MDCCLXXI

MDCCLXXIAnno diCristoMDCCLXXI. IndizioneIV.ClementeXIV papa 3.GiuseppeII imperadore 7.Povero di avvenimenti si presenta quest'anno, e poche cose e di non grave importanza ne porge da ricordare.Giunto, alla metà d'ottobre, in Italia l'arciduca Ferdinando, sposossi nella metropolitana di Milano a Maria Ricciarda Beatrice d'Este: maritaggio che diede motivo a molte gioconde e liete feste. Ma quella che vogliam notare si è il matrimonio di trecento garzoni con altrettante donzelle per munificenza de' regi sposi celebrato nella basilica di Santo Stefano maggiore della detta città, con doti proporzionate al grado di chi le dava, e convitati tutti quanti a lauto banchetto, rallegrato dal suono di musici strumenti, ed illustrato dalla presenza de' benevoli arciduchi.A Parma, alcuni moti popolari richiamarono la vigilanza del duca. Arrestate molte persone di grado, ed anche ecclesiastiche, furono esiliate; in pari tempo un ducal editto comandava un raddoppiamento di forza armata a quiete della città, la dispersione de' gruppi d'oltre a sei persone, la ricerca e la punizione degli autori d'atti o discorsi sediziosi od insolenti. Intanto giunto in Parma, col titolo di consigliere di Stato del re di Spagna, il marchese di Liano, l'ottimo Dutillot, che da quasi vent'anni con altissimo senno regolava le bisogna del ducato, partì per Madrid prima che il presente anno cadesse, e di là poi recandosi in Francia, dov'era nato, poco tempo dopo terminò la gloriosa vita.Avviatesi in Corsica le cose alla franzese, non per questo sedaronsi gli animi, e travolto il primo intendimento, criminose rendevansi le fazioni, tanto contro i Franzesi occupatori del paese quanto contro gli stessi compatriotti, cui i facinorosipercuotevano con omicidii, saccheggi e disordini d'ogni fatta. Il governo franzese, che vedeva la somma difficoltà di guadagnare a sè una nazione non punto concorsa a prendersi in collo il giogo del suo dominio, nulla pretermise per rendere men gravi le catene, e tutte le vie cercava di ridurre l'isola ad uno stato di qualche calma. Trasportato in Corsica non picciol numero di famiglie franzesi, principalmente ne' luoghi che per le vicissitudini e pel lungo durar della guerra aveano ad un tempo perduto gli abitatori ed i coltivatori delle terre; eretti nuovi villaggi; accomodate le strade principali; aggiunte nuove fortificazioni a Corte, all'isola Rossa, e migliorate quelle d'Aiaccio e di altre piazze forti, sempre munendole di buoni e numerosi presidii; tra queste e altre simili provvidenze, e più di tutto per mezzo di quella efficacissima insinuazione che deriva dall'assoluta ed invincibile necessità, cominciò a vedersi nell'isola quella quiete che da molti anni n'era sbandita.

Povero di avvenimenti si presenta quest'anno, e poche cose e di non grave importanza ne porge da ricordare.

Giunto, alla metà d'ottobre, in Italia l'arciduca Ferdinando, sposossi nella metropolitana di Milano a Maria Ricciarda Beatrice d'Este: maritaggio che diede motivo a molte gioconde e liete feste. Ma quella che vogliam notare si è il matrimonio di trecento garzoni con altrettante donzelle per munificenza de' regi sposi celebrato nella basilica di Santo Stefano maggiore della detta città, con doti proporzionate al grado di chi le dava, e convitati tutti quanti a lauto banchetto, rallegrato dal suono di musici strumenti, ed illustrato dalla presenza de' benevoli arciduchi.

A Parma, alcuni moti popolari richiamarono la vigilanza del duca. Arrestate molte persone di grado, ed anche ecclesiastiche, furono esiliate; in pari tempo un ducal editto comandava un raddoppiamento di forza armata a quiete della città, la dispersione de' gruppi d'oltre a sei persone, la ricerca e la punizione degli autori d'atti o discorsi sediziosi od insolenti. Intanto giunto in Parma, col titolo di consigliere di Stato del re di Spagna, il marchese di Liano, l'ottimo Dutillot, che da quasi vent'anni con altissimo senno regolava le bisogna del ducato, partì per Madrid prima che il presente anno cadesse, e di là poi recandosi in Francia, dov'era nato, poco tempo dopo terminò la gloriosa vita.

Avviatesi in Corsica le cose alla franzese, non per questo sedaronsi gli animi, e travolto il primo intendimento, criminose rendevansi le fazioni, tanto contro i Franzesi occupatori del paese quanto contro gli stessi compatriotti, cui i facinorosipercuotevano con omicidii, saccheggi e disordini d'ogni fatta. Il governo franzese, che vedeva la somma difficoltà di guadagnare a sè una nazione non punto concorsa a prendersi in collo il giogo del suo dominio, nulla pretermise per rendere men gravi le catene, e tutte le vie cercava di ridurre l'isola ad uno stato di qualche calma. Trasportato in Corsica non picciol numero di famiglie franzesi, principalmente ne' luoghi che per le vicissitudini e pel lungo durar della guerra aveano ad un tempo perduto gli abitatori ed i coltivatori delle terre; eretti nuovi villaggi; accomodate le strade principali; aggiunte nuove fortificazioni a Corte, all'isola Rossa, e migliorate quelle d'Aiaccio e di altre piazze forti, sempre munendole di buoni e numerosi presidii; tra queste e altre simili provvidenze, e più di tutto per mezzo di quella efficacissima insinuazione che deriva dall'assoluta ed invincibile necessità, cominciò a vedersi nell'isola quella quiete che da molti anni n'era sbandita.


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