MDLIIIAnno diCristoMDLIII. IndizioneXI.Giulio IIIpapa 4.Carlo Vimperadore 35.Provò Siena in quest'anno gli effetti perniciosi della guerra. Chi ne desidera un preciso ed anche troppo minuto ragguaglio, non ha che a leggere la Storia dell'Adriani. Dirò io in compendio, che, sommamente dispiacendo all'imperadore quell'essersi annidati in Toscana i Francesi, mandò ordine adon Pietro di Toledo, vicerè di Napoli, di muovere l'armi contra di loro, per ridurre Siena dipendente da' cenni suoi. Pertanto il Toledo, raunato un corpo di circa dodici mila persone tra Italiani, Spagnuoli e Tedeschi, lo fece marciare nel precedente dicembre alla volta della Toscana sotto il comando di don Garzia suo figlio. Per ogni buona precauzione il pontefice, benchè neutrale, accolse circa otto mila soldati, che stettero alla guardia di Roma. Unissi don Garzia con Ascanio della Cornia, generale della fanteria italiana, il quale nel Perugino avea assoldato altri due mila e cinquecento fanti italiani. Entrato questo esercito nel distretto diSiena[Alessandro Sardi. Adriani. Segni. Mambrin Roseo. Campana, ed altri.], se gli arrenderono tosto Lucignano, Pienza, Monte Fullonio ed altri deboli luoghi, e andò poi ad accamparsi sotto Monticelli, ossia Montucchiello. Dentro v'era Adriano Baglione, giovine valoroso, che per un mese fece gagliarda difesa, e ne capitolò infine la resa, con restar prigioniere nel dì 19 di marzo. Imprese dipoi don Garzia l'assedio di Montalcino, principal terra de' Sanesi, la cui conquista, se fosse succeduta, mettea a mal partito la stessa città di Siena. Ma ritrovaronla ben bastionata e fortificata da Giordano Orsino, giovane, nel cui cuore bolliva il desiderio della gloria e dell'onore, di cui sempre fe' professione la sua nobilissima casa. Intanto don Pietro di Toledo era venuto per mare a Livorno, e poscia a Firenze, non tanto per visitar la figlia e ilduca Cosimosuo genero, quanto per accudir più da vicino all'impresa di Siena. Ma, colà giunto, venne da lì a poco la morte a trovarlo: vecchio astuto, crudele, che avea poco innanzi al dispetto de' suoi anni menata moglie una giovane bellissima di casa Spinelli. Nè mancarono maligni che sognarono, secondo il solito, abbreviata dal veleno la di lui vita. Si cercò in Napoli uno che piagnesse per la sua morte, e non si trovò. Per cagion d'essa bensì l'ardore dell'armi imperiali s'intepidì. Avvenne ancora nel mese di maggio che sotto Montalcino fu preso dagli assediati il segretario di don Garzia, e condotto a Siena, dove per paura de' tormenti rivelò come tessuta dal duca Cosimo, principe di fina politica, una congiura contro di quella città. Vera o falsa che fosse tal confessione, certo è che costò la vita ad alcuni di que' cittadini, fece restare esso Cosimo in disgrazia de' Franzesi, quando nello stesso tempo si lamentava forte di lui l'imperadore, perchè volesse tenersi neutrale, anzi era in sospetto di veder volentieri in Siena i Franzesi, tuttochè non avesse lasciato di somministrar artiglieria,danari ed altri aiuti al campo imperiale.Rincresceva forte apapa Giulio IIIquesta guerra di Toscana, e molto più la maggiore che durava più che mai accesa oltramonti. Però fece, per mezzo dei suoi ministri, quanto potè per esortare ed indurre alla pace i due litiganti monarchi; e a questo fine inviò loro due cardinali legati, che spesero invano passi e parole con chi era o troppo irritato o troppo superbo e pretendente. Ma in Toscana venuto il mese di giugno senza che avessero i cesarei potuto espugnare Montalcino, sempre valorosamente difeso dall'Orsino, in parte da sè stesso, e in parte per l'interposizion del papa, cessò per allora quella contesa. Imperciocchè, mandato da Cesare a Napoli per vicerèpro interimilcardinal Pacieco, presentando questi un gran preparamento de' Turchi per tornare nei mari d'Italia ad istanza del re di FranciaArrigo II, richiamò dal Sanese le genti ch'erano state cavate dai presidii di quel regno; e così respirò Siena. Ma, nel tornar le milizie suddette a Napoli, accadde uno scandaloso fatto.Marcantonio Colonna, comandante di una parte della cavalleria cesarea, disgustato da gran tempo di Ascanio suo padre (dicono, perchè gli negava un assegno conveniente alla nascita