MDLAnno diCristoMDL. IndizioneVIII.Giulio IIIpapa 1.Carlo Vimperadore 32.Tennero lungamente diviso il sacro collegio, ascendente al numero di cinquanta cardinali, le fazioni imperiale, franzese e farnese. Fu in gran predicamento ilcardinal Polo, uomo per la sua scienza, religione e purità di costumi ben meritevole della dignità pontificia. Ma perchè ilcardinal teatino Caraffail proclamò per amico de' protestanti, a personaggio sì illustre rimasero tagliate le penne. Infine nella notte precedente il dì 8 di febbraio restò concordemente eletto papa (per cura specialmente dei cardinali Farnese, Guisa e d'Este)Giovanni Maria di Monte, ossiadel Monte, cardinal veterano, creduto degno della sacra tiara per li meriti suoi anche dal defunto pontefice. Era egli oriondo da Monte San Sovino, terra del distretto di Arezzo; e per la trafila di varii impieghi, tutti sostenuti con lode, passato al cardinalato, si era specialmente distinto per lo sapere e per la prudenza nel concilio generale, in cui fu legato apostolico tanto in Trento che in Bologna. Prese il nome diGiulio III; e perciocchè questo era l'anno del giubileo, nè per la morte del papa s'era potuto nel precedente dicembre far la funzione di aprir la porta aurea,coronato ch'egli fu nel dì 22 di febbraio, non tardò ad aprirla nel dì 24, per soddisfare al gran concorso della gente passata a Roma per ottener le indulgenze. Lodevolissimi furono i principii del governo di questo pontefice, siccome suol d'ordinario accadere non solo ne' principi ecclesiastici, ma anche ne' secolari, perciocchè mostrò l'animo suo inclinatissimo non solo a rimettere in Trento il concilio generale, aderendo alle premure dell'imperadore e dei Tedeschi, ma ancora alla riforma della disciplina ecclesiastica, troppo scaduta ne' secoli addietro. Pubblicò infatti il decreto del riaprimento del concilio in essa città di Trento pel dì primo di maggio dell'anno prossimo venturo. Conciliossi ancora l'amore del popolo romano con levare i dazii della macina e de' contratti, che papa Paolo avea introdotti con gravi doglianze massimamente de' poveri. Riconfermò lo Stato di Campagna ai Colonnesi, e per riconoscenza al cardinal Farnese confermò la prefettura di Roma adOrazio Farnese ducadi Castro, e il grado di gonfalonier della Chiesa alduca Ottavio Farnesefratello d'esso cardinale. Quel che più importa, fece nel dì 24 di febbraio restituire da Camillo Orsino ad esso Ottavio la città di Parma colle fortezze, artiglierie e munizioni: il che fu cagione che Ottavio, dopo essere stato fin qui in molti trattati coi ministri dell'imperadore, voltasse vela per sostenersi contra de' medesimi, scoperti troppo vogliosi di quell'acquisto, e malcontenti della restituzione a lui fatta.Sì risoluto sempre più comparivaArrigo II reCristianissimo di ricuperar la città di Bologna nella Piccardia, cheOdoardo red'Inghilterra e i ministri suoi giudicarono miglior consiglio di cedere amorevolmente con qualche vantaggio quella città, che di fare immense spese per la difesa, e di perdere poi tutto colla resistenza. Però nel dì 24 di marzo dell'anno presente seguì pace fra que' due potentati, come consta dallo strumentorapportato dal Du-Mont, in cui fu conchiusa la restituzion di essa città al re di Francia, con obbligarsi questi al pagamento di quattrocento mila scudi d'oro del sole in due rate all'Inglese. Liberato da quell'impegno, si diede poscia il re Arrigo a lavorar sott'acqua per turbar la quiete d'Italia, e per muovere guerra all'imperadore, la cui potenza faceva male a' suoi occhi, non men che n'avesse fatto al re suo padre. Già dicemmo divenuto formidabile nel Mediterraneo il feroce corsaro Dragut Rais, massimamente dopo la conquista della città appellata Africa, o Tripoli di Barberia, tenuta da alcuni per l'Aphrodisiumdegli antichi. I Turchi le danno il nome di Maladia. Portate alla corte di Cesare le doglianze e grida di tanti popoli afflitti dall'insolenza e crudeltà di costui, che solamente manteneva buona amistà co' Franzesi, vendendo loro la preda fatta sopra i sudditi della Spagna; determinò il magnanimo imperadore di reprimere la baldanza di quel nemico del nome cristiano. Per ordine adunque suo, il principeAndrea Doriaedon Giovanni di Vegavicerè di Sicilia allestirono una