MDCXCVII

MDCXCVIIAnno diCristoMDCXCVII. Indiz.V.Innocenzo XIIpapa 7.Leopoldoimperadore 40.Godevasi oramai la serenità della pace in Italia, per esserne partite le milizie alemanne, ed avere il duca di Savoia e il governator di Milano disarmato, con ritener solamente le truppe necessarie per le guarnigioni delle piazze. Avea anche la Francia puntualmente data esecuzione a quanto s'era stabilito col duca di Savoia, la cui primogenita condotta in Francia, e sposata col duca di Borgogna, seco per due ore stette in letto alla presenza di molti testimoni, ma con riserbare a tempo più proprio la consumazione del matrimonio. Era intanto il ponteficeInnocenzo XIIintento a fabbriche ed imprese che tornassero a servigio di Dio e in benefizio de' sudditi suoi. A questo fine nel mese d'aprile niuno il potè trattenere che con lieve accompagnamento non passasse a Nettuno, bramoso pure di provvedere Roma e lo Stato ecclesiastico di un buon porto nel Mediterraneo, e di far divenire questo anche porto franco. Nettuno, o per dir meglio Anzio vicino a Nettuno, gli era stato rappresentato per più comodo a Roma, e di miglior aria che Cività Vecchia. Dappertutto ricevette superbi regali da' baroni romani, e più degli altri ne profittarono i poveri. Diede egli ordine che non già a Nettuno, ma al vicino Anzio si fabbricasse il porto, ed assegnò ad opera tale delle rilevanti somme, e massimamente per fabbricarvi un forte capace di ripulsare le insolenzede' corsari di Barberia. Ma mentre il santo padre era tutto occupato a promuovere i vantaggi de' suoi Stati, venne a gravemente turbarlo un passo ardito ed offensivo fatto dalla corte di Vienna e dal suo ministro. Cioè fu dal conte di Martinitz ambasciatore cesareo, nel dì 9 di giugno, pubblicato ed affisso al suo palazzo in Roma un editto, dato nel dì 29 d'aprile in Vienna dall'imperador Leopoldo, in cui supponendosi molti feudi imperiali in Italia usurpati, ed altri, dei quali da lungo tempo i possessori non aveano presa l'investitura, s'intimava a tutti l'esibire i documenti per legittimare i lor possessi, e di prenderne o rinnovarne l'infeudazione nel termine di tre mesi. Altamente ferito restò l'animo del buon pontefice e di tutta la sacra corte per questa novità, non solo perchè lesiva della sovranità pontificia, ma perchè assai si scorgeano le segrete intenzioni di Cesare di eccitar nuove turbolenze in Italia, ed anche nello Stato pontificio. Però il santo padre, oltre all'aver con altro editto, dato fuori dalcardinale Altiericamerlengo nel dì 17 dello stesso giugno, dichiarato nullo l'editto cesareo ed intimate pene a chi vi si sottoponesse, nello stesso tempo fece passar le sue doglianze all'Augusto Leopoldoper sì grave attentato. Le ragioni addotte dal nunzioSanta croce, la disapprovazione di quella novità mostrata dal re Cattolico e dal duca di Savoia, in tempo massimamente che si trattava la pace universale, cagion furono che Cesare desistesse per allora dal mosso impegno, e facesse delle rispettose scuse al sommo pontefice. Nondimeno anche nell'anno seguente durarono le scintille di questo incendio.Un gran moto si diede in fatti il re di FranciaLuigi XIVnell'anno presente per condurre alla pace le potenze alleate contra di lui; e benchè sì potente monarca, e fin qui gran conquistatore, da accorto come era, fu egli stesso che corse dietro ai nemici con ingorde esibizioni di lasciarbuona parte delle prede fatte. Troppo gli stava a cuore l'affare della già cadente monarchia di Spagna, ch'egli forte amoreggiava. Guadagnò