sua), in tre giorni prese Palliano e tutte le altre castella possedute dalla sua nobil casa negli Stati della Chiesa. Ossia che Ascanio accorresse per salvare Tagliacozzo ed altri suoi feudi nel regno di Napoli, oppure che andasse con gente armata per ricuperarli; la verità si è, che, per ordine del suddetto cardinal Pacieco, fu preso esso Ascanio, e mandato prigione nel castello di Napoli, dove stette gran tempo, e infine, colto da malattia, vi morì, restando il figlio padrone di tutto. Si stancarono i politici per trovar la cagione di sì aspro trattamento, e l'han tuttavia da scoprire. Fu pure astretto il Belcaire a confessare in quest'anno la sempre detestabil alleanza del re di Franciacon Solimano gran sultano de' Turchi, perchè sugli occhi di tutti comparvero que' Barbari uniti colla flotta franzese nei nostri mari. Vennero costoro sul principio di giugno con sessanta galee, comandate da Mustafà bassà e dal corsaro Dragut, oltre alle franzesi, in Sicilia, dove presero e abbruciarono Alicata, e fecero secento cristiani schiavi. Nulla potendo ottenere contro Sacca e Trapani, passarono dipoi in Toscana, e quivi spogliarono l'isola della Pianosa, conducendo via mille di quegli abitanti. Grave danno ancora fu recato dalla stessa armata turco-gallica all'isola dell'Elba; ma dappoichè in essa si fu imbarcato il signor di Termes con quattro mila fanti cavati dal Sanese, fece vela alla volta della Corsica, dove i Franzesi teneano delle intelligenze, senza che i Genovesi, signori di quella sì riguardevole isola, ancorchè avvisati del pericolo, avessero provveduto al bisogno. Sbarcati colà i Franzesi coi Turchi, ridussero in poco tempo in loro potere la Bastia e San Fiorenzo; e, sollevati circa sette mila di quei feroci montanari, s'impossessarono di quasi tutta l'isola, a riserva di Calvi, Aiaccio e Bonifazio. Se vogliam credere al Manenti e al Campana, la Bastia si conservò in potere de' Genovesi. Fu dipoi da' Turchi e Franzesi assediato e preso Aiaccio, dove tutto andò a sacco, restarono preda della loro lussuria le donne, e i presi Genovesi posti al remo. Quindi passarono i Turchi all'assedio di Bonifazio, e i Franzesi a quello di Calvi. Il comandante della prima città, ingannato da una finta lettera del doge e dell'uffizio di San Giorgio, capitolò. Calvi si sostenne. Venuto il settembre, secondo gli ordini del sultano, i Turchi se ne tornarono in Levante, e il signor di Termes andò in Provenza, per condurre in Corsica genti, munizioni e vettovaglie. Svegliati intanto i Genovesi, non omisero diligenza e spesa per ricuperar la Corsica, del che parleremo all'anno seguente.Non restò esente neppure in questo anno dagl'incomodi della guerra il Piemonte. DimoravaCarlo duca di Savoiain Vercelli, contemplando l'infelice situazione de' suoi Stati, occupati in gran parte da' nemici franzesi di qua e di là dai monti, e quasi signoreggiato il resto dagli amici imperiali, con restare intanto i popoli esposti alle continue incursioni sì dell'uno come dell'altro partito, e forzati spesso a cangiar padrone. Giunse la morte a liberarlo da queste nere meditazioni, essendo egli mancato di vita nel dì 18 d'agosto, come vuole il Sardi storico contemporaneo, o piuttosto, secondo che scrivono gli autori piemontesi, nel dì 16 d'esso mese: principe d'ottimo genio, fatto più per la pace e pel gabinetto che per la guerra; ma principe sommamente sfortunato, che seco nondimeno portò la consolazione di lasciar suo eredeEmmanuel Filibertoprincipe di Piemonte, giovane bellicoso e di grande aspettazione, che in questi tempi militava in Fiandra presso l'imperadore, e s'era già segnalato con varie azioni di senno e di valore. Seguirono in esso Piemonte varii movimenti e fatti delle nemiche armate, ma non di tal rilievo, che lor s'abbia a dar luogo in questo compendio. Solamente fece strepito la presa di Vercelli fatta da' Franzesi nel dì 20 di novembre per intelligenza con alcuni Vercellesi mal soddisfatti della guarnigione tedesca. Madon Francesco d'Estegenerale cesareo, appena ciò inteso, spedì Cesare da Napoli con centocinquanta cavalli ed altrettanti fanti in groppa, affinchè rinforzassero la cittadella, ed egli poi li seguitò frettolosamente col resto della cavalleria