Chapter 51

116.Eppure la opinione pubblica non era avversa al Ministero nostro, non dirò degli amici, ma degli avversarii, e degli emuli. LaRiforma, foglio per certo a noi non parziale, scriveva: «Il nuovo Ministero fu accettato come termine di agitazione rovinosa, e come pegno di tranquillità.» — (3 novembre 1848). — IlNazionale, che fece professione diCostituzionalismoanche in mezzo alla procella repubblicana, si esprime sul conto nostro in guisa da far comprendere due cose: che potevo aspettarmi l'appoggio anche della passata Assemblea, e che gli agitatori si reputavano non istrumenti, ma nemici del Ministero:«Noi crediamo che il presente Ministero potesse presentarsi anco alla passata Assemblea, ed averne quell'appoggio che nessun uomo ragionevole deve negare a chi governando il paese chiede per il paese cose necessarie e veramente utili. Molto più pensiamo, che oggi egli sia per ottenere questa giusta cooperazione. — Diciamomolto più; non solamente perchè alcuni atti del Ministero hannoattenuato le sinistre prevenzioni destate al suo nascere; ma perchè i furibondi, che hanno dato con le loro grida e co' loro fatti alla santa parola didemocraziaun senso contrario al suo senso nativo, e un senso non accettevole nè dagli onesti nè dai sensati, hanno persuaso l'universalità, che il Ministero non può secondare costoro senza distruggere sè medesimo.» — (Il Nazionale, 2 dicembre 1848.)117.L'Atto di Accusa, § VIII, cita in parte la lettera del Pigli dell'11 ottobre; a che fine l'allega? Essa contiene una dichiarazione di principii; e quali sono eglino?L'applicazione sincera della Costituzione. Egli mi conforta a sperare, che il Governo presto entrerà nel mio sistema: aggiunge, il Ministero attuale non potere durare; repudiarlo il paese; tornassi a Firenze, assistessi con attenzione al Dramma, e fossi presente quando sarei chiamato. È un Deputato della Opposizione, che scrive ad altro Deputato della Opposizione. Che cosa contiene la lettera, che perfettamente regolare non sia? — Non di Costituente vi si ragiona, nè di Repubblica; non di maneggi, non di dimostrazioni, non di concerti illegali; ma di speranza che il Ministero mutasse, e di chiamata mia ad attuare il sistema della sincera Costituzione. Questa lettera non solo non ha nulla che mi pregiudichi, ma non ha nulla che non mi favorisca. Io pertanto l'accetto; quantunque non possa astenermi da domandare: e dove mai l'Accusa apprese il costume di costruire laboriosamente l'edifizio delle sue imputazioni sopra atti che non si partono da me?118.IlConciliatore(organo semi-ufficiale dei precedenti Ministeri Ridolfi e Capponi) del 22 gennaio 1849, parlando delle diverse voci correnti in quel giorno, avverte come alcuni dicessero, che il Ministero avrebbe presentato egli stesso la legge: «e così dovrebbe essere, egli soggiunge,giacchè il Ministero entrò al Potere con questo programma, e mal si comprende come oggi lo consideri lettera morta, e se lo lasci imporre dal Popolo.»119.Ho presentato a S. A. rispettosa Istanza, onde si degni autorizzarmi a manifestare le conferenze ch'ebbi l'onore di tenere con lui.120.Non rechi maraviglia se io pongo i sentimenti di lingua a pari di quelli di religione gagliardi: tali essi sono più che altri non pensa; e comecchè con qualche esagerazione, Paolo Bourgoing, in certo suo opuscolo che ha titolo —Guerra d'idiomi e di nazionalità, non dubitava attribuire il precipuo motivo della guerra tra Magiari e Slavi alla pretensione dei primi d'imporre il proprio linguaggio ai secondi.121.E la Costituente montanelliana dalla stessa Opposizione salutavasi splendida e generosa.«Intanto fu lanciata in mezzo d'Italia la bandiera della Costituente. Noi ne apprendemmo allora tutti i pericoli. Assentimmo in genere l'idea, perchè a tutto quello ci siamo proposti assentire che conduca al fatto che propugnamo, laNazionalità Italiana. — Credemmopiù splendida e generosa l'idea del Montanelli; credemmo praticamente esser meglio possibile l'idea del Gioberti che si moveva dal fatto, lo rispettava, e non lo contradiceva.» — (Conciliatore, 14 gennaio 1849.)122.Atto di Accusa a pag. 77.123.«Art. 12. La Costituente italiana avrà due stadii: il 1º anteriore, il 2º posteriore alla cacciata dello straniero. Tutte le quistioni di ordinamento interno della Nazione non si dovranno agitare se non che nel secondo stadio, poichè alla loro risoluzione è richiesto il voto di tutto il Popolo italiano, gran parte del quale non potrà eleggere i suoi rappresentanti finchè geme nel dolore della servitù straniera. La Costituente del primo stadio deve occuparsi di tutti i problemi, che si riferiscono direttamente o indirettamente allo acquisto della Indipendenza. Essa impedirà quello sparpagliamento di forze, che fu la causa principale dello esito infelice della ultima guerra.A tale effetto la Costituente, potrà incominciare le sue operazioni appena due Stati italiani si sieno intesi per iniziarla.»«Art. 13. § 3. Se vanno d'accordo, che le quistioni di ordinamento interno si aggiornino tutte fino alla cacciata dello straniero, senza che alla Costituente iniziatrice sia vietato preparare gli elementi per la loro più facile soluzione.» — Potrei citare altri atti, ma questi spero che basteranno.124.IlPopolanodell'8 novembre 1848 riporta un articolo dalloIndipendentedi Venezia, che critica il Programma Ministeriale, dicendolo «un po' pallido, un po' cattedratico, un poco troppo pacifico;... che se vi è abbastanza per la libertà civile e pel progresso morale della Toscana, vi è nulla o poco più di nulla per la guerra ec.» E continua con l'invitare i Circoli Toscani aspingereil nuovo Ministero per la via rivoluzionaria; perchè, siegue: «Ci sembra poi di una estrema gravità il riserbo che i nuovi Ministri si prefiggono nel loro Programma rispetto alla Costituente Italiana, per cui si limitano a tenere alzata la bandiera ed a richiamare del continuo l'attenzione dei Principi. A noi pare non sia tutto il da farsi, ma che anzi si aspetti e si voglia molto di più. Perchè dove si tratta dei grandi destini di tutta una Nazione, bisogna voler riuscire ad ogni costo, e non basta il dire: se non riesciamo, la colpa non sarebbe nostra. La questione non è di colpa o di responsabilità; la questione è della sorte di 23 milioni di persone.»E finisce con lo spronare i popoli aforzarei Governi alla accettazione piena della Costituente Italiana.Il medesimoPopolanodell'11 gennaio 1849, il quale rende conto del Discorso della Corona proferito all'apertura delle Assemblee, così si esprime: «Ciò che riguarda la Costituente in questo discorso è anche più incerto e più dubbio di quello che sia permesso ad un discorso di apertura.»«Non ci voleva altro che il S......... od uomini della sua stampa o della sua scuola per trovare sovversivo un Discorso (della Corona) che tutta Italia ha ormai letto e compassionato pel suo languore, per la sua sconfortevole pallidezza, per la povertà delle sue promesse, per quel suo camminare a ritroso, che è sempre stato, e sarà sempre, il camminare abituale dei Principi.» — (Frusta Repubb., 14 gennaio 1849.)«Se nel Discorso di apertura del Parlamento Toscano, che riferimmo ieri, dovessimo trovare il riflesso della politica passata e il disegno della politica avvenire del Governo, saremmo imbarazzati assai. Piuttostochè andar pescando nel vago delle frasi..... preferiamo attendere gli atti del Ministero innanzi al Parlamento, — e attendiamo.» — (Il Nazionale, 11 gennaio 1849.)«Ecco il Discorso della Corona che nella sua circonvoluta e sospesa espressione, per poca nitidezza di esposizione ed evidenza di concetto, non riflette largamente i principii e le idee incarnate dall'attuale Ministero, professate dal suo Programma e dalla conseguente condotta. Quantunque l'importanza di tali manifestazioni politiche vada decadendo ogni dì più, e la coscienza del Popolo siasi educata a riguardare piuttosto ai fatti che ai Programmi ed alle parole; pure desso era aspettato con ansia interessata da tutte le parti, intente al movimento del paese, alla influenza che la potente iniziativa toscana esercita, e deve mantenere, sulla universa Italia.» — (La Costituente Ital., 11 gennaio 1849.)«Ora adulando il Governo in cose, che nessuno lodò, anzi biasimò (come nel Discorso della Corona per l'apertura delle Camere)....» — (Corriere Livornese, 9 Marzo 1849.)125.Odasi un po' come ilConciliatorecotesti miei sforzi annunciasse.«Qualche dissidio si manifestò tra i Deputati sull'ordine del giorno, in quanto che ad alcuni piaceva di far mostra dizelo esageratoin pro di una votazione di urgenza.» — (Il Conciliatore, 23 gennaio 1849).Ma allora era così. Ai Deputati faceva mestieri di freno, non di sprone. Si chiarisce dunque per vero quello che disse il Deputato Socci, avere la Camera votato di gran cuore la Legge intorno alla Costituente? — LaFrusta Repubblicana, sempre intenta a insinuare perfidamente la diffidenza fra il Popolo sul conto mio, rilevava coteste parole, e commentandole diceva: «Il Ministero rampognò...... nel modo stesso cheaveva rampognato coloro, che per ossequio al Popolopretendevano nel giorno della presentazione della Legge per la Costituente, prima doversi decidere, che discutere, prima affermare, che riflettere.» — (Nº del 28 gennaio 1849). — Dalle quali parole però si conosce quanto consuoni al vero ilsospettodell'Accusa, che io mi accordassi col Circolo per sollecitare la presentazione di cotesta Legge.126.IlConciliatore, di cui uno dei Collaboratori sostenne alla Camera, che il mandatodovesse dichiararsi con una Legge, nel Nº del 23 gennaio 1849 così discorre in proposito: «Il Ministero in questo aveva ragione; giacchè, partendo dai suoi principii, il mandato doveva essere quale sarebbe uscito dal suffragio universale, non quale voleva farlo l'Assemblea. Non il Governo colle sue istruzioni, come sosteneva ilMinistro dell'Interno, non l'Assemblea con unaLegge, come pretendeva la Commissione, ma gli Elettori soli avean diritto di assegnare, se volevano, i limiti del mandato conferito ai loro eletti.»Nei consigli delConciliatoreè evidente essersi operata variazione. Io però persisto a dire, che il mandato doveva per necessità temperarsi e moderarsi, pei motivi discorsi, dalle istruzioni del Potere Esecutivo. Intanto giovi sempre più confermare quello, che allora era chiaro anche per confessione dei nostri oppositori: «Però adesso del secondo stadio della Costituente non può parlarsi; lo hanno detto e ripetuto i Ministri.» — (Discorso del Deputato Galeotti; vedi Tornata del 2 gennaio 1849.) — E veramente era così.127.LaRiformadi Lucca, in data 8 novembre 1848, dietro una sua corrispondenza così si esprime:«Si parla, e par certo, che gravi dissidii si sieno elevati fra Montanelli e il cittadino Ministro dell'Interno. Anche Adami pare che ne abbia assai del Ministero.»IlConciliatoredel 22 gennaio 1819: — «Ieri correvano voci di dissoluzione del Ministero, ed alcuni ne davano per ragione le differenze insorte fra i Ministri in proposito della Costituente.»128.«Viva loImpellicciato, viva loImpellicciato! urlò il Popolo re. Ma per bacco, esclamò uno degli spettatori, sbaglio, o gli spunta ilcodino? — E qui nacque un parapiglia, perchè tutti volevano vedereil codino dello Impellicciato. — Non vi faccia specie (sorse allora a dire il saltimbanco credendo di calmare la effervescenza); se gli spunta il codino, non è colpa sua: è colpa dell'aria che si respirasopra certe seggiole..... non mi capite? Chi sa, che coll'andare del tempo quel codino non cresca e diventi coda! — A queste parole nacque un casa del diavolo:abbasso i codini, non vogliamo codini, abbasso lo Impellicciato! si gridava da tutte le parti; era una tempesta difischie diurlidegna proprio del Popolo re.» — (Vespa, 12 dicembre 1848.) — Questo è il Giornale, che dall'Accusa merita il nome digeneroso! — IlPopolanodell'8 gennaio 1849, accennando a me, diceva:«Al democratico che si accosta al Potere vedesi perciò accadere il fenomeno opposto che accadeva ai paralitici, nei tempi in cui eran di moda i miracoli, allorquando accostavansi alle sante reliquie.Questi riacquistavano le forze ed il vigore, mentre colui s'infiacchisce subitamente al pernicioso contatto.»E questo per l'Accusa è il Giornalereprobo! E sì, che, non fosse altro, lo insulto esprime con garbo meno plebeo delgenerosofiglio della sua predilezione:Han gli stessi delitti un vario fato:Questi diventa re, quegli è impiccato!129.Vedi Giornali romani del tempo; in ispecie ilContemporaneo.130.«Il succitato Ministro ha avuto un abboccamento con Terenzio Mamiani sul vaporeMentore.» — (Corriere Livornesedel 22 nov. 1848.)131.VediMonitore, Seduta del 23 e 24 gennaio alla Camera dei Deputati.132.Gazzetta di Firenze, 17 agosto 1848.133.L'Accusa repubblicana, o piuttosto quella che si chiamava repubblicana, ecco come faceva aspro governo delle mie parole dette alla Tornata del 22 gennaio 1849.«Il Ministro Guerrazzi veggendo come quelle vuote spelonche, che fanno le veci di cuore alla massima parte dei Deputati, non avessero eco per questo nome, vi ha aggiunto quello di Leopoldo II!Siano perdonati i pleonasmi al Ministro Guerrazzi, purchè ne faccia pochi, e que' pochi a fin di bene!«Ha detto il Montanelli, e nobilmente detto, che: — se al bene della Italia converrà che la Toscana sia, la Toscana sarà..... Se alla Nazione italiana sembrasse diversamente, chi siete voi che vorreste resistere al voto di 23 milioni? La parola solenne d'Italia è l'arbitra suprema di tutte le prerogative. —«E questo doveva bastare per una Assemblea di Deputati Italiani:ma siccome in cotesta Assemblea ve ne hanno degli Austriaci, anzi dei Croati di purissimo sangue, ai quali simili parole sarebbero sembrate una ragione di più per opporsi al pieno sviluppo del concetto informatore della Costituente, il Ministro Guerrazzi ha creduto ben fatto il soggiungere:(Qui si riportano le mie parole un cotal poco alterate, poi si riprende:)«Noi lo ripetiamo; se queste parole debbonsi riguardare come un ingegnoso espediente per combattere l'astuzia, il cavillo e la ignoranza, noi le accettiamo come si accetta unatrista e penosa necessità. Ma se debbonsi considerare come professione di fede, come programma non di Ministro ma d'Italiano, noi che siamo schietti e leali, e impavidi Repubblicani, noi che lo fummo ieri, che lo saremo domani e sempre, siamo obbligati dalla nostra fede a combattere la sfiducia e la diffidenza del Ministro Guerrazzi, e a dirgli chel'ora è suonata, sol che al Popolo piaccia consultare l'orologio ove le ore della sua vita hanno funzioni assegnate, non dai Principi e dai Ministri, ma da Dio.«La Costituente non deve e non può che costituire l'Italia, non già questa o quella provincia di essa a danno dell'una o dell'altra. Che cosa ha voluto il Guerrazzi far capire all'Assemblea con quelle parole che dovevano bruciare le labbra repubblicane dell'autore dell'Assedio di Firenze? Forse ha voluto insinuare la speranza che porzione di quelle terre, su cui passeggia un soldato con in petto la croce sabauda, o un frammento di quelle sulle cui bandiere sarebbe tempo per Dio! si scancellassero le chiavi simboliche della schiavitù delle genti cristiane, potessero accrescere di un miglio, di due, di quattro quella frazioncella d'Italia che si chiama Toscana?... Forse, nuovo Gioberti, come questo apostolo di menzogna volea porre sull'avvilita fronte del suo re la corona dell'Alta Italia, vagheggiava egli lo arcadico concettino d'una corona della Italia Centrale?.... Compirebbe questa la triade delle Italie reali che successivamente furono create dalla male ispirata fantasia dei sostenitori del decrepito e anticristiano principio monarchico.«La sorte avuta dalle due prime utopie, l'utopia di una Italia del Nord sotto il giogo di un Carlo Alberto, l'utopia di una Italia del Sud sotto la verga di un Re Bombardatore, bastano a farsorridere di compassione o sogghignare d'ira allo affacciarsi di questo terzo progetto, ultimo letto sprimacciato alle morbide ambizioni reali.... Ma cotestamenzogna, per quanto pietosa, svela pur essa il verme che rode cotesto magnifico arbore della Costituente, e il quale forse rendeva caduchi i suoi fiori, abortivi i suoi frutti, nella prima fase dello sviluppo.» — (Popolano, 23 gennaio 1849.)134.Giulio II coll'elmo in testa fu veduto allo assedio della Mirandola osteggiando i Francesi, ed è fama che Leone X morisse di allegrezza nel sentire ch'erano stati cacciati fuori del Milanese.135.Che fosse inteso da tutti così lo dimostrano le parole del signor Galeotti nel discorso letto nella Seduta del 23 gennaio: «però adessodel secondo stadio non può parlarsi; lo hanno detto e ripetuto i Ministri; ma bensì del primo stadio di essa.» — (Documenti dell'Accusa, pag. 779.)136.La discrepanza è manifesta qualora si confrontino le risposte del Montanelli e mia al dubbio espresso dal signor Lambruschini. — (Vedi pag. 789 dei Documenti dell'Accusa.) — Ora il dubbio espresso dal signor Lambruschini era tale, che per le parole del Montanelli doveva confermarsi, e quindi farlo persistere nella minacciata astensione di concorrere col voto al principio, che si pregiava avere professato, ed amato; all'opposto per le parole mie doveva dileguarsi affatto, e si dileguò, però che meglio alle mie fidandosi, come quelle che rappresentavano gli umori dei Toscani, e le condizioni dei tempi, concorse liberamente col voto alla deliberazione della Legge su la Costituente.137.Non è puleggio da piccola barcaQuel che fendendo va l'ardita prora,Nè da nocchier, che a sè medesmo parca.Dante, Par. XXIII.138.Aggiungo adesso, perchè prima non mi era potuto procurare, l'Avviso col quale il Direttore della Posta di Livorno pubblicava il mio ordine del 29 ottobre 1848 intorno alla Patria:«Il Direttore della R. Posta di Livorno riferitesenza ritardoalla Generale Sopraintendenza delle RR. Poste le istanze popolari esternate con la Dimostrazione nella sera del 28 corrente, concernenti il GiornaleLa Patria, mentre annuì alle medesime, si fa ora caricodi comunicare al Pubblico conforme glifu ingiuntola partecipazione ricevuta dal signor Consigliere Ministro dello Interno del tenore ec.»139.Parole dello Indirizzo della Magistratura fiorentina al Ministro di Grazia e Giustizia, del 12 marzo 1849.140.