ragguardevol flotta di galee e di navi, colla quale si unirono ancora alcune del pontefice e de' cavalieri di Malta.Don Pietro di Toledovicerè di Napoli vi mandò don Garzia suo figlio,Cosimo duca di Firenzevi spedì Giordano Orsino con quattro galee e Chiappino Vitelli con mille fanti. Gran numero di cannonate e d'assalti bisognò a quella impresa; ma finalmente al valore dell'armi cristiane non potè resistere quella picciola, benchè assai fortificata città. Vi rimasero uccisi ottocento Mori, e ne furono condotti via schiavi circa sei od otto mila, venduti poi a vil prezzo per la Sicilia e Sardegna. Furono presi anche altri luoghi in quei contorni, tutto bel paese con terreno fecondo e colline piene di oliveti. Pretende il Surio che il Vega vicerè, spogliata di tutto quella città, la facesse smantellare. La verità si è, che lasciata fu ivi unacompetente guarnigion di Spagnuoli e di cavalieri di Malta, e che la principal moschea nel dì 14 di settembre venne dedicata al culto del vero Dio. Dragut colle sue galeotte si ritirò alle Gerbe, e l'armata cristiana, tornando verso Sicilia, restò assalita da fiera tempesta, per cui alquante galee e quattro navi rimasero preda dell'infuriato elemento.Grande occasion di parlare diede in quest'annopapa Giuliocolla creazion d'un solo cardinale fatta nel dì 31 di maggio[Panvinio. Segni. Giacon. Adriani. Oldoin.], cioè d'Innocenzo del Monte. Era questi nato da una povera donna che andava accattando in Piacenza. Trovandosi in essa città governatore o legato Giovanni Maria del Monte, che fu poi papa Giulio, raccolse nella sua corte questo pezzente ragazzo, il fece allevare, e tanto amore gli prese, che più non si sarebbe fatto ad un unico suo figlio. Gli era sì perduto dietro, che l'innestò nella propria casa, facendolo adottare da Baldovino suo fratello. Nè ciò a lui bastò. Dacchè ascese al pontificato, l'empiè sino alla gola di benefizii e di rendite ecclesiastiche, e senza dimora passò a proporre nel concistoro questo suo caro idolo per la sacra porpora. Gran bisbiglio insorse fra i cardinali; e fra gli altri ilcardinal Teatino, che fu poipapa Paolo IV, a visiera calata arringò contro la prostituzion di quella eccelsa dignità in persona sì vilmente nata, senza sapersi neppure il padre suo, e sprovveduto affatto di quelle virtù e qualità che in qualche guisa potessero coprire l'obbrobrio de' natali. Ebbe un bel dire. Innocenzo fu creato cardinale. Ma questo aborto fece quella riuscita che ognun prevedeva; perciocchè sotto Pio IV e Pio V, a cagion de' suoi vizii, più d'una volta fu in prigione e ne' ceppi, e spogliato di varii benefizii. Abborrito dagli altri porporati, miseramente infine terminò la sua vita l'anno 1577, non sussistendo ciò che scrive il Belcaire, cioè esser egli statostrangolato dopo la morte del papa suo protettore. Scapitò forte per questo disordinato affetto e per tal risoluzione il concetto del papa. Oltre di che, siccome attesta l'Adriani, poco tempo passò che non pareva più esso pontefice quel che era stato cardinale; perchè si diede all'ozio, scaricandosi degli affari pubblici sopra ilcardinal Crescenzio, e prendendo solamente diletto d'un suo giardino, dove consumava tempo e spese grandissime in fabbriche ed ornamenti. Nè è da tacere che l'anno presente diede motivo in Siena a gravi timori e consigli; perciocchè, dopo essere entrati colà per guardia gli Spagnuoli, ad imitazion del riccio, cominciarono que' ministri imperiali a disegnar ivi la fabbrica d'una cittadella, e ne mandarono anche i disegni all'imperadore. Spedì quel popolo i suoi inviati a Cesare a dolersi di tal novità, e andò intanto meditando maniere più efficaci di sottrarsi a quel giogo e di conservare la libertà. Comune credenza fu che lo imperadore, per l'ansietà di aver Parma in suo potere, più volte avesse proposto di dar Siena in contraccambio alduca Ottavio. Ma queste fantasie fra poco andarono tutte in fumo. Nell'anno presente a' dì 21 di febbraioFrancesco III Gonzaga ducadi Mantova e di Monferrato, caduto nel lago, lasciò ivi miseramente la vita; ed ebbe per successoreGuglielmosuo fratello. Avea Francesco avuta per moglieCaterinafiglia diFerdinando re de' Romani, da cui non ebbe prole. Divenne poi questa principessa per le seconde nozze regina di Polonia.
