MDIVAnno diCristoMDIV. IndizioneVII.Giulio IIpapa 2.Massimiliano Ire de' Romani 12.Uno de' maggiori pensieri dipapa Giulio IIcominciò e continuò ad essere quello di ricuperar tutti gli Stati della Chiesa romana. Per conto de' Veneziani, che occupavano Ravenna, Faenza e Rimini, con parole forti intimò ad Antonio Giustiniano orator veneto la restituzione di quelle città[Bembo. Guicciardini. Raynaldus, Annal. Eccles.]. Spedì ancora lettere risentite, che furono presentate a quel senato dal vescovo di Tivoli; e pulsò ilre di FranciaeMassimiliano Cesarea prestargli aiuto per questo fine. Ma indarno tutto, perchè i Veneziani adducevano varie ragioni in lor difesa. Voltossi il pontefice alduca Valentino, per carpire almeno da lui le fortezze che già dicemmo tuttavia conservate da' suoi fedeli uffiziali. E perciocchè questi si erano già espressi di non volerle consegnare, se non venivano gli ordini di esso duca, posto in libertà, ed egli era tuttavia ritenuto prigione dal papa, trovossi il ripiego che esso Valentino fosse posto in mano diBernardino Carvajalcardinale di Santa Croce, ed inviato ad Ostia, per essere poi rilasciato e condotto in Francia, subito che si avesse certezza che le rocche suddette fossero in potere de' ministri pontifizii. Segretamente, da Ostia procurò il Borgia da Consalvo un salvocondotto; ed appena fu giunto l'avviso che i castellani di Cesena, Imola e Bertinoro aveano fatta la consegna di quelle fortezze, che il cardinale il lasciò in libertà, dandogli campo di ritirarsi occultamente a Napoli, dove fu molto ben accolto dal gran capitano nel dì 28 di aprile. Il pontefice, perchè senza saputasua seguì la liberazion di questo scellerato, nè la rocca di Forlì era stata consegnata, se l'ebbe forte a male. Ne scrisse con vigore ai re Cattolici, cioè aFerdinandoedIsabella(principessa gloriosa, che appunto nell'anno presente a' dì 26 di novembre passò a miglior vita), acciocchè rimediassero al tradimento fattogli. Quali ordini venissero di Spagna, si scoprì dopo qualche tempo. Facea credere il Valentino a Consalvo di poter imbrogliare le cose di Toscana in favor di Pisa e degli Spagnuoli; e a questo effetto per lui, e per alcune milizie da lui assoldate, s'erano preparate le galee per trasportarlo a Pisa. Prese egli congedo da Consalvo la notte con abbracciamenti vicendevoli; ma la mattina seguente, giorno 27 di maggio, allorchè usciva di camera per andare ad imbarcarsi, fu fatto prigione, toltogli il salvocondotto, e da lì a non molto inviato in Ispagna sopra una galea sottile, servito da un solo paggio[Giovio. Buonaccorsi. Guicciardini. Panvinio. Alessandro Sardi.]. Per quasi tre anni stette ritenuto nella rocca di Medina, altri dicono nel castello di Ciattiva, daddove finalmente essendo fuggito, e passato a militare in Navarra, quivi, ucciso in un aguato, terminò miseramente la vita, e vilmente fu seppellito. Ed ecco dove andò a terminare la grandezza di Cesare Borgia, cioè di un mostro, aspirante al dominio dell'Italia: grandezza procurata a lui dal disordinato amore del papa suo padre, e da lui ottenuta col mezzo di tanta iniquità. Non si può neppure oggidì rammentar senza orrore e indignazione il suo nome; e Niccolò Macchiavello, che prese a lodare non che a difendere un tiranno sì detestabile, di troppo anch'egli oscurò la sua riputazione, ed aggiunse questo a tanti altri reati della sua penna. Riuscì poi a papa Giulio col potente segreto del danaro di cavar dalle mani del castellano la rocca di Forlì, giacchè la città dianzi a lui si era data. Mentre il papa mostrava tantozelo per ricuperar gli Stati pontifizii, ed annullava perciò le concessioni fatte dai suoi predecessori, non pensò già che dovesse essere sottoposta a questo rigore la propria casa. Imperocchè non solamente confermò il ducato d'Urbino alduca Guidubaldodella casa di Montefeltro; ma, perchè egli si trovava senza prole, l'indusse ad adottare in figliuoloFrancesco Maria della Rovere, suo