MDCCV

MDCCVAnno diCristoMDCCV. IndizioneXIII.Clemente XIpapa 6.Giuseppeimperadore 1.Fu questo l'ultimo anno della vita diLeopoldo Austriacoimperadore, morto nel dì 5 di maggio: monarca, ne' cui elogii si stancarono giustamente le penne di molti storici. La pietà, retaggio singolare dell'augusta casa d'Austria, in lui principalmente si vide risplendere, e del pari la clemenza, la affabilità e la liberalità massimamente verso dei poveri. Mai non si vide in lui alterigia nelle prospere cose, non mai abbattimento di spirito nelle avverse. Parea che nelle disavventure non gli mancasse mai qualche miracolo in saccoccia per risorgere. Lasciò un gran desiderio di sè, e insieme due figli, l'unoGiuseppe, re da molti annide' Romani, eCarlo IIIappellato re di Spagna, il primo di temperamento focoso, e l'altro di una mirabil saviezza. A lui succedette il primo con assumere, secondo il rito, il titolo d'imperador de' Romani, ed accudire al pari, anzi più del padre defunto, al proseguimento della guerra contro la real casa di Francia. Pubblicò nel luglio di quest'anno il ponteficeClemente XIuna nuova bolla contra de' giansenisti. Ma sotto il novello imperadoreGiuseppecrebbero le amarezze della corte pontificia, di maniera che ilconte di Lembergambasciatore cesareo in Roma se ne partì, passando in Toscana, e fu licenziato da Viennamonsignore DaviaBolognese nunzio di sua santità. Gran tempo era che il magnanimo pontefice pensava ad accrescere un nuovo ornamento alla città di Roma coll'erezione della colonna Antoniana; perciò diede l'ordine che fosse disotterrata. Nel dì 25 di settembre fu questo bel monumento solamente cavato dal terreno per opera del cavalier Fontana; e gran somma d'oro costò sì nobile impresa.In Piemonte continuò ancora gran tempo la forte piazza di Verrua a sostenersi contro le incessanti offese del campo franzese. Nel dì 26 di dicembre dell'anno precedente un gran guasto fu dato alle trincee degli assedianti da quel presidio, rinforzato segretamente dal duca di Savoia da due mila persone, giacchè egli manteneva tuttavia la comunicazion colla fortezza mediante il ponte di Crescentino: ma senza comparazione più furono i periti nel campo d'essi Franzesi a cagion dei gravi patimenti di un assedio ostinatamente sostenuto in mezzo ai rigori del verno, ancorchè non ommettesse il duca di Vandomo diligenza alcuna per animarli con profusion di danaro e di alimenti. Intanto innumerabili furono gli sforzi delle artiglierie, bombe e fuochi artifiziali contro l'ostinata piazza per li mesi di gennaio e febbraio. Frequenti erano ancora le mine e i fornelli sì dell'una che dall'altra parte.Ma perciocchè si conobbe troppo difficile il vincere questa pugna, finchè il duca Vittorio Amedeo potesse dall'opposta riva del Po andare rinfrescando quella fortezza di nuovi combattenti, viveri e munizioni; nel primo dì di marzo il Vandomo improvvisamente spinse un grosso distaccamento ad occupar l'isola e forte del Po, a cui si atteneva il ponte nemico; e così tagliò ogni comunicazione con Verrua. Ritirossi allora ilduca di Savoiacolmaresciallo di Staremberga Civasso, lasciando Crescentino in poter de' Franzesi. Si trovò in breve il valoroso comandante di Verrua obbligato a cedere; ma prima di farlo, co' fornelli preparati mandò in aria i recinti e bastioni, e poi si rendè nel dì 10 di marzo a discrezione, rimproverato poscia e insieme lodato dal Vandorno per sì lunga e gloriosa difesa. Presero dopo tale acquisto le affaticate milizie franzesi riposo fino al principio di giugno, ed allora, uscendo in campagna, si mossero con disegno di assediare Civasso; e di aprirsi con ciò il campo