«Si è sparsa voce, che 400 Svizzeri sieno alle Filigare pronti a transitare per la Toscana. — Si è pure sparsa la voce, che gli Svizzeri invece di portarsi a Gaeta si condurrebbero per via sicura alla città di Siena. Comunico queste voci perchè il Governo, se può, le smentisca.» — (Dispaccio telegrafico Pigli, 2 febbraio, ore 1, m. 45.) — Deliberazione del Municipio Fiorentino, del 3 febbraio, di mandare Deputati al Granduca, motivata lºsul dubbio che l'assenza di S. A. da Firenze non abbia il carattere di precarietà; 2º su la necessità, che il Capo Supremo dello Stato stia presso la Rappresentanza nazionale, e presso il centro della pubblica Amministrazione,massime in tempi si gravi. — Il Circolo Fiorentino manda nel 5 febbraio 1849 uno Indirizzo perrimproverareil Ministero di non avereseguito il Granduca e domandato il suo ritorno a Firenze. — Questa deliberazione del Circolo è contraria alla lettera diretta dal Mordini a L. Corsi di cui si giova l'Accusa: invero quella dichiara proporsi la dimissione del Ministero verso il 5 febbraio; questa nel 5 febbraio rimprovera il Ministero di non avere seguitato il Granduca a Siena; e ciò parmi prova, che tra loro non fosse determinato disegno.141.In qualche scritto moderno, e fiorentino, ho letto affermare straniera questa voce, e da fuggirsi da chi professa amore al paterno idioma. Siffatta opinione comparisce erronea, imperciocchè la parolareazioneoccorra adoperata dal Cocchi scrittore elegantissimo, neiDiscorsi Toscani, I. 3: «È manifesto, che per l'azione del bagno caldo e freddo, e per lareazionedel corpo nostro si può risvegliare moto, ed impeto.» Onde io la ho accolta con tranquilla coscienza.142.I trasporti a cagione della strada ferrata, i cappelli di paglia per le diminuite ordinazioni, ec. ec.143.«Livorno èagitatissima. Mi si dia qualche schiarimento in proposito: — le notizie che chiedo sono necessarie.... è necessaria immediatamente qualche notizia precisa, qualunque essa sia. Pigli.» (4 febbraio, ore 9. m. 15.) — «La città è in qualche agitazione. Mi si dice esservi per tal motivo moltofermentoin Livorno, e a Lucca. Urge schiarimento per tranquillizzare il Popolo. Paoli.» (Pisa, 5 febbraio, ore 7, m. 15.) — Di Siena non parlo.144.Documenti, a pag. 218.145.La stampa, che sotto nome di repubblicana precipitava alla demagogia, così commentava la mia lettera poco fatidica invero:«Diceva ilMonitore Toscano, giornale officiale, or fa pochi dì, anzi soli due dì prima della fuga di Leopoldo d'Austria, di felice memoria,piacergli riferire una lettera che un amico suo scrivevagli di Roma: e in cotesta lettera cosìpiacevole al Monitore, leggeansi le seguenti parole: — I buoni Italiani convenuti qui in Roma pare che abbiano deposto il pensiero di proclamare la Repubblica ecc.... — E il dì appresso veniva officiale novella della proclamazione della Repubblica a Roma, per opera di una grande maggioranza di voti nella Assemblea Costituente.«Tre dì dopo,due popolazioni affollate, e dirò tre, perchè eravianco la truppa, fin qui formante popolo a parte, sulla Piazza della Signoria, riassunta al primitivo suo nome per l'atto migliore e più umano che giammai abbia operato l'Austriaco Leopoldo, — quello d'andarsene, — era gridato, non da una voce nè da due, ma damigliaia e migliaia: Viva la Repubblica! Ed il simbolo di essa volevasi piantare, se non fosse stato proibito, sulla Piazza rigenerata da quel nuovo battesimo di Popolo. —«Il Popolo di Firenze ha mostrato di sentire repubblicanamente al pari di qualunque altro Popolo: le tradizioni degli avi si sono in lui risvegliate per miracoloso istinto, ed egli oggisorpassad'assai in repubblicanismo ilGoverno, dacchè il Governo vien fuori a parlare dimaturità e di opportunità, mentre il Popolo a tutti cotesti cavilli, altro non grida cheRepubblica!«E Repubblica sia!» — (Frusta Repubblicana, 15 febbraio 1849.)146.Altre lettere nel medesimo senso furono da me scritte; spero che i ricevitori vorranno mandarle al mio Difensore Avvocato Tommaso Corsi. Del fatto cui appella la lettera del sig. Bertani occorre traccia nel volume dell'Accusa, a pag. 476.147.Niccolò Tommaseo, nome illustre in Italia, io non so bene se più per fama di lettere o per integrità di costume, passando per Firenze scriveami questo biglietto:«N. Tommaseo desiderava attestare al Ministro Guerrazzi la sua gratitudine non solo per quanto egli fece e bramò per Venezia, ma per quanto egliparla ed opera in difesa di quell'ordine dignitoso e leale, fuori del quale non troverà che ignominie.» (Vedi Documenti, a pag. 540.) — Nonostante, l'Accusasa che io fui elemento disorganizzatore. Forse glielo hanno detto i suoigenerosiGiornali.148.Della Democrazia in Francia, pag. 33. Bruxelles, 1849.149.Fourier pretende fare questo, e dentro sei mesi. Egli calcola così: una dozzina di uova 10 soldi, e non è caro: fondinsi 600,000 falensterie; in ognuna possono alimentarsi 12,000 galline, che faranno l'uovo per 365 giorni dell'anno; ma posto lo facciano per soli 200 giorni (questo uom da bene ebbe avvertenza a tutto), ogni falensteria produrrà per franchi 500 di uova al giorno; annualmente, 100,000 franchi; tutte le falensterie insieme 60,000,000,000. Ora il debito inglese somma a 4 miliardi e ½ di Sterlini, o 135 miliardi di Lire. Dunque ce ne avanza. Il calcolo è giusto; rimane a trovare chi beverà uova!150.Questo fenomeno ho letto osservarsi fisicamente anche nei detenuti alla carcere separata per dodici o diciotto mesi; però a Pentonville non permettono il subito trapasso dalla prigionia alla libertà assoluta, ma ritengono il detenuto per qualche giorno in mezzana libertà, onde senza danno della salute si assuefaccia all'aria aperta, e alla vista degli uomini e delle cose.151.Questo brano di lettera mi fece copiare e mi rimise il signor Marchese il 12 febbraio 1848 con queste parole: «Ecco il brano della lettera al quale credo tu accenni. Il rimanente sarebbe inutile, tanto che nemmeno lo trascrivo, non che pubblicarlo. Per me non voglio la boria di averti fatto il sermoncino: tu giudica, se ti piace, che il brano qui sopra possa giovarti, e si pubblicherà; ma non senza licenza tua della quale vorrei conferma. Addio; ti scrivo in gran fretta; cura la tua salute.»152.Memorie. Edizione di Livorno, pag. 11.153.Edizione di Livorno, pag. 10.154.Pag. 12.155.Pag. 43.156.Pag. 45.157.Ivi.158.Pag. 53.159.Pag. 70, 71.160.Pag. 75.161.Rusconi,Repubblica Romana, pag. 166.162.Vedi pagina 153 di questa Memoria.163.Della Servitù d'Italia, pag. 188. (Prose politiche; Firenze, 1850).164.Ivi, pag. 190.165.Della Servitù d'Italia, pag. 189.166.Quantunque ilPopolanodell'8 gennaio 1849 parli in termini generali, dalla parte già citata di questo articolo si conosce come s'indirizzasse a me:«E siccome ogni potere è di sua naturaconservatore e moderatore, perciò noi veggiamo Ministri succedersi a Ministri, Governi a Governi, Assemblee ad Assemblee, scacciate impetuosamente le une dalle altre, eoppresse sotto il peso della pubblica riprovazione. Egli è che così deve avvenire, finchè lafase complementaria della nostra rivoluzione non sia compiuta: egli è cheogni potere odierno non può peranco rappresentare il vero governo democratico: esso non può accettarsi che, comeun mezzo, non già comeun fine; come unafase, ungradinoper giungere alla vetta dello edifizio tutto intero,dal quale siamo tuttora così lontani da non poterne abbracciare collo sguardo la stupenda architettura e la magnifica ampiezza.»167.E proprio non lo volevo dire; ma l'enfant terribledell'Accusa io trovo che lo ha stampato nel suo Volume, però cessa il motivo del silenzio.Mettendolo Turpino anche io l'ho messo.Così va sovente scusandosi l'Ariosto, onde io giovandomi dello esempio di Messere Ludovico dirò:Mettendolo l'Accusa anche io l'ho messo.«Il Prefetto di Pisa al Governatore di Livorno. — Le comunico un Dispaccio telegrafico del cittadino Guerrazzi, che ricevo in questo momento. — Al Prefetto di Pisa. Uomini parte esagerati, parte male intenzionati,JERI CODINI, hanno spedito in diverse parti della Toscana per convenire giovedì a Firenze, e costringere il Governo a dichiarare la Repubblica e la Unione con Roma. Il Governo vuole si consulti il voto universale del Popolo, perchè tutto il Popolo ha da sostenere la Repubblica. Il Governo non intende farsi strascinare, e dichiara, chiunque presumesse violentarlo, traditore della Patria, sottoposto alla Legge del 22 febbraio 1849. Dia annunzio a Livorno, e faccia in modo che nessuno giovedì si muova.»168.Ferdinando Zannetti nel suo esame dichiara: «EGLI SOLOsi opponeva a tutti coloro che volevano la promulgazione del Governo Repubblicano, e della Unione con Roma.» — (Processo, a carte 2241, F. III.) — In certi punti pare che all'Accusa sieno cascate le cateratte.169.Importa grandemente osservare in quante guise e con quanta perseveranza si fossero adoperati pessimi agitatori al fine avvertito. Non essendovi pervenuti, deliberarono afferrarmi per perdermi più tardi. Certo avrebbero amato piuttosto calpestarmi subito; ma le perfide insinuazioni non avevano partorito fin qui frutto bastantemente copioso. A pag. 148 di questaApologiariportai le infamie dellaVespa generosa, e delPopolano reprobo.Fino dal novembre 1848 spargono voce, avere iomutato casacca, ed essere diventato capace di tirare sul Popolo; per lo che ebbi a scrivere per telegrafo a Livorno il 30 novembre: «Che cosa dicono di tirare sul Popolo? Da quando in qua sono io diventato parricida? Prudenza e vigore, e togliete ogni credito ai guastamestieri.»Nel 5 decembre 1848, per telegrafo raccomando diffidassero dei rumori, «che spargonsi con leggerezza o con malizia contro di me.»Nel 6 decembre 1848 gli agitatori fanno arrestare a Livorno i cannoni caricati per Firenze, col sospetto che dovessero usarsi a reprimere i turbolenti; io scrivo per via di telegrafo: «E che? Si teme che noi li vogliamo per mitragliare Livorno? Mancherebbe anche questa!»«Il Popolo intende che i cannoni non si levino da Livorno, non avendo bisogno di sotterfugi.» — (Dispaccio telegrafico da Livorno, 6 decembre 1848.)«P. accompagnato da una Deputazione mi ha detto: scriva cheil Popolo non dorme.» — (Dispaccio telegrafico da Livorno, 6 dicembre 1848.)«Circola a stampa, ed è affisso pei muri della città, un foglio ove si avverte il Popolo a stare in guardia, e a non permettere che i cannoni sieno trasportati altrove.Guardati, vi si dice, è untrabocchetto!» — (Dispaccio telegrafico da Livorno, 12 dicembre 1848.)Fogli avversi si rinnuovano a Livorno, e la mattina del 23 si stracciano. — (Dispaccio telegrafico del 23 dicembre 1848.)Torres, e le persone che si rammentano nei varii Dispacci da Livorno dal 6 al 24 dicembre 1848, si riaffacciano a Livorno per concitarmi contro lo sdegno del Popolo.Di lettere anonime, minatorie la mia prossima strage durante il Ministero, ne avrei potuta comporre una collezione; me apertamente traditore chiamavano.Insomma a tanto giunsero le inique arti, che, dopo avere incontrato nelle tardissime ore della notte appostato un uomo con la carabina sotto il pastrano, i miei amici mi persuasero a non avventurarmi più oltre, e S. A. ebbe la bontà di farmi apparecchiare alcune stanze in Palazzo Vecchio.Queste erano le arti e le insidie durante il Ministero; più tardi quelle durante il Governo Provvisorio.170.Di questo fatto basti per tutte la prova delle 12 Circolari mandate ai sigg. Capponi, Serristori, Capoquadri, Lenzoni, Ricasoli, Zannetti ec., con le quali s'invitavano a conferire meco a questo scopo. Ma di ciò altrove.171.La popularitè veut esclaves ceux qu'elle semble choisir pour idoles, scrive Luigi Blanc parlando del Necker; — (T. 2, pag. 467; Parigi, 1847); e Luigi Blanc in fatto di moti rivoluzionarii è giudice competente.172.Tolga Dio che io per difendermi accusi quei dessi che mi macchinavano contra; ma non posso astenermi da osservare con amarezza, che di questo fatto dovevano essere rimaste traccie abbastanza palesi per chiarirlo a mio vantaggio.... Ohimè! Tale non era lo scopo dell'Accusa.173.Orlando Furioso, IV:Sotto vasi vi son, che chiamano olle,Che fuman sempre, e dentro han foco occulto.174.Vedi Ragguaglio delle Sedute del 30 marzo e 2 aprile, nelMonitore, e nell'Alba. Quello che asseriva rimane confermato dal sig. Casamorata nelle Dichiarazioni riportate a pag. 341 e 179 del Volume dei Documenti. «Le guardie, che la milizia fornisce aiPoteri sovranidal momento che comincia il loro servizio, si hanno come intieramente passate sotto l'autorità diretta dei Poteri stessi presso cui servono,nè da altri dipendono nè possono ricevere ordini fino a che non è finito il loro speciale servizio. Conseguentemente il Comando generale, cui venne ordinato genericamente, fino dall'apertura delle Assemblee, di fornire coteste guardie, altro non potè nè dovè fare, che porleintieramente agli ordini dei respettivi Presidenti..... — Il rispettivo Presidente o di per sè o per mezzo di un suo sottoposto scriveva al Generale Comandante la G. Civica, chiedendo quelnumerodi uomini, che secondo le sue idee giorno per giorno credeva necessario...... La Guardia si adunava, e si recava alla Residenza dell'Assemblea sotto il comando del proprio Ufficiale: questo, giunto sul luogo, si portava a rassegnarsi al Presidente,da cui direttamente o per mezzo dei Provveditori riceveva gli ordini relativi al servizio della Guardia. — Del resto, per detta mattina (8 feb. 1849) ilSeggiodell'Assemblea aveva chiesto una guardia di 75uomini, che però infatti riuscì di unasessantina.... la quale differenza si spiega considerando ilrepentino comando, e l'orasollecita più dell'ordinario. — L'Archivista del Senato, chiedendo la Guardia, indicò esplicitamenteil solito distaccamento.» — Questi Documenti ha pure stampato nel suo Volume l'Accusa, e non gli ha saputi leggere; il pievano Mainardi almeno nel suo libro leggeva! — Ma non è questo, che io voleva avvertire; egli è questo altro: — dunque si chiarisce vero: 1º Che la G. Civica del Parlamento non dipendeva da me. 2º Che da me non poteva nè doveva ricevere ordini. 3º Che se la mattina per tempo giunse a unasessantina, prima delle 11 ore, in cui l'Assemblea fu aperta, poteva completarsi. 4º Che dallasessantinaalle 75 richieste la differenza non corre tale da fare supporre che col rinforzo di 12 o 13 guardie avessero potuto fare maggiore resistenza. 5º Che è quasi certo, che non l'avrebbero fatto, se è vero, come racconta l'Accusa, che le Guardie riposero le loro baionette nel fodero.175.«Le truppe stanziali e le milizie cittadine della Capitale saranno sotto il comando del Comandante di Piazza e del Prefetto, iquali dovranno firmare ambedue qualunque ordine sieno per emettere.» (Ordine del Giorno del Ministro D'Ayala, 8 febbraio 1849.) — Don Mariano, interrogato, avrà già addotto le sue ragioni: io penso che fosse mosso appunto dal pensiero, che ognuno dei due ufficiali contemplati, dovendo assumere solo misura di tanto momento, non esitasse, e così le provvidenze riuscissero invano: comunque sia (e questo è nuovo segno dell'intemperanza dell'Accusa), chieste le ragioni del fatto dal Ministro della Guerra autore dell'Ordine del Giorno, e ritenutele soddisfacenti, però che a lui non ne abbia mosso rimprovero, essa continua ad obiettarlo a me, che non ci presi parte.176.«Quando avvenga, che la quiete pubblica della città sia turbata dasommossa popolare.»-(Ordine del Giorno, 8 feb. 1849. M. d'Ayala) — Il Comandante Colonnello Pazzi referendo di cotesto ordine, spiega che le Milizie stavano pronte a uscire doveil bisogno lo esigesse. — (Offic. del 21 maggio 1849.)177.Monitore, Sedata dell'8 febbraio 1849.178.Monitore, detta Seduta.179.Monitore, detta Seduta.180.Monitore, detta Seduta.181.Monitore, detta Seduta.182.Monitore, detta Seduta.183.Monitore, detta Seduta.184.Monitore, detta Seduta.185.Conciliatoredel 9 febbraio 1849.186.Job, c. 6, V. 12.187.«L'Assemblea Costituente toscana nella notte del 27 al 28 marzo, mi volle onorato dello arduo incarico di governare esecutivamente lo Stato.«Quello che da uomo può farsi onestamente, per essere liberato da tanto peso, io feci: non essendomi riuscito affrancarmene, opererò quanto devo.«In ogni prova alla quale piace alla Provvidenza chiamare talora i Popoli due cose possono salvarsi sempre: la sicurezza e l'onore.«I pieni poteri, dei quali io sono rivestito, saranno da me adoperati non per offesa della Libertà ma per tutela del Paese. Di questo vadano persuasi i miei concittadini.«Firenze, 28 marzo 1849.«Guerrazzi.»188.La lettera anonima diceva:«Ill. Sig.«Scrivo in questo carattere perchè alla Posta non si faccia secondo il solito ec. ec. ec. — Io frequento molte, ma molte Società.... e qui la croce addosso a Guerrazzi..... guerra a morte..... Ecco i nomi di questi assassini aristocratici. Tutti iFortini; il Capitano poi della Guardia Civica il più accanito. I suoi cognati,SennoCapitano dei Carabinieri, l'altro Segretario del Ministero di Grazia e Giustizia signorDuchoqué, M***.«Terribile al colmo il Direttore degli AltiPuccini, e il suo amicone avv. B*** e L***.«Quelli di secondo ordine a suo tempo ec. ec.«Vanno finiti, — ridotti impotenti, — esiliati.»Non importa dire, che a nessuno dei rammentati fu non solo non recata molestia, ma neppure diminuito riguardo.IlPuccinitanto rimase in ufficio, che potè iniziarmi contro questa brutta procedura, e in modo così parziale, che rispetto a lui l'accusa di poca benevolenza verso me pare fosse vera; ma egli periva di misera morte, e così Dio gli perdoni come io l'ho perdonato.189.«Avuto riguardo alle molte famiglie povere le quali ritraevano dalla cessata Corte dei periodici sussidii in denaro o in pane, mancati i quali, queste famiglie vengono veramente a risentirne danno gravissimo, per cui sono costrette a languire nella miseria, il Governo, il quale sente e vuole avere viscere di padre per i Popoli alla sua tutela commessi, non può permettere che la parte che più esige il di lui soccorso venga a mancare per l'abbandono di chi era in dovere di assisterla. All'adempimento del qual dovere, che è per lui religione, il Ministro dello Interno aprirà una nota ove verranno ad iscriversi tutti coloro che ricevevano dalla prefata Corte i citati sussidj onde questi possano venire seguitati ai medesimi provvisoriamente, e finchè la suprema Legislatrice del Paese, l'Assemblea, non abbia preso anche in proposito gli opportuni provvedimenti.» — (Mon.del 3 marzo 1849.)190.