi della milizia. Era già venuto l'autunno; pure il Collalto verso la metà di ottobre passò sul Mantovano, e non trovando resistenza, andò prendendo varii luoghi circonvicini al lago e alla città di Mantova; e finalmente si accostò al borgo di San Giorgio, dove essa città più sta vicina alla Terra ferma. Entrati i Tedeschi in quel borgo, alzarono senza ritardo varie batterie, che faceano gran fuoco e rumore, ma niuna paura ai difensori delle città. Tenne fin qui la repubblica veneta in mezzo a questo incendio un contegno come di ausiliaria del duca di Mantova, e non già come nemica dichiarata dell'imperadore. A questo fine avea nel dì 8 d'aprile segnata lega col re Cristianissimo, ed aiutato di gente, di viveri e di contanti il duca, e l'andava tuttavia rinfrescando secondo i bisogni, custodendo intanto i suoi confini con un esercito di circa sedici mila combattenti.Quanto al marchese Spinola governator di Milano, siccome persona provveduta al pari di valore che di senno, avea dei motivi d'inclinar più alla pace che alla guerra, e però abboccatosi conMonsignor Pancirolinunzio del papa, per mezzo di lui fece proporre al duca di Mantova ripieghi di sospension d'armi, di sommessioni e di qualche deposito, che tornasse in onore di sua maestà cesarea. Ma nè il duca si accomodava a cedere piazze; e quand'anche si mostrava disposto a far qualche passo, il Collalto si opponeva, per non aver mandato a far trattati di pace o di tregua. In questo negoziato fu adoperato dal nunzio pontificioGiulio Mazzarino, che in basso stato cominciò allora il noviziato della sua fortuna. Perdute dunque le speranze di qualche accordo, lo Spinola, che avearaunato un esercito di quasi sedici mila fanti e quattro mila cavalli, mandato avanti don Filippo suo figlio, che entrò nel Monferrato, cagion fu che i Franzesi, sparpagliati per quelle terre, si ridussero a Casale. Occupò Acqui, Nizza della Paglia, Ponzone, e successivamente le altre terre, già prese e poi abbandonate da don Gonzalez di Cordova suo predecessore, e quivi distribuì le sue milizie a quartieri; giacchè per la vicinanza del verno non gli parea quello tempo proprio per imprendere l'assedio di Casale, dove era bastevol guarnigione di Franzesi. Il Collalto anch'egli, essendo venuto il freddo, e cresciuti gli enormi fanghi intorno a Mantova, che troppo difficoltavano le azioni e il trasporto dei viveri, per mezzo dell'accorto ed eloquente Mazzarino indusse ilduca Carloverso le feste di Natale ad una tregua di dieci giorni, durante la quale ritirò le sue artiglierie, e andò a distribuir le sue truppe in luoghi più lontani, tenendo solamente bloccata la città. Dopo di che il duca di Mantova ricuperò Curtatone, Marmirolo e qualche altro picciolo luogo. Andava innanzi e indietro il suddetto Mazzarino, proponendo a nome del papa temperamenti per terminare amichevolmente sì gran pendenza; e il duca con lettera dimandante perdono, e col condiscendere ad ammettere qualche presidio cesareo, avrebbe potuto ottener dall'imperadore molta indulgenza, ed esimere sè stesso e le cose sue da un gran precipizio. Ma lusingato di soverchio dalla fidanza nella protezion de' Franzesi e Veneziani, mai non seppe risolversi ad accomodarsi alla presente avversa fortuna.In questi tempiFrancesco I ducadi Modena presidiò la Mirandola, ed altrettanto feceOdoardo Farnese ducadi Parma di Sabioneta, affinchè i Tedeschi non mettessero piede in quelle due fortezze. E qui si vuole avvertire che ben succedette alduca Cesareil principeAlfonso IIIprimogenito suo; ma questi già meditava di procacciarsi un regno miglioree di eterna durata, piuttostochè di goderne un transitorio nel nostro mondo. Avea egli sortito un temperamento focoso, aspro e risentito, e faceva temere ai sudditi suoi un governo ben diverso dal mansuetissimo del duca Cesare suo padre. Ma avendogli tolta Iddio nell'anno 1626 l'infanta Isabellafiglia diCarlo Emmanuele ducadi Savoia, sua dilettissima consorte, tal dolore provò egli per la perdita di questa