388.Monitoredel 12 febbraio 1849.389.Documenti, pag. 329.390.Documenti, pag. 107.391.Costituentedel 13 febbr. 1849.392.Popolanodel 14 febbr. 1849.393.Documenti, pag. 330.394.Popolano, 14 febbraio 1849.395.Costituente, 14 febbraio 1849.396.Popolano, 15 febbraio 1849.397.Rusconi, opera citata.398.Io vidi certo, ed ancor par ch'io 'l veggia,Un busto senzo capo andar, sì comeAndavan gli altri della trista greggia.E il capo tronco tenea per le chiomePresol con mano, a guisa di lanterna.Dante,Inferno, XXVIII.399.Il nome di questo Sacerdote mi cade adesso in mente: lo citerò testimone.400.La lettera a Giorgio Manganaro amico mio, e prestantissimo uomo, dice:«Amico«Vedi lettera di Prete birbo: sorveglia se vi è Frugoni, e si cacci via. — Sai tu, che ci è di nuovo? La Cecilia mi propone di dare la Toscana al Piemonte, e andare a Roma per intrigare in proposito. Vedi fede! Questa lettera si depositi negli Archivii della Polizia.»«Guerrazzi.»(La lettera non ha data; dal marchio postale sembra impostata il 5 aprile 1849.)401.Dicono, che questa rarità costi da 3000 scudi di stampa!Pater, ignosce illis, — con quello che seguita. Ma via, quando la finanza è gaia, si può spendere a soddisfare qualche capriccio.402.Dispacci telegrafici. Documenti, pag. 483.403.Documenti, pag. 287 e 488.404.Documenti dell'Accusa, pag. 285, 287, 488, 845.405.A questo fatto accennano le parole della mia lettera del 23 febbraio riportata nei Documenti a pag. 847: «Stamani mi sono mosso da Camajore col Generale D'Apice, e sono arrivato a Pietrasanta. Poco dopo, è arrivata la Colonna condotta dal Maggiore Petracchi; la quale, preso un poco di ristoro,si dirige immediatamente verso Viareggio. Qui attendo il Generale D'Apice.»406.Documenti, pag. 111.407.Documenti, pag. 483.408.Documenti, pag. 482.409.Si accenna alla pioggia che cadde breve ora innanzi alla battaglia di Cavinana, e fu il Principe di Oranges, che vedendo piovere mentre i soldati bevevano disse: «Soldati! Noi non anderemo punto imbriachi alla guerra contro i nemici, poichè con tanto favore Iddio ci adacqua con le sue sante mani il vino.»410.Costituente Italiana, 19 febbrajo 1849.411.Questa sentenza poi non fu stampata, ma bandita a voce di Popolo e affissa manoscritta per le cantonate.412.Il Nazionale, 18 febbrajo 1849.413.Il Conciliatore, 18 febbraio 1849.414.Il Conciliatore, 19 febbraio 1849.415.LaCostituente Italiana, 22 febbrajo 1849.416.Tutti questi Proclami sono stampati a pag. 836-837 del Volume dei Documenti.417.Dispaccio telegrafico, a pag. 420 dei Documenti.418.Corriere Livornesedel 19 Febbraio 1849.419.Documenti, pag. 485.420.Ivi.421.«I Sanesi in questo momento,codinionon codini, sono tutti Repubblicani: — quello che non aveva fatto la ragione ha fallo la paura.» — (Letterariservataal Ministro dell'Interno. — Vedi Documenti a pag. 215.) — In cotesta lettera si leggono le seguenti espressioni, le quali l'Accusa non mancò distinguere con carattere italico: «Dal Rapporto straordinario di questa Prefettura vedrete cosa si è operato persecondare le superiori disposizioni, e per ispingere la Città a seguitare il movimento repubblicano.» Superiori disposizioni di cui? Del Governo no, dacchè al movimento repubblicano si opponeva. Il Rapporto della Prefettura di Siena, che si legge nella medesima pagina, ed è documento officiale, dichiara avereagito nello interesse, non giàper ordine, del Governo. Che qualcheduno della sua carica abusasse, può darsi; questo accade in ogni Governo, e considerati i tempi e gli umori degli uomini, tanto più era da aspettarlo nel nostro; ma io amo credere piuttosto, che lo scrivente la letterariservataaccennasse a disposizionisuperiorisimili a quelle che imprimevano moto alle operazioni del Governo di Livorno; e però a me intieramente estranee.422.Documenti, pag. 320-846.423.Documenti, pag. 848.424.Lamartine,Histoire de la Révolution de1848. Bruxelles, 1849 Tomo I, pag. 237.425.Histoire de la Révolution, tomo I, pag. 160, edizione citata.426.Luigi Blanc,Histoire de la Révolution, edizione citata, tomo II, pag. 462.427.Thiers,Révolution française, edizione citata, t. 1, p. 166.428.Albadel dì 11 febbraio 1849.429.Thiers,Histoire de la Révolution, Cap. 4. Convention.430.Guizot,De la Justice politique, edizione citata, pag. 27.431.Thiers, Opera citata, pag. 162.432.Hume,Storia d'Inghilterra. Capolago. Cap. 60, p. 336433.Thiers, Opera citata, tomo II, p. 570.434.Couardise mère de la cruauté. Montaigne, c. 27, l. 2.435.Lamartine,Les Girondins. Bruxelles, 1847, tomo III, pag. 271.436.Thiers,Histoire de la Révolution, edizione citata, t. 2, c. 4.437.Attesochè21 del Decreto del 10 giugno 1850, altrove citato.438.Nel confronto storico contenuto in questo paragrafo, quantunque io abbia citato varii scrittori, avverto essermi giovato principalmente della opera del sig. De Barante, che conosco per via dei brani riportati nel Giornale deiDébats.439.Documenti, pag. 490.440.Documenti dell'Accusa.441.«Pietrasanta, 20 febbraio. — Questa città è stata posta dal De Laugier in istato d'assedio; domani si teme la legge stataria; è stata proibita la dispensa dei Giornali; pattuglie di Linea e Veliti percorrono la città guarnita da 400 uomini e da una batteria. Sono venute delle Compagnie dalla Lunigiana,si crede che l'abbandoneranno tutta a discrezione del Tedesco. — Sono state spedite delle forze a Viareggio, a Camaiore, e verso Monte di Chiesa. — Il popolo accusa di tutti questi mali lo spirito retrogrado di alcuni cittadini.» — (Monitore Toscanodel 21 febbraio.) — Anche qui è di necessità la corrispondenza officiale intera: per bene giudicare un fatto bisogna conoscere esattamente le cause che lo produssero, e le circostanze che lo accompagnarono.442.«Altri errori e non pochi, sebbene meno gravi, ha commesso il Governo Provvisorio, errori che han tenuto il Popolo sospeso e timoroso, errori che han fatto correr rischio alla città di vedersi innaffiata di sangue cittadino, — e qui vogliamo alludere allo abbandono fatale in cui per varii giorni fu lasciata la truppa in balía di capi spergiuri o mal fidi; errori che han fatto nascere la reazione laddove non era che malcontento, — e qui vogliamo alludere alla incuria con che il Governo ha lasciato in balía di sè stesse le provincie, vogliamo alludere alla sua inerzia inescusabile nello scaldarsi le vipere in seno, lasciando al maneggio degli affari, alla vigilanza della pubblica sicurezza, al mantenimento delle leggi, uomini ligii allo antico ordine di cose, uomini sordidi e ignoranti, uomini o traditori od infami.» — (Il Popolano, 14 febbraio 1849.) — Se questi erano i peccati veniali, ogni uomo può immaginare quali mai dovevano essere i mortali.443.Il Popolano, 14 febbraio 1849.444.Monitoredel 20 febbraio 1849. —Albadel 21 febbraio 1849.445.Prova di questo, e, molto più, prova dell'animo disposto a partire quando avessi potuto farlo senza pericolo della Patria e di me, sta appunto nello invio dei familiari e delle cose più necessarie a Livorno: «Al Governatore di Livorno. — Mandi a casa mia ordinando a Maria che faccia valigia, o valigie di vesti, biancherie, e scarpe, e quanto altro per me, e pel nipotepuò occorrere, e spedisca immediatamente a Lucca al Palazzo della Prefettura.Guerrazzi.» — (Dispaccio telegraficodel 20 febbraio 1849. — Documenti dell'Accusa, pag. 421.)446.A questa disposizione dell'animo, e a questo fatto accennano l'espressioni del Proclama del 20 febbraio 1849: «Quanti sentono in cuore affetto alla Patria e alla Libertà, con tanto sudore e con tanto sangue acquistata, sappiano fare com'essi:prendano un'arme, e accorrano a difenderle.»447.Documenti dell'Accusa.448.Avverti, che questo conto incomincia dal 22 febbraio e va al 27 del medesimo mese. Altrove ho detto da chi, e perchè questo conto fosse stato pagato.449.Documenti dell'Accusa, pag. 288.450.Notai altrove come il Segretario cav. Allegretti scrivesse al signor Biavati, che guaio grande sarebbe venuto addosso alla Toscana, se io avessi abbandonato il Governo; ora avverto, secondo che la memoria mi viene ricordando, come sovente, andato a prendere il signor Adami per recarci a casa insieme, incontrassi nella sua stanza il Segretario cav. Menzini, e quivi trattenendomi alquanto lamentava le soverchie fatiche, e la non sopportabile contesa contro lo impeto della Setta prevalente, e apriva l'animo mio deliberato a scansarmi appena me ne capitasse sicuro il destro; alle quali proteste il Segretario Menzini commosso mi pregava a mutare consiglio, imperciocchè se io avessi ciò fatto poteva stare sicuro, che tutti i buoni impiegati mi avrebbero tenuto dietro. Crederei far torto al signor Menzini uomo di molta sufficienza, e di ottima indole, se lo confortassi a non volersi dimenticare, mentre io mi disfaccio in prigione, quello ch'egli mi diceva in Palazzo.451.Documenti, pag. 208.452.Documenti, pag. 321. Il Dispaccio occorre a pag. 296.453.Invero non penso che per me sarebbonsi usati tre infiniti uno dopo l'altro della medesima desinenza: «cospirareaturbarel'ordine, che diceraccomandare.» E certamente poi non avrei scritto la frase: «l'Ammiraglio, che s'impedisce,» ch'è solennissimo svarione grammaticale; ma sìl'ammiraglio che impedisce.454.Edinburgh Review, citata altrove.455.Hume,Storia d'Inghilterra, cap. 72.456.