fino a Torino, già meditando offese contra di quella capitale. Stava accampato in quelle vicinanze il duca di Savoia con lo Staremberg, e di là diede molte percosse alle truppe franzesi, ma senza poter impedire l'assedio di Civasso. Si sostenne questa picciola piazza sino al 29 di luglio, in cui esso duca alla sordina fece di notte evacuarla, per quanto potè, di artiglierie e munizioni, e la lasciò in potere delduca della Fogliada, comandante allora di quell'armata franzese, giacchè ilduca di Vandomoavea dovuto accorrere al basso Po contro l'armata cesarea, siccome diremo.Di grandi ed incredibili preparamenti fece dipoi esso Fogliada, passato sino alla Veneria, per mettere l'assedio a Torino; ma perchè sopraggiunsero ordini dal re Cristianissimo di differire sì grande impresa all'anno seguente, portò egli la guerra altrove. Avea questo general franzese molto prima, cioè nel dì 10 di marzo, obbligata a rendersi la picciola città diVillafranca sulle rive del Mediterraneo. Lasciato poscia un blocco intorno a quella cittadella, che poi si arrendè nel dì primo di aprile, andò ad aprir la trincea sotto la città di Nizza. Se ne impadronirono i Franzesi, ma non vedendo maniera di forzare quel castello, l'abbandonarono di poi con rovinare le fortificazioni. Da che queste furono alquanto ristorate dal marchese di Caraglio governatore, sul principio di novembre comparve colà di nuovo con forze maggiori ilduca di Berwich, ed entratovi nel dì 14 di esso mese, si accinse poi a far giocare le batterie contra di quel castello, il quale non meno pel sito che per le fortificazioni atto era a far buona resistenza. Aveano, per non so qual ordine male inteso, i Franzesi ritirata la lor guarnigione da Asti verso la metà d'ottobre. Vi accorse tosto il maresciallo di Staremberg, e piantò quivi il suo quartiere. Tanto ardire non piacendo al duca della Fogliada, andò ad accamparsi in quei contorni; con poca fortuna nondimeno, perchè usciti gli Alemanni con tal bravura li percossero, che vi restò ucciso il general franzeseconte d'Imercourtcon alquante centinaia de' suoi; laonde fu giudicato miglior consiglio il ritirarsi. Verso la metà di dicembre la fortezza di Monmegliano in Savoia, vinta non dalla forza ma da un ostinato blocco d'un anno e mezzo, si trovò in fine obbligata a capitolare con condizioni onorevoli. Per ordine poi del re Cristianissimo ne furono smantellate tutte le fortificazioni. Così andavano moltiplicando le perdite e sciagure addosso al duca di Savoia, il quale non avea cessato di tempestare la corte di Vienna e le potenze marittime per ottenere gagliardi soccorsi.Con occhio certamente di compatimento miravano gli alleati l'infelice positura di questo sì fedele sovrano; e però fu presa la risoluzione di rispedire in Italia con forze nuove ilprincipe Eugenio, in cui concorrendo un raro valore e saper militare, e di più la stretta attinenzadi sangue colla real casa di Savoia, si potea perciò da lui promettere ogni maggiore studio per la causa comune. Ma non gli furono consegnate forze tali, che potessero per conto alcuno competere colle franzesi. Ne presentì la venuta ilduca di Vandomo; e per assicurarsi che egli non pensasse alla da tanto tempo bloccata Mirandola, ordinò che ilsignor di Lapuràtenente generale degli ingegneri alla metà d'aprile passasse ad aprir la trincea sotto quella fortezza. Benchè si trovasse fornito di tenue presidio ilconte di Koningseggivi comandante cesareo, pur fece una bella difesa sino al dì 10 di maggio, in cui si arrendè co' suoi prigioniere di guerra. Arrivò in questo mentre in Italia il prode principe Eugenio; e da che ebbe raunato