MDXVII

MDXVIIAnno diCristoMDXVII. IndizioneV.LeoneX papa 5.MassimilianoI re de' Rom. 25.Ebbe fine in quest'anno il concilio lateranense, dove furono fatti molti bei regolamenti di ecclesiastica disciplina, ma non quali occorrevano e si desideravano da' migliori per la correzion dei tanti abusi che allora deformavano la Chiesa di Dio, benchè salda stesse la vera dottrina di Cristo per tutte le chiese d'Occidente. Non abbiam vergogna di confessarlo, dappoichè tanti piissimi cattolici l'han confessato. Pur troppo quegli abusi misero le armi in mano a Martino Lutero, frate agostiniano in Sassonia, per cominciare nel presente anno a imperversare contro la Chiesa cattolica, aprendo la porta non solo ad un massimo deplorabile scisma, ma ad infinite eresie, che come la finta idra andarono poi pullulando, e divise fra loro infestano tuttavia tanti popoli del settentrione. Il gran mercato che si faceva allora delle indulgenze, per raunar danaro in tutta la cristianità d'occidente, in apparenza per la fabbrica della basilica vaticana, ma in sostanza anche per altri mondani fini, quel fu che accese un fuoco in Germania, che, di giorno in giorno sempre più crescendo, arrivò a formar quella gran piaga nella Chiesa del Signore che tuttavia deploriamo, e che Dio solo saprà saldare, quando gli alti suoi giudizii saranno adempiuti. Ma perchè questo è argomento spettante alla storia ecclesiastica, passiamooltre. Le turbolenze degli anni addietro, e i pubblici e i privati interessi de' potentati cristiani aveano nel precedente anno tenuta molto in esercizio la politica de' gabinetti. L'accrescimento della potenza franzese in Italia con occhio bieco veniva riguardata dapapa Leone, daMassimiliano Cesare, daArrigo re d'Inghilterrae daCarlo re di Spagna, ma principalmente dagliSvizzeri, che, dopo aver cavato tanto sangue dallo Stato di Milano, ora che questo era caduto in mano di un re sì potente, miravano come seccato il fonte della loro ricchezza. Però ilcardinale di Sions'era sbracciato con più viaggi e maneggi per formare una lega, e gli venne fatto di conchiuderla nel dì 19 d'ottobre del 1516[Du-Mont, Corps Diplomat., tom. 4, P. I.]fra il suddettoMassimiliano, ilre d'Inghilterrae ilre di Spagna, con lasciar luogo d'entrarvi alpapa, il quale l'avea procurata, per valersene come portasse l'occasione. Dall'altro canto ancheFrancesco re di Francianon istette in ozio per contraminare questi trattati, ben conoscendoli formati contra di lui. Tanto operò con gli Svizzeri, che, nel dì 29 di novembre di esso anno, a forza d'oro, trasse quella nazione ad una pace perpetua col regno di Francia. Anzi molto prima ancora aveva intavolato un altro negoziato di pace conMassimilianoe col reCarlosuo nipote, che fu bene in certa maniera conchiuso nei dì 15 di agosto, ma che solamente acquistò perfezione nel dì 4 di dicembre 1516, in cui fu ratificato da esso Cesare, sempre voglioso, sempre bisognoso di danaro. Fra l'altre convenzioni v'era, che Riva di Trento, Rovereto e Gradisca restassero in dominio di Massimiliano, e che, cedendo egli al re Cristianissimo Verona, questi gli avesse a pagare cento mila scudi d'oro, ed altrettanti i Veneziani. Però nei primi giorni di quest'anno comparve a VeronaBernardo vescovo di Trento, colla facoltà di fare la restituzion di quella città. Insorsero ben discordie intorno al giorno in cui si aveada far la consegna, e la guarnigione tumultuò, perchè dimandava le paghe: pure nel dì 16 (altri dicono nel dì 15) di gennaio data fu la tenuta di Verona alsignor di Lautrec, uscendone il vescovo eMarcantonio Colonnacon tutta sua gente. Passati poi tre giorni, il Lautrec consegnò essa città adAndrea Gritti, che la accettò a nome del senato veneto, e ben regalato si ridusse nello Stato di Milano. Infinite allegrezze fecero i Veronesi, liberati dall'insoffribil giogo dell'armi straniere. E tal fine ebbe la lega di Cambrai, e la lunga e crudel guerra originata da