MDLXXXIII

MDLXXXIIIAnno diCristoMDLXXXIII. Indiz.XI.GregorioXIII papa 12.RodolfoII imperadore 8.Circa questi tempi ilpontefice Gregorio, nato per pensar sempre a cose grandi pel pubblico bene, e, dopo averle ideate, costante in eseguirle, presentò alla luce il decreto di Graziano con abbigliamenti nuovi, per aver dianzi deputata una congregazion di letterati per la correzione e per l'ornamento di quella raccolta di canoni, molto allora accreditata nelle scuole. Prese ancora a migliorar la edizione della sacra Bibbia; al qual fine procurò da ogni parte antichi codici e deputò un'altra congregazione. Questa impresa non fu poi condotta a fine se non sotto i papi susseguenti Sisto V e Clemente VIII. Gran carestia fu in Roma per due mesi, e ciò per colpa de' ministri che aveano con troppo larga mano conceduta l'estrazion de' grani. Toccò al generoso animo del papa di emendar con grave spesa la lor trascuratezza. Avvenne, oltre a ciò, in Roma un accidente che recò non lieve rammarico e disturbo al pontefice; perciocchè ito il bargello con gran copia di birri per prendere un bandito in casa degli Orsini, capitati colà Raimondo Orsino,Silla Savello ed Ottavio de' Rustici, baroni romani, per aver voluto impedir la cattura per pretension di franchigia, restarono miseramente uccisi da quella canaglia. Sollevossi perciò il popolo romano, ed anche la nobiltà, e quanti birri potè cogliere, senza rimissione ammazzò. Essendo concorsi a questo rumore molti banditi, seguirono altre uccisioni, e sarebbe succeduto peggio, se la prudenza del pontefice non avesse rimediato. Tanta caccia fece egli fare al bargello suddetto, che fu in fine preso e giustiziato: il che nondimeno non bastò a quetar gli animi pregni di desiderio di vendetta, talmente che non finì sì presto quella tragedia. Ora il papa, per rallegrare il popolo, nel dì 12 di dicembre fece la promozione di diecinove cardinali, tutti persone di gran merito, fra i quali spezialmente si distinseroNiccolò Sfondrati, che fu poi papa Gregorio XIV,Francesco di GioiosaFranzese,Agostino Valeriovescovo di Verona, eVincenzo Laurovescovo di Monreale.Avea la morte rapito al reFilippo IInell'anno precedente il suo figlio maggioredon Diego; però fece egli nel presente prestar giuramento dai Portoghesi adon Filippo, restato unico di lui figlio. Gli riuscì ancora di finir di ricuperare le isole Terziere. In Fiandra accaddero delle novità, delle quali ben seppe profittare il principeAlessandro Farnese. Quantunque fossero stati conferiti gloriosi titoli, dei quali sopra si parlò, aFrancesco duca d'Angiò; pure, perchè da alcune condizioni alquanto dure veniva ristretta la sua autorità, si avvisò egli, spinto principalmente dagli alteri suoi consiglieri franzesi, di voler dar egli la legge a' Fiamminghi, parendogli vergogna il riceverla da loro. Volle dunque adoperar la forza, e destinò il giorno 16 o 17 di gennaio del presente anno per farsi libero signore di quelle contrade. L'ordine andò a tutti i presidii franzesi d'insignorirsi dei luoghi dove si trovavano, ed egli prese a sottomettere l'insignecittà di Anversa, in cui erano di guarnigione quattrocento de' suoi; ma con incontrar egli ciò che non si aspettava, cioè quello a che si espone chiunque de' principi che, volontariamente chiamato da un popolo alla signoria, si mette sotto i piedi con tanta facilità i patti della dedizione. Prese pretesti da una rassegna per accostarsi colle sue truppe ad Anversa, ed allorchè usciva di città con gran corteggio de' suoi soldati, diede il segno della macchinata trama. Furono uccise le guardie della porta, ed entrarono secento cavalli e tre mila pedoni franzesi, che montati sui baloardi voltarono i cannoni contro la città, e si diedero a saccheggiar le case, e ad uccidere chiunque si opponeva. Ossia