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MDIIAnno diCristoMDII. IndizioneV.Alessandro VIpapa 11.Massimiliano Ire de' Romani 10.Quanto più andava crescendo in potenza ilduca Valentino, tanto più s'aumentava in lui la brama di nuovi acquisti, secondato in ciò dal papa suo padre, che nulla più meditava e sospirava che di formare in lui un gran principe in Italia. Non avea esso pontefice meno amore e premura per l'ingrandimento diLucreziasua figlia; e però con forti maneggi fatti alla corte del re Cristianissimo fin l'anno precedente, e col mezzospecialmente delcardinal di Roano, che era, per concessione d'esso Alessandro, come un secondo papa in Francia, avea indotto quel re a proporre e a far seguire l'accasamento della stessa Lucrezia con donAlfonso d'Este, primogenito diErcole Iduca di Ferrara. Tante batterie furono adoperate per questo affare, con far soprattutto i mediatori conoscere che questo parentado portava seco l'assicurarsi dall'ambizione e dalle armi del duca Valentino (seppure, come dice il Guicciardino, contro tanta perfidia era bastante sicurtà alcuna), che gli Estensi condiscesero a tali nozze. Portò ella in dote cento mila ducati d'oro contanti, immense gioie e suppellettili, colla giunta ancora delle terre di Cento e della Pieve, cedute al duca di Ferrara, oltre ad altri vantaggi della casa d'Este. Gran solennità si fecero per questo in Roma e Ferrara, nella qual città entrò essa principessa nel dì 2 di febbraio. Quanto al duca Valentino, amoreggiava egli forte il ducato d'Urbino; ma essendo ilduca Guidubaldoubbidientissimo in tutto al papa, e per le sue belle doti quasi adorato da' suoi popoli, nè pretesto si trovava, nè facilità appariva di poterlo spogliare di quegli Stati. Si rivolse dunque l'iniquo Borgia ai tradimenti[Raphael Volaterranus. Guicciardini. Buonaccorsi. Bembo, ed altri.]. Portatosi a Nocera con poderoso esercito, e fingendo di voler assalire lo Stato di Camerino, fece richiesta di artiglierie e di genti d'armi al duca d'Urbino. Tutto gli fu dato, perchè troppo pericoloso si considerò il negarlo. Ciò fatto, con tutta celerità s'impadronì di Cagli, e continuò la marcia alla volta di Urbino, dove il disarmato duca Guidubaldo, conFrancesco Maria della Rovere, suo nipote, ad altro non pensò che a salvare la vita, abbandonato tutto. Se ne fuggì egli travestito; e, benchè inseguito, ebbe la fortuna di potersi infine ritirare a Mantova, dove poco prima era giunta laduchessa Isabellasua moglie, sorelladiFrancesco II marchesed'essa Mantova, la quale, dopo avere accompagnato a FerraraLucrezia Borgia, colà s'era portata per visitare il fratello. Con queste arti fece acquisto il duca Valentino di quattro città e di trecento castella componenti quel ducato.Gran rumore per tutta Italia fece un'azione sì proditoria, niuno tenendosi più sicuro dalle insidie di costui, il quale, ito poscia contra di Camerino, mentre andava trattando d'accordo conGiulio da Varanosignore di quella città, ebbe con inganni maniera d'entrare in essa città. Imprigionato Giulio con due suoi figliuoli, da lì a non molto lo spietato Valentino, con farli strozzare, se ne sbrigò. Fu ancora da' Fiorentini creduto che lo stesso Borgia e il papa avessero mano nelle rivoluzioni che accaddero nel presente anno in Toscana; dappoichè il re di Francia non avea acconsentito che lo stesso Borgia divenisse signor di Pisa. Vogliosi sempre essi Fiorentini di ricuperar quella città, altro mezzo più non conosceano che di vincerla colla fame. Però, venuta la primavera, andarono a dare il guasto alle biade del territorio di quella città, e quindi posero il campo a Vico Pisano, tolto