Chapter 52

«Jeri il partito retrogrado imbaldanzito dalla presenza della corte, dietro un piano già stabilito, cui non erano estranee alcune autorità, proruppe arditamente in ostilità facendo insultare dai suoi cagnotti del basso popolaccio tutti i liberali che incontrava per via, o nei Caffè, dando loro l'accusa diRepubblicani. Dagli insulti orali si passò ai fatti, e quindi agli arresti e alle carcerazioni arbitrarie eseguite dallo stesso popolaccio sfrenato: io non starò a descriverti minutamente tutti gli eccessi commessi a sfogo ancora di private vendette; ti dirò solo che le persone le più specchiate erano fatte segno alla insolenza di questa canaglia. Fra gli altri un giovane Vignoli e Raffaello Crocchi (ambo onestissimi) furono trascinati in prigione a guisa di assassini, battuti e calpestati in mezzo agli urli e a fischi che assordavano il cielo. Ti dirò di più che quest'ultimo è alquanto difettoso nella persona, gracilissimo e di mal ferma salute. — Ad un giovane israelita di cotesta città fu sputato in faccia ricoprendolo di contumelie. Furono cercati due altri Livornesi conoscenti del Vignoli, giunti qui da pochi giorni, con animo forse di ucciderli, imperocchè grandissimo è l'odio dei nostri retrogradi contro tutti voi altri Livornesi; nè mai desistono da calunniarvi, da vomitar contro di voi le più schifose invettive. Per colmo poi di scelleraggine si tentò d'inveire contro i reduci prigionieri che esposero la loro vita su i campi di Lombardia, e che soffersero la dura cattività di Boemia: opportunamente avvertiti si erano già posti in salvo dileguandosi per le campagne circostanti. Ne vuoi di più? questo Governo locale anzi che attutare la effervescenza popolare, la blandì, e la rese più forte col non prendere nessun provvedimento: solo in ultimo fece affiggere una fiacchissima notificazione, nella quale, anzichè disapprovare sì rea condotta,si lodava come dimostrazione di affetto al Principe.«I protagonisti di questo vergognoso dramma (e li nomino, chè frutti loro eterna infamia), furono Giovanni Bordoni tenente della Civica, Giuseppe Fantacci, e un tal Didaco Becattini, tutti impiegati nella bottega Raveggi, tutta gente vile ed abbietta. Fra i nobili, Giovanni Placidi, Bernardino Palmieri e Ottavio Spennazzi figuravano come istigatori andando di bottega in bottega a suscitare l'incendio. L'ultimo poi era dei più accaniti, e si valeva dell'opera di un popolano a cui contamina la figlia consenziente il padre. — Oggi questi ribaldi hanno presentato una nota delle persone che vogliono espulse, e che ascende al Nº di 150.»Altra Lettera.«Domenica passata doveva aver luogo una merenda dei volontarii e prigionieri senesi, e nello stesso tempo fare fra loro un giuramento di ritornare tutti al Campo quando il bisogno o la guerra riprincipiasse. Il tempo sinistro impedì che fosse effettuata detta merenda.«Pur non ostante, questo accordo suscitò sinistre interpretazioni nel popolo senese, per cui furono chiamati per parte del Governo due individui, i quali assister dovevano alla merenda, e furono fatte loro delle domande per sapere il vero scopo di una tale riunione. — Inoltre fu fatto credere che l'oggetto di detta riunione non era già quello di fare una merenda, ma bensì di concertarsi onde far nascere un tumulto nella città avente uno scopo repubblicano. — Avvertì che tale congettura era avvalorata dall'idea che vi fossero nella succitata riunione implicati varii Livornesi. — Dietro di ciò, dopo fatta una giojosa manifestazione alla famiglia reale che a Siena tuttora dimora, — fu insultato da quattro del popolo cioè — Didaco Becattini, Beppe-Bello, Passa-Bello, ed altro, — un certo Cammillo Castelli israelita di Livorno, accusandolo di essere Repubblicano; gli fu sputato in viso da uno di loro, ed esso Castelli entrò nel Caffè del Greco, e chiese soddisfazione dell'insulto a quel Becattini, che vilmente non accettò la sfida. Nel successivo lunedì furono arrestati e maltrattati dal popolo varii onesti individui, i quali come il Castelli suddetto venivano segnalati per Repubblicani. La Guardia Civica coadiuvava con la sua forza il popolaccio negli arresti, ed era sempre in movimento, ora per arrestare, ora per maltrattare, ora per circondare le abitazioni di quelle persone che credeva repubblicane: fra queste si segnalavano i due Livornesi Gio. Patron e Paolo Pieruccetti; per quello si circondò la casa ove abita, e per questo lo spedale ove fa le pratiche, — per cui ad ambedue i succitati Patron e Pieruccetti è convenuto fuggirsene da Siena come meglio poterono. Altri fatti potrebbersi notare, ma servirà a conchiudere il tristo avvenimento del giovine calzolajo Vignoli e d'un certo Crocchi che sono stati mal conci dai colpi e dalle sassate nell'atto che erano condotti in arresto; e del dentista Venturini che dovè fuggirsene a gambe dalla città perchè era indicato come Livornese. — In brevi termini, questi fatti non sono di assoluta volontà del Popolo, ma bensì suscitati dalle molte Camarille Aristocratiche ed Austro-Gesuite, e dall'appoggio a queste della non del tutto defonta Polizia. Quando però esse non desistano dalle loro mene infernali, siamo pronti a dare i nomi di coloro che le compongono, perchè la pubblica opinione ne faccia giustizia, e per infamia di pochi non condanni una generosa città.» — (Corriere Livornesedel 26 ottobre 1848.)221.Vedi Doc., a pag. 791.222.Vedi Doc., dell'Accusa, pag. 726. — Fra i nomi dei pacieri e dei promotori agli atti di devozione pel Principe e sua R. Famiglia, trovo registrati quelli di Ciofi e Niccolini;ora, finchè così operavano, non li poteva avere in odio nè perseguitare io; forse fingevano, ma rimane vero pur sempre, che per venirmi in grazia era mestieri si dimostrassero devoti al Principe Costituzionale.223.È notabile come in questo Avviso, dettato da persona nemica alla Costituente, non si dica nulla del timore che potesse riuscire dannosa alla sovranità di S. A.224.«I liberali erano soliti riunirsi la sera, ed erano sempre o più o meno insultati da gente pagata e poca.» — Vedi Doc., pag. 802.225.F. Guerri scriveva a Marmocchi il 2 febbraio alle 7 di sera: «Ipopolani non ci hanno dato ascolto, — il sangue è incominciato a versarsi, — Iddio ci salvi! La dimostrazioneliberalefatta un'ora fa al Granduca mi si dice imponente pel numero. — Le grida erano: Viva Leopoldo e la Costituente italiana. — Ma il primo a gridar la Costituente, che per ora non so chi sia,fu côlto di una coltellata nel viso. I reazionarii, che si dicono circa unaventina, ivi presenti, incominciando a fare rumore sono stati colpiti da pugni, uno ferito di coltello, e sono stati portati allo spedale. — Ancorchè la cosa non sia trascorsa più oltre, per Dio, non doveva succedere. —Temo triste conseguenze, e consiglio mandarvi una compagnia di linea.» — Vedi Doc. dell'Accusa, a pag. 206.226.Vedi Doc., pag. 802.227.«Ha già fatto un indirizzo al Ministero perrimproverarlodi non avere seguíto il Granduca, e domandare il suo ritorno a Firenze.» (Circolo del Popolo di Firenze. Doc. dell'Accusa, a pag. 193.)228.Ved. Doc. dell'Accusa, a pag. 791, 792, 799, 800, 801 802.229.Parte IV, pag. 117.230.«Si è udito parlare in bocca di questi sciagurati: — Morti tutti i Repubblicani, daremo addosso ai Signori. — Scala naturale delle passioni cattive di plebe corrotta suscitata, e fermentante da insinuazioni immorali.» — (Doc. dell'Accusa, pag. 101.)231.Cittadino PresidenteQuesta sera 6 febbrajo vi era Circolo al Pubblico Teatro. Mi vi sono recato, e siccome il presidente mi ha chiamato al seggio annunziandomi come vice-presidente del Circolo popolare di Firenze, così ho detto a questi nostri fratelli quanto noi c'interessavamo ai loro destini, ho raccontato quanto avevamo fatto per loro, ed ho offerto in nome del Circolo tutti quegli aiuti tanto morali che materiali di cui potrebbero abbisognare. Molti evviva e ringraziamenti al Circolo popolare. Spero il Circolo approverà quanto ho fatto. Voleasi fare una dimostrazione questa sera; e siccome vi era pericolo si cambiasse in tumulto, così ho pregato il Popolo la differisse a domani. Domani a mezzodì avrà luogo. Domani stesso vi scriverò più a lungo e vi dirò qualche cosa degli affari in generale:non lo posso questa sera perchè non ho visto nessuno.Vostro Socio e F.G. B. Niccolini.P. S. Vi raccomando calorosamente le decurie e centurie.(Documenti dell'Accusa, pag. 103.)232.Storia della Rivoluzione, Ed. cit., cap. 28, pag. 86.233.A pagina 348 dei Documenti dell'Accusa trovo il biglietto al signor Lanari, e dice così: «Signor Lanari. In Livorno i proprietarii dei Teatri si fanno un pregio imprestarli una sera o due al Popoloper le sue solennità. Vi reputava un po' più patriotta, meno impresario. Mi figuro che tutto dipenderà da moneta; ditemi quanto volete, e vi pagherò, perchè voglio sottrarvi al caso, che il Popolo entri di santa ragione, e per pagamento possa spezzarvi le panche.» Intanto ecco che l'Accusa cita inesattamente; poichè per avere scritto, che gl'Impresarii livornesi imprestavano al Popolo i Teatri per le loro solennità, ciò non importi che per solennità ritenessi l'adunanza del Circolo a Firenze; le solennità a cui accennavo erano passate, e per necessità diverse dalle presenti: insomma frase usata per impegnare lo Impresario e niente più: inoltre, in anticipazione io non sapeva quello che il Circolo potesse commettere, e mi si diceva volervi celebrare festa di allegrezza, di pace e di riconciliazione fra i Partiti; ma ciò non monta, anche avessi presagito il suo contegno, a me non era dato operare diversamente da quello che feci.234.«Opponendo ad ogni contrarietà il diritto del Popolo nei palazzi eretti dai nostri padri per lui.» Vedi Documenti dell'Accusa, pag. 196.235.A pag. 171-172 dei Documenti dell'Accusa occorrono due scritti del signor Nerli Direttore delle Regie Fabbriche, dai quali si ricava, che esitando egli a ordinare certi acconcimi, che si trovarono sommare a Lire 1000, nella Chiesa di San Pancrazio richiesta dal Circolo, mentre il Governo aveva indicato, che fosseropiccoli e necessarii, i Rappresentanti di quello gli dissero: «che se non facesse immediatamente e prontamente eseguire quanto avevano domandato, avrebbero fatto conoscere al Popolo dove egli abitava.» —Con tali dichiarazioni, aggiunge il signor Nerli,ognuno può credere che non tardai a dar corso a tale affare.....!Crede ella l'Accusa, che il Circolo fosse meco più blando che col signor Nerli, o che pretendesse meno da me di quello che imponeva a lui?236.Certa volta durante il mio Ministero facendo parte di una Deputazione di Barga egli si presentò all'Ufficio; ma siccome ei non disse parole, e non lo badai, persisto a dichiarare essermi state fino al 9 Febbraio 1849 le sue sembianze ignote.237.Vedi Requisitoria dei Repubblicani contenuta nella opera del Rusconi.238.Ricordo che voleva rifiutare, ma G. P. Vieusseux me ne sconsigliò, assicurandomi che gli avrei fatto dispiacere.239.Vedi Archivio degli Affari Esteri.240.E quando Niccolini romano ebbe ad abbandonare Firenze, lo feci io perchè m'impediva proclamare la Repubblica? E quando più tardi con lievi soccorsi Mordini persuadeva Flaminio Lolli a recarsi in Corsica e in Grecia (Ved. Docum. a pag. 232), e quando ad ogni patto mandavo La Cecilia a Parigi, intendevo ingagliardire la schiera dei Repubblicani? Dunque i Repubblicani erano ostacolo a fabbricare la Repubblica?... Gran testa è quella dell'Accusa!241.«Questa notte la città nostra fu agitata da insolito commovimento. Dopo le ore 8 di sera si videro splendere sopra le colline circostanti moltissimi fuochi, e ad un tempo si udirono spari di moschetto che continuarono lungamente. Presto si conobbe che nella campagna vicina a Firenze si tumultuava. La generosa popolazione fiorentina non mancò a sè stessa. Per tutte le vie era un accorrere, un chiedere le armi, un dichiararsi pronti a respingere con la forza i traditori, a versare il sangue per la libertà. La Guardia nazionale accorse in grandissimo numero, e mostrò qual partito se ne poteva trarre sì per comprimere gl'interni nemici, come le straniere aggressioni. Gli esuli lombardi accorsero tutti a difendere la libertà minacciata, e la Legione Polacca, sebbene rientrata in Firenze da poche ore, dimenticò la fatica e la stanchezza per accorrere a difesa della terra che ospitalmente l'ha raccolta. La Guardia Municipale fu infaticabilmente operosa. Ma ciò non bastava al desiderio ardente del Popolo. Tutti indistintamente chiedevano armi sospettando di essere traditi. Allora si mostrava a raffrenare l'ardore generoso il professor Montanelli, membro del Governo Provvisorio, che sorgeva dal letto, ove giaceva infermo, per accorrere alla chiamata del Popolo. Acquietava gli accorsi, mostrando loro come il disordine poteva essere più funesto della scarsità della forza; avvertiva i cittadini a tenersi pronti, ove fosse stata necessaria l'opera loro; lasciassero libera l'azione del Governo che vigilava a salvezza comune. Alle parole dell'uomo venerato e caro si acquietava la moltitudine, ma non dimenticava il pericolo della Patria. Intanto non cessavano le cure del Governo. Forti pattuglie perlustravano la città e uscivano anche dalle porte per iscoprire se dalle campagne si movesse aggressione. Furono arrestati molti tumultuanti, e il Popolo a fatica si conteneva dal manometterli, se non fosse stato l'egregio contegno dei militi, e il rispetto alla Legge che è così forte in questa egregia popolazione. Il Governo ricerca assiduamente gli autori de' fatti scellerati i quali resteranno esposti a tutto il rigore della Legge, alla infamia e all'abominio di tutti gli onesti; premio degnissimo a chi cerca contaminare di sangue cittadino questa terra che fu culla di civiltà e di sapienza.»«Popolo di Firenze!«I segnali di un movimento retrogrado apparivano ieri sera sulle colline circostanti. Ma agli occhi tuoi, o Popolo di Firenze, splendeva un'altra fiamma, quella santissima di libertà, e col tuo sorgere pronto, risoluto ed unanime, contro l'esterno attentato, mostrasti quanto male si fosse apposto chi ti aveva sperato cooperatore alle sue nefande intenzioni.«Lode a te! Lode a tutti coloro che in questa solenne occasione si mostrarono devoti alla Patria! E bene veramente meritarono della Patria la Guardia Municipale, le milizie di Artiglieria, l'Emigrazione armata Lombarda, la Legione Polacca, e tutta la Guardia Nazionale, di cui faceva parte la Riserva. Ogni elogio sarebbe poco a significare i sentimenti che il Governo professa verso i generosi militi della Guardia fiorentina per la prova solenne di devozione che col loro numeroso e pronto concorso porgevano alla causa dell'ordine e della libertà. Esso sa che in qualunque pericolo li troverebbe egualmente pronti a rispondere alla chiamata della Patria.«Perchè sia conosciuto il carattere dell'attentata reazione, basterà dire che si gridava: —Viva i Tedeschi!— Il nemico comune d'Italia vorrebbe con questi mezzi spianarsi la via della invasione da tanto tempo desiderata.«Ma tu, o Popolo, vincerai, serbando fede in Dio che protegge l'Italia, e nella santità dei tuoi diritti. I tuoi figli già su i piani lombardi si mostrarono degni discendenti del Ferruccio, e le glorie del Mincio non saranno, ove occorra, smentite sulle rive dell'Arno.«Firenze, 22 febbraio 1849.«G. Mazzoni.«G. Montanelli.»(Monitoredel 23 febbraio 1849.)