«Ah! on ne fait pas de l'autorité avec du gouvernement, avec de l'administration toute seule. On ne fait pas de la prospérité avec de la compression ou avec de la prospérité matérielle seulement. On ne fait de l'autorité qu'avec les principes, les hommes, les vertus de l'autorité.» E lo bandisce De Falloux, l'ardente realista, all'Assemblea di Francia, nella Discussione del 13 luglio 1851, intorno alla necessità del rivedere la Costituzione.457.Non è fuori di proposito avvertire, che ilMonitore Toscanodel 22 febbraio avvisava la partenza del Granduca senza riflessioni, senza dimostranza alcuna, che rivelasse contento di scopo ottenuto: «Riceviamo da Grosseto la seguente notizia officiale. Leopoldo II, dopo avere imbarcato tutto il suo equipaggio, e dopo aver tenuto un lungo Consiglio con i Ministri Esteri presenti a Santo Stefano, si è recato a bordo del Vapore ingleseBull Doginsieme alla sua famiglia e parte del seguito. Ciò accadeva a 10 pom. precise.» Ma quello che più importa è, che Giovanni Sordini, che fu ospite di Sua Altezza, invece di perdere la fiducia del Governo, con molta querimonia della Fazione Repubblicana, fu messo a parte della Commissione di Sicurezza pubblica, e non incontrarono molestia il Nieto e il Lambardi, che si erano mostrati devoti al Principe nell'ora della sventura. Ed eccone la prova: «Vedete, che cosa vuol dire, che il Governo Provvisorio non abbia impiegati fedeli al suo servizio. Con un Tenente del Portogranduchistaper eccellenza, ed uno dei primarii, e più furbi reazionarii, non potrà sapere mai nulla. E per aggiunta questo Tenente è, come sapete, anche Gonfaloniere. Nel Comitato di pubblica Sicurezza vi è il Sordini, quegli che ha tenuto in casa il Granduca.....» — (Corrispondenza dell'Alba, Nº del 28 febbraio 1849.)458.Il Prefetto di Pisa al Ministro dello Interno. «Scrive il Delegato di Massa perchè comunichi subito: la votazione ha avuto luogo senza il concorso dei Sardi. Avenza è nostra: due soli voti pel Piemonte. Tutto è proceduto con calma; ora gran festa. Io vado a prendere possesso con la truppa. La Popolazione ci viene incontro festante dalla..... a un miglio d'Avenza.» — (Dispaccio telegrafico del 12 decembre 1848. — Documenti a pag. 466.)459.Nel Volume dei Documenti a pag. 469 leggo questo Dispaccio: «Il Prefetto di Pisa al Ministro della Guerra. — Trascrivo il presente Dispaccio del Generale De Laugier, che me ne incarica. — Massa Ducale, 24 decembre 1848. Ore 4 pom. —Forza maggiore piemontese cacciò via con minaccia di fuoco da Parana i Toscani.Protestammo. Istruzioni per ciò, ed anche per Avenza al bisogno. Il Generale De Laugier, — Ore 2, 55 min. ant.»460.Questo fatto nel libro di Luigi Carlo Farini, intitolatoLo Stato Romano, così si racconta:«... Ma nel momento in cui i Costituzionali toscani si ponevano a grave repentaglio tentando aiutare l'impresa del Laugier, i consigli della Corte di Santo Stefano cambiavano intieramente. Erano colà giunti da Gaeta sopra un battello a vapore il Bargagli ministro presso la Santa Sede ed un Saint-Marc francese, faccendiere legittimista, i quali col granduca e colla sua famiglia ebbero confidenti colloquii per un giorno intiero, senza che i legali fossero chiamati a consiglio od avessero sentore degli avvisi che quelli recavano. Avevano recate lettere del Santo Padre pel granduca, lettere e consigli del cardinale Antonelli, della Corte di Napoli, della Duchessa di Berry, dell'Esterhazy, dei legittimisti, pel granduca, per la moglie, per la sorella, per la Corte Toscana. Il giorno appresso, convocati i legati, il granduca disse, avere ricevuta una lettera di Gaeta (che poi quelli seppero essere del papa), in cui si diceva, che l'Austria non permetterebbe mai che il Piemonte intervenisse in Toscana, e che non prima le truppe piemontesi passerebbero la frontiera, il maresciallo Radetzky muoverebbe sopra Torino; che presto Austria, Francia, Spagna e Napoli restaurerebbero coll'armi il papa, e che il Piemonte era al bando dell'impero e del sacerdozio. Per le quali cose, soggiunse il granduca, aveva dovuto convincersi, essere suo debito di ammonire prontamente il re di Sardegna dei pericoli che correva, dichiarandogli, non volere essere cagione delle disgrazie che lo minacciavano, e quindi aveva rinunziato all'aiuto ricercato prima, ed aveva mandato ordine al generale Laugier di astenersi o dare indietro dall'intrapresa che gli aveva affidata. I legati furono maravigliati ed afflitti da questo discorso, se si eccettui monsignor Massoni internunzio pontificio, che fece segno d'assenso. Un d'essi, lo Svedese, notò che la notizia mandata da Gaeta delle deliberazioni dell'Austria non poteva essere fondata sulla verità, perchè a Gaeta non si poteva avere sentore il giorno 18 d'una determinazione qualunque presa dall'Austria in Olmutz intorno all'intervento piemontese chiesto con lettera del granduca, giunta a Torino soltanto il giorno 17. Le notizie di Gaeta adunque, soggiungeva, facevano fondamento in un desiderio, forse in un consiglio di là mandato all'Austria, o in una semplice supposizione, e perciò non doveva il granduca fondare in quelle i suoi giudizii e le sue deliberazioni. Pensasse, che avendo l'Austria accettata la mediazione della Francia e dell'Inghilterra a Brusselle, non poteva credersi nè che il Piemonte, contro l'avviso della Francia e dell'Inghilterra, pigliasse l'impresa della restaurazione in Toscana, nè che quelle permettessero all'Austria di assalire il Piemonte per simigliante cagione: perciò conchiudeva, che il granduca dovesse scrivere di nuovo a re Carlo Alberto, non già rivocando la domanda del soccorso, ma sì disdicendo la lettera che aveva mandata per rivocarlo, ed avvertendolo semplicemente delle notizie che di Gaeta aveva ricevute. Parve Leopoldo arrendevole a questi ragionamenti e consigli, e fatto venire innanzi a sè il Legato Sardo, gli consegnò una nuova lettera pel suo re....»Però io sono ben lontano di fondarmi sopra uno Scrittore, il quale, per mostrarsi svisceratissimo del Piemonte, fatto di ogni erba fascio, tanto è feroce contro coloro, che reputa poco disposti a caldeggiare le fortune piemontesi. Il suo zelo per cotesto nobile Reame io lodo, la passione di avvantaggiarlo con ogni possa approvo, ma io non so quanto primieramente alla sua coscienza provveda, e poi gratifichi ai Popoli subalpini, assalendo confalsità manifeste e continuela fama di tale, che, quando pur volesse, non gli potrebbe rispondere: egli sovente si duole, che la parte a lui avversa non abborrisca dalla calunnia, ed a ragione la rampogna; ma, fratello, tu vedi la paglia nell'occhio altrui, e nel tuo non ti accorgi del trave; invece di maledire la calunnia, parmi, che tornerebbe meglio evitarla; oh! da siffatti aiuti aborrono i generosi; nè penso io, che imprenda opera patria colui, il quale invece d'indagare pacato gli errori di tutti, e riprenderli mite per documento del futuro, inacerbisce gli animi affannati sottoil flagello della lingua dolosa. Ai magnanimi piacciono i magnanimi, non i saccardi, che traggono dietro agli eserciti per ispogliare i morti, e graffiarli nel volto con disonesta ferita. — E tanto basti; però in proposito della citazione estratta dal libro del signor Farini avverto, che non mi sembra verosimile la terza lettera del Granduca al Re Carlo Alberto, o almeno del tenore che egli asserisce; imperciocchè, se disdicendo la disdetta avesse S. A. confermato la chiamata delle milizie piemontesi, la