loro poco innanzi per tradimento di alcuni soldati. Ma eccoti muoversi a ribellione il popolo di Arezzo, che tenea segreta corrispondenza conVitellozzo Vitelli, signore di Città di Castello, il quale non tardò ad accorrere colà, e ad imprendere l'assedio della cittadella. Ed ancor questa, perchè non venne mai sufficiente aiuto da' Fiorentini, costretta fu ad arrendersi, dopo di che fu smantellata. Con Vitellozzo erano congiuntiGian-Paolo Baglione, principal direttore della città di Perugia,Fabio Orsino, ilcardinaleePietro de Medicifuorusciti di Firenze, ePandolfo Petrucci, che era come signor di Siena. Impadronironsi costoro dopo Arezzo anche di Castiglione Aretino, della città di Cortona, d'Anghiari, di Borgo San Sepolcro e di altri luoghi. Sarebbe andata piùinnanzi questa tempesta, se i Fiorentini non avessero fatto ricorso al re di Francia, rappresentandogli come procedenti dall'avidità del papa e di suo figlio sì fatte novità, e facendogli costare il pericolo che soprastava anche agli Stati del medesimo re in Italia, se si lasciava andar troppo innanzi l'ingrandimento del Borgia. Per questo, e insieme pel danaro, la cui virtù suole aver tanta efficacia, il re Lodovico XII non solamente fece comandare al Valentino e agli altri suoi aderenti che desistessero dalle offese dei Fiorentini, ma anche spedì alcune compagnie di genti d'armi in Toscana, lo aspetto delle quali fece ritornar in breve Arezzo e le altre terre perdute all'ubbidienza di Firenze.Furono cagione questi movimenti, e gl'imbrogli del regno di Napoli, de' quali parleremo fra poco, che il re Lodovico tornasse in Italia, portando seco non lieve sdegno contra del papa e del duca Valentino. Concorsero ad Asti e a Milano varii principi e signori d'Italia; e siccome tutti erano in sospetto di ulteriori disegni di esso Borgia, così aggiunsero legna al fuoco. Già s'aspettava ognuno di mirar l'armi del re volte alla depression del Valentino. Ma così ben seppe maneggiarsi il papa, che, mitigato l'animo del re, questi ad altro non attese dipoi che a far guerra in regno di Napoli, restando deluse le speranze di tutti i potentati. Era questa guerra insorta fin l'anno precedente; perchè, appena furono entrati in possesso Franzesi e Spagnuoli della porzione lor destinata, che si venne a contesa fra loro per li confini.Consalvotacque, finchè si fu impadronito di Taranto; ma poi, sfoderate le pretensioni del re Cattolico, cacciò improvvisamente dalla Tripalda e da altri luoghi i presidii franzesi, e si appropriò la Basilicata. Perchè s'era per le malattie estenuata di molto l'armata franzese, ilduca di Nemoursvicerè giudicò meglio di trattar colle buone, e di stabilire una tregua col gran capitanosino all'agosto dell'anno presente, contentandosi che pro interim si dividesse fra loro la dogana di Foggia e il Capitanato, e si ritirassero i Franzesi dal principato. Ma, cresciute dipoi le forze del vicerè per le genti inviategli dal re Lodovico, nel mese di giugno diede l'Aubigny principio alle ostilità manifeste contro gli Spagnuoli. E, dopo avere occupato tutto il Capitanato, si accampò a Canosa, e l'ebbe infine a patti. Inferiore in possanza trovandosi allora Consalvo, si ritirò a Barletta, restando ivi sprovveduto di vettovaglie e danari. Se avessero saputo i Franzesi profittar di questa sua debolezza, forse sbrigavano le lor faccende in quel regno. Attesero essi a insignorirsi della Puglia e Calabria; presero Cosenza, e le diedero il sacco; venuto colà soccorso dalla Sicilia, lo misero in rotta. Tale prosperità dell'armi rendè poi negligente il re di Francia a sostener con vigore la sua fortuna nel regno di