«È stato universale il grido di riprovazione e di difesa. La Guardia Civica è corsaimmediatamentealle armi in gran numero. La Guardia Municipale ha mostrato zelo e operosità lodevolissima. La Emigrazione Lombarda era tuttaarmata. Il Popolo voleva armarsi tutto, e ho dovuto parlargli per contenerlo. — Sono stati fatti degli arresti nelle vicinanze, e durano fatica asalvare gli arrestati dalla furia del Popolo.» — (Dispaccio telegrafico del 22 febbraio 1849.) — La verità dei fatti contenuti in questo Dispaccio è confermata dalla Deliberazione Municipale del 24 febbraio 1849 dove occorre scritto: «Considerando in ispecie che lacondotta del Popoloe dellaGuardia Nazionaledi Firenze nella sera del 21 corrente dà al Governo garanzia sufficiente, che i Cittadini bastano senza eccezionali misure a tutelare l'ordine e la libertà...» Dunque anche il Municipio pensava che i moti del 21 la libertà e l'ordine avversassero, ed egli stesso fa fede che Popolo e Civica così risoluti li compressero da dispensare l'uso di ogni eccezionale provvedimento. Il Prefetto di Firenze, spaventato a ragione degli atti minatorii del Popolo, invoca il 22 febbraio lo aiuto del Circolo onnipotente in tutela degli arrestati: «Il Presidente del Circolo del Popolo è pregato inviare alle Carceri pretoriali una deputazione dei suoi Socj per esortare il Popolo, che ivi si trova affollato, a rispettare la Legge e la giustizia, non insultando le persone che gli agenti della pubblica forza vi conducono in istato di arresto.» — (Vedi Documenti dell'Accusa, pag. 115.) — E buono accorgimento fu questo; però che si venisse a togliere al disordine la parte più temuta, e impegnarla ad opera di civiltà. — Uno Smith, un Ricciardi, e fu detto un Trollope, furono salvati a stento su la Piazza di San Firenze dal Popolo infuriato. — IlConciliatore, perpetuo nemico nostro, nel 23 febbraio 1849 stampava: «I fatti accaduti nei contorni di Firenze e in varie parti della Provincia danno segno di una divisione di animi nelle nostre Popolazioni, e possono essere seme funesto disanguinosi dissidii domestici.... Ma se del mal fatto sono oggi inutili i rimpianti, non crediamo che a niuno onesto sia conteso proporre quei rimedii che almeno possono renderlo minore nei suoi effetti....Usi il Governo della forza della Legge per comprimere i perturbatori..... Ora la rovina si è fatta completa, l'avvenire si è coperto di tenebre, e Dio solo sa a che riusciranno.»«L'adunanza del Circolo rimase sospesa dalla notizia che si udivano fucilate in varie direzioni delle campagne e apparivano segnali di fuochi dal Monte alle Croci, da Monte Oliveto, e da quasi tutte le colline che circondano la città. Verificata in parte la cosa, tutto il Circolo corse ad armarsi. Già tutto il Popolo di Firenze muovevasi di un moto solo; ed era cosa commoventissima il vedere la disperazione di coloro che non potevano trovare armi.» — (IlPopolanodel 23 febbraio.)242.Documenti, pag. 507.243.«Toscani!«Il Principe, a cui voi prodigaste tesori di affetto, vi ha abbandonato.«E vi ha abbandonato nei supremi momenti di pericolo.«Il Popolo e le Assemblee legislative hanno appreso questo fatto con senso di profonda amarezza.«I Principi passano, i Popoli restano.«Popolo ed Assemblee hanno sentito la loro dignità, e provveduto come conveniva.«Il Popolo e le Assemblee ci hanno eletti a reggere il Governo Provvisorio della Toscana. Noi accettammo, e in Dio confidando e nella nostra coscienza, lo terremo con rettitudine e con forza.«Coraggio! Stiamo uniti; e questo avvenimento sarà lieve come piuma caduta dall'ala di uccello che passa.«Nessuno si attenti sotto qualunque pretesto turbare la pubblica sicurezza. Il Popolo guardi il Popolo. La libertà porta bandiera senza macchia. I Toscani se lo rammentino. Custodi, per volere del Popolo, della civiltà, della probità, e della giustizia, noi siamo determinati a reprimere e acerbamente reprimere leinique mene dei violenti e dei retrogradi: difensori della Indipendenza, noi veglieremo a ordinare armi libere e onorate.«Viva la Libertà!«Firenze, dal Palazzo della nostra Residenza, questo dì 8 febbrajo 1849.«I Membri del Governo Provvisorio Toscano«F.-D. Guerrazzi. — G. Mazzoni. — G. Montanelli.»244.Il Dispaccio al Sotto-Prefetto di Montepulciano non si è trovato; ma solo una lettera responsiva di Zelindo Boddi, che il sig. Falleri ci fa sapere concepitain misterioso linguaggio; ella dice così: «Ho letto la sua lettera; — mi ha recatodolore, ma non mi fa perdere animo. — Il Popolo al giungere della Staffetta si è adunato, ed è corso incontro a me. — Ho annunziato iltristo successo, e meglio andrò a pubblicare quanto accadde, fra pochi istanti, nello interno del Paese. Mi uniformerò agli ordini, ed alle istruzioni ricevute, e darò conto di tutto a misure prese e adottate. — Mi circondodi tutti i buoni, che mi promettono conforto, e assistenza. (Docum., pag. 280). Questa risposta, che al Falleri sembramisteriosa, a me pare, che risponda acconciamente alla lettera ed allo spirito del Dispaccio, per certo uguale agli altri spediti da me, e forse con qualche espressione di più, che valse a indurre lo scrivente ad attestare il suodolorepeltristo successo, però che la bontà della indole, ed altri pregi, che taccio, da molti anni mi avevano persuaso a stimare e ad amare Zelindo Boddi.245.Documenti, pag. 297.246.Documenti, pag. 289.247.Documenti, pag. 412.248.Documenti, pag. 412.249.Vedi Documenti dell'Accusa, pag. 284.250.Indirizzo del Popolo di San Quirico. (VediMonitore, 19 febbraio 1849.)251.«Al cittadino presidente del Circolo del Popolo di Firenze. — Il Circolo (di Siena) ha deliberato nella sua tornata del 21 di atterrare tutti gli Stemmi Medicei, e tutte le insegne della vecchia tirannia, al sorgere della nuova libertà. Quando s'inalza l'Albero della Repubblica debbono cadere i monumenti della oppressione ec..... V'invitiamo a fare altrettanto.» (IlPopolanodel 26 febbraio.)252.Io conosco il deposto del Professore Zannetti, il quale meritamente ogni uomo onora, come lealissimo. Interrogato intorno alla violenza, che avrebbono potuto farmi gli Arrabbiati, risponde, cheesigenze forti per certo io subii perchè nelle varie volte(e furono moltissime)ch'egli si condusse da me nella qualità di Generale della Guardia Nazionale dovè accorgersi, che mi trovava in condizioneASSAI CRITICA.253.Medesimi eventi, e medesime scuse occorrono in Francia; così vedremo più tardi Garat Ministro della Giustizia esporre all'Assemblea nel 1792: «la forza pubblica rimane spettatrice inerte — e si scusa dicendo nonavereordini. Prima che gli ordini arrivino, i tristi radunano il Popolo, lo infiammano, lo strascinano, e il male cresce.» (De Barante, frammenti citati.)254.Mémoires de Bailly. Tom. I, pag. 228.255.Vedi questo Decreto stampato in tutti i Giornali del tempo, nei numeri del 9 febbraio.256.Alba, 9 febbraio 1849.257.Vedi ilConsiderandoIV della Deliberazione Municipale del 24 febbraio 1849.258.Conciliatore. Si riporta per intero in altra sede di questa Apologia.259.Aureo Trattatello dei Sinonimi.260.«Il nostro Circolonon dorme, e cura quanto può gl'interessi dei fratelli, che gli sono carissimi. Ha già fatto uno indirizzo al Ministeroper rimproverarlo di non avere seguito il Granduca, e domandare il suo ritorno in Firenze. Si è poi costituitoin permanenza, ha creato una commissione perchè sia in corrispondenza continua col Ministero, e cinque commissarii ec. — Firenze, 5 febbraio 1849.» — (Documenti dell'Accusa, pag. 193.)261.Vedi sopra.262.Popolanodel 16 febbraio 1849.263.Popolanodel 14 febbraio 1849.264.Popolanodel 16 febbraio 1849.265.Popolanodel 15 febbraio 1849.266.«Domenica giunsero varie Deputazioni dalle principali Provincie col grido di Repubblica sulle labbra.» — (Popolanodel 20 febbraio 1849.)267.Caino, Mistero. Atto 1.268.Monitoredel 1 marzo 1849.269.A pagg. 102, 105-109 dei Documenti dell'Accusa si trovano traccie del fiero sospetto in cui era venuto il Barone Ricasoli. L'Archivio del Ministero conserva le altre carte.270.Sir George Hamilton to viscount Palmerston.«Florence, February 27, 1849.«.... They (Provisional Governement) are obliged however to submit to a most despotic master, who hourly reminds them of the chains by which they are held in submission, viz the power of the clubs. These formidable assemblies govern the Governement. It is impossible to exaggerate the terror, the poverty and desolation reigning in this fair city.» — (Correspondence affecting the affairs of Italy.Part. IV, pag. 174. London, Printed by Harrison and Son.)271.Galignani's Messenger. March, Friday, 16, 1849. «A letter from Florence of the 8 March says, etc.»272.Di questa lettera, quantunque porti la firma di Marmocchi, fu somministrato il concetto da me, come sovente soleva fare; e forse si custodisce nello Archivio. — Documenti dell'Accusa, pag. 298.273.Era notorio allora, ed il Governo non lo ignorava nè poteva ignorarlo, che grossi legni inglesi incrociassero nelle acque toscane. — Vedi ilCorriere Livornesedel 9 febbraio, e ilNazionaledel 10 e 12.274.Pepe,Histoire des Révolutions d'Italie, pag. 36. — Bruxelles.Cesare Vimercati, officiale di marina austriaco, nella suaItalia ne' suoi confini e l'Austria ne' suoi diritti, ovvero Rivoluzione e guerra del 1848, a pag. 39, così ci racconta pure questo fatto. «Il Vice-Presidente allora prometteva sulla sua parola che gli avrebbe soddisfatti; ma il Popolo, sapendo per esperienza quanto valevano le promesse, infuriava gridando:lo vogliamo in iscritto; ed un tal Cernuschi facendosi avanti obbligava O' Donell a sottoscrivere diversi ordini che venivano tosto pubblicati per la città, e che qui riportiamo:«Milano, 18 marzo 1848.«Il Vice-Presidente, vista la necessità assoluta per mantenere l'ordine, concede al Municipio di armare la Guardia Civica.«Firmato: ConteO' Donell.«La Guardia della Polizia consegnerà le armi al Municipio immediatamente.«ConteO' Donell.«La Direzione di Polizia è destituita, e la sicurezza della città è affidata al Municipio.«ConteO' Donell.»275.Questa sera fummo spettatori d'una di quelle dimostrazioni che rivelano tutta la bontà nativa del Popolo, la soave arrendevolezza dell'animo suo.«Il Popolo e la Guardia Nazionale disposti in ordine, a suon di tamburo, preceduti da splendide bandiere, si recavano a salutare dei loro voti, dei loro applausi e dell'antico affetto, il nuovo Generale della Guardia Nazionale di Firenze, il professore Zannetti. La scena fu lieta e commovente ad un tempo: l'amore delle moltitudini trasfuso nell'evviva prolungato e universale: la rispondenza dell'acclamato rivelata con parole tenere, appassionate, interrotte dalla interna agitazione: l'ora, il luogo, e la solennità della festa, d'una familiarità popolare.....«Il professore Zannetti..... l'uomo eminentemente italiano, rinnovava la promessa alla patria di volerla difendere contro tutti i nemici interni ed esterni col baluardo del proprio petto, del proprio sangue. Diceva esser degno il Popolo di governarsi da sè stesso, di raggiungerela più filosofica forma di governo, la Repubblica, quando sappia contenersi nelle vie dell'ordine, dell'armonia, della fratellanza. La Guardia Nazionale non dover mai apparire altrimenti che in tutela della libertà: l'esercito stanziale, gli altri corpi dello Stato, il Popolo tutto concordare con essa al santissimo fine. E la Toscana decretare i suoi destini con tranquillo giudizio, secondo il voto universale.«Il Popolo applaudiva a queste parole, interrompendole della sua approvazione; applaudiva agli abbracci fraterni dati come simbolo dell'amplesso generale dal professore Zannetti ad un Ufficiale della Guardia Nazionale, ad un altro della milizia.«Suggellava in quel momento un patto infrangibile d'amore e d'alleanza coll'esercito, colla Civica antica, colla sorgente e rinnovata Guardia Nazionale. Poi, ad una semplice preghiera del Generale, si disperdea, procedendo alle grida di: Viva Zannetti, Viva la Repubblica, Viva l'Unione con Roma.«Tali sono le tendenze e le volontà del Popolo che si rivelano ad ogni istante, in qualunque occasione.Noi non sappiamo perchè gli uomini del Governo e quelli che sono da esso preposti sembrino paventare questa salutare espansione del Popolo, e s'industrino a rattenerla. Vanno ripetendo l'ordine, l'ordine, l'armonia. E chi più del Popolo la sente, la coltiva, l'apprezza? Vanno instillandogli che egli non abbia a usurpare una soverchia potenza, facendosi rappresentanza del concetto di tutti, e quasi gl'indicono di porre un freno agli interni aneliti, che sono la prima rivelazione della verità. E chi più del Popolo non l'ha da gran tempo compresa questa verità; di lui che in luogo del monopolio dei privilegiati, ha domandato e domanda il libero esercizio della sovranità universale? Lo spediscono dolcemente alle case con raccomandazione di calma taciturna, quasichè l'aperto grido alla luce del cieloin questo stadio di vita convulsae interrotta, — d'organismo politico disfatto e rinnovantesi, — non fosse un sintomo, una prima e necessaria manifestazione dell'avvenire!«Noi estimiamo, noi apprezziamo sopra tutti il distinto carattere, le splendidissime doti dell'egregio Zannetti. L'accento paterno e italiano dell'animo suo trova le vie del nostro cuore come quelle del Popolo. Lo preghiamo solamente a non lasciarsi trarre dal concetto dell'armonia fino a quello della profonda quiete, dall'idea della rispettata legalità fino ad un prolungato e mortale silenzio; — perocchè egli sa come noi e più di noi, quanto nobili e sante sieno le ispirazioni del Popolo accompagnate agli evviva per l'illustre cittadino.» — (Costituente Italianadel 15 febbraio 1849, —Popolano e Albadel medesimo giorno.)276.NelGalignani's Messengerdel marzo 1849, si legge, in certa lettera datata da Firenze: «after spending some time at Florence inattemptingto effect the fusion of Tuscany with Rome, he at length repaired to Rome.»277.Io sono stato lunga pezza meco stesso esitante se avessi dovuto citare la opera di Luigi Carlo Farini, come quella, che va deturpata di molte, e potrei dire infinite macchie. Vi ha chi godrebbe, che concitato a sdegno, non ingiusto forse, pei molti errori dettati sul conto mio, e più pel difetto del riguardo, che ogni onesto aver deve a cui versa in pericolo, io gli facessi rabbuffo tale da intronargli la testa. Appunto perchè questo spettacolo si cerca, e si vuole, non si ha da dare; e volta mite la parola a Luigi Carlo Farini, gli dico: «tu hai peccato molto; se per leggerezza, mi appello da te male informato a te bene informato: anco verso gl'Imperatori adoperavasi questa formula, e non l'avevano a male, e tu sai che da Filippo dormente sendo interposto appello a Filippo svegliato, il re multò sè stesso nei danni della iniqua sentenza; nè tu, confido, per carità patria, e per onore al tuo nome, vorrai esser minore del Macedonio; dove poi, e questo repugno credere, te avesse mosso o tristizia di mente malvagia, o viltà di anima venduta, allora io dovrei contristarmi per la Patria, e per te.» Intanto fra i suoi errori, cui a me piace credere involontarii, non ha potuto negare queste verità: «... Il Mazzini era giunto il dì stesso che il granduca partiva da Siena, e vi era stato accolto con grande festa. Egli si era dato a predicare l'unificazionecon Roma, che non voleva chiamar fusione; parola a lui ed a' suoi esosa, la quale voleva dire lo stesso, ossia non aveva significato pratico, perchè gli uomini ed i popoli non si fondono come i metalli per calor di libertà e artificio di eloquenza, nè gli Stati si unificano per decreto di assemblee. Ma il Guerrazzi non voleva l'unificazione, e pochissimi erano in Toscana che la volessero; del che gli stessi ufficiali del governo facevano testimonianza: sicchè anche in Toscana il Maestri milanese, legato della Repubblica Romana, faceva poco frutto... Il Mazzini non riesciva a governare nè coll'autorità sua, nè colle pratiche e le grida de' suoi, i negozii politici della Toscana. Modesto egli al sembiante, come ostinato di volontà, desiderava sovra ogni altra cosa fare della Toscana una provincia della Repubblica Romana: ma questo concetto coperto sotto la pomposa parola d'unificazionenon andava a versi nè del Guerrazzi, nè del Consiglio di Stato, nè pur dei cittadini più segnalati per liberali caldezze.» Quello che seguita intorno a Montanelli e a Mordininon è vero; e finalmente! «... A Roma egli (il Mazzini) dà sollecita opera a costringer di là Toscana a quella unificazione, a cui la non si voleva piegare, e vi narra che tutti i Toscani ne hanno desiderio, sebbene sappia il contrario; e perora e studia perchè si compia.»278.Il mio Difensore mi narra, come l'Accusa per escludere la violenza si fondi sopra il deposto di due testimoni; e chi sono eglino? Due Custodi del Ministero. E perchè due soli, e gli altri esclusi? Perchè questi due come conservati in impiego reputò l'Accusa degni di fede, i dimessi non parvero sicuri. Badino bene i Ministri ai Custodi che si mettono dintorno, procurino di tenere strette le chiome alla Fortuna, perchè il pericolo, che corrono di vederseli mutati in delatori, e in peggio, è grande davvero. — Ma i Custodi hanno contro il fatto, il senso comune, copia di testimoni più intelligenti e più degni; e finalmente intorno alla violenza relativa il Dispaccio della Spedizione di Portoferraio niente possono deporre perchè essi dichiarano avere lasciato il posto alle 23 ore, ovvero alle ore 4 e ½ pom., e il Dispaccio in discorso fu scritto alle 6 pom.279.Popolanodel 9 febbraio 1849.280.Avverti che i Giornali sono scritti il giorno avanti della loro pubblicazione: così l'ArticoloFirenze14 è pubblicato il 15 febbraio.281.Alba, 4 marzo 1849.282.Alba, 11 febbraio 1849.283.Alba, 12 febbraio 1849.284.Popolanodel 12 febbraio 1849.285.Vedi Documenti dell'Accusa, pag. 193.286.Ivi.287.Popolanodel 12 febbraio 1849.288.Ivi.289.Popolanodel 13 febbraio 1849.290.Popolanodel 12 febbraio 1849.291.Costituente Italianadel 12 febbraio 1849.292.Popolanodel 10 febbraio 1849.293.Popolanodel 12 febbraio 1849.294.IlNazionaledel 14 febbraio 1849.295.