Dal più profondo e tenebroso abisso,per urtarvi dentro: invero la disciplina militare difficilmente troverebbe cultore più passionato di me; quando mi pervenne la notizia della strage del Giovannetti la mia voce si levò nel Parlamento, perchè fosse sottilmente ricercata, e punita.«Guerrazzi. — Mi vengono sicure notizie non solamente a carico della compagnia dalla quale si suppone che possa essere derivata la uccisione del Colonnello Giovannetti, ma ancora relative al pessimo contegno tenuto da tutto il Corpo dei Granatieri nella presente Campagna.«Mi si annunzia di più che le provocazioni, le minaccie e gli scopelismi usati contro il Giovannetti datano da tanti tempi remoti; e per conseguenza domanderei al sig. Ministro della Guerra affinchè si facesse dovere di affrettare una simile inchiesta. Privatamente lo faremo anche noi, affinchè, corrispondendo a questa inchiesta le notizie che mi vengono date, sia proceduto con tutto il rigore della Legge, non solamente a carico della compagnia, ma anche contro tutto questo corpo di Granatieri; il quale, essendo corpo scelto, doveva dare esempio di disciplina, e,secondo le informazioniricevute, avrebbe fatto tutto al contrario.«Ministro della Guerra. — Dal momento in cui le nostre truppe mossero per la Lombardia fu istituito un tribunalemilitarea cui incombe l'incarico di fare le indagini necessarie dei fatti tumultuosi o dei disordini che avvengono nel campo. Io, nonostante, tornerò ad eccitare il tribunale, affinchè si occupi di queste indagini.«Guerrazzi. Contiamo nella vostra lealtà e nella vostra giustizia affinchè questo abbia luogo.» — (Monitore, Seduta del 16 agosto 1848.)488.Vedi la sua dimissione mandata al Governo Provvisorio, negli Archivii.489.«Il Prefetto di Lucca al Ministro dello Interno. Trascrivo un biglietto del Delegato di Massa e Carrara, che mi perviene in questo momento, così concepito — Massa 18 febbraio. Signor Prefetto.I Piemontesi non entrano. Laugier è sconcertato. Qui calma dignitosa. Altrettanto sia in Toscana, ed il folle progetto cadrà per la sua propria incostanza. Dirami questa notizia, e sopra tutto la comunichi al Governo.«P. S.Io non sono ancora libero, nè le mie comunicazioni. Domani spero poter dare migliori notizie.» — (Documenti, pag. 484.)490.Documenti, pag. 366.491.Documenti, pag. 484.492.Documenti, pag. 486.493.Ivi.494.Ivi.495.Trovo sopra i Giornali così narrati i casi del 23 febbraio. A me non furono referiti diversi quando giunsi a Massa. «Massa, 23 febbraio. — Alle ore 10, mentre vi scrivo, il paese è in grande allarme. È ritornato a briglia sciolta tutto il treno con 22 pezzi di cannone e tutta la truppa a marcia forzata. Giunti sul piazzone del Palazzo, la popolazione in massa si è slanciata sui soldati del treno, lottando con essi, e gridando: Non partano più i cannoni. Allora gli artiglieri hanno staccati i cavalli che sono stati condotti in una stalla e guardati dal Popolo, i soldati tutti si sono sbandati, fuggendo chi per la Toscana, chi per le montagne,chi vendendo la roba per mangiare, essendo digiuni da 48 ore. Veduto Laugier tutto questo, abbenchè dicesse non voler cedere la Piazza, è uscito dal Palazzo a cavallo scortato dai Dragoni con sciabole sguainate, ed ha gridato: Valorosi soldati, seguitemi;io ho la cassa, andiamo a unirsi a Fosdinovo: chi mi vuolbenemi segua. — Dopo questo parole è scappato come il Demonio con la Cavalleria verso Fosdinovo; si crede però che i Dragoni torneranno indietro.» — (Alba, 23 febbraio 1849.)496.«Il Municipio di Firenze — dopo avere speso ogni cura a remuovere dall'animo del Principe il pensiero di uno allontanamento,lealmente offerivail suo concorso agli uomini che dinecessitàassumevano ilgrave incaricodi reggere provvisoriamente il Paese in sìdifficili momenti.» — (Deliberazione del Municipio Fiorentino del 12 febbraio 1849. — Documenti dell'Accusa, pag. 314.)497.Monitoredel 26 febbraio 1849.498.Deliberazioni Municipali del 24 febbraio 1849. — Documenti, pag. 315.499.«Cittadini del Governo Provvisorio.«Non avendo avuto tempo a convocare un'Adunanza Magistrale, ho riuniti presso di me diversi Priori, li ho consultati sul ritardo della revoca della Legge Marziale. Tutti siamo unanimi nel mantenerci fermi nei principii esposti nella nostra Deliberazione del 24 corrente, e non possiamo secondare le vedute del Governo in quanto sono contrarie a quei principii.«Considerando però che il Governo solo è responsabile de' suoi atti, e non volendo essergli d'impaccio in momenti pericolosi, mentre non revochiamo, nè revocheremo mai le nostre rimostranze, consentiamo bensì ad aggiornarne la pubblicazione.»500.«Il Circolo del Popolo di Firenze nella Seduta del 26 febbraio 1849 ha decretato:«Che il Circolo del Popolo inviti tutti gli altri Circoli non solo, ma tutti quanti i nostri fratelli democratici, perchè vogliano recarsi giovedì prossimo1 marzosulla Piazza del Popolo a ore 12 meridiane, onde sia mandata ad effetto la proclamazione dellaRepubblicae dellaUnionedella Toscana con Roma,già decretatadal Popolo di Firenze colsuo precedente Decreto del 18 febbraiocorrente, ed accettata da altri Circoli e da molti Municipii dello Stato.» — (Popolano, 28 febbraio 1849.)501.«L'attitudine della popolazione, riservata e fredda innanzi le tumultuarie o violente manifestazioni, e alle intemperanti e premature esigenze di alcuni che pretendono d'imporre la loro volontà a tutta la Toscana, usurpando e preoccupando i diritti del Popolo tutto... gli traccia la via che egli dee battere... Non sarà possibile far nascere l'ordine e imprimere il moto a questa massa che va in sfacelo ec.» — (Nazionaledel 23 febbraio 1849.)502.«Il Comandante la Piazza di Pisa al Ministro della Guerra. In quest'oggi son giunte da Lucca due Compagnie, una del Battaglione Italiano e l'altra dei Volontarii Lucchesi, e per non esservi più partenze per Firenze, loro destino, questo Prefetto ha ordinato che partano dimani col primo treno. In questo momento il Popolo unitamente a una parte dei suddetti militi sono andati alla Caserma della Cavalleria, ed hanno obbligato i soldati ad uscire con loro, e andar vagando per la città, gridando:Viva la Repubblica.» — (Documenti dell'Accusa, pag. 493.)503.«V'inviamo i cittadini Canonico Alfonso A., Capitano Francesco G., Canonico Carlo R. e Avv. Giuseppe D. G., Agostino R. e Oreste M., socj del nostro Circolo; i quali sono stati eletti per recarsi costì ed unirsi a Voi, ed ai Deputati degli altri Circoli Toscani, nella Dimostrazione da farsi al Governo Provvisorio giovedì prossimo, per chiedere che sia mandata ad effetto la proclamazione della Repubblica e l'unificazione della Toscana con Roma, a seconda di quanto è stato annunziato col num. 465 dell'Alba.«Accoglieteli ec. — Li 27 febbraio 1849.» — (Documenti, pag. 124.)504.«Cittadino Presidente del Governo Toscano.«Il Circolo del Popolo di Firenze ha inviato quest'oggi in Siena e nei dintorni dei Commissarii per ottenere che per giovedì futuro una banda di Popolo ed una Deputazione di questo Circolo da me presieduto si portino a Firenze per proclamare definitivamente in piazza la Repubblica e la Unione con Roma.