e con mille fanti, ed, entrato anch'egli nella fortezza, era per piombare addosso alla città. Ma non l'aspettarono i Franzesi, che prima di ritirarsi spogliarono l'arnese e il tesoro del duca defunto, ricoverato in Sant'Eusebio, non avendo la fortuna, tanto a lui avversa in vita, cessato di perseguitarlo anche dopo morte. Condussero via eziandio moltimercatanti e terrazzani ricchi o per ostaggi delle contribuzioni intimate al pubblico, o per ricavarne delle taglie private. Seguitò quest'anno ancora la guerra fra l'imperadore e il re di Francia. Assediata dai cesarei con potente esercito Terovana città fortissima, e battuta per quattordici giorni con sessanta pezzi di artiglieria, mentre si stendeva la capitolazion della resa, vi entrarono furiosamente Spagnuoli e Tedeschi, e le diedero un terribil sacco. Venne poi, per ordine dell'imperadore, spianata quella piazza da' fondamenti. Non fu meno strepitoso l'assedio posto dipoi nel mese di luglio alla città di Edino, forte, al pari dell'altra, dalle armi cesaree sotto il comando del suddettoprincipe di Piemonte, dichiarato supremo general dell'armata. Alla difesa di quella piazza era entratoOrazio Farnese ducadi Castro con assai nobiltà franzese, ma, colpito da un tiro d'artiglieria, perdè ivi la vita, compianto da ognuno pel raro suo valore. La stessa disavventura, che avea provato Terovana, toccò anche ad esso Edino, messo a sacco colla strage di alcune centinaia di Franzesi, e colla prigionia di non pochi riguardevoli signori. Restò similmente rasata quella piazza, e niun'altra azione si fece degna di memoria in quelle parti. In questo mentre, essendo accaduta la morte del giovinettoOdoardo re d'Inghilterra, gli succedetteMariasua sorella, con giubilo grande della cristianità, perchè ella poco stette a professare la religione cattolica, siccome l'imperadore non tardò a progettare il matrimonio di essa regina colprincipe don Filipposuo figlio vedovo. In quest'anno nel dì 23 di maggio terminò la sua vitaFrancesco Donatodoge di Venezia, e nel dì 4 di giugno fu assunto a quella dignitàMarcantonio Trevisano, personaggio singolare per la sua pietà e saviezza.
Provò Siena in quest'anno gli effetti perniciosi della guerra. Chi ne desidera un preciso ed anche troppo minuto ragguaglio, non ha che a leggere la Storia dell'Adriani. Dirò io in compendio, che, sommamente dispiacendo all'imperadore quell'essersi annidati in Toscana i Francesi, mandò ordine adon Pietro di Toledo, vicerè di Napoli, di muovere l'armi contra di loro, per ridurre Siena dipendente da' cenni suoi. Pertanto il Toledo, raunato un corpo di circa dodici mila persone tra Italiani, Spagnuoli e Tedeschi, lo fece marciare nel precedente dicembre alla volta della Toscana sotto il comando di don Garzia suo figlio. Per ogni buona precauzione il pontefice, benchè neutrale, accolse circa otto mila soldati, che stettero alla guardia di Roma. Unissi don Garzia con Ascanio della Cornia, generale della fanteria italiana, il quale nel Perugino avea assoldato altri due mila e cinquecento fanti italiani. Entrato questo esercito nel distretto diSiena[Alessandro Sardi. Adriani. Segni. Mambrin Roseo. Campana, ed altri.], se gli arrenderono tosto Lucignano, Pienza, Monte Fullonio ed altri deboli luoghi, e andò poi ad accamparsi sotto Monticelli, ossia Montucchiello. Dentro v'era Adriano Baglione, giovine valoroso, che per un mese fece gagliarda difesa, e ne capitolò infine la resa, con restar prigioniere nel dì 19 di marzo. Imprese dipoi don Garzia l'assedio di Montalcino, principal terra de' Sanesi, la cui conquista, se fosse succeduta, mettea a mal partito la stessa città di Siena. Ma ritrovaronla ben bastionata e fortificata da Giordano Orsino, giovane, nel cui cuore bolliva il desiderio della gloria e dell'onore, di cui sempre fe' professione la sua nobilissima casa. Intanto don Pietro di Toledo era venuto per mare a Livorno, e poscia a Firenze, non tanto per visitar la figlia e ilduca Cosimosuo genero, quanto per accudir più da vicino all'impresa di Siena. Ma, colà giunto, venne da lì a poco la morte a trovarlo: vecchio astuto, crudele, che avea poco innanzi al dispetto de' suoi anni menata moglie una giovane bellissima di casa Spinelli. Nè