«Il Potere Esecutivo provvisorio della Toscana,«Considerando esser cosa del più grave interesse la sistemazione da darsi al già Dipartimento della Corte Toscana, sia avuto riguardo agli stabilimenti ed uffizj che ne dipendono, sia avuto riflesso alle determinazioni da prendersi relativamente agli stipendiati della Corte stessa, la sorte di molti dei quali è strettamente connessa alla sussistenza di altrettante non agiate o povere famiglie;«Considerando che, se un decreto del Governo Provvisorio emanato nel decorso febbraio provvide ai più bisognosi fra quelli stipendiati, resta ancora a fissare la sorte di quelli che non possono dirsi compresi nella categoria presa di mira dal decreto suddetto;«Considerando che l'onore nazionale, come un interesse sommamente morale e politico, vogliono che le definitive determinazioni da prendersi su questo proposito siano il frutto di maturo e coscienzioso consiglio;«Sulle proposizioni del Ministro Segretario di Stato pel Dipartimento delle Finanze, del Commercio e dei Lavori Pubblici;«Decreta:«Art. 1º È istituita una Commissione composta dei Cittadini«Prefetto di Firenze,«Gonfaloniere di Firenze,«Generale della Guardia Nazionale Fiorentina,«Avvocato Giuseppe Panattoni Consiglier di Stato,«Cristoforo Cecchetti Soprintendente alle Possessioni dello Stato.«Art. 2º La detta Commissione resta incaricata:«1. Di discutere sulla sorte degli impiegati addetti al già Dipartimento della Corte Toscana, per quindi proporre al Governo il modo della definitiva loro sistemazione, avuti i debiti riguardi alla natura e durata del servizio, non meno che allo stato economico delle respettive loro famiglie;«2. D'esaminare e proporre, se, come, e fino a qual punto debba mantenersi ai già stipendiati di Corte il godimento dei diversi emolumenti, somministrazioni e franchigie di cui essi profittavano, oltre il proprio onorario;«3. Di esaminare e proporre, se, come, e fino a qual punto debba lo Stato continuare la prestazione di quelle sovvenzioni, che in modo permanente o a ripetuti intervalli solevano elargirsi dalla Corte, e nel caso affermativo compilare la nota delle persone e famiglie da sussidiarsi;«4. Di liquidare ed appurare i conti dei sovventori, manifattori, e altri creditori della Corte stessa e suggerire i modi di pagamento;«5. E finalmente di prendere in maturo ed esteso esame i provvedimenti da suggerirsi per la definitiva sistemazione ed organizzazione delle varie branche e ramificazioni nelle quali il vasto Dipartimento della Corte si divide, esponendo, in questo importante proposito, quali di esse debbano o possano rimanere soppresse, quali debbano o possano conservarsi; ed in quest'ultimo caso indicarne, e proporne il passaggio, sotto la direzione e tutela di quel Ministero o Dipartimento da cui per natura loro potessero con maggiore opportunità rilevare organicamente.«Art. 3. All'oggetto di facilitare alla Commissione l'adempimento di così importante e delicato incarico, resta dichiarato che essa potrà mettersi in spedita e diretta comunicazione con qualsiasi pubblico dicastero dal quale gli occorresse attingere schiarimenti e notizie in proposito.«Art. 4. Il Ministro Segretario di Stato pel Dipartimento delle Finanze, del Commercio e dei Lavori Pubblici, è incaricato dell'esecuzione del presente Decreto.«Dato in Firenze, dalla Residenza del Potere Esecutivo provvisorio di Toscana, li trentuno Marzo milleottocentoquarantanove.F. D. Guerrazzi.Il Ministro Segretario di Statopel Dipartimento delle Finanze, del Commercioe dei Lavori Pubblici.P. A. Adami.191.La stampascapigliatamordeva sovente questo mantenere che io faceva degli officiali al proprio impiego: «Invanosi dice da tutti e ad ogni istanteal Governo Provvisorio, Gonfalonieri, Prefetti, Sottoprefetti, Delegati, Pretori e soprattutto Preti, essere quasi da per tutto pietra di scandalo e fautori di disordini. Gonfalonieri, Prefetti, Delegati e Pretirimangono ai loro posti, e proseguono impuniti e baldanzosi a recare il loro sassolino per la distruzione del Governo, e il Governo prosegue a voler ignorare come anche il sassolino atterra il gigante.» — (Popolanodel 15 febbraio 1849.)192.Il Governo Provvisorio Toscanoha decretato e decreta:1. È istituita una Commissione, la quale dovrà immediatamente occuparsi di ricevere la consegna dei Palazzi Regj, e di tutti gli oggetti di qualunque natura nei medesimi esistenti, dei quali farà esatto inventario.2. Questa Commissione è composta delGonfaloniere della città di Firenze Ubaldino Peruzzi;General-Comandante la Guardia Civica della stessa città Carlo Corradino Chigi;Deputato al Consiglio Generale Avv. Luigi Fabbri;Professore Emilio Cipriani.Dato in Firenze li otto febbraio milleottocentoquarantanove.I Membri del Governo Provvisorio toscanoF. D. Guerrazzi — G. Montanelli — G. Mazzoni.193.Documenti, a pag. 281.194.VediPopolanodel 13 febbraio 1849.195.In diverso stato da quello in cui io mi trovo non sarebbe degno di notare come o laVespa, o loStenterello, io non so bene quale di questi due salutati dall'Accusagenerosi propugnatori dell'Ordine, giungesse perfino dileggiando a chiamare impostura l'offerta, che io feci di mezza la mia indennità in sussidio di Venezia, avendo assegnata l'altra al compimento della Chiesa di Rosignano. — E' fu mestieri di pubblicare la lettera diretta da me al signor cavaliere Salvetti Gonfaloniere di Rosignano.«Ill. Sig. Il tempo non concede lunghe parole, e meglio così. Dite ai Rosignanesi, che sono nobili cuori, e degni in tutto della libertà, fonte di vita. Per dimostrare in qualche modo la mia gratitudine, desidero che la indennità stanziatami dalle otto Comunità di cotesto Distretto sia divisa in due parti uguali, ed una applicata al compimento della Chiesa di Rosignano, e l'altra alla sottoscrizione aperta nel vostro paese in benefizio di Venezia. Questo è poco, anzi nulla, e per conseguenza non diminuisce di un atomo lo immenso obbligo, che sento, e che mi sarà sempre grato professare per cotesto nobile e generoso popolo. Salute. Firenze ec.» — (Corriere Livornesedel 25 novembre 1848.)196.Monitore Romano.197.La Repubblica Romanadel 1849, di Carlo Rusconi, Ministro degli Esteri della Repubblica Romana, pag. 166.198.Monitore Toscanodel 9 febbraio 1849.199.Corriere Livornesedel 9 febbraio 1849. — Merita grandissima considerazione che nei tempi antecedenti il Partito repubblicano in Firenze instasse con tutti i nervipel suffragio universale.«Il Circolo del Popolo di Firenze nella sua adunanza del dì 4 corrente ha deliberato di fare un indirizzo al Ministero perchè presenti, fino dal principio della sessione, una Legge elettorale col voto universale diretto; una domanda alle Camere perchè la votino; una lettera a tutti i Circoli e Municipii dello Stato perchè domandino lo stesso; ed un invito al Popolo perchè, alla convocazione della Camera il dì 10 corrente, acclamicon solenne e tranquilla dimostrazione il voto universale.» — (Popolano, Nº 203, 8 gennaio 1849.)Quando poi la parte repubblicana, meglio avvisata, comprende che il voto universale non le tornerà favorevole, allora la sua dottrina imperturbata smentisce, disvuole ciò che volle. Mazzini non istà più a' patti, e muta parola; che cosa importa il consenso dei non Repubblicani, e perchè si aspetta? Basta quello dei Democratici puri. La penna stessa, che tracciava le linee citate, senza scomporsi registrerà queste altre:«Quella adesione, la cui mancanza ogni dì serve di pretesto al Governo Provvisorio toscano per indugiare la promulgazione della Unione nostra con Roma e quella del regime repubblicano, ogni giorno al Governo Provvisorio si fa maggiormente manifesta per l'organo della pubblica opinione, perle proteste dei Circoli, per la impazienza del Popolo. Tutta Toscana Democratica non ha che un voto, che un desiderio, —Unione con Roma, —Repubblica, — e se tutta Toscana Democratica esprime cotesto voto, non sappiamo vedere il bisogno, vedere la prudenza diavere anco l'adesione della parte di Toscana che non è democratica. Oggi è il Circolo democratico di Montalcino..... il quale alla sua volta viene a fare la sua propria professione di fede al Governo Provvisorio toscano. E il Governo Provvisorio toscano che cosa fa? Il Governo Provvisorio sul suo organo officiale, ilMonitore, riporta delle parole cheei pretendeuscite dalla bocca di Mazzini: parole che consigliano i Livornesiad aspettare, per dichiarare Repubblica, la decisione della Costituente Italiana in Roma. Tali parole noi le ignoriamo ecc..... Certo sappiamo che nel suo discorso ai Fiorentini..... ei disse doversipronunziare immediatamente la Toscana, non già per mezzo di una Assemblea, ma de' suoi Circoli, de' suoi Municipii, delle sue rappresentanze già costituite. E quand'anco Mazzini avesse detto quelle parole, noi domandiamo al Governo Provvisorio toscano come mai egli invoca la autorità di un nome, la sentenza di un uomo,quando non riconosce l'autorità di una popolazione, quando chiama non legale, non sufficiente il desiderio espresso e palese di migliaia d'individui?» — (Frusta Repubblicanadel 18 febbraio 1849.)IlPopolanoriportava con le medesime parole il principio di questo scritto. — Vedi il Nº del 18 febbraio 1849.200.Monitore Romano, marzo 1849.201.Monitore Romano, medesima Seduta.202.Corriere Livornese, Art. Gioberti e Mazzini, 10 maggio 1848.203.Monitoredel 16 febbraio 1849.204.Lamartine,Révolution de1848, Bruxelles, 1849, Tomo I, pag. 202.205.De Barante,Histoire de la Convention. Estratti comparsi sul Débats. — Thiers,Histoire de la Révolution. Brux., 1838, T. I, pag. 255.206.Thiers,Idem. T. II, pag. 87.207.Rusconi, Opera citata, pag. 167.208.Io non compongo un libro di arte, ma una difesa; così i miei lettori non mi sapranno mal grado se dei casi esposti in una parte di questo libro mi verrà fatto tenerne discorso altrove. Più tardi ritornerò su la giornata del 18 febbraio. Per ora valga riferire la testimonianza del professore Zannetti sul mio operato in cotesta congiuntura: «fu in questa circostanza (quandoEGLI SOLOsi opponeva a tutti coloro che volevano la promulgazione del Governo Repubblicano e della Unione con Roma) nella quale mi accòrsi della prontezza del suo spirito, quandonon potendo resisterealle esigenze delle Deputazioni riunite in Palazzo Vecchio..... consentì a dichiarare nel giorno appresso la Repubblica, anche senza il consentimento della Camera, che voleva convocata, purchè alle 9 della mattina fossero in Piazza 2000 uomini armati e pronti a sostenere la nuova forma di Governo.» (Proc. 2241, f. 111.)209.Il signor Montanelli, non io, come afferma la requisitoria delRegioProcuratoreRepubblicanoRusconi (Op. cit., pag. 167), fece inserire nelMonitoredel 28 febbraio 1849, chestando a cuore del Governo la unificazione della Toscana con la Repubblica Romana, aveva intavolato trattative sopra i seguenti articoli:1. Unificazione dei due territorii togliendo la linea doganale.2. Parificazione di tariffe per importazione, estrazione e transito.3. Unificazione del sistema postale.4. Reciprocità pel corso della moneta, e moneta uniforme.5. Reciprocità di corso pei Buoni del Tesoro, e carta monetata.6. Unità di rappresentanza all'Estero.7. Istituzione di comune difesa.8. Sussidio a Venezia da dividersi dai Governi.Queste cose concesse, rimaneva inutile deliberare: poichè non erano riusciti a entrare per la via maestra, tentavano i tragetti. Insorse grave discussione fra me e il signor Montanelli principalmente intorno agli Articoli 1. 2. 5. Dice il signor Rusconi, che Roma agevolava un passo alla Toscana; mi pare anzi che gliene agevolasse più di uno..... ma per dove? Il signor Montanelli, giustamente commosso dalle mie considerazioni, chiese allontanarsi, come invero si assentò col pretesto di visitare le frontiere. Io rimasi a strigarmela co' Ministri romani. L'Articolo 7 concessi senza esitare, e stesi gli appunti per adempirlo, non che le istruzioni pei Commissarii, le quali poi vennero ridotte in bella scrittura dal signor Achille Niccolini: spedii eziandio i signori colonnello Manganaro e capitano Araldi a Bologna per sollecitare un tanto scopo. Il Governo romano non aveva mandato nessuno; aspettarono parecchi giorni invano, e se ne tornarono sconclusionati! Accolsi anche l'8º. Gli altri furono rimessi al Consiglio di Stato. Il R. Procuratore Generale pensa che questa operazione fosse un nonnulla: il signor RusconiProcuratore Regio della Repubblicaall'opposto acerbamente l'accusa.Fra questi due Procuratori fortunatamente occorre il Consiglio di Stato composto di uominivalorosi, e che temono Dio, i quali dietro le traccie del mio Dispaccio del 4 marzo 1849 (Qui in parentesi mi permetto due domande. 1º In questo giorno era accaduta la infausta battaglia di Novara? 2º Perchè fra le centinaia di carte inutili, per cui il Volume dell'Accusa si assomiglia più che ad altro allabottega di un Cenciaiolo, non fu stampato questo mio Dispaccio del 4 marzo?) mi risposero in questa sentenza: «E ravvisando come pienamentecivile e giusta la idea, che nel suo dispaccio de' 4 corrente marzo viene dal Governo significata, di volere serbare il suo carattere di Provvisorio e deferire all'Assemblea Nazionale ogni decisione intorno alle future sorti della Toscana, ha creduto— che al Governo stesso converrebbe astenersi dal pregiudicare in verun modo, e sia pur anche per Trattati, meramente preparatorii a quella unificazione o veramente assoluta e piena di un solo Stato con la Repubblica Romana, e della Toscana, od anche semplicemente federativa dei due Stati, la quale per essere coerente alla sua natura di Provvisorio non può l'attuale Governo non lasciare intatta e libera alle Deliberazioni dell'Assemblea Nazionale, che tra pochi giorni sarà convocata. — E ciò perchè nel primo caso di completa unificazione, Toscana spegnerebbe in tutto la sua propria individuale esistenza, e vita; e nel secondo, di unione federativa, la diminuirebbe, e molto considerevolmente. — Ora ciascuno intende, che la Nazione soltanto può avere balía di sè stessa, e che di ciò vorrà deliberare con gravissima maturità di consiglio, e senza veruno impaccio di precedenti trattati i quali menomamente scemino quella libertà, ch'è tanto necessaria.»Dunque se io facevo qualche cosadi civileedi giusto, come può sostenere l'Accusa che facevonulla?Da quando in qua, a mente dell'Accusa, le cose giuste e civili sono diventate cose da nulla in Toscana?210.L'Accusa, che tra le altre cose sostiene come mio proponimento fosse far bandire la Repubblica dall'Assemblea Costituente, con solerte studio va raggranellando qua e là alcune espressioni dagli Atti pubblici, capaci a suo credere per dimostrarlo. Siffatte espressioni si rassomigliano alla cautela di chi con mano fa riparo alla candela, che intende mantenere accesa, quando il vento tira. Lo importante consisteva in questo, che al Popolo Toscano si rendesse abilità per disporre con libero ed avvisato voto di sè: ora, adoperare alcuna blandizie di parole, che al tutto non disperasse i più accesi fra gli Arrabbiati, e li trattenesse dal gittarsi a partiti estremi, egli è tal consiglio, che la prudenza più che mezzana suggerisce. — All'opposto, quando si tratta di scuoprire la verità, l'Accusa non sa leggere neppure nel suo Volume. — Invero nell'Originale del Parere del Consiglio di Statoriposto negli Archivii, ed estratto dall'Accusa, si legge una nota marginale, che si dice scritta di mio carattere, e sarà. Cotesta nota, dichiara: «Commissione di studii preparatorii. Sedefinitivala Unione, si trova lavoro fatto. — Sefederativa, simile concetto non cimenta principii. In Germania si è operato in questa manierasenza pregiudizio di quistione politica.» — (Doc. dell'Accusa, p. 319). — Per quanto mi viene fatto ricordare, gli studii preparatorii concernevano le ragioni finanziarie del maggiore o minore profitto che sarebbe toccato in sorte al nostro Stato nella ipotesi della Unione con lo Stato Romano. — Notavo, che avrei potuto (previo sempre il parere del Consiglio) creare una Commissione, che studiasse la materia, imperciocchè da questo fatto non resultava danno allaUnione federativa. Egli è evidente, che questa nota per me non avrei fatta, se inmefosse stato deliberato proponimento di provocare laUnione definitiva.211.Edizione Le Monnier, 1851, pag. 402.212.Vedi Doc. dell'Accusa, pag. 900.213.Vedi Doc. dell'Accusa, pag. 707.214.Tom. I, Paris, pag. 152.215.Popolanodel 9 novembre 1848.216.Storia Costituzionale d'Inghilterra, cap. 14.217.Hume,Storia d'Inghilterra, cap. ultimo.218.Poichè qui cade in acconcio, rammenterò chi promuovessi ed intendessi promuovere allo ufficio di Prefetto e di Delegato Regio nelle Provincie, onde si conosca se fossero gente di Partito, e cospiranti ai danni della Monarchia Costituzionale. A Firenze il Deputato Guidi Rontani; in Arezzo lascio il Cav. G. B. Alberti, in Lunigiana il Cav. E. Sabatini, a Massa il Cav. R. Cocchi; poi a questo surrogo il Conte Andrea Del Medico, a quello il Consigliere P. Beverinotti; ma prima a Pontremoli m'ingegno inviare il Cav. F. Ruschi, a Lucca il Cav. L. Fabbri; recusarono entrambi per ragioni di famiglia; però a Lucca mandai l'Aud. Buoninsegni, poi interino Landi antico impiegato, e, pei conforti del Segretario Allegretti, a Pisa il Consig. Martini, a Grosseto Massei già Presidente del Trib. di Commercio di Lucca. Egregi tutti, ma degno di speciale menzione Raffaello Cocchi, il quale, rimasto in credito di spese per lo ufficio liberalissimamente esercitato da lui, volle con nobile esempio, che della somma dovutagli parte s'impiegasse a sollievo dei poveri, e parte in benefizio di Venezia.«Non possiamo tacere un esempio generoso di patria carità. — Il Consigliere della Corte R. di Firenze Raffaello Cocchi veniva dal Governo destinato a Delegato R. a Massa e Carrara, e rimaneva in questo straordinario ufficio per il periodo di sei mesi. — Egli medesimo limitava la ricompensa al mero rimborso delle spese incontrate per questa missione: ma non basta; chè spontaneo ne donava poi un sesto alla eroica Venezia, e due sesti a sollievo della onesta e secreta indigenza nella Provincia da lui amministrata. — Onore all'illustre Magistrato! Questi fatti abbisognano più presto di trovare imitatori, che chi voglia di alcuna lode accompagnarli.» — (Monitoredel 10 dicembre 1848.)219.«Noi avevamo pure avvertito come gli insulti, le calunnie e le beffe fossero lo addio del ritorno, che i poveri superstiti estenuati di Montanara e Curtatone raccoglievano a quei giorni fra le mura di Siena.» Vedi Docum., pag. 791. — Così fu desiderata da taluno la prigionia nel campo nemico dove almeno avrebbe trovato la pietà, che tutti quelli i quali hanno avuto il battesimo del fuoco, cessata la battaglia, sentono per le scambievoli sventure!220.Siena, 24 ottobre.«Già saprai che tutta la famiglia granducale, eccetto il Granduca, è qui ritirata, e saprai come da questo abbiano i nemici d'ogni libertà preso ardire per formare di questa un tempo italianissima città un centro di reazione. All'opera costoro hanno dato principio eccitando con arti infernali un trambusto gravissimo.