pia e saggia principessa, tale impressione fecero in lui i consigli e ricordi a lui lasciati da lei prima di morire, che fin d'allora determinò di dare un calcio alle grandezze terrene per consecrarsi nel religioso umile istituto de' cappuccini. Da che fu egli proclamato duca, parea pure che gli allettamenti del trono avessero da far guerra, e da prevalere al conceputo disegno; ma egli, più costante che mai, volle eseguirlo nell'anno presente dopo soli pochi mesi di comando, senza che le batterie de' suoi cortigiani nè l'amore dei figli il potessero ritenere. Fatto dunque testamento nel dì 24 di luglio, in cui dichiarò erede ilprincipe Francescosuo primogenito, che riuscì poi glorioso eroe de' suoi tempi, e provvide di convenevoli appannaggi gli altri suoi figli, cioèObizzo, Cesare, Carlo AlessandroeRinaldo, che fu poi cardinale, con ammirazione di ognuno sul fine di esso mese s'inviò verso il Tirolo a vestir ivi l'abito de' cappuccini, con prendere il nome di fra Giambatista da Modena. Quanto poi egli si alzasse alto nelle virtù, e quali splendide ed esemplari azioni di pietà, di zelo e di umiltà facesse egli dipoi, non mi fermerò io a descriverlo, avendone bastevolmente trattato nella parte II delle Antichità Estensi. Però duca di Modena divenne il suddetto suo primogenito Francesco. In questi sì sconcertati tempi non si sapea ben discernere ciò che bollisse in capo al duca di Savoia, principe di mirabili raggiri. Per la pace di Susa aveano conceputa gran diffidenza di lui gli Spagnuoli, quasi che fosse proceduto d'intelligenzaco' Franzesi per disturbare l'assedio di Casale. Dappoichè si videro incamminati verso l'Italia i Tedeschi, non si potè più levar di testa ai Franzesi che egli avesse incitata a queste mosse la corte cesarea. La verità si è, ch'egli non gradì mai che Casale cadesse in poter degli Spagnuoli, e che gli stava sul cuore, come una pungente spina, l'aver dovuto cedere al re Cristianissimo la cittadella di Susa. Si era egli intanto con assai fortificazioni trincierato ad Avigliano, ed ivi teneva accampato il nerbo maggiore delle sue soldatesche. Così passò l'anno presente; anno fecondo di guai e di lagrime; perciocchè insoffribili furono i danni cagionati al Monferrato, e gli aggravii sofferti dal Piemonte; terribile ancora la penuria dei grani in Lombardia. Eppur nulla fu questo a petto delle calamità del bello e ricco paese Mantovano. Restò esso con tanta crudeltà desolato dalla fiera e mal disciplinata nazione tedesca, che le ville intere andarono a sacco, rimasero incendiate e desolate le case, tolti i bestiami che non erano fuggiti, uccisi gl'innocenti contadini per ogni piccola disubbidienza o resistenza a quegli ospiti crudeli; e niun rispetto nè pur s'ebbe ai luoghi ed arredi sacri. Dappertutto in somma si miravano segni della maggior barbarie, che di più non avrebbono operato i Musulmani. A questi flagelli s'aggiunse quello eziandio della peste, portata dai medesimi Alemanni nella Valtellina, e poscia nel Milanese e Mantovano, che per cagion del freddo non fece per ora gran progresso, ma giunse nell'anno seguente ad un terribile scoppio ed incendio. Nel dicembre di quest'anno fini i suoi giorniGiovanni Cornarodoge di Venezia, a cui poscia fu dato per successoreNiccolò Contarino

Memorabile riuscì l'anno presente per tante calamità che si affollarono addosso alla Lombardia e ad altri paesi dell'Italia, a cagion della contrastata successione degli stati di Mantova e di Monferrato. Tutto lo studio fin qui fatto daCarlo Gonzaga ducanovello di Mantova, era stato di guadagnar tempo, finattantochè si mettesse il re Cristianissimo in istato di poterlo soccorrere: del che continue speranze gli venivano di Francia. Varii progetti di accomodamento in Madrid andarono sempre a finire in nulla, perchè il Gonzaga allettato dalle promesse delcardinale di Richelieu, confidava di ottener tutto col mezzo della forza francese. Promettevasi anche molto dagli aiuti della repubblica veneta, la quale mirava