MDLXXII

MDLXXIIAnno diCristoMDLXXII. IndizioneXV.Pio Vpapa 7.Gregorio XIIIpapa 1.Massimiliano IIimperad. 9.Fu chiamato in quest'anno da Dio il buonpontefice Pio Va ricevere in cielo il premio della santa sua vita, e delle tante degne sue azioni in pro della repubblica cristiana. Le astinenze, le orazioni e le fatiche sue indicibili per ben esercitare l'uffizio pastorale, e per la difesa del cristianesimo, aveano forte indebolita la di lui sanità. Si aumentarono nel marzo i suoi malori; laonde nel dì primo di maggio passò a miglior vita, lasciando dopo di sè un odore di sì rarasantità, che fu poi registrato dopo molti anni nel ruolo dei beati, e ai dì nostri si è celebrata la solenne di lui canonizzazione. La mancanza di questo insigne pontefice quella fu che troncò il filo ai progressi dell'armi cristiane contro il comune nemico. Aveva egli, per sostener la guerra santa, negli anni addietro impiegato un gran tesoro. Maniera inoltre non gli era mancata di raunarne assai più per continuarla nell'anno presente, di modo che si trovò in castello Santo Angelo dopo la sua morte un milione e mezzo di scudi d'oro destinato a quel fine. Teneva egli come in pugno la maggior parte dei re e principi cristiani: tanta era la venerazione che ognun professava al complesso delle sue virtù, e al suo indefesso zelo pel bene della cristianità: e però potevansi sperare per mezzo suo maggiori vantaggi alla causa comune. Non mancò, è vero, il suo successore di sposare le medesime massime, siccome vedremo; ma non passò in lui col pontificato anche il gran credito di papa Pio V. Entrati i cardinali in conclave, da lì a due o tre giorni, cioè nel dì 15 di maggio, con mirabil concordia elessero papa ilcardinale Ugo Boncompagno, creatura di papaPio IV, personaggio ben degno di sì eccelsa dignità. Era egli di famiglia antica e nobile bolognese, discendente, secondo le mie congetture, da quel Boncompagno nativo di Firenze, che circa il 1200 si truova pubblico lettore nell'università di Bologna, e lasciò un libro intitolatoDe obsidione Anconaedell'anno 1172, da me dato alla luce[Rerum Italicarum, tom. 6.], e di cui tuttavia resta inedito in Francia un trattatoDe Arte Dictaminis, citato dal Du-Cange nel Glossario latino. Di lui probabilmente fu nipote quel Dragone Boncompagni, che, per attestato del Ghirardacci[Ghirardacci, Storie di Bologna.], nell'anno 1293 con alcuni altri andò inviato dal senato bolognese per ambasciatore al vescovo di Bologna.Prese il novello papa il nome diGregorio XIII, dicono per la venerazione che egli professava a san Gregorio Magno, se pur non fu a san Gregorio Nazianzeno. Volle che invece di gittare al popolo, secondochè si usava nella coronazione dei papi, la somma di quindici mila scudi di oro, questa si distribuisse ai poveri. Parimente in favor d'essi ordinò che s'impiegassero altri venti mila scudi, soliti a darsi ai conclavisti, perchè niuna molestia o fatica aveano patito in sì poco tempo che era durato il conclave. Era non so come saltato in capo al ponteficePio Vdi fabbricare oppur di tirare innanzi una fortezza nel territorio di Bologna. Il primo favore che papa Gregorio compartì alla sua patria, fu quello di ordinarne la demolizione nei primi giorni del suo pontificato. Ad inchinare il nuovo pontefice si portò in persona Alfonso II duca di Ferrara con accompagnamento magnifico di molta nobiltà, e vi concorsero ancora gli ambasciatori di tutti i potentati cattolici. Mostrò dipoi questo pontefice il medesimo desiderio ed ardore, che aveva già avuto il suo predecessore, per proseguir la guerra contro la potenza ottomana; e però spedì tosto nunzii e legati ai monarchi e principi della cristianità, per pregarli ed esortarli a così lodevole impresa. Confermò generale delle galee pontificieMarcantonio Colonna, già mandato innanzi dal sacro collegio ad imbarcarsi. Ma non vi fu che il re CattolicoFilippo II, il quale contribuisce soccorsi, e questi anche