«Fra questi Commissarii è un tal B. aderente di M.«Dubitando io della fede dei messaggi qua venuti, non ho voluto precipitare, ed ho rimessa a dimani sera l'adunanza pubblica di questo Circolo.«Il predetto B. ha fatto sentire che tutti i Circoli Toscani invieranno giovedì prossimo i Deputati a Firenze, che Livorno si verserà tutto nella Capitale per eseguire quanto sopra.«Io ho obiettato al B. che non mi sembrava utile o decente lo attraversare i passi del Governo, e paralizzare la convocazione della futura Assemblea Legislativa già decretata dalla Legge.«Ho obiettato ancora, che avendo il Popolo di Firenze proclamata la Repubblica, salva l'adesione del Parlamento, non poteva porsi in contradizione con sè medesimo con lo impedire che questo Parlamento sorgesse a stabilire la forma definitiva del nostro Governo. Ho avvertito infine che gli ultimi avvenimenti della Toscana, le reazioni abbattute, i Governi Popolari stabiliti di fatto, erano tali elementi che obbligavano senz'altro la futura Assemblea a proclamare la Repubblica.«Queste cose io andava dicendo al B. ed altre molte. Quest'ultimo peraltro ha insistito nel sostenere che è urgente il proclamare giovedì prossimo la Repubblica e la Unione o Fusione con Roma, non mancando d'insinuare segretamente a molti che anche il Governo desidera di abbandonare la via della legalità e procedere con la Rivoluzione.«In questo stato di cose, io ho preso il partito di rivolgermi a voi, Padre della Patria, per domandare istruzione e consiglio.«Immensa è la popolarità che io ho acquistata in questo paese; come Presidente poi del Circolo, posso fare e disfare.«Debbo io secondare, o impedire in questa città i progetti del Circolo fiorentino? Attendo replica con la prestezza del fulmine per regolarmi.«Avverto che domani sera il Circolo Pubblico, che suole essere numerosissimo, si adunerà a ore 24 al Teatro dei Rozzi.«È urgente adunque che prima di quest'ora la replica mi giunga.«I Senesi sono quasi tutti Repubblicani ec. — D. D. C.»(Documenti, pag. 217.)505.«Il ritardo di posta dell'invito, che piacque a voi, Cittadino Presidente, d'indirizzarci all'effetto del nostro intervento sulla Piazza del Popolo in questo giorno 1º marzo per solennizzare la proclamazione della Repubblica e della Unione della Toscana con Roma, è stato sentito con generale dispiacere, giacchè impedì di adunare il Circolo, e di aver tempo sufficiente per trasferirvisi.«Non accusate adunque il nostro Circolo di poca buona volontà, ma ascrivete la mancanza della nostra assistenza a questo atto solenne di libertà italiana, al non avere, come molti altri Municipii, un corso giornaliero e regolare di posta.» — (Documenti, pag. 127.)506.«Ore 1 pom. — Il Popolo è deciso d'inalzare l'Albero della Libertà, gira le strade in gran numero con bandiere sormontate con berretti repubblicani. — Le campane di tutta la città suonano a festa. — L'Albero è stato portato sulla Piazza dei Cavalieri (una volta degli Anziani!!!). — Ore 2 ½. — Si leggono, affissi per tutti i canti della città, cartelli con questa scrittura: —Alle ore tre riunione in Ponte. — Una Deputazione numerosa di Popolo si è portata dallo Arcivescovo onde invitarlo ad assistere alTe Deumche il Popolo vuole cantare nel Duomo dopo l'inalzamento dell'Albero.» — (Italia dei Giovani, 28 febbraio 1849.)507.«Ieri Firenze sapeva imminente il ritorno del Guerrazzi. — Firenze esultante si apparecchiava a riceverlo, siccome era debito ricevere il compositore dello scisma nato dalla fuga di Leopoldo d'Austria. — Firenze gioiva ieri del cessato pericolo della guerra civile, siccome la sera del 21 fremeva accorrendo con pari gioia a difendere le patrie libertà contro i reazionarii illusi e trascinati dalle parole e dalle promesse dei nemici della libertà e dell'Italia.» — (Nazionale, 27 febbraio 1849.)508.IlNazionaledel 2 marzo narrava: — «Ieri sera vi fu pubblica adunanza del Circolo Nazionale nel teatro grande in Via Goldoni: era presente l'Avv. L.Deputato del Circolo di Firenze. Si trattò della dimostrazione che doveva aver luogo stamane in Firenzecontroil Proclama del Governo Provvisorio del 27 p. p.; fu proposto di uniformarsi a quanto aveva fatto il Circolo della Capitale.»Il Signor L., il quale si affaticava a fare controme, adesso è incolpato conmee comemenel mostruoso pastone dell'Accusa.509.«Il Prefetto di Pisa al Ministro dell'Interno. Comunico il seguente Dispaccio del Prefetto di Lucca, con avvertenza che i due contrassegnati nel medesimo dovrebbero dire M. e L., i quali furono qui al Circolo senza frutto. Martini.» — (Documenti, pag. 494.)510.«L'Avv. M. e il P. L. erano stamane in Lucca a far gente per condurla a una dimostrazione in Firenze; mentre di mio ordine il Delegato di Governo li faceva cercare perchè desistessero, sono partiti. So che al Circolo Politico si sono affacciati per pochi momenti, che letta appena la Notificazione del Governo di ieri hanno renunziato all'idea ed al mandato che avevano dal Circolo Popolare di Firenze. Landi.» — (Documenti, pag. 494.)511.«A Roma egli dà sollecita opera a quella unificazione, a cui la non si voleva piegare, e vi narra, che tutti i Toscani ne hanno desiderio, sebbene sappia il contrario; e perora e studia perchè si compia.» — (Lo Stato Romano, vol. III, pag. 276, Ed. Le Monnier.)512.Lord Hamilton, con piena cognizione di cose, scrive al suo Governo nel 27 febbraio. «La Toscana è minacciata da invasione esterna, da guerra civile, e da moti reazionarii nelle Provincie.» — Vedi Raccolta di Documenti citata.513.È impossibile annoverare tutti gli errori commessi per leggerezza o per malvagità nel giudicare gli uomini politici del nostro tempo; per non iscostarci da casa, vediamo in certi libri Benoît Champy, ministro di Francia, accusato di alimentare le sedizioni in Firenze, mentre Benoît Champy ci si mostrò sempre moderatissimo uomo, e più presto inclinato alla Monarchia Costituzionale, che alla demagogia. Quale dovesse essere tra noi, lo fa conoscere il partito che, come rappresentante del Popolo, sostiene nell'Assemblea di Francia: egli appartiene alla destra, e, comunque nipote del Lamennais, parteggia per l'Eliseo, ed ha votato la revisione della Costituzione. — Lord Hamilton Baillie, ministro inglese, è detto intrinseco dei ribelli; e questo diplomatico fu onestissimotory, amico del Principe e del Principato, aborrente da ogni trambusto, zelante propugnatore della civiltà; di più, percosso da insanabile malattia, la quale non gli permetteva uscire di casa, e talora nè anche ricevere visite. — Lord Palmerston viene designato sempre col mantice in mano per soffiare nel fuoco rivoluzionario d'Italia; ed io, salvo onore, ho da dire, che il nobile Lord assai si rassomiglia allo zio di Francesco Berni, di cui questo bizzarro ingegno cantò:A Romaandaidipoi, come a Dio piacque,Pien di molta speranza, e di concettoDi un certomioparente cardinale,Che nonmifece mai nè ben, nè male.Questa fallacia di giudizii non solo su gli uomini comparisce, ma su le cose ancora. I democratici di Europa si mostrarono parzialissimi alla rivoluzione di Ungheria; ed oggimai è provato che i Magiari non erano repubblicani nè democratici; stirpe fiera, tenace dei privilegii, conservatrice delle preminenze sopra la razza slava, aliena dalle idee e dai costumi stranieri; sprezzante di ogni novità per modo, che spesso pronunzia in guisa di proverbio quel detto: «Mio nonno stesso non intese mai favellare di questa cosa.»514.Documenti, pag. 438.515.