PREFAZIONEDILODOVICO ANTONIO MURATORI
DI
LODOVICO ANTONIO MURATORI
Dappoichè ebbi condotto gli Annali d'Italia fino all'anno di Cristo 1500, aveva io deposta la penna con intenzione di non proseguir più oltre, e ne avea anche avvertiti i lettori. Dopo quel tempo abbondando in Italia le storie, e facili anche essendo a trovarsi, sembrava a me superfluo il volere ristrignere in brevi Annali ciò che potea la gente con tanta facilità raccogliere dagli storici moderni, essendo per lo più da anteporre i fonti ai ruscelli. Ma d'altro parere sono stati non pochi degli amici miei, ed altre persone che han creduta non inutile questa mia qualsisia fatica. Si riduce a pochissimi il numero di coloro che posseggono tutte le storie italiane. Chi ne ha alcuna; i più neppur una ne hanno. Il presentar dunque raccolta da tante e sì varie storie la sostanza de' principali passati avvenimenti delle italiche contrade, può chiamarsi un benefizio che si presta a tanta gente, la quale, per mancanza di libri, è condannata ad ignorare i fatti de' secoli addietro, oppur dovrebbe mendicarli con fatica dalla lettura di non poche differenti Storie. Non può se non essere grato il vedersi poste davanti sotto un punto di vista quelle principali vicende che di mano in mano son succedute in ciascun anno nelle diverse parti dell'Italia. Il perchè, secondo l'avviso di tali persone, mi determinai di continuare l'edifizio, e di condurre questi Annali sino al compimento della pace universale, che nel presente anno 1749 ha rimessa la concordia fra i potentati d'Europa. So che, in trattando di avventure lontane da' nostri tempi, e di persone che, passate all'altra vita, si ridono delle dicerie de' posteri,maggior libertà gode, o dovrebbe godere lo storico per proferire i suoi giudizii. So altresì che non va esente da pericoli e doglianze altrui, chi esercita questo mestiere in parlando di cose de' nostri tempi e di persone viventi, stante la delicatezza che in esso noi ingenera l'amor proprio. Noi accogliam volentieri la verità in casa altrui: non così nella nostra. Contuttociò spero io di non aver oltrepassato i limiti della libertà che conviene ad ogni onorato scrittore: perchè non l'amore, nè l'odio, ma un puro desiderio di porgere il vero a' miei lettori, ha, per quanto ho potuto, regolata la mia penna. Se anche questo vero io talora non l'avessi raggiunto, ciò sarà avvenuto per mancanza di migliori notizie, e non già per mala volontà.