MDCCXXI

MDCCXXIAnno diCristoMDCCXXI. Indiz.XIV.Innocenzo XIIIpapa 1.Carlo VIimperadore 11.Fin qui avea retto con sommo vigore e plauso la Chiesa di Dio il ponteficeClemente XI, quando piacque a Dio di chiamarlo ad un regno migliore. Avea egli in tutto il tempo del suo pontificato combattuto sempre coll'asma e con altri malori di petto e delle gambe, e più volte avea fatto temere imminente il suo passaggio all'altra vita; ma Iddio l'avea pur anche preservato al timone della sua nave in tempi tanto burrascosi per la cristianità. Appena si riaveva egli d'una infermità, che più ardente che mai tornava agli affari e alle funzioni del suo ministero non men sacro che politico. Arrivò in fine il perentorio decreto della sua partenza. Infermatosi, fra due giorni con somma esemplarità di devozione, in età di settantaun anni e quasi otto mesi, placidamente terminò il suo vivere nel dì 19 di marzo del presente anno, correndo la festa di san Giuseppe. Il pontificato suo era durato venti anni e quasi quattro mesi. Avea egli ne' giorni addietro ricevuta la consolazione di vedere riaperta in Ispagna la nunziatura, e ristabilita una buona armonia con quella real corte. Tali e tanti pregi personali e virtù cospicue s'erano unite in lui, sì riguardevoli e numerose furono le sue belleazioni, che si accordano i saggi a riporlo tra i più insigni e rinomati pontefici della Chiesa di Dio. Quanto più scabrosi erano stati gli affari del governo ecclesiastico e secolare ne' giorni suoi, tanto più servirono questi a far risplender l'ingegno, la costanza, la destrezza e la vigilanza sua. Incorrotti e dati alla pietà erano stati fin dalla puerizia i costumi suoi; maggiormente illibati si conservarono sotto il triregno. Niuno andò innanzi a lui nell'affabilità ed amorevolezza. Con istrette misure amò il fratello e i nipoti, obbligandoli a meritarsi colle fatiche gli onori; e videsi in fine che più di lui si mostrarono benefici i susseguenti pontefici verso la casa Albani. Loro ancora insegnò la moderazione, col congedar da Roma la moglie del fratello, la quale si ricordava troppo di aver per cognato un pontefice romano. Grande fu la sua profusione verso dei poveri; più di ducento mila scudi impiegò in lor sollievo. Rinovò il lodevol uso di san Leone il Grande col comporre e recitare nella basilica Vaticana, in occasion delle principali solennità, varie omelie, che saran vivi testimonii anche presso i posteri della sua sacra eloquenza. Amatore dei letterati, promotore delle lettere e delle belle arti, accrebbe il lustro alla pittura, alla statuaria e all'architettura; introdusse in Roma l'arte dei musaici, superiore in eccellenza agli antichi, e la fabbrica degli arazzi, che gareggia coi più fini della Fiandra. Arricchì di manuscritti greci e d'altre lingue orientali la Vaticana; istituì premii per la gioventù studiosa; ornò d'insigni fabbriche Roma ed altri luoghi dello Stato ecclesiastico. Che più? fece egli conoscere quanto potea unita una gran mente con una ottima volontà in un romano pontefice. Il di più delle sue gloriose azioni si può raccogliere dalla Vita di lui con elegante stile latino composta e pubblicata dall'abbate Pietro Polidori; giacchè all'assunto mio non è permesso di dirne di più.Entrarono in conclave i cardinali elettori, e colà comparve ancora ilcardinaleAlberoni. Non s'era mai veduta sì piena di gente la piazza del Vaticano, come quel dì, in cui egli fece la sua entrata nel conclave. Concorsero poscia nel dì 8 di maggio i voti dei porporati nella persona delcardinale Michel Angelo dei Contidi nobilissima ed antichissima famiglia romana, che avea dato alla Chiesa di Dio altri romani pontefici ne' secoli addietro, il di cui fratello era duca di Poli, e il nipote duca