essa, per cui non si può dire quanti tesori, quanto sangue spendessero tanti principi della cristianità, e quanti disastri e desolazioni patisse tutta la Lombardia. Maraviglia fu che in mezzo a sì potente e lungo turbine potesse sostenersi la repubblica veneta; ma quanto più terribile fu il suo pericolo, tanto maggior divenne la sua gloria; perchè, quantunque perdesse qualche porzione dell'antico suo dominio, pur seppe e potè conservare la maggior parte e il meglio delle sue signorie in terra ferma.Dopo una sì solenne ed universal pace pareva oramai che l'Italia avesse a respirare, ma fallirono questi conti; perciocchèFrancesco Maria, giàduca d'Urbino, dimorante in Mantova, esule da' suoi Stati, sentendo il mal governo che faceaLorenzo de Medici, e invitato da chiunque gli era affezionato e fedele, si accinse a ricuperar quel ducato. Fu a ciò anche istigato daFederigo Gonzaga signor di Bozzoloe condottier d'armi assai rinomato, per vendicarsi di un affronto che pretendeva a sè fatto dal suddetto Lorenzo. Giacchè la pace dovea far cassare non poche brigate di soldati, e questi avvezzi all'onorato mestier della guerra, delle prede e rapine, avrebbono cercato chi desse loro soldo, nello stesso tempo che si trattava della restituzion di Verona, se l'intese esso Francesco Maria co' caporali spagnuoli e tedeschi, e prese al suo servigio cinque mila fanti dei primi, e tre mila altri italiani con millee cinquecento cavalli. Ilmarchese di Mantovagli somministrò buona copia di danaro. Però con questa armata, picciola di numero, ma considerabile pel suo valore, poco dopo la resa di Verona s'avviò alla volta de' suoi Stati con tal celerità, che non ebbero tempo per opporsegli le genti del papa e di Lorenzo de Medici che erano in Ravenna e Rimini. Passato per la via del Furlo, in poco tempo ebbe alla sua divozion Urbino con tutto il ducato, eccettuata la fortezza di San Leo. Ma non già Pesaro, Sinigaglia, Gradara e Mondavio, terre separate da quel ducato, perchèRenzo da Ceri, che v'inviò gran gente di presidio, le sostenne. Intanto Lorenzo de Medici alle milizie italiane, tanto sue che de' Fiorentini, unì due mila e cinquecento fanti tedeschi, e più di quattro mila fanti guasconi, che aveano servito nell'armata di Lautrec. L'Anonimo Padovano dice ducento lancie e due mila Guasconi, comandati dalsignore di Scudo. I capitani di questo esercito eranoRenzo da Ceri,Vitello da Città di Castelloe ilconte Guido Rangone; ed ascese questa armata fino a mille uomini d'armi, mille cavalli leggieri e quindici mila fanti, che pareano atti ad inghiottire il duca d'Urbino. Era insospettito forte il papa che il re di Francia tenesse mano segretamente in questa guerra; ma il re, per disingannarlo, mandò i suoi ministri a Roma, affinchè trattassero lega col pontefice, che infatti fu stabilita. Fu in tal congiuntura fatta gagliarda istanza a papa Leone, perchè restituisse Modena, Reggio e Rubiera adAlfonso ducadi Ferrara, secondochè ne avea date in Bologna tante promesse, non mai eseguite. Promise il papa con un breve di restituirle nello spazio di sette mesi, ma con intenzione di nulla farne, se cessavano i presenti pericoli, siccome infatti avvenne, perchè l'osservar la parola non fu mai contato fra le virtù di questo pontefice. Continuò dipoi con varie vicende la guerra, diffusamente descritta dal Guicciardini. Altro non ne rapporterò io, se non che trovandosi Lorenzo de Medicinel mese di giugno all'assedio di Mondolfo, fu colpito nella sommità del capo da una palla di archibuso; pel qual colpo gli convenne star molti giorni in letto: il che fu cagione che i suoi soldati più pensassero a saccheggiare il paese che a cercar vittoria. Spedito dal papa ilcardinal Giulio de Medicisuo cugino al comando di quell'armata, appena giunto egli colà, insorse una quistione tra i fanti italiani e tedeschi, per cui seguirono ammazzamenti e saccheggi non pochi, e fu forza dividere quelle nazioni tra