MDLXXXIV

MDLXXXIVAnno diCristoMDLXXXIV. Indiz.XII.GregorioXIII papa 13.RodolfoII imperadore 9.In quest'anno ancorapapa Gregoriolasciò una bella memoria in Roma colla erezione del collegio dei Maroniti, cristiani cattolici, abitanti nel monte Libano sotto la tirannia de' Turchi; ma non ebbe tempo da assegnargli tutta la convenevol dote: al che fu poi soddisfatto dal suo successore. Fu chiamato in quest'anno a miglior paese nella notte precedente al dì 4 di novembre il santo cardinale ed arcivescovo di MilanoCarlo Borromeoin età di soli quarantasei anni, un mese ed un giorno: vita ben corta, ma con tante azioni di pietà e zelo pastorale da lui menata, che non si possono leggere senza ammirazione. Fu egli allora e sempre sarà considerato per un luminoso prototipo de' veri pastori della Chiesa di Dio, in cui si sono specchiati tanti altri insigni vescovi che in Italia e fuori d'Italia son camminati per le vie della santità; e i suoi concilii ed istruzioni sono e saranno sempre in somma venerazione, siccome fonti perenni di tutta l'ecclesiastica disciplina. Per le tante memorabili sue virtù venne poi questo incomparabil porporato messo nel ruolo de' santi. Eransi già provati giuridicamente i difetti corporali diMargherita principessa Farnese, maritata indon Vincenzo Gonzagaprincipe ereditario di Mantova; laonde restò disciolto quelmatrimonio, ed egli nell'anno presente prese per moglieLeonorafiglia diFrancesco gran ducadi Toscana. Le nozze furono celebrate in Mantova sul fine di aprile con incredibil pompa e magnificenza. Era vicerè di SiciliaMarcantonio Colonna, il più valoroso e gentil cavaliere che avesse l'Italia, e sempre glorioso per la vittoria riportata a Lepanto ossia alle Curzolari contra de' Turchi. Passò egli in Ispagna, chiamatovi dal re Cattolico con dieci galee. Ma appena giunto a Medinaceli nel dì 2 d'agosto fu portato all'altra vita da un sì precipitoso e violento male, che fece dubitar di veleno. Lo stesso sospetto corse nella morte diFrancesco duca d'Angiò, fratello diArrigo III redi Francia, da noi poco fa veduto duca del Brabante e conte di Fiandra. Era egli tornato in Francia, e trattava di riaccomodarsi coi Fiamminghi, quando fu preso sul principio di maggio da un malore, per cui gli usciva il sangue da tutti i meati del corpo, di modo che terminò il suo vivere nel dì 10 di giugno. Il titolo di liberator della Fiandra, ch'egli s'era attribuito, non fu certamente scritto sulla sua tomba. AGuglielmoancoraprincipe d'Oranges, cioè al principal motore e fomentatore della ribellion de' Paesi Bassi, toccò in quest'anno nel dì 10 di luglio la morte, e morte violenta, perchè proditoriamente ucciso da Baldassare Gherardo nato presso Lione, il quale non sedotto da alcuno, ma unicamente mosso da odio verso un principe eretico, autore di tanti mali, tolse a lui la vita colla perdita della propria. A lui succedette ilprincipe Mauriziosuo secondogenito, che, dichiarato ammiraglio dalle Provincie Unite, riuscì poi un valoroso lor protettore.Queste morti quanto sconcertarono gli animi dei ribelli Fiamminghi, altrettanto incoraggirono il prode principe di Parma Alessandro. Aveva egli molto prima occupati varii posti, e fabbricato un forte che angustiava non poco l'importante città d'Ipri, e l'affamava. Queidi Bruges vollero soccorrerla con un grosso convoglio di viveri, scortato da cinquecento fanti e da ducento cinquanta cavalli. Fu questo preso dai cattolici, colla morte di circa cinquecento nemici: colpo che indusse poi la cittadinanza d'Ipri a capitolare la resa. La stessa fame consigliò quei di Bruges a seguitar l'esempio d'Ipri. Animato da così prosperi successi il Farnese, prese una risoluzione che a molti parve ardita, e fin temeraria ad altri: cioè di assediare la città d'Anversa, non men per l'ampiezza e popolazione, che per la situazione, da tutti tenuta per fortissima. Benchè dissuaso da' suoi consiglieri, pur diede egli principio all'assedio, con occupar varii siti e forti intorno ad essa. Nel medesimo tempo colla forza obbligò Tenremonda a rendersi; e i Gantesi domati dalla fame vennero a dimandar perdono e ad esibire ubbidienza. Furono accettati coll'obbligazione di pagar ducento mila fiorini, e di rifabbricar la cittadella. La maggior città della Fiandra era allora Gante. Intanto mirabili cose facea l'indefesso principe per maggiormente strignere la superba città d'Anversa con chiuse nuove, canali nuovi, trincieramenti, e sopra tutto con un ponte lunghissimo, ch'egli arrivò a compiere solamente nell'anno seguente. Pressato da' suoi sudditiCarlo Emmanuello ducadi Savoia a prendere moglie, la ricercò ed ottenne nel presente anno, e in Sciamberì nel dì 18 d'agosto fu pubblicato il suo matrimonio condonna Caterina d'Austriafiglia minore del regnante re di SpagnaFilippo II. Molte feste perciò furono fatte ne' suoi Stati; ed avendo il duca o per ambasciatori o per lettere significato a Roma, all'imperadore, al re di Francia e agli altri principi questo suo nobile accasamento, concorsero a Torino varie ambascierie per seco rallegrarsi. Tuttavia solamente nell'anno appresso si diede il compimento a questo affare.