che gli Anversani stessero dianzi con gli occhi aperti, o che solamente li svegliasse quell'improvviso assalto, il vero è che tosto fecero sonar le campane a martello, tirarono le catene alle strade, e, dato di piglio all'armi, animosamente fecero fronte a chi non più amico, ma nemico e traditore lor si mostrava. Con tal gagliardia dai feroci cittadini furono assaliti e respinti i Franzesi, che lor convenne rinculare sino alla porta, dove, per voler eglino uscire, e nello stesso tempo entrare gli Svizzeri del duca d'Angiò, si fece una calca e miscuglio che costò la vita a moltissimi o uccisi o caduti nella fossa. Vi fu chi fece ascendere sino a due mila i Franzesi morti; la città restò liberata, e il duca pien di vergogna, e rampognato dalla propria coscienza per tanta infedeltà, si ritirò. Agli altri Franzesi venne fatto di occupar Doncherche ed alcun altro luogo, ma non già Ostenda, Bruges e Neoporto. Arrivò a tempo questa discordia de' Fiamminghi col duca d'Angiò per rinvigorireAlessandro Farnese, a cui soprastava la rovina, se a' Franzesi riusciva quel colpo, e se di Francia fossero venuti nuovi rinforzi. Mosse dunque il Farnese l'armi sue, e colla metà d'esse diede una rotta al maresciallo franzeseBiron, dove fu creduto che perissero de' vinti circa duemila persone, e de' vincitori solamente otto, se vogliam prestar fede a chi non è mai intervenuto a battaglie. Assediò il Farnese intanto Doncherche, e lo costrinse alla resa, e prima dell'agosto ebbe ai suoi voleri Neoporto, Berga, Furnes, Dismuda e Menin, e poi Zutfen col paese di Vaes, Middelburgo, Rupelmonda, Alost ed altri luoghi: tutte vittorie ed acquisti che sommamente accrebbero il credito alla parte regia ne' Paesi Bassi e la gloria al principe di Parma.

Circa questi tempi ilpontefice Gregorio, nato per pensar sempre a cose grandi pel pubblico bene, e, dopo averle ideate, costante in eseguirle, presentò alla luce il decreto di Graziano con abbigliamenti nuovi, per aver dianzi deputata una congregazion di letterati per la correzione e per l'ornamento di quella raccolta di canoni, molto allora accreditata nelle scuole. Prese ancora a migliorar la edizione della sacra Bibbia; al qual fine procurò da ogni parte antichi codici e deputò un'altra congregazione. Questa impresa non fu poi condotta a fine se non sotto i papi susseguenti Sisto V e Clemente VIII. Gran carestia fu in Roma per due mesi, e ciò per colpa de' ministri che aveano con troppo larga mano conceduta l'estrazion de' grani. Toccò al generoso animo del papa di emendar con grave spesa la lor trascuratezza. Avvenne, oltre a ciò, in Roma un accidente che recò non lieve rammarico e disturbo al pontefice; perciocchè ito il bargello con gran copia di birri per prendere un bandito in casa degli Orsini, capitati colà Raimondo Orsino,Silla Savello ed Ottavio de' Rustici, baroni romani, per aver voluto impedir la cattura per pretension di franchigia, restarono miseramente uccisi da quella canaglia. Sollevossi perciò il popolo romano, ed anche la nobiltà, e quanti birri potè cogliere, senza rimissione ammazzò. Essendo concorsi a questo rumore molti banditi, seguirono altre uccisioni, e sarebbe succeduto peggio, se la prudenza del pontefice non avesse rimediato. Tanta caccia fece egli fare al bargello suddetto, che fu in fine preso e giustiziato: il che nondimeno non bastò a quetar gli animi pregni di desiderio di vendetta, talmente che non finì sì presto quella tragedia. Ora il papa, per rallegrare il popolo, nel dì 12 di dicembre fece la promozione di diecinove cardinali, tutti persone di gran merito, fra i quali spezialmente si distinseroNiccolò Sfondrati, che fu poi papa Gregorio XIV,Francesco di GioiosaFranzese,Agostino Valeriovescovo di Verona, eVincenzo Laurovescovo di Monreale.