sua partenza dal Porto Santo Stefano, secondo che ragione persuade, avrebbe dovuto somministrare motivo ad affrettarne la marcia piuttostochè a differirla, e a contrammandarla. Intorno al fatto in discorso, sappiamo come fosse motivo della dimissione del Presidente Gioberti dai Consigli del re Carlo Alberto. Da quello che resultò nella celebre Seduta del Parlamento Sardo del 21 febbraio 1849 sembra potersi ritenere, che Gioberti, inconsulti Colleghi e Parlamento, offrisse intervenire con le milizie piemontesi in Toscana.461.Io ho chiesto le Corrispondenze ufficiali, e fin qui non mi si vollero dare; sicchè con che cosa io abbia a difendermi non si sa vedere. NelMonitoretrovo il seguente Dispaccio del Comandante di Piazza di Carrara al Ministro della Guerra, in data del 19 febbraio 1849:«Il General De Laugier s'è messo in aperta ribellione col Governo Provvisorio, giacchè avanti ieri essendosi recato a Pietrasanta vi lesse un Proclama di Leopoldo d'Austria, quindi da pochi birbaccioni fece suonare le campane a festa, e lacerare tutti i proclami del Governo Provvisorio; in seguito, presa mezza batteria, la fece trasportare al forte di Porta appostandola in direzione ostile, guardata da circa dugento soldati che io stesso vidi. — Il Delegato di Massa già aveva protestato contro l'infame attentato del De Laugier; mi trasferii subito a Carrara.I Carraresi si sono condotti degnamente, giacchètanto il Municipio che la Guardia Nazionale e tutta l'intiera Popolazione non hanno voluto riconoscere il potere militare di De Laugier, ed hanno fatto rispettare tutti i decreti del Governo Provvisorio che stanno affissi nelle muraglie; agli stessi pochi soldati che qui stanziano, è stato comunicato lo spirito della popolazione di Carrara, stantechè il proclama di Leopoldo d'Austria, ch'era stato affisso alla porta del loro quartiere, è stato da loro stessi lacerato, e ve ne hanno sostituito un altro in favore del Governo Provvisorio, dimodochè penso che l'attentato del De Laugier sia ormai sventato,non avendo ottenuto, come egli sperava, l'appoggio morale di queste popolazioni.»Nei Giornali del tempo trovo quest'altra corrispondenza:«Massa, 21 febbraio. — Noi ci troviamo in tale incertezza, in tale stato d'inquietudine, che vi giuro mai provammo l'eguale. Il Generale De Laugier, dopo aver fatto affiggere una protesta in nome di Leopoldo, si diede quindi a correre le nostre contrade seguito da parecchi Dragoni a cavallo, e gridando Morte ai Repubblicani, Viva Leopoldo II. Il Municipio, composto d'uomini deboli o peggio, non ha fatto alcuna protesta pubblica contro di esso. Solo il Circolo popolare alzò la sua voce di disapprovazione, dichiarando che il Popolo di Massa non parteggiava per alcuno, ma solo per l'Italia e per l'Indipendenza; ciò procurò da parte del De Laugier una minaccia di oppressione, stato d'assedio, e peggio. Non sappiamo nulla di positivo della Toscana; correte però presto a liberarci, che le tiranniche violenze di questo piccolo despota ci sono insopportabili.»Dispaccio telegrafico del Prefetto di Lucca del 18 febbraio: «Il Vicario che oggi mi scrive era impedito ieri, perchè guardato a vista; — non posso sapere il vero stato delle cose, perchè a Massa e Carrara Laugier esercita potere sovrano e dittatoriale, a quanto si dice.»462.Le corrispondenze officiali, di queste mene non tacciono. La Sentenza della Corte Regia di Lucca del 4 giugno 1880 dichiara: «Attesochè altri non manchino i quali affacciano il sospetto, che fra i segreti agitatori delle campagne alcuni vi fossero avversi a un tempo alla democrazia e alla Dinastia Lorenese, e coltivassero la occulta mira per ricondurre il già Ducato di Lucca a condizione di cose impossibile;» — ma più esplicitamente i Giornali dei tempi intorno alle mene pei Piemontesi.Il Popolanodel 15 febbraio 1849 così allarma il Governo Provvisorio con le sue corrispondenze lucchesi, che in sostanza erano vere: «A Lucca pure i fervidi patriotti perdon coraggio per la fiacchezza del Governo, che sembra volontario ficcarsi negli occhi le dita per nulla scorgere di quanto gli succede dattorno. Note di adesione al Governo Sardo circolano sempre per la città, e diecimila Piemontesi sono alle frontiere, presso Sarzana, desiderosi di porre il suggello del fatto compiuto alla perfida macchinazione della trista combriccola dellaRiforma, foglio svergognato e venduto, a cui, nei tempi che corrono, e nel bisogno di unione e di quiete interna che supremo impera, non dovrebbe bastare lo invocare la libertà della stampa per proseguire nelle sozze sue opere; e come austriaco, e come traditore della patria, esser dovrebbe messo fuor della legge, e condannato alla pena dei facinorosi.»«Le più allarmanti notizie fannosi correre in quel paese (Lucca) pieno di generosi intelletti, ma dallo iniquo partito, soverchiante, tenuti isolati e divisi.«Ieri abbiamo da lettera di onesto cittadino tenersi colà per certo l'accordo del De Laugier col Piemonte.Alla menzognera notizia una mano di soldati con insolita burbanza dirigevasi sulla piazza di San Michele, dichiarando ad alta voce non volere eglino prestar servigio al Governo Provvisorio, perchè — urlavan essi —composto di tre assassini, e proseguirono in altre esecrande invettive finchè parte di Popolo non gli ebbe ricondotti a forza nella loro caserma, dopo essersi impossessata delle armi. I cittadini spontaneamente si dettero a pattugliare per la città, ove niun disordine ebbe luogo, ma non fu però potuto impedire fossero sparsi fogli sediziosi fralle truppe, colle quali insinuavasi dovere eglino persistere nel loro proposito di non servire adun Governo che ci conduce al macello. Di tutta la Ufficialità risiedente in Lucca due soli hanno parlato a pro di esso: gli altri permisero che alti personaggi s'introducessero nel quartiere militare, e vi spargessero danari per sovvertire sempre maggiormente i soldati.Questi fatti avvenivano in Lucca parimente il dì 12, e seuna protesta a stampa, scritta dai buoni soldati, circola e condanna la mala condotta dei traviati compagni, ciò non dee mica impegnare il Governo a starseneinerte spettatore delle lotte intestine, nè ad aspettare che la battaglia cessi o per mancanza di combattenti, o per breve sosta prodotta da stanchezza più che da persuasione.» — (Popolanodel detto giorno.)463.«Noi lo abbiamo sempre predicato: la libertà e gli eccessi appianano la via alla reazione!... Sì, la persuasione delsi stava meglio prima, sentita nei cuori di gente ignorante ed illusa, potè essere tradotta nel grido forsennato diViva Carlo Lodovico; e l'eresia politica della separazione trovar numerosi partigiani..... Ora dunque tocca al Governo ad unire l'opera sua con quella dei buoni cittadini, perchè le difficoltà che ci circondano sieno dissipate, e sia tolto ogni pretesto alle mene di reazione che ci minaccia.» — (Riforma, 2 gennaio 1849.)464.Dispaccio telegrafico del Governatore di Livorno, 18 febbraio ore 6, m. 3 p. m. — Documenti, pag. 484.465.Documenti, ivi.466.Ivi, pag. 284.467.«Gli esuli lombardi accorsero tuttia difendere la libertà minacciata, ela legione pollacca, sebbene rientrata in Firenze da poche ore, dimenticò la fatica e la stanchezza per accorrere a difesa della terra che l'ha ospitalmente raccolta.» (Monitore del 22 febbraio 1849.) — Dunque se nella notte del 21-22 Lombardi e Pollacchi erano a Firenze, non potevo a un punto essermeli tratti dietro il 20. L'Accusa volle sempre mostrarsi esatta così.468.In Massa i Partiti, secondo le informazioni, erano tre, e fierissimi tutti, che attendevano il destro di romperla crudamente fra loro, il Repubblicano il più ardito, lo Estense il più numeroso, il Costituzionale il minore.469.Merita esame profondissimo la seguente lettera da me mandata al R. Delegato conte Staffetti, mentre io durava nei Consigli della Corona: per essa si comprende come la mia politica fosse la conseguenza franca e decisa del Decreto del 12 maggio 1848 — (MinisteroCompini), — e della Commissione data il 22 settembre al Marchese Ridolfi — (MinisteroCapponi), — sia intorno alla consulta del voto popolare, sia intorno alla necessità di accorrere con tutte le forze in soccorso dei Lunensi:«Al signore Conte Andrea Del Medico Staffetti Delegato R. di Massa e Carrara.«Signore Delegato, Amico carissimo.