Napoli, e ad altro non pensò se non a tornarsene di là dai monti.Era ito travestito e con pochi cavalli per la posta il duca Valentino ad inchinare esso re a Milano; e siccome gli stava bene la lingua in bocca, tanto seppe dir per dar buon colore alle malvagie sue azioni passate, e tanto commendò la svisceratezza del papa verso la corona di Francia, che riguadagnò l'affetto e la protezione del re: il che recò non poco spavento a Vitellozzo, al Baglione, a Giovanni Bentivoglio, a Pandolfo Petrucci, adOliverotto da Fermo, che s'era, con uccidere Giovanni suo zio, fatto signore di quella città, e a Paolo Orsino. Nè tardò molto il Valentino a richiedere colle minaccie la signoria di Bologna. Il perchè, scorgendo ognun d'essi di trovarsi giornalmente esposti alle insidie e all'ambizione del duca Valentino, fecero lega insieme contra di lui. Richiamarono da VeneziaGuidubaldo ducadi Urbino, e dall'AquilaGiovanni da Varano, figlio dell'esimio signor di Camerino,con ricuperar dipoi quasi tutte quelle contrade: il che frastornò le idee del Borgia sopra Bologna. Ma inteso avere avuto ordine lo Sciomonte, generale del re Lodovico, di assistere ad esso duca Valentino, e che aveano da calare tre mila Svizzeri assoldati da esso Borgia; cadaun di que' collegati scorato cominciò a pensare alle cose proprie, e a trattar separatamente di concordia con chi pur sapeano nulla aver più a cuore che la loro rovina. Non si può esprimere quante dolci parole, quante belle promesse usasse verso ognun di essi il perfido duca. A questo amo si lasciarono prendere tutti, e seguì accordo con lui, approvato dal papa. Perchè Bologna era osso duro, contentossi il Valentino di far lega con Giovanni Bentivoglio, e col reggimento di quella città, la quale con nuovo accordo (se pur due furono quegli accordi) si obbligò di pagargli per otto anni dodici mila ducati d'oro l'anno, a titolo di condotta di cento uomini d'armi, e di fornirlo per un anno di cento altri uomini d'armi e di ducento balestrieri a cavallo. Paolo Orsino, il duca di Gravina, Vitellozzo ed Oliverotto, incantati dalle lusinghe e carezze del Borgia, tornarono agli stipendii di lui. Dopo di che colle lor forze costrinsero il duca Guidubaldo e il Varano impauriti ad abbandonar di nuovo i loro Stati d'Urbino e Camerino, che tornarono in potere del Borgia[Guicciardini. Sardi. Paulus de Clericis. Carmelita, in Annal. MSS. Raphael Volaterranus, et alii.]. Per ordine di lui andarono poscia questi condottieri a mettere il campo a Sinigaglia, città diFrancesco Maria della Rovereprefetto di Roma, e la forzarono alla resa. Per li quali servigi si aspettavano forse qualche gran ricompensa dal Valentino, ma l'ottennero ben diversa dalla loro immaginazione. Imperocchè, venuto costui a quella città, da cui prima avea ordinato che uscissero le loro genti, e chiamati a parlamento i suddettiPaoloOrsino, il duca di Gravina, Vitellozzo, Oliverotto, Lodovico da Todied altri, fece lor mettere le mani addosso; e nel giorno seguente, ultimo dell'anno presente (il Sardi scrive che fu nel primo dell'anno appresso), furono strangolati in una camera esso Vitellozzo e Oliverotto. Uscito in questo mentre il Valentino per la rocca colle sue milizie, piombò all'improvviso addosso a quelle degl'imprigionati signori, e tolse loro armi e cavalli. Ne restarono assai morti, e più feriti, e il resto si sbandò.Pandolfo Petrucci, che non era entrato in gabbia, ebbe la fortuna di salvarsi. Alla misera Sinigaglia fu dato il sacco. Con queste scelleraggini compiè il detestabil Valentino l'anno presente, non senza orrore e terrore dell'Italia tutta. Or vatti a fidar di tiranni.