bensì troppo di mal occhio le violenze degli Spagnuoli in tale occasione, ma procedeva con gran circospezione, nè inclinava a venire a dichiarazione alcuna, bastandole di accrescere le sue truppe colla apparenza di sola precauzione per la difesa dei propri Stati. Se il duca di Mantova avesse voluto acconsentir a depositar Casale in mano dell'imperadore sino a ragion conosciuta, si sarebbono posate l'armi, perchè veramente l'Augusto Ferdinandosi mostrava volonteroso di pace in Italia, e non altro dicea di pretendere se non di sostenere i diritti delle sua sovranità, trattandosi di feudi su i quali più di uno pretendea di aver delle ragioni. Avrebbe il duca consentito al deposito in mano del papa, o di altro principe italiano; ma ciò non piacendo alla corona cesarea, egli si lasciò in fine condurre a veder la rovina di tutti i suoi Stati, e a rimanere esposto al pericolo diperdere tutto. Non potea, siccome dicemmo, essere in più bell'auge per questi tempi la potenza di esso imperadore. Le vittorie riportate dal suo maresciallo Tilly il rendevano formidabile a tutta la Germania; e però veggendo poco rispettata l'autorità sua dal duca Carlo Gonzaga, cominciò a disporsi per ottener colla forza ciò che per via amichevole non avea potuto conseguire: ma prima di lui diede all'armi la Francia a fin di prevenire la caduta di Casale. Il Richelieu, a cui premeva di tenere ilre Lodovicolontano dalle cabale della corte di Parigi e dai tentativi della madre, cotanto seppe incantarlo colle vive pitture della gloria, di cui hanno da essere innamorati i monarchi, che il trasse a venire in persona verso l'Italia, e ciò nel furore del verno. Aveva egli approntato un esercito di ventidue mila fanti e di tre mila cavalli, tutta gente veterana; dato ordine che si allestisse un'armata navale in Provenza, gli davano a sperare i Veneziani di entrare anche essi in ballo con dodici mila fanti e cinquecento cavalli; e il duca di Mantova facea credere di avere al suo soldo sei mila fanti e più di mille cavalli.

Avendo pertanto il re Cristianissimo fatto chiedere al duca di Savoia il passo per li suoi Stati, il duca spedì il conte di Verrua, e poscia il principe di Piemonte al cardinale, per trattare di qualche accordo. Propose il porporato che sua maestà si obbligherebbe di far dare al duca Trino con quindici mila scudi di rendita annua in tante terre del Monferrato; e di questo si trovava appagato il duca; ma perciocchè si chiedevano specificazioni maggiori intorno alle terre, si tirava in lungo l'affare. Due gran cime di uomini in accortezza ed astuzia erano il duca di Savoia e il cardinale di Richelieu, e l'uno non si fidava dell'altro. Ora il porporato, che sospettò essere tutti questi artifizii del duca, affinchè intanto Casale si arrendesse agli Spagnuoli (dal che era ben alieno l'animo del duca), ruppe il trattato, e nel dì 4 di marzo mosse loesercito franzese con ordine di assalir le barricade contrarie. Passato il Mon-Genevra al dispetto delle nevi e dei ghiacci, e superati i trincieramenti di Chaumont, calò quell'annata nel dì 6 verso Susa, nella cui valle avea il duca tirato un trincierone, e messovi alla difesa il mastro di campo Bellone, e Girolamo Agostini, mandatogli in soccorso con quattro mila fanti dal governator di Milano. Seguì ivi un gran conflitto, in cui il duca e il principe di Piemonte furono in gran pericolo; e il re, oltre all'aver guadagnate nove bandiere, fece prigionieri circa ottanta, quasi tutti uffiziali: dopo di che la cittadinanza di Susa gli mandò le chiavi, restando la cittadella risoluta di difendersi. Ritirossi il duca ad Avigliana col grosso delle sue genti, e quivi si fortificò; ma apprendendo sempre più l'impetuosità di questo torrente, ebbe per meglio d'interporre gli uffizii della nuoraCristinacol re suo fratello, per raggruppare l'interrotto trattato d'accordo. Spedito dunque a Susa il principe di Piemonte, restò conchiusa la pace, per cui concedette il duca libero il passo e vettovaglie all'esercito