«Certo consacca e scurinon si andava a restaurare il governo monarchico-costituzionale. E se abbiamo detto, che in quelle campagne il grido di —Viva Maria— è quasi sinonimo di violenza e rapina, perchè non si reputi esagerata, o imaginata a comodo di difesa quest'asserzione, ci permettiamo di riferire alcuni versi del nostro amenissimo poeta Guadagnoli, scritti in uno dei vernacoli del contado aretino.»Doppo che 'n tempo de la battituraFadighæ' quant'un æseno da basto,Nun me spettevo mèo questa figura!E pure armasto so come so armasto!Cappodeddua! se doppo mïtituraDicio che 'l græn la ruggene avía guasto,Alnotta tanto tanto se putíaDe calche sacco fœ'VVIVA MARIA!516.Conciliatore, 12 febbraio 1849, Nº 42.517.Consultazione per Lionardo Romanelli, Firenze 1851, p. 24 e seg.518.Rapporto alla Commissione Governativa Toscana. — Documenti, Pag. 350.519.Rapporto sopra citato.520.«Nè sembra potersi dire, che per questa volta la Legge marziale rimanesseopera morta, giacchè a comprimere ec.» — (Decreto del 10 giugno 1850, pag. 55.)521.Plutarco,Vita di Pericle.522.E tutto questo non meritava la Camera dei Pari di Francia, che salvò la libertà della stampa, propugnatore Chateaubriand, quando la Camera dei Deputati la sagrificava.523.E sì, che questo re aveva cuore inglese, e della gloria patria pareva piuttosto fanatico, che amante. Si narra, che nella famosa battaglia al capo della Hogue, vedendo dall'armata inglese rotta la francese e con essa disperse le sue speranze del ritorno, diceva raggiante di allegrezza ai gentiluomini francesi, che gli facevano corona: «Ah! bisogna che voi lo confessiate, non vi sono che i miei Inglesi al mondo capaci di bussarvi in questa guisa.» Non importa dire se i gentiluomini francesi prendessero diletto di coteste regie parole.524.Siccome temo, che chi legge non mi abbia a dare fede, — tanto parmi, ed è enorme il caso, — m'induco, comecchè repugnante, a copiare le parole precise del Decreto:Considerando, che molti sono i fatti allegati dal Guerrazzi nelle sue MEMORIE per far sentire il predominio assoluto e costante sopra di lui della Fazione Repubblicana; ma oltrechè questi fatti non sono di tale importanza da stabilire una violenza irresistibile e continuata, somministra il Processo altri fatti, dai quali emerge l'influenza personale del Guerrazzi sulle turbe tumultuanti; essendosi di sopra notato, che dichiarò all'Assemblea Costituente di non averne timore, ed essendo egli più volte riuscito,come racconta, a contenerle e comprimerle a vantaggio di privati cittadini.— (Decreto della Camera delle Accuse, § 53, pag. 92.)525.Vedi parte della Lettera Gioberti a pag. 479 di questaApologia, il rimanente, nell'Opera ivi citata.526.Questo anche disse Napoleone Bonaparte, che fu quel grande e sviscerato Repubblicano che tutto il mondo conosce, nelle conferenze di Leoben, quando i ministri austriaci perfidiavano a riconoscere la Repubblica francese. — (Thiers,Histoire de la Révolution; Bruxelles, 1838, tomo II, pag. 380.)527.Alba, 28 febbraio 1849. — A prova della continua pressura della Fazione Repubblicana si vogliano, in grazia esaminare questi frammenti:«La volontà del Popolo è statadisconosciuta, contrariata, rinnegata.La disobbedienza del Governo chiedeva riparazione.... La decadenza del Principe, la Unione con Roma divengono oggi necessità, e con esseTUTTA QUELLA SERIE DI PROVVEDIMENTI ECCEZIONALI O RIVOLUZIONARII, dei quali abbiamo altre volte accennato, e non ci stancheremo mai di accennare. Laonde da oggi noi chiamianoALTAMENTE RESPONSABILEil Governo Provvisorio, prima di tutto di essere appunto tuttavia Governo Provvisorio toscano. E ritorniamo a domandargli, che cosa ne sia avvenuto delDecreto del Popolo del dì 8 febbraio; che cosa ne sia avvenuto della Unione con Roma, della Repubblicaproclamata in Firenze, in Pisa, in Livorno, per tutta Toscana! Oggi gli muoviamo queste parole senza rancore, senza ire, senza minaccie! senza disperare delle intenzioni sue. E lo invitiamo a rileggere la nostra epigrafe che risolutamente e irrevocabilmente riprendiamo quest'oggi:Unione con Romaec.» — (Alba, 25 febbraio 1849.)«Unione con Roma: questo è il nostro grido, perchè lo crediamo, e lo sentiamo espressione di potenti bisogni, d'incalzanti necessità.Lo abbiamo innalzato dal primo dì in cui il Popolo provvide a sè; lo abbiamo di giorno in giorno ripetuto, sperando che destasse un eco, che provocasse una risposta:lo ripetè con noi la voce gagliarda e solenne del Popolo, prima come un voto, poi come una domanda: il Governo tacque al voto,alla domanda rispose barcheggiando. Non è più il tempo delle parole a doppio senso, delle mezze misure: abbiam francamente chiesto, francamente si risponda.»«Molti serii motivi devono ora troncare gl'indugii, rompere i nodi. Quando noi abbiam per la prima volta inalberata la nostra bandiera politica, quando abbiam per la prima volta scritta sul nostro Giornale la epigrafe, che ne riassumeva le speranze e la fede,Leopoldo Austriaconon aveva ancora sciolto ogni vincolo,rotto ogni velo, smessa ogni maschera; non aveva ancora posata sulla sua spada tedesca la mano, che stendeva in atto bugiardo di pace, di unione; la minaccia non suonava ancora sulle sue labbra, che mormoravano l'antica commedia del Padre tenero e mite. Ora tutto ciò avvenne: egli ha spinti Toscani contro Toscani,ha tentato di gittare l'illuso Popolo delle campagne ad invadere, a distruggere le nostre città; ha implorate le baionette piemontesi per conculcare il Popolo suo, avendosi apparecchiata a' reali ritorni una via di delitti e di sangue: ma poichè i Toscani di contro a' Toscani rovesciarono i fucili, ed apersero, compatendo, le braccia; poichè le nostre città fermamente si opposero a' rei, disingannarono gl'illusi, convinsero i creduli; poichè all'intervento piemontese mancò il tempo e la sanzione del Popolo, e nella via dove sperava ire e discordie, trovò amore ed unione; il Principe Austriaco è fuggito, scornato e tremante, senza che un verace compianto lo accompagnasse, o che un nobile sdegno si curasse di maledirlo. Così anche gli ultimi nodi tra Principe e Popolo furono spezzati e per sempre.Perchè adunque se il fatto esiste, non proclamarlo? Che intende il Governo colla stretta e rigidaprovvisorietà,che vuol rispettata e salva ad ogni costo? Perchè dare a' nemici nostri il lontano sospetto di una transazione, che nessuno