«Io ho motivo fondato per credere che le minaccie, e le paure relative al paese alla fede vostra commesso, e che voi con senno pari alla energia governate, si abbiano a reputare per vane; e nonostante, quando fossero vere, il Ministero è deliberato difenderlo con ogni supremo sforzo, così persuadendo la politica, l'onore, e il dovere.«Uno Stato, perchè duri, e non sia uno scherno geografico, concedetemi la espressione, ha mestieri di confini naturali. La natura gli ha dati alla Toscana; essa ha potuto conseguirli; e adesso deve mantenerli. — La difesa esterna, alla quale ogni Stato che non si voglia ridotto nella condizione di schiavo tremante ha diritto, così ordina. L'amministrazione interna, per le ragioni che ogni uomo intende, senza pure tôrmi il pensiero di esporle, così domanda. — Il Trattato di Vienna ormai, nella divisione territoriale del nostro Paese, fu chiarito assurdo, e Dio volesse che fosse stato assurdo in questa parte soltanto!«Qualunque sieno le sorti che la Provvidenza riserba alla Italia, confido in questo, che, se avranno a decidersi co' Congressi, agli antichi errori verrà riparato col senno; se poi con le guerre dei Popoli, saranno emendati con la spada. Ad ogni modo vogliono essere corretti, se non si ama perpetuare gli argomenti della inquietudine, e saranno.«E ciò posto da parte, noi vi abbiamo aperto le braccia, voi vi ci siete precipitati dentro, e ormai questo amplesso ha da essere indissolubile. La libera votazione del Popolo è l'unico, e il santo diritto divino dei Principi: infatti la libera volontà dell'uomo, determinata dalla segreta ispirazione del suo Creatore, è il modo col quale in simili bisogne Dio si rivela agli uomini; e questa dottrina io penso che non abbisogni essere dimostrata.«Non sarà detto che voi abbiate ricevuto dannoper la benevolenza dimostrata con modi così solenni a noi Toscani. Voi siete per natura, e diventaste adesso per libero consenso della mente, quasi carne della nostra carne, ed ossa delle nostre ossa.Noi vi difenderemo da tutti, e ci salveremo, o periremo insieme.«Poche sono le forze nostre, e non pertanto bastano contro i nostri nemici; e poi stanno per noi la ragione, e il buon dritto, che, come la esperienza insegna, fanno forza agl'Imperii più poderosi.«Queste leali ed esplicite dichiarazioni avranno, io spero, virtùdi assicurare i timidi, e confermare i risoluti.«S. A. R. rimase oltremodo commossa dello amore dimostrato in tale occasione da cotesti Popoli; io vi commetto lo incarico onorevole di farglielo palese, e assicurarli ch'essi vengono con altrettanto affetto ricambiati; e il Principe e il suo Ministero vi aspettano con ansietà, mio egregio Signore, per consultare insieme intorno ai provvedimenti valevoli per promuovere ogni maniera di prosperità di coteste popolazioni benemerentissime.» — (Monitore, 20 decembre 1848.)470.Dispaccio al Prefetto di Lucca del 23 febbraio 1849 — citato altrove: «Sono giunto a Pietrasanta: poco dopo è arrivata la colonna condotta dal Maggiore Petracchi, la quale,preso un poco di ristoro, si dirige immediatamente verso Viareggio. Qui attendo il Generale D'Apice. Mi vengono notizie avere Laugier inchiodati i cannoni al posto di Porta, e fuggir via; indietreggiato fino a Massa, avere sciolto i soldati, che percorrono sbandati il Paese,ed Egli essersi salvato.»471.Documenti dell'Accusa, pag. 814.472.L'Accusa, spigolando per nuocere, trova che il Prefetto di Lucca annunziava: «Il Dottore Casali avverte il Presidente, che un amico livornese ha deciso per lo arresto della madre di Laugier, e se tuttora è in Livorno sarà custodita.» — (Documenti dell'Accusa, pag. 484.) — Ma l'Accusa non ha riportato il mio Proclama per salvare da tanta infamia il capo della povera madre; e lo riporto io: «Essendoci pervenuta la notizia come alcuni del Popolo crucciati per lo empio attentato di Cesare Laugier abbiano manifestata la intenzione di arrestare sua madre dimorante a Pisa:Si ordina sotto pena della indignazione del Governo, che sia rispettata religiosamente..... — Camaiore, 22 febbraio 1849.» — (Era Novella, 24 febbraio 1849. —Conciliatore, 26 febbraio 1849.)473.Thiers,Histoire de la Révolution(Convention), pag. 232, edizione citata. —Blanc, tomo 2, pag. 445, edizione citata.474.Berghini, di cui ragionerò fra poco.475.Non è già per cattare sacerdotale benevolenza, ma per dire il vero, che qui ricordo con quanto studio io cercassi porre i Preti in grazia al Popolo; invero, aprendo a caso l'Albadel 1848, a c. 1264, trovo: «Alla lettura dei nomi dei due Canonici, alcuni hanno obiettato: non vogliamo preti; Guerrazzi ha fatto osservare, che fra questi vi sono anche molti buoni, e che uno della Deputazione» (erra, parlai di Monsignor Gavi) «era dispensatore ai poveri di molte migliaia di lire l'anno. Il Popolo ha annuito.» — Io, che sono un uomo tagliato all'antica, tenevo sempre la mente volta a quello che il Segretario Fiorentino dice, nei Discorsi su le Deche di Tito Livio, della religione dei Romani, ammonendo con ragioni e con esempii buoni com'essa fu parte non piccola a formare in loro lavirtùper cui conquistarono il mondo.476.Il signor Farini, nel Vol. III, a pag. 255, della sua Opera sulo Stato Romano, parlando di Vincenzo Gioberti, scrive: «i ministri toscani (obbrobrio!) lo ingiuriarono villanamente.» Vincenzo Gioberti, uomo di mente, e perciò di cuore grande, deplora questi importuni ricordi, come li deploro io; ed entrambi (ne sono certo) daremmo molto, ma molto assai, perchè i fatti che somministrano argomento a simili scilomi andassero obliati, o, se possibile fosse, non fossero accaduti: ora aizzare l'uno contro l'altro non è opera a cui bastino gl'ingenerosi: le nostre destre non si sono potute toccare; ma con gli spiriti già ci siamo abbracciati, piangendo sopra la Patria, e su noi.... Fermo questo, come spero, devo ammonire il signor Farini, che anche qui erra; e mi conceda, che io gli aggiunga, ciò accadergli troppo spesso, onde il suo Libro, che pure è dettato con vaghezza di stile, si levi alla dignità di Storia. — L'Accusa, a cui cotesto libro (e veda il Farini a che cosa meni la parte di Don Marzio nel mondo) è servito di lanterna, e, come a Dio piacque, fallace, per impegnarsi dentro al laberinto delle sue bugie, stampa nel Volume dei Documenti a pag. 860 la prova, che il Governo Provvisorio toscano non insultò, ma fu insultato. La dichiarazione del Governo Provvisorio di Toscana del 17 marzo 1849 fu provocata dalle furiose e non degne parole contenute a riguardo nostro nelSaggiatore, Giornale politico. Quanto era meglio pel signor Farini, ed anche per tutti, non accennare a questa miseria, molto più se si considera ch'ei lo fece allo scopo di aggravare con menzogna me travagliato anche troppo!477.Lettera di V. Gioberti al Muzzarelli, del 28 gennaio 1849.478.Lamartine,Histoire de la Révolution de 1848, Bruxelles 1849, tom. 1, pag. 194. — Qui ho parlato di Decreto pubblicato senza ch'io lo firmassi: nell'Appendice terrò discorso di altro Decreto da me firmato senza averlo letto.479.Documenti. pag. 549.480.Pare che l'estensore di codesto Proclama in quel giorno fosse di Guardia alla punta del Molo!481.«Nuovi avvenimenti minacciavano di tornare ad alterare nel decorso giorno in Empoli l'ordine pubblico, e la quiete della popolazione. — Non appena tal notizia giungeva a cognizione delle Guardie di Finanza appartenenti alla Brigata di Firenze, che spontanee ed animose si offrivano di andare a tutelare quanto ha di più caro e di più sacro il cittadino che veracemente ama la sua Patria diletta. Esse partirono alla volta di Empoli la decorsa sera, condotte dall'Aiutante Maggiore Pietro Giovannoli. Possa un tale esempio di paterna affezione essere apprezzato quanto merita, e seguitato quanto n'è il bisogno, da tutti i buoni Toscanii di cui costumi, la di cui concordia, il di cui sagace e retto intendimento ne assicurano, che anche in questi solenni momenti non ismentiranno quella commendata opinione, che per tali virtù sempre mai si meritarono. Firenze, 23 febbraio 1849.» — (Documenti dell'Accusa, pag. 846.)482.Documenti, pag. 247.483.Documenti, pag. 247.484.Ivi.485.Documenti, pag. 286.486.Ivi, pag. 249.487.L'Accusa pare, che faccia nascere i sassi
388.Monitoredel 12 febbraio 1849.
389.Documenti, pag. 329.
390.Documenti, pag. 107.
391.Costituentedel 13 febbr. 1849.
392.Popolanodel 14 febbr. 1849.
393.Documenti, pag. 330.
394.Popolano, 14 febbraio 1849.