lievi a paragon dell'anno precedente; perchè gravi sospetti correano che il re di Francia macchinasse guerra contro la Spagna e con qualche certezza si prevedevano perniciosi movimenti nei Paesi Bassi. Ventitrè sole galee con sei mila fanti ottenne il pontefice dadon Giovanni d'Austria, senza che questi si volesse muovere da Messina col restante di sua armata, affin d'essere pronto ai bisogni occorrenti del Cattolico monarca. Contuttociò unite che furono, dopo gran ritardo, queste forze con quellede' Veneziani, comandate dal nuovo generaleJacopo Foscarino, trovossi la flotta cristiana gagliarda di centocinquanta galee, ventitrè navi, sei galeazze e trenta altri legni minori. Ad onta della gran rotta dell'anno addietro, avea potuto la Porta ottomana formare una flotta di ducento sessanta tra galee, galeotte e fuste, con cinque galeazze: flotta nondimeno inferiore di nerbo e di coraggio alla cristiana. In traccia di costoro fecero vela i due generali Colonna e Foscarino. Ma il generale turchesco Uluccialì, uomo di sopraffina accortezza, benchè sempre mostrasse voglia di azzuffarsi, pure fuggì sempre ogni incontro, e sì artifiziosamente andò trattenendo i cristiani, che lor fece perdere il resto della campagna; laonde, appressandosi il verno, non altra gloria riportarono questi a casa, che quella di aver fatto paura ai nemici. Per altro a sì infelice successo contribuì non poco don Giovanni d'Austria, il quale ora facendo vista di voler passare al comando dell'armata, senza poi mantener la parola, ed ora facendo doglianze perchè senza di lui gli altri due generali tentassero di dar battaglia, imbrogliò non poco i disegni; e neppur si trovò grande armonia fra il Colonnese e il Foscarino: cose tutte che sommamente afflissero papa Gregorio.L'anno fu questo in cui propriamente ebbe principio la ribellione de' Paesi Bassi contra del re Cattolico. Avea ben esso monarca mandato colà un general perdono, che fu pomposamente pubblicato in Anversa dalduca d'Alvanel 1570, ma con poco frutto, perchè cotali riserve ed uncini conteneva l'indulto, che pochi ne mostrarono stima, e niuno ne fece allegrezza. E fin qui era andato fluttuando l'odioso affare delle gravezze imposte da esso duca tra le di lui minaccie e la disubbidienza e costanza di buona parte di que' popoli di non voler pagare: quando si avvisò il superbo reggente di mettere mano alla forza per conciliare rispetto alle sue leggi col gastigo dei renitenti.Allora apparve qual odio, quali mali umori covassero le genti di quelle provincie, soffiando spezialmente nel segreto fuoco con esortazioni e promesse di soccorsi il principe d'Oranges, animato dai protestanti di Germania e dagli ugonotti di Francia. Pertanto nell'Olanda, Zelanda e Frisia si diede fuoco ad un aperto ammutinamento e rivolta di molte città, dove principalmente avea preso radici la eresia, restando nulladimeno alla Chiesa ed al re ubbidiente la principal fra esse, cioè Amsterdam. Collegaronsi queste, prestarono una spezie di ubbidienza all'Oranges, da lui riceverono governatori e leggi. Ed ecco il principio della repubblica delle Provincie Unite, volgarmente appellata la repubblica Olandese, che andò poi a poco a poco crescendo pel concorso dei vicini Tedeschi, Franzesi ed Inglesi, tanto nella profession dell'eresia, quanto nella mercatura e nelle forze di mare, che arrivò a divenire una delle potenze più ricche dell'Europa, quale oggidì la miriamo. Il di più dee prenderlo il lettore da altre storie. Sia a me lecito di accennare anche un altro non men sonoro avvenimento della Francia, spettante all'anno presente. Durava la pace fra ilre Carlo IXe gli ugonotti; ma perciocchè il re, tenendo davanti agli occhi le tante infedeltà ed insolenze passate di quegli eretici, e temendone sempre delle nuove, tuttodì cercava la via di vendicarsene e di opprimerli; finalmente si fermò nella risoluzion seguente. In occasione ch'era concorsa a Parigi copia di