Rimini e Pesaro. Accadde ancora che il duca Francesco Maria, tenendo segrete intelligenze col corpo degli Spagnuoli, militanti per la Chiesa, arrivò una mattina improvvisamente ai loro alloggiamenti. Parte di essi scappò a Pesaro, e l'altra parte andò ad unirsi con lui. Dopo di che assaltò il campo de' Tedeschi, dove secento d'essi restarono morti o feriti. Non andò molto che anche un'altra buona frotta di Guasconi passò nell'armata d'esso duca.Trovavasi assai forte di genteFrancesco Maria, ma esausto affatto di pecunia, requisito troppo importante agl'impegni della guerra. Ne penuriava anchepapa Leone, ma seppe trovar maniera di ricavarne, con fare nel dì primo di luglio la promozione di trentuno cardinali, fra i quali molti di gran merito pel loro sapere o nobiltà. Dagli altri creati per altri motivi ricavò la somma di ducento mila ducati d'oro, che mirabilmente servirono a terminar la guerra d'Urbino. Imperciocchè, ossia che l'accorto cardinal Giulio de Medici sapesse sotto mano guadagnar gli Spagnuoli che erano al servigio di Francesco Maria, o che s'interponessedon Ugo di Moncadavicerè di Sicilia, per istaccarli da lui: certo è che esso duca entrato in diffidenza de' medesimi, e conosciuto di non potersi sostenere contro le forze del papa, aiutato dai re di Francia e di Spagna, diede orecchio ad un miserabile accomodamento; per cui il pontefice si obbligò di pagare ai fanti spagnuoli quarantacinque mila ducati d'oro,e sessanta mila ai fanti guasconi; e che esso Francesco Maria potesse passar liberamente a Mantova con tutte le sue robe, colle artiglierie e colla famosa libreria, messa insieme daFederigo I ducadi Urbino, avolo suo materno: il che fu eseguito. Così terminò la presente guerra, durata quasi otto mesi, per cui spese il pontefice circa ottocento mila ducati di oro, la maggior parte nondimeno, come vuole il Guicciardini, pagata dai Fiorentini, i quali fecero in tale occasione una trista figura, siccome divenuti schiavi della casa de Medici. Furono poi confiscati i beni di moltissimi nobili del ducato d'Urbino, che s'erano mostrati favorevoli a Francesco Maria, e vennero atterrate nel seguente anno le mura d'Urbino, Fossombrone e Mondolfo, acciocchè non avessero quegli abitanti coraggio di ribellarsi in avvenire. Lorenzo de Medici colà tornò duca. Appartiene a quest'anno un esecrando avvenimento, cioè la congiura diAlfonso Petrucci cardinaledi Siena contro la persona del pontefice Leone. Era inviperito questo porporato, perchè il papa avesse fatto cacciar di SienaBorghesesuo fratello, quasi signore di quella città, e privato lui stesso delle rendite paterne. Crebbe tanto questo sacrilego odio, che più volte pensò d'uccidere lo stesso papa nel concistoro, oppure alla caccia; ma infine s'appigliò al partito di farlo avvelenare per mezzo di Batista da Vercelli chirurgo, se potea giugnere a medicar una fistola antica, che il papa avea ne' confini delle natiche. Fu scoperta questa infame trama, preso il cardinale con varii complici, provato il delitto, per cui in castello Sant'Angelo gli venne tagliato il capo.Bendinello de' Saulicardinal genovese, siccome convinto che il Petrucci gli avesse rivelata la scellerata sua intenzione, fu privato della dignità del cardinalato, e condannato a una perpetua prigione. Questi poi col danaro ricuperò la libertà e il cappello, ma perchè poco tempo dappoi mancò di vita, attribuirono i maligni la morte sua a veleno.ARaffaello Riario cardinaledi San Giorgio e camerlengo per la stessa ragione tolto fu il cappello, ma restituito da lì a non molto tempo per grossissima quantità di danaro. Adriano cardinale di Corneto, benchè gli fosse perdonato, diffidando di sua vita, se ne fuggì, nè si seppe dove incognito andasse a terminare i suoi giorni. Gran dire cagionò dappertutto questo nero attentato. Nel presente anno a' dì 8 di ottobreFrancesco re di Franciarinnovò la lega offensiva e difensiva collarepublica di Venezia.