116.Eppure la opinione pubblica non era avversa al Ministero nostro, non dirò degli amici, ma degli avversarii, e degli emuli. LaRiforma, foglio per certo a noi non parziale, scriveva: «Il nuovo Ministero fu accettato come termine di agitazione rovinosa, e come pegno di tranquillità.» — (3 novembre 1848). — IlNazionale, che fece professione diCostituzionalismoanche in mezzo alla procella repubblicana, si esprime sul conto nostro in guisa da far comprendere due cose: che potevo aspettarmi l'appoggio anche della passata Assemblea, e che gli agitatori si reputavano non istrumenti, ma nemici del Ministero:

«Noi crediamo che il presente Ministero potesse presentarsi anco alla passata Assemblea, ed averne quell'appoggio che nessun uomo ragionevole deve negare a chi governando il paese chiede per il paese cose necessarie e veramente utili. Molto più pensiamo, che oggi egli sia per ottenere questa giusta cooperazione. — Diciamomolto più; non solamente perchè alcuni atti del Ministero hannoattenuato le sinistre prevenzioni destate al suo nascere; ma perchè i furibondi, che hanno dato con le loro grida e co' loro fatti alla santa parola didemocraziaun senso contrario al suo senso nativo, e un senso non accettevole nè dagli onesti nè dai sensati, hanno persuaso l'universalità, che il Ministero non può secondare costoro senza distruggere sè medesimo.» — (Il Nazionale, 2 dicembre 1848.)