segretamente prima degli altriGuglielmo principe di Oranges, con offerirsi pronto a riconoscerlo per re della Gran-Bretagna, e ad abbandonar la protezione del detronizzatore Giacomo Stuardo. Però si aprì il congresso in Olanda presso al castello di Riswich, e quivi i plenipotenziarii dei sovrani colla mediazione diCarlo XI, e poi diCarlo XII, regi di Svezia, diedero principio al duello delle lor pretensioni; e intanto il re di Francia continuava le sue conquiste in Catalogna e in America. Finalmente la concordia seguì, essendosi sottoscritta, nel dì 20 di settembre, la pace, prima coll'Olanda, poi conGuglielmo IIIre della Gran-Bretagna, e conCarlo IIre delle Spagne. Restarono tuttavia renitenti i plenipotenziarii imperiali; ma dacchè videro restar solo in ballo l'augusto loro padrone, giudicarono meglio d'abbracciar anch'essi la desiderata quiete, e nel dì 30 di ottobre sottoscrissero i capitoli della pace. Ampia fu la restituzion di città, fortezze e paesi, che fece in tale occasione il re Cristianissimo allaSpagna, all'imperadore, al ducaLeopoldo di Lorena, alpalatino del Renoe ad altri principi. Venne ivi eziandio ratificato in favore del duca di Savoia il trattato di Vigevano dell'anno precedente. Nominò poscia il re Luigi per compresi in questa pace i principi d'Italia, e spezialmente il romano pontefice, il cui ministro per l'opposizione dei protestanti non avea potuto intervenire a quella pace.Pacificati in questa maniera fra loro i principi cristiani, restava tuttavia nel suo fervore la guerra dell'imperadore e de' Veneziani contra del Turco; e questa nel presente anno fu assistita dalla mano di Dio. Giacchè l'elettor di Sassoniasi trovava tutto applicato a conseguir la vacante corona di Polonia, al qual fine, abiurato il luteranismo, avea fatta professione della religion cattolica romana;e ilprincipe di Baden, a cagione della poca sanità, si era ritirato ai suoi stati, e ilmaresciallo CapraraBolognese per l'avanzata suo età si scusava di non poter sostenere il comando delle armi in Ungheria; l'Augusto Leopoldo, come si può presumere, ispirato da Dio, scelse per supremo comandante di quella sua armata il principeEugenio Francesco di Savoia, nato nell'anno 1665 a dì 18 di ottobre daEugenio Maurizio di Savoia, conte di Soissons. Più di un saggio di sua prudenza e valore avea dato questo principe nell'ultima guerra d'Italia, comandando le armi cesaree; ma il suo nome non era forse conosciuto finora alla Porta Ottomana, ancorchè avesse già militato dianzi nella stessa Ungheria. Colà si portò egli, affrettato dal grandioso preparamento d'armi, di munizioni e di flotta nel Danubio, fatti dal sultanoMustafà II, che, gonfio di speranze per le favorevoli campagne dei due precedenti anni, volle anche nel presente condurre in persona il poderoso esercito suo, promettendosi nuovi allori, e ridendosi degli avvisi che si trattava la pace della Francia coi potentati della cristianità. Nel dì 27 di luglio arrivò al campo cesareo il principe Eugenio, e colle truppe venute dalla Transilvania trovò dipendente da' suoi cenni un esercito di circa quarantacinquemila Alemanni, gente veterana, che conosceva ben le ferite, ma non la paura. Inoltratosi poi il Gran signore col suo, si appigliò al consiglio del Tekely d'imprendere l'assedio di Peter-Waradino, e dopo avere occupato Titul, s'inviò a quella volta. Gli conveniva prima impadronirsi di Seghedino: e a questo fine formato un ponte sul Tibisco, lo passò. Avvertito dalle spie il principe Eugenio, marciò coi principi diCommercye