Ebbe fine in quest'anno il concilio lateranense, dove furono fatti molti bei regolamenti di ecclesiastica disciplina, ma non quali occorrevano e si desideravano da' migliori per la correzion dei tanti abusi che allora deformavano la Chiesa di Dio, benchè salda stesse la vera dottrina di Cristo per tutte le chiese d'Occidente. Non abbiam vergogna di confessarlo, dappoichè tanti piissimi cattolici l'han confessato. Pur troppo quegli abusi misero le armi in mano a Martino Lutero, frate agostiniano in Sassonia, per cominciare nel presente anno a imperversare contro la Chiesa cattolica, aprendo la porta non solo ad un massimo deplorabile scisma, ma ad infinite eresie, che come la finta idra andarono poi pullulando, e divise fra loro infestano tuttavia tanti popoli del settentrione. Il gran mercato che si faceva allora delle indulgenze, per raunar danaro in tutta la cristianità d'occidente, in apparenza per la fabbrica della basilica vaticana, ma in sostanza anche per altri mondani fini, quel fu che accese un fuoco in Germania, che, di giorno in giorno sempre più crescendo, arrivò a formar quella gran piaga nella Chiesa del Signore che tuttavia deploriamo, e che Dio solo saprà saldare, quando gli alti suoi giudizii saranno adempiuti. Ma perchè questo è argomento spettante alla storia ecclesiastica, passiamooltre. Le turbolenze degli anni addietro, e i pubblici e i privati interessi de' potentati cristiani aveano nel precedente anno tenuta molto in esercizio la politica de' gabinetti. L'accrescimento della potenza franzese in Italia con occhio bieco veniva riguardata dapapa Leone, daMassimiliano Cesare, daArrigo re d'Inghilterrae daCarlo re di Spagna, ma principalmente dagliSvizzeri, che, dopo aver cavato tanto sangue dallo Stato di Milano, ora che questo era caduto in mano di un re sì potente, miravano come seccato il fonte della loro ricchezza. Però ilcardinale di Sions'era sbracciato con più viaggi e maneggi per formare una lega, e gli venne fatto di conchiuderla nel dì 19 d'ottobre del 1516[Du-Mont, Corps Diplomat., tom. 4, P. I.]fra il suddettoMassimiliano, ilre d'Inghilterrae ilre di Spagna, con lasciar luogo d'entrarvi alpapa, il quale l'avea procurata, per valersene come portasse l'occasione. Dall'altro canto ancheFrancesco re di Francianon istette in ozio per contraminare questi trattati, ben conoscendoli formati contra di lui. Tanto operò con gli Svizzeri, che, nel dì 29 di novembre di esso anno, a forza d'oro, trasse quella nazione ad una pace perpetua col regno di Francia. Anzi molto prima ancora aveva intavolato un altro negoziato di pace conMassimilianoe col reCarlosuo nipote, che fu bene in certa maniera conchiuso nei dì 15 di agosto, ma che solamente acquistò perfezione nel dì 4 di dicembre 1516, in cui fu ratificato da esso Cesare, sempre voglioso, sempre bisognoso di danaro. Fra l'altre convenzioni v'era, che Riva di Trento, Rovereto e Gradisca restassero in dominio di Massimiliano, e che, cedendo egli al re Cristianissimo Verona, questi gli avesse a pagare cento mila scudi d'oro, ed altrettanti i Veneziani. Però nei primi giorni di quest'anno comparve a VeronaBernardo vescovo di Trento, colla facoltà di fare la restituzion di quella città. Insorsero ben discordie intorno al giorno in cui si aveada far la consegna, e la guarnigione tumultuò, perchè dimandava le paghe: pure nel dì 16 (altri dicono nel dì 15) di gennaio data fu la tenuta di Verona alsignor di Lautrec, uscendone il vescovo eMarcantonio Colonnacon tutta sua gente. Passati poi tre giorni, il Lautrec consegnò essa città adAndrea Gritti, che la accettò a nome del senato veneto, e ben regalato si ridusse nello Stato di Milano. Infinite allegrezze fecero i Veronesi, liberati dall'insoffribil giogo dell'armi straniere. E tal fine ebbe la lega di Cambrai, e la lunga e crudel guerra originata da essa, per cui non si può dire quanti tesori, quanto sangue spendessero tanti principi della cristianità, e quanti disastri e desolazioni patisse tutta la Lombardia. Maraviglia fu che in mezzo a sì potente e lungo turbine potesse sostenersi la repubblica veneta; ma quanto più terribile fu il suo pericolo, tanto maggior divenne la sua gloria; perchè, quantunque perdesse qualche porzione dell'antico suo dominio, pur seppe e potè conservare la maggior parte e il meglio delle sue signorie in terra ferma.