In quest'anno ancorapapa Gregoriolasciò una bella memoria in Roma colla erezione del collegio dei Maroniti, cristiani cattolici, abitanti nel monte Libano sotto la tirannia de' Turchi; ma non ebbe tempo da assegnargli tutta la convenevol dote: al che fu poi soddisfatto dal suo successore. Fu chiamato in quest'anno a miglior paese nella notte precedente al dì 4 di novembre il santo cardinale ed arcivescovo di MilanoCarlo Borromeoin età di soli quarantasei anni, un mese ed un giorno: vita ben corta, ma con tante azioni di pietà e zelo pastorale da lui menata, che non si possono leggere senza ammirazione. Fu egli allora e sempre sarà considerato per un luminoso prototipo de' veri pastori della Chiesa di Dio, in cui si sono specchiati tanti altri insigni vescovi che in Italia e fuori d'Italia son camminati per le vie della santità; e i suoi concilii ed istruzioni sono e saranno sempre in somma venerazione, siccome fonti perenni di tutta l'ecclesiastica disciplina. Per le tante memorabili sue virtù venne poi questo incomparabil porporato messo nel ruolo de' santi. Eransi già provati giuridicamente i difetti corporali diMargherita principessa Farnese, maritata indon Vincenzo Gonzagaprincipe ereditario di Mantova; laonde restò disciolto quelmatrimonio, ed egli nell'anno presente prese per moglieLeonorafiglia diFrancesco gran ducadi Toscana. Le nozze furono celebrate in Mantova sul fine di aprile con incredibil pompa e magnificenza. Era vicerè di SiciliaMarcantonio Colonna, il più valoroso e gentil cavaliere che avesse l'Italia, e sempre glorioso per la vittoria riportata a Lepanto ossia alle Curzolari contra de' Turchi. Passò egli in Ispagna, chiamatovi dal re Cattolico con dieci galee. Ma appena giunto a Medinaceli nel dì 2 d'agosto fu portato all'altra vita da un sì precipitoso e violento male, che fece dubitar di veleno. Lo stesso sospetto corse nella morte diFrancesco duca d'Angiò, fratello diArrigo III redi Francia, da noi poco fa veduto duca del Brabante e conte di Fiandra. Era egli tornato in Francia, e trattava di riaccomodarsi coi Fiamminghi, quando fu preso sul principio di maggio da un malore, per cui gli usciva il sangue da tutti i meati del corpo, di modo che terminò il suo vivere nel dì 10 di giugno. Il titolo di liberator della Fiandra, ch'egli s'era attribuito, non fu certamente scritto sulla sua tomba. AGuglielmoancoraprincipe d'Oranges, cioè al principal motore e fomentatore della ribellion de' Paesi Bassi, toccò in quest'anno nel dì 10 di luglio la morte, e morte violenta, perchè proditoriamente ucciso da Baldassare Gherardo nato presso Lione, il quale non sedotto da alcuno, ma unicamente mosso da odio verso un principe eretico, autore di tanti mali, tolse a lui la vita colla perdita della propria. A lui succedette ilprincipe Mauriziosuo secondogenito, che, dichiarato ammiraglio dalle Provincie Unite, riuscì poi un valoroso lor protettore.

Queste morti quanto sconcertarono gli animi dei ribelli Fiamminghi, altrettanto incoraggirono il prode principe di Parma Alessandro. Aveva egli molto prima occupati varii posti, e fabbricato un forte che angustiava non poco l'importante città d'Ipri, e l'affamava. Queidi Bruges vollero soccorrerla con un grosso convoglio di viveri, scortato da cinquecento fanti e da ducento cinquanta cavalli. Fu questo preso dai cattolici, colla morte di circa cinquecento nemici: colpo che indusse poi la cittadinanza d'Ipri a capitolare la resa. La stessa fame consigliò quei di Bruges a seguitar l'esempio d'Ipri. Animato da così prosperi successi il Farnese, prese una risoluzione che a molti parve ardita, e fin temeraria ad altri: cioè di assediare la città d'Anversa, non men per l'ampiezza e popolazione, che per la situazione, da tutti tenuta per fortissima. Benchè dissuaso da' suoi consiglieri, pur diede egli principio all'assedio, con occupar varii siti e forti intorno ad essa. Nel medesimo tempo colla forza obbligò Tenremonda a rendersi; e i Gantesi domati dalla fame vennero a dimandar perdono e ad esibire ubbidienza. Furono accettati coll'obbligazione di pagar ducento mila fiorini, e di rifabbricar la cittadella. La maggior città della Fiandra era allora Gante. Intanto mirabili cose facea l'indefesso principe per maggiormente strignere la superba città d'Anversa con chiuse nuove, canali nuovi, trincieramenti, e sopra tutto con un ponte lunghissimo, ch'egli arrivò a compiere solamente nell'anno seguente. Pressato da' suoi sudditiCarlo Emmanuello ducadi Savoia a prendere moglie, la ricercò ed ottenne nel presente anno, e in Sciamberì nel dì 18 d'agosto fu pubblicato il suo matrimonio condonna Caterina d'Austriafiglia minore del regnante re di SpagnaFilippo II. Molte feste perciò furono fatte ne' suoi Stati; ed avendo il duca o per ambasciatori o per lettere significato a Roma, all'imperadore, al re di Francia e agli altri principi questo suo nobile accasamento, concorsero a Torino varie ambascierie per seco rallegrarsi. Tuttavia solamente nell'anno appresso si diede il compimento a questo affare.


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