di Guadagnola. Prese egli il nome d'Innocenzo XIII. Indicibile fu il giubilo di Roma tutta al vedere sul trono pontifizio collocato un suo concittadino, e non minore fu il plauso di tutta la cristianità per l'elezione d'un personaggio assai rinomato per la sua saviezza e pietà, per la pratica degli affari ecclesiastici e secolari, e per l'inclinazione sua alla beneficenza e clemenza. Nel dì 18 del suddetto mese con gran solennità nella basilica Vaticana ricevette la sacra corona, e quindi si applicò con attenzione al governo, e pubblicò un giubileo. Da che mancò di vita il buonClemente XI, siccome dicemmo, uscì da' suoi nascondigli ilcardinale Giulio Alberoni, secondo le costituzioni anch'egli invitato all'elezione del futuro pontefice, e non meno a lui che alcardinale di Noagliesfu inviato salvocondotto, affinchè liberamente potessero intervenire al conclave. Vi andò l'Alberoni; e, terminata la funzione, si fermò come incognito a Roma, e ricusò d'uscirne, benchè ammonito. Non tardò il novello pontefice per conto di questo porporato a far conoscere la sua prudenza congiunta insieme coll'amore della giustizia, con dire ai cardinali deputati della congregazione per processarlo: che se aveano pruove tali da poterlo condannare, tirassero innanzi, perchè darebbe mano al gastigo. Ma che se tali pruove mancassero, ordinava che si mettesse a riposare quel processo. Così in fatti da lì a qualche tempo avvenne: laonde l'Alberoni e la sua fortuna in faccia del mondo in fine nel 1723 risorse.Diede molto da discorrere in questitempi un altro personaggio, cioè l'abbate Du-Bois, arcivescovo di Cambrai, primo ministro e favorito delduca d'Orleansreggente in Francia, che nel dì 16 di luglio venne promosso al cardinalato. Come per forza fu condotto il santo padre a conferire la sacra porpora ad uomo tale, perchè i di lui costumi tutt'altro meritavano che questo sacro distintivo del merito. Tanta nondimeno fu la pressura del duca reggente per questo suo idolo, che il buon pontefice, affinchè nei tempi correnti colla ripulsa non peggiorassero gli affari della religione in Francia, e colla speranza di ricavarne vantaggi per essa, s'indusse a sacrificare ogni riguardo all'intercessione ed impegno di sì rispettabil promotore. Chi ebbe a presentare la berretta cardinalizia a questo nuovo porporato, esegui l'ordine del santo padre di leggergli il catalogo delle azioni della sua vita passata, siccome ben note alla santità sua, con poscia dirgli che il pontefice sperava da lì innanzi un uomo nuovo nella sua persona, e che il viver suo corrisponderebbe alla dignità e al santo impiego di vescovo e cardinale. La risposta del Du-Bois fu, che il santo padre nè pur sapeva tutti i trascorsi di lui, ma che in avvenire tali sarebbero le operazioni sue, che il mondo s'accorgerebbe d'aver egli con gli abiti esterni cangiati ancora gl'interni. Come egli mantenesse la parola, nol so dir io; convien chiederlo agli storici franzesi. Certo è ch'egli divenne allora primo ministro della corte di Francia, e che il piissimo pontefice ritenne sempre come una spina nel cuore la memoria di questa sua forzata risoluzione. Poco per altro godè delle sue fortune il Du-Bois, perchè la morte venne a terminarle nell'agosto del 1725. Fece all'incontro il ponteficeInnocenzo XIIIrisplendere la sua gratitudine verso il defunto papaClemente XI, di cui era creatura, col conferire la sacra porpora a donAlessandro Albani, fratello delcardinale Annibalecamerlengo.Intanto continuarono i timori dell'Italiaper la peste di Marsilia, che dopo aver fatto strage grande in quella città, secondo il solito, quivi andò cessando. Ma s'era già estesa per tutta la Provenza, con penetrar anche nella Linguadoca, e far gran paura a Lione. Le