«Il Governo chiama i militi livornesi contro i nemici interni,e non per una dimostrazione politica. Ella prenderà tutte le misure onde questo non segua. Presentemente la città è in calma.» — (Dispaccio telegrafico al Governatore di Livorno, 11 febbraio 1849, in risposta al Dispaccio telegrafico del medesimo Governatore, che interrogava: «Si sa che Roma ha proclamata la Repubblica;non sarebbe bene insinuare a questi militi di proclamare essi pure la Repubblica venendo a Firenze? Su questo particolare attendo ordini precisi.» — Vedi Documenti, pag. 481.) — Confrontisi questa domanda con la lettera dello stesso GovernatoreDEL 9 FEBBRAIO 1849, segnatamente con le parole: «Prevenuto dello arrivo di G. Mazzini atteso su le prime ore del giorno scorso, e consapevole dei timori che si avevanodi un pronunziamento in senso repubblicano, volsi ogni cura a prevenirlo, e tutto disposi onde l'illustre Italiano meco prima che al Popolo avesse colloquio, augurandomi averlo concorde o che le cose procedessero senza danno nella santa causa comune ec.» — (Documenti, pag. 306.) Donde si fa manifesto come non vi fosse trama di sorta per rovesciare la Monarchia, secondochè fantastica l'Accusa; gli ordini del Governo avversassero la Repubblica, e Mazzini a Livorno sopraggiungesse a caso; la Costituentefosse messa innanzi per arrestare la tumultuaria proclamazione della Repubblica, e finalmente che Mazzini a Firenze, mutato consiglio, non tenne il patto.296.Popolanodel 13 febbraio 1849.297.Popolanodel 13 febbraio 1849.298.Ivi.299.Costituente Italianadel 13 febbraio 1849.300.Costituente Italiana, del 13 febbraio 1849.301.Dunque Livornesi non vi erano mescolati?302.Popolanodel 13 febbraio 1849.303.Popolanodel 13 febbraio 1849.304.Costituente Italianadel 14 febbraio 1849.305.Popolanodel 14 febbraio 1849.306.Popolanodel 14 febbraio 1849.307.Alba, 16-17 febbraio 1849.308.Popolanodel 15 febbraio 1849.309.Popolanodel 14 febbraio 1849.310.Popolanodel 14 febbraio 1849.311.Popolanodel 13 febbraio 1849.312.Popolanodel 16 febbraio 1849.313.Costituente Italianadel 16 febbraio 1849314.IlPopolanodel 15 febbraio 1849.315.Frusta Repubblicanadel 15 febbraio 1849.316.Popolanodel 15 febbraio 1849.317.Documenti dell'Accusa, pag. 308.318.Documenti dell'Accusa, pag. 825.319.Ivi.320.Popolanodel 17 febbraio: «(12 detto) — Le popolazioni maremmane sono tutte in armi, e su questi luoghi l'ex-Granduca non può sperare nessun favore.» —Popolanodel 21 febbraio: «(16) — Gli animi sono ardenti, e vogliono una volta finirla con un ex-Principe.....»321.Popolanodel 14 febbraio 1849.322.Corriere Livornesedel 14 febbraio 1849.323.Corriere Livornesedel 17 febbraio 1849.324.Documenti, pag. 161.325.Documenti, pag. 160 e 415.326.Documenti, pag. 162. Dispaccio telegrafico del 16 febbraio.327.Documenti dell'Accusa, pag. 326. «Il Popolano continuerà sempre ad essere il Monitore del Circolo del Popolo di Firenze.» (Popolano, 6 febbraio 1849.)328.«Questa mattina (17 febbraio) a ore 10 a.m. circa è partito da Livorno per Maremma un battaglione di Volontarii livornesi comandato dal maggiore Guarducci.» — (Popolanodel 18 febbraio 1849.)329.Documenti dell'Accusa, pag. 300. Rapporto Guarducci a C. Pigli da Rosignano, del 18 febbraio 1849.330.«Faccia subito partire per Pontedera i Cavalleggieri; e li dia ordine che simettinosotto il mio comando, perchè domanipensopartire per la Maremma.» —17 febbraio 1849.331.«Petracchi a Guerrazzi: — Ricevo in questo momento un Dispaccio dal Pigli che dice: Torni immediatamente. È vero, si tenta un colpo a Pietrasanta, ma non riuscirà. Nulladimeno è necessario che i buoni Livornesi sieno inLivorno. — Cosa devo fare? ho bisogno d'istruzioni, e sollecitamente.» —18 febbraio 1849, ore 11 a. m.Mazzoni, non io, dà il medesimo ordine a Petracchi, ma dopo.«Petracchi a Pigli: — In questo momento ricevo un Dispaccio dal Presidente Mazzoni, che mi ordina partire per Livorno.» —18 febbraio 1849, ore 12, m. 45.Dunque Pigli ordinava prima, e indipendentemente dal Governo.332.Pag. 161, 165, 415.333.Documenti dell'Accusa, pag. 166.334.«Ill. sig. Prefetto.Mando a Grosseto, come il Governo superiore mi ordina, 12 Municipali guidati da un Tenente, e alquanti Artiglieri nazionali, e di linea. La prevengo, chedomattina a qualche ora partirannoda Livorno 2 Compagnie di Guardia Nazionale dirette a Santo Stefano, e che nellostesso giorno di domaniprocederanno nella stessa direzione altre forze militari provenienti da Firenze, e capitanate dal Gen. D'Apice, — È inutile ec. —Livorno 14 febbraio 1849, ore 11 di sera. —Pigli.»335.Documenti, pag. 295.336.In proposito di corrispondenze qui cade in acconcio raccontare come (e il modo ignoro, ma anche da ciò si argomenti se convenisse andare cautelati) il Circolo del Popolo intraprendesse un plico diretto da Gaeta al sig. Boiti impiegato nella Posta delle lettere di Livorno, e recatolo al Governo instò perchè lo Ufficiale si destituisse. Doleva grandemente tanto a me, che al buono Adami, piegare sotto la dura legge, ma e' fu forza pel momento subirla. Il sig. Consigliere Ronchivecchi, curatore del giovane, sollecito degl'interessi di quello e della famiglia cui apparteneva, poco bene provveduta a sostanza, raccomandava il giovane nello impiego si restituisse; ed io risposi subito, che volentieri, imperciocchè non era stato remosso per noi, bensì dalla prepotenza della Fazione soverchiante; però bisognare, che alcun poco di tempo passasse onde non fare un peggio; al fine, quando mi parve capitato il destro, reintegrai il sig. Boiti nello ufficio con grande contentezza della sua famiglia e del sig. Ronchivecchi, il quale parmi venisse due volte, ma certamente una, per conferire meco su questo negozio, e ringraziarmi. — Di questo fatto, della umanità di riceverlo, dell'ottima mente a soddisfarlo, e dei discorsi intorno la violenza che la Fazione esercitava sul Governo, chi meglio può testimoniare del sig. Consigliere Ronchivecchi? — Così mi adoperava io a preservare da ogni offesa della Fazione la famiglia degl'impiegati; e se me salutassero allora una seconda Provvidenza, pensatelo voi!... Ma in quel tempo l'ora della ingratitudine non era suonata.337.Rapporto del Governatore del 9 pervenuto al Governo il 10 febbraio: (Documenti dell'Accusa, pag. 306.) «.... cui concedo — munizioni da bocca e da fuoco, non che lire 10,000 toltedalla Cassa della Doganae delle quali sarà reso conto, mentre d'altrondenegarle sarebbe stato un contrastare per diffalta di mezzi al conseguimento del fine».338.Rapporto del 13 febbraio 1849. Documenti dell'Accusa, pag. 309.339.Detto Rapporto.340.Documenti dell'Accusa, pag. 309.341.I Documenti dell'Accusa, a pagine 320, contengono la prova contraria a quanto immagina l'Accusa. Il Governatore Pigli nel 21 febbraio 1849 chiededi aggiungere una colonna di 100 Volontarii ai Municipali mandati ad Orbetello, facendoli condurre dal sig. La Cecilia. Questo Documento pertanto dimostra: 1º Che nè il Governatore nè La Cecilia avevano ricevuto incarico di Spedizione alcuna, perchè altrimenti il Pigli non aveva bisogno di essere autorizzato a mandare 100 Volontarii; 2º Che il Governatore bene era stato commesso a ragunare gente scelta, non già a spedirla, molto meno a darle capi di sua volontà; 3º Che la proposta era mossa per avventura allo scopo che non gli venisse rampognato il fatto comeuno dei soliti spropositi; quale era stato lo arbitrario, comecchè poco dannoso, invio di La Cecilia in Maremma.342.Dell'ingegno di Gio. La Cecilia, decisamente antipatico a qualunque subiezione, ostinato a fare a modo suo, e a confondere ogni ordinamento, mi porge prova certa lettera rinvenuta tra le mie carte in Livorno. Il Municipio mi aveva incumbensato della organizzazione della Guardia Civica; io consentiva, compiacendo al voto del Popolo, incumbensare La Cecilia di talune attribuzioni: questi le usurpa tutte, e subito; anziarriva perfino a pubblicare notificazioni col mio nome senza pure consultarmi!Il Gonfaloniere mi mandava la lettera seguente, che io partecipava a La Cecilia con la nota che vi si legge a tergo: sono testimoni informati del fatto Fabbri e Baganti, ed altri parecchi:«Illustriss. Signore«Leggo nella Notificazione o Avviso di questo giorno, che le forme per la elezione degli Uffiziali, sotto-Uffiziali ec., devono essere indicate dal Municipio; ciò è contrario alla Notificazione del 9 settembre, poichè in essa vien detto chein tutto quello che non è contemplato nel presente Regolamento s'intende supplito dalla legge e dagli ordini in vigore relativi alla Guardia Civica Toscana.«Ora non trovandosi nulla in proposito su detta Notificazione mi sembra che si debba tenere il sistema antico delle schede ec. per quanto lungo, e nojoso.«Le sono rispettosamente«Di VS. Ill.«Dalla Comunità di Livorno, il 27 settembre 1848.«Devotis. Servitore«Avv. L. FabbriGonfaloniere.«All'Ill. Sig.Avv. F.-D. GuerrazziLivorno.»(In margine) «A. C.«Non è mia colpa tutto questo apparato di solennità, ma del Diplomatico Baganti. — L. F.»(A tergo) «Come rispondere alla qui aggiunta? Questa Notificazione di stamani io non l'ho neppure vista. — E ciò dipende sempre perchè voi organizzatori disorganizzate ogni cosa, repugnando fare sempre capo a un centro. Io taccio per non parere geloso di prerogative; ma voi siete imbroglioni per eccellenza. Non sono io incaricato con Petracchi della Guardia Civica? Dunque perchè mandi tutti i fogli in Comunità? anzi ve li porti tu stesso? Perchè fai Notificazioni in mio nome senza che pure le legga? Così non va BENE.«F. D. G.»343.Corriere Livornesedel 9 marzo 1849.344.Documenti, pag. 498.345.Ivi.346.Documenti, pag. 426.347.Documenti, pag. 427.348.Ivi.349.Documenti, pag. 496.350.Documenti, pag. 499.351.Documenti, pag. 428. Dispacci telegrafici del 5 marzo 1849.352.Documenti, pag. 499.353.Documenti, pag. 500.354.Documenti, pag. 429.355.Documenti, pag. 433.356.«Concertate il mutamento della Municipale di Livorno con Firenze, e subito qui la ridurremo. Create le altre due Compagnie, o date promessa d'imminente formazione.» (Dispaccio telegrafico del 5 marzo 1849. Documenti, pag. 428.) — «Consigli di prudenza hanno fatto inviare il primo reggimento in città amicissima. Piace il disarmo.» — (Dispaccio telegrafico dell'8 marzo. Documenti, pag. 430.)357.Medesimo Dispaccio.358.«Sulla voce della partenza della Municipale Livornese per Firenze, alcuni del Popolo hanno mormorato,che i Fiorentini venivano qua per opprimere la libertà.» — (Dispaccio telegrafico del Marmocchi 6 marzo 1849. Documenti, pag. 500.)359.«Perchè ad arte si era sparso, che io veniva incaricato di far fuoco sul Popolo, come già (dicevasi) avevo io fatto sul Popolo pistoiese.» — (Rapporto del Tenente Colonnello Reghini al Generale D'Apice, del 9 marzo 1849. Documenti, pag. 69.)360.Si noti che ricorrevano al solito rimedio adoperato in simili frangenti per tutelare la vita minacciata dei cittadini.361.Dispaccio telegrafico del 9 marzo 1849. Documenti, pag. 430.362.Documenti, pag. 430.363.Documenti, pag. 431.364.Lettera del Generale D'Apice. Documenti, pag. 70.365.E questo dimostra quanto tuttora potessero i Circoli.366.Dispaccio telegrafico del 12 marzo 1849. Documenti, pag. 502.367.Dispacci telegrafici. Documenti, pag. 433.368.Ivi.369.Documenti, pag. 431.370.Dispacci telegrafici. Documenti, pag. 432.371.Dispacci telegrafici del Prefetto Martini, e del Comandante di Piazza Barli. Documenti, a pag. 432 e 503.372.Perchè non fuggivi? — domandano ora i Giudici. — Allora, io domando a loro, avreste voi interrogato così?373.Dispacci telegrafici del 13 marzo 1849. Documenti, pag. 433.374.Documenti, pag. 503.375.Vedi Documenti, pag. 506-507.376.Dispaccio telegrafico del 18 marzo. Documenti, pag. 437.377.Documenti dell'Accusa, pag. 787.378.Documenti dell'Accusa, pag. 530.379.Il lettore benevolo avrà in mente: 1º La sentenza contenuta nella lettera di Carlo Pigli diretta a me l'11 ottobre 1848: «Noi vogliamo la Costituzione sincera, e la strada di ogni civile progresso sgombra da ogni impaccio di vile egoismo;» 2º Il Rapporto del medesimo, 9 febbraio 1849, il quale, dietro le mie istruzioni contenute nel Dispaccio telegrafico del 31 gennaio 1849, si affaticava a impedire che Mazzini provocasse la gente a tumultuaria Repubblica: «Prevenuto dello arrivo di Giuseppe Mazzini atteso su le prime ore del giorno scorso, e fatto consapevole dei timoriche si avevano di un pronunziamento repubblicano, volsi ogni cura a prevenirlo, e tutto disposi onde l'illustre Italiano meco prima che al Popolo avesse colloquio, augurandomi averlo concorde a che le cose procedessero senza danno alla santa causa comune.... Convocai presso di me lo Stato-Maggiore della Guardia Civica ed i migliori patriotti, tra i quali D'Apice, La Cecilia, ed Antonini, sempre tacendo la causa delle mie inquietudini, finchè, affrettata la venuta di Mazzini in Palazzo,nello intendimento di porre a profittola sua influenza, svelai il segreto e le mie vedute, alle quali egli ed ogni altro aderirono..... Mazzini comunicò la fuga del Principe, etosto grida di gioia e di Repubblicaproruppero; ma egli proseguendo dominò così le menti, da tutti ridurre concordi ad acclamare la Costituente.» (Documenti dell'Accusa, pag. 38, 305, 307.) — Accusa, Giudici decidenti, fin qui o come avete fatto a sostenere, che alle più stemperate voglie della Fazione io mi opponessi tardi, — dopo le sorti infelici della guerra italiana, — ai conforti del Ministro Inglese? — Accusato accuso; io vi traduco davanti il Tribunale della coscienza pubblica, mio giudice e vostro, e v'intimo a giustificarvi delle vostre imputazioni.380.«Carissimo. Vi scrivo di letto dove ho dovuto rifugiarmi. La lama rode il fodero; ma qualche Santo aiuterà. Piacemi il vostro ardore, maricordate che bisogna avere prudenza e gravità grandissime.... Grande è il carico che abbiamo sopra le spalle, ma non inferiore all'animo nostro, econsiste nei rendere amabile la libertà, mostrando com'essa sia principio di ordine troppo diverso dal Varsoviano ec.» — 11 febbraio 1849.381.Dispacci telegrafici nei Documenti dell'Accusa, pag. 413, 480.382.Monitore Toscanodell'11 febbraio 1849.383.Documenti dell'Accusa, pag. 547.384.Documenti, pag. 281. Non si conosce dai Documenti dell'Accusa la data di questa deliberazione, ma certo deve avere tenuto dietro al Decreto pressochè immediatamente.385.Documenti, pag. 414.386.Documenti. Dispaccio telegrafico dell'11febbraio1849, o. 5, m. 25.387.Documenti, pag. 167.