395.Costituente, 14 febbraio 1849.
396.Popolano, 15 febbraio 1849.
397.Rusconi, opera citata.
398.
Io vidi certo, ed ancor par ch'io 'l veggia,Un busto senzo capo andar, sì comeAndavan gli altri della trista greggia.E il capo tronco tenea per le chiomePresol con mano, a guisa di lanterna.Dante,Inferno, XXVIII.
Io vidi certo, ed ancor par ch'io 'l veggia,
Un busto senzo capo andar, sì come
Andavan gli altri della trista greggia.
E il capo tronco tenea per le chiome
Presol con mano, a guisa di lanterna.
Dante,Inferno, XXVIII.
399.Il nome di questo Sacerdote mi cade adesso in mente: lo citerò testimone.
400.La lettera a Giorgio Manganaro amico mio, e prestantissimo uomo, dice:
«Amico
«Vedi lettera di Prete birbo: sorveglia se vi è Frugoni, e si cacci via. — Sai tu, che ci è di nuovo? La Cecilia mi propone di dare la Toscana al Piemonte, e andare a Roma per intrigare in proposito. Vedi fede! Questa lettera si depositi negli Archivii della Polizia.»
«Guerrazzi.»
(La lettera non ha data; dal marchio postale sembra impostata il 5 aprile 1849.)
401.Dicono, che questa rarità costi da 3000 scudi di stampa!Pater, ignosce illis, — con quello che seguita. Ma via, quando la finanza è gaia, si può spendere a soddisfare qualche capriccio.
402.Dispacci telegrafici. Documenti, pag. 483.
403.Documenti, pag. 287 e 488.
404.Documenti dell'Accusa, pag. 285, 287, 488, 845.
405.A questo fatto accennano le parole della mia lettera del 23 febbraio riportata nei Documenti a pag. 847: «Stamani mi sono mosso da Camajore col Generale D'Apice, e sono arrivato a Pietrasanta. Poco dopo, è arrivata la Colonna condotta dal Maggiore Petracchi; la quale, preso un poco di ristoro,si dirige immediatamente verso Viareggio. Qui attendo il Generale D'Apice.»
406.Documenti, pag. 111.
407.Documenti, pag. 483.
408.Documenti, pag. 482.
409.Si accenna alla pioggia che cadde breve ora innanzi alla battaglia di Cavinana, e fu il Principe di Oranges, che vedendo piovere mentre i soldati bevevano disse: «Soldati! Noi non anderemo punto imbriachi alla guerra contro i nemici, poichè con tanto favore Iddio ci adacqua con le sue sante mani il vino.»
410.Costituente Italiana, 19 febbrajo 1849.
411.Questa sentenza poi non fu stampata, ma bandita a voce di Popolo e affissa manoscritta per le cantonate.
412.Il Nazionale, 18 febbrajo 1849.
413.Il Conciliatore, 18 febbraio 1849.
414.Il Conciliatore, 19 febbraio 1849.
415.LaCostituente Italiana, 22 febbrajo 1849.
416.Tutti questi Proclami sono stampati a pag. 836-837 del Volume dei Documenti.
417.Dispaccio telegrafico, a pag. 420 dei Documenti.
418.Corriere Livornesedel 19 Febbraio 1849.
419.Documenti, pag. 485.
420.Ivi.
421.«I Sanesi in questo momento,codinionon codini, sono tutti Repubblicani: — quello che non aveva fatto la ragione ha fallo la paura.» — (Letterariservataal Ministro dell'Interno. — Vedi Documenti a pag. 215.) — In cotesta lettera si leggono le seguenti espressioni, le quali l'Accusa non mancò distinguere con carattere italico: «Dal Rapporto straordinario di questa Prefettura vedrete cosa si è operato persecondare le superiori disposizioni, e per ispingere la Città a seguitare il movimento repubblicano.» Superiori disposizioni di cui? Del Governo no, dacchè al movimento repubblicano si opponeva. Il Rapporto della Prefettura di Siena, che si legge nella medesima pagina, ed è documento officiale, dichiara avereagito nello interesse, non giàper ordine, del Governo. Che qualcheduno della sua carica abusasse, può darsi; questo accade in ogni Governo, e considerati i tempi e gli umori degli uomini, tanto più era da aspettarlo nel nostro; ma io amo credere piuttosto, che lo scrivente la letterariservataaccennasse a disposizionisuperiorisimili a quelle che imprimevano moto alle operazioni del Governo di Livorno; e però a me intieramente estranee.
422.Documenti, pag. 320-846.
423.Documenti, pag. 848.
424.Lamartine,Histoire de la Révolution de1848. Bruxelles, 1849 Tomo I, pag. 237.
425.Histoire de la Révolution, tomo I, pag. 160, edizione citata.
426.Luigi Blanc,Histoire de la Révolution, edizione citata, tomo II, pag. 462.
427.Thiers,Révolution française, edizione citata, t. 1, p. 166.
428.Albadel dì 11 febbraio 1849.
429.Thiers,Histoire de la Révolution, Cap. 4. Convention.
430.Guizot,De la Justice politique, edizione citata, pag. 27.
431.Thiers, Opera citata, pag. 162.
432.Hume,Storia d'Inghilterra. Capolago. Cap. 60, p. 336
433.Thiers, Opera citata, tomo II, p. 570.
434.Couardise mère de la cruauté. Montaigne, c. 27, l. 2.
435.Lamartine,Les Girondins. Bruxelles, 1847, tomo III, pag. 271.
436.Thiers,Histoire de la Révolution, edizione citata, t. 2, c. 4.
437.Attesochè21 del Decreto del 10 giugno 1850, altrove citato.
438.Nel confronto storico contenuto in questo paragrafo, quantunque io abbia citato varii scrittori, avverto essermi giovato principalmente della opera del sig. De Barante, che conosco per via dei brani riportati nel Giornale deiDébats.
439.Documenti, pag. 490.
440.Documenti dell'Accusa.
441.«Pietrasanta, 20 febbraio. — Questa città è stata posta dal De Laugier in istato d'assedio; domani si teme la legge stataria; è stata proibita la dispensa dei Giornali; pattuglie di Linea e Veliti percorrono la città guarnita da 400 uomini e da una batteria. Sono venute delle Compagnie dalla Lunigiana,si crede che l'abbandoneranno tutta a discrezione del Tedesco. — Sono state spedite delle forze a Viareggio, a Camaiore, e verso Monte di Chiesa. — Il popolo accusa di tutti questi mali lo spirito retrogrado di alcuni cittadini.» — (Monitore Toscanodel 21 febbraio.) — Anche qui è di necessità la corrispondenza officiale intera: per bene giudicare un fatto bisogna conoscere esattamente le cause che lo produssero, e le circostanze che lo accompagnarono.
442.«Altri errori e non pochi, sebbene meno gravi, ha commesso il Governo Provvisorio, errori che han tenuto il Popolo sospeso e timoroso, errori che han fatto correr rischio alla città di vedersi innaffiata di sangue cittadino, — e qui vogliamo alludere allo abbandono fatale in cui per varii giorni fu lasciata la truppa in balía di capi spergiuri o mal fidi; errori che han fatto nascere la reazione laddove non era che malcontento, — e qui vogliamo alludere alla incuria con che il Governo ha lasciato in balía di sè stesse le provincie, vogliamo alludere alla sua inerzia inescusabile nello scaldarsi le vipere in seno, lasciando al maneggio degli affari, alla vigilanza della pubblica sicurezza, al mantenimento delle leggi, uomini ligii allo antico ordine di cose, uomini sordidi e ignoranti, uomini o traditori od infami.» — (Il Popolano, 14 febbraio 1849.) — Se questi erano i peccati veniali, ogni uomo può immaginare quali mai dovevano essere i mortali.
443.Il Popolano, 14 febbraio 1849.
444.Monitoredel 20 febbraio 1849. —Albadel 21 febbraio 1849.
445.Prova di questo, e, molto più, prova dell'animo disposto a partire quando avessi potuto farlo senza pericolo della Patria e di me, sta appunto nello invio dei familiari e delle cose più necessarie a Livorno: «Al Governatore di Livorno. — Mandi a casa mia ordinando a Maria che faccia valigia, o valigie di vesti, biancherie, e scarpe, e quanto altro per me, e pel nipotepuò occorrere, e spedisca immediatamente a Lucca al Palazzo della Prefettura.Guerrazzi.» — (Dispaccio telegraficodel 20 febbraio 1849. — Documenti dell'Accusa, pag. 421.)
446.A questa disposizione dell'animo, e a questo fatto accennano l'espressioni del Proclama del 20 febbraio 1849: «Quanti sentono in cuore affetto alla Patria e alla Libertà, con tanto sudore e con tanto sangue acquistata, sappiano fare com'essi:prendano un'arme, e accorrano a difenderle.»
447.Documenti dell'Accusa.
448.Avverti, che questo conto incomincia dal 22 febbraio e va al 27 del medesimo mese. Altrove ho detto da chi, e perchè questo conto fosse stato pagato.
449.Documenti dell'Accusa, pag. 288.