vuole, impossibile, non che a compiersi, ad idearsi soltanto?.................... «Inoltre il Popolo nostro, a vita politica nuovo, di politici intendimenti inesperto, vuole un Governo che gli assicuri l'ordine e la vita. Incapace a comprendere certi dilicati fili, che stringono all'avvenire il presente, domanda una forma chiara e precisa, che gli spieghi apertamente i suoi diritti, i suoi doveri, i suoi interni rapporti. Attaccato francamente al Principe, che per lui non era null'altro che un Governo, quando si vide dal Principe abbandonato, ingannato, tradito, si gittò francamente alla forma contraria, alla idea repubblicana, che per lui era simbolo di un Governo,e gridò: Viva la Repubblica,nelle sue feste, nelle sue gioie, nelle sue canzoni. Scrisse: uniti con Roma,sulla porta delle sue case, su' muri delle sue città; uniti con Romafu la parola de' suoi Circoli, fu il grido delle sue adunanze: e piantò l'Albero della Libertà, che per lui rappresentava queste due idee di Repubblica e di Unione, in tutte le sue Piazze, nel sagrato dalle sue Chiese.«Ma se un giorno, a mente più calma, questo Popolo si domanderà:Che cosa siam noi? Che cosa è la Toscana? Granducato no, perchè Leopoldo Austriaco vi ha perduto ogni diritto; Repubblica no, perchè il nostro Governo s'intitola ancora Governo Provvisorio... dunque aspettiamo; — allora s'incrocierà le braccia, e attenderà, per agire e per combattere, di sapere in nome di chi agisce e combatte.«Nè ciò basta.Quando l'8 febbraio abbiam detto: Unione con Roma, — era forse il proclamarla un giusto e santo ardimento: ora il non farlo, sarebbe imprevidenza od audacia. E infatti allora s'ignorava quale sarebbe il contegno dal Governo Piemontese verso la Romana Repubblica; forse anche il gelido silenzio aveva fatto travedere il pensiero triste ed egoista dell'abate Gioberti: ora la vergognosa caduta di questo ci ha fatti sicuri quale sia la volontà ferma e coraggiosa della Giovane Camera, e quale sarà quindi la volontà o imposta o libera del Gabinetto.Il Ministero di Torino riconoscerà immediatamente la Repubblica Romana; non potrà riconoscere il Governo di Toscana, perchè non ha forma stabilita, e non si approva ciò che s'ignora, ciò che non è se nonprovvisorio.«Ma se Toscana con Roma formerà immediatamente la Repubblica d'Italia Centrale, il Piemonte stenderà a questa Repubblica la mano e le braccia: i due Stati stringeranno patti di solidarietà e di amicizia; e così due terzi quasi d'Italia saranno uniti a combattere lo straniero, e a vincere la guerra di Nazione e di Libertà.» — (Alba, 28 febbraio 1849.)«Domani sarebbe tardi, imperciocchè domani la Nazione sorgerà a chiedervistrettissimo conto dell'operato.» — (Alba, 14 marzo 1849.)«Con estremo dolore abbiamo inteso che non si sia venuto alla proclamazione definitiva della Unione repubblicana, come il Governo Provvisorio avea solennemente promesso. — Ieri tenevamo questa promessa omai come un fatto, e fu cagione in noi di vivissima gioia; oggi abbiamo l'amarezza di essere stati delusi da uomini che sin qui meritarono l'intiera nostra fiducia.«Uomini del Governo Provvisorio! ponderate quali danni possono derivare dalla vostra lentezza alla causa cui veniste assunti a sostenere. La reazione si avvantaggia della vostra perplessità, pigliando da essa tempo d'impaurire i buoni; è tempo di organizzarsi e stendersi tra i tristi e li ignavi. Perdio! troncate li indugii; ogni ora, ogni giorno che passa aggiunge forze e proseliti al Partito della reazione. Noi, che abitiamo le più remote provincie della Toscana, sappiamo di buon grado che cosa si possa temere o sperare da queste popolazioni, fornite bensì di buon senso, ma facili ad essere pervertite. Noi conosciamo la difficoltà e i pericoli delle future elezioni, i quali voi non potete prevenire in altro modo, che col proclamare prontamente la invocata fusione con Roma. Nulla dovete temere per parte delle provincie dalle risoluzioni forti e istantanee, molto bensì dovete paventare dalla irresolutezza e dagl'indugii.«Uomini del Governo Provvisorio! ricordate che le rivoluzioni non si compiono colla pacatezza di un'ordinaria prudenza. In condizioni violenti abbisognano misure audaci e pronte, che sgomentino i tristi, e infiammino l'ardire dei buoni. Ma voi adoperate tutto al rovescio, e quasi ci sembrerebbe che vi prendeste gioco dell'entusiasmo del Popolo.«Uomini del Governo Provvisorio,rammentatevi quale responsabilità posa su voi; qual conto dovete rendere a Dio ed alla Nazione, se foste per esser causa d'una guerra civile, e se danneggerete menomamente la causa della Libertà.«Santa Sofia, 28 febbraio 1849.»(Popolano, Nº 250, — 5 marzo 1849.)Allora succedevansi Petizionarii e Commissarii dalle Provincie; e mandavano accesissimi indirizzi i Circoli, e i Municipii di Pisa — Arezzo — Pistoia — Siena — Modigliana — Montevarchi — Santa Sofia — Lastra a Signa — Poggibonsi — S. Giovanni — Cascina — Campiglia — Fucecchio — Montesansavino — Dovadola — Sarteano — Marradi — Cortona — S. Gimignano — Livorno — Piombino — Castellina — Montescudaio — S. Sepolcro — Guardistallo — Pitigliano — Subbiano — Capalona — Reggello — Montecalvoli — Santa Fiora — Castel S. Niccolò — Casciavola — Porto Ercole — Aulla — Bibbiena — Asciano — Castagneto — Vico-pisano — Lungone — Tredozio — Monterotondo — Arcidosso — Pietrasanta — Figline — Lari — Pian di Scò — Portoferraio — Montemarano — La Cecina — Poppi — Sorano — Galluzzo — Massa marittima — Prato vecchio — Castelfranco — Orciano — Quincarico — Rocca S. Casciano — Montieri — Asinalunga — Buonconvento — Volterra — Calcinaia — Castelnuovo — Civitella — Montelupo — Val d'Elsa — Castelfiorentino — Firenzuola — Lucignano — Terranuova — Capalbio — Casciana — Pontremoli — Porto S. Stefano, ed altri parecchi, depositati negli Archivii Governativi.528.Thiers,Histoire de la Révolution; cap. IV, (Convention).529.Della Repubblica Romana, pag. 66.530.Opera citata.531.Monitore, 10 gennaio 1849. — Discorso della Corona, in fine.532.Anche di questo fatto negli Archivii Governativi hanno da essere depositate prove. Però nè anche alla Costituente Italiana furono avversi i Sacerdoti tutti e i Vescovi. Vi fu chi sostenne non incorrersi affatto nella scomunica, sia votando per la italiana quanto votando per la toscana:«Empoli, 8 marzo. — In questa mattina è stata affissa sulla porta della Chiesa Collegiata di questa Terra la seguente Dichiarazione:«Empolesi!«Le Elezioni dei Deputati alla Costituente Toscana e Italiana sono imminenti.«Accorrete a dare il voto, e non ascoltate chi vi susurra all'orecchio che incorrete la Scomunica. Io posso e debbo dichiararvi, che secondo i principj della Morale Cattolica e della ragione non vi è nè scomunica, nè peccato di sorta, per gli Elettori alla suddetta Costituente.«Empoli, 8 marzo 1849.«Vostro Affezionatissimo«P. Pasquale MartelliProposto.»«Molto Reverendo Signore.