reale, e per ostaggi di sua fede la cittadella di Susa e il castello di San Francesco. Promise anche di entrare in lega col re, col papa, colla repubblica di Venezia, e col duca di Mantova, e cheGonzalez di Cordovaleverebbe l'assedio di Casale. Obbligossi all'incontro il re di far avere al duca Trino con altre terre dell'annua suddetta rendita nel Monferrato. Il bello fu che lo stesso Cordova per timore di peggio consentì a sì fatto accordo, e si ritirò dall'assedio di Casale, città che fu immediatamente provveduta di mille e cinquecento sacchi di grano, e v'entrò appresso un buon numero di Franzesi col signor di Toiras. Il che fatto, determinò il re col cardinale di tornarsene in Francia, glorioso di aver conseguito tanto col solo tuono delle sue armi; e ciò perchè in Linguadoca più che mai si facea sentire la ribellione degli ugonotti, incitati dal duca di Roano; nèmaniera vi fu che l'ambasciator veneto col mostrare la poca sussistenza di quella pace forzata, restando tuttavia armati gli Spagnuoli col duca di Savoia, il potesse ritenere.

Aveano intanto essi Veneti preso ad aiutare con pubblicità il duca di Mantova, animati dalla calata di un re di Francia, per sostenere la medesima causa. Incoraggito anche lo stesso Gonzaga dal movimento e dalle forze dei Franzesi, avea fatto con cinque mila armati un'irruzione nel Cremonese, e presa e data a sacco la grande e ricca terra di Casal Maggiore, ma senza poter fare di più: azione che dispiacque non poco all'imperadore, già irritato per la venuta dei Franzesi in Italia, per decidere di Stati spettanti all'imperio, e che tanto più l'accese a procedere contra esso duca di Mantova. La corte di Spagna, senza voler ratificare il trattato di Susa, spedì poscia al governo di Milano ilmarchese Ambrosio Spinola, cotanto celebre per le sue prodezze nelle guerre di Fiandra, il quale con grosso accompagnamento d'oro e di milizie, e con ordini di proseguir la guerra nel Monferrato, arrivato nell'agosto a Milano, si diede tosto a far tutti i preparamenti per accrescere il suo onore anche in Italia. Camminava la corte di Spagna perfettamente d'intelligenza con quella di Vienna, e però l'imperadore Ferdinandoanch'egli mise in ordine un fiorito esercito per inviarlo in Italia. Ed ecco all'improvviso comparire la vanguardia di questa cesarea armata, consistente in dieci mila fanti e mille cinquecento cavalli, al passo dello Steich, per cui si penetra nella Rhetia o sia ne' Grigioni. S'impossessarono i Tedeschi di quel passo, ed entrati anche in Coira, vi fecero prigione l'ambasciatore di Francia, che fu poi da lì a non molto rilasciato. Calò poscia e venne ad unirsi tutto l'imperiale esercito, ascendente a ventidue mila pedoni e tre mila e cinquecento cavalli, secondo lo scandaglio del Capriata e del conte Gualdo Priorato, benchè il Nani li facciatrentacinque mila fra cavalleria e fanteria. Giunse quest'armata nello Stato di Milano sotto il comando diRambaldo conte di Collalto, cavaliere d'antica nobile famiglia furlana, ma pel suo valore nelle guerre di Germania divenuto caro allo imperadore, e portato ai primi gradi della milizia. Era già venuto l'autunno; pure il Collalto verso la metà di ottobre passò sul Mantovano, e non trovando resistenza, andò prendendo varii luoghi circonvicini al lago e alla città di Mantova; e finalmente si accostò al borgo di San Giorgio, dove essa città più sta vicina alla Terra ferma. Entrati i Tedeschi in quel borgo, alzarono senza ritardo varie batterie, che faceano gran fuoco e rumore, ma niuna paura ai difensori delle città. Tenne fin qui la repubblica veneta in mezzo a questo incendio un contegno come di ausiliaria del duca di Mantova, e non già come nemica dichiarata dell'imperadore. A questo fine avea nel dì 8 d'aprile segnata lega col re Cristianissimo, ed aiutato di gente, di viveri e di contanti il duca, e l'andava tuttavia rinfrescando secondo i bisogni, custodendo intanto i suoi confini con un esercito di circa sedici mila combattenti.