Dopo una sì solenne ed universal pace pareva oramai che l'Italia avesse a respirare, ma fallirono questi conti; perciocchèFrancesco Maria, giàduca d'Urbino, dimorante in Mantova, esule da' suoi Stati, sentendo il mal governo che faceaLorenzo de Medici, e invitato da chiunque gli era affezionato e fedele, si accinse a ricuperar quel ducato. Fu a ciò anche istigato daFederigo Gonzaga signor di Bozzoloe condottier d'armi assai rinomato, per vendicarsi di un affronto che pretendeva a sè fatto dal suddetto Lorenzo. Giacchè la pace dovea far cassare non poche brigate di soldati, e questi avvezzi all'onorato mestier della guerra, delle prede e rapine, avrebbono cercato chi desse loro soldo, nello stesso tempo che si trattava della restituzion di Verona, se l'intese esso Francesco Maria co' caporali spagnuoli e tedeschi, e prese al suo servigio cinque mila fanti dei primi, e tre mila altri italiani con millee cinquecento cavalli. Ilmarchese di Mantovagli somministrò buona copia di danaro. Però con questa armata, picciola di numero, ma considerabile pel suo valore, poco dopo la resa di Verona s'avviò alla volta de' suoi Stati con tal celerità, che non ebbero tempo per opporsegli le genti del papa e di Lorenzo de Medici che erano in Ravenna e Rimini. Passato per la via del Furlo, in poco tempo ebbe alla sua divozion Urbino con tutto il ducato, eccettuata la fortezza di San Leo. Ma non già Pesaro, Sinigaglia, Gradara e Mondavio, terre separate da quel ducato, perchèRenzo da Ceri, che v'inviò gran gente di presidio, le sostenne. Intanto Lorenzo de Medici alle milizie italiane, tanto sue che de' Fiorentini, unì due mila e cinquecento fanti tedeschi, e più di quattro mila fanti guasconi, che aveano servito nell'armata di Lautrec. L'Anonimo Padovano dice ducento lancie e due mila Guasconi, comandati dalsignore di Scudo. I capitani di questo esercito eranoRenzo da Ceri,Vitello da Città di Castelloe ilconte Guido Rangone; ed ascese questa armata fino a mille uomini d'armi, mille cavalli leggieri e quindici mila fanti, che pareano atti ad inghiottire il duca d'Urbino. Era insospettito forte il papa che il re di Francia tenesse mano segretamente in questa guerra; ma il re, per disingannarlo, mandò i suoi ministri a Roma, affinchè trattassero lega col pontefice, che infatti fu stabilita. Fu in tal congiuntura fatta gagliarda istanza a papa Leone, perchè restituisse Modena, Reggio e Rubiera adAlfonso ducadi Ferrara, secondochè ne avea date in Bologna tante promesse, non mai eseguite. Promise il papa con un breve di restituirle nello spazio di sette mesi, ma con intenzione di nulla farne, se cessavano i presenti pericoli, siccome infatti avvenne, perchè l'osservar la parola non fu mai contato fra le virtù di questo pontefice. Continuò dipoi con varie vicende la guerra, diffusamente descritta dal Guicciardini. Altro non ne rapporterò io, se non che trovandosi Lorenzo de Medicinel mese di giugno all'assedio di Mondolfo, fu colpito nella sommità del capo da una palla di archibuso; pel qual colpo gli convenne star molti giorni in letto: il che fu cagione che i suoi soldati più pensassero a saccheggiare il paese che a cercar vittoria. Spedito dal papa ilcardinal Giulio de Medicisuo cugino al comando di quell'armata, appena giunto egli colà, insorse una quistione tra i fanti italiani e tedeschi, per cui seguirono ammazzamenti e saccheggi non pochi, e fu forza dividere quelle nazioni tra Rimini e Pesaro. Accadde ancora che il duca Francesco Maria, tenendo segrete intelligenze col corpo degli Spagnuoli, militanti per la Chiesa, arrivò una mattina improvvisamente ai loro alloggiamenti. Parte di essi scappò a Pesaro, e l'altra parte andò ad unirsi con lui. Dopo di che assaltò il campo de' Tedeschi, dove secento d'essi restarono morti o feriti. Non andò molto che anche un'altra buona frotta di Guasconi passò nell'armata d'esso duca.