città di Arles, Tolone, Avignone, Oranges ed altre ne rimasero fieramente afflitte. Fortuna fu che questo flagello accadesse in tempo esente dalle guerre, cioè dal passaporto, per cui esso troppo facilmente si diffonde sopra i vicini; e però tanto la corte di Francia che quella di Torino e la repubblica di Genova, con gli altri potenti, sì saggi regolamenti di forza e di precauzione adoperarono, che di questo morbo desolatore non parteciparono le altre provincie entro e fuori d'Italia. Nel dì 17 di settembre in Parigi terminò i suoi giorni in età di settantasette anniMargherita Luigiafiglia diGastone duca d'Orleans, cioè di un fratello diLuigi XIIIre di Francia, e gran duchessa di Toscana. Noi vedemmo questa principessa maritata nel 1661 col gran ducaCosimo III de Medici, poscia per dispareri fra loro insorti ritirata in Francia, senza voler più rivedere la Toscana. Cessò per la sua morte un'annua pensione di quaranta mila piastre, che le pagava il gran duca, principe che in questi tempi combatteva colla vecchiaia, e fece più d'una volta temer di sua vita. Gran solennità fu in Roma nel dì 15 di novembre nel possesso preso dal sommo pontefice della chiesa Lateranese. Di questa suntuosa funzione goderono anche il principe ereditario di ModenaFrancesco d'Este, e la principessaCarlotta Aglae di Orleanssua consorte, i quali in quest'anno andarono girando per le città più cospicue d'Italia. Fu ancora in questi tempi pubblicato il matrimonio dimadamigella di Monpensier, sorella di essa principessa di Modena, conLuigi principe di Asturias, primogenito diFilippo Vre di Spagna; siccome ancora gli sponsali dell'infanta primogenita di Spagna col Cristianissimo reLuigi XV. Non avea questa ultima principessa che circa quattro anni di età,laonde fu conchiuso di mandarla in Francia, per essere quivi educata, finchè fosse atta al compimento di questo matrimonio. Nel dì 13 di giugno seguì un trattato di pace e concordia fra ilre CattolicoeGiorgio Ire d'Inghilterra, senza che espressamente fosse ceduto alla corona d'Inghilterra il dominio dell'isola di Minorica e di Gibilterra. Ma agl'Inglesi bastò che tal cessione costasse dalla pace di Utrecht, confermata in questo trattato. Nello stesso giorno ancora si stabilì una lega difensiva fra le suddette due potenze e quella di Francia.

Fin qui avea retto con sommo vigore e plauso la Chiesa di Dio il ponteficeClemente XI, quando piacque a Dio di chiamarlo ad un regno migliore. Avea egli in tutto il tempo del suo pontificato combattuto sempre coll'asma e con altri malori di petto e delle gambe, e più volte avea fatto temere imminente il suo passaggio all'altra vita; ma Iddio l'avea pur anche preservato al timone della sua nave in tempi tanto burrascosi per la cristianità. Appena si riaveva egli d'una infermità, che più ardente che mai tornava agli affari e alle funzioni del suo ministero non men sacro che politico. Arrivò in fine il perentorio decreto della sua partenza. Infermatosi, fra due giorni con somma esemplarità di devozione, in età di settantaun anni e quasi otto mesi, placidamente terminò il suo vivere nel dì 19 di marzo del presente anno, correndo la festa di san Giuseppe. Il pontificato suo era durato venti anni e quasi quattro mesi. Avea egli ne' giorni addietro ricevuta la consolazione di vedere riaperta in Ispagna la nunziatura, e ristabilita una buona armonia con quella real corte. Tali e tanti pregi personali e virtù cospicue s'erano unite in lui, sì riguardevoli e numerose furono le sue belleazioni, che si accordano i saggi a riporlo tra i più insigni e rinomati pontefici della Chiesa di Dio. Quanto più scabrosi erano stati gli affari del governo ecclesiastico e secolare ne' giorni suoi, tanto più servirono