Quanto al marchese Spinola governator di Milano, siccome persona provveduta al pari di valore che di senno, avea dei motivi d'inclinar più alla pace che alla guerra, e però abboccatosi conMonsignor Pancirolinunzio del papa, per mezzo di lui fece proporre al duca di Mantova ripieghi di sospension d'armi, di sommessioni e di qualche deposito, che tornasse in onore di sua maestà cesarea. Ma nè il duca si accomodava a cedere piazze; e quand'anche si mostrava disposto a far qualche passo, il Collalto si opponeva, per non aver mandato a far trattati di pace o di tregua. In questo negoziato fu adoperato dal nunzio pontificioGiulio Mazzarino, che in basso stato cominciò allora il noviziato della sua fortuna. Perdute dunque le speranze di qualche accordo, lo Spinola, che avearaunato un esercito di quasi sedici mila fanti e quattro mila cavalli, mandato avanti don Filippo suo figlio, che entrò nel Monferrato, cagion fu che i Franzesi, sparpagliati per quelle terre, si ridussero a Casale. Occupò Acqui, Nizza della Paglia, Ponzone, e successivamente le altre terre, già prese e poi abbandonate da don Gonzalez di Cordova suo predecessore, e quivi distribuì le sue milizie a quartieri; giacchè per la vicinanza del verno non gli parea quello tempo proprio per imprendere l'assedio di Casale, dove era bastevol guarnigione di Franzesi. Il Collalto anch'egli, essendo venuto il freddo, e cresciuti gli enormi fanghi intorno a Mantova, che troppo difficoltavano le azioni e il trasporto dei viveri, per mezzo dell'accorto ed eloquente Mazzarino indusse ilduca Carloverso le feste di Natale ad una tregua di dieci giorni, durante la quale ritirò le sue artiglierie, e andò a distribuir le sue truppe in luoghi più lontani, tenendo solamente bloccata la città. Dopo di che il duca di Mantova ricuperò Curtatone, Marmirolo e qualche altro picciolo luogo. Andava innanzi e indietro il suddetto Mazzarino, proponendo a nome del papa temperamenti per terminare amichevolmente sì gran pendenza; e il duca con lettera dimandante perdono, e col condiscendere ad ammettere qualche presidio cesareo, avrebbe potuto ottener dall'imperadore molta indulgenza, ed esimere sè stesso e le cose sue da un gran precipizio. Ma lusingato di soverchio dalla fidanza nella protezion de' Franzesi e Veneziani, mai non seppe risolversi ad accomodarsi alla presente avversa fortuna.