mancarono maligni che sognarono, secondo il solito, abbreviata dal veleno la di lui vita. Si cercò in Napoli uno che piagnesse per la sua morte, e non si trovò. Per cagion d'essa bensì l'ardore dell'armi imperiali s'intepidì. Avvenne ancora nel mese di maggio che sotto Montalcino fu preso dagli assediati il segretario di don Garzia, e condotto a Siena, dove per paura de' tormenti rivelò come tessuta dal duca Cosimo, principe di fina politica, una congiura contro di quella città. Vera o falsa che fosse tal confessione, certo è che costò la vita ad alcuni di que' cittadini, fece restare esso Cosimo in disgrazia de' Franzesi, quando nello stesso tempo si lamentava forte di lui l'imperadore, perchè volesse tenersi neutrale, anzi era in sospetto di veder volentieri in Siena i Franzesi, tuttochè non avesse lasciato di somministrar artiglieria,danari ed altri aiuti al campo imperiale.
Rincresceva forte apapa Giulio IIIquesta guerra di Toscana, e molto più la maggiore che durava più che mai accesa oltramonti. Però fece, per mezzo dei suoi ministri, quanto potè per esortare ed indurre alla pace i due litiganti monarchi; e a questo fine inviò loro due cardinali legati, che spesero invano passi e parole con chi era o troppo irritato o troppo superbo e pretendente. Ma in Toscana venuto il mese di giugno senza che avessero i cesarei potuto espugnare Montalcino, sempre valorosamente difeso dall'Orsino, in parte da sè stesso, e in parte per l'interposizion del papa, cessò per allora quella contesa. Imperciocchè, mandato da Cesare a Napoli per vicerèpro interimilcardinal Pacieco, presentando questi un gran preparamento de' Turchi per tornare nei mari d'Italia ad istanza del re di FranciaArrigo II, richiamò dal Sanese le genti ch'erano state cavate dai presidii di quel regno; e così respirò Siena. Ma, nel tornar le milizie suddette a Napoli, accadde uno scandaloso fatto.Marcantonio Colonna, comandante di una parte della cavalleria cesarea, disgustato da gran tempo di Ascanio suo padre (dicono, perchè gli negava un assegno conveniente alla nascita sua), in tre giorni prese Palliano e tutte le altre castella possedute dalla sua nobil casa negli Stati della Chiesa. Ossia che Ascanio accorresse per salvare Tagliacozzo ed altri suoi feudi nel regno di Napoli, oppure che andasse con gente armata per ricuperarli; la verità si è, che, per ordine del suddetto cardinal Pacieco, fu preso esso Ascanio, e mandato prigione nel castello di Napoli, dove stette gran tempo, e infine, colto da malattia, vi morì, restando il figlio padrone di tutto. Si stancarono i politici per trovar la cagione di sì aspro trattamento, e l'han tuttavia da scoprire. Fu pure astretto il Belcaire a confessare in quest'anno la sempre detestabil alleanza del re di Franciacon Solimano gran sultano de' Turchi, perchè sugli occhi di tutti comparvero que' Barbari uniti colla flotta franzese nei nostri mari. Vennero costoro sul principio di giugno con sessanta galee, comandate da Mustafà bassà e dal corsaro Dragut, oltre alle franzesi, in Sicilia, dove presero e abbruciarono Alicata, e fecero secento cristiani schiavi. Nulla potendo ottenere contro Sacca e Trapani, passarono dipoi in Toscana, e quivi spogliarono l'isola della Pianosa, conducendo via mille di quegli abitanti. Grave danno ancora fu recato dalla stessa armata turco-gallica all'isola dell'Elba; ma dappoichè in essa si fu imbarcato il signor di Termes con quattro mila fanti cavati dal Sanese, fece vela alla volta della Corsica, dove i Franzesi teneano delle intelligenze, senza che i Genovesi, signori di quella sì riguardevole isola, ancorchè avvisati del pericolo, avessero provveduto al bisogno. Sbarcati colà i Franzesi coi Turchi, ridussero in poco tempo in loro potere la Bastia e San Fiorenzo; e, sollevati circa sette mila di quei feroci montanari, s'impossessarono di quasi tutta l'isola, a riserva di Calvi, Aiaccio e Bonifazio. Se vogliam credere al Manenti e al Campana, la Bastia si conservò in potere de' Genovesi. Fu dipoi da' Turchi e Franzesi assediato e preso Aiaccio, dove tutto andò a sacco, restarono preda della loro lussuria le donne, e i presi Genovesi posti al remo. Quindi passarono i Turchi all'assedio di Bonifazio, e i Franzesi a quello di Calvi. Il comandante della prima città, ingannato da una finta lettera del doge e dell'uffizio di San Giorgio, capitolò. Calvi si sostenne. Venuto il settembre, secondo gli ordini del sultano, i Turchi se ne tornarono in Levante, e il signor di Termes andò in Provenza, per condurre in Corsica genti, munizioni e vettovaglie. Svegliati intanto i Genovesi, non omisero diligenza e spesa per ricuperar la Corsica, del che parleremo all'anno seguente.