Tennero lungamente diviso il sacro collegio, ascendente al numero di cinquanta cardinali, le fazioni imperiale, franzese e farnese. Fu in gran predicamento ilcardinal Polo, uomo per la sua scienza, religione e purità di costumi ben meritevole della dignità pontificia. Ma perchè ilcardinal teatino Caraffail proclamò per amico de' protestanti, a personaggio sì illustre rimasero tagliate le penne. Infine nella notte precedente il dì 8 di febbraio restò concordemente eletto papa (per cura specialmente dei cardinali Farnese, Guisa e d'Este)Giovanni Maria di Monte, ossiadel Monte, cardinal veterano, creduto degno della sacra tiara per li meriti suoi anche dal defunto pontefice. Era egli oriondo da Monte San Sovino, terra del distretto di Arezzo; e per la trafila di varii impieghi, tutti sostenuti con lode, passato al cardinalato, si era specialmente distinto per lo sapere e per la prudenza nel concilio generale, in cui fu legato apostolico tanto in Trento che in Bologna. Prese il nome diGiulio III; e perciocchè questo era l'anno del giubileo, nè per la morte del papa s'era potuto nel precedente dicembre far la funzione di aprir la porta aurea,coronato ch'egli fu nel dì 22 di febbraio, non tardò ad aprirla nel dì 24, per soddisfare al gran concorso della gente passata a Roma per ottener le indulgenze. Lodevolissimi furono i principii del governo di questo pontefice, siccome suol d'ordinario accadere non solo ne' principi ecclesiastici, ma anche ne' secolari, perciocchè mostrò l'animo suo inclinatissimo non solo a rimettere in Trento il concilio generale, aderendo alle premure dell'imperadore e dei Tedeschi, ma ancora alla riforma della disciplina ecclesiastica, troppo scaduta ne' secoli addietro. Pubblicò infatti il decreto del riaprimento del concilio in essa città di Trento pel dì primo di maggio dell'anno prossimo venturo. Conciliossi ancora l'amore del popolo romano con levare i dazii della macina e de' contratti, che papa Paolo avea introdotti con gravi doglianze massimamente de' poveri. Riconfermò lo Stato di Campagna ai Colonnesi, e per riconoscenza al cardinal Farnese confermò la prefettura di Roma adOrazio Farnese ducadi Castro, e il grado di gonfalonier della Chiesa alduca Ottavio Farnesefratello d'esso cardinale. Quel che più importa, fece nel dì 24 di febbraio restituire da Camillo Orsino ad esso Ottavio la città di Parma colle fortezze, artiglierie e munizioni: il che fu cagione che Ottavio, dopo essere stato fin qui in molti trattati coi ministri dell'imperadore, voltasse vela per sostenersi contra de' medesimi, scoperti troppo vogliosi di quell'acquisto, e malcontenti della restituzione a lui fatta.
Sì risoluto sempre più comparivaArrigo II reCristianissimo di ricuperar la città di Bologna nella Piccardia, cheOdoardo red'Inghilterra e i ministri suoi giudicarono miglior consiglio di cedere amorevolmente con qualche vantaggio quella città, che di fare immense spese per la difesa, e di perdere poi tutto colla resistenza. Però nel dì 24 di marzo dell'anno presente seguì pace fra que' due potentati, come consta dallo strumentorapportato dal Du-Mont, in cui fu conchiusa la restituzion di essa città al re di Francia, con obbligarsi questi al pagamento di quattrocento mila scudi d'oro del sole in due rate all'Inglese. Liberato da quell'impegno, si diede poscia il re Arrigo a lavorar sott'acqua per turbar la quiete d'Italia, e per muovere guerra all'imperadore, la cui potenza faceva male a' suoi occhi, non men che n'avesse fatto al re suo padre. Già dicemmo divenuto formidabile nel Mediterraneo il feroce corsaro Dragut Rais, massimamente dopo la conquista della città appellata Africa, o Tripoli di Barberia, tenuta da alcuni per l'Aphrodisiumdegli antichi. I Turchi le danno il nome di Maladia. Portate alla corte di Cesare le doglianze e grida di tanti popoli afflitti dall'insolenza e crudeltà di costui, che solamente manteneva buona amistà co' Franzesi, vendendo loro la preda fatta sopra i sudditi della Spagna; determinò il magnanimo imperadore di reprimere la baldanza di quel nemico del nome cristiano. Per ordine adunque suo, il principeAndrea Doriaedon Giovanni di Vegavicerè di Sicilia allestirono una ragguardevol flotta di galee e di navi, colla quale si unirono ancora alcune del pontefice e de' cavalieri di Malta.Don Pietro di Toledovicerè di Napoli vi mandò don Garzia suo figlio,Cosimo duca di Firenzevi spedì Giordano Orsino con quattro galee e Chiappino Vitelli con mille fanti. Gran numero di cannonate e d'assalti bisognò a quella impresa; ma finalmente al valore dell'armi cristiane non potè resistere quella picciola, benchè assai fortificata città. Vi rimasero uccisi ottocento Mori, e ne furono condotti via schiavi circa sei od otto mila, venduti poi a vil prezzo per la Sicilia e Sardegna. Furono presi anche altri luoghi in quei contorni, tutto bel paese con terreno fecondo e colline piene di oliveti. Pretende il Surio che il Vega vicerè, spogliata di tutto quella città, la facesse smantellare. La verità si è, che lasciata fu ivi unacompetente guarnigion di Spagnuoli e di cavalieri di Malta, e che la principal moschea nel dì 14 di settembre venne dedicata al culto del vero Dio. Dragut colle sue galeotte si ritirò alle Gerbe, e l'armata cristiana, tornando verso Sicilia, restò assalita da fiera tempesta, per cui alquante galee e quattro navi rimasero preda dell'infuriato elemento.