450.Notai altrove come il Segretario cav. Allegretti scrivesse al signor Biavati, che guaio grande sarebbe venuto addosso alla Toscana, se io avessi abbandonato il Governo; ora avverto, secondo che la memoria mi viene ricordando, come sovente, andato a prendere il signor Adami per recarci a casa insieme, incontrassi nella sua stanza il Segretario cav. Menzini, e quivi trattenendomi alquanto lamentava le soverchie fatiche, e la non sopportabile contesa contro lo impeto della Setta prevalente, e apriva l'animo mio deliberato a scansarmi appena me ne capitasse sicuro il destro; alle quali proteste il Segretario Menzini commosso mi pregava a mutare consiglio, imperciocchè se io avessi ciò fatto poteva stare sicuro, che tutti i buoni impiegati mi avrebbero tenuto dietro. Crederei far torto al signor Menzini uomo di molta sufficienza, e di ottima indole, se lo confortassi a non volersi dimenticare, mentre io mi disfaccio in prigione, quello ch'egli mi diceva in Palazzo.
451.Documenti, pag. 208.
452.Documenti, pag. 321. Il Dispaccio occorre a pag. 296.
453.Invero non penso che per me sarebbonsi usati tre infiniti uno dopo l'altro della medesima desinenza: «cospirareaturbarel'ordine, che diceraccomandare.» E certamente poi non avrei scritto la frase: «l'Ammiraglio, che s'impedisce,» ch'è solennissimo svarione grammaticale; ma sìl'ammiraglio che impedisce.
454.Edinburgh Review, citata altrove.
455.Hume,Storia d'Inghilterra, cap. 72.
456.«Ah! on ne fait pas de l'autorité avec du gouvernement, avec de l'administration toute seule. On ne fait pas de la prospérité avec de la compression ou avec de la prospérité matérielle seulement. On ne fait de l'autorité qu'avec les principes, les hommes, les vertus de l'autorité.» E lo bandisce De Falloux, l'ardente realista, all'Assemblea di Francia, nella Discussione del 13 luglio 1851, intorno alla necessità del rivedere la Costituzione.
457.Non è fuori di proposito avvertire, che ilMonitore Toscanodel 22 febbraio avvisava la partenza del Granduca senza riflessioni, senza dimostranza alcuna, che rivelasse contento di scopo ottenuto: «Riceviamo da Grosseto la seguente notizia officiale. Leopoldo II, dopo avere imbarcato tutto il suo equipaggio, e dopo aver tenuto un lungo Consiglio con i Ministri Esteri presenti a Santo Stefano, si è recato a bordo del Vapore ingleseBull Doginsieme alla sua famiglia e parte del seguito. Ciò accadeva a 10 pom. precise.» Ma quello che più importa è, che Giovanni Sordini, che fu ospite di Sua Altezza, invece di perdere la fiducia del Governo, con molta querimonia della Fazione Repubblicana, fu messo a parte della Commissione di Sicurezza pubblica, e non incontrarono molestia il Nieto e il Lambardi, che si erano mostrati devoti al Principe nell'ora della sventura. Ed eccone la prova: «Vedete, che cosa vuol dire, che il Governo Provvisorio non abbia impiegati fedeli al suo servizio. Con un Tenente del Portogranduchistaper eccellenza, ed uno dei primarii, e più furbi reazionarii, non potrà sapere mai nulla. E per aggiunta questo Tenente è, come sapete, anche Gonfaloniere. Nel Comitato di pubblica Sicurezza vi è il Sordini, quegli che ha tenuto in casa il Granduca.....» — (Corrispondenza dell'Alba, Nº del 28 febbraio 1849.)
458.Il Prefetto di Pisa al Ministro dello Interno. «Scrive il Delegato di Massa perchè comunichi subito: la votazione ha avuto luogo senza il concorso dei Sardi. Avenza è nostra: due soli voti pel Piemonte. Tutto è proceduto con calma; ora gran festa. Io vado a prendere possesso con la truppa. La Popolazione ci viene incontro festante dalla..... a un miglio d'Avenza.» — (Dispaccio telegrafico del 12 decembre 1848. — Documenti a pag. 466.)
459.Nel Volume dei Documenti a pag. 469 leggo questo Dispaccio: «Il Prefetto di Pisa al Ministro della Guerra. — Trascrivo il presente Dispaccio del Generale De Laugier, che me ne incarica. — Massa Ducale, 24 decembre 1848. Ore 4 pom. —Forza maggiore piemontese cacciò via con minaccia di fuoco da Parana i Toscani.Protestammo. Istruzioni per ciò, ed anche per Avenza al bisogno. Il Generale De Laugier, — Ore 2, 55 min. ant.»
460.Questo fatto nel libro di Luigi Carlo Farini, intitolatoLo Stato Romano, così si racconta:
«... Ma nel momento in cui i Costituzionali toscani si ponevano a grave repentaglio tentando aiutare l'impresa del Laugier, i consigli della Corte di Santo Stefano cambiavano intieramente. Erano colà giunti da Gaeta sopra un battello a vapore il Bargagli ministro presso la Santa Sede ed un Saint-Marc francese, faccendiere legittimista, i quali col granduca e colla sua famiglia ebbero confidenti colloquii per un giorno intiero, senza che i legali fossero chiamati a consiglio od avessero sentore degli avvisi che quelli recavano. Avevano recate lettere del Santo Padre pel granduca, lettere e consigli del cardinale Antonelli, della Corte di Napoli, della Duchessa di Berry, dell'Esterhazy, dei legittimisti, pel granduca, per la moglie, per la sorella, per la Corte Toscana. Il giorno appresso, convocati i legati, il granduca disse, avere ricevuta una lettera di Gaeta (che poi quelli seppero essere del papa), in cui si diceva, che l'Austria non permetterebbe mai che il Piemonte intervenisse in Toscana, e che non prima le truppe piemontesi passerebbero la frontiera, il maresciallo Radetzky muoverebbe sopra Torino; che presto Austria, Francia, Spagna e Napoli restaurerebbero coll'armi il papa, e che il Piemonte era al bando dell'impero e del sacerdozio. Per le quali cose, soggiunse il granduca, aveva dovuto convincersi, essere suo debito di ammonire prontamente il re di Sardegna dei pericoli che correva, dichiarandogli, non volere essere cagione delle disgrazie che lo minacciavano, e quindi aveva rinunziato all'aiuto ricercato prima, ed aveva mandato ordine al generale Laugier di astenersi o dare indietro dall'intrapresa che gli aveva affidata. I legati furono maravigliati ed afflitti da questo discorso, se si eccettui monsignor Massoni internunzio pontificio, che fece segno d'assenso. Un d'essi, lo Svedese, notò che la notizia mandata da Gaeta delle deliberazioni dell'Austria non poteva essere fondata sulla verità, perchè a Gaeta non si poteva avere sentore il giorno 18 d'una determinazione qualunque presa dall'Austria in Olmutz intorno all'intervento piemontese chiesto con lettera del granduca, giunta a Torino soltanto il giorno 17. Le notizie di Gaeta adunque, soggiungeva, facevano fondamento in un desiderio, forse in un consiglio di là mandato all'Austria, o in una semplice supposizione, e perciò non doveva il granduca fondare in quelle i suoi giudizii e le sue deliberazioni. Pensasse, che avendo l'Austria accettata la mediazione della Francia e dell'Inghilterra a Brusselle, non poteva credersi nè che il Piemonte, contro l'avviso della Francia e dell'Inghilterra, pigliasse l'impresa della restaurazione in Toscana, nè che quelle permettessero all'Austria di assalire il Piemonte per simigliante cagione: perciò conchiudeva, che il granduca dovesse scrivere di nuovo a re Carlo Alberto, non già rivocando la domanda del soccorso, ma sì disdicendo la lettera che aveva mandata per rivocarlo, ed avvertendolo semplicemente delle notizie che di Gaeta aveva ricevute. Parve Leopoldo arrendevole a questi ragionamenti e consigli, e fatto venire innanzi a sè il Legato Sardo, gli consegnò una nuova lettera pel suo re....»
Però io sono ben lontano di fondarmi sopra uno Scrittore, il quale, per mostrarsi svisceratissimo del Piemonte, fatto di ogni erba fascio, tanto è feroce contro coloro, che reputa poco disposti a caldeggiare le fortune piemontesi. Il suo zelo per cotesto nobile Reame io lodo, la passione di avvantaggiarlo con ogni possa approvo, ma io non so quanto primieramente alla sua coscienza provveda, e poi gratifichi ai Popoli subalpini, assalendo confalsità manifeste e continuela fama di tale, che, quando pur volesse, non gli potrebbe rispondere: egli sovente si duole, che la parte a lui avversa non abborrisca dalla calunnia, ed a ragione la rampogna; ma, fratello, tu vedi la paglia nell'occhio altrui, e nel tuo non ti accorgi del trave; invece di maledire la calunnia, parmi, che tornerebbe meglio evitarla; oh! da siffatti aiuti aborrono i generosi; nè penso io, che imprenda opera patria colui, il quale invece d'indagare pacato gli errori di tutti, e riprenderli mite per documento del futuro, inacerbisce gli animi affannati sottoil flagello della lingua dolosa. Ai magnanimi piacciono i magnanimi, non i saccardi, che traggono dietro agli eserciti per ispogliare i morti, e graffiarli nel volto con disonesta ferita. — E tanto basti; però in proposito della citazione estratta dal libro del signor Farini avverto, che non mi sembra verosimile la terza lettera del Granduca al Re Carlo Alberto, o almeno del tenore che egli asserisce; imperciocchè, se disdicendo la disdetta avesse S. A. confermato la chiamata delle milizie piemontesi, la sua partenza dal Porto Santo Stefano, secondo che ragione persuade, avrebbe dovuto somministrare motivo ad affrettarne la marcia piuttostochè a differirla, e a contrammandarla. Intorno al fatto in discorso, sappiamo come fosse motivo della dimissione del Presidente Gioberti dai Consigli del re Carlo Alberto. Da quello che resultò nella celebre Seduta del Parlamento Sardo del 21 febbraio 1849 sembra potersi ritenere, che Gioberti, inconsulti Colleghi e Parlamento, offrisse intervenire con le milizie piemontesi in Toscana.