questi a far risplender l'ingegno, la costanza, la destrezza e la vigilanza sua. Incorrotti e dati alla pietà erano stati fin dalla puerizia i costumi suoi; maggiormente illibati si conservarono sotto il triregno. Niuno andò innanzi a lui nell'affabilità ed amorevolezza. Con istrette misure amò il fratello e i nipoti, obbligandoli a meritarsi colle fatiche gli onori; e videsi in fine che più di lui si mostrarono benefici i susseguenti pontefici verso la casa Albani. Loro ancora insegnò la moderazione, col congedar da Roma la moglie del fratello, la quale si ricordava troppo di aver per cognato un pontefice romano. Grande fu la sua profusione verso dei poveri; più di ducento mila scudi impiegò in lor sollievo. Rinovò il lodevol uso di san Leone il Grande col comporre e recitare nella basilica Vaticana, in occasion delle principali solennità, varie omelie, che saran vivi testimonii anche presso i posteri della sua sacra eloquenza. Amatore dei letterati, promotore delle lettere e delle belle arti, accrebbe il lustro alla pittura, alla statuaria e all'architettura; introdusse in Roma l'arte dei musaici, superiore in eccellenza agli antichi, e la fabbrica degli arazzi, che gareggia coi più fini della Fiandra. Arricchì di manuscritti greci e d'altre lingue orientali la Vaticana; istituì premii per la gioventù studiosa; ornò d'insigni fabbriche Roma ed altri luoghi dello Stato ecclesiastico. Che più? fece egli conoscere quanto potea unita una gran mente con una ottima volontà in un romano pontefice. Il di più delle sue gloriose azioni si può raccogliere dalla Vita di lui con elegante stile latino composta e pubblicata dall'abbate Pietro Polidori; giacchè all'assunto mio non è permesso di dirne di più.

Entrarono in conclave i cardinali elettori, e colà comparve ancora ilcardinaleAlberoni. Non s'era mai veduta sì piena di gente la piazza del Vaticano, come quel dì, in cui egli fece la sua entrata nel conclave. Concorsero poscia nel dì 8 di maggio i voti dei porporati nella persona delcardinale Michel Angelo dei Contidi nobilissima ed antichissima famiglia romana, che avea dato alla Chiesa di Dio altri romani pontefici ne' secoli addietro, il di cui fratello era duca di Poli, e il nipote duca di Guadagnola. Prese egli il nome d'Innocenzo XIII. Indicibile fu il giubilo di Roma tutta al vedere sul trono pontifizio collocato un suo concittadino, e non minore fu il plauso di tutta la cristianità per l'elezione d'un personaggio assai rinomato per la sua saviezza e pietà, per la pratica degli affari ecclesiastici e secolari, e per l'inclinazione sua alla beneficenza e clemenza. Nel dì 18 del suddetto mese con gran solennità nella basilica Vaticana ricevette la sacra corona, e quindi si applicò con attenzione al governo, e pubblicò un giubileo. Da che mancò di vita il buonClemente XI, siccome dicemmo, uscì da' suoi nascondigli ilcardinale Giulio Alberoni, secondo le costituzioni anch'egli invitato all'elezione del futuro pontefice, e non meno a lui che alcardinale di Noagliesfu inviato salvocondotto, affinchè liberamente potessero intervenire al conclave. Vi andò l'Alberoni; e, terminata la funzione, si fermò come incognito a Roma, e ricusò d'uscirne, benchè ammonito. Non tardò il novello pontefice per conto di questo porporato a far conoscere la sua prudenza congiunta insieme coll'amore della giustizia, con dire ai cardinali deputati della congregazione per processarlo: che se aveano pruove tali da poterlo condannare, tirassero innanzi, perchè darebbe mano al gastigo. Ma che se tali pruove mancassero, ordinava che si mettesse a riposare quel processo. Così in fatti da lì a qualche tempo avvenne: laonde l'Alberoni e la sua fortuna in faccia del mondo in fine nel 1723 risorse.