«Jeri il partito retrogrado imbaldanzito dalla presenza della corte, dietro un piano già stabilito, cui non erano estranee alcune autorità, proruppe arditamente in ostilità facendo insultare dai suoi cagnotti del basso popolaccio tutti i liberali che incontrava per via, o nei Caffè, dando loro l'accusa diRepubblicani. Dagli insulti orali si passò ai fatti, e quindi agli arresti e alle carcerazioni arbitrarie eseguite dallo stesso popolaccio sfrenato: io non starò a descriverti minutamente tutti gli eccessi commessi a sfogo ancora di private vendette; ti dirò solo che le persone le più specchiate erano fatte segno alla insolenza di questa canaglia. Fra gli altri un giovane Vignoli e Raffaello Crocchi (ambo onestissimi) furono trascinati in prigione a guisa di assassini, battuti e calpestati in mezzo agli urli e a fischi che assordavano il cielo. Ti dirò di più che quest'ultimo è alquanto difettoso nella persona, gracilissimo e di mal ferma salute. — Ad un giovane israelita di cotesta città fu sputato in faccia ricoprendolo di contumelie. Furono cercati due altri Livornesi conoscenti del Vignoli, giunti qui da pochi giorni, con animo forse di ucciderli, imperocchè grandissimo è l'odio dei nostri retrogradi contro tutti voi altri Livornesi; nè mai desistono da calunniarvi, da vomitar contro di voi le più schifose invettive. Per colmo poi di scelleraggine si tentò d'inveire contro i reduci prigionieri che esposero la loro vita su i campi di Lombardia, e che soffersero la dura cattività di Boemia: opportunamente avvertiti si erano già posti in salvo dileguandosi per le campagne circostanti. Ne vuoi di più? questo Governo locale anzi che attutare la effervescenza popolare, la blandì, e la rese più forte col non prendere nessun provvedimento: solo in ultimo fece affiggere una fiacchissima notificazione, nella quale, anzichè disapprovare sì rea condotta,si lodava come dimostrazione di affetto al Principe.