nipote, prefetto di Roma e signore di Sinigaglia; al quale, col consentimento di tutto il sacro collegio, fu confermata la successione in quel ducato. Ciò fece parere ai Veneziani ingiusta l'ira del papa contra di loro, dacchè si esibivano anch'essi di pagar censo, e di riconoscere dalla Chiesa quanto essi aveano tolto al Valentino, cioè ad un tiranno, in Romagna.Trovavansi i Franzesi ristretti in Gaeta, e poco sperando soccorsi, e molto desiderando di salvar le vite e gli arnesi; però, vinti ancora dal tedio, non tardarono a capitolar la resa di quella città. Stabilissi l'accordo nel primo giorno di quest'anno, e ne uscì quel presidio con tutto onore, menando via le sue robe, e con libertà di passare in Francia per mare e per terra. Gl'imbarcati per mare perirono quasi tutti o in cammino o in Francia. Gli altri inviati per terra, parte per freddo, parte per fame e per malattie, miseramente lasciarono le lor vite nelle strade. In tal guisa, a riserva di qualche luogo, restò possessore del regno di NapoliFerdinando il Cattolico; e la Francia, all'incontro, si trovò piena di mestizia e rabbia per tanto oro inutilmente speso, per la riputazion sminuita, e per tanta nobiltà e milizie sacrificate all'ambizione del re, che, non contento di un sì fiorito regno, qual è la Francia, si era voluto perdere dietro alla conquista de' regni altrui e lontani. Per cagione di questi sì fastidiosi contrattempi si diede il re Luigi a maneggiare col re Cattolico una tregua, di cui cadauno avea una segreta voglia e bisogno; e questa infatti si conchiuse, restando leparti in possesso di quel che tenevano. Trattossi poi di ridurre questa tregua in pace, con proporsi ivi che si restituisse il regno di Napoli alre Federigo. Ma perchè i ministri del re Ferdinando aveano ben in bocca parole di pace, quando nell'interno del loro sovrano si covavano altre intenzioni, il negoziato andò in fascio. Si conchiuse bensì il trattato di pace fra essore Luigi, Massimiliano CesareeFilippo arciducasuo figlio, il quale, per la morte dellaregina Isabella, cominciò in quest'anno a suscitar delle liti contro il re Cattolico pel regno di Castiglia, decaduto aGiovannasua moglie. Ma le condizioni di quel trattato poco effetto ebbero col tempo; se non che fin da allora fu creduto che l'una e l'altra potenza si accordassero per muover guerra a' Veneziani: il che dopo qualche anno vedremo eseguito. In questo anno ancora i Fiorentini verso la metà di maggio spinsero l'esercito loro addosso a' Pisani, per dare il guasto a quel territorio, sperando sempre che alla perdita delle biade terrebbe dietro la fame, e a questa la resa della città. Più che ne' precedenti si stese tal flagello per quelle campagne. Assediata Librafatta, l'ebbero a discrezione. Lusingaronsi parimente i Fiorentini di poter levare Arno a Pisa: tante belle promesse ne riportarono dagli architetti ed ingegneri. Se ciò avveniva, di più non occorreva per ridurre in agonia quella città. Di vasti fossi, di somme spese si fecero a questo fine. Ma il fiume si rise di chi gli volea dar legge, e seguitò a correre nel suo grand'alveo come prima: disinganno non poche altre volte accaduto, e che accadrà a chi prende simili grandiose imprese, per mutare il sistema de' grossi fiumi. Venne a morte in quest'annoFederigogiàre di Napoli, nella città di Tours in Francia, dacchè erano svanite le lusinghevoli speranze sue di ricuperare il regno, troppo vanamente credendo egli che non burlasse il re Cattolico, qualor mostrava sì grazioseintenzioni di spogliarsi dell'acquistato: al che ogni principe si sente in cuore un troppo gran ribrezzo[Pingon. Guichenon.]. Finì ancora di vivere nel dì 10 di settembreFiliberto ducadi Savoia e principe del Piemonte in età solamente di venticinque anni, lasciando vedovaMargherita d'Austriasua moglie, figlia di Massimiliano re de' Romani, che, divenuta poi governatrice dei Paesi Bassi, si acquistò gran nome nelle storie. Al duca Filiberto succedette Carlo III suo fratello.