117.L'Atto di Accusa, § VIII, cita in parte la lettera del Pigli dell'11 ottobre; a che fine l'allega? Essa contiene una dichiarazione di principii; e quali sono eglino?L'applicazione sincera della Costituzione. Egli mi conforta a sperare, che il Governo presto entrerà nel mio sistema: aggiunge, il Ministero attuale non potere durare; repudiarlo il paese; tornassi a Firenze, assistessi con attenzione al Dramma, e fossi presente quando sarei chiamato. È un Deputato della Opposizione, che scrive ad altro Deputato della Opposizione. Che cosa contiene la lettera, che perfettamente regolare non sia? — Non di Costituente vi si ragiona, nè di Repubblica; non di maneggi, non di dimostrazioni, non di concerti illegali; ma di speranza che il Ministero mutasse, e di chiamata mia ad attuare il sistema della sincera Costituzione. Questa lettera non solo non ha nulla che mi pregiudichi, ma non ha nulla che non mi favorisca. Io pertanto l'accetto; quantunque non possa astenermi da domandare: e dove mai l'Accusa apprese il costume di costruire laboriosamente l'edifizio delle sue imputazioni sopra atti che non si partono da me?

118.IlConciliatore(organo semi-ufficiale dei precedenti Ministeri Ridolfi e Capponi) del 22 gennaio 1849, parlando delle diverse voci correnti in quel giorno, avverte come alcuni dicessero, che il Ministero avrebbe presentato egli stesso la legge: «e così dovrebbe essere, egli soggiunge,giacchè il Ministero entrò al Potere con questo programma, e mal si comprende come oggi lo consideri lettera morta, e se lo lasci imporre dal Popolo.»

119.Ho presentato a S. A. rispettosa Istanza, onde si degni autorizzarmi a manifestare le conferenze ch'ebbi l'onore di tenere con lui.

120.Non rechi maraviglia se io pongo i sentimenti di lingua a pari di quelli di religione gagliardi: tali essi sono più che altri non pensa; e comecchè con qualche esagerazione, Paolo Bourgoing, in certo suo opuscolo che ha titolo —Guerra d'idiomi e di nazionalità, non dubitava attribuire il precipuo motivo della guerra tra Magiari e Slavi alla pretensione dei primi d'imporre il proprio linguaggio ai secondi.

121.E la Costituente montanelliana dalla stessa Opposizione salutavasi splendida e generosa.

«Intanto fu lanciata in mezzo d'Italia la bandiera della Costituente. Noi ne apprendemmo allora tutti i pericoli. Assentimmo in genere l'idea, perchè a tutto quello ci siamo proposti assentire che conduca al fatto che propugnamo, laNazionalità Italiana. — Credemmopiù splendida e generosa l'idea del Montanelli; credemmo praticamente esser meglio possibile l'idea del Gioberti che si moveva dal fatto, lo rispettava, e non lo contradiceva.» — (Conciliatore, 14 gennaio 1849.)

122.Atto di Accusa a pag. 77.

123.«Art. 12. La Costituente italiana avrà due stadii: il 1º anteriore, il 2º posteriore alla cacciata dello straniero. Tutte le quistioni di ordinamento interno della Nazione non si dovranno agitare se non che nel secondo stadio, poichè alla loro risoluzione è richiesto il voto di tutto il Popolo italiano, gran parte del quale non potrà eleggere i suoi rappresentanti finchè geme nel dolore della servitù straniera. La Costituente del primo stadio deve occuparsi di tutti i problemi, che si riferiscono direttamente o indirettamente allo acquisto della Indipendenza. Essa impedirà quello sparpagliamento di forze, che fu la causa principale dello esito infelice della ultima guerra.A tale effetto la Costituente, potrà incominciare le sue operazioni appena due Stati italiani si sieno intesi per iniziarla.»

«Art. 13. § 3. Se vanno d'accordo, che le quistioni di ordinamento interno si aggiornino tutte fino alla cacciata dello straniero, senza che alla Costituente iniziatrice sia vietato preparare gli elementi per la loro più facile soluzione.» — Potrei citare altri atti, ma questi spero che basteranno.

124.IlPopolanodell'8 novembre 1848 riporta un articolo dalloIndipendentedi Venezia, che critica il Programma Ministeriale, dicendolo «un po' pallido, un po' cattedratico, un poco troppo pacifico;... che se vi è abbastanza per la libertà civile e pel progresso morale della Toscana, vi è nulla o poco più di nulla per la guerra ec.» E continua con l'invitare i Circoli Toscani aspingereil nuovo Ministero per la via rivoluzionaria; perchè, siegue: «Ci sembra poi di una estrema gravità il riserbo che i nuovi Ministri si prefiggono nel loro Programma rispetto alla Costituente Italiana, per cui si limitano a tenere alzata la bandiera ed a richiamare del continuo l'attenzione dei Principi. A noi pare non sia tutto il da farsi, ma che anzi si aspetti e si voglia molto di più. Perchè dove si tratta dei grandi destini di tutta una Nazione, bisogna voler riuscire ad ogni costo, e non basta il dire: se non riesciamo, la colpa non sarebbe nostra. La questione non è di colpa o di responsabilità; la questione è della sorte di 23 milioni di persone.»

E finisce con lo spronare i popoli aforzarei Governi alla accettazione piena della Costituente Italiana.

Il medesimoPopolanodell'11 gennaio 1849, il quale rende conto del Discorso della Corona proferito all'apertura delle Assemblee, così si esprime: «Ciò che riguarda la Costituente in questo discorso è anche più incerto e più dubbio di quello che sia permesso ad un discorso di apertura.»

«Non ci voleva altro che il S......... od uomini della sua stampa o della sua scuola per trovare sovversivo un Discorso (della Corona) che tutta Italia ha ormai letto e compassionato pel suo languore, per la sua sconfortevole pallidezza, per la povertà delle sue promesse, per quel suo camminare a ritroso, che è sempre stato, e sarà sempre, il camminare abituale dei Principi.» — (Frusta Repubb., 14 gennaio 1849.)

«Se nel Discorso di apertura del Parlamento Toscano, che riferimmo ieri, dovessimo trovare il riflesso della politica passata e il disegno della politica avvenire del Governo, saremmo imbarazzati assai. Piuttostochè andar pescando nel vago delle frasi..... preferiamo attendere gli atti del Ministero innanzi al Parlamento, — e attendiamo.» — (Il Nazionale, 11 gennaio 1849.)

«Ecco il Discorso della Corona che nella sua circonvoluta e sospesa espressione, per poca nitidezza di esposizione ed evidenza di concetto, non riflette largamente i principii e le idee incarnate dall'attuale Ministero, professate dal suo Programma e dalla conseguente condotta. Quantunque l'importanza di tali manifestazioni politiche vada decadendo ogni dì più, e la coscienza del Popolo siasi educata a riguardare piuttosto ai fatti che ai Programmi ed alle parole; pure desso era aspettato con ansia interessata da tutte le parti, intente al movimento del paese, alla influenza che la potente iniziativa toscana esercita, e deve mantenere, sulla universa Italia.» — (La Costituente Ital., 11 gennaio 1849.)

«Ora adulando il Governo in cose, che nessuno lodò, anzi biasimò (come nel Discorso della Corona per l'apertura delle Camere)....» — (Corriere Livornese, 9 Marzo 1849.)

125.Odasi un po' come ilConciliatorecotesti miei sforzi annunciasse.

«Qualche dissidio si manifestò tra i Deputati sull'ordine del giorno, in quanto che ad alcuni piaceva di far mostra dizelo esageratoin pro di una votazione di urgenza.» — (Il Conciliatore, 23 gennaio 1849).

Ma allora era così. Ai Deputati faceva mestieri di freno, non di sprone. Si chiarisce dunque per vero quello che disse il Deputato Socci, avere la Camera votato di gran cuore la Legge intorno alla Costituente? — LaFrusta Repubblicana, sempre intenta a insinuare perfidamente la diffidenza fra il Popolo sul conto mio, rilevava coteste parole, e commentandole diceva: «Il Ministero rampognò...... nel modo stesso cheaveva rampognato coloro, che per ossequio al Popolopretendevano nel giorno della presentazione della Legge per la Costituente, prima doversi decidere, che discutere, prima affermare, che riflettere.» — (Nº del 28 gennaio 1849). — Dalle quali parole però si conosce quanto consuoni al vero ilsospettodell'Accusa, che io mi accordassi col Circolo per sollecitare la presentazione di cotesta Legge.

126.IlConciliatore, di cui uno dei Collaboratori sostenne alla Camera, che il mandatodovesse dichiararsi con una Legge, nel Nº del 23 gennaio 1849 così discorre in proposito: «Il Ministero in questo aveva ragione; giacchè, partendo dai suoi principii, il mandato doveva essere quale sarebbe uscito dal suffragio universale, non quale voleva farlo l'Assemblea. Non il Governo colle sue istruzioni, come sosteneva ilMinistro dell'Interno, non l'Assemblea con unaLegge, come pretendeva la Commissione, ma gli Elettori soli avean diritto di assegnare, se volevano, i limiti del mandato conferito ai loro eletti.»

Nei consigli delConciliatoreè evidente essersi operata variazione. Io però persisto a dire, che il mandato doveva per necessità temperarsi e moderarsi, pei motivi discorsi, dalle istruzioni del Potere Esecutivo. Intanto giovi sempre più confermare quello, che allora era chiaro anche per confessione dei nostri oppositori: «Però adesso del secondo stadio della Costituente non può parlarsi; lo hanno detto e ripetuto i Ministri.» — (Discorso del Deputato Galeotti; vedi Tornata del 2 gennaio 1849.) — E veramente era così.

127.LaRiformadi Lucca, in data 8 novembre 1848, dietro una sua corrispondenza così si esprime:

«Si parla, e par certo, che gravi dissidii si sieno elevati fra Montanelli e il cittadino Ministro dell'Interno. Anche Adami pare che ne abbia assai del Ministero.»

IlConciliatoredel 22 gennaio 1819: — «Ieri correvano voci di dissoluzione del Ministero, ed alcuni ne davano per ragione le differenze insorte fra i Ministri in proposito della Costituente.»

128.«Viva loImpellicciato, viva loImpellicciato! urlò il Popolo re. Ma per bacco, esclamò uno degli spettatori, sbaglio, o gli spunta ilcodino? — E qui nacque un parapiglia, perchè tutti volevano vedereil codino dello Impellicciato. — Non vi faccia specie (sorse allora a dire il saltimbanco credendo di calmare la effervescenza); se gli spunta il codino, non è colpa sua: è colpa dell'aria che si respirasopra certe seggiole..... non mi capite? Chi sa, che coll'andare del tempo quel codino non cresca e diventi coda! — A queste parole nacque un casa del diavolo:abbasso i codini, non vogliamo codini, abbasso lo Impellicciato! si gridava da tutte le parti; era una tempesta difischie diurlidegna proprio del Popolo re.» — (Vespa, 12 dicembre 1848.) — Questo è il Giornale, che dall'Accusa merita il nome digeneroso! — IlPopolanodell'8 gennaio 1849, accennando a me, diceva:

«Al democratico che si accosta al Potere vedesi perciò accadere il fenomeno opposto che accadeva ai paralitici, nei tempi in cui eran di moda i miracoli, allorquando accostavansi alle sante reliquie.Questi riacquistavano le forze ed il vigore, mentre colui s'infiacchisce subitamente al pernicioso contatto.»

E questo per l'Accusa è il Giornalereprobo! E sì, che, non fosse altro, lo insulto esprime con garbo meno plebeo delgenerosofiglio della sua predilezione:

Han gli stessi delitti un vario fato:Questi diventa re, quegli è impiccato!

Han gli stessi delitti un vario fato:

Questi diventa re, quegli è impiccato!

129.Vedi Giornali romani del tempo; in ispecie ilContemporaneo.

130.«Il succitato Ministro ha avuto un abboccamento con Terenzio Mamiani sul vaporeMentore.» — (Corriere Livornesedel 22 nov. 1848.)

131.VediMonitore, Seduta del 23 e 24 gennaio alla Camera dei Deputati.

132.Gazzetta di Firenze, 17 agosto 1848.

133.L'Accusa repubblicana, o piuttosto quella che si chiamava repubblicana, ecco come faceva aspro governo delle mie parole dette alla Tornata del 22 gennaio 1849.

«Il Ministro Guerrazzi veggendo come quelle vuote spelonche, che fanno le veci di cuore alla massima parte dei Deputati, non avessero eco per questo nome, vi ha aggiunto quello di Leopoldo II!Siano perdonati i pleonasmi al Ministro Guerrazzi, purchè ne faccia pochi, e que' pochi a fin di bene!

«Ha detto il Montanelli, e nobilmente detto, che: — se al bene della Italia converrà che la Toscana sia, la Toscana sarà..... Se alla Nazione italiana sembrasse diversamente, chi siete voi che vorreste resistere al voto di 23 milioni? La parola solenne d'Italia è l'arbitra suprema di tutte le prerogative. —

«E questo doveva bastare per una Assemblea di Deputati Italiani:ma siccome in cotesta Assemblea ve ne hanno degli Austriaci, anzi dei Croati di purissimo sangue, ai quali simili parole sarebbero sembrate una ragione di più per opporsi al pieno sviluppo del concetto informatore della Costituente, il Ministro Guerrazzi ha creduto ben fatto il soggiungere:

(Qui si riportano le mie parole un cotal poco alterate, poi si riprende:)

«Noi lo ripetiamo; se queste parole debbonsi riguardare come un ingegnoso espediente per combattere l'astuzia, il cavillo e la ignoranza, noi le accettiamo come si accetta unatrista e penosa necessità. Ma se debbonsi considerare come professione di fede, come programma non di Ministro ma d'Italiano, noi che siamo schietti e leali, e impavidi Repubblicani, noi che lo fummo ieri, che lo saremo domani e sempre, siamo obbligati dalla nostra fede a combattere la sfiducia e la diffidenza del Ministro Guerrazzi, e a dirgli chel'ora è suonata, sol che al Popolo piaccia consultare l'orologio ove le ore della sua vita hanno funzioni assegnate, non dai Principi e dai Ministri, ma da Dio.