«I protagonisti di questo vergognoso dramma (e li nomino, chè frutti loro eterna infamia), furono Giovanni Bordoni tenente della Civica, Giuseppe Fantacci, e un tal Didaco Becattini, tutti impiegati nella bottega Raveggi, tutta gente vile ed abbietta. Fra i nobili, Giovanni Placidi, Bernardino Palmieri e Ottavio Spennazzi figuravano come istigatori andando di bottega in bottega a suscitare l'incendio. L'ultimo poi era dei più accaniti, e si valeva dell'opera di un popolano a cui contamina la figlia consenziente il padre. — Oggi questi ribaldi hanno presentato una nota delle persone che vogliono espulse, e che ascende al Nº di 150.»

Altra Lettera.

«Domenica passata doveva aver luogo una merenda dei volontarii e prigionieri senesi, e nello stesso tempo fare fra loro un giuramento di ritornare tutti al Campo quando il bisogno o la guerra riprincipiasse. Il tempo sinistro impedì che fosse effettuata detta merenda.

«Pur non ostante, questo accordo suscitò sinistre interpretazioni nel popolo senese, per cui furono chiamati per parte del Governo due individui, i quali assister dovevano alla merenda, e furono fatte loro delle domande per sapere il vero scopo di una tale riunione. — Inoltre fu fatto credere che l'oggetto di detta riunione non era già quello di fare una merenda, ma bensì di concertarsi onde far nascere un tumulto nella città avente uno scopo repubblicano. — Avvertì che tale congettura era avvalorata dall'idea che vi fossero nella succitata riunione implicati varii Livornesi. — Dietro di ciò, dopo fatta una giojosa manifestazione alla famiglia reale che a Siena tuttora dimora, — fu insultato da quattro del popolo cioè — Didaco Becattini, Beppe-Bello, Passa-Bello, ed altro, — un certo Cammillo Castelli israelita di Livorno, accusandolo di essere Repubblicano; gli fu sputato in viso da uno di loro, ed esso Castelli entrò nel Caffè del Greco, e chiese soddisfazione dell'insulto a quel Becattini, che vilmente non accettò la sfida. Nel successivo lunedì furono arrestati e maltrattati dal popolo varii onesti individui, i quali come il Castelli suddetto venivano segnalati per Repubblicani. La Guardia Civica coadiuvava con la sua forza il popolaccio negli arresti, ed era sempre in movimento, ora per arrestare, ora per maltrattare, ora per circondare le abitazioni di quelle persone che credeva repubblicane: fra queste si segnalavano i due Livornesi Gio. Patron e Paolo Pieruccetti; per quello si circondò la casa ove abita, e per questo lo spedale ove fa le pratiche, — per cui ad ambedue i succitati Patron e Pieruccetti è convenuto fuggirsene da Siena come meglio poterono. Altri fatti potrebbersi notare, ma servirà a conchiudere il tristo avvenimento del giovine calzolajo Vignoli e d'un certo Crocchi che sono stati mal conci dai colpi e dalle sassate nell'atto che erano condotti in arresto; e del dentista Venturini che dovè fuggirsene a gambe dalla città perchè era indicato come Livornese. — In brevi termini, questi fatti non sono di assoluta volontà del Popolo, ma bensì suscitati dalle molte Camarille Aristocratiche ed Austro-Gesuite, e dall'appoggio a queste della non del tutto defonta Polizia. Quando però esse non desistano dalle loro mene infernali, siamo pronti a dare i nomi di coloro che le compongono, perchè la pubblica opinione ne faccia giustizia, e per infamia di pochi non condanni una generosa città.» — (Corriere Livornesedel 26 ottobre 1848.)

221.Vedi Doc., a pag. 791.

222.Vedi Doc., dell'Accusa, pag. 726. — Fra i nomi dei pacieri e dei promotori agli atti di devozione pel Principe e sua R. Famiglia, trovo registrati quelli di Ciofi e Niccolini;ora, finchè così operavano, non li poteva avere in odio nè perseguitare io; forse fingevano, ma rimane vero pur sempre, che per venirmi in grazia era mestieri si dimostrassero devoti al Principe Costituzionale.

223.È notabile come in questo Avviso, dettato da persona nemica alla Costituente, non si dica nulla del timore che potesse riuscire dannosa alla sovranità di S. A.

224.«I liberali erano soliti riunirsi la sera, ed erano sempre o più o meno insultati da gente pagata e poca.» — Vedi Doc., pag. 802.

225.F. Guerri scriveva a Marmocchi il 2 febbraio alle 7 di sera: «Ipopolani non ci hanno dato ascolto, — il sangue è incominciato a versarsi, — Iddio ci salvi! La dimostrazioneliberalefatta un'ora fa al Granduca mi si dice imponente pel numero. — Le grida erano: Viva Leopoldo e la Costituente italiana. — Ma il primo a gridar la Costituente, che per ora non so chi sia,fu côlto di una coltellata nel viso. I reazionarii, che si dicono circa unaventina, ivi presenti, incominciando a fare rumore sono stati colpiti da pugni, uno ferito di coltello, e sono stati portati allo spedale. — Ancorchè la cosa non sia trascorsa più oltre, per Dio, non doveva succedere. —Temo triste conseguenze, e consiglio mandarvi una compagnia di linea.» — Vedi Doc. dell'Accusa, a pag. 206.

226.Vedi Doc., pag. 802.

227.«Ha già fatto un indirizzo al Ministero perrimproverarlodi non avere seguíto il Granduca, e domandare il suo ritorno a Firenze.» (Circolo del Popolo di Firenze. Doc. dell'Accusa, a pag. 193.)

228.Ved. Doc. dell'Accusa, a pag. 791, 792, 799, 800, 801 802.

229.Parte IV, pag. 117.

230.«Si è udito parlare in bocca di questi sciagurati: — Morti tutti i Repubblicani, daremo addosso ai Signori. — Scala naturale delle passioni cattive di plebe corrotta suscitata, e fermentante da insinuazioni immorali.» — (Doc. dell'Accusa, pag. 101.)

231.

Cittadino Presidente

Questa sera 6 febbrajo vi era Circolo al Pubblico Teatro. Mi vi sono recato, e siccome il presidente mi ha chiamato al seggio annunziandomi come vice-presidente del Circolo popolare di Firenze, così ho detto a questi nostri fratelli quanto noi c'interessavamo ai loro destini, ho raccontato quanto avevamo fatto per loro, ed ho offerto in nome del Circolo tutti quegli aiuti tanto morali che materiali di cui potrebbero abbisognare. Molti evviva e ringraziamenti al Circolo popolare. Spero il Circolo approverà quanto ho fatto. Voleasi fare una dimostrazione questa sera; e siccome vi era pericolo si cambiasse in tumulto, così ho pregato il Popolo la differisse a domani. Domani a mezzodì avrà luogo. Domani stesso vi scriverò più a lungo e vi dirò qualche cosa degli affari in generale:non lo posso questa sera perchè non ho visto nessuno.

Vostro Socio e F.G. B. Niccolini.

P. S. Vi raccomando calorosamente le decurie e centurie.

(Documenti dell'Accusa, pag. 103.)

232.Storia della Rivoluzione, Ed. cit., cap. 28, pag. 86.

233.A pagina 348 dei Documenti dell'Accusa trovo il biglietto al signor Lanari, e dice così: «Signor Lanari. In Livorno i proprietarii dei Teatri si fanno un pregio imprestarli una sera o due al Popoloper le sue solennità. Vi reputava un po' più patriotta, meno impresario. Mi figuro che tutto dipenderà da moneta; ditemi quanto volete, e vi pagherò, perchè voglio sottrarvi al caso, che il Popolo entri di santa ragione, e per pagamento possa spezzarvi le panche.» Intanto ecco che l'Accusa cita inesattamente; poichè per avere scritto, che gl'Impresarii livornesi imprestavano al Popolo i Teatri per le loro solennità, ciò non importi che per solennità ritenessi l'adunanza del Circolo a Firenze; le solennità a cui accennavo erano passate, e per necessità diverse dalle presenti: insomma frase usata per impegnare lo Impresario e niente più: inoltre, in anticipazione io non sapeva quello che il Circolo potesse commettere, e mi si diceva volervi celebrare festa di allegrezza, di pace e di riconciliazione fra i Partiti; ma ciò non monta, anche avessi presagito il suo contegno, a me non era dato operare diversamente da quello che feci.

234.«Opponendo ad ogni contrarietà il diritto del Popolo nei palazzi eretti dai nostri padri per lui.» Vedi Documenti dell'Accusa, pag. 196.

235.A pag. 171-172 dei Documenti dell'Accusa occorrono due scritti del signor Nerli Direttore delle Regie Fabbriche, dai quali si ricava, che esitando egli a ordinare certi acconcimi, che si trovarono sommare a Lire 1000, nella Chiesa di San Pancrazio richiesta dal Circolo, mentre il Governo aveva indicato, che fosseropiccoli e necessarii, i Rappresentanti di quello gli dissero: «che se non facesse immediatamente e prontamente eseguire quanto avevano domandato, avrebbero fatto conoscere al Popolo dove egli abitava.» —Con tali dichiarazioni, aggiunge il signor Nerli,ognuno può credere che non tardai a dar corso a tale affare.....!Crede ella l'Accusa, che il Circolo fosse meco più blando che col signor Nerli, o che pretendesse meno da me di quello che imponeva a lui?

236.Certa volta durante il mio Ministero facendo parte di una Deputazione di Barga egli si presentò all'Ufficio; ma siccome ei non disse parole, e non lo badai, persisto a dichiarare essermi state fino al 9 Febbraio 1849 le sue sembianze ignote.

237.Vedi Requisitoria dei Repubblicani contenuta nella opera del Rusconi.

238.Ricordo che voleva rifiutare, ma G. P. Vieusseux me ne sconsigliò, assicurandomi che gli avrei fatto dispiacere.

239.Vedi Archivio degli Affari Esteri.

240.E quando Niccolini romano ebbe ad abbandonare Firenze, lo feci io perchè m'impediva proclamare la Repubblica? E quando più tardi con lievi soccorsi Mordini persuadeva Flaminio Lolli a recarsi in Corsica e in Grecia (Ved. Docum. a pag. 232), e quando ad ogni patto mandavo La Cecilia a Parigi, intendevo ingagliardire la schiera dei Repubblicani? Dunque i Repubblicani erano ostacolo a fabbricare la Repubblica?... Gran testa è quella dell'Accusa!