Quanto più andava crescendo in potenza ilduca Valentino, tanto più s'aumentava in lui la brama di nuovi acquisti, secondato in ciò dal papa suo padre, che nulla più meditava e sospirava che di formare in lui un gran principe in Italia. Non avea esso pontefice meno amore e premura per l'ingrandimento diLucreziasua figlia; e però con forti maneggi fatti alla corte del re Cristianissimo fin l'anno precedente, e col mezzospecialmente delcardinal di Roano, che era, per concessione d'esso Alessandro, come un secondo papa in Francia, avea indotto quel re a proporre e a far seguire l'accasamento della stessa Lucrezia con donAlfonso d'Este, primogenito diErcole Iduca di Ferrara. Tante batterie furono adoperate per questo affare, con far soprattutto i mediatori conoscere che questo parentado portava seco l'assicurarsi dall'ambizione e dalle armi del duca Valentino (seppure, come dice il Guicciardino, contro tanta perfidia era bastante sicurtà alcuna), che gli Estensi condiscesero a tali nozze. Portò ella in dote cento mila ducati d'oro contanti, immense gioie e suppellettili, colla giunta ancora delle terre di Cento e della Pieve, cedute al duca di Ferrara, oltre ad altri vantaggi della casa d'Este. Gran solennità si fecero per questo in Roma e Ferrara, nella qual città entrò essa principessa nel dì 2 di febbraio. Quanto al duca Valentino, amoreggiava egli forte il ducato d'Urbino; ma essendo ilduca Guidubaldoubbidientissimo in tutto al papa, e per le sue belle doti quasi adorato da' suoi popoli, nè pretesto si trovava, nè facilità appariva di poterlo spogliare di quegli Stati. Si rivolse dunque l'iniquo Borgia ai tradimenti[Raphael Volaterranus. Guicciardini. Buonaccorsi. Bembo, ed altri.]. Portatosi a Nocera con poderoso esercito, e fingendo di voler assalire lo Stato di Camerino, fece richiesta di artiglierie e di genti d'armi al duca d'Urbino. Tutto gli fu dato, perchè troppo pericoloso si considerò il negarlo. Ciò fatto, con tutta celerità s'impadronì di Cagli, e continuò la marcia alla volta di Urbino, dove il disarmato duca Guidubaldo, conFrancesco Maria della Rovere, suo nipote, ad altro non pensò che a salvare la vita, abbandonato tutto. Se ne fuggì egli travestito; e, benchè inseguito, ebbe la fortuna di potersi infine ritirare a Mantova, dove poco prima era giunta laduchessa Isabellasua moglie, sorelladiFrancesco II marchesed'essa Mantova, la quale, dopo avere accompagnato a FerraraLucrezia Borgia, colà s'era portata per visitare il fratello. Con queste arti fece acquisto il duca Valentino di quattro città e di trecento castella componenti quel ducato.