461.Io ho chiesto le Corrispondenze ufficiali, e fin qui non mi si vollero dare; sicchè con che cosa io abbia a difendermi non si sa vedere. NelMonitoretrovo il seguente Dispaccio del Comandante di Piazza di Carrara al Ministro della Guerra, in data del 19 febbraio 1849:
«Il General De Laugier s'è messo in aperta ribellione col Governo Provvisorio, giacchè avanti ieri essendosi recato a Pietrasanta vi lesse un Proclama di Leopoldo d'Austria, quindi da pochi birbaccioni fece suonare le campane a festa, e lacerare tutti i proclami del Governo Provvisorio; in seguito, presa mezza batteria, la fece trasportare al forte di Porta appostandola in direzione ostile, guardata da circa dugento soldati che io stesso vidi. — Il Delegato di Massa già aveva protestato contro l'infame attentato del De Laugier; mi trasferii subito a Carrara.
I Carraresi si sono condotti degnamente, giacchètanto il Municipio che la Guardia Nazionale e tutta l'intiera Popolazione non hanno voluto riconoscere il potere militare di De Laugier, ed hanno fatto rispettare tutti i decreti del Governo Provvisorio che stanno affissi nelle muraglie; agli stessi pochi soldati che qui stanziano, è stato comunicato lo spirito della popolazione di Carrara, stantechè il proclama di Leopoldo d'Austria, ch'era stato affisso alla porta del loro quartiere, è stato da loro stessi lacerato, e ve ne hanno sostituito un altro in favore del Governo Provvisorio, dimodochè penso che l'attentato del De Laugier sia ormai sventato,non avendo ottenuto, come egli sperava, l'appoggio morale di queste popolazioni.»
Nei Giornali del tempo trovo quest'altra corrispondenza:
«Massa, 21 febbraio. — Noi ci troviamo in tale incertezza, in tale stato d'inquietudine, che vi giuro mai provammo l'eguale. Il Generale De Laugier, dopo aver fatto affiggere una protesta in nome di Leopoldo, si diede quindi a correre le nostre contrade seguito da parecchi Dragoni a cavallo, e gridando Morte ai Repubblicani, Viva Leopoldo II. Il Municipio, composto d'uomini deboli o peggio, non ha fatto alcuna protesta pubblica contro di esso. Solo il Circolo popolare alzò la sua voce di disapprovazione, dichiarando che il Popolo di Massa non parteggiava per alcuno, ma solo per l'Italia e per l'Indipendenza; ciò procurò da parte del De Laugier una minaccia di oppressione, stato d'assedio, e peggio. Non sappiamo nulla di positivo della Toscana; correte però presto a liberarci, che le tiranniche violenze di questo piccolo despota ci sono insopportabili.»
Dispaccio telegrafico del Prefetto di Lucca del 18 febbraio: «Il Vicario che oggi mi scrive era impedito ieri, perchè guardato a vista; — non posso sapere il vero stato delle cose, perchè a Massa e Carrara Laugier esercita potere sovrano e dittatoriale, a quanto si dice.»
462.Le corrispondenze officiali, di queste mene non tacciono. La Sentenza della Corte Regia di Lucca del 4 giugno 1880 dichiara: «Attesochè altri non manchino i quali affacciano il sospetto, che fra i segreti agitatori delle campagne alcuni vi fossero avversi a un tempo alla democrazia e alla Dinastia Lorenese, e coltivassero la occulta mira per ricondurre il già Ducato di Lucca a condizione di cose impossibile;» — ma più esplicitamente i Giornali dei tempi intorno alle mene pei Piemontesi.
Il Popolanodel 15 febbraio 1849 così allarma il Governo Provvisorio con le sue corrispondenze lucchesi, che in sostanza erano vere: «A Lucca pure i fervidi patriotti perdon coraggio per la fiacchezza del Governo, che sembra volontario ficcarsi negli occhi le dita per nulla scorgere di quanto gli succede dattorno. Note di adesione al Governo Sardo circolano sempre per la città, e diecimila Piemontesi sono alle frontiere, presso Sarzana, desiderosi di porre il suggello del fatto compiuto alla perfida macchinazione della trista combriccola dellaRiforma, foglio svergognato e venduto, a cui, nei tempi che corrono, e nel bisogno di unione e di quiete interna che supremo impera, non dovrebbe bastare lo invocare la libertà della stampa per proseguire nelle sozze sue opere; e come austriaco, e come traditore della patria, esser dovrebbe messo fuor della legge, e condannato alla pena dei facinorosi.»
«Le più allarmanti notizie fannosi correre in quel paese (Lucca) pieno di generosi intelletti, ma dallo iniquo partito, soverchiante, tenuti isolati e divisi.
«Ieri abbiamo da lettera di onesto cittadino tenersi colà per certo l'accordo del De Laugier col Piemonte.Alla menzognera notizia una mano di soldati con insolita burbanza dirigevasi sulla piazza di San Michele, dichiarando ad alta voce non volere eglino prestar servigio al Governo Provvisorio, perchè — urlavan essi —composto di tre assassini, e proseguirono in altre esecrande invettive finchè parte di Popolo non gli ebbe ricondotti a forza nella loro caserma, dopo essersi impossessata delle armi. I cittadini spontaneamente si dettero a pattugliare per la città, ove niun disordine ebbe luogo, ma non fu però potuto impedire fossero sparsi fogli sediziosi fralle truppe, colle quali insinuavasi dovere eglino persistere nel loro proposito di non servire adun Governo che ci conduce al macello. Di tutta la Ufficialità risiedente in Lucca due soli hanno parlato a pro di esso: gli altri permisero che alti personaggi s'introducessero nel quartiere militare, e vi spargessero danari per sovvertire sempre maggiormente i soldati.
Questi fatti avvenivano in Lucca parimente il dì 12, e seuna protesta a stampa, scritta dai buoni soldati, circola e condanna la mala condotta dei traviati compagni, ciò non dee mica impegnare il Governo a starseneinerte spettatore delle lotte intestine, nè ad aspettare che la battaglia cessi o per mancanza di combattenti, o per breve sosta prodotta da stanchezza più che da persuasione.» — (Popolanodel detto giorno.)
463.«Noi lo abbiamo sempre predicato: la libertà e gli eccessi appianano la via alla reazione!... Sì, la persuasione delsi stava meglio prima, sentita nei cuori di gente ignorante ed illusa, potè essere tradotta nel grido forsennato diViva Carlo Lodovico; e l'eresia politica della separazione trovar numerosi partigiani..... Ora dunque tocca al Governo ad unire l'opera sua con quella dei buoni cittadini, perchè le difficoltà che ci circondano sieno dissipate, e sia tolto ogni pretesto alle mene di reazione che ci minaccia.» — (Riforma, 2 gennaio 1849.)
464.Dispaccio telegrafico del Governatore di Livorno, 18 febbraio ore 6, m. 3 p. m. — Documenti, pag. 484.
465.Documenti, ivi.
466.Ivi, pag. 284.
467.«Gli esuli lombardi accorsero tuttia difendere la libertà minacciata, ela legione pollacca, sebbene rientrata in Firenze da poche ore, dimenticò la fatica e la stanchezza per accorrere a difesa della terra che l'ha ospitalmente raccolta.» (Monitore del 22 febbraio 1849.) — Dunque se nella notte del 21-22 Lombardi e Pollacchi erano a Firenze, non potevo a un punto essermeli tratti dietro il 20. L'Accusa volle sempre mostrarsi esatta così.
468.In Massa i Partiti, secondo le informazioni, erano tre, e fierissimi tutti, che attendevano il destro di romperla crudamente fra loro, il Repubblicano il più ardito, lo Estense il più numeroso, il Costituzionale il minore.
469.Merita esame profondissimo la seguente lettera da me mandata al R. Delegato conte Staffetti, mentre io durava nei Consigli della Corona: per essa si comprende come la mia politica fosse la conseguenza franca e decisa del Decreto del 12 maggio 1848 — (MinisteroCompini), — e della Commissione data il 22 settembre al Marchese Ridolfi — (MinisteroCapponi), — sia intorno alla consulta del voto popolare, sia intorno alla necessità di accorrere con tutte le forze in soccorso dei Lunensi:
«Al signore Conte Andrea Del Medico Staffetti Delegato R. di Massa e Carrara.