241.«Questa notte la città nostra fu agitata da insolito commovimento. Dopo le ore 8 di sera si videro splendere sopra le colline circostanti moltissimi fuochi, e ad un tempo si udirono spari di moschetto che continuarono lungamente. Presto si conobbe che nella campagna vicina a Firenze si tumultuava. La generosa popolazione fiorentina non mancò a sè stessa. Per tutte le vie era un accorrere, un chiedere le armi, un dichiararsi pronti a respingere con la forza i traditori, a versare il sangue per la libertà. La Guardia nazionale accorse in grandissimo numero, e mostrò qual partito se ne poteva trarre sì per comprimere gl'interni nemici, come le straniere aggressioni. Gli esuli lombardi accorsero tutti a difendere la libertà minacciata, e la Legione Polacca, sebbene rientrata in Firenze da poche ore, dimenticò la fatica e la stanchezza per accorrere a difesa della terra che ospitalmente l'ha raccolta. La Guardia Municipale fu infaticabilmente operosa. Ma ciò non bastava al desiderio ardente del Popolo. Tutti indistintamente chiedevano armi sospettando di essere traditi. Allora si mostrava a raffrenare l'ardore generoso il professor Montanelli, membro del Governo Provvisorio, che sorgeva dal letto, ove giaceva infermo, per accorrere alla chiamata del Popolo. Acquietava gli accorsi, mostrando loro come il disordine poteva essere più funesto della scarsità della forza; avvertiva i cittadini a tenersi pronti, ove fosse stata necessaria l'opera loro; lasciassero libera l'azione del Governo che vigilava a salvezza comune. Alle parole dell'uomo venerato e caro si acquietava la moltitudine, ma non dimenticava il pericolo della Patria. Intanto non cessavano le cure del Governo. Forti pattuglie perlustravano la città e uscivano anche dalle porte per iscoprire se dalle campagne si movesse aggressione. Furono arrestati molti tumultuanti, e il Popolo a fatica si conteneva dal manometterli, se non fosse stato l'egregio contegno dei militi, e il rispetto alla Legge che è così forte in questa egregia popolazione. Il Governo ricerca assiduamente gli autori de' fatti scellerati i quali resteranno esposti a tutto il rigore della Legge, alla infamia e all'abominio di tutti gli onesti; premio degnissimo a chi cerca contaminare di sangue cittadino questa terra che fu culla di civiltà e di sapienza.»

«Popolo di Firenze!

«I segnali di un movimento retrogrado apparivano ieri sera sulle colline circostanti. Ma agli occhi tuoi, o Popolo di Firenze, splendeva un'altra fiamma, quella santissima di libertà, e col tuo sorgere pronto, risoluto ed unanime, contro l'esterno attentato, mostrasti quanto male si fosse apposto chi ti aveva sperato cooperatore alle sue nefande intenzioni.

«Lode a te! Lode a tutti coloro che in questa solenne occasione si mostrarono devoti alla Patria! E bene veramente meritarono della Patria la Guardia Municipale, le milizie di Artiglieria, l'Emigrazione armata Lombarda, la Legione Polacca, e tutta la Guardia Nazionale, di cui faceva parte la Riserva. Ogni elogio sarebbe poco a significare i sentimenti che il Governo professa verso i generosi militi della Guardia fiorentina per la prova solenne di devozione che col loro numeroso e pronto concorso porgevano alla causa dell'ordine e della libertà. Esso sa che in qualunque pericolo li troverebbe egualmente pronti a rispondere alla chiamata della Patria.

«Perchè sia conosciuto il carattere dell'attentata reazione, basterà dire che si gridava: —Viva i Tedeschi!— Il nemico comune d'Italia vorrebbe con questi mezzi spianarsi la via della invasione da tanto tempo desiderata.

«Ma tu, o Popolo, vincerai, serbando fede in Dio che protegge l'Italia, e nella santità dei tuoi diritti. I tuoi figli già su i piani lombardi si mostrarono degni discendenti del Ferruccio, e le glorie del Mincio non saranno, ove occorra, smentite sulle rive dell'Arno.

«Firenze, 22 febbraio 1849.

«G. Mazzoni.«G. Montanelli.»

(Monitoredel 23 febbraio 1849.)

«È stato universale il grido di riprovazione e di difesa. La Guardia Civica è corsaimmediatamentealle armi in gran numero. La Guardia Municipale ha mostrato zelo e operosità lodevolissima. La Emigrazione Lombarda era tuttaarmata. Il Popolo voleva armarsi tutto, e ho dovuto parlargli per contenerlo. — Sono stati fatti degli arresti nelle vicinanze, e durano fatica asalvare gli arrestati dalla furia del Popolo.» — (Dispaccio telegrafico del 22 febbraio 1849.) — La verità dei fatti contenuti in questo Dispaccio è confermata dalla Deliberazione Municipale del 24 febbraio 1849 dove occorre scritto: «Considerando in ispecie che lacondotta del Popoloe dellaGuardia Nazionaledi Firenze nella sera del 21 corrente dà al Governo garanzia sufficiente, che i Cittadini bastano senza eccezionali misure a tutelare l'ordine e la libertà...» Dunque anche il Municipio pensava che i moti del 21 la libertà e l'ordine avversassero, ed egli stesso fa fede che Popolo e Civica così risoluti li compressero da dispensare l'uso di ogni eccezionale provvedimento. Il Prefetto di Firenze, spaventato a ragione degli atti minatorii del Popolo, invoca il 22 febbraio lo aiuto del Circolo onnipotente in tutela degli arrestati: «Il Presidente del Circolo del Popolo è pregato inviare alle Carceri pretoriali una deputazione dei suoi Socj per esortare il Popolo, che ivi si trova affollato, a rispettare la Legge e la giustizia, non insultando le persone che gli agenti della pubblica forza vi conducono in istato di arresto.» — (Vedi Documenti dell'Accusa, pag. 115.) — E buono accorgimento fu questo; però che si venisse a togliere al disordine la parte più temuta, e impegnarla ad opera di civiltà. — Uno Smith, un Ricciardi, e fu detto un Trollope, furono salvati a stento su la Piazza di San Firenze dal Popolo infuriato. — IlConciliatore, perpetuo nemico nostro, nel 23 febbraio 1849 stampava: «I fatti accaduti nei contorni di Firenze e in varie parti della Provincia danno segno di una divisione di animi nelle nostre Popolazioni, e possono essere seme funesto disanguinosi dissidii domestici.... Ma se del mal fatto sono oggi inutili i rimpianti, non crediamo che a niuno onesto sia conteso proporre quei rimedii che almeno possono renderlo minore nei suoi effetti....Usi il Governo della forza della Legge per comprimere i perturbatori..... Ora la rovina si è fatta completa, l'avvenire si è coperto di tenebre, e Dio solo sa a che riusciranno.»

«L'adunanza del Circolo rimase sospesa dalla notizia che si udivano fucilate in varie direzioni delle campagne e apparivano segnali di fuochi dal Monte alle Croci, da Monte Oliveto, e da quasi tutte le colline che circondano la città. Verificata in parte la cosa, tutto il Circolo corse ad armarsi. Già tutto il Popolo di Firenze muovevasi di un moto solo; ed era cosa commoventissima il vedere la disperazione di coloro che non potevano trovare armi.» — (IlPopolanodel 23 febbraio.)

242.Documenti, pag. 507.

243.

«Toscani!

«Il Principe, a cui voi prodigaste tesori di affetto, vi ha abbandonato.

«E vi ha abbandonato nei supremi momenti di pericolo.

«Il Popolo e le Assemblee legislative hanno appreso questo fatto con senso di profonda amarezza.

«I Principi passano, i Popoli restano.

«Popolo ed Assemblee hanno sentito la loro dignità, e provveduto come conveniva.

«Il Popolo e le Assemblee ci hanno eletti a reggere il Governo Provvisorio della Toscana. Noi accettammo, e in Dio confidando e nella nostra coscienza, lo terremo con rettitudine e con forza.

«Coraggio! Stiamo uniti; e questo avvenimento sarà lieve come piuma caduta dall'ala di uccello che passa.

«Nessuno si attenti sotto qualunque pretesto turbare la pubblica sicurezza. Il Popolo guardi il Popolo. La libertà porta bandiera senza macchia. I Toscani se lo rammentino. Custodi, per volere del Popolo, della civiltà, della probità, e della giustizia, noi siamo determinati a reprimere e acerbamente reprimere leinique mene dei violenti e dei retrogradi: difensori della Indipendenza, noi veglieremo a ordinare armi libere e onorate.

«Viva la Libertà!

«Firenze, dal Palazzo della nostra Residenza, questo dì 8 febbrajo 1849.

«I Membri del Governo Provvisorio Toscano«F.-D. Guerrazzi. — G. Mazzoni. — G. Montanelli.»

244.Il Dispaccio al Sotto-Prefetto di Montepulciano non si è trovato; ma solo una lettera responsiva di Zelindo Boddi, che il sig. Falleri ci fa sapere concepitain misterioso linguaggio; ella dice così: «Ho letto la sua lettera; — mi ha recatodolore, ma non mi fa perdere animo. — Il Popolo al giungere della Staffetta si è adunato, ed è corso incontro a me. — Ho annunziato iltristo successo, e meglio andrò a pubblicare quanto accadde, fra pochi istanti, nello interno del Paese. Mi uniformerò agli ordini, ed alle istruzioni ricevute, e darò conto di tutto a misure prese e adottate. — Mi circondodi tutti i buoni, che mi promettono conforto, e assistenza. (Docum., pag. 280). Questa risposta, che al Falleri sembramisteriosa, a me pare, che risponda acconciamente alla lettera ed allo spirito del Dispaccio, per certo uguale agli altri spediti da me, e forse con qualche espressione di più, che valse a indurre lo scrivente ad attestare il suodolorepeltristo successo, però che la bontà della indole, ed altri pregi, che taccio, da molti anni mi avevano persuaso a stimare e ad amare Zelindo Boddi.

245.Documenti, pag. 297.

246.Documenti, pag. 289.

247.Documenti, pag. 412.

248.Documenti, pag. 412.

249.Vedi Documenti dell'Accusa, pag. 284.

250.Indirizzo del Popolo di San Quirico. (VediMonitore, 19 febbraio 1849.)

251.«Al cittadino presidente del Circolo del Popolo di Firenze. — Il Circolo (di Siena) ha deliberato nella sua tornata del 21 di atterrare tutti gli Stemmi Medicei, e tutte le insegne della vecchia tirannia, al sorgere della nuova libertà. Quando s'inalza l'Albero della Repubblica debbono cadere i monumenti della oppressione ec..... V'invitiamo a fare altrettanto.» (IlPopolanodel 26 febbraio.)

252.Io conosco il deposto del Professore Zannetti, il quale meritamente ogni uomo onora, come lealissimo. Interrogato intorno alla violenza, che avrebbono potuto farmi gli Arrabbiati, risponde, cheesigenze forti per certo io subii perchè nelle varie volte(e furono moltissime)ch'egli si condusse da me nella qualità di Generale della Guardia Nazionale dovè accorgersi, che mi trovava in condizioneASSAI CRITICA.

253.Medesimi eventi, e medesime scuse occorrono in Francia; così vedremo più tardi Garat Ministro della Giustizia esporre all'Assemblea nel 1792: «la forza pubblica rimane spettatrice inerte — e si scusa dicendo nonavereordini. Prima che gli ordini arrivino, i tristi radunano il Popolo, lo infiammano, lo strascinano, e il male cresce.» (De Barante, frammenti citati.)

254.Mémoires de Bailly. Tom. I, pag. 228.

255.Vedi questo Decreto stampato in tutti i Giornali del tempo, nei numeri del 9 febbraio.

256.Alba, 9 febbraio 1849.

257.Vedi ilConsiderandoIV della Deliberazione Municipale del 24 febbraio 1849.

258.Conciliatore. Si riporta per intero in altra sede di questa Apologia.

259.Aureo Trattatello dei Sinonimi.

260.«Il nostro Circolonon dorme, e cura quanto può gl'interessi dei fratelli, che gli sono carissimi. Ha già fatto uno indirizzo al Ministeroper rimproverarlo di non avere seguito il Granduca, e domandare il suo ritorno in Firenze. Si è poi costituitoin permanenza, ha creato una commissione perchè sia in corrispondenza continua col Ministero, e cinque commissarii ec. — Firenze, 5 febbraio 1849.» — (Documenti dell'Accusa, pag. 193.)

261.Vedi sopra.

262.Popolanodel 16 febbraio 1849.

263.Popolanodel 14 febbraio 1849.

264.Popolanodel 16 febbraio 1849.

265.Popolanodel 15 febbraio 1849.

266.«Domenica giunsero varie Deputazioni dalle principali Provincie col grido di Repubblica sulle labbra.» — (Popolanodel 20 febbraio 1849.)

267.Caino, Mistero. Atto 1.

268.Monitoredel 1 marzo 1849.

269.A pagg. 102, 105-109 dei Documenti dell'Accusa si trovano traccie del fiero sospetto in cui era venuto il Barone Ricasoli. L'Archivio del Ministero conserva le altre carte.

270.

Sir George Hamilton to viscount Palmerston.

«Florence, February 27, 1849.

«.... They (Provisional Governement) are obliged however to submit to a most despotic master, who hourly reminds them of the chains by which they are held in submission, viz the power of the clubs. These formidable assemblies govern the Governement. It is impossible to exaggerate the terror, the poverty and desolation reigning in this fair city.» — (Correspondence affecting the affairs of Italy.Part. IV, pag. 174. London, Printed by Harrison and Son.)

271.Galignani's Messenger. March, Friday, 16, 1849. «A letter from Florence of the 8 March says, etc.»

272.Di questa lettera, quantunque porti la firma di Marmocchi, fu somministrato il concetto da me, come sovente soleva fare; e forse si custodisce nello Archivio. — Documenti dell'Accusa, pag. 298.

273.Era notorio allora, ed il Governo non lo ignorava nè poteva ignorarlo, che grossi legni inglesi incrociassero nelle acque toscane. — Vedi ilCorriere Livornesedel 9 febbraio, e ilNazionaledel 10 e 12.

274.Pepe,Histoire des Révolutions d'Italie, pag. 36. — Bruxelles.