Gran rumore per tutta Italia fece un'azione sì proditoria, niuno tenendosi più sicuro dalle insidie di costui, il quale, ito poscia contra di Camerino, mentre andava trattando d'accordo conGiulio da Varanosignore di quella città, ebbe con inganni maniera d'entrare in essa città. Imprigionato Giulio con due suoi figliuoli, da lì a non molto lo spietato Valentino, con farli strozzare, se ne sbrigò. Fu ancora da' Fiorentini creduto che lo stesso Borgia e il papa avessero mano nelle rivoluzioni che accaddero nel presente anno in Toscana; dappoichè il re di Francia non avea acconsentito che lo stesso Borgia divenisse signor di Pisa. Vogliosi sempre essi Fiorentini di ricuperar quella città, altro mezzo più non conosceano che di vincerla colla fame. Però, venuta la primavera, andarono a dare il guasto alle biade del territorio di quella città, e quindi posero il campo a Vico Pisano, tolto loro poco innanzi per tradimento di alcuni soldati. Ma eccoti muoversi a ribellione il popolo di Arezzo, che tenea segreta corrispondenza conVitellozzo Vitelli, signore di Città di Castello, il quale non tardò ad accorrere colà, e ad imprendere l'assedio della cittadella. Ed ancor questa, perchè non venne mai sufficiente aiuto da' Fiorentini, costretta fu ad arrendersi, dopo di che fu smantellata. Con Vitellozzo erano congiuntiGian-Paolo Baglione, principal direttore della città di Perugia,Fabio Orsino, ilcardinaleePietro de Medicifuorusciti di Firenze, ePandolfo Petrucci, che era come signor di Siena. Impadronironsi costoro dopo Arezzo anche di Castiglione Aretino, della città di Cortona, d'Anghiari, di Borgo San Sepolcro e di altri luoghi. Sarebbe andata piùinnanzi questa tempesta, se i Fiorentini non avessero fatto ricorso al re di Francia, rappresentandogli come procedenti dall'avidità del papa e di suo figlio sì fatte novità, e facendogli costare il pericolo che soprastava anche agli Stati del medesimo re in Italia, se si lasciava andar troppo innanzi l'ingrandimento del Borgia. Per questo, e insieme pel danaro, la cui virtù suole aver tanta efficacia, il re Lodovico XII non solamente fece comandare al Valentino e agli altri suoi aderenti che desistessero dalle offese dei Fiorentini, ma anche spedì alcune compagnie di genti d'armi in Toscana, lo aspetto delle quali fece ritornar in breve Arezzo e le altre terre perdute all'ubbidienza di Firenze.

Furono cagione questi movimenti, e gl'imbrogli del regno di Napoli, de' quali parleremo fra poco, che il re Lodovico tornasse in Italia, portando seco non lieve sdegno contra del papa e del duca Valentino. Concorsero ad Asti e a Milano varii principi e signori d'Italia; e siccome tutti erano in sospetto di ulteriori disegni di esso Borgia, così aggiunsero legna al fuoco. Già s'aspettava ognuno di mirar l'armi del re volte alla depression del Valentino. Ma così ben seppe maneggiarsi il papa, che, mitigato l'animo del re, questi ad altro non attese dipoi che a far guerra in regno di Napoli, restando deluse le speranze di tutti i potentati. Era questa guerra insorta fin l'anno precedente; perchè, appena furono entrati in possesso Franzesi e Spagnuoli della porzione lor destinata, che si venne a contesa fra loro per li confini.Consalvotacque, finchè si fu impadronito di Taranto; ma poi, sfoderate le pretensioni del re Cattolico, cacciò improvvisamente dalla Tripalda e da altri luoghi i presidii franzesi, e si appropriò la Basilicata. Perchè s'era per le malattie estenuata di molto l'armata franzese, ilduca di Nemoursvicerè giudicò meglio di trattar colle buone, e di stabilire una tregua col gran capitanosino all'agosto dell'anno presente, contentandosi che pro interim si dividesse fra loro la dogana di Foggia e il Capitanato, e si ritirassero i Franzesi dal principato. Ma, cresciute dipoi le forze del vicerè per le genti inviategli dal re Lodovico, nel mese di giugno diede l'Aubigny principio alle ostilità manifeste contro gli Spagnuoli. E, dopo avere occupato tutto il Capitanato, si accampò a Canosa, e l'ebbe infine a patti. Inferiore in possanza trovandosi allora Consalvo, si ritirò a Barletta, restando ivi sprovveduto di vettovaglie e danari. Se avessero saputo i Franzesi profittar di questa sua debolezza, forse sbrigavano le lor faccende in quel regno. Attesero essi a insignorirsi della Puglia e Calabria; presero Cosenza, e le diedero il sacco; venuto colà soccorso dalla Sicilia, lo misero in rotta. Tale prosperità dell'armi rendè poi negligente il re di Francia a sostener con vigore la sua fortuna nel regno di Napoli, e ad altro non pensò se non a tornarsene di là dai monti.

