MDCXXXIVAnno diCristoMDCXXXIV. IndizioneII.Urbano VIIIpapa 12.Ferdinando IIimperadore 16.A chi in bene e a chi in male diede molto da discorrere sul fine di febbraio dell'anno presente la caduta diAlberto VallestainBoemo duca di Fridland, che fra i capitani del tempo suo, a riserva delre Gustavo Adolfo, non ebbe pari. Generalissimo dell'armi diFerdinando IIimperadore era stato finora il sostegno della vacillante casa d'Austria, intrepido sempre, e per lo più vittoriosoin tanti combattimenti. Il solo suo nome valeva un'armata, sì alto concetto di valore e di saggia condotta nel maneggio dell'armi s'era egli acquistato. Ma lo aver egli voluto un dispotico comando negli affari della guerra, e la sua superbia, ed altri vizii che si mischiavano nelle molte sue virtù militari, e il niun riguardo da lui mostrato ai principi e popoli amici, col cercare unicamente il comodo e l'utile delle sue soldatesche, accrebbe di troppo la schiera degl'invidiosi e dei nemici suoi, massimamente alla corte cesarea. Fu dunque messa in sospetto presso l'imperadore la fede sua per varie ommessioni credute dolose, e per non poche intelligenze che passavano fra lui e i Franzesi e Svezzesi: non potendosi negare che il cardinale di Richelieu e lo Oxestern sveco non tentassero di guadagnarlo con larghe offerte, benchè tuttavia sia incerto se corrompessero la di lui onoratezza. Tanto infine operarono gli emuli suoi, che il buon Ferdinando Augusto s'indusse a levargli il comando. Portatone a lui l'avviso, gli uffiziali dei suo partito il dissuasero dal cedere, e con iscrittura si obbligarono di sostenerlo in quel grado. Atto tale fu preso per una ribellione nella corte cesarea, e però l'imperadore principe di buone viscere, dopo essere stato perplesso tra lo amore e la gratitudine verso di sì gran capitano, e la necessità dello Stato, spedì in fine ordini per la di lui cattura, ma non già per la di lui morte. Gli uffiziali incaricati di questa impresa fecero del resto, togliendo la vita in un istante ai tre principali fautori di lui, e poscia a lui stesso: al quale avviso non potè l'Augusto Ferdinando contener le lagrime, ricordevole de' tanti segnalati servigi a lui prestati dal Fridland; e laddove dianzi ognun si scatenava contra di un sì altero generale, poscia, mosso a compassione, non parlava che de' meriti suoi. Fu dipoi conferita la carica di generalissimo aFerdinando red'Ungheria, figlio dello imperadore, che non tardò ad imprenderel'assedio di Ratisbona, e a costrignerla alla resa nel dì 26 di luglio.In questo mentre l'infante di Spagna cardinaledimorando in Milano ammannì un corpo di sei mila e cinquecento pedoni e di mille e cinquecento cavalli per passare in Fiandra. Poscia nel dì 20 di giugno per la Valtellina s'incamminò alla volta d'Inspruch, accompagnato dalmarchese di Leganese dalle truppe suddette. Si lasciò vincere il cardinale dalle istanze e preghiere del re Ferdinando, e andò ad unirsi seco colle sue genti comandate da molta nobiltà spagnuola, napoletana e lombarda, che unite colle altre già condotte dalduca di Feriae reclutate formavano un'armata di circa venti mila combattenti. Passarono il re e il cardinale all'assedio di Norlinga, nelle cui vicinanze nel dì 6 di settembre seguì un formidabil fatto d'armi fra essi e la armata svezzese, colla total rovina degli ultimi, e con singolar onore della cavalleria napoletana. Questa insigne vittoria diede un gran crollo alla superbia degli Svezzesi, ed agevolò altre conquiste al re Ferdinando, quantunque restassero molto deboli le sue forze, per aver voluto l'infante cardinale passare in Fiandra. Il di più di quelle continuate guerre, delle quali seppe ben profittare la Francia coll'impadronirsi della Lorena e dichiararsi fautrice dei protestanti, non l'aspetti da me il lettore. Furono in questi tempi dalla politica spagnuola guadagnati ilcardinale Maurizioe ilprincipe Tommaso, fratelli del duca di SavoiaVittorio Amedeo, con avere il primo in Roma rinunziata