«La Costituente non deve e non può che costituire l'Italia, non già questa o quella provincia di essa a danno dell'una o dell'altra. Che cosa ha voluto il Guerrazzi far capire all'Assemblea con quelle parole che dovevano bruciare le labbra repubblicane dell'autore dell'Assedio di Firenze? Forse ha voluto insinuare la speranza che porzione di quelle terre, su cui passeggia un soldato con in petto la croce sabauda, o un frammento di quelle sulle cui bandiere sarebbe tempo per Dio! si scancellassero le chiavi simboliche della schiavitù delle genti cristiane, potessero accrescere di un miglio, di due, di quattro quella frazioncella d'Italia che si chiama Toscana?... Forse, nuovo Gioberti, come questo apostolo di menzogna volea porre sull'avvilita fronte del suo re la corona dell'Alta Italia, vagheggiava egli lo arcadico concettino d'una corona della Italia Centrale?.... Compirebbe questa la triade delle Italie reali che successivamente furono create dalla male ispirata fantasia dei sostenitori del decrepito e anticristiano principio monarchico.

«La sorte avuta dalle due prime utopie, l'utopia di una Italia del Nord sotto il giogo di un Carlo Alberto, l'utopia di una Italia del Sud sotto la verga di un Re Bombardatore, bastano a farsorridere di compassione o sogghignare d'ira allo affacciarsi di questo terzo progetto, ultimo letto sprimacciato alle morbide ambizioni reali.... Ma cotestamenzogna, per quanto pietosa, svela pur essa il verme che rode cotesto magnifico arbore della Costituente, e il quale forse rendeva caduchi i suoi fiori, abortivi i suoi frutti, nella prima fase dello sviluppo.» — (Popolano, 23 gennaio 1849.)

134.Giulio II coll'elmo in testa fu veduto allo assedio della Mirandola osteggiando i Francesi, ed è fama che Leone X morisse di allegrezza nel sentire ch'erano stati cacciati fuori del Milanese.

135.Che fosse inteso da tutti così lo dimostrano le parole del signor Galeotti nel discorso letto nella Seduta del 23 gennaio: «però adessodel secondo stadio non può parlarsi; lo hanno detto e ripetuto i Ministri; ma bensì del primo stadio di essa.» — (Documenti dell'Accusa, pag. 779.)

136.La discrepanza è manifesta qualora si confrontino le risposte del Montanelli e mia al dubbio espresso dal signor Lambruschini. — (Vedi pag. 789 dei Documenti dell'Accusa.) — Ora il dubbio espresso dal signor Lambruschini era tale, che per le parole del Montanelli doveva confermarsi, e quindi farlo persistere nella minacciata astensione di concorrere col voto al principio, che si pregiava avere professato, ed amato; all'opposto per le parole mie doveva dileguarsi affatto, e si dileguò, però che meglio alle mie fidandosi, come quelle che rappresentavano gli umori dei Toscani, e le condizioni dei tempi, concorse liberamente col voto alla deliberazione della Legge su la Costituente.

137.

Non è puleggio da piccola barcaQuel che fendendo va l'ardita prora,Nè da nocchier, che a sè medesmo parca.Dante, Par. XXIII.

Non è puleggio da piccola barca

Quel che fendendo va l'ardita prora,

Nè da nocchier, che a sè medesmo parca.

Dante, Par. XXIII.

138.Aggiungo adesso, perchè prima non mi era potuto procurare, l'Avviso col quale il Direttore della Posta di Livorno pubblicava il mio ordine del 29 ottobre 1848 intorno alla Patria:

«Il Direttore della R. Posta di Livorno riferitesenza ritardoalla Generale Sopraintendenza delle RR. Poste le istanze popolari esternate con la Dimostrazione nella sera del 28 corrente, concernenti il GiornaleLa Patria, mentre annuì alle medesime, si fa ora caricodi comunicare al Pubblico conforme glifu ingiuntola partecipazione ricevuta dal signor Consigliere Ministro dello Interno del tenore ec.»

139.Parole dello Indirizzo della Magistratura fiorentina al Ministro di Grazia e Giustizia, del 12 marzo 1849.

140.«Si è sparsa voce, che 400 Svizzeri sieno alle Filigare pronti a transitare per la Toscana. — Si è pure sparsa la voce, che gli Svizzeri invece di portarsi a Gaeta si condurrebbero per via sicura alla città di Siena. Comunico queste voci perchè il Governo, se può, le smentisca.» — (Dispaccio telegrafico Pigli, 2 febbraio, ore 1, m. 45.) — Deliberazione del Municipio Fiorentino, del 3 febbraio, di mandare Deputati al Granduca, motivata lºsul dubbio che l'assenza di S. A. da Firenze non abbia il carattere di precarietà; 2º su la necessità, che il Capo Supremo dello Stato stia presso la Rappresentanza nazionale, e presso il centro della pubblica Amministrazione,massime in tempi si gravi. — Il Circolo Fiorentino manda nel 5 febbraio 1849 uno Indirizzo perrimproverareil Ministero di non avereseguito il Granduca e domandato il suo ritorno a Firenze. — Questa deliberazione del Circolo è contraria alla lettera diretta dal Mordini a L. Corsi di cui si giova l'Accusa: invero quella dichiara proporsi la dimissione del Ministero verso il 5 febbraio; questa nel 5 febbraio rimprovera il Ministero di non avere seguitato il Granduca a Siena; e ciò parmi prova, che tra loro non fosse determinato disegno.

141.In qualche scritto moderno, e fiorentino, ho letto affermare straniera questa voce, e da fuggirsi da chi professa amore al paterno idioma. Siffatta opinione comparisce erronea, imperciocchè la parolareazioneoccorra adoperata dal Cocchi scrittore elegantissimo, neiDiscorsi Toscani, I. 3: «È manifesto, che per l'azione del bagno caldo e freddo, e per lareazionedel corpo nostro si può risvegliare moto, ed impeto.» Onde io la ho accolta con tranquilla coscienza.

142.I trasporti a cagione della strada ferrata, i cappelli di paglia per le diminuite ordinazioni, ec. ec.

143.«Livorno èagitatissima. Mi si dia qualche schiarimento in proposito: — le notizie che chiedo sono necessarie.... è necessaria immediatamente qualche notizia precisa, qualunque essa sia. Pigli.» (4 febbraio, ore 9. m. 15.) — «La città è in qualche agitazione. Mi si dice esservi per tal motivo moltofermentoin Livorno, e a Lucca. Urge schiarimento per tranquillizzare il Popolo. Paoli.» (Pisa, 5 febbraio, ore 7, m. 15.) — Di Siena non parlo.

144.Documenti, a pag. 218.

145.La stampa, che sotto nome di repubblicana precipitava alla demagogia, così commentava la mia lettera poco fatidica invero:

«Diceva ilMonitore Toscano, giornale officiale, or fa pochi dì, anzi soli due dì prima della fuga di Leopoldo d'Austria, di felice memoria,piacergli riferire una lettera che un amico suo scrivevagli di Roma: e in cotesta lettera cosìpiacevole al Monitore, leggeansi le seguenti parole: — I buoni Italiani convenuti qui in Roma pare che abbiano deposto il pensiero di proclamare la Repubblica ecc.... — E il dì appresso veniva officiale novella della proclamazione della Repubblica a Roma, per opera di una grande maggioranza di voti nella Assemblea Costituente.

«Tre dì dopo,due popolazioni affollate, e dirò tre, perchè eravianco la truppa, fin qui formante popolo a parte, sulla Piazza della Signoria, riassunta al primitivo suo nome per l'atto migliore e più umano che giammai abbia operato l'Austriaco Leopoldo, — quello d'andarsene, — era gridato, non da una voce nè da due, ma damigliaia e migliaia: Viva la Repubblica! Ed il simbolo di essa volevasi piantare, se non fosse stato proibito, sulla Piazza rigenerata da quel nuovo battesimo di Popolo. —

«Il Popolo di Firenze ha mostrato di sentire repubblicanamente al pari di qualunque altro Popolo: le tradizioni degli avi si sono in lui risvegliate per miracoloso istinto, ed egli oggisorpassad'assai in repubblicanismo ilGoverno, dacchè il Governo vien fuori a parlare dimaturità e di opportunità, mentre il Popolo a tutti cotesti cavilli, altro non grida cheRepubblica!

«E Repubblica sia!» — (Frusta Repubblicana, 15 febbraio 1849.)

146.Altre lettere nel medesimo senso furono da me scritte; spero che i ricevitori vorranno mandarle al mio Difensore Avvocato Tommaso Corsi. Del fatto cui appella la lettera del sig. Bertani occorre traccia nel volume dell'Accusa, a pag. 476.

147.Niccolò Tommaseo, nome illustre in Italia, io non so bene se più per fama di lettere o per integrità di costume, passando per Firenze scriveami questo biglietto:

«N. Tommaseo desiderava attestare al Ministro Guerrazzi la sua gratitudine non solo per quanto egli fece e bramò per Venezia, ma per quanto egliparla ed opera in difesa di quell'ordine dignitoso e leale, fuori del quale non troverà che ignominie.» (Vedi Documenti, a pag. 540.) — Nonostante, l'Accusasa che io fui elemento disorganizzatore. Forse glielo hanno detto i suoigenerosiGiornali.

148.Della Democrazia in Francia, pag. 33. Bruxelles, 1849.

149.Fourier pretende fare questo, e dentro sei mesi. Egli calcola così: una dozzina di uova 10 soldi, e non è caro: fondinsi 600,000 falensterie; in ognuna possono alimentarsi 12,000 galline, che faranno l'uovo per 365 giorni dell'anno; ma posto lo facciano per soli 200 giorni (questo uom da bene ebbe avvertenza a tutto), ogni falensteria produrrà per franchi 500 di uova al giorno; annualmente, 100,000 franchi; tutte le falensterie insieme 60,000,000,000. Ora il debito inglese somma a 4 miliardi e ½ di Sterlini, o 135 miliardi di Lire. Dunque ce ne avanza. Il calcolo è giusto; rimane a trovare chi beverà uova!

150.Questo fenomeno ho letto osservarsi fisicamente anche nei detenuti alla carcere separata per dodici o diciotto mesi; però a Pentonville non permettono il subito trapasso dalla prigionia alla libertà assoluta, ma ritengono il detenuto per qualche giorno in mezzana libertà, onde senza danno della salute si assuefaccia all'aria aperta, e alla vista degli uomini e delle cose.

151.Questo brano di lettera mi fece copiare e mi rimise il signor Marchese il 12 febbraio 1848 con queste parole: «Ecco il brano della lettera al quale credo tu accenni. Il rimanente sarebbe inutile, tanto che nemmeno lo trascrivo, non che pubblicarlo. Per me non voglio la boria di averti fatto il sermoncino: tu giudica, se ti piace, che il brano qui sopra possa giovarti, e si pubblicherà; ma non senza licenza tua della quale vorrei conferma. Addio; ti scrivo in gran fretta; cura la tua salute.»

152.Memorie. Edizione di Livorno, pag. 11.

153.Edizione di Livorno, pag. 10.

154.Pag. 12.

155.Pag. 43.

156.Pag. 45.

157.Ivi.

158.Pag. 53.

159.Pag. 70, 71.

160.Pag. 75.

161.Rusconi,Repubblica Romana, pag. 166.

162.Vedi pagina 153 di questa Memoria.

163.Della Servitù d'Italia, pag. 188. (Prose politiche; Firenze, 1850).

164.Ivi, pag. 190.

165.Della Servitù d'Italia, pag. 189.

166.Quantunque ilPopolanodell'8 gennaio 1849 parli in termini generali, dalla parte già citata di questo articolo si conosce come s'indirizzasse a me:

«E siccome ogni potere è di sua naturaconservatore e moderatore, perciò noi veggiamo Ministri succedersi a Ministri, Governi a Governi, Assemblee ad Assemblee, scacciate impetuosamente le une dalle altre, eoppresse sotto il peso della pubblica riprovazione. Egli è che così deve avvenire, finchè lafase complementaria della nostra rivoluzione non sia compiuta: egli è cheogni potere odierno non può peranco rappresentare il vero governo democratico: esso non può accettarsi che, comeun mezzo, non già comeun fine; come unafase, ungradinoper giungere alla vetta dello edifizio tutto intero,dal quale siamo tuttora così lontani da non poterne abbracciare collo sguardo la stupenda architettura e la magnifica ampiezza.»

167.E proprio non lo volevo dire; ma l'enfant terribledell'Accusa io trovo che lo ha stampato nel suo Volume, però cessa il motivo del silenzio.

Mettendolo Turpino anche io l'ho messo.

Mettendolo Turpino anche io l'ho messo.

Così va sovente scusandosi l'Ariosto, onde io giovandomi dello esempio di Messere Ludovico dirò:

Mettendolo l'Accusa anche io l'ho messo.

Mettendolo l'Accusa anche io l'ho messo.

«Il Prefetto di Pisa al Governatore di Livorno. — Le comunico un Dispaccio telegrafico del cittadino Guerrazzi, che ricevo in questo momento. — Al Prefetto di Pisa. Uomini parte esagerati, parte male intenzionati,JERI CODINI, hanno spedito in diverse parti della Toscana per convenire giovedì a Firenze, e costringere il Governo a dichiarare la Repubblica e la Unione con Roma. Il Governo vuole si consulti il voto universale del Popolo, perchè tutto il Popolo ha da sostenere la Repubblica. Il Governo non intende farsi strascinare, e dichiara, chiunque presumesse violentarlo, traditore della Patria, sottoposto alla Legge del 22 febbraio 1849. Dia annunzio a Livorno, e faccia in modo che nessuno giovedì si muova.»

168.Ferdinando Zannetti nel suo esame dichiara: «EGLI SOLOsi opponeva a tutti coloro che volevano la promulgazione del Governo Repubblicano, e della Unione con Roma.» — (Processo, a carte 2241, F. III.) — In certi punti pare che all'Accusa sieno cascate le cateratte.

169.Importa grandemente osservare in quante guise e con quanta perseveranza si fossero adoperati pessimi agitatori al fine avvertito. Non essendovi pervenuti, deliberarono afferrarmi per perdermi più tardi. Certo avrebbero amato piuttosto calpestarmi subito; ma le perfide insinuazioni non avevano partorito fin qui frutto bastantemente copioso. A pag. 148 di questaApologiariportai le infamie dellaVespa generosa, e delPopolano reprobo.

Fino dal novembre 1848 spargono voce, avere iomutato casacca, ed essere diventato capace di tirare sul Popolo; per lo che ebbi a scrivere per telegrafo a Livorno il 30 novembre: «Che cosa dicono di tirare sul Popolo? Da quando in qua sono io diventato parricida? Prudenza e vigore, e togliete ogni credito ai guastamestieri.»

Nel 5 decembre 1848, per telegrafo raccomando diffidassero dei rumori, «che spargonsi con leggerezza o con malizia contro di me.»

Nel 6 decembre 1848 gli agitatori fanno arrestare a Livorno i cannoni caricati per Firenze, col sospetto che dovessero usarsi a reprimere i turbolenti; io scrivo per via di telegrafo: «E che? Si teme che noi li vogliamo per mitragliare Livorno? Mancherebbe anche questa!»