Cesare Vimercati, officiale di marina austriaco, nella suaItalia ne' suoi confini e l'Austria ne' suoi diritti, ovvero Rivoluzione e guerra del 1848, a pag. 39, così ci racconta pure questo fatto. «Il Vice-Presidente allora prometteva sulla sua parola che gli avrebbe soddisfatti; ma il Popolo, sapendo per esperienza quanto valevano le promesse, infuriava gridando:lo vogliamo in iscritto; ed un tal Cernuschi facendosi avanti obbligava O' Donell a sottoscrivere diversi ordini che venivano tosto pubblicati per la città, e che qui riportiamo:

«Milano, 18 marzo 1848.

«Il Vice-Presidente, vista la necessità assoluta per mantenere l'ordine, concede al Municipio di armare la Guardia Civica.

«Firmato: ConteO' Donell.

«La Guardia della Polizia consegnerà le armi al Municipio immediatamente.

«ConteO' Donell.

«La Direzione di Polizia è destituita, e la sicurezza della città è affidata al Municipio.

«ConteO' Donell.»

275.Questa sera fummo spettatori d'una di quelle dimostrazioni che rivelano tutta la bontà nativa del Popolo, la soave arrendevolezza dell'animo suo.

«Il Popolo e la Guardia Nazionale disposti in ordine, a suon di tamburo, preceduti da splendide bandiere, si recavano a salutare dei loro voti, dei loro applausi e dell'antico affetto, il nuovo Generale della Guardia Nazionale di Firenze, il professore Zannetti. La scena fu lieta e commovente ad un tempo: l'amore delle moltitudini trasfuso nell'evviva prolungato e universale: la rispondenza dell'acclamato rivelata con parole tenere, appassionate, interrotte dalla interna agitazione: l'ora, il luogo, e la solennità della festa, d'una familiarità popolare.....

«Il professore Zannetti..... l'uomo eminentemente italiano, rinnovava la promessa alla patria di volerla difendere contro tutti i nemici interni ed esterni col baluardo del proprio petto, del proprio sangue. Diceva esser degno il Popolo di governarsi da sè stesso, di raggiungerela più filosofica forma di governo, la Repubblica, quando sappia contenersi nelle vie dell'ordine, dell'armonia, della fratellanza. La Guardia Nazionale non dover mai apparire altrimenti che in tutela della libertà: l'esercito stanziale, gli altri corpi dello Stato, il Popolo tutto concordare con essa al santissimo fine. E la Toscana decretare i suoi destini con tranquillo giudizio, secondo il voto universale.

«Il Popolo applaudiva a queste parole, interrompendole della sua approvazione; applaudiva agli abbracci fraterni dati come simbolo dell'amplesso generale dal professore Zannetti ad un Ufficiale della Guardia Nazionale, ad un altro della milizia.

«Suggellava in quel momento un patto infrangibile d'amore e d'alleanza coll'esercito, colla Civica antica, colla sorgente e rinnovata Guardia Nazionale. Poi, ad una semplice preghiera del Generale, si disperdea, procedendo alle grida di: Viva Zannetti, Viva la Repubblica, Viva l'Unione con Roma.

«Tali sono le tendenze e le volontà del Popolo che si rivelano ad ogni istante, in qualunque occasione.Noi non sappiamo perchè gli uomini del Governo e quelli che sono da esso preposti sembrino paventare questa salutare espansione del Popolo, e s'industrino a rattenerla. Vanno ripetendo l'ordine, l'ordine, l'armonia. E chi più del Popolo la sente, la coltiva, l'apprezza? Vanno instillandogli che egli non abbia a usurpare una soverchia potenza, facendosi rappresentanza del concetto di tutti, e quasi gl'indicono di porre un freno agli interni aneliti, che sono la prima rivelazione della verità. E chi più del Popolo non l'ha da gran tempo compresa questa verità; di lui che in luogo del monopolio dei privilegiati, ha domandato e domanda il libero esercizio della sovranità universale? Lo spediscono dolcemente alle case con raccomandazione di calma taciturna, quasichè l'aperto grido alla luce del cieloin questo stadio di vita convulsae interrotta, — d'organismo politico disfatto e rinnovantesi, — non fosse un sintomo, una prima e necessaria manifestazione dell'avvenire!

«Noi estimiamo, noi apprezziamo sopra tutti il distinto carattere, le splendidissime doti dell'egregio Zannetti. L'accento paterno e italiano dell'animo suo trova le vie del nostro cuore come quelle del Popolo. Lo preghiamo solamente a non lasciarsi trarre dal concetto dell'armonia fino a quello della profonda quiete, dall'idea della rispettata legalità fino ad un prolungato e mortale silenzio; — perocchè egli sa come noi e più di noi, quanto nobili e sante sieno le ispirazioni del Popolo accompagnate agli evviva per l'illustre cittadino.» — (Costituente Italianadel 15 febbraio 1849, —Popolano e Albadel medesimo giorno.)

276.NelGalignani's Messengerdel marzo 1849, si legge, in certa lettera datata da Firenze: «after spending some time at Florence inattemptingto effect the fusion of Tuscany with Rome, he at length repaired to Rome.»

277.Io sono stato lunga pezza meco stesso esitante se avessi dovuto citare la opera di Luigi Carlo Farini, come quella, che va deturpata di molte, e potrei dire infinite macchie. Vi ha chi godrebbe, che concitato a sdegno, non ingiusto forse, pei molti errori dettati sul conto mio, e più pel difetto del riguardo, che ogni onesto aver deve a cui versa in pericolo, io gli facessi rabbuffo tale da intronargli la testa. Appunto perchè questo spettacolo si cerca, e si vuole, non si ha da dare; e volta mite la parola a Luigi Carlo Farini, gli dico: «tu hai peccato molto; se per leggerezza, mi appello da te male informato a te bene informato: anco verso gl'Imperatori adoperavasi questa formula, e non l'avevano a male, e tu sai che da Filippo dormente sendo interposto appello a Filippo svegliato, il re multò sè stesso nei danni della iniqua sentenza; nè tu, confido, per carità patria, e per onore al tuo nome, vorrai esser minore del Macedonio; dove poi, e questo repugno credere, te avesse mosso o tristizia di mente malvagia, o viltà di anima venduta, allora io dovrei contristarmi per la Patria, e per te.» Intanto fra i suoi errori, cui a me piace credere involontarii, non ha potuto negare queste verità: «... Il Mazzini era giunto il dì stesso che il granduca partiva da Siena, e vi era stato accolto con grande festa. Egli si era dato a predicare l'unificazionecon Roma, che non voleva chiamar fusione; parola a lui ed a' suoi esosa, la quale voleva dire lo stesso, ossia non aveva significato pratico, perchè gli uomini ed i popoli non si fondono come i metalli per calor di libertà e artificio di eloquenza, nè gli Stati si unificano per decreto di assemblee. Ma il Guerrazzi non voleva l'unificazione, e pochissimi erano in Toscana che la volessero; del che gli stessi ufficiali del governo facevano testimonianza: sicchè anche in Toscana il Maestri milanese, legato della Repubblica Romana, faceva poco frutto... Il Mazzini non riesciva a governare nè coll'autorità sua, nè colle pratiche e le grida de' suoi, i negozii politici della Toscana. Modesto egli al sembiante, come ostinato di volontà, desiderava sovra ogni altra cosa fare della Toscana una provincia della Repubblica Romana: ma questo concetto coperto sotto la pomposa parola d'unificazionenon andava a versi nè del Guerrazzi, nè del Consiglio di Stato, nè pur dei cittadini più segnalati per liberali caldezze.» Quello che seguita intorno a Montanelli e a Mordininon è vero; e finalmente! «... A Roma egli (il Mazzini) dà sollecita opera a costringer di là Toscana a quella unificazione, a cui la non si voleva piegare, e vi narra che tutti i Toscani ne hanno desiderio, sebbene sappia il contrario; e perora e studia perchè si compia.»

278.Il mio Difensore mi narra, come l'Accusa per escludere la violenza si fondi sopra il deposto di due testimoni; e chi sono eglino? Due Custodi del Ministero. E perchè due soli, e gli altri esclusi? Perchè questi due come conservati in impiego reputò l'Accusa degni di fede, i dimessi non parvero sicuri. Badino bene i Ministri ai Custodi che si mettono dintorno, procurino di tenere strette le chiome alla Fortuna, perchè il pericolo, che corrono di vederseli mutati in delatori, e in peggio, è grande davvero. — Ma i Custodi hanno contro il fatto, il senso comune, copia di testimoni più intelligenti e più degni; e finalmente intorno alla violenza relativa il Dispaccio della Spedizione di Portoferraio niente possono deporre perchè essi dichiarano avere lasciato il posto alle 23 ore, ovvero alle ore 4 e ½ pom., e il Dispaccio in discorso fu scritto alle 6 pom.

279.Popolanodel 9 febbraio 1849.

280.Avverti che i Giornali sono scritti il giorno avanti della loro pubblicazione: così l'ArticoloFirenze14 è pubblicato il 15 febbraio.

281.Alba, 4 marzo 1849.

282.Alba, 11 febbraio 1849.

283.Alba, 12 febbraio 1849.

284.Popolanodel 12 febbraio 1849.

285.Vedi Documenti dell'Accusa, pag. 193.

286.Ivi.

287.Popolanodel 12 febbraio 1849.

288.Ivi.

289.Popolanodel 13 febbraio 1849.

290.Popolanodel 12 febbraio 1849.

291.Costituente Italianadel 12 febbraio 1849.

292.Popolanodel 10 febbraio 1849.

293.Popolanodel 12 febbraio 1849.

294.IlNazionaledel 14 febbraio 1849.

295.«Il Governo chiama i militi livornesi contro i nemici interni,e non per una dimostrazione politica. Ella prenderà tutte le misure onde questo non segua. Presentemente la città è in calma.» — (Dispaccio telegrafico al Governatore di Livorno, 11 febbraio 1849, in risposta al Dispaccio telegrafico del medesimo Governatore, che interrogava: «Si sa che Roma ha proclamata la Repubblica;non sarebbe bene insinuare a questi militi di proclamare essi pure la Repubblica venendo a Firenze? Su questo particolare attendo ordini precisi.» — Vedi Documenti, pag. 481.) — Confrontisi questa domanda con la lettera dello stesso GovernatoreDEL 9 FEBBRAIO 1849, segnatamente con le parole: «Prevenuto dello arrivo di G. Mazzini atteso su le prime ore del giorno scorso, e consapevole dei timori che si avevanodi un pronunziamento in senso repubblicano, volsi ogni cura a prevenirlo, e tutto disposi onde l'illustre Italiano meco prima che al Popolo avesse colloquio, augurandomi averlo concorde o che le cose procedessero senza danno nella santa causa comune ec.» — (Documenti, pag. 306.) Donde si fa manifesto come non vi fosse trama di sorta per rovesciare la Monarchia, secondochè fantastica l'Accusa; gli ordini del Governo avversassero la Repubblica, e Mazzini a Livorno sopraggiungesse a caso; la Costituentefosse messa innanzi per arrestare la tumultuaria proclamazione della Repubblica, e finalmente che Mazzini a Firenze, mutato consiglio, non tenne il patto.

296.Popolanodel 13 febbraio 1849.

297.Popolanodel 13 febbraio 1849.

298.Ivi.

299.Costituente Italianadel 13 febbraio 1849.

300.Costituente Italiana, del 13 febbraio 1849.

301.Dunque Livornesi non vi erano mescolati?

302.Popolanodel 13 febbraio 1849.

303.Popolanodel 13 febbraio 1849.

304.Costituente Italianadel 14 febbraio 1849.

305.Popolanodel 14 febbraio 1849.

306.Popolanodel 14 febbraio 1849.

307.Alba, 16-17 febbraio 1849.

308.Popolanodel 15 febbraio 1849.

309.Popolanodel 14 febbraio 1849.

310.Popolanodel 14 febbraio 1849.

311.Popolanodel 13 febbraio 1849.

312.Popolanodel 16 febbraio 1849.

313.Costituente Italianadel 16 febbraio 1849

314.IlPopolanodel 15 febbraio 1849.

315.Frusta Repubblicanadel 15 febbraio 1849.

316.Popolanodel 15 febbraio 1849.

317.Documenti dell'Accusa, pag. 308.

318.Documenti dell'Accusa, pag. 825.

319.Ivi.

320.Popolanodel 17 febbraio: «(12 detto) — Le popolazioni maremmane sono tutte in armi, e su questi luoghi l'ex-Granduca non può sperare nessun favore.» —Popolanodel 21 febbraio: «(16) — Gli animi sono ardenti, e vogliono una volta finirla con un ex-Principe.....»

321.Popolanodel 14 febbraio 1849.

322.Corriere Livornesedel 14 febbraio 1849.

323.Corriere Livornesedel 17 febbraio 1849.

324.Documenti, pag. 161.

325.Documenti, pag. 160 e 415.

326.Documenti, pag. 162. Dispaccio telegrafico del 16 febbraio.

327.Documenti dell'Accusa, pag. 326. «Il Popolano continuerà sempre ad essere il Monitore del Circolo del Popolo di Firenze.» (Popolano, 6 febbraio 1849.)