coloro, e spezialmente di nobili, per le nozze diArrigo re di Navarra(eretico che a suo tempo vedremo re di Francia) conMargherita di Valoissorella cattolica del suddetto re Carlo, segretamente fu dato ordine dal re che nella notte precedente al dì 24 di agosto, ossia alla festa di san Bartolomeo, si uccidessero tutti gli ugonotti. Grande strage fu fatta di loro in Parigi, unitosi il popolo ai soldati del re contro gli odiati nemici della religion cattolica; e quivi ne perirono circa due o tre mila,come scrissero l'Adriani e lo Spondano, e non già dieci mila, come altri hanno scritto, fra' quali si contarono quasi quattrocento gentiluomini che godeano gradi onorati di milizia: esecuzione, in cui restarono involti anche molti innocenti cattolici, perchè ricchi. Andò poi un regio bando, che più non s'incrudelisse contro gli Ugonotti, ma non fu a tempo per trattenere i cattolici di Lione, Tolosa, Roano ed altre città, dal mettere a fil di spada quanti di quella setta caddero nelle lor mani. Famoso perciò divenne in Francia questo macello col nome delle Nozze parigine e della Notte di San Bartolomeo. Lascerò io disputare ai gran dottori intorno al giustificare o riprovare quel sì strepitoso fatto, bastando a me di dire che per cagion d'esso immense esagerazioni fece il partito degli ugonotti, e loro servi di stimolo e scusa per ripigliar l'armi contra del re. Nel settembre di questo anno terminò i suoi giorniBarbara d'Austria duchessadi Ferrara, in cui fra le molte virtù spezialmente si distinse la pietà, ereditaria dote della nobilissima casa d'Austria.

Fu chiamato in quest'anno da Dio il buonpontefice Pio Va ricevere in cielo il premio della santa sua vita, e delle tante degne sue azioni in pro della repubblica cristiana. Le astinenze, le orazioni e le fatiche sue indicibili per ben esercitare l'uffizio pastorale, e per la difesa del cristianesimo, aveano forte indebolita la di lui sanità. Si aumentarono nel marzo i suoi malori; laonde nel dì primo di maggio passò a miglior vita, lasciando dopo di sè un odore di sì rarasantità, che fu poi registrato dopo molti anni nel ruolo dei beati, e ai dì nostri si è celebrata la solenne di lui canonizzazione. La mancanza di questo insigne pontefice quella fu che troncò il filo ai progressi dell'armi cristiane contro il comune nemico. Aveva egli, per sostener la guerra santa, negli anni addietro impiegato un gran tesoro. Maniera inoltre non gli era mancata di raunarne assai più per continuarla nell'anno presente, di modo che si trovò in castello Santo Angelo dopo la sua morte un milione e mezzo di scudi d'oro destinato a quel fine. Teneva egli come in pugno la maggior parte dei re e principi cristiani: tanta era la venerazione che ognun professava al complesso delle sue virtù, e al suo indefesso zelo pel bene della cristianità: e però potevansi sperare per mezzo suo maggiori vantaggi alla causa comune. Non mancò, è vero, il suo successore di sposare le medesime massime, siccome vedremo; ma non passò in lui col pontificato anche il gran credito di papa Pio V. Entrati i cardinali in conclave, da lì a due o tre giorni, cioè nel dì 15 di maggio, con mirabil concordia elessero papa ilcardinale Ugo Boncompagno, creatura di papaPio IV, personaggio ben degno di sì eccelsa dignità. Era egli di famiglia antica e nobile bolognese, discendente, secondo le mie congetture, da quel Boncompagno nativo di Firenze, che circa il 1200 si truova pubblico lettore nell'università di Bologna, e lasciò un libro intitolatoDe obsidione Anconaedell'anno 1172, da me dato alla luce[Rerum Italicarum, tom. 6.], e di cui tuttavia resta inedito in Francia un trattatoDe Arte Dictaminis, citato dal Du-Cange nel Glossario latino. Di lui probabilmente fu nipote quel Dragone Boncompagni, che, per attestato del Ghirardacci[Ghirardacci, Storie di Bologna.], nell'anno 1293 con alcuni altri andò inviato dal senato bolognese per ambasciatore al vescovo di Bologna.