Trovavasi assai forte di genteFrancesco Maria, ma esausto affatto di pecunia, requisito troppo importante agl'impegni della guerra. Ne penuriava anchepapa Leone, ma seppe trovar maniera di ricavarne, con fare nel dì primo di luglio la promozione di trentuno cardinali, fra i quali molti di gran merito pel loro sapere o nobiltà. Dagli altri creati per altri motivi ricavò la somma di ducento mila ducati d'oro, che mirabilmente servirono a terminar la guerra d'Urbino. Imperciocchè, ossia che l'accorto cardinal Giulio de Medici sapesse sotto mano guadagnar gli Spagnuoli che erano al servigio di Francesco Maria, o che s'interponessedon Ugo di Moncadavicerè di Sicilia, per istaccarli da lui: certo è che esso duca entrato in diffidenza de' medesimi, e conosciuto di non potersi sostenere contro le forze del papa, aiutato dai re di Francia e di Spagna, diede orecchio ad un miserabile accomodamento; per cui il pontefice si obbligò di pagare ai fanti spagnuoli quarantacinque mila ducati d'oro,e sessanta mila ai fanti guasconi; e che esso Francesco Maria potesse passar liberamente a Mantova con tutte le sue robe, colle artiglierie e colla famosa libreria, messa insieme daFederigo I ducadi Urbino, avolo suo materno: il che fu eseguito. Così terminò la presente guerra, durata quasi otto mesi, per cui spese il pontefice circa ottocento mila ducati di oro, la maggior parte nondimeno, come vuole il Guicciardini, pagata dai Fiorentini, i quali fecero in tale occasione una trista figura, siccome divenuti schiavi della casa de Medici. Furono poi confiscati i beni di moltissimi nobili del ducato d'Urbino, che s'erano mostrati favorevoli a Francesco Maria, e vennero atterrate nel seguente anno le mura d'Urbino, Fossombrone e Mondolfo, acciocchè non avessero quegli abitanti coraggio di ribellarsi in avvenire. Lorenzo de Medici colà tornò duca. Appartiene a quest'anno un esecrando avvenimento, cioè la congiura diAlfonso Petrucci cardinaledi Siena contro la persona del pontefice Leone. Era inviperito questo porporato, perchè il papa avesse fatto cacciar di SienaBorghesesuo fratello, quasi signore di quella città, e privato lui stesso delle rendite paterne. Crebbe tanto questo sacrilego odio, che più volte pensò d'uccidere lo stesso papa nel concistoro, oppure alla caccia; ma infine s'appigliò al partito di farlo avvelenare per mezzo di Batista da Vercelli chirurgo, se potea giugnere a medicar una fistola antica, che il papa avea ne' confini delle natiche. Fu scoperta questa infame trama, preso il cardinale con varii complici, provato il delitto, per cui in castello Sant'Angelo gli venne tagliato il capo.Bendinello de' Saulicardinal genovese, siccome convinto che il Petrucci gli avesse rivelata la scellerata sua intenzione, fu privato della dignità del cardinalato, e condannato a una perpetua prigione. Questi poi col danaro ricuperò la libertà e il cappello, ma perchè poco tempo dappoi mancò di vita, attribuirono i maligni la morte sua a veleno.ARaffaello Riario cardinaledi San Giorgio e camerlengo per la stessa ragione tolto fu il cappello, ma restituito da lì a non molto tempo per grossissima quantità di danaro. Adriano cardinale di Corneto, benchè gli fosse perdonato, diffidando di sua vita, se ne fuggì, nè si seppe dove incognito andasse a terminare i suoi giorni. Gran dire cagionò dappertutto questo nero attentato. Nel presente anno a' dì 8 di ottobreFrancesco re di Franciarinnovò la lega offensiva e difensiva collarepublica di Venezia.


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