Avea la morte rapito al reFilippo IInell'anno precedente il suo figlio maggioredon Diego; però fece egli nel presente prestar giuramento dai Portoghesi adon Filippo, restato unico di lui figlio. Gli riuscì ancora di finir di ricuperare le isole Terziere. In Fiandra accaddero delle novità, delle quali ben seppe profittare il principeAlessandro Farnese. Quantunque fossero stati conferiti gloriosi titoli, dei quali sopra si parlò, aFrancesco duca d'Angiò; pure, perchè da alcune condizioni alquanto dure veniva ristretta la sua autorità, si avvisò egli, spinto principalmente dagli alteri suoi consiglieri franzesi, di voler dar egli la legge a' Fiamminghi, parendogli vergogna il riceverla da loro. Volle dunque adoperar la forza, e destinò il giorno 16 o 17 di gennaio del presente anno per farsi libero signore di quelle contrade. L'ordine andò a tutti i presidii franzesi d'insignorirsi dei luoghi dove si trovavano, ed egli prese a sottomettere l'insignecittà di Anversa, in cui erano di guarnigione quattrocento de' suoi; ma con incontrar egli ciò che non si aspettava, cioè quello a che si espone chiunque de' principi che, volontariamente chiamato da un popolo alla signoria, si mette sotto i piedi con tanta facilità i patti della dedizione. Prese pretesti da una rassegna per accostarsi colle sue truppe ad Anversa, ed allorchè usciva di città con gran corteggio de' suoi soldati, diede il segno della macchinata trama. Furono uccise le guardie della porta, ed entrarono secento cavalli e tre mila pedoni franzesi, che montati sui baloardi voltarono i cannoni contro la città, e si diedero a saccheggiar le case, e ad uccidere chiunque si opponeva. Ossia che gli Anversani stessero dianzi con gli occhi aperti, o che solamente li svegliasse quell'improvviso assalto, il vero è che tosto fecero sonar le campane a martello, tirarono le catene alle strade, e, dato di piglio all'armi, animosamente fecero fronte a chi non più amico, ma nemico e traditore lor si mostrava. Con tal gagliardia dai feroci cittadini furono assaliti e respinti i Franzesi, che lor convenne rinculare sino alla porta, dove, per voler eglino uscire, e nello stesso tempo entrare gli Svizzeri del duca d'Angiò, si fece una calca e miscuglio che costò la vita a moltissimi o uccisi o caduti nella fossa. Vi fu chi fece ascendere sino a due mila i Franzesi morti; la città restò liberata, e il duca pien di vergogna, e rampognato dalla propria coscienza per tanta infedeltà, si ritirò. Agli altri Franzesi venne fatto di occupar Doncherche ed alcun altro luogo, ma non già Ostenda, Bruges e Neoporto. Arrivò a tempo questa discordia de' Fiamminghi col duca d'Angiò per rinvigorireAlessandro Farnese, a cui soprastava la rovina, se a' Franzesi riusciva quel colpo, e se di Francia fossero venuti nuovi rinforzi. Mosse dunque il Farnese l'armi sue, e colla metà d'esse diede una rotta al maresciallo franzeseBiron, dove fu creduto che perissero de' vinti circa duemila persone, e de' vincitori solamente otto, se vogliam prestar fede a chi non è mai intervenuto a battaglie. Assediò il Farnese intanto Doncherche, e lo costrinse alla resa, e prima dell'agosto ebbe ai suoi voleri Neoporto, Berga, Furnes, Dismuda e Menin, e poi Zutfen col paese di Vaes, Middelburgo, Rupelmonda, Alost ed altri luoghi: tutte vittorie ed acquisti che sommamente accrebbero il credito alla parte regia ne' Paesi Bassi e la gloria al principe di Parma.


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