«Signore Delegato, Amico carissimo.
«Io ho motivo fondato per credere che le minaccie, e le paure relative al paese alla fede vostra commesso, e che voi con senno pari alla energia governate, si abbiano a reputare per vane; e nonostante, quando fossero vere, il Ministero è deliberato difenderlo con ogni supremo sforzo, così persuadendo la politica, l'onore, e il dovere.
«Uno Stato, perchè duri, e non sia uno scherno geografico, concedetemi la espressione, ha mestieri di confini naturali. La natura gli ha dati alla Toscana; essa ha potuto conseguirli; e adesso deve mantenerli. — La difesa esterna, alla quale ogni Stato che non si voglia ridotto nella condizione di schiavo tremante ha diritto, così ordina. L'amministrazione interna, per le ragioni che ogni uomo intende, senza pure tôrmi il pensiero di esporle, così domanda. — Il Trattato di Vienna ormai, nella divisione territoriale del nostro Paese, fu chiarito assurdo, e Dio volesse che fosse stato assurdo in questa parte soltanto!
«Qualunque sieno le sorti che la Provvidenza riserba alla Italia, confido in questo, che, se avranno a decidersi co' Congressi, agli antichi errori verrà riparato col senno; se poi con le guerre dei Popoli, saranno emendati con la spada. Ad ogni modo vogliono essere corretti, se non si ama perpetuare gli argomenti della inquietudine, e saranno.
«E ciò posto da parte, noi vi abbiamo aperto le braccia, voi vi ci siete precipitati dentro, e ormai questo amplesso ha da essere indissolubile. La libera votazione del Popolo è l'unico, e il santo diritto divino dei Principi: infatti la libera volontà dell'uomo, determinata dalla segreta ispirazione del suo Creatore, è il modo col quale in simili bisogne Dio si rivela agli uomini; e questa dottrina io penso che non abbisogni essere dimostrata.
«Non sarà detto che voi abbiate ricevuto dannoper la benevolenza dimostrata con modi così solenni a noi Toscani. Voi siete per natura, e diventaste adesso per libero consenso della mente, quasi carne della nostra carne, ed ossa delle nostre ossa.Noi vi difenderemo da tutti, e ci salveremo, o periremo insieme.
«Poche sono le forze nostre, e non pertanto bastano contro i nostri nemici; e poi stanno per noi la ragione, e il buon dritto, che, come la esperienza insegna, fanno forza agl'Imperii più poderosi.
«Queste leali ed esplicite dichiarazioni avranno, io spero, virtùdi assicurare i timidi, e confermare i risoluti.
«S. A. R. rimase oltremodo commossa dello amore dimostrato in tale occasione da cotesti Popoli; io vi commetto lo incarico onorevole di farglielo palese, e assicurarli ch'essi vengono con altrettanto affetto ricambiati; e il Principe e il suo Ministero vi aspettano con ansietà, mio egregio Signore, per consultare insieme intorno ai provvedimenti valevoli per promuovere ogni maniera di prosperità di coteste popolazioni benemerentissime.» — (Monitore, 20 decembre 1848.)
470.Dispaccio al Prefetto di Lucca del 23 febbraio 1849 — citato altrove: «Sono giunto a Pietrasanta: poco dopo è arrivata la colonna condotta dal Maggiore Petracchi, la quale,preso un poco di ristoro, si dirige immediatamente verso Viareggio. Qui attendo il Generale D'Apice. Mi vengono notizie avere Laugier inchiodati i cannoni al posto di Porta, e fuggir via; indietreggiato fino a Massa, avere sciolto i soldati, che percorrono sbandati il Paese,ed Egli essersi salvato.»
471.Documenti dell'Accusa, pag. 814.
472.L'Accusa, spigolando per nuocere, trova che il Prefetto di Lucca annunziava: «Il Dottore Casali avverte il Presidente, che un amico livornese ha deciso per lo arresto della madre di Laugier, e se tuttora è in Livorno sarà custodita.» — (Documenti dell'Accusa, pag. 484.) — Ma l'Accusa non ha riportato il mio Proclama per salvare da tanta infamia il capo della povera madre; e lo riporto io: «Essendoci pervenuta la notizia come alcuni del Popolo crucciati per lo empio attentato di Cesare Laugier abbiano manifestata la intenzione di arrestare sua madre dimorante a Pisa:Si ordina sotto pena della indignazione del Governo, che sia rispettata religiosamente..... — Camaiore, 22 febbraio 1849.» — (Era Novella, 24 febbraio 1849. —Conciliatore, 26 febbraio 1849.)
473.Thiers,Histoire de la Révolution(Convention), pag. 232, edizione citata. —Blanc, tomo 2, pag. 445, edizione citata.
474.Berghini, di cui ragionerò fra poco.
475.Non è già per cattare sacerdotale benevolenza, ma per dire il vero, che qui ricordo con quanto studio io cercassi porre i Preti in grazia al Popolo; invero, aprendo a caso l'Albadel 1848, a c. 1264, trovo: «Alla lettura dei nomi dei due Canonici, alcuni hanno obiettato: non vogliamo preti; Guerrazzi ha fatto osservare, che fra questi vi sono anche molti buoni, e che uno della Deputazione» (erra, parlai di Monsignor Gavi) «era dispensatore ai poveri di molte migliaia di lire l'anno. Il Popolo ha annuito.» — Io, che sono un uomo tagliato all'antica, tenevo sempre la mente volta a quello che il Segretario Fiorentino dice, nei Discorsi su le Deche di Tito Livio, della religione dei Romani, ammonendo con ragioni e con esempii buoni com'essa fu parte non piccola a formare in loro lavirtùper cui conquistarono il mondo.
476.Il signor Farini, nel Vol. III, a pag. 255, della sua Opera sulo Stato Romano, parlando di Vincenzo Gioberti, scrive: «i ministri toscani (obbrobrio!) lo ingiuriarono villanamente.» Vincenzo Gioberti, uomo di mente, e perciò di cuore grande, deplora questi importuni ricordi, come li deploro io; ed entrambi (ne sono certo) daremmo molto, ma molto assai, perchè i fatti che somministrano argomento a simili scilomi andassero obliati, o, se possibile fosse, non fossero accaduti: ora aizzare l'uno contro l'altro non è opera a cui bastino gl'ingenerosi: le nostre destre non si sono potute toccare; ma con gli spiriti già ci siamo abbracciati, piangendo sopra la Patria, e su noi.... Fermo questo, come spero, devo ammonire il signor Farini, che anche qui erra; e mi conceda, che io gli aggiunga, ciò accadergli troppo spesso, onde il suo Libro, che pure è dettato con vaghezza di stile, si levi alla dignità di Storia. — L'Accusa, a cui cotesto libro (e veda il Farini a che cosa meni la parte di Don Marzio nel mondo) è servito di lanterna, e, come a Dio piacque, fallace, per impegnarsi dentro al laberinto delle sue bugie, stampa nel Volume dei Documenti a pag. 860 la prova, che il Governo Provvisorio toscano non insultò, ma fu insultato. La dichiarazione del Governo Provvisorio di Toscana del 17 marzo 1849 fu provocata dalle furiose e non degne parole contenute a riguardo nostro nelSaggiatore, Giornale politico. Quanto era meglio pel signor Farini, ed anche per tutti, non accennare a questa miseria, molto più se si considera ch'ei lo fece allo scopo di aggravare con menzogna me travagliato anche troppo!
477.Lettera di V. Gioberti al Muzzarelli, del 28 gennaio 1849.
478.Lamartine,Histoire de la Révolution de 1848, Bruxelles 1849, tom. 1, pag. 194. — Qui ho parlato di Decreto pubblicato senza ch'io lo firmassi: nell'Appendice terrò discorso di altro Decreto da me firmato senza averlo letto.
479.Documenti. pag. 549.
480.Pare che l'estensore di codesto Proclama in quel giorno fosse di Guardia alla punta del Molo!
481.«Nuovi avvenimenti minacciavano di tornare ad alterare nel decorso giorno in Empoli l'ordine pubblico, e la quiete della popolazione. — Non appena tal notizia giungeva a cognizione delle Guardie di Finanza appartenenti alla Brigata di Firenze, che spontanee ed animose si offrivano di andare a tutelare quanto ha di più caro e di più sacro il cittadino che veracemente ama la sua Patria diletta. Esse partirono alla volta di Empoli la decorsa sera, condotte dall'Aiutante Maggiore Pietro Giovannoli. Possa un tale esempio di paterna affezione essere apprezzato quanto merita, e seguitato quanto n'è il bisogno, da tutti i buoni Toscanii di cui costumi, la di cui concordia, il di cui sagace e retto intendimento ne assicurano, che anche in questi solenni momenti non ismentiranno quella commendata opinione, che per tali virtù sempre mai si meritarono. Firenze, 23 febbraio 1849.» — (Documenti dell'Accusa, pag. 846.)
482.Documenti, pag. 247.
483.Documenti, pag. 247.
484.Ivi.
485.Documenti, pag. 286.
486.Ivi, pag. 249.
487.L'Accusa pare, che faccia nascere i sassi