Prese il novello papa il nome diGregorio XIII, dicono per la venerazione che egli professava a san Gregorio Magno, se pur non fu a san Gregorio Nazianzeno. Volle che invece di gittare al popolo, secondochè si usava nella coronazione dei papi, la somma di quindici mila scudi di oro, questa si distribuisse ai poveri. Parimente in favor d'essi ordinò che s'impiegassero altri venti mila scudi, soliti a darsi ai conclavisti, perchè niuna molestia o fatica aveano patito in sì poco tempo che era durato il conclave. Era non so come saltato in capo al ponteficePio Vdi fabbricare oppur di tirare innanzi una fortezza nel territorio di Bologna. Il primo favore che papa Gregorio compartì alla sua patria, fu quello di ordinarne la demolizione nei primi giorni del suo pontificato. Ad inchinare il nuovo pontefice si portò in persona Alfonso II duca di Ferrara con accompagnamento magnifico di molta nobiltà, e vi concorsero ancora gli ambasciatori di tutti i potentati cattolici. Mostrò dipoi questo pontefice il medesimo desiderio ed ardore, che aveva già avuto il suo predecessore, per proseguir la guerra contro la potenza ottomana; e però spedì tosto nunzii e legati ai monarchi e principi della cristianità, per pregarli ed esortarli a così lodevole impresa. Confermò generale delle galee pontificieMarcantonio Colonna, già mandato innanzi dal sacro collegio ad imbarcarsi. Ma non vi fu che il re CattolicoFilippo II, il quale contribuisce soccorsi, e questi anche lievi a paragon dell'anno precedente; perchè gravi sospetti correano che il re di Francia macchinasse guerra contro la Spagna e con qualche certezza si prevedevano perniciosi movimenti nei Paesi Bassi. Ventitrè sole galee con sei mila fanti ottenne il pontefice dadon Giovanni d'Austria, senza che questi si volesse muovere da Messina col restante di sua armata, affin d'essere pronto ai bisogni occorrenti del Cattolico monarca. Contuttociò unite che furono, dopo gran ritardo, queste forze con quellede' Veneziani, comandate dal nuovo generaleJacopo Foscarino, trovossi la flotta cristiana gagliarda di centocinquanta galee, ventitrè navi, sei galeazze e trenta altri legni minori. Ad onta della gran rotta dell'anno addietro, avea potuto la Porta ottomana formare una flotta di ducento sessanta tra galee, galeotte e fuste, con cinque galeazze: flotta nondimeno inferiore di nerbo e di coraggio alla cristiana. In traccia di costoro fecero vela i due generali Colonna e Foscarino. Ma il generale turchesco Uluccialì, uomo di sopraffina accortezza, benchè sempre mostrasse voglia di azzuffarsi, pure fuggì sempre ogni incontro, e sì artifiziosamente andò trattenendo i cristiani, che lor fece perdere il resto della campagna; laonde, appressandosi il verno, non altra gloria riportarono questi a casa, che quella di aver fatto paura ai nemici. Per altro a sì infelice successo contribuì non poco don Giovanni d'Austria, il quale ora facendo vista di voler passare al comando dell'armata, senza poi mantener la parola, ed ora facendo doglianze perchè senza di lui gli altri due generali tentassero di dar battaglia, imbrogliò non poco i disegni; e neppur si trovò grande armonia fra il Colonnese e il Foscarino: cose tutte che sommamente afflissero papa Gregorio.