328.«Questa mattina (17 febbraio) a ore 10 a.m. circa è partito da Livorno per Maremma un battaglione di Volontarii livornesi comandato dal maggiore Guarducci.» — (Popolanodel 18 febbraio 1849.)

329.Documenti dell'Accusa, pag. 300. Rapporto Guarducci a C. Pigli da Rosignano, del 18 febbraio 1849.

330.«Faccia subito partire per Pontedera i Cavalleggieri; e li dia ordine che simettinosotto il mio comando, perchè domanipensopartire per la Maremma.» —17 febbraio 1849.

331.«Petracchi a Guerrazzi: — Ricevo in questo momento un Dispaccio dal Pigli che dice: Torni immediatamente. È vero, si tenta un colpo a Pietrasanta, ma non riuscirà. Nulladimeno è necessario che i buoni Livornesi sieno inLivorno. — Cosa devo fare? ho bisogno d'istruzioni, e sollecitamente.» —18 febbraio 1849, ore 11 a. m.

Mazzoni, non io, dà il medesimo ordine a Petracchi, ma dopo.

«Petracchi a Pigli: — In questo momento ricevo un Dispaccio dal Presidente Mazzoni, che mi ordina partire per Livorno.» —18 febbraio 1849, ore 12, m. 45.

Dunque Pigli ordinava prima, e indipendentemente dal Governo.

332.Pag. 161, 165, 415.

333.Documenti dell'Accusa, pag. 166.

334.«Ill. sig. Prefetto.

Mando a Grosseto, come il Governo superiore mi ordina, 12 Municipali guidati da un Tenente, e alquanti Artiglieri nazionali, e di linea. La prevengo, chedomattina a qualche ora partirannoda Livorno 2 Compagnie di Guardia Nazionale dirette a Santo Stefano, e che nellostesso giorno di domaniprocederanno nella stessa direzione altre forze militari provenienti da Firenze, e capitanate dal Gen. D'Apice, — È inutile ec. —Livorno 14 febbraio 1849, ore 11 di sera. —Pigli.»

335.Documenti, pag. 295.

336.In proposito di corrispondenze qui cade in acconcio raccontare come (e il modo ignoro, ma anche da ciò si argomenti se convenisse andare cautelati) il Circolo del Popolo intraprendesse un plico diretto da Gaeta al sig. Boiti impiegato nella Posta delle lettere di Livorno, e recatolo al Governo instò perchè lo Ufficiale si destituisse. Doleva grandemente tanto a me, che al buono Adami, piegare sotto la dura legge, ma e' fu forza pel momento subirla. Il sig. Consigliere Ronchivecchi, curatore del giovane, sollecito degl'interessi di quello e della famiglia cui apparteneva, poco bene provveduta a sostanza, raccomandava il giovane nello impiego si restituisse; ed io risposi subito, che volentieri, imperciocchè non era stato remosso per noi, bensì dalla prepotenza della Fazione soverchiante; però bisognare, che alcun poco di tempo passasse onde non fare un peggio; al fine, quando mi parve capitato il destro, reintegrai il sig. Boiti nello ufficio con grande contentezza della sua famiglia e del sig. Ronchivecchi, il quale parmi venisse due volte, ma certamente una, per conferire meco su questo negozio, e ringraziarmi. — Di questo fatto, della umanità di riceverlo, dell'ottima mente a soddisfarlo, e dei discorsi intorno la violenza che la Fazione esercitava sul Governo, chi meglio può testimoniare del sig. Consigliere Ronchivecchi? — Così mi adoperava io a preservare da ogni offesa della Fazione la famiglia degl'impiegati; e se me salutassero allora una seconda Provvidenza, pensatelo voi!... Ma in quel tempo l'ora della ingratitudine non era suonata.

337.Rapporto del Governatore del 9 pervenuto al Governo il 10 febbraio: (Documenti dell'Accusa, pag. 306.) «.... cui concedo — munizioni da bocca e da fuoco, non che lire 10,000 toltedalla Cassa della Doganae delle quali sarà reso conto, mentre d'altrondenegarle sarebbe stato un contrastare per diffalta di mezzi al conseguimento del fine».

338.Rapporto del 13 febbraio 1849. Documenti dell'Accusa, pag. 309.

339.Detto Rapporto.

340.Documenti dell'Accusa, pag. 309.

341.I Documenti dell'Accusa, a pagine 320, contengono la prova contraria a quanto immagina l'Accusa. Il Governatore Pigli nel 21 febbraio 1849 chiededi aggiungere una colonna di 100 Volontarii ai Municipali mandati ad Orbetello, facendoli condurre dal sig. La Cecilia. Questo Documento pertanto dimostra: 1º Che nè il Governatore nè La Cecilia avevano ricevuto incarico di Spedizione alcuna, perchè altrimenti il Pigli non aveva bisogno di essere autorizzato a mandare 100 Volontarii; 2º Che il Governatore bene era stato commesso a ragunare gente scelta, non già a spedirla, molto meno a darle capi di sua volontà; 3º Che la proposta era mossa per avventura allo scopo che non gli venisse rampognato il fatto comeuno dei soliti spropositi; quale era stato lo arbitrario, comecchè poco dannoso, invio di La Cecilia in Maremma.

342.Dell'ingegno di Gio. La Cecilia, decisamente antipatico a qualunque subiezione, ostinato a fare a modo suo, e a confondere ogni ordinamento, mi porge prova certa lettera rinvenuta tra le mie carte in Livorno. Il Municipio mi aveva incumbensato della organizzazione della Guardia Civica; io consentiva, compiacendo al voto del Popolo, incumbensare La Cecilia di talune attribuzioni: questi le usurpa tutte, e subito; anziarriva perfino a pubblicare notificazioni col mio nome senza pure consultarmi!Il Gonfaloniere mi mandava la lettera seguente, che io partecipava a La Cecilia con la nota che vi si legge a tergo: sono testimoni informati del fatto Fabbri e Baganti, ed altri parecchi:

«Illustriss. Signore

«Leggo nella Notificazione o Avviso di questo giorno, che le forme per la elezione degli Uffiziali, sotto-Uffiziali ec., devono essere indicate dal Municipio; ciò è contrario alla Notificazione del 9 settembre, poichè in essa vien detto chein tutto quello che non è contemplato nel presente Regolamento s'intende supplito dalla legge e dagli ordini in vigore relativi alla Guardia Civica Toscana.

«Ora non trovandosi nulla in proposito su detta Notificazione mi sembra che si debba tenere il sistema antico delle schede ec. per quanto lungo, e nojoso.

«Le sono rispettosamente

«Di VS. Ill.

«Dalla Comunità di Livorno, il 27 settembre 1848.

«Devotis. Servitore«Avv. L. FabbriGonfaloniere.

«All'Ill. Sig.Avv. F.-D. GuerrazziLivorno.»

(In margine) «A. C.

«Non è mia colpa tutto questo apparato di solennità, ma del Diplomatico Baganti. — L. F.»

(A tergo) «Come rispondere alla qui aggiunta? Questa Notificazione di stamani io non l'ho neppure vista. — E ciò dipende sempre perchè voi organizzatori disorganizzate ogni cosa, repugnando fare sempre capo a un centro. Io taccio per non parere geloso di prerogative; ma voi siete imbroglioni per eccellenza. Non sono io incaricato con Petracchi della Guardia Civica? Dunque perchè mandi tutti i fogli in Comunità? anzi ve li porti tu stesso? Perchè fai Notificazioni in mio nome senza che pure le legga? Così non va BENE.

«F. D. G.»

343.Corriere Livornesedel 9 marzo 1849.

344.Documenti, pag. 498.

345.Ivi.

346.Documenti, pag. 426.

347.Documenti, pag. 427.

348.Ivi.

349.Documenti, pag. 496.

350.Documenti, pag. 499.

351.Documenti, pag. 428. Dispacci telegrafici del 5 marzo 1849.

352.Documenti, pag. 499.

353.Documenti, pag. 500.

354.Documenti, pag. 429.

355.Documenti, pag. 433.

356.«Concertate il mutamento della Municipale di Livorno con Firenze, e subito qui la ridurremo. Create le altre due Compagnie, o date promessa d'imminente formazione.» (Dispaccio telegrafico del 5 marzo 1849. Documenti, pag. 428.) — «Consigli di prudenza hanno fatto inviare il primo reggimento in città amicissima. Piace il disarmo.» — (Dispaccio telegrafico dell'8 marzo. Documenti, pag. 430.)

357.Medesimo Dispaccio.

358.«Sulla voce della partenza della Municipale Livornese per Firenze, alcuni del Popolo hanno mormorato,che i Fiorentini venivano qua per opprimere la libertà.» — (Dispaccio telegrafico del Marmocchi 6 marzo 1849. Documenti, pag. 500.)

359.«Perchè ad arte si era sparso, che io veniva incaricato di far fuoco sul Popolo, come già (dicevasi) avevo io fatto sul Popolo pistoiese.» — (Rapporto del Tenente Colonnello Reghini al Generale D'Apice, del 9 marzo 1849. Documenti, pag. 69.)

360.Si noti che ricorrevano al solito rimedio adoperato in simili frangenti per tutelare la vita minacciata dei cittadini.

361.Dispaccio telegrafico del 9 marzo 1849. Documenti, pag. 430.

362.Documenti, pag. 430.

363.Documenti, pag. 431.

364.Lettera del Generale D'Apice. Documenti, pag. 70.

365.E questo dimostra quanto tuttora potessero i Circoli.

366.Dispaccio telegrafico del 12 marzo 1849. Documenti, pag. 502.

367.Dispacci telegrafici. Documenti, pag. 433.

368.Ivi.

369.Documenti, pag. 431.

370.Dispacci telegrafici. Documenti, pag. 432.

371.Dispacci telegrafici del Prefetto Martini, e del Comandante di Piazza Barli. Documenti, a pag. 432 e 503.

372.Perchè non fuggivi? — domandano ora i Giudici. — Allora, io domando a loro, avreste voi interrogato così?

373.Dispacci telegrafici del 13 marzo 1849. Documenti, pag. 433.

374.Documenti, pag. 503.

375.Vedi Documenti, pag. 506-507.

376.Dispaccio telegrafico del 18 marzo. Documenti, pag. 437.

377.Documenti dell'Accusa, pag. 787.

378.Documenti dell'Accusa, pag. 530.

379.Il lettore benevolo avrà in mente: 1º La sentenza contenuta nella lettera di Carlo Pigli diretta a me l'11 ottobre 1848: «Noi vogliamo la Costituzione sincera, e la strada di ogni civile progresso sgombra da ogni impaccio di vile egoismo;» 2º Il Rapporto del medesimo, 9 febbraio 1849, il quale, dietro le mie istruzioni contenute nel Dispaccio telegrafico del 31 gennaio 1849, si affaticava a impedire che Mazzini provocasse la gente a tumultuaria Repubblica: «Prevenuto dello arrivo di Giuseppe Mazzini atteso su le prime ore del giorno scorso, e fatto consapevole dei timoriche si avevano di un pronunziamento repubblicano, volsi ogni cura a prevenirlo, e tutto disposi onde l'illustre Italiano meco prima che al Popolo avesse colloquio, augurandomi averlo concorde a che le cose procedessero senza danno alla santa causa comune.... Convocai presso di me lo Stato-Maggiore della Guardia Civica ed i migliori patriotti, tra i quali D'Apice, La Cecilia, ed Antonini, sempre tacendo la causa delle mie inquietudini, finchè, affrettata la venuta di Mazzini in Palazzo,nello intendimento di porre a profittola sua influenza, svelai il segreto e le mie vedute, alle quali egli ed ogni altro aderirono..... Mazzini comunicò la fuga del Principe, etosto grida di gioia e di Repubblicaproruppero; ma egli proseguendo dominò così le menti, da tutti ridurre concordi ad acclamare la Costituente.» (Documenti dell'Accusa, pag. 38, 305, 307.) — Accusa, Giudici decidenti, fin qui o come avete fatto a sostenere, che alle più stemperate voglie della Fazione io mi opponessi tardi, — dopo le sorti infelici della guerra italiana, — ai conforti del Ministro Inglese? — Accusato accuso; io vi traduco davanti il Tribunale della coscienza pubblica, mio giudice e vostro, e v'intimo a giustificarvi delle vostre imputazioni.

380.«Carissimo. Vi scrivo di letto dove ho dovuto rifugiarmi. La lama rode il fodero; ma qualche Santo aiuterà. Piacemi il vostro ardore, maricordate che bisogna avere prudenza e gravità grandissime.... Grande è il carico che abbiamo sopra le spalle, ma non inferiore all'animo nostro, econsiste nei rendere amabile la libertà, mostrando com'essa sia principio di ordine troppo diverso dal Varsoviano ec.» — 11 febbraio 1849.

381.Dispacci telegrafici nei Documenti dell'Accusa, pag. 413, 480.

382.Monitore Toscanodell'11 febbraio 1849.

383.Documenti dell'Accusa, pag. 547.

384.Documenti, pag. 281. Non si conosce dai Documenti dell'Accusa la data di questa deliberazione, ma certo deve avere tenuto dietro al Decreto pressochè immediatamente.

385.Documenti, pag. 414.

386.Documenti. Dispaccio telegrafico dell'11febbraio1849, o. 5, m. 25.

387.Documenti, pag. 167.


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