diVaudemont, e col conteGuido di Staremberg, e con tutte le sue forze, per impedir gli ulteriori progressi al nemico; e nel dì 11 di settembre pervenne a Zenta, terra sul Tibisco, trovandola incendiata dai Turchi. Si era trincierato alla testa del suo ponte l'esercito musulmano, quandoil Gran signore, avvertito essere l'oste cristiana più forte di quel che gli era stato supposto, determinò di ripassare il Tibisco; e infatti nel dì e notte precedente lo ripassò egli con alcune migliaia di fanti e cavalli, lasciando di qua il rimanente dell'armata che dovea seguitarli.Non restavano più che tre ore e mezza di giorno quando l'avveduto principe di Savoia, scoperta la situazion dei nemici, coraggiosamente spinse i suoi all'assalto de' trincieramenti; e superato il primo, poscia il secondo, entrò la sua gente con furia nel campo nemico. Allora immensa fu la strage degl'impauriti infedeli, che tentarono colla fuga pel ponte di sottrarsi alle sciable tedesche; ma imbarazzato il ponte dalla folla e da quei che cadevano, loro chiuse in breve il varco. Però incalzati da' vincitori, altro scampo non restò ad essi che di gittarsi nel fiume, nelle cui acque trovarono ciò che temeano d'incontrare in terra. Più relazioni portarono che dei Turchi tra uccisi ed annegati più di venti mila perderono ivi la vita. Altri scrissero fino a trenta mila, e fra questi il primo Visire, l'Agà dei giannizzeri, e dicisette bassà. Furono presi settantadue pezzi di cannone, sei mila carrette di munizioni da bocca e da guerra, ottantasei tra bandiere e cornette; e gran bottino fecero i soldati, dappoichè tornarono indietro dall'inseguire i fuggitivi nemici, giacchè solamente allora fu data dal saggio capitano ad essi licenza di raccogliere le spoglie. Il sultano colla testa bassa, e con alcune poche compagnie di cavalli, spronando forte se ne tornò a Belgrado assai disingannato della bravura e fortuna de' suoi. Una vittoria sì segnalata non s'era riportata fin qui sopra i Turchi, e il più mirabil fu, che non costò ai cristiani che mille morti ed altrettanti feriti. Voltò poscia il principe Eugenio le armi vittoriose addosso alla Bossina, e prese Dobay, Maglay ed altre castella. La mercantile città del Serraio, abbandonata da' Turchi, fu messa a sacco edincendiata; ma non si potè prendere il castello. Anche il generaleconte Rabutinsottomise a forza d'armi Vilpanca e Ponzova, e un gran tratto di paese saccheggiato rallegrò di nuovo le cristiane milizie. Quanto salisse in alto per sì gloriosa campagna il nome delprincipe Eugenioognun sel può immaginare.L'armi venete in Levante, assistite anche in quest'anno dalle galee del papa e di Malta, altro non fecero che tentar di combattere senza mai potere ridurre le turchesche ad accettar daddovero la disfida. In tre siti e in tre diversi tempi venne la veneta flotta contro l'ottomana, e furono anche principiate le offese, ma senza considerabil vantaggio delle parti; e si vide l'astutocapitan bassà Mezzomortosempre cedere il campo a' cristiani e ritirarsi. Giubilò in questo anno il vecchio papaInnocenzo XII, sì per la pace universale conchiusa in Riswich, come ancora per l'insigne vittoria riportata in Ungheria contra de' Turchi. Per terzo motivo di allegrezza si aggiunse l'avereFederigo Augustoelettor di Sassonia professata pubblicamente la religion cattolica; il che servì a lui di scala per salire sul trono della Polonia. Solenne ringraziamento a Dio fu fatto in Roma per la vittoria suddetta, e diede questa motivo al pontefice di ammettere alla