la protezione della Francia, e l'altro con portarsi all'improvviso in Fiandra a militare in favore del re Cattolico, dove si segnalò con varie azioni militari, benchè taluno scriva che egli seco portasse la sfortuna all'armi spagnuole. Aveva egli prima inviata a Milano la moglie coi figli per ostaggi. Fu creduto da' Franzesi che tali passi non fossero stati fatti senza saputa e segreto consenso del duca; ma questi tardò poco a far costare la veritàcon levare al principe Tommaso il governo della Savoia, e sequestrare tutte le rendite sue in Piemonte. Ingelositi nondimeno i Franzesi, ingrossarono in Pinerolo e Casale i lor presidii. AFrancesco I ducadi Modena nacque nel febbraio dell'anno presente un figlio, che fu poi col nome diAlfonso IVsuo successore nel ducato. Erano insorti in Roma de' mali umori, trovandosi non pochi mal soddisfatti, parte dello stessopapa Urbano, e parte dell'imperioso governo de' suoi nipoti Barberini. Servì questo di motivo al pontefice per rinovar con rigore i decreti del concilio di Trento e dei susseguenti pontefici, che obbligavano i vescovi ed anche i cardinali alla residenza nelle loro chiese. Dovettero perciò alcuni porporati e parecchi prelati abbandonar le delizie e grandezze romane, con ritirarsi ai lor vescovati, cioè ad esercitare il vero loro mestiere. Cacciato da' suoi Stati il duca di LorenaNiccolò Francescoper la prepotenza de' Franzesi, e segretamente fuggito, venne colla moglie a ricoverarsi in Firenze, accolto favorevolmente dalgran duca Ferdinando IIsuo parente.
A chi in bene e a chi in male diede molto da discorrere sul fine di febbraio dell'anno presente la caduta diAlberto VallestainBoemo duca di Fridland, che fra i capitani del tempo suo, a riserva delre Gustavo Adolfo, non ebbe pari. Generalissimo dell'armi diFerdinando IIimperadore era stato finora il sostegno della vacillante casa d'Austria, intrepido sempre, e per lo più vittoriosoin tanti combattimenti. Il solo suo nome valeva un'armata, sì alto concetto di valore e di saggia condotta nel maneggio dell'armi s'era egli acquistato. Ma lo aver egli voluto un dispotico comando negli affari della guerra, e la sua superbia, ed altri vizii che si mischiavano nelle molte sue virtù militari, e il niun riguardo da lui mostrato ai principi e popoli amici, col cercare unicamente il comodo e l'utile delle sue soldatesche, accrebbe di troppo la schiera degl'invidiosi e dei nemici suoi, massimamente alla corte cesarea. Fu dunque messa in sospetto presso l'imperadore la fede sua per varie ommessioni credute dolose, e per non poche intelligenze che passavano fra lui e i Franzesi e Svezzesi: non potendosi negare che il cardinale di Richelieu e lo Oxestern sveco non tentassero di guadagnarlo con larghe offerte, benchè tuttavia sia incerto se corrompessero la di lui onoratezza. Tanto infine operarono gli emuli suoi, che il buon Ferdinando Augusto s'indusse a levargli il comando. Portatone a lui l'avviso, gli uffiziali dei suo partito il dissuasero dal cedere, e con iscrittura si obbligarono di sostenerlo in quel grado. Atto tale fu preso per una ribellione nella corte cesarea, e però l'imperadore principe di buone viscere, dopo essere stato perplesso tra lo amore e la gratitudine verso di sì gran capitano, e la necessità dello Stato, spedì in fine ordini per la di lui cattura, ma non già per la di lui morte. Gli uffiziali incaricati di questa impresa fecero del resto, togliendo la vita in un istante ai tre principali fautori di lui, e poscia a lui stesso: al quale avviso non potè l'Augusto Ferdinando contener le lagrime, ricordevole de' tanti segnalati servigi a lui prestati dal Fridland; e laddove dianzi ognun si scatenava contra di un sì altero generale, poscia, mosso a compassione, non parlava che de' meriti suoi. Fu dipoi conferita la carica di generalissimo aFerdinando red'Ungheria, figlio dello imperadore, che non tardò ad imprenderel'assedio di Ratisbona, e a costrignerla alla resa nel dì 26 di luglio.