«Richiesto da varii Parrochi di questa Diocesi, se potessero dar risposta ai proprj lor Parrocchiani sull'interrogazione fatta ad essi, cioè, se nelle attuali circostanze, in cui si trova la nostra Toscana, la pena della Scomunica s'incorra per l'elezione da farsi nel prossimo Lunedì, 12 del corrente mese, dei Deputati alla Costituente Italiana, io ho manifestato apertamente ad essi la mia, qualunque siasi, opinione, dicendo loro che, per l'esame già fattone, io era d'avviso che effettivamente non s'incorresse. Ne prevengo di questo mio parere VS. Molto Reverenda per sua regola, acciocchè, qualora Ella pure sia ricercato dai suoi Popolani sullo stesso proposito, possa dar loro una replica, che lasci pienamente tranquilla la loro coscienza.«E dandole la Pastoral benedizione mi confermo con sincerità di cuore,«Di VS. Molto Reverenda,«Pisa, li 8 marzo 1849.«Affez. come Fratello«Giovan BatistaArc. di Pisa.»(Conciliatore, 11 marzo;Monitore, 9 marzo 1849.)533.Esodo, C. 14, c. 22.534.Popolanodel 14 febbraio 1849.535.Popolanodel 14 febbraio 1849.536.Popolanodel 15 febbraio 1849.537.Alba, 15 febbraio 1849.538.Frusta Repubblicana, 18 febbraio 1849.539.Rusconi, Opera citata.540.Requisitoria, pag. 132, § 85.541.Vedilo a pag. 287 di questaApologia.542.Documenti, pag. 412, citato altrove.543.Vedilo a pag. 383 di questaApologia.544.Documenti, pag. 828.545.Documenti, pag. 286.546.Vedila a pag. 431 di questaApologia.547.Documenti, pag. 849. — Questo Documento è riportato per intiero a pag. 474 di questaApologia.548.«Durante la giornata vennero elevati per tutte le piazze di Firenze i sacri Alberi della Libertà incoronati di fiori, sormontatidalle bandiere tricolori, e dallo antico berretto con cui si saluta ogni aurora di redenzione. — La solenne funzione fu inaugurata dappertutto con allegro scampanío dai campanili di Firenze, congli spari dei moschetti, col rullo deitamburi della Guardia Nazionale, col suono di musici strumenti, con lo scoppio di lietissimi evviva.» — (Corriere Livornese, 27 febbraio 1849.)549.Corriere Livornese, 27 febbraio 1849.550.Monitoredel 2 marzo 1849.551.Ugo Foscolo,Prose letterarie, vol. II, pag, 316. Ed. Le Monnier.552.Discorso di M. Lamb pronunziato alla Camera dei Comuni d'Inghilterra nel dì 11 marzo 1818, intorno alBill delle indennità.553.L'Accusa nota argutamente la solenne accoglienza dei Deputati della Costituente Romana. Poichè è forza scendere a siffatte meschinità, si ha da sapere come questi Signori, avvezzi alle romane magnificenze, si erano lagnati pel ricevimento più che modesto del Governo Provvisorio; e già di queste parole gli Esaltati si prevalevano per susurrare, che ciò era segno di disprezzo, e di peggio; allora io dissi: riceviamoli questa altra volta solennemente, cioè con l'assistenza del Municipio, del Generale, e dei Colonnelli della Guardia Nazionale. — VediMonitore, 16 marzo 1849.554.«Quest'oggi, verso le ore 3 p. m., è giunto in Pisa, proveniente da Livorno, Ciceruacchio con altri suoi compagni di Roma. È alloggiato alla Locanda Peverada. Il Popolo lo ha festeggiato, ma non in molto numero. Ha parlato di Unificazione con Roma. Domani parte per Lucca.»«Sono arrivati stamani in Lucca Angiolo Brunetti detto Ciceruacchio, il D. Guerrini, il Tenente Costantini, Vincenzio Longhi, Girolamo Conti, Giuseppe Fabiani, popolani di Roma. Partono in giornata per Pescia e Pistoia; dimani saranno a Firenze per chiedere l'Unificazione. Durante la loro dimora furono festeggiati dal Popolo. Hanno udita in San Michele la Messa celebrata dal Sacerdote Giambastiani, che ha dirette calde parole di amor patrio alla folla ivi accorsa ec.» — (Dispacci telegrafici. Documenti, pag. 506.)555.Costituente Italianadel 17 marzo.556.Frattanto la Toscana non può fare a meno di una Assemblea Legislativa, che rappresenti veramente il Paese.— (Considerando II, Decreto del 10 febbraio 1841. Documenti dell'Accusa, pag. 821.)557.Articolo 10 del medesimo Decreto.558.In altra parte ho mostrato quello che imprendessi felicemente a troncare trame siffatte; mi gode l'animo di riferire un Documento citato dalla Difesa Romanelli a pag. 156, il quale attesta gli sforzi nel medesimo intento eseguiti dal mio degno collega.«A. C.«Il Circolo Popolare di Firenze invia costà dei Commissarii, per quello mi assicura un mio particolare e schietto amico. — Se questi intendono di commuovere la città, perchè ci forziate la mano alla fusione con Roma e ad usurparela tanto vantata e voluta sovranità del Popolo, devo dichiararvi cheper parte mianon sono uso a cedere alla violenza,e a tradire i miei principii. Se però venissero ad eccitare gli spiriti marziali della Gioventù, pur troppo pacifica, e persuaderla a inscriversi nei ruoli dei propugnatori della santissima causa della indipendenza e della libertà, secondateli di tutto cuore e con ogni mezzo.«Firenze, 17 febbraio 1849.«Affez.L. Romanelli.»559.«Il Governo Provvisorio Toscano,«Considerando suprema legge dello Stato essere provvedere alla propria salute;«Considerando che per ottenere questo intento supremo il Governo abbia avuto non pure il diritto ma il dovere di ricorrere a qualunque straordinario rimedio;«Considerando che la libertà non consenta mantenere siffatti rimedii neanche un istante quando il pericolo cessi;«Considerando la piena vittoria della opinione contro gli eccitatori scellerati della Guerra Civile, l'accordo universale di riservare alle Assemblee la sanzione del voto popolare intorno alle forme del nostro Reggimento, ed in fine l'orrore che il generoso Popolo ha da sentire per qualunque attentato parricida contro la Patria in presenza del pericolo di straniera aggressione;«Considerando che i sospetti e la diffidenza della tirannide repugnino alla maestà del Governo popolare;«Decreta:«Art. 1. La Legge Stataria del 22 febbraio 1849 è abrogata, la Commissione eletta con quella Legge disciolta, ec.» — (Monitore, 2 marzo 1849.)560.Il signor Berti Pichat, Preside di Bologna, nel marzo 1849 mosse a Firenze per tentare di ridurre in contante buona somma di carta monetata romana; malgrado la diligenza che vi misero non pochi sensali, e la usura offerta superiore al 30 %, non poterono barattarsi oltre L. fior. 8000 a mediazione del Veneziani, perocchè i Banchieri la rifiutassero con qualsivoglia premio. I nostri Buoni del Tesoro una sola volta, e per ore, scapitarono 7 %; ma il loro corso regolare fu oscillante fra il 3 e il 4 %. Il sig. Berti Pichat, da quel leale uomo che era, dandomi esatto ragguaglio della sua Provincia, mi assicurava, Bologna e le terre dipendenti avverse alla Repubblica poco meno che alla invasione straniera.561.Non furono mai principiate. Lo spoglio delle Liste degli eletti per la Costituente Italiana doveva effettuarsi a Firenze da una Commissione centrale, composta ai termini dello Art. 10 del Decreto del 14 febbraio 1849. Alcuni Gonfalonieri provinciali si recarono a Firenze a questo scopo, ma il Municipio, che per organo del suo Gonfaloniere mi manifestava quale e quanta fosse la repugnanza della universalità dalla Unificazione con Roma repubblicana, protrasse le operazioni della Costituenteitaliana, me