un sufficiente corpo d'armata, costeggiando il lago di Garda, giunse a Salò. Quivi fu egli indarno trattenuto dalla opposta nemica armata, perchè seppe aprirsi il passo al piano della Lombardia, e far poi molti prigioni dei nemici. A Cassano sul fiume Adda si trovarono poscia a fronte le due nemiche armate nel dì 16 di agosto, e vennero a giornata campale. Erano maestri di guerra i due generali, piene di valoroso ardire le truppe di amendue, e però ciascuna delle parti menò ben le mani, ma con lasciare indecisa la vittoria, avendo la notte posto fine agli sdegni. Si studiò poi ciascuna delle parti, secondo il privilegio dei guerrieri, di fare ascendere a più migliaia la mortalità de' nemici, e tanto meno la propria, di modo che si intesero da lì a poco intonati due contrariiTe Deum. Forse maggiore fu la perdita dei Franzesi, ma certo compensata dell'avere i Tedeschi compianta la morte di più loro generali, oltre a quella delprincipe Giuseppe di Lorena. Perchè l'uno e l'altro esercito restò infievolito da sì copioso salasso, pensò di poi più al riposo che ad ulteriori militari fatiche, ed altra impresa non succedette pel resto dell'anno in quelle parti.Anche nell'alto Reno, alla Mosella eal Brabante non mancarono azioni militari e sanguinose, e fra queste specialmente rimbombò l'avere ilmilord Marlborougforzate, nel dì 19 di luglio, le linee franzesi del Brabante, con far prigioni circa mille e cinquecento Gallispani, fra i quali due generali, e con prendere alquanti cannoni, bandiere, stendardi e qualche parte del bagaglio. Lo strepito nondimeno maggiore della guerra fu in Ispagna. Qualche picciolo acquisto fecero i Portoghesi, assistiti dagli Anglolandi. Assediarono anche Badaios; ma entrato colà un buon soccorso di Spagna, meglio si stimò di lasciare in pace quella città. All'incontro la potentissima flotta combinata degl'Inglesi ed Olandesi con gente da sbarco, e collo stesso reCarlo IIIin persona si presentò davanti Barcellona. Al nome austriaco in gran copia concorsero colà i Catalani armati: dal che rinvigoriti gli Anglolandi formarono, l'assedio di quella città, e ne furono direttori ilprincipe di Darmstadte ilmilord Peterboroug. Dopo essersi gli assedianti impadroniti de' forti del Mongiovì, nella quale impresa quel valoroso principe lasciò la vita, strinsero maggiormente la città, e finalmente indussero, sulprincipio d'ottobre, ilvicerè Velasco a capitolare, con accordargli tutti gli onori militari. Ma andò per terra la capitolazione, perchè prima di effettuarla si mosse a sedizione il popolo di Barcellona, e v'entrarono gli Austriaci, accolti con festosi ed incessanti viva. L'acquisto della capitale fu in breve seguitato da Lerida, Tarragona, Tortosa, Girona ed altri luoghi della Catalogna. Tumultuarono parimente i popoli del regno di Valenza, e questa città con Denia, Gandia ed altre terre alzò le bandiere del re Carlo III. Per quanti sforzi facessero nell'anno presente gli Spagnuoli per ricuperare Gibilterra con un pertinace assedio, non furono assistiti dalla fortuna, perchè padroni del mare gli Anglolandi, colà introdussero di mano in mano quante forze occorrevano per la difesa. Nel novembredell'anno presente avvenne una memorabil rotta del Po sul Mantovano di qua, che rotti gli argini della Secchia e del Panaro, e seco unite quelle acque, recò incredibili danni a tutta quella parte del Mantovano, al Mirandolese, a parte del Modenese, e ad un gran tratto del Ferrarese sino al mare Adriatico. Arrivarono le acque sino alle mura di Ferrara, atterrarono un'infinità di case e fenili rurali, colla morte di gran copia di bestie e di non poche persone.

