MDCXXXIII

MDCXXXIIIAnno diCristoMDCXXXIII. IndizioneI.Urbano VIIIpapa 11.Ferdinando IIimperad. 15.Perchè fioriva la pace in Italia, niun considerabil avvenimento somministrò essa alla storia del presente anno. Erano rivolti gli occhi di tutti alla Germania, che continuava ad essere il teatro delle miserie, perchè desolata egualmente da amici e nemici. S'era creduto che colla caduta del temutore Gustavoavesse la fortuna dell'armi da dar l'ultimo addio agli Svezzesi. Così non fu. Sorsero tre altri insigni capitani, cioè ilduca di VaimarSassone,Gustavo HorneGiovanni Bannier, che alla testa del già vittorioso esercito degli eretici più che mai tennero in piedi la guerra con assedii nuovi, combattimenti e stragi, ora in questa, ora in quella provincia, fiancheggiati sotto mano dai danari della Francia, tutta intenta a deprimere l'imperador Ferdinando II. All'incontro, non lasciava anche dal canto suo il re Cattolico Filippo IV di porgere soccorsi di pecunia al parente Augusto; e nell'anno presente fece di più, perchè ordinò alduca di Feriagovernator di Milano di passare in Germania in aiuto di lui con un corpo di dieci mila fanti e mille e cinquecento cavalli, parte Spagnuoli e Lombardi e parte Napoletani. Passò il Feria per la Valtellina nella Svevia, e senza sfoderare spada fece ritirar da Costanza e da Brisacco l'armi nemiche, ma senza altre prodezze. S'era avuto a male il superboVallestainduca di Fridland, che questo generale spegnuolo fosse entrato in Germania con indipendenza dal sublime suo grado di generalissimo, e però fra loro entrò una irreconciliabil discordia. Oltrea ciò, non avvezzi gl'italiani ai rigori del freddo germanico, cominciarono a lasciar sotto quel diverso cielo le vite, o pure a disertare; di maniera che l'armata del Feria notabilmente si sminuì; ed egli stesso sul fine di quest'anno gravemente infermatosi, non reggendo ai malori del corpo, alle afflizioni dell'animo, terminò poi in Monaco il suo vivere nel dì 14 di gennaio dell'anno seguente, con lasciar dopo di sè gloriosa memoria di una rara integrità, per non aver mai defraudato un soldo alle milizie, non accumulate ricchezze, ma speso sempre anche del suo patrimonio. Dichiarò egli prima di morire successor suo nella carica di generalepro interimil conteGiovanni Serbellone, cavalier milanese, personaggio di lunga sperienza militare e di molta stima presso il re Cattolico. Si videro finalmente in quest'anno inviati dapapa Urbano VIIIin sussidio della lega cattolica di Germania cinquanta mila scudi: picciolo refrigerio in vero alla sete e al bisogno di que' cattolici, ma pure refrigerio.Da varii scrittori vien riferita al primo di dicembre dell'anno presente la morte d'Isabella Clara, già moglie dell'arciduca Albertoe governatrice de' Paesi Bassi cattolici: ma essendo certo cheFerdinando cardinaleinfante di Spagna nel presente anno passò per mare in Italia, destinato al governo d'essa Fiandra, parrebbe che la morte di quella principessa appartenesse al precedente anno. Quando veramente questa succedesse nel presente, si avrà a credere che precedesse una lunga malattia di lei, per cui il re Cattolico determinasse di inviar preventivamente il fratello al governo di quei popoli per resistere agli Olandesi, ai quali era riuscito in questi ultimi anni di far non poche conquiste sopra i cattolici. Sul principio di maggio arrivò esso cardinale infante a Villafranca, accompagnato da una bella flotta di galee, e dal corteggio di molti magnati di Spagna e di non poche milizie. Colàsi portò a visitarloVittorio Amedeo ducadi Savoia, usandogli finezze tali, come se si fosse trattato di un re. Giunto che fu a Genova, fu accolto parimente con immensi onori da quella repubblica, e di là poi passò a Milano, facendovi la sua pomposa e solenne entrata nel dì 24 del mese suddetto, dove trovò tuttavia ilduca di Feria, che si andava allestendo per la sua andata in Germania. Perchè dall'armi dei collegati protestanti restavano chiusi i passi per penetrare in Fiandra, si vide egli obbligato a riposar lungo tempo in Milano, sperando sempre che il Feria gli aprisse il passaggio a quella volta. Non istette egli intanto co' suoi ministri ozioso, se pur si seppe il netto del fatto che son per dire. Trovavasi in questi tempi in Mantova l'infanta Margherita, sorella delduca di Savoiae vedova del fuFrancesco Gonzaga ducadi Mantova, ita