In questi tempiFrancesco I ducadi Modena presidiò la Mirandola, ed altrettanto feceOdoardo Farnese ducadi Parma di Sabioneta, affinchè i Tedeschi non mettessero piede in quelle due fortezze. E qui si vuole avvertire che ben succedette alduca Cesareil principeAlfonso IIIprimogenito suo; ma questi già meditava di procacciarsi un regno miglioree di eterna durata, piuttostochè di goderne un transitorio nel nostro mondo. Avea egli sortito un temperamento focoso, aspro e risentito, e faceva temere ai sudditi suoi un governo ben diverso dal mansuetissimo del duca Cesare suo padre. Ma avendogli tolta Iddio nell'anno 1626 l'infanta Isabellafiglia diCarlo Emmanuele ducadi Savoia, sua dilettissima consorte, tal dolore provò egli per la perdita di questa pia e saggia principessa, tale impressione fecero in lui i consigli e ricordi a lui lasciati da lei prima di morire, che fin d'allora determinò di dare un calcio alle grandezze terrene per consecrarsi nel religioso umile istituto de' cappuccini. Da che fu egli proclamato duca, parea pure che gli allettamenti del trono avessero da far guerra, e da prevalere al conceputo disegno; ma egli, più costante che mai, volle eseguirlo nell'anno presente dopo soli pochi mesi di comando, senza che le batterie de' suoi cortigiani nè l'amore dei figli il potessero ritenere. Fatto dunque testamento nel dì 24 di luglio, in cui dichiarò erede ilprincipe Francescosuo primogenito, che riuscì poi glorioso eroe de' suoi tempi, e provvide di convenevoli appannaggi gli altri suoi figli, cioèObizzo, Cesare, Carlo AlessandroeRinaldo, che fu poi cardinale, con ammirazione di ognuno sul fine di esso mese s'inviò verso il Tirolo a vestir ivi l'abito de' cappuccini, con prendere il nome di fra Giambatista da Modena. Quanto poi egli si alzasse alto nelle virtù, e quali splendide ed esemplari azioni di pietà, di zelo e di umiltà facesse egli dipoi, non mi fermerò io a descriverlo, avendone bastevolmente trattato nella parte II delle Antichità Estensi. Però duca di Modena divenne il suddetto suo primogenito Francesco. In questi sì sconcertati tempi non si sapea ben discernere ciò che bollisse in capo al duca di Savoia, principe di mirabili raggiri. Per la pace di Susa aveano conceputa gran diffidenza di lui gli Spagnuoli, quasi che fosse proceduto d'intelligenzaco' Franzesi per disturbare l'assedio di Casale. Dappoichè si videro incamminati verso l'Italia i Tedeschi, non si potè più levar di testa ai Franzesi che egli avesse incitata a queste mosse la corte cesarea. La verità si è, ch'egli non gradì mai che Casale cadesse in poter degli Spagnuoli, e che gli stava sul cuore, come una pungente spina, l'aver dovuto cedere al re Cristianissimo la cittadella di Susa. Si era egli intanto con assai fortificazioni trincierato ad Avigliano, ed ivi teneva accampato il nerbo maggiore delle sue soldatesche. Così passò l'anno presente; anno fecondo di guai e di lagrime; perciocchè insoffribili furono i danni cagionati al Monferrato, e gli aggravii sofferti dal Piemonte; terribile ancora la penuria dei grani in Lombardia. Eppur nulla fu questo a petto delle calamità del bello e ricco paese Mantovano. Restò esso con tanta crudeltà desolato dalla fiera e mal disciplinata nazione tedesca, che le ville intere andarono a sacco, rimasero incendiate e desolate le case, tolti i bestiami che non erano fuggiti, uccisi gl'innocenti contadini per ogni piccola disubbidienza o resistenza a quegli ospiti crudeli; e niun rispetto nè pur s'ebbe ai luoghi ed arredi sacri. Dappertutto in somma si miravano segni della maggior barbarie, che di più non avrebbono operato i Musulmani. A questi flagelli s'aggiunse quello eziandio della peste, portata dai medesimi Alemanni nella Valtellina, e poscia nel Milanese e Mantovano, che per cagion del freddo non fece per ora gran progresso, ma giunse nell'anno seguente ad un terribile scoppio ed incendio. Nel dicembre di quest'anno fini i suoi giorniGiovanni Cornarodoge di Venezia, a cui poscia fu dato per successoreNiccolò Contarino


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