L'anno fu questo in cui propriamente ebbe principio la ribellione de' Paesi Bassi contra del re Cattolico. Avea ben esso monarca mandato colà un general perdono, che fu pomposamente pubblicato in Anversa dalduca d'Alvanel 1570, ma con poco frutto, perchè cotali riserve ed uncini conteneva l'indulto, che pochi ne mostrarono stima, e niuno ne fece allegrezza. E fin qui era andato fluttuando l'odioso affare delle gravezze imposte da esso duca tra le di lui minaccie e la disubbidienza e costanza di buona parte di que' popoli di non voler pagare: quando si avvisò il superbo reggente di mettere mano alla forza per conciliare rispetto alle sue leggi col gastigo dei renitenti.Allora apparve qual odio, quali mali umori covassero le genti di quelle provincie, soffiando spezialmente nel segreto fuoco con esortazioni e promesse di soccorsi il principe d'Oranges, animato dai protestanti di Germania e dagli ugonotti di Francia. Pertanto nell'Olanda, Zelanda e Frisia si diede fuoco ad un aperto ammutinamento e rivolta di molte città, dove principalmente avea preso radici la eresia, restando nulladimeno alla Chiesa ed al re ubbidiente la principal fra esse, cioè Amsterdam. Collegaronsi queste, prestarono una spezie di ubbidienza all'Oranges, da lui riceverono governatori e leggi. Ed ecco il principio della repubblica delle Provincie Unite, volgarmente appellata la repubblica Olandese, che andò poi a poco a poco crescendo pel concorso dei vicini Tedeschi, Franzesi ed Inglesi, tanto nella profession dell'eresia, quanto nella mercatura e nelle forze di mare, che arrivò a divenire una delle potenze più ricche dell'Europa, quale oggidì la miriamo. Il di più dee prenderlo il lettore da altre storie. Sia a me lecito di accennare anche un altro non men sonoro avvenimento della Francia, spettante all'anno presente. Durava la pace fra ilre Carlo IXe gli ugonotti; ma perciocchè il re, tenendo davanti agli occhi le tante infedeltà ed insolenze passate di quegli eretici, e temendone sempre delle nuove, tuttodì cercava la via di vendicarsene e di opprimerli; finalmente si fermò nella risoluzion seguente. In occasione ch'era concorsa a Parigi copia di coloro, e spezialmente di nobili, per le nozze diArrigo re di Navarra(eretico che a suo tempo vedremo re di Francia) conMargherita di Valoissorella cattolica del suddetto re Carlo, segretamente fu dato ordine dal re che nella notte precedente al dì 24 di agosto, ossia alla festa di san Bartolomeo, si uccidessero tutti gli ugonotti. Grande strage fu fatta di loro in Parigi, unitosi il popolo ai soldati del re contro gli odiati nemici della religion cattolica; e quivi ne perirono circa due o tre mila,come scrissero l'Adriani e lo Spondano, e non già dieci mila, come altri hanno scritto, fra' quali si contarono quasi quattrocento gentiluomini che godeano gradi onorati di milizia: esecuzione, in cui restarono involti anche molti innocenti cattolici, perchè ricchi. Andò poi un regio bando, che più non s'incrudelisse contro gli Ugonotti, ma non fu a tempo per trattenere i cattolici di Lione, Tolosa, Roano ed altre città, dal mettere a fil di spada quanti di quella setta caddero nelle lor mani. Famoso perciò divenne in Francia questo macello col nome delle Nozze parigine e della Notte di San Bartolomeo. Lascerò io disputare ai gran dottori intorno al giustificare o riprovare quel sì strepitoso fatto, bastando a me di dire che per cagion d'esso immense esagerazioni fece il partito degli ugonotti, e loro servi di stimolo e scusa per ripigliar l'armi contra del re. Nel settembre di questo anno terminò i suoi giorniBarbara d'Austria duchessadi Ferrara, in cui fra le molte virtù spezialmente si distinse la pietà, ereditaria dote della nobilissima casa d'Austria.


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