Uno de' maggiori pensieri dipapa Giulio IIcominciò e continuò ad essere quello di ricuperar tutti gli Stati della Chiesa romana. Per conto de' Veneziani, che occupavano Ravenna, Faenza e Rimini, con parole forti intimò ad Antonio Giustiniano orator veneto la restituzione di quelle città[Bembo. Guicciardini. Raynaldus, Annal. Eccles.]. Spedì ancora lettere risentite, che furono presentate a quel senato dal vescovo di Tivoli; e pulsò ilre di FranciaeMassimiliano Cesarea prestargli aiuto per questo fine. Ma indarno tutto, perchè i Veneziani adducevano varie ragioni in lor difesa. Voltossi il pontefice alduca Valentino, per carpire almeno da lui le fortezze che già dicemmo tuttavia conservate da' suoi fedeli uffiziali. E perciocchè questi si erano già espressi di non volerle consegnare, se non venivano gli ordini di esso duca, posto in libertà, ed egli era tuttavia ritenuto prigione dal papa, trovossi il ripiego che esso Valentino fosse posto in mano diBernardino Carvajalcardinale di Santa Croce, ed inviato ad Ostia, per essere poi rilasciato e condotto in Francia, subito che si avesse certezza che le rocche suddette fossero in potere de' ministri pontifizii. Segretamente, da Ostia procurò il Borgia da Consalvo un salvocondotto; ed appena fu giunto l'avviso che i castellani di Cesena, Imola e Bertinoro aveano fatta la consegna di quelle fortezze, che il cardinale il lasciò in libertà, dandogli campo di ritirarsi occultamente a Napoli, dove fu molto ben accolto dal gran capitano nel dì 28 di aprile. Il pontefice, perchè senza saputasua seguì la liberazion di questo scellerato, nè la rocca di Forlì era stata consegnata, se l'ebbe forte a male. Ne scrisse con vigore ai re Cattolici, cioè aFerdinandoedIsabella(principessa gloriosa, che appunto nell'anno presente a' dì 26 di novembre passò a miglior vita), acciocchè rimediassero al tradimento fattogli. Quali ordini venissero di Spagna, si scoprì dopo qualche tempo. Facea credere il Valentino a Consalvo di poter imbrogliare le cose di Toscana in favor di Pisa e degli Spagnuoli; e a questo effetto per lui, e per alcune milizie da lui assoldate, s'erano preparate le galee per trasportarlo a Pisa. Prese egli congedo da Consalvo la notte con abbracciamenti vicendevoli; ma la mattina seguente, giorno 27 di maggio, allorchè usciva di camera per andare ad imbarcarsi, fu fatto prigione, toltogli il salvocondotto, e da lì a non molto inviato in Ispagna sopra una galea sottile, servito da un solo paggio[Giovio. Buonaccorsi. Guicciardini. Panvinio. Alessandro Sardi.]. Per quasi tre anni stette ritenuto nella rocca di Medina, altri dicono nel castello di Ciattiva, daddove finalmente essendo fuggito, e passato a militare in Navarra, quivi, ucciso in un aguato, terminò miseramente la vita, e vilmente fu seppellito. Ed ecco dove andò a terminare la grandezza di Cesare Borgia, cioè di un mostro, aspirante al dominio dell'Italia: grandezza procurata a lui dal disordinato amore del papa suo padre, e da lui ottenuta col mezzo di tanta iniquità. Non si può neppure oggidì rammentar senza orrore e indignazione il suo nome; e Niccolò Macchiavello, che prese a lodare non che a difendere un tiranno sì detestabile, di troppo anch'egli oscurò la sua riputazione, ed aggiunse questo a tanti altri reati della sua penna. Riuscì poi a papa Giulio col potente segreto del danaro di cavar dalle mani del castellano la rocca di Forlì, giacchè la città dianzi a lui si era data. Mentre il papa mostrava tantozelo per ricuperar gli Stati pontifizii, ed annullava perciò le concessioni fatte dai suoi predecessori, non pensò già che dovesse essere sottoposta a questo rigore la propria casa. Imperocchè non solamente confermò il ducato d'Urbino alduca Guidubaldodella casa di Montefeltro; ma, perchè egli si trovava senza prole, l'indusse ad adottare in figliuoloFrancesco Maria della Rovere, suo nipote, prefetto di Roma e signore di Sinigaglia; al quale, col consentimento di tutto il sacro collegio, fu confermata la successione in quel ducato. Ciò fece parere ai Veneziani ingiusta l'ira del papa contra di loro, dacchè si esibivano anch'essi di pagar censo, e di riconoscere dalla Chiesa quanto essi aveano tolto al Valentino, cioè ad un tiranno, in Romagna.