consapevole e consigliere, onde il voto della Costituentetoscanaprocedesse senza ombra di coazione, o di urgenza. Di ciò occorre la prova nel Decreto dell'8 aprile 1849 (Documenti, pag. 885), che l'Accusa riprende come quello «che provvedeva a ultimare le operazioni di squittinio relative alle elezioni dei Deputati alla Costituente Italiana.» Ben poca mente ci voleva a comprendere, che un simile Decreto pubblicato per attutire l'ardore degli improperii dei Repubblicani rimaneva vuoto di effetto, dovendo l'Assemblea Costituente Toscana decidere intorno alle sorti del Paese nel 15 aprile successivo, a norma del Decreto dell'Assemblea del 3 aprile 1849. Tutto sta nello esaminare come sarebbe stato deciso dopo 7 giorni!562.Detto Decreto, pag. 55.563.Dal Rapporto recente fatto dal signor Ducos, intorno alle spese commesse dal Governo Provvisorio di Francia, troviamo che Ledru Rollin spese franchi 123,000 per bucherare l'elezioni in pro della idea repubblicana; e in vero, questo è il contegno di cui intende che prevalga un suo concetto politico. Non un soldo fu speso da me, onde l'elezioni fossero disposte in un senso piuttosto che in un altro: dal quale fatto può dedursi questa conseguenza (dove ve ne fosse mestieri): se liberissime lasciai l'elezioni mentre fui Membro del Governo Provvisorio, tanto più deve credersi che tali procurassi che fossero, Ministro Costituzionale.564.Popolanodel 3 e 7 marzo 1849.565.Il Nazionale, 9 marzo 1849: — «Il Decreto adunque (del 6 marzo) di che ci occupiamo, in doppio modo viene ad offendere (ove non rimanga opportunamente chiarito e ammendato) il fondamentale principio della nazionale sovranità: sì perchè determina ecircoscriveabusivamente lainiziativa, per propria indole illimitata, della convocata Costituente; — sì perchè, ne' limiti delle assegnatele competenze, pare che pretenda essere la Nazione astretta a accettare qualeatto sovranole qualunque sue Deliberazioni.»566.La Costituente Italiana, 11 marzo 1849: — «Il Governo Provvisorio Toscano non ha creduto di pronunziare primo, e consecrare la parola della Unificazione, ed ha voluto innanzi a tutto interrogare la volontà delle popolazioni, che gli aveano concesso mandato di provvedere alla loro suprema salute. Alla inesplicabile esitanza, ostinata anche dinanzi alla già chiara intenzione del Paese, una subita riparazione debbe essere accordata coll'inviare alla Assemblea Costituente Toscana gli uomini che reclameranno spontanea, unanime, l'Unione con Roma.»567.Il Popolano, 8 marzo 1849: — .... «oltre a che il Governo nulla sembra disposto a fare affinchè le elezioni procedano in guisa da produrre il resultato che noi vogliamo, cioè la Unione con Roma e la proclamazione della Repubblica ec.»Il Popolano, 9 marzo 1849: — .... «una Legge mal concepita (del 6 marzo) è d'uopo sia anche peggio eseguita. Da ciò emergerà forse un'Assemblea di Retrogradi e di Conservatori; ed un'Assemblea di simil colore sapete a che cosa ne conduce direttamente e senza transazioni? Alla guerra civile, ec.»Anche il Regio Procuratore Generale nella sua Requisitoria, a pag. 130, ha saputo conoscere: «Che nel dì 6 marzo, lo stesso Governo Provvisorio,quasitemperando l'Atto del 14 febbraio, in cui era implicita ma positiva ed assoluta l'adesione del Governo alla Costituenteitaliana, decretò che l'Assemblea Legislativatoscanaavrebbe usato del potere costituente, tanto per comporre insieme co' Deputati dello Stato Romano la Costituente della Italia Centrale,quanto per decretare se, e con quali condizioni, lo Stato Toscano dovesse unirsi con Roma.»568.«Ieri ebbe luogo, siccome annunziammo, la rivista della Guardia Nazionale.... Il Guerrazzi venne sì dai militi che dal Popolo astante salutato con fragorosi applausi: onde presso a poco diresse alla Guardia queste parole: — Domani è giorno solenne per un Popolo libero:...... questo Popolo però non va esortato nel dare il suo voto; questo Popolo che ha una coscienza, va lasciato libero ne' suoi diritti. Militi della Guardia Nazionale, difenderete voi le proprietà e la vita degli individui? —Sì, sì. — Farete sì che il voto sia dato libero, e che sia libera la discussione sulle sorti del Paese, discussione che sarà agitata dai Deputati che voi stessi avrete scelti? —Sì, sì.» — (Il Nazionale, 12 marzo 1849.)569.«Questa mattina la Guardia Nazionale è stata raccolta dal Generale Zannetti sulla Piazza di Barbano, e di colà attraversando tutto Firenze si è recata in Boboli, ov'è stata passata in rivista dal Guerrazzi.«Non possiamo con precisione riferire le parole che a ciascun battaglione ha indirizzato il Presidente del Governo Provvisorio, imperocchè, a quanto ci viene riferito, elleno fossero di diverso genere ad ogni fermata. Bensì una calorosa esortazione alla Guardia Cittadina è stata reiteratamente volta dal Guerrazzi, ed è quella di sostenere con ogni forza il Governo Provvisorio e la futura Assemblea Costituente Toscana sì dai pericoli che sovrastare loro potrebbero dalla parte dei reazionarii retrogradi, quanto da quelli che nascer potrebbero dalle impronte pretensioni degliultrae degli intolleranti, consigliando a starsi contenti i Toscani a quello che i loro Rappresentanti saranno per decidere.«In quanto a noi, fin da questo momento protestiamo, che se le future Assemblee non pronuncieranno la Unione con Roma, e, conseguentemente la decadenza della Famiglia di Lorena e la istaurazione del regime repubblicano,profitteremo di qualsiasi mezzoci presentino le circostanze, affine di salvare il Paese nostro da un giogo aborrito, che imporre gli si volesse a nome della legalità e di una servile rappresentanza.«Noi non temiamo che il Popolo il quale compone la Guardia Nazionale, quel Popolo che gridò e grida tutto giornoViva la Repubblica, Viva la Unione con Roma, voglia suscitare nel Paese la guerra civile, facendo fuoco su i suoi fratelli che, traditi nei loro voti, e vedute strozzate le loro speranze dal capestro delle formali legalità,usassero l'estremo loro appiglio, la suprema loro ragione — la forza e la violenza, — contro coloro che non si meriterebbero davvero il nome di Rappresentanti del Popolo,ma di traditori della Patria, ove si negassero a coteste tre supreme Leggi, che oggi ci sono imposte non tanto dalle circostanze, quanto dal bene della nostra patria, dalla sua salvezza, dalla necessità di assicurare solidamente la sua futura solidità e grandezza.