Diede molto da discorrere in questitempi un altro personaggio, cioè l'abbate Du-Bois, arcivescovo di Cambrai, primo ministro e favorito delduca d'Orleansreggente in Francia, che nel dì 16 di luglio venne promosso al cardinalato. Come per forza fu condotto il santo padre a conferire la sacra porpora ad uomo tale, perchè i di lui costumi tutt'altro meritavano che questo sacro distintivo del merito. Tanta nondimeno fu la pressura del duca reggente per questo suo idolo, che il buon pontefice, affinchè nei tempi correnti colla ripulsa non peggiorassero gli affari della religione in Francia, e colla speranza di ricavarne vantaggi per essa, s'indusse a sacrificare ogni riguardo all'intercessione ed impegno di sì rispettabil promotore. Chi ebbe a presentare la berretta cardinalizia a questo nuovo porporato, esegui l'ordine del santo padre di leggergli il catalogo delle azioni della sua vita passata, siccome ben note alla santità sua, con poscia dirgli che il pontefice sperava da lì innanzi un uomo nuovo nella sua persona, e che il viver suo corrisponderebbe alla dignità e al santo impiego di vescovo e cardinale. La risposta del Du-Bois fu, che il santo padre nè pur sapeva tutti i trascorsi di lui, ma che in avvenire tali sarebbero le operazioni sue, che il mondo s'accorgerebbe d'aver egli con gli abiti esterni cangiati ancora gl'interni. Come egli mantenesse la parola, nol so dir io; convien chiederlo agli storici franzesi. Certo è ch'egli divenne allora primo ministro della corte di Francia, e che il piissimo pontefice ritenne sempre come una spina nel cuore la memoria di questa sua forzata risoluzione. Poco per altro godè delle sue fortune il Du-Bois, perchè la morte venne a terminarle nell'agosto del 1725. Fece all'incontro il ponteficeInnocenzo XIIIrisplendere la sua gratitudine verso il defunto papaClemente XI, di cui era creatura, col conferire la sacra porpora a donAlessandro Albani, fratello delcardinale Annibalecamerlengo.

Intanto continuarono i timori dell'Italiaper la peste di Marsilia, che dopo aver fatto strage grande in quella città, secondo il solito, quivi andò cessando. Ma s'era già estesa per tutta la Provenza, con penetrar anche nella Linguadoca, e far gran paura a Lione. Le città di Arles, Tolone, Avignone, Oranges ed altre ne rimasero fieramente afflitte. Fortuna fu che questo flagello accadesse in tempo esente dalle guerre, cioè dal passaporto, per cui esso troppo facilmente si diffonde sopra i vicini; e però tanto la corte di Francia che quella di Torino e la repubblica di Genova, con gli altri potenti, sì saggi regolamenti di forza e di precauzione adoperarono, che di questo morbo desolatore non parteciparono le altre provincie entro e fuori d'Italia. Nel dì 17 di settembre in Parigi terminò i suoi giorni in età di settantasette anniMargherita Luigiafiglia diGastone duca d'Orleans, cioè di un fratello diLuigi XIIIre di Francia, e gran duchessa di Toscana. Noi vedemmo questa principessa maritata nel 1661 col gran ducaCosimo III de Medici, poscia per dispareri fra loro insorti ritirata in Francia, senza voler più rivedere la Toscana. Cessò per la sua morte un'annua pensione di quaranta mila piastre, che le pagava il gran duca, principe che in questi tempi combatteva colla vecchiaia, e fece più d'una volta temer di sua vita. Gran solennità fu in Roma nel dì 15 di novembre nel possesso preso dal sommo pontefice della chiesa Lateranese. Di questa suntuosa funzione goderono anche il principe ereditario di ModenaFrancesco d'Este, e la principessaCarlotta Aglae di Orleanssua consorte, i quali in quest'anno andarono girando per le città più cospicue d'Italia. Fu ancora in questi tempi pubblicato il matrimonio dimadamigella di Monpensier, sorella di essa principessa di Modena, conLuigi principe di Asturias, primogenito diFilippo Vre di Spagna; siccome ancora gli sponsali dell'infanta primogenita di Spagna col Cristianissimo reLuigi XV. Non avea questa ultima principessa che circa quattro anni di età,laonde fu conchiuso di mandarla in Francia, per essere quivi educata, finchè fosse atta al compimento di questo matrimonio. Nel dì 13 di giugno seguì un trattato di pace e concordia fra ilre CattolicoeGiorgio Ire d'Inghilterra, senza che espressamente fosse ceduto alla corona d'Inghilterra il dominio dell'isola di Minorica e di Gibilterra. Ma agl'Inglesi bastò che tal cessione costasse dalla pace di Utrecht, confermata in questo trattato. Nello stesso giorno ancora si stabilì una lega difensiva fra le suddette due potenze e quella di Francia.


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