Trovavansi i Franzesi ristretti in Gaeta, e poco sperando soccorsi, e molto desiderando di salvar le vite e gli arnesi; però, vinti ancora dal tedio, non tardarono a capitolar la resa di quella città. Stabilissi l'accordo nel primo giorno di quest'anno, e ne uscì quel presidio con tutto onore, menando via le sue robe, e con libertà di passare in Francia per mare e per terra. Gl'imbarcati per mare perirono quasi tutti o in cammino o in Francia. Gli altri inviati per terra, parte per freddo, parte per fame e per malattie, miseramente lasciarono le lor vite nelle strade. In tal guisa, a riserva di qualche luogo, restò possessore del regno di NapoliFerdinando il Cattolico; e la Francia, all'incontro, si trovò piena di mestizia e rabbia per tanto oro inutilmente speso, per la riputazion sminuita, e per tanta nobiltà e milizie sacrificate all'ambizione del re, che, non contento di un sì fiorito regno, qual è la Francia, si era voluto perdere dietro alla conquista de' regni altrui e lontani. Per cagione di questi sì fastidiosi contrattempi si diede il re Luigi a maneggiare col re Cattolico una tregua, di cui cadauno avea una segreta voglia e bisogno; e questa infatti si conchiuse, restando leparti in possesso di quel che tenevano. Trattossi poi di ridurre questa tregua in pace, con proporsi ivi che si restituisse il regno di Napoli alre Federigo. Ma perchè i ministri del re Ferdinando aveano ben in bocca parole di pace, quando nell'interno del loro sovrano si covavano altre intenzioni, il negoziato andò in fascio. Si conchiuse bensì il trattato di pace fra essore Luigi, Massimiliano CesareeFilippo arciducasuo figlio, il quale, per la morte dellaregina Isabella, cominciò in quest'anno a suscitar delle liti contro il re Cattolico pel regno di Castiglia, decaduto aGiovannasua moglie. Ma le condizioni di quel trattato poco effetto ebbero col tempo; se non che fin da allora fu creduto che l'una e l'altra potenza si accordassero per muover guerra a' Veneziani: il che dopo qualche anno vedremo eseguito. In questo anno ancora i Fiorentini verso la metà di maggio spinsero l'esercito loro addosso a' Pisani, per dare il guasto a quel territorio, sperando sempre che alla perdita delle biade terrebbe dietro la fame, e a questa la resa della città. Più che ne' precedenti si stese tal flagello per quelle campagne. Assediata Librafatta, l'ebbero a discrezione. Lusingaronsi parimente i Fiorentini di poter levare Arno a Pisa: tante belle promesse ne riportarono dagli architetti ed ingegneri. Se ciò avveniva, di più non occorreva per ridurre in agonia quella città. Di vasti fossi, di somme spese si fecero a questo fine. Ma il fiume si rise di chi gli volea dar legge, e seguitò a correre nel suo grand'alveo come prima: disinganno non poche altre volte accaduto, e che accadrà a chi prende simili grandiose imprese, per mutare il sistema de' grossi fiumi. Venne a morte in quest'annoFederigogiàre di Napoli, nella città di Tours in Francia, dacchè erano svanite le lusinghevoli speranze sue di ricuperare il regno, troppo vanamente credendo egli che non burlasse il re Cattolico, qualor mostrava sì grazioseintenzioni di spogliarsi dell'acquistato: al che ogni principe si sente in cuore un troppo gran ribrezzo[Pingon. Guichenon.]. Finì ancora di vivere nel dì 10 di settembreFiliberto ducadi Savoia e principe del Piemonte in età solamente di venticinque anni, lasciando vedovaMargherita d'Austriasua moglie, figlia di Massimiliano re de' Romani, che, divenuta poi governatrice dei Paesi Bassi, si acquistò gran nome nelle storie. Al duca Filiberto succedette Carlo III suo fratello.