sua udienza ilconte di Martinitz, che per le sue disobbliganti maniere e per le violenze passate n'era da gran tempo escluso. Attento il santo padre a tutto ciò che riguardava l'aumento della fede cattolica, assegnò nell'anno presente un fondo considerabile per le missioni della Etiopia, giacente nel cuor dell'Africa, giacchè gli erano state date speranze di rimettere di nuovo la concordia di quei cristiani scismatici colla Chiesa romana. Intenzione sommamente lodevole, per essere quei paesi di smisurata estensione, ben popolati e forniti da Dio di molti beni, e poco nella credenza lontani dal cattolicismo; ma intenzione fin qui priva di effetto, parte per l'odio conceputo daquei popoli contro gli Europei, e parte perchè le conquiste fatte da' Turchi rendono troppo difficile oggidì e pericoloso l'accesso a quelle contrade. Liberò anche il papa i suoi popoli da alcune imposte, spezialmente sopra il grano; acquistò con danaro la città d'Albano per la camera apostolica; e da' cardinali zelanti si lasciò indurre a comperare il teatro di Tordinona, per impedir le recite delle commedie. Pensando ilgran duca Cosimo III de Medicidi provvedere al matrimonio finora sterile del gran principeFerdinandosuo figlio, conchiuse in quest'anno il maritaggio diAnna Maria Francescafiglia diGiulio Francescoultimo duca diSassen-Lavemburg, che portava gran dote, col principeGian-Gastonesuo secondogenito. Seguì tale sposalizio nel dì 2 di luglio, e questo principe passò ad abitare dipoi con poca felicità in Germania. Nè si dee tacere, che circa questi tempiPietro Alessiovitzczaro di Moscovia, ossia della Russia, principe di mirabil comprensione, e di straordinarie massime, prese a viaggiare incognito, ma cognito quando voleva, per imparar le arti europee, e spezialmente quelle della marinaresca. Comparve come uno dei suoi ambasciatori in Prussia, in Olanda, in Inghilterra e a Vienna. Sua mente era eziandio di visitare l'inclita città di Venezia; ma mentre vi si disponeva, gli convenne tornarsene in fretta alle sue contrade, chiamato dalle sedizioni contra di lui macchinate da que' popoli barbari, instabili, e non per anche ridotti alla civiltà ch'ora si mira in quelle parti.

Godevasi oramai la serenità della pace in Italia, per esserne partite le milizie alemanne, ed avere il duca di Savoia e il governator di Milano disarmato, con ritener solamente le truppe necessarie per le guarnigioni delle piazze. Avea anche la Francia puntualmente data esecuzione a quanto s'era stabilito col duca di Savoia, la cui primogenita condotta in Francia, e sposata col duca di Borgogna, seco per due ore stette in letto alla presenza di molti testimoni, ma con riserbare a tempo più proprio la consumazione del matrimonio. Era intanto il ponteficeInnocenzo XIIintento a fabbriche ed imprese che tornassero a servigio di Dio e in benefizio de' sudditi suoi. A questo fine nel mese d'aprile niuno il potè trattenere che con lieve accompagnamento non passasse a Nettuno, bramoso pure di provvedere Roma e lo Stato ecclesiastico di un buon porto nel Mediterraneo, e di far divenire questo anche porto franco. Nettuno, o per dir meglio Anzio vicino a Nettuno, gli era stato rappresentato per più comodo a Roma, e di miglior aria che Cività Vecchia. Dappertutto ricevette superbi regali da' baroni romani, e più degli altri ne profittarono i poveri. Diede egli ordine che non già a Nettuno, ma al vicino Anzio si fabbricasse il porto, ed assegnò ad opera tale delle rilevanti somme, e massimamente per fabbricarvi un forte capace di ripulsare le insolenzede' corsari di Barberia. Ma mentre il santo padre era tutto occupato a promuovere i vantaggi de' suoi Stati, venne a gravemente turbarlo un passo ardito ed offensivo fatto dalla corte di Vienna e dal suo ministro. Cioè fu dal conte di Martinitz ambasciatore cesareo, nel dì 9 di giugno, pubblicato ed affisso al suo palazzo in Roma un editto, dato nel dì 29 d'aprile in Vienna dall'imperador Leopoldo, in cui supponendosi molti feudi imperiali in Italia usurpati, ed altri, dei quali da lungo tempo i possessori non aveano presa l'investitura, s'intimava a tutti l'esibire i documenti per legittimare i lor possessi, e di prenderne o rinnovarne l'infeudazione nel termine di tre mesi. Altamente ferito restò l'animo del buon pontefice e di tutta la sacra corte per questa novità, non solo perchè lesiva della sovranità pontificia, ma perchè assai si scorgeano le segrete intenzioni di Cesare di eccitar nuove turbolenze in Italia, ed anche nello Stato pontificio. Però il santo padre, oltre all'aver con altro editto, dato fuori dalcardinale Altiericamerlengo nel dì 17 dello stesso giugno, dichiarato nullo l'editto cesareo ed intimate pene a chi vi si sottoponesse, nello stesso tempo fece passar le sue doglianze all'Augusto Leopoldoper sì grave attentato. Le ragioni addotte dal nunzioSanta croce, la disapprovazione di quella novità mostrata dal re Cattolico e dal duca di Savoia, in tempo massimamente che si trattava la pace universale, cagion furono che Cesare desistesse per allora dal mosso impegno, e facesse delle rispettose scuse al sommo pontefice. Nondimeno anche nell'anno seguente durarono le scintille di questo incendio.

Un gran moto si diede in fatti il re di FranciaLuigi XIVnell'anno presente per condurre alla pace le potenze alleate contra di lui; e benchè sì potente monarca, e fin qui gran conquistatore, da accorto come era, fu egli stesso che corse dietro ai nemici con ingorde esibizioni di lasciarbuona parte delle prede fatte. Troppo gli stava a cuore l'affare della già cadente monarchia di Spagna, ch'egli forte amoreggiava. Guadagnò segretamente prima degli altriGuglielmo principe di Oranges, con offerirsi pronto a riconoscerlo per re della Gran-Bretagna, e ad abbandonar la protezione del detronizzatore Giacomo Stuardo. Però si aprì il congresso in Olanda presso al castello di Riswich, e quivi i plenipotenziarii dei sovrani colla mediazione diCarlo XI, e poi diCarlo XII, regi di Svezia, diedero principio al duello delle lor pretensioni; e intanto il re di Francia continuava le sue conquiste in Catalogna e in America. Finalmente la concordia seguì, essendosi sottoscritta, nel dì 20 di settembre, la pace, prima coll'Olanda, poi conGuglielmo IIIre della Gran-Bretagna, e conCarlo IIre delle Spagne. Restarono tuttavia renitenti i plenipotenziarii imperiali; ma dacchè videro restar solo in ballo l'augusto loro padrone, giudicarono meglio d'abbracciar anch'essi la desiderata quiete, e nel dì 30 di ottobre sottoscrissero i capitoli della pace. Ampia fu la restituzion di città, fortezze e paesi, che fece in tale occasione il re Cristianissimo allaSpagna, all'imperadore, al ducaLeopoldo di Lorena, alpalatino del Renoe ad altri principi. Venne ivi eziandio ratificato in favore del duca di Savoia il trattato di Vigevano dell'anno precedente. Nominò poscia il re Luigi per compresi in questa pace i principi d'Italia, e spezialmente il romano pontefice, il cui ministro per l'opposizione dei protestanti non avea potuto intervenire a quella pace.

Pacificati in questa maniera fra loro i principi cristiani, restava tuttavia nel suo fervore la guerra dell'imperadore e de' Veneziani contra del Turco; e questa nel presente anno fu assistita dalla mano di Dio. Giacchè l'elettor di Sassoniasi trovava tutto applicato a conseguir la vacante corona di Polonia, al qual fine, abiurato il luteranismo, avea fatta professione della religion cattolica romana;e ilprincipe di Baden, a cagione della poca sanità, si era ritirato ai suoi stati, e ilmaresciallo CapraraBolognese per l'avanzata suo età si scusava di non poter sostenere il comando delle armi in Ungheria; l'Augusto Leopoldo, come si può presumere, ispirato da Dio, scelse per supremo comandante di quella sua armata il principeEugenio Francesco di Savoia, nato nell'anno 1665 a dì 18 di ottobre daEugenio Maurizio di Savoia, conte di Soissons. Più di un saggio di sua prudenza e valore avea dato questo principe nell'ultima guerra d'Italia, comandando le armi cesaree; ma il suo nome non era forse conosciuto finora alla Porta Ottomana, ancorchè avesse già militato dianzi nella stessa Ungheria. Colà si portò egli, affrettato dal grandioso preparamento d'armi, di munizioni e di flotta nel Danubio, fatti dal sultanoMustafà II, che, gonfio di speranze per le favorevoli campagne dei due precedenti anni, volle anche nel presente condurre in persona il poderoso esercito suo, promettendosi nuovi allori, e ridendosi degli avvisi che si trattava la pace della Francia coi potentati della cristianità. Nel dì 27 di luglio arrivò al campo cesareo il principe Eugenio, e colle truppe venute dalla Transilvania trovò dipendente da' suoi cenni un esercito di circa quarantacinquemila Alemanni, gente veterana, che conosceva ben le ferite, ma non la paura. Inoltratosi poi il Gran signore col suo, si appigliò al consiglio del Tekely d'imprendere l'assedio di Peter-Waradino, e dopo avere occupato Titul, s'inviò a quella volta. Gli conveniva prima impadronirsi di Seghedino: e a questo fine formato un ponte sul Tibisco, lo passò. Avvertito dalle spie il principe Eugenio, marciò coi principi diCommercye diVaudemont, e col conteGuido di Staremberg, e con tutte le sue forze, per impedir gli ulteriori progressi al nemico; e nel dì 11 di settembre pervenne a Zenta, terra sul Tibisco, trovandola incendiata dai Turchi. Si era trincierato alla testa del suo ponte l'esercito musulmano, quandoil Gran signore, avvertito essere l'oste cristiana più forte di quel che gli era stato supposto, determinò di ripassare il Tibisco; e infatti nel dì e notte precedente lo ripassò egli con alcune migliaia di fanti e cavalli, lasciando di qua il rimanente dell'armata che dovea seguitarli.

Non restavano più che tre ore e mezza di giorno quando l'avveduto principe di Savoia, scoperta la situazion dei nemici, coraggiosamente spinse i suoi all'assalto de' trincieramenti; e superato il primo, poscia il secondo, entrò la sua gente con furia nel campo nemico. Allora immensa fu la strage degl'impauriti infedeli, che tentarono colla fuga pel ponte di sottrarsi alle sciable tedesche; ma imbarazzato il ponte dalla folla e da quei che cadevano, loro chiuse in breve il varco. Però incalzati da' vincitori, altro scampo non restò ad essi che di gittarsi nel fiume, nelle cui acque trovarono ciò che temeano d'incontrare in terra. Più relazioni portarono che dei Turchi tra uccisi ed annegati più di venti mila perderono ivi la vita. Altri scrissero fino a trenta mila, e fra questi il primo Visire, l'Agà dei giannizzeri, e dicisette bassà. Furono presi settantadue pezzi di cannone, sei mila carrette di munizioni da bocca e da guerra, ottantasei tra bandiere e cornette; e gran bottino fecero i soldati, dappoichè tornarono indietro dall'inseguire i fuggitivi nemici, giacchè solamente allora fu data dal saggio capitano ad essi licenza di raccogliere le spoglie. Il sultano colla testa bassa, e con alcune poche compagnie di cavalli, spronando forte se ne tornò a Belgrado assai disingannato della bravura e fortuna de' suoi. Una vittoria sì segnalata non s'era riportata fin qui sopra i Turchi, e il più mirabil fu, che non costò ai cristiani che mille morti ed altrettanti feriti. Voltò poscia il principe Eugenio le armi vittoriose addosso alla Bossina, e prese Dobay, Maglay ed altre castella. La mercantile città del Serraio, abbandonata da' Turchi, fu messa a sacco edincendiata; ma non si potè prendere il castello. Anche il generaleconte Rabutinsottomise a forza d'armi Vilpanca e Ponzova, e un gran tratto di paese saccheggiato rallegrò di nuovo le cristiane milizie. Quanto salisse in alto per sì gloriosa campagna il nome delprincipe Eugenioognun sel può immaginare.

L'armi venete in Levante, assistite anche in quest'anno dalle galee del papa e di Malta, altro non fecero che tentar di combattere senza mai potere ridurre le turchesche ad accettar daddovero la disfida. In tre siti e in tre diversi tempi venne la veneta flotta contro l'ottomana, e furono anche principiate le offese, ma senza considerabil vantaggio delle parti; e si vide l'astutocapitan bassà Mezzomortosempre cedere il campo a' cristiani e ritirarsi. Giubilò in questo anno il vecchio papaInnocenzo XII, sì per la pace universale conchiusa in Riswich, come ancora per l'insigne vittoria riportata in Ungheria contra de' Turchi. Per terzo motivo di allegrezza si aggiunse l'avereFederigo Augustoelettor di Sassonia professata pubblicamente la religion cattolica; il che servì a lui di scala per salire sul trono della Polonia. Solenne ringraziamento a Dio fu fatto in Roma per la vittoria suddetta, e diede questa motivo al pontefice di ammettere alla sua udienza ilconte di Martinitz, che per le sue disobbliganti maniere e per le violenze passate n'era da gran tempo escluso. Attento il santo padre a tutto ciò che riguardava l'aumento della fede cattolica, assegnò nell'anno presente un fondo considerabile per le missioni della Etiopia, giacente nel cuor dell'Africa, giacchè gli erano state date speranze di rimettere di nuovo la concordia di quei cristiani scismatici colla Chiesa romana. Intenzione sommamente lodevole, per essere quei paesi di smisurata estensione, ben popolati e forniti da Dio di molti beni, e poco nella credenza lontani dal cattolicismo; ma intenzione fin qui priva di effetto, parte per l'odio conceputo daquei popoli contro gli Europei, e parte perchè le conquiste fatte da' Turchi rendono troppo difficile oggidì e pericoloso l'accesso a quelle contrade. Liberò anche il papa i suoi popoli da alcune imposte, spezialmente sopra il grano; acquistò con danaro la città d'Albano per la camera apostolica; e da' cardinali zelanti si lasciò indurre a comperare il teatro di Tordinona, per impedir le recite delle commedie. Pensando ilgran duca Cosimo III de Medicidi provvedere al matrimonio finora sterile del gran principeFerdinandosuo figlio, conchiuse in quest'anno il maritaggio diAnna Maria Francescafiglia diGiulio Francescoultimo duca diSassen-Lavemburg, che portava gran dote, col principeGian-Gastonesuo secondogenito. Seguì tale sposalizio nel dì 2 di luglio, e questo principe passò ad abitare dipoi con poca felicità in Germania. Nè si dee tacere, che circa questi tempiPietro Alessiovitzczaro di Moscovia, ossia della Russia, principe di mirabil comprensione, e di straordinarie massime, prese a viaggiare incognito, ma cognito quando voleva, per imparar le arti europee, e spezialmente quelle della marinaresca. Comparve come uno dei suoi ambasciatori in Prussia, in Olanda, in Inghilterra e a Vienna. Sua mente era eziandio di visitare l'inclita città di Venezia; ma mentre vi si disponeva, gli convenne tornarsene in fretta alle sue contrade, chiamato dalle sedizioni contra di lui macchinate da que' popoli barbari, instabili, e non per anche ridotti alla civiltà ch'ora si mira in quelle parti.


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