In questo mentre l'infante di Spagna cardinaledimorando in Milano ammannì un corpo di sei mila e cinquecento pedoni e di mille e cinquecento cavalli per passare in Fiandra. Poscia nel dì 20 di giugno per la Valtellina s'incamminò alla volta d'Inspruch, accompagnato dalmarchese di Leganese dalle truppe suddette. Si lasciò vincere il cardinale dalle istanze e preghiere del re Ferdinando, e andò ad unirsi seco colle sue genti comandate da molta nobiltà spagnuola, napoletana e lombarda, che unite colle altre già condotte dalduca di Feriae reclutate formavano un'armata di circa venti mila combattenti. Passarono il re e il cardinale all'assedio di Norlinga, nelle cui vicinanze nel dì 6 di settembre seguì un formidabil fatto d'armi fra essi e la armata svezzese, colla total rovina degli ultimi, e con singolar onore della cavalleria napoletana. Questa insigne vittoria diede un gran crollo alla superbia degli Svezzesi, ed agevolò altre conquiste al re Ferdinando, quantunque restassero molto deboli le sue forze, per aver voluto l'infante cardinale passare in Fiandra. Il di più di quelle continuate guerre, delle quali seppe ben profittare la Francia coll'impadronirsi della Lorena e dichiararsi fautrice dei protestanti, non l'aspetti da me il lettore. Furono in questi tempi dalla politica spagnuola guadagnati ilcardinale Maurizioe ilprincipe Tommaso, fratelli del duca di SavoiaVittorio Amedeo, con avere il primo in Roma rinunziata la protezione della Francia, e l'altro con portarsi all'improvviso in Fiandra a militare in favore del re Cattolico, dove si segnalò con varie azioni militari, benchè taluno scriva che egli seco portasse la sfortuna all'armi spagnuole. Aveva egli prima inviata a Milano la moglie coi figli per ostaggi. Fu creduto da' Franzesi che tali passi non fossero stati fatti senza saputa e segreto consenso del duca; ma questi tardò poco a far costare la veritàcon levare al principe Tommaso il governo della Savoia, e sequestrare tutte le rendite sue in Piemonte. Ingelositi nondimeno i Franzesi, ingrossarono in Pinerolo e Casale i lor presidii. AFrancesco I ducadi Modena nacque nel febbraio dell'anno presente un figlio, che fu poi col nome diAlfonso IVsuo successore nel ducato. Erano insorti in Roma de' mali umori, trovandosi non pochi mal soddisfatti, parte dello stessopapa Urbano, e parte dell'imperioso governo de' suoi nipoti Barberini. Servì questo di motivo al pontefice per rinovar con rigore i decreti del concilio di Trento e dei susseguenti pontefici, che obbligavano i vescovi ed anche i cardinali alla residenza nelle loro chiese. Dovettero perciò alcuni porporati e parecchi prelati abbandonar le delizie e grandezze romane, con ritirarsi ai lor vescovati, cioè ad esercitare il vero loro mestiere. Cacciato da' suoi Stati il duca di LorenaNiccolò Francescoper la prepotenza de' Franzesi, e segretamente fuggito, venne colla moglie a ricoverarsi in Firenze, accolto favorevolmente dalgran duca Ferdinando IIsuo parente.