«Noi non temiamo nemmeno per ombra un tanto obbrobrio per parte dei futuri Deputati; ma ove questo obbrobrio dovesse pesare su di essi, certo,ad onta di tutte le esortazioni del Guerrazzinon peserà sulla Toscana l'obbrobrio assai maggiore di avere pazientemente sopportato il tradimento; e la Toscana saprà consumare la sua Unione con Roma, e saprà subirne tutte le conseguenze,anche ad onta dei suoi Rappresentanti e degli uomini del Governo Provvisorio. Questa è la nostra fede!» — (Popolano, Nº 256, 12 marzo 1849.)570.Chi? Secondo la Grammatica, io. O che dopo avermi convertito inperduelle, l'Accusa vuole trasformarmi anche in donna? Qui pure sento il bisogno di protestare.571.L'Accusa trae dal Discorso di apertura dell'Assemblea letto dal signor Montanelli argomento d'incolparmi; e sì, ch'Ella avrebbe dovuto all'opposto ricavarne motivo ad assolvermi, considerando: 1º che codesto Discorso fu opera del signor Montanelli, non mia; 2º che di sua mano apparisce scritto; 3º e che io, quantunque il turno mi chiamasse ad essere Presidente di settimana, e come tale l'Assemblea presiedessi, e dovessi leggerlo, pure mi vi rifiutai, però che contenesse proposizioni dalle quali dissentivo, e alle quali per parte mia ero deliberato a non aderire.572.Altrove ho dimostrato, e qui insisto a dimostrare, la falsità della incolpazione appostami dall'Accusa: «avere io lasciato in balía di mandatarii non Toscani la decisione intorno alle sorti dello Stato.» La Legge del 10 febbraio 1849 relativa alla Costituentetoscananell'Art. 8 decreta, chei forestieri dalle elezioni si escludano; certo, adoperare la parolaforestierifu male, ma egli è pur certo, che con essa denota i non Toscani. Lo sforzo dei parteggianti per la Repubblica potè ottenere che il Popolo mandasse Deputati non Toscani all'Assemblea Toscana; però essi furono pochissimi, e per nulla bastevoli a partorire i danni immaginati dall'Accusa. Il Generale D'Apice stampò nelMonitorela lettera, che io gli consigliai, e scrissi a norma del suo dettato rispetto a questo negozio, la quale spiegava, che, trattandosi di pratica domestica, convenienza e senno gli suggerivano di rinunziare alla Deputazione; e parecchi seguitarono lo esempio. Io manifestai agli amici il mio disegno di prendere parola all'Assemblea per escluderei non Toscani, parendomi, com'era, pretta improntitudine quella di volere rappresentare la Toscana in cosa vitale senza conoscerla; ma essi me ne sconfortarono con grandissima istanza, onde non provocarmi contro il furore degli avversarii. Fra questi amici ricordo il signor Guidi Rontani; e gli altri, spero, mi sovverranno con la loro memoria. Intanto, che così sia vero si ricava dalia relazione dell'Adunanza del 27 marzo 1849, tenuta dall'Assemblea Costituente Toscana. In cotesta Adunanza il Circolo del Popolo presentò una petizione al fine, che i non Toscani venissero ammessi allo ufficio di Rappresentanti Toscani. Avrebbe il Circolo operato così, se la faccenda stesse come fantastica l'Accusa? Ancora: una Sezione lasciò sospesa la proclamazione di tre Deputati, fra i quali due non Toscani. Avrebbe potuto tenerli sospesi la Sezione, se la Legge gli ammetteva? — Più oltre: rispetto alla quistione se gli eletti non Toscani possano formar parte dell'Assemblea Costituente è deciso, che messa da parte l'applicazione legaleogni Italiano deva essere accolto in Assemblea Italiana. Dunque la Legge gli escludeva. — (Alba, Nº del 28 marzo 1849, pag. 1943.) — Nelle note stampate dal Governo non occorre un nome solo di non Toscano, e nonostante sapete voi su quale fondamento questa Accusa ha cuore di sostenere, che le sorti del nostro Paese furono commesse a mani non toscane? Eccolo. Esaminate nelMonitoredel 25 marzo 1849 il Prospetto dei Deputati dell'Assemblea Costituente Toscana, e su 120 trovate tre non Toscani: Modena, D'Apice e Niccolini; ma D'Apice renunziò, Niccolini fu reietto; dunque ne rimase uno. Così lasciavansi in balía di non Toscani i toscani destini! — Incredibili cose, e non pertanto vere. Raccomandai escludessero almeno Niccolini, e fu escluso: «non venne proclamato Giovanni Battista Niccolini di Roma,quantunque la Sezione fosse di sentimento ammetterlo sebbene non Toscano.» — (Alba, luogo citato.) — Niccolini protestò; ma quantunque conoscesse la sua esclusione opera mia, e fosse sfrenatissimo, ed ora per la nuova ingiuria soprammodo infiammato, pure non seppe rimproverarmi, come per certo non avrebbe mancato di fare, di essermi servito di lui pei miei fini, ed ora gittarlo via mal gradito arnese. Questo Documento, benchè non valga nulla, rarissimo, mercè le diligenze del mio Difensore, mi perviene adesso, e adesso qui mi è forza metterlo:«Cittadino Presidente,«In nome della sovranità del Popolo, stando alla lettera e allo spirito del Regolamento, e onde non veder violato un Principio Costituzionale, debbo protestare come protesto sulla decisione presa dalla Camera a mio riguardo considerandola come inlegale; perchè:«Se alla Camera fosse riservato il dritto di ammettere o escludere i Deputati regolarmente eletti, cioè le operazioni dei Collegj elettorali che li nominò (sic), essendo state riconosciute valide, cesserebbe ogni sovranità del Popolo, e il suffragio elettorale sarebbe una mera illusione, e lo provo:«Si supponga che in una Camera di 120 persone 60 membri siano conosciuti rappresentare il Principio Costituzionale Monarchico, 60 quello Repubblicano; ora nella verifica de' poteri possono esser presenti alla Camera i 60 Repubblicani, e soli 10 Costituzionali, e così viceversa. Che se il Partito che si trovasse in maggioranza, venisse ad escludere l'altro Partito, cosa diverrebbe il voto della metà degli elettori che hanno mandato alle Camere uomini rappresentanti i loro principj? Dove si troverebbe allora l'espressione sincera della volontà del Paese? Io lo lascio a voi a considerare.«Ma vi è più. L'Art. 6 del Regolamento, che si è dichiarato dovere provvisoriamente reggere la Camera, porta che:«L'Assemblea pronunzia sulla validità delle elezioni, ed il Presidente proclama Deputati coloro i cui poteri sono stati dichiarati validi.«Io non aggiungo parola su questo Articolo, che di per sè stesso è troppo chiaro, e che non ammette nessun'altra possibile interpretazione.«Io spero, o Cittadini Rappresentanti, che voi vorrete seriamente considerare questa mia protesta che contiene un alto principio di diritto costituzionale, e vorrete considerarla dall'alta sfera in cui la confidenza del Popolo Toscano vi ha posto. Onde esser liberi bisogna esser giusti, diceva un sommo Legislatore, e sulla vostra giustizia io mi riposo tranquillamente.«Nel pregarvi, Cittadino Presidente, a leggere all'Assemblea questa mia protesta, con tutto il rispetto mi dichiaro«di Voi, Cittadino Presidente,«Dev. ServoG. B.Nicolini.»573.Farini, Opera citata, tomo III, pag. 248.574.Conciliatoredel 25 marzo 1849.575.Documenti, pag. 509. — Dispaccio telegrafico del Prefetto Martini.576.«È possibile, che sia partita una Commissione composta del cittadino Guerrazzi e dei Ministri d'Inghilterra e di Francia, e di altri due personaggi, per Gaeta a prendere Leopoldo II? Alla quiete del Popolo sarebbe utile uno schiarimento su questa voce, sparsa generalmente a Pisa, a Pistoia, e qui.» — (Dispacci telegrafici. Documenti, pag. 512.)577.