Grande occasion di parlare diede in quest'annopapa Giuliocolla creazion d'un solo cardinale fatta nel dì 31 di maggio[Panvinio. Segni. Giacon. Adriani. Oldoin.], cioè d'Innocenzo del Monte. Era questi nato da una povera donna che andava accattando in Piacenza. Trovandosi in essa città governatore o legato Giovanni Maria del Monte, che fu poi papa Giulio, raccolse nella sua corte questo pezzente ragazzo, il fece allevare, e tanto amore gli prese, che più non si sarebbe fatto ad un unico suo figlio. Gli era sì perduto dietro, che l'innestò nella propria casa, facendolo adottare da Baldovino suo fratello. Nè ciò a lui bastò. Dacchè ascese al pontificato, l'empiè sino alla gola di benefizii e di rendite ecclesiastiche, e senza dimora passò a proporre nel concistoro questo suo caro idolo per la sacra porpora. Gran bisbiglio insorse fra i cardinali; e fra gli altri ilcardinal Teatino, che fu poipapa Paolo IV, a visiera calata arringò contro la prostituzion di quella eccelsa dignità in persona sì vilmente nata, senza sapersi neppure il padre suo, e sprovveduto affatto di quelle virtù e qualità che in qualche guisa potessero coprire l'obbrobrio de' natali. Ebbe un bel dire. Innocenzo fu creato cardinale. Ma questo aborto fece quella riuscita che ognun prevedeva; perciocchè sotto Pio IV e Pio V, a cagion de' suoi vizii, più d'una volta fu in prigione e ne' ceppi, e spogliato di varii benefizii. Abborrito dagli altri porporati, miseramente infine terminò la sua vita l'anno 1577, non sussistendo ciò che scrive il Belcaire, cioè esser egli statostrangolato dopo la morte del papa suo protettore. Scapitò forte per questo disordinato affetto e per tal risoluzione il concetto del papa. Oltre di che, siccome attesta l'Adriani, poco tempo passò che non pareva più esso pontefice quel che era stato cardinale; perchè si diede all'ozio, scaricandosi degli affari pubblici sopra ilcardinal Crescenzio, e prendendo solamente diletto d'un suo giardino, dove consumava tempo e spese grandissime in fabbriche ed ornamenti. Nè è da tacere che l'anno presente diede motivo in Siena a gravi timori e consigli; perciocchè, dopo essere entrati colà per guardia gli Spagnuoli, ad imitazion del riccio, cominciarono que' ministri imperiali a disegnar ivi la fabbrica d'una cittadella, e ne mandarono anche i disegni all'imperadore. Spedì quel popolo i suoi inviati a Cesare a dolersi di tal novità, e andò intanto meditando maniere più efficaci di sottrarsi a quel giogo e di conservare la libertà. Comune credenza fu che lo imperadore, per l'ansietà di aver Parma in suo potere, più volte avesse proposto di dar Siena in contraccambio alduca Ottavio. Ma queste fantasie fra poco andarono tutte in fumo. Nell'anno presente a' dì 21 di febbraioFrancesco III Gonzaga ducadi Mantova e di Monferrato, caduto nel lago, lasciò ivi miseramente la vita; ed ebbe per successoreGuglielmosuo fratello. Avea Francesco avuta per moglieCaterinafiglia diFerdinando re de' Romani, da cui non ebbe prole. Divenne poi questa principessa per le seconde nozze regina di Polonia.