Non restò esente neppure in questo anno dagl'incomodi della guerra il Piemonte. DimoravaCarlo duca di Savoiain Vercelli, contemplando l'infelice situazione de' suoi Stati, occupati in gran parte da' nemici franzesi di qua e di là dai monti, e quasi signoreggiato il resto dagli amici imperiali, con restare intanto i popoli esposti alle continue incursioni sì dell'uno come dell'altro partito, e forzati spesso a cangiar padrone. Giunse la morte a liberarlo da queste nere meditazioni, essendo egli mancato di vita nel dì 18 d'agosto, come vuole il Sardi storico contemporaneo, o piuttosto, secondo che scrivono gli autori piemontesi, nel dì 16 d'esso mese: principe d'ottimo genio, fatto più per la pace e pel gabinetto che per la guerra; ma principe sommamente sfortunato, che seco nondimeno portò la consolazione di lasciar suo eredeEmmanuel Filibertoprincipe di Piemonte, giovane bellicoso e di grande aspettazione, che in questi tempi militava in Fiandra presso l'imperadore, e s'era già segnalato con varie azioni di senno e di valore. Seguirono in esso Piemonte varii movimenti e fatti delle nemiche armate, ma non di tal rilievo, che lor s'abbia a dar luogo in questo compendio. Solamente fece strepito la presa di Vercelli fatta da' Franzesi nel dì 20 di novembre per intelligenza con alcuni Vercellesi mal soddisfatti della guarnigione tedesca. Madon Francesco d'Estegenerale cesareo, appena ciò inteso, spedì Cesare da Napoli con centocinquanta cavalli ed altrettanti fanti in groppa, affinchè rinforzassero la cittadella, ed egli poi li seguitò frettolosamente col resto della cavalleria e con mille fanti, ed, entrato anch'egli nella fortezza, era per piombare addosso alla città. Ma non l'aspettarono i Franzesi, che prima di ritirarsi spogliarono l'arnese e il tesoro del duca defunto, ricoverato in Sant'Eusebio, non avendo la fortuna, tanto a lui avversa in vita, cessato di perseguitarlo anche dopo morte. Condussero via eziandio moltimercatanti e terrazzani ricchi o per ostaggi delle contribuzioni intimate al pubblico, o per ricavarne delle taglie private. Seguitò quest'anno ancora la guerra fra l'imperadore e il re di Francia. Assediata dai cesarei con potente esercito Terovana città fortissima, e battuta per quattordici giorni con sessanta pezzi di artiglieria, mentre si stendeva la capitolazion della resa, vi entrarono furiosamente Spagnuoli e Tedeschi, e le diedero un terribil sacco. Venne poi, per ordine dell'imperadore, spianata quella piazza da' fondamenti. Non fu meno strepitoso l'assedio posto dipoi nel mese di luglio alla città di Edino, forte, al pari dell'altra, dalle armi cesaree sotto il comando del suddettoprincipe di Piemonte, dichiarato supremo general dell'armata. Alla difesa di quella piazza era entratoOrazio Farnese ducadi Castro con assai nobiltà franzese, ma, colpito da un tiro d'artiglieria, perdè ivi la vita, compianto da ognuno pel raro suo valore. La stessa disavventura, che avea provato Terovana, toccò anche ad esso Edino, messo a sacco colla strage di alcune centinaia di Franzesi, e colla prigionia di non pochi riguardevoli signori. Restò similmente rasata quella piazza, e niun'altra azione si fece degna di memoria in quelle parti. In questo mentre, essendo accaduta la morte del giovinettoOdoardo re d'Inghilterra, gli succedetteMariasua sorella, con giubilo grande della cristianità, perchè ella poco stette a professare la religione cattolica, siccome l'imperadore non tardò a progettare il matrimonio di essa regina colprincipe don Filipposuo figlio vedovo. In quest'anno nel dì 23 di maggio terminò la sua vitaFrancesco Donatodoge di Venezia, e nel dì 4 di giugno fu assunto a quella dignitàMarcantonio Trevisano, personaggio singolare per la sua pietà e saviezza.