«Le voci più stravaganti si spargono qui, trovano credenza nei goffi, e appoggio nei nemici del Governo. In me non mai. Ho già smentita solennemente la ingiuriosa notizia fino all'arrivo del Dispaccio sui Volontarii, venutomi in acconcio con la vostra firma. Compirò l'operazione mediante nuova mentita ai detrattori. Appunto per confonderli, ho fatto la domanda di schiarimento su l'incredibile assurdo. Io mi congratulo davvero, che la Nazione vi abbia scelto a suo moderatore. Mi sdegno delle maligne arti di chi vorrebbe attraversarvi i disegni generosi. Fatemi vostro vendicatore mortificandomi. A questo prezzo sono contento.» — (Dispacci telegrafici. Documenti, pag. 512.)578.Anzi, stupendo a dirsi, il mio Avvocato m'informa, che non gliene domandarono nemmeno schiarimento!....579.Importa rammentare, perchè gli fa onore, quale opinione avessero gli Arrabbiati di questo egregio amico. Spedito a comporre i tumulti di Empoli, commissione da lui condotta a termine con umanità pari alla solerzia, fu bistrattato dalPopolano, e lo abbiamo veduto. Pigli propone inviare a Portoferraio un Commissario per destituire Gonfaloniere e Consigliere «che però non dovrebbe essere Manganaro.» — (Dispacci telegrafici. Documenti, pag. 481). — Sparsa voce a Siena, che il Governo vi mandava Prefetto Manganaro, Ciofi ammonisce: «Si vocifera che il Prefetto V. ritorna a Pistoia, e che viene qua in sua vece Manganaro. Questa sostituzione dispiace moltissimo ai Sanesi; i quali mentre vedono bene V., mostrano grande avversione al cognome Manganaro.» — (Dispacci governativi. Documenti, pag. 216.) — A Livorno lo minacciano di buttarlo giù dalla finestra, se non fa come Pigli (Documenti, pag. 530). Così nel febbraio, nel marzo e nello aprile 1849 erano onorati e tenuti in pregio dai Repubblicani i miei migliori amici.580.Era arte ordinaria screditare con sospetti, o fare segno di vituperii i Deputati, che si scoprivano parziali ai disegni del Governo; eccone una prova espressa:«La causa repubblicana fu ieri sera fortemente attaccata dal Presidente del Circolo di Pistoia (Dott. Didaco Macciò) a motivo di una santa proposizione fatta da un buon Popolano intorno al piantare in piazza l'Albero della Libertà.«Il bianco-rosso Macciò si fece a sostenere, che il mettere l'Albero era un ferire nel cuore il primo stadio dellaCostituente; era una cattiva ricompensa al Governo Provvisorio; — era un volerlo trascinare a certa rovina: — insomma ciò non era nellalegalità. Disse ancora che chiunque si era pronunziato con quel segnale aveva fatto male, e commesso un arbitrio: che mettendo in cima all'Albero ilridicoloberretto della libertà, altro non era che scimmiottare i Francesi del 93: che anche Roma, laimprudenteRoma, aveva fatto malemalissimoa proclamare la Repubblica. Disse anche altre bestemmie più forti di quelle che declamò giorni sono, perchè il Circolo non inviasse al Governo Provvisorio le Deputazioni richieste dal Circolo fiorentino, per implorare da lui la immediata Unione con Roma e la proclamazione della Repubblica.» — (Popolano, No251, 6 marzo 1849.)581.Dunque ilConciliatoredel 1º aprile 1849 la mia fierezza come nobile salutava; dunque gli uomini delConciliatorecon plausi vivissimi nel 1º aprile mi confortavano: come va, domando, che nel 12 aprile mi tradivano, e dopo mi hanno calunniato, resi complici a farmi patire strazii, che io non saprei imprecare neppure ai miei più mortali nemici?582.Parla di questo fatto ilConciliatoredel 16 marzo 1849. «Di consenso dei due Governi Romano e Toscano è stabilito in Bologna un Comitato di difesa il quale avrà cura di proporre, e ordinare tutto ciò, che potrà contribuire a difendere il territorio comune. Il Governo Toscano ha già inviato da qualche giorno in Bologna due Rappresentanti, il Colonnello Manganaro, ed il Capitano Araldi.»583.Vedi ragguaglio delle Sedute della Costituente Toscana del 2 e 3 aprile 1849 qua oltre.584.Risposte date dai Ministri dello Interno e degli Esteri alle interpellazioni Pigli; ed estratto di altri particolari delle Sedute del 2 e 3 aprile 1849 dell'Assemblea Costituente Toscana:«Ministro dell'Interno.Quanto allo Interno io devo conservare molta prudenza intorno queste interpellazioni; nulladimeno disegnando così l'insieme della Toscana, dirò: — in generale le popolazioni della campagna sono mediocremente disposte alla idea della guerra; le campagne nostre in parte negano mobilizzarsi in Guardia Nazionale. Parecchi Gonfalonieri mandano preghiere di esser dimessi, non sentendosi il coraggio civile di affrontare l'antipatia delle popolazioni per la mobilizzazione della Guardia medesima, antipatia che potrebbe esser vinta con più efficaci eccitamenti dei Gonfalonieri mentovati. Lo stato di ignoranza in cui si trova parte della popolazione toscana, fa che queste lepidezze non prendano sempre un aspetto fiero, e di una aperta reazione: ma in molti luoghi, dove la popolazione della campagna conserva ancora una certa fibra forte, allora questa repugnanza si converte in modi alquanto più sensibili. I Deputati di quest'Assemblea, e ormai il Popolo tutto, sono informati dei fatti successi in varie parti del contado toscano. Questo è quanto allo stato della popolazione campestre. — Nelle città lo spirito è acceso per la patria difesa. Livorno ha mandato quasi tutta la gioventù in campo per avviarsi alle frontiere. Firenze comincia a muoversi, e si muoverà....«Guardia mobile parte da diverse città della Toscana verso la capitale, per organizzarsi, ricevere le armi, e andare ai confini; non come fiammella che vive prossima a spengersi, ma come scintilla che seconderà gran fiamma.«Le cure del Governo infine ad ora adoprate sono tali, che hanno cercato di alimentare ed accarezzare amorosamente questa fiammella; e spera poter riuscire a fare che una massa non piccola della nostra Gioventù possa coprire le frontiere. — Vi sono poi i Rapporti dei nostri pubblici funzionarj di un ordine più elevato (per esempio i Prefetti) intorno alla idea della Unificazione della Toscana con Roma. Se debbo qui fedelmente esporre quello che a me da questi funzionarj vien riferito, dirò, che la massima parte della popolazione toscana recalcitra alla immediata Unificazione con Roma: alcuni perfino ne fanno argomento di timore per non poter conservare l'ordine pubblico, quando questa Unificazione fosse legalmente e definitivamente proclamata da questa Assemblea, mentre all'opposto la opinione contro qualunque ingiustissima invasione straniera potrebbe crescere fino al furore.«Il superior Comandante della Guardia Nazionale fiorentina anch'esso ci ha denunziato dubbj gravissimi sulla adesione della Guardia stessa intorno a questa grave perdita d'immediata Unificazione, confidando nello egregio spirito dei Militi per correre alla frontiera.«Come Ministro dello Interno a me pare avere in generale sodisfatto alle domande ed alle interpellazioni direttemi dal Deputato Pigli.«Il Ministro della Guerra vi potrebbe dire circa i mezzi che sono in suo potere per armare ed equipaggiare la Gioventù, e unirla ai Battaglioni della nostra Milizia stanziale.«Il Ministro delle Finanze potrà a sua posta dirvi quali mezzi sono a sua disposizione per soddisfare ai bisogni dell'armamento.«Un Deputato.Domando la parola.«Presidente.Non mi pare che siano esