MDCCCXVAnno diCristoMDCCCXV. IndizioneIII.PioVII papa 16.FrancescoI imperad. d'Austria 10.Mentre Napoleone Buonaparte, evaso il dì 26 di febbraio dall'isola d'Elba, che gli era stata data in sovranità, faceva il solenne suo reingresso, addì 21 del seguente marzo, nella capitale della Francia, Gioacchino di Napoli, prevedendo di non potersi a lungo sostenere sul reale suo seggio col beneplacito delle potenze alleate, pensò di muoversi con le sue schiere verso l'alta Italia, chiamando da per tutto gl'Italiani ad unirsi a lui a fine di rendere la patria independente. Oppose l'Austria imponentissime forze all'ardito tentativo del Napoleonide, il quale, vinto dagli avversarli, abbandonato da' suoi, perdette il regno, in cui fu redintegrata l'antica dinastia. Gioacchino, la notte del 19 al 20 maggio, in compagnia di Manhes generale e di qualche altro, imbarcatosi, andò in Francia, dove fu male accolto. Si risolvette allora a passare in Corsica; e quivi ebbe avviso delle condizioni sotto le quali l'imperatore Francesco gli concedeva generosamente un asilo ne' suoi Stati. Ma correndogli intorno molti fuorusciti che l'avevano servito a Napoli, egli s'imbarcò, la notte del 28 settembre, con essi ad Ajaccio, per irrompere nella Calabria. Ma il dì 13 ottobre trovò a Pizzo la morte.Intanto era, il dì 8 di agosto, caduta Gaeta, e con essa tutto il regno tornò sotto il dominio dell'antico signore, il quale, sbarcato già a Baia il dì 5 di giugno,fece in appresso il trionfale suo ingresso nella esultante Napoli.Ceduta nel congresso di Vienna l'isola dell'Elba al granduca di Toscana, le armi sue costrinsero alla resa la fortezza di Portoferraio, che ancor si teneva, e quindi dell'intera isola presero possessione il dì 6 di settembre.Napoleone, partito per l'isola di Sant'Elena il 26 luglio, vi giunse nel dì 13 ottobre seguente.
Mentre Napoleone Buonaparte, evaso il dì 26 di febbraio dall'isola d'Elba, che gli era stata data in sovranità, faceva il solenne suo reingresso, addì 21 del seguente marzo, nella capitale della Francia, Gioacchino di Napoli, prevedendo di non potersi a lungo sostenere sul reale suo seggio col beneplacito delle potenze alleate, pensò di muoversi con le sue schiere verso l'alta Italia, chiamando da per tutto gl'Italiani ad unirsi a lui a fine di rendere la patria independente. Oppose l'Austria imponentissime forze all'ardito tentativo del Napoleonide, il quale, vinto dagli avversarli, abbandonato da' suoi, perdette il regno, in cui fu redintegrata l'antica dinastia. Gioacchino, la notte del 19 al 20 maggio, in compagnia di Manhes generale e di qualche altro, imbarcatosi, andò in Francia, dove fu male accolto. Si risolvette allora a passare in Corsica; e quivi ebbe avviso delle condizioni sotto le quali l'imperatore Francesco gli concedeva generosamente un asilo ne' suoi Stati. Ma correndogli intorno molti fuorusciti che l'avevano servito a Napoli, egli s'imbarcò, la notte del 28 settembre, con essi ad Ajaccio, per irrompere nella Calabria. Ma il dì 13 ottobre trovò a Pizzo la morte.
Intanto era, il dì 8 di agosto, caduta Gaeta, e con essa tutto il regno tornò sotto il dominio dell'antico signore, il quale, sbarcato già a Baia il dì 5 di giugno,fece in appresso il trionfale suo ingresso nella esultante Napoli.
Ceduta nel congresso di Vienna l'isola dell'Elba al granduca di Toscana, le armi sue costrinsero alla resa la fortezza di Portoferraio, che ancor si teneva, e quindi dell'intera isola presero possessione il dì 6 di settembre.
Napoleone, partito per l'isola di Sant'Elena il 26 luglio, vi giunse nel dì 13 ottobre seguente.