Era ito travestito e con pochi cavalli per la posta il duca Valentino ad inchinare esso re a Milano; e siccome gli stava bene la lingua in bocca, tanto seppe dir per dar buon colore alle malvagie sue azioni passate, e tanto commendò la svisceratezza del papa verso la corona di Francia, che riguadagnò l'affetto e la protezione del re: il che recò non poco spavento a Vitellozzo, al Baglione, a Giovanni Bentivoglio, a Pandolfo Petrucci, adOliverotto da Fermo, che s'era, con uccidere Giovanni suo zio, fatto signore di quella città, e a Paolo Orsino. Nè tardò molto il Valentino a richiedere colle minaccie la signoria di Bologna. Il perchè, scorgendo ognun d'essi di trovarsi giornalmente esposti alle insidie e all'ambizione del duca Valentino, fecero lega insieme contra di lui. Richiamarono da VeneziaGuidubaldo ducadi Urbino, e dall'AquilaGiovanni da Varano, figlio dell'esimio signor di Camerino,con ricuperar dipoi quasi tutte quelle contrade: il che frastornò le idee del Borgia sopra Bologna. Ma inteso avere avuto ordine lo Sciomonte, generale del re Lodovico, di assistere ad esso duca Valentino, e che aveano da calare tre mila Svizzeri assoldati da esso Borgia; cadaun di que' collegati scorato cominciò a pensare alle cose proprie, e a trattar separatamente di concordia con chi pur sapeano nulla aver più a cuore che la loro rovina. Non si può esprimere quante dolci parole, quante belle promesse usasse verso ognun di essi il perfido duca. A questo amo si lasciarono prendere tutti, e seguì accordo con lui, approvato dal papa. Perchè Bologna era osso duro, contentossi il Valentino di far lega con Giovanni Bentivoglio, e col reggimento di quella città, la quale con nuovo accordo (se pur due furono quegli accordi) si obbligò di pagargli per otto anni dodici mila ducati d'oro l'anno, a titolo di condotta di cento uomini d'armi, e di fornirlo per un anno di cento altri uomini d'armi e di ducento balestrieri a cavallo. Paolo Orsino, il duca di Gravina, Vitellozzo ed Oliverotto, incantati dalle lusinghe e carezze del Borgia, tornarono agli stipendii di lui. Dopo di che colle lor forze costrinsero il duca Guidubaldo e il Varano impauriti ad abbandonar di nuovo i loro Stati d'Urbino e Camerino, che tornarono in potere del Borgia[Guicciardini. Sardi. Paulus de Clericis. Carmelita, in Annal. MSS. Raphael Volaterranus, et alii.]. Per ordine di lui andarono poscia questi condottieri a mettere il campo a Sinigaglia, città diFrancesco Maria della Rovereprefetto di Roma, e la forzarono alla resa. Per li quali servigi si aspettavano forse qualche gran ricompensa dal Valentino, ma l'ottennero ben diversa dalla loro immaginazione. Imperocchè, venuto costui a quella città, da cui prima avea ordinato che uscissero le loro genti, e chiamati a parlamento i suddettiPaoloOrsino, il duca di Gravina, Vitellozzo, Oliverotto, Lodovico da Todied altri, fece lor mettere le mani addosso; e nel giorno seguente, ultimo dell'anno presente (il Sardi scrive che fu nel primo dell'anno appresso), furono strangolati in una camera esso Vitellozzo e Oliverotto. Uscito in questo mentre il Valentino per la rocca colle sue milizie, piombò all'improvviso addosso a quelle degl'imprigionati signori, e tolse loro armi e cavalli. Ne restarono assai morti, e più feriti, e il resto si sbandò.Pandolfo Petrucci, che non era entrato in gabbia, ebbe la fortuna di salvarsi. Alla misera Sinigaglia fu dato il sacco. Con queste scelleraggini compiè il detestabil Valentino l'anno presente, non senza orrore e terrore dell'Italia tutta. Or vatti a fidar di tiranni.


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