Fu questo l'ultimo anno della vita diLeopoldo Austriacoimperadore, morto nel dì 5 di maggio: monarca, ne' cui elogii si stancarono giustamente le penne di molti storici. La pietà, retaggio singolare dell'augusta casa d'Austria, in lui principalmente si vide risplendere, e del pari la clemenza, la affabilità e la liberalità massimamente verso dei poveri. Mai non si vide in lui alterigia nelle prospere cose, non mai abbattimento di spirito nelle avverse. Parea che nelle disavventure non gli mancasse mai qualche miracolo in saccoccia per risorgere. Lasciò un gran desiderio di sè, e insieme due figli, l'unoGiuseppe, re da molti annide' Romani, eCarlo IIIappellato re di Spagna, il primo di temperamento focoso, e l'altro di una mirabil saviezza. A lui succedette il primo con assumere, secondo il rito, il titolo d'imperador de' Romani, ed accudire al pari, anzi più del padre defunto, al proseguimento della guerra contro la real casa di Francia. Pubblicò nel luglio di quest'anno il ponteficeClemente XIuna nuova bolla contra de' giansenisti. Ma sotto il novello imperadoreGiuseppecrebbero le amarezze della corte pontificia, di maniera che ilconte di Lembergambasciatore cesareo in Roma se ne partì, passando in Toscana, e fu licenziato da Viennamonsignore DaviaBolognese nunzio di sua santità. Gran tempo era che il magnanimo pontefice pensava ad accrescere un nuovo ornamento alla città di Roma coll'erezione della colonna Antoniana; perciò diede l'ordine che fosse disotterrata. Nel dì 25 di settembre fu questo bel monumento solamente cavato dal terreno per opera del cavalier Fontana; e gran somma d'oro costò sì nobile impresa.

In Piemonte continuò ancora gran tempo la forte piazza di Verrua a sostenersi contro le incessanti offese del campo franzese. Nel dì 26 di dicembre dell'anno precedente un gran guasto fu dato alle trincee degli assedianti da quel presidio, rinforzato segretamente dal duca di Savoia da due mila persone, giacchè egli manteneva tuttavia la comunicazion colla fortezza mediante il ponte di Crescentino: ma senza comparazione più furono i periti nel campo d'essi Franzesi a cagion dei gravi patimenti di un assedio ostinatamente sostenuto in mezzo ai rigori del verno, ancorchè non ommettesse il duca di Vandomo diligenza alcuna per animarli con profusion di danaro e di alimenti. Intanto innumerabili furono gli sforzi delle artiglierie, bombe e fuochi artifiziali contro l'ostinata piazza per li mesi di gennaio e febbraio. Frequenti erano ancora le mine e i fornelli sì dell'una che dall'altra parte.Ma perciocchè si conobbe troppo difficile il vincere questa pugna, finchè il duca Vittorio Amedeo potesse dall'opposta riva del Po andare rinfrescando quella fortezza di nuovi combattenti, viveri e munizioni; nel primo dì di marzo il Vandomo improvvisamente spinse un grosso distaccamento ad occupar l'isola e forte del Po, a cui si atteneva il ponte nemico; e così tagliò ogni comunicazione con Verrua. Ritirossi allora ilduca di Savoiacolmaresciallo di Staremberga Civasso, lasciando Crescentino in poter de' Franzesi. Si trovò in breve il valoroso comandante di Verrua obbligato a cedere; ma prima di farlo, co' fornelli preparati mandò in aria i recinti e bastioni, e poi si rendè nel dì 10 di marzo a discrezione, rimproverato poscia e insieme lodato dal Vandorno per sì lunga e gloriosa difesa. Presero dopo tale acquisto le affaticate milizie franzesi riposo fino al principio di giugno, ed allora, uscendo in campagna, si mossero con disegno di assediare Civasso; e di aprirsi con ciò il campo fino a Torino, già meditando offese contra di quella capitale. Stava accampato in quelle vicinanze il duca di Savoia con lo Staremberg, e di là diede molte percosse alle truppe franzesi, ma senza poter impedire l'assedio di Civasso. Si sostenne questa picciola piazza sino al 29 di luglio, in cui esso duca alla sordina fece di notte evacuarla, per quanto potè, di artiglierie e munizioni, e la lasciò in potere delduca della Fogliada, comandante allora di quell'armata franzese, giacchè ilduca di Vandomoavea dovuto accorrere al basso Po contro l'armata cesarea, siccome diremo.

Di grandi ed incredibili preparamenti fece dipoi esso Fogliada, passato sino alla Veneria, per mettere l'assedio a Torino; ma perchè sopraggiunsero ordini dal re Cristianissimo di differire sì grande impresa all'anno seguente, portò egli la guerra altrove. Avea questo general franzese molto prima, cioè nel dì 10 di marzo, obbligata a rendersi la picciola città diVillafranca sulle rive del Mediterraneo. Lasciato poscia un blocco intorno a quella cittadella, che poi si arrendè nel dì primo di aprile, andò ad aprir la trincea sotto la città di Nizza. Se ne impadronirono i Franzesi, ma non vedendo maniera di forzare quel castello, l'abbandonarono di poi con rovinare le fortificazioni. Da che queste furono alquanto ristorate dal marchese di Caraglio governatore, sul principio di novembre comparve colà di nuovo con forze maggiori ilduca di Berwich, ed entratovi nel dì 14 di esso mese, si accinse poi a far giocare le batterie contra di quel castello, il quale non meno pel sito che per le fortificazioni atto era a far buona resistenza. Aveano, per non so qual ordine male inteso, i Franzesi ritirata la lor guarnigione da Asti verso la metà d'ottobre. Vi accorse tosto il maresciallo di Staremberg, e piantò quivi il suo quartiere. Tanto ardire non piacendo al duca della Fogliada, andò ad accamparsi in quei contorni; con poca fortuna nondimeno, perchè usciti gli Alemanni con tal bravura li percossero, che vi restò ucciso il general franzeseconte d'Imercourtcon alquante centinaia de' suoi; laonde fu giudicato miglior consiglio il ritirarsi. Verso la metà di dicembre la fortezza di Monmegliano in Savoia, vinta non dalla forza ma da un ostinato blocco d'un anno e mezzo, si trovò in fine obbligata a capitolare con condizioni onorevoli. Per ordine poi del re Cristianissimo ne furono smantellate tutte le fortificazioni. Così andavano moltiplicando le perdite e sciagure addosso al duca di Savoia, il quale non avea cessato di tempestare la corte di Vienna e le potenze marittime per ottenere gagliardi soccorsi.

Con occhio certamente di compatimento miravano gli alleati l'infelice positura di questo sì fedele sovrano; e però fu presa la risoluzione di rispedire in Italia con forze nuove ilprincipe Eugenio, in cui concorrendo un raro valore e saper militare, e di più la stretta attinenzadi sangue colla real casa di Savoia, si potea perciò da lui promettere ogni maggiore studio per la causa comune. Ma non gli furono consegnate forze tali, che potessero per conto alcuno competere colle franzesi. Ne presentì la venuta ilduca di Vandomo; e per assicurarsi che egli non pensasse alla da tanto tempo bloccata Mirandola, ordinò che ilsignor di Lapuràtenente generale degli ingegneri alla metà d'aprile passasse ad aprir la trincea sotto quella fortezza. Benchè si trovasse fornito di tenue presidio ilconte di Koningseggivi comandante cesareo, pur fece una bella difesa sino al dì 10 di maggio, in cui si arrendè co' suoi prigioniere di guerra. Arrivò in questo mentre in Italia il prode principe Eugenio; e da che ebbe raunato un sufficiente corpo d'armata, costeggiando il lago di Garda, giunse a Salò. Quivi fu egli indarno trattenuto dalla opposta nemica armata, perchè seppe aprirsi il passo al piano della Lombardia, e far poi molti prigioni dei nemici. A Cassano sul fiume Adda si trovarono poscia a fronte le due nemiche armate nel dì 16 di agosto, e vennero a giornata campale. Erano maestri di guerra i due generali, piene di valoroso ardire le truppe di amendue, e però ciascuna delle parti menò ben le mani, ma con lasciare indecisa la vittoria, avendo la notte posto fine agli sdegni. Si studiò poi ciascuna delle parti, secondo il privilegio dei guerrieri, di fare ascendere a più migliaia la mortalità de' nemici, e tanto meno la propria, di modo che si intesero da lì a poco intonati due contrariiTe Deum. Forse maggiore fu la perdita dei Franzesi, ma certo compensata dell'avere i Tedeschi compianta la morte di più loro generali, oltre a quella delprincipe Giuseppe di Lorena. Perchè l'uno e l'altro esercito restò infievolito da sì copioso salasso, pensò di poi più al riposo che ad ulteriori militari fatiche, ed altra impresa non succedette pel resto dell'anno in quelle parti.

Anche nell'alto Reno, alla Mosella eal Brabante non mancarono azioni militari e sanguinose, e fra queste specialmente rimbombò l'avere ilmilord Marlborougforzate, nel dì 19 di luglio, le linee franzesi del Brabante, con far prigioni circa mille e cinquecento Gallispani, fra i quali due generali, e con prendere alquanti cannoni, bandiere, stendardi e qualche parte del bagaglio. Lo strepito nondimeno maggiore della guerra fu in Ispagna. Qualche picciolo acquisto fecero i Portoghesi, assistiti dagli Anglolandi. Assediarono anche Badaios; ma entrato colà un buon soccorso di Spagna, meglio si stimò di lasciare in pace quella città. All'incontro la potentissima flotta combinata degl'Inglesi ed Olandesi con gente da sbarco, e collo stesso reCarlo IIIin persona si presentò davanti Barcellona. Al nome austriaco in gran copia concorsero colà i Catalani armati: dal che rinvigoriti gli Anglolandi formarono, l'assedio di quella città, e ne furono direttori ilprincipe di Darmstadte ilmilord Peterboroug. Dopo essersi gli assedianti impadroniti de' forti del Mongiovì, nella quale impresa quel valoroso principe lasciò la vita, strinsero maggiormente la città, e finalmente indussero, sulprincipio d'ottobre, ilvicerè Velasco a capitolare, con accordargli tutti gli onori militari. Ma andò per terra la capitolazione, perchè prima di effettuarla si mosse a sedizione il popolo di Barcellona, e v'entrarono gli Austriaci, accolti con festosi ed incessanti viva. L'acquisto della capitale fu in breve seguitato da Lerida, Tarragona, Tortosa, Girona ed altri luoghi della Catalogna. Tumultuarono parimente i popoli del regno di Valenza, e questa città con Denia, Gandia ed altre terre alzò le bandiere del re Carlo III. Per quanti sforzi facessero nell'anno presente gli Spagnuoli per ricuperare Gibilterra con un pertinace assedio, non furono assistiti dalla fortuna, perchè padroni del mare gli Anglolandi, colà introdussero di mano in mano quante forze occorrevano per la difesa. Nel novembredell'anno presente avvenne una memorabil rotta del Po sul Mantovano di qua, che rotti gli argini della Secchia e del Panaro, e seco unite quelle acque, recò incredibili danni a tutta quella parte del Mantovano, al Mirandolese, a parte del Modenese, e ad un gran tratto del Ferrarese sino al mare Adriatico. Arrivarono le acque sino alle mura di Ferrara, atterrarono un'infinità di case e fenili rurali, colla morte di gran copia di bestie e di non poche persone.


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