colà a visitar laprincipessa Mariasua figlia, vedova del fuprincipeo sia duca di Rhetel, e nuora del duca regnante di MantovaCarlo Gonzaga. Perchè non mancavano di que' legisti che imbrogliavano il mondo, e che tenevano essere quella principessa unica e vera erede dei ducati di Mantova e di Monferrato, ad esclusione della linea di Nevers, fu consigliata la figlia dalla madre di fare una pubblica protesta per man di notaio e testimonii, che annullava qualsisia atto da lei fatto in età pupillare; e a lei restavano allora solamente due giorni per entrare nell'anno venticinquesimo di sua età. Gran rumore fece un tale atto nella corte di Mantova, e fu creduto che l'infanta Margherita sua madre, portata da un parzialissimo genio verso gli Spagnuoli, tramasse di maritar la figlia coll'infante cardinale: il che non si sa ben intendere, perchè di essa Maria e del principe di Rhetel restava vivente un picciolo figlio, a cui negar non si poteva la successione di quei ducati. Giunto l'avviso di questa gran novità alla corte di Francia, non vi fu chi non credesse, queste essere orditure della sagacità spagnuola;e però vennero pressanti lettere del re Cristianissimo al duca Carlo di Mantova di cacciar di là la duchessa madre, e alla repubblica veneta premurosi uffizii per dare assistenza al duca. Dopo aver fatta gran resistenza e querele, si ritirò l'infanta Margherita a Gualtieri, terra del duca di Modena, cioè di un figlio di una sua sorella. Ma ecco da lì a non molto altre fulminanti lettere di Francia ad esso duca di Modena, che l'obbligarono a far ritirare anche di là l'infanta suddetta. S'indusse poi la principessa Maria a ritrattare il fatto, e sua madre tal merito si acquistò nella corte del re Cattolico Filippo IV, che col tempo passata in Ispagna, fu creata viceregina di Portogallo, dove con gran prudenza esercitò il suo governo fino alla rivoluzion di quel regno.Venne a scoprirsi nel presente anno in Roma un pazzo ed insieme orrido attentato contro la vita del ponteficeUrbano VIII. Giacinto Centino, nipote sconsigliato del saggio e piocardinal FeliceCentino da Ascoli, infatuato del desiderio e della sognata idea di veder lo zio nella cattedra di San Pietro, si diede in preda allo studio delle malie; e coll'aiuto di alcune persone religiose, ma indegnissime di questo nome, fabbricò una statua di cera, per cui, secondo la stolta o almen sacrilega persuasion dei fattucchieri, disegnava di condurre a morte il pontefice. Da chi prese l'impunità fu rivelato l'empio disegno; vi andò la testa del Centino; gli altri complici furono bruciati, o pur condannati alla galea o a perpetuo carcere, a misura della lor condizione e reato. Fu in questi tempi che il duca di SavoiaVittorio Amedeo, per farsi conoscere superiore al grado dei cardinali esaltati da papa Urbano, cominciò pubblicamente ad intitolarsire di Cipro: il che dispiacendo alla repubblica veneta, siccome atto contrario alle sue pretensioni, cagion fu che s'interrompesse il commercio fra loro. Uscì anche fuori in Torino un libro apposta perprovar dovuto al duca il titolo regio, in cui perchè non si parlava col rispetto convenevole algran ducadi Toscana, venne fuori perciò in Firenze una risposta al medesimo libro. Fu il duca Vittorio il primo che cominciasse ad usare e ad esigere il titolo dialtezza reale. Gran rumore fece in questi tempi, e maggiormente l'ha fatto dipoi, la condanna emanata in Roma, non già con edittoex cathedradel sommo pontefice, ma della congregazione del santo Uffizio, contro la sentenza del Copernico, sostenente il moto della terra intorno al sole. Diede occasione a cotal proibizioneGalileo GalileiFiorentino, uno dei più insigni filosofi matematici ed astronomi che abbia prodotto l'Europa, e a cui si professano debitori tutti coloro che si son poscia esercitati in somiglianti studii. Gli era stato ordinato di non tenere e difendere quella opinione, ed egli avea promesso di farlo; ma non attenne la parola. Laonde chiamato a Roma in età di settanta anni, fu obbligato a condannarla, e a sofferire una specie di piacevol prigionia in Roma, e poscia in Firenze. Ciò non ostante, sappiamo avere oggidì gran voga da per tutto l'opinione copernicana, nè essere disdetto a' cattolici stessi il tenerla come sistema, giacchè niun finora è giunto a darne sufficiente dimostrazione, nè ad atterrare affatto la contraria.

Perchè fioriva la pace in Italia, niun considerabil avvenimento somministrò essa alla storia del presente anno. Erano rivolti gli occhi di tutti alla Germania, che continuava ad essere il teatro delle miserie, perchè desolata egualmente da amici e nemici. S'era creduto che colla caduta del temutore Gustavoavesse la fortuna dell'armi da dar l'ultimo addio agli Svezzesi. Così non fu. Sorsero tre altri insigni capitani, cioè ilduca di VaimarSassone,Gustavo HorneGiovanni Bannier, che alla testa del già vittorioso esercito degli eretici più che mai tennero in piedi la guerra con assedii nuovi, combattimenti e stragi, ora in questa, ora in quella provincia, fiancheggiati sotto mano dai danari della Francia, tutta intenta a deprimere l'imperador Ferdinando II. All'incontro, non lasciava anche dal canto suo il re Cattolico Filippo IV di porgere soccorsi di pecunia al parente Augusto; e nell'anno presente fece di più, perchè ordinò alduca di Feriagovernator di Milano di passare in Germania in aiuto di lui con un corpo di dieci mila fanti e mille e cinquecento cavalli, parte Spagnuoli e Lombardi e parte Napoletani. Passò il Feria per la Valtellina nella Svevia, e senza sfoderare spada fece ritirar da Costanza e da Brisacco l'armi nemiche, ma senza altre prodezze. S'era avuto a male il superboVallestainduca di Fridland, che questo generale spegnuolo fosse entrato in Germania con indipendenza dal sublime suo grado di generalissimo, e però fra loro entrò una irreconciliabil discordia. Oltrea ciò, non avvezzi gl'italiani ai rigori del freddo germanico, cominciarono a lasciar sotto quel diverso cielo le vite, o pure a disertare; di maniera che l'armata del Feria notabilmente si sminuì; ed egli stesso sul fine di quest'anno gravemente infermatosi, non reggendo ai malori del corpo, alle afflizioni dell'animo, terminò poi in Monaco il suo vivere nel dì 14 di gennaio dell'anno seguente, con lasciar dopo di sè gloriosa memoria di una rara integrità, per non aver mai defraudato un soldo alle milizie, non accumulate ricchezze, ma speso sempre anche del suo patrimonio. Dichiarò egli prima di morire successor suo nella carica di generalepro interimil conteGiovanni Serbellone, cavalier milanese, personaggio di lunga sperienza militare e di molta stima presso il re Cattolico. Si videro finalmente in quest'anno inviati dapapa Urbano VIIIin sussidio della lega cattolica di Germania cinquanta mila scudi: picciolo refrigerio in vero alla sete e al bisogno di que' cattolici, ma pure refrigerio.

Da varii scrittori vien riferita al primo di dicembre dell'anno presente la morte d'Isabella Clara, già moglie dell'arciduca Albertoe governatrice de' Paesi Bassi cattolici: ma essendo certo cheFerdinando cardinaleinfante di Spagna nel presente anno passò per mare in Italia, destinato al governo d'essa Fiandra, parrebbe che la morte di quella principessa appartenesse al precedente anno. Quando veramente questa succedesse nel presente, si avrà a credere che precedesse una lunga malattia di lei, per cui il re Cattolico determinasse di inviar preventivamente il fratello al governo di quei popoli per resistere agli Olandesi, ai quali era riuscito in questi ultimi anni di far non poche conquiste sopra i cattolici. Sul principio di maggio arrivò esso cardinale infante a Villafranca, accompagnato da una bella flotta di galee, e dal corteggio di molti magnati di Spagna e di non poche milizie. Colàsi portò a visitarloVittorio Amedeo ducadi Savoia, usandogli finezze tali, come se si fosse trattato di un re. Giunto che fu a Genova, fu accolto parimente con immensi onori da quella repubblica, e di là poi passò a Milano, facendovi la sua pomposa e solenne entrata nel dì 24 del mese suddetto, dove trovò tuttavia ilduca di Feria, che si andava allestendo per la sua andata in Germania. Perchè dall'armi dei collegati protestanti restavano chiusi i passi per penetrare in Fiandra, si vide egli obbligato a riposar lungo tempo in Milano, sperando sempre che il Feria gli aprisse il passaggio a quella volta. Non istette egli intanto co' suoi ministri ozioso, se pur si seppe il netto del fatto che son per dire. Trovavasi in questi tempi in Mantova l'infanta Margherita, sorella delduca di Savoiae vedova del fuFrancesco Gonzaga ducadi Mantova, ita colà a visitar laprincipessa Mariasua figlia, vedova del fuprincipeo sia duca di Rhetel, e nuora del duca regnante di MantovaCarlo Gonzaga. Perchè non mancavano di que' legisti che imbrogliavano il mondo, e che tenevano essere quella principessa unica e vera erede dei ducati di Mantova e di Monferrato, ad esclusione della linea di Nevers, fu consigliata la figlia dalla madre di fare una pubblica protesta per man di notaio e testimonii, che annullava qualsisia atto da lei fatto in età pupillare; e a lei restavano allora solamente due giorni per entrare nell'anno venticinquesimo di sua età. Gran rumore fece un tale atto nella corte di Mantova, e fu creduto che l'infanta Margherita sua madre, portata da un parzialissimo genio verso gli Spagnuoli, tramasse di maritar la figlia coll'infante cardinale: il che non si sa ben intendere, perchè di essa Maria e del principe di Rhetel restava vivente un picciolo figlio, a cui negar non si poteva la successione di quei ducati. Giunto l'avviso di questa gran novità alla corte di Francia, non vi fu chi non credesse, queste essere orditure della sagacità spagnuola;e però vennero pressanti lettere del re Cristianissimo al duca Carlo di Mantova di cacciar di là la duchessa madre, e alla repubblica veneta premurosi uffizii per dare assistenza al duca. Dopo aver fatta gran resistenza e querele, si ritirò l'infanta Margherita a Gualtieri, terra del duca di Modena, cioè di un figlio di una sua sorella. Ma ecco da lì a non molto altre fulminanti lettere di Francia ad esso duca di Modena, che l'obbligarono a far ritirare anche di là l'infanta suddetta. S'indusse poi la principessa Maria a ritrattare il fatto, e sua madre tal merito si acquistò nella corte del re Cattolico Filippo IV, che col tempo passata in Ispagna, fu creata viceregina di Portogallo, dove con gran prudenza esercitò il suo governo fino alla rivoluzion di quel regno.

Venne a scoprirsi nel presente anno in Roma un pazzo ed insieme orrido attentato contro la vita del ponteficeUrbano VIII. Giacinto Centino, nipote sconsigliato del saggio e piocardinal FeliceCentino da Ascoli, infatuato del desiderio e della sognata idea di veder lo zio nella cattedra di San Pietro, si diede in preda allo studio delle malie; e coll'aiuto di alcune persone religiose, ma indegnissime di questo nome, fabbricò una statua di cera, per cui, secondo la stolta o almen sacrilega persuasion dei fattucchieri, disegnava di condurre a morte il pontefice. Da chi prese l'impunità fu rivelato l'empio disegno; vi andò la testa del Centino; gli altri complici furono bruciati, o pur condannati alla galea o a perpetuo carcere, a misura della lor condizione e reato. Fu in questi tempi che il duca di SavoiaVittorio Amedeo, per farsi conoscere superiore al grado dei cardinali esaltati da papa Urbano, cominciò pubblicamente ad intitolarsire di Cipro: il che dispiacendo alla repubblica veneta, siccome atto contrario alle sue pretensioni, cagion fu che s'interrompesse il commercio fra loro. Uscì anche fuori in Torino un libro apposta perprovar dovuto al duca il titolo regio, in cui perchè non si parlava col rispetto convenevole algran ducadi Toscana, venne fuori perciò in Firenze una risposta al medesimo libro. Fu il duca Vittorio il primo che cominciasse ad usare e ad esigere il titolo dialtezza reale. Gran rumore fece in questi tempi, e maggiormente l'ha fatto dipoi, la condanna emanata in Roma, non già con edittoex cathedradel sommo pontefice, ma della congregazione del santo Uffizio, contro la sentenza del Copernico, sostenente il moto della terra intorno al sole. Diede occasione a cotal proibizioneGalileo GalileiFiorentino, uno dei più insigni filosofi matematici ed astronomi che abbia prodotto l'Europa, e a cui si professano debitori tutti coloro che si son poscia esercitati in somiglianti studii. Gli era stato ordinato di non tenere e difendere quella opinione, ed egli avea promesso di farlo; ma non attenne la parola. Laonde chiamato a Roma in età di settanta anni, fu obbligato a condannarla, e a sofferire una specie di piacevol prigionia in Roma, e poscia in Firenze. Ciò non ostante, sappiamo avere oggidì gran voga da per tutto l'opinione copernicana, nè essere disdetto a' cattolici stessi il tenerla come sistema, giacchè niun finora è giunto a darne sufficiente dimostrazione, nè ad atterrare affatto la contraria.


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