«Il Popolo intende che i cannoni non si levino da Livorno, non avendo bisogno di sotterfugi.» — (Dispaccio telegrafico da Livorno, 6 decembre 1848.)

«P. accompagnato da una Deputazione mi ha detto: scriva cheil Popolo non dorme.» — (Dispaccio telegrafico da Livorno, 6 dicembre 1848.)

«Circola a stampa, ed è affisso pei muri della città, un foglio ove si avverte il Popolo a stare in guardia, e a non permettere che i cannoni sieno trasportati altrove.Guardati, vi si dice, è untrabocchetto!» — (Dispaccio telegrafico da Livorno, 12 dicembre 1848.)

Fogli avversi si rinnuovano a Livorno, e la mattina del 23 si stracciano. — (Dispaccio telegrafico del 23 dicembre 1848.)

Torres, e le persone che si rammentano nei varii Dispacci da Livorno dal 6 al 24 dicembre 1848, si riaffacciano a Livorno per concitarmi contro lo sdegno del Popolo.

Di lettere anonime, minatorie la mia prossima strage durante il Ministero, ne avrei potuta comporre una collezione; me apertamente traditore chiamavano.

Insomma a tanto giunsero le inique arti, che, dopo avere incontrato nelle tardissime ore della notte appostato un uomo con la carabina sotto il pastrano, i miei amici mi persuasero a non avventurarmi più oltre, e S. A. ebbe la bontà di farmi apparecchiare alcune stanze in Palazzo Vecchio.

Queste erano le arti e le insidie durante il Ministero; più tardi quelle durante il Governo Provvisorio.

170.Di questo fatto basti per tutte la prova delle 12 Circolari mandate ai sigg. Capponi, Serristori, Capoquadri, Lenzoni, Ricasoli, Zannetti ec., con le quali s'invitavano a conferire meco a questo scopo. Ma di ciò altrove.

171.La popularitè veut esclaves ceux qu'elle semble choisir pour idoles, scrive Luigi Blanc parlando del Necker; — (T. 2, pag. 467; Parigi, 1847); e Luigi Blanc in fatto di moti rivoluzionarii è giudice competente.

172.Tolga Dio che io per difendermi accusi quei dessi che mi macchinavano contra; ma non posso astenermi da osservare con amarezza, che di questo fatto dovevano essere rimaste traccie abbastanza palesi per chiarirlo a mio vantaggio.... Ohimè! Tale non era lo scopo dell'Accusa.

173.Orlando Furioso, IV:

Sotto vasi vi son, che chiamano olle,Che fuman sempre, e dentro han foco occulto.

Sotto vasi vi son, che chiamano olle,

Che fuman sempre, e dentro han foco occulto.

174.Vedi Ragguaglio delle Sedute del 30 marzo e 2 aprile, nelMonitore, e nell'Alba. Quello che asseriva rimane confermato dal sig. Casamorata nelle Dichiarazioni riportate a pag. 341 e 179 del Volume dei Documenti. «Le guardie, che la milizia fornisce aiPoteri sovranidal momento che comincia il loro servizio, si hanno come intieramente passate sotto l'autorità diretta dei Poteri stessi presso cui servono,nè da altri dipendono nè possono ricevere ordini fino a che non è finito il loro speciale servizio. Conseguentemente il Comando generale, cui venne ordinato genericamente, fino dall'apertura delle Assemblee, di fornire coteste guardie, altro non potè nè dovè fare, che porleintieramente agli ordini dei respettivi Presidenti..... — Il rispettivo Presidente o di per sè o per mezzo di un suo sottoposto scriveva al Generale Comandante la G. Civica, chiedendo quelnumerodi uomini, che secondo le sue idee giorno per giorno credeva necessario...... La Guardia si adunava, e si recava alla Residenza dell'Assemblea sotto il comando del proprio Ufficiale: questo, giunto sul luogo, si portava a rassegnarsi al Presidente,da cui direttamente o per mezzo dei Provveditori riceveva gli ordini relativi al servizio della Guardia. — Del resto, per detta mattina (8 feb. 1849) ilSeggiodell'Assemblea aveva chiesto una guardia di 75uomini, che però infatti riuscì di unasessantina.... la quale differenza si spiega considerando ilrepentino comando, e l'orasollecita più dell'ordinario. — L'Archivista del Senato, chiedendo la Guardia, indicò esplicitamenteil solito distaccamento.» — Questi Documenti ha pure stampato nel suo Volume l'Accusa, e non gli ha saputi leggere; il pievano Mainardi almeno nel suo libro leggeva! — Ma non è questo, che io voleva avvertire; egli è questo altro: — dunque si chiarisce vero: 1º Che la G. Civica del Parlamento non dipendeva da me. 2º Che da me non poteva nè doveva ricevere ordini. 3º Che se la mattina per tempo giunse a unasessantina, prima delle 11 ore, in cui l'Assemblea fu aperta, poteva completarsi. 4º Che dallasessantinaalle 75 richieste la differenza non corre tale da fare supporre che col rinforzo di 12 o 13 guardie avessero potuto fare maggiore resistenza. 5º Che è quasi certo, che non l'avrebbero fatto, se è vero, come racconta l'Accusa, che le Guardie riposero le loro baionette nel fodero.

175.«Le truppe stanziali e le milizie cittadine della Capitale saranno sotto il comando del Comandante di Piazza e del Prefetto, iquali dovranno firmare ambedue qualunque ordine sieno per emettere.» (Ordine del Giorno del Ministro D'Ayala, 8 febbraio 1849.) — Don Mariano, interrogato, avrà già addotto le sue ragioni: io penso che fosse mosso appunto dal pensiero, che ognuno dei due ufficiali contemplati, dovendo assumere solo misura di tanto momento, non esitasse, e così le provvidenze riuscissero invano: comunque sia (e questo è nuovo segno dell'intemperanza dell'Accusa), chieste le ragioni del fatto dal Ministro della Guerra autore dell'Ordine del Giorno, e ritenutele soddisfacenti, però che a lui non ne abbia mosso rimprovero, essa continua ad obiettarlo a me, che non ci presi parte.

176.«Quando avvenga, che la quiete pubblica della città sia turbata dasommossa popolare.»-(Ordine del Giorno, 8 feb. 1849. M. d'Ayala) — Il Comandante Colonnello Pazzi referendo di cotesto ordine, spiega che le Milizie stavano pronte a uscire doveil bisogno lo esigesse. — (Offic. del 21 maggio 1849.)

177.Monitore, Sedata dell'8 febbraio 1849.

178.Monitore, detta Seduta.

179.Monitore, detta Seduta.

180.Monitore, detta Seduta.

181.Monitore, detta Seduta.

182.Monitore, detta Seduta.

183.Monitore, detta Seduta.

184.Monitore, detta Seduta.

185.Conciliatoredel 9 febbraio 1849.

186.Job, c. 6, V. 12.

187.«L'Assemblea Costituente toscana nella notte del 27 al 28 marzo, mi volle onorato dello arduo incarico di governare esecutivamente lo Stato.

«Quello che da uomo può farsi onestamente, per essere liberato da tanto peso, io feci: non essendomi riuscito affrancarmene, opererò quanto devo.

«In ogni prova alla quale piace alla Provvidenza chiamare talora i Popoli due cose possono salvarsi sempre: la sicurezza e l'onore.

«I pieni poteri, dei quali io sono rivestito, saranno da me adoperati non per offesa della Libertà ma per tutela del Paese. Di questo vadano persuasi i miei concittadini.

«Firenze, 28 marzo 1849.

«Guerrazzi.»

188.La lettera anonima diceva:

«Ill. Sig.

«Scrivo in questo carattere perchè alla Posta non si faccia secondo il solito ec. ec. ec. — Io frequento molte, ma molte Società.... e qui la croce addosso a Guerrazzi..... guerra a morte..... Ecco i nomi di questi assassini aristocratici. Tutti iFortini; il Capitano poi della Guardia Civica il più accanito. I suoi cognati,SennoCapitano dei Carabinieri, l'altro Segretario del Ministero di Grazia e Giustizia signorDuchoqué, M***.

«Terribile al colmo il Direttore degli AltiPuccini, e il suo amicone avv. B*** e L***.

«Quelli di secondo ordine a suo tempo ec. ec.

«Vanno finiti, — ridotti impotenti, — esiliati.»

Non importa dire, che a nessuno dei rammentati fu non solo non recata molestia, ma neppure diminuito riguardo.

IlPuccinitanto rimase in ufficio, che potè iniziarmi contro questa brutta procedura, e in modo così parziale, che rispetto a lui l'accusa di poca benevolenza verso me pare fosse vera; ma egli periva di misera morte, e così Dio gli perdoni come io l'ho perdonato.

189.«Avuto riguardo alle molte famiglie povere le quali ritraevano dalla cessata Corte dei periodici sussidii in denaro o in pane, mancati i quali, queste famiglie vengono veramente a risentirne danno gravissimo, per cui sono costrette a languire nella miseria, il Governo, il quale sente e vuole avere viscere di padre per i Popoli alla sua tutela commessi, non può permettere che la parte che più esige il di lui soccorso venga a mancare per l'abbandono di chi era in dovere di assisterla. All'adempimento del qual dovere, che è per lui religione, il Ministro dello Interno aprirà una nota ove verranno ad iscriversi tutti coloro che ricevevano dalla prefata Corte i citati sussidj onde questi possano venire seguitati ai medesimi provvisoriamente, e finchè la suprema Legislatrice del Paese, l'Assemblea, non abbia preso anche in proposito gli opportuni provvedimenti.» — (Mon.del 3 marzo 1849.)

190.«Il Potere Esecutivo provvisorio della Toscana,

«Considerando esser cosa del più grave interesse la sistemazione da darsi al già Dipartimento della Corte Toscana, sia avuto riguardo agli stabilimenti ed uffizj che ne dipendono, sia avuto riflesso alle determinazioni da prendersi relativamente agli stipendiati della Corte stessa, la sorte di molti dei quali è strettamente connessa alla sussistenza di altrettante non agiate o povere famiglie;

«Considerando che, se un decreto del Governo Provvisorio emanato nel decorso febbraio provvide ai più bisognosi fra quelli stipendiati, resta ancora a fissare la sorte di quelli che non possono dirsi compresi nella categoria presa di mira dal decreto suddetto;

«Considerando che l'onore nazionale, come un interesse sommamente morale e politico, vogliono che le definitive determinazioni da prendersi su questo proposito siano il frutto di maturo e coscienzioso consiglio;

«Sulle proposizioni del Ministro Segretario di Stato pel Dipartimento delle Finanze, del Commercio e dei Lavori Pubblici;

«Decreta:

«Art. 1º È istituita una Commissione composta dei Cittadini

«Prefetto di Firenze,

«Gonfaloniere di Firenze,

«Generale della Guardia Nazionale Fiorentina,

«Avvocato Giuseppe Panattoni Consiglier di Stato,

«Cristoforo Cecchetti Soprintendente alle Possessioni dello Stato.

«Art. 2º La detta Commissione resta incaricata:

«1. Di discutere sulla sorte degli impiegati addetti al già Dipartimento della Corte Toscana, per quindi proporre al Governo il modo della definitiva loro sistemazione, avuti i debiti riguardi alla natura e durata del servizio, non meno che allo stato economico delle respettive loro famiglie;

«2. D'esaminare e proporre, se, come, e fino a qual punto debba mantenersi ai già stipendiati di Corte il godimento dei diversi emolumenti, somministrazioni e franchigie di cui essi profittavano, oltre il proprio onorario;

«3. Di esaminare e proporre, se, come, e fino a qual punto debba lo Stato continuare la prestazione di quelle sovvenzioni, che in modo permanente o a ripetuti intervalli solevano elargirsi dalla Corte, e nel caso affermativo compilare la nota delle persone e famiglie da sussidiarsi;

«4. Di liquidare ed appurare i conti dei sovventori, manifattori, e altri creditori della Corte stessa e suggerire i modi di pagamento;

«5. E finalmente di prendere in maturo ed esteso esame i provvedimenti da suggerirsi per la definitiva sistemazione ed organizzazione delle varie branche e ramificazioni nelle quali il vasto Dipartimento della Corte si divide, esponendo, in questo importante proposito, quali di esse debbano o possano rimanere soppresse, quali debbano o possano conservarsi; ed in quest'ultimo caso indicarne, e proporne il passaggio, sotto la direzione e tutela di quel Ministero o Dipartimento da cui per natura loro potessero con maggiore opportunità rilevare organicamente.

«Art. 3. All'oggetto di facilitare alla Commissione l'adempimento di così importante e delicato incarico, resta dichiarato che essa potrà mettersi in spedita e diretta comunicazione con qualsiasi pubblico dicastero dal quale gli occorresse attingere schiarimenti e notizie in proposito.

«Art. 4. Il Ministro Segretario di Stato pel Dipartimento delle Finanze, del Commercio e dei Lavori Pubblici, è incaricato dell'esecuzione del presente Decreto.

«Dato in Firenze, dalla Residenza del Potere Esecutivo provvisorio di Toscana, li trentuno Marzo milleottocentoquarantanove.

F. D. Guerrazzi.

Il Ministro Segretario di Statopel Dipartimento delle Finanze, del Commercioe dei Lavori Pubblici.P. A. Adami.

191.La stampascapigliatamordeva sovente questo mantenere che io faceva degli officiali al proprio impiego: «Invanosi dice da tutti e ad ogni istanteal Governo Provvisorio, Gonfalonieri, Prefetti, Sottoprefetti, Delegati, Pretori e soprattutto Preti, essere quasi da per tutto pietra di scandalo e fautori di disordini. Gonfalonieri, Prefetti, Delegati e Pretirimangono ai loro posti, e proseguono impuniti e baldanzosi a recare il loro sassolino per la distruzione del Governo, e il Governo prosegue a voler ignorare come anche il sassolino atterra il gigante.» — (Popolanodel 15 febbraio 1849.)

192.

Il Governo Provvisorio Toscano

ha decretato e decreta:

1. È istituita una Commissione, la quale dovrà immediatamente occuparsi di ricevere la consegna dei Palazzi Regj, e di tutti gli oggetti di qualunque natura nei medesimi esistenti, dei quali farà esatto inventario.

2. Questa Commissione è composta del

Gonfaloniere della città di Firenze Ubaldino Peruzzi;

General-Comandante la Guardia Civica della stessa città Carlo Corradino Chigi;

Deputato al Consiglio Generale Avv. Luigi Fabbri;

Professore Emilio Cipriani.

Dato in Firenze li otto febbraio milleottocentoquarantanove.

I Membri del Governo Provvisorio toscanoF. D. Guerrazzi — G. Montanelli — G. Mazzoni.

193.Documenti, a pag. 281.

194.VediPopolanodel 13 febbraio 1849.

195.In diverso stato da quello in cui io mi trovo non sarebbe degno di notare come o laVespa, o loStenterello, io non so bene quale di questi due salutati dall'Accusagenerosi propugnatori dell'Ordine, giungesse perfino dileggiando a chiamare impostura l'offerta, che io feci di mezza la mia indennità in sussidio di Venezia, avendo assegnata l'altra al compimento della Chiesa di Rosignano. — E' fu mestieri di pubblicare la lettera diretta da me al signor cavaliere Salvetti Gonfaloniere di Rosignano.

«Ill. Sig. Il tempo non concede lunghe parole, e meglio così. Dite ai Rosignanesi, che sono nobili cuori, e degni in tutto della libertà, fonte di vita. Per dimostrare in qualche modo la mia gratitudine, desidero che la indennità stanziatami dalle otto Comunità di cotesto Distretto sia divisa in due parti uguali, ed una applicata al compimento della Chiesa di Rosignano, e l'altra alla sottoscrizione aperta nel vostro paese in benefizio di Venezia. Questo è poco, anzi nulla, e per conseguenza non diminuisce di un atomo lo immenso obbligo, che sento, e che mi sarà sempre grato professare per cotesto nobile e generoso popolo. Salute. Firenze ec.» — (Corriere Livornesedel 25 novembre 1848.)

196.Monitore Romano.

197.La Repubblica Romanadel 1849, di Carlo Rusconi, Ministro degli Esteri della Repubblica Romana, pag. 166.

198.Monitore Toscanodel 9 febbraio 1849.

199.Corriere Livornesedel 9 febbraio 1849. — Merita grandissima considerazione che nei tempi antecedenti il Partito repubblicano in Firenze instasse con tutti i nervipel suffragio universale.

«Il Circolo del Popolo di Firenze nella sua adunanza del dì 4 corrente ha deliberato di fare un indirizzo al Ministero perchè presenti, fino dal principio della sessione, una Legge elettorale col voto universale diretto; una domanda alle Camere perchè la votino; una lettera a tutti i Circoli e Municipii dello Stato perchè domandino lo stesso; ed un invito al Popolo perchè, alla convocazione della Camera il dì 10 corrente, acclamicon solenne e tranquilla dimostrazione il voto universale.» — (Popolano, Nº 203, 8 gennaio 1849.)

Quando poi la parte repubblicana, meglio avvisata, comprende che il voto universale non le tornerà favorevole, allora la sua dottrina imperturbata smentisce, disvuole ciò che volle. Mazzini non istà più a' patti, e muta parola; che cosa importa il consenso dei non Repubblicani, e perchè si aspetta? Basta quello dei Democratici puri. La penna stessa, che tracciava le linee citate, senza scomporsi registrerà queste altre:

«Quella adesione, la cui mancanza ogni dì serve di pretesto al Governo Provvisorio toscano per indugiare la promulgazione della Unione nostra con Roma e quella del regime repubblicano, ogni giorno al Governo Provvisorio si fa maggiormente manifesta per l'organo della pubblica opinione, perle proteste dei Circoli, per la impazienza del Popolo. Tutta Toscana Democratica non ha che un voto, che un desiderio, —Unione con Roma, —Repubblica, — e se tutta Toscana Democratica esprime cotesto voto, non sappiamo vedere il bisogno, vedere la prudenza diavere anco l'adesione della parte di Toscana che non è democratica. Oggi è il Circolo democratico di Montalcino..... il quale alla sua volta viene a fare la sua propria professione di fede al Governo Provvisorio toscano. E il Governo Provvisorio toscano che cosa fa? Il Governo Provvisorio sul suo organo officiale, ilMonitore, riporta delle parole cheei pretendeuscite dalla bocca di Mazzini: parole che consigliano i Livornesiad aspettare, per dichiarare Repubblica, la decisione della Costituente Italiana in Roma. Tali parole noi le ignoriamo ecc..... Certo sappiamo che nel suo discorso ai Fiorentini..... ei disse doversipronunziare immediatamente la Toscana, non già per mezzo di una Assemblea, ma de' suoi Circoli, de' suoi Municipii, delle sue rappresentanze già costituite. E quand'anco Mazzini avesse detto quelle parole, noi domandiamo al Governo Provvisorio toscano come mai egli invoca la autorità di un nome, la sentenza di un uomo,quando non riconosce l'autorità di una popolazione, quando chiama non legale, non sufficiente il desiderio espresso e palese di migliaia d'individui?» — (Frusta Repubblicanadel 18 febbraio 1849.)

IlPopolanoriportava con le medesime parole il principio di questo scritto. — Vedi il Nº del 18 febbraio 1849.

200.Monitore Romano, marzo 1849.

201.Monitore Romano, medesima Seduta.

202.Corriere Livornese, Art. Gioberti e Mazzini, 10 maggio 1848.

203.Monitoredel 16 febbraio 1849.

204.Lamartine,Révolution de1848, Bruxelles, 1849, Tomo I, pag. 202.

205.De Barante,Histoire de la Convention. Estratti comparsi sul Débats. — Thiers,Histoire de la Révolution. Brux., 1838, T. I, pag. 255.

206.Thiers,Idem. T. II, pag. 87.

207.Rusconi, Opera citata, pag. 167.

208.Io non compongo un libro di arte, ma una difesa; così i miei lettori non mi sapranno mal grado se dei casi esposti in una parte di questo libro mi verrà fatto tenerne discorso altrove. Più tardi ritornerò su la giornata del 18 febbraio. Per ora valga riferire la testimonianza del professore Zannetti sul mio operato in cotesta congiuntura: «fu in questa circostanza (quandoEGLI SOLOsi opponeva a tutti coloro che volevano la promulgazione del Governo Repubblicano e della Unione con Roma) nella quale mi accòrsi della prontezza del suo spirito, quandonon potendo resisterealle esigenze delle Deputazioni riunite in Palazzo Vecchio..... consentì a dichiarare nel giorno appresso la Repubblica, anche senza il consentimento della Camera, che voleva convocata, purchè alle 9 della mattina fossero in Piazza 2000 uomini armati e pronti a sostenere la nuova forma di Governo.» (Proc. 2241, f. 111.)

209.Il signor Montanelli, non io, come afferma la requisitoria delRegioProcuratoreRepubblicanoRusconi (Op. cit., pag. 167), fece inserire nelMonitoredel 28 febbraio 1849, chestando a cuore del Governo la unificazione della Toscana con la Repubblica Romana, aveva intavolato trattative sopra i seguenti articoli:

1. Unificazione dei due territorii togliendo la linea doganale.

2. Parificazione di tariffe per importazione, estrazione e transito.

3. Unificazione del sistema postale.

4. Reciprocità pel corso della moneta, e moneta uniforme.

5. Reciprocità di corso pei Buoni del Tesoro, e carta monetata.

6. Unità di rappresentanza all'Estero.

7. Istituzione di comune difesa.

8. Sussidio a Venezia da dividersi dai Governi.

Queste cose concesse, rimaneva inutile deliberare: poichè non erano riusciti a entrare per la via maestra, tentavano i tragetti. Insorse grave discussione fra me e il signor Montanelli principalmente intorno agli Articoli 1. 2. 5. Dice il signor Rusconi, che Roma agevolava un passo alla Toscana; mi pare anzi che gliene agevolasse più di uno..... ma per dove? Il signor Montanelli, giustamente commosso dalle mie considerazioni, chiese allontanarsi, come invero si assentò col pretesto di visitare le frontiere. Io rimasi a strigarmela co' Ministri romani. L'Articolo 7 concessi senza esitare, e stesi gli appunti per adempirlo, non che le istruzioni pei Commissarii, le quali poi vennero ridotte in bella scrittura dal signor Achille Niccolini: spedii eziandio i signori colonnello Manganaro e capitano Araldi a Bologna per sollecitare un tanto scopo. Il Governo romano non aveva mandato nessuno; aspettarono parecchi giorni invano, e se ne tornarono sconclusionati! Accolsi anche l'8º. Gli altri furono rimessi al Consiglio di Stato. Il R. Procuratore Generale pensa che questa operazione fosse un nonnulla: il signor RusconiProcuratore Regio della Repubblicaall'opposto acerbamente l'accusa.

Fra questi due Procuratori fortunatamente occorre il Consiglio di Stato composto di uominivalorosi, e che temono Dio, i quali dietro le traccie del mio Dispaccio del 4 marzo 1849 (Qui in parentesi mi permetto due domande. 1º In questo giorno era accaduta la infausta battaglia di Novara? 2º Perchè fra le centinaia di carte inutili, per cui il Volume dell'Accusa si assomiglia più che ad altro allabottega di un Cenciaiolo, non fu stampato questo mio Dispaccio del 4 marzo?) mi risposero in questa sentenza: «E ravvisando come pienamentecivile e giusta la idea, che nel suo dispaccio de' 4 corrente marzo viene dal Governo significata, di volere serbare il suo carattere di Provvisorio e deferire all'Assemblea Nazionale ogni decisione intorno alle future sorti della Toscana, ha creduto— che al Governo stesso converrebbe astenersi dal pregiudicare in verun modo, e sia pur anche per Trattati, meramente preparatorii a quella unificazione o veramente assoluta e piena di un solo Stato con la Repubblica Romana, e della Toscana, od anche semplicemente federativa dei due Stati, la quale per essere coerente alla sua natura di Provvisorio non può l'attuale Governo non lasciare intatta e libera alle Deliberazioni dell'Assemblea Nazionale, che tra pochi giorni sarà convocata. — E ciò perchè nel primo caso di completa unificazione, Toscana spegnerebbe in tutto la sua propria individuale esistenza, e vita; e nel secondo, di unione federativa, la diminuirebbe, e molto considerevolmente. — Ora ciascuno intende, che la Nazione soltanto può avere balía di sè stessa, e che di ciò vorrà deliberare con gravissima maturità di consiglio, e senza veruno impaccio di precedenti trattati i quali menomamente scemino quella libertà, ch'è tanto necessaria.»

Dunque se io facevo qualche cosadi civileedi giusto, come può sostenere l'Accusa che facevonulla?Da quando in qua, a mente dell'Accusa, le cose giuste e civili sono diventate cose da nulla in Toscana?

210.L'Accusa, che tra le altre cose sostiene come mio proponimento fosse far bandire la Repubblica dall'Assemblea Costituente, con solerte studio va raggranellando qua e là alcune espressioni dagli Atti pubblici, capaci a suo credere per dimostrarlo. Siffatte espressioni si rassomigliano alla cautela di chi con mano fa riparo alla candela, che intende mantenere accesa, quando il vento tira. Lo importante consisteva in questo, che al Popolo Toscano si rendesse abilità per disporre con libero ed avvisato voto di sè: ora, adoperare alcuna blandizie di parole, che al tutto non disperasse i più accesi fra gli Arrabbiati, e li trattenesse dal gittarsi a partiti estremi, egli è tal consiglio, che la prudenza più che mezzana suggerisce. — All'opposto, quando si tratta di scuoprire la verità, l'Accusa non sa leggere neppure nel suo Volume. — Invero nell'Originale del Parere del Consiglio di Statoriposto negli Archivii, ed estratto dall'Accusa, si legge una nota marginale, che si dice scritta di mio carattere, e sarà. Cotesta nota, dichiara: «Commissione di studii preparatorii. Sedefinitivala Unione, si trova lavoro fatto. — Sefederativa, simile concetto non cimenta principii. In Germania si è operato in questa manierasenza pregiudizio di quistione politica.» — (Doc. dell'Accusa, p. 319). — Per quanto mi viene fatto ricordare, gli studii preparatorii concernevano le ragioni finanziarie del maggiore o minore profitto che sarebbe toccato in sorte al nostro Stato nella ipotesi della Unione con lo Stato Romano. — Notavo, che avrei potuto (previo sempre il parere del Consiglio) creare una Commissione, che studiasse la materia, imperciocchè da questo fatto non resultava danno allaUnione federativa. Egli è evidente, che questa nota per me non avrei fatta, se inmefosse stato deliberato proponimento di provocare laUnione definitiva.

211.Edizione Le Monnier, 1851, pag. 402.

212.Vedi Doc. dell'Accusa, pag. 900.

213.Vedi Doc. dell'Accusa, pag. 707.

214.Tom. I, Paris, pag. 152.

215.Popolanodel 9 novembre 1848.

216.Storia Costituzionale d'Inghilterra, cap. 14.

217.Hume,Storia d'Inghilterra, cap. ultimo.

218.Poichè qui cade in acconcio, rammenterò chi promuovessi ed intendessi promuovere allo ufficio di Prefetto e di Delegato Regio nelle Provincie, onde si conosca se fossero gente di Partito, e cospiranti ai danni della Monarchia Costituzionale. A Firenze il Deputato Guidi Rontani; in Arezzo lascio il Cav. G. B. Alberti, in Lunigiana il Cav. E. Sabatini, a Massa il Cav. R. Cocchi; poi a questo surrogo il Conte Andrea Del Medico, a quello il Consigliere P. Beverinotti; ma prima a Pontremoli m'ingegno inviare il Cav. F. Ruschi, a Lucca il Cav. L. Fabbri; recusarono entrambi per ragioni di famiglia; però a Lucca mandai l'Aud. Buoninsegni, poi interino Landi antico impiegato, e, pei conforti del Segretario Allegretti, a Pisa il Consig. Martini, a Grosseto Massei già Presidente del Trib. di Commercio di Lucca. Egregi tutti, ma degno di speciale menzione Raffaello Cocchi, il quale, rimasto in credito di spese per lo ufficio liberalissimamente esercitato da lui, volle con nobile esempio, che della somma dovutagli parte s'impiegasse a sollievo dei poveri, e parte in benefizio di Venezia.

«Non possiamo tacere un esempio generoso di patria carità. — Il Consigliere della Corte R. di Firenze Raffaello Cocchi veniva dal Governo destinato a Delegato R. a Massa e Carrara, e rimaneva in questo straordinario ufficio per il periodo di sei mesi. — Egli medesimo limitava la ricompensa al mero rimborso delle spese incontrate per questa missione: ma non basta; chè spontaneo ne donava poi un sesto alla eroica Venezia, e due sesti a sollievo della onesta e secreta indigenza nella Provincia da lui amministrata. — Onore all'illustre Magistrato! Questi fatti abbisognano più presto di trovare imitatori, che chi voglia di alcuna lode accompagnarli.» — (Monitoredel 10 dicembre 1848.)

219.«Noi avevamo pure avvertito come gli insulti, le calunnie e le beffe fossero lo addio del ritorno, che i poveri superstiti estenuati di Montanara e Curtatone raccoglievano a quei giorni fra le mura di Siena.» Vedi Docum., pag. 791. — Così fu desiderata da taluno la prigionia nel campo nemico dove almeno avrebbe trovato la pietà, che tutti quelli i quali hanno avuto il battesimo del fuoco, cessata la battaglia, sentono per le scambievoli sventure!

220.

Siena, 24 ottobre.

«Già saprai che tutta la famiglia granducale, eccetto il Granduca, è qui ritirata, e saprai come da questo abbiano i nemici d'ogni libertà preso ardire per formare di questa un tempo italianissima città un centro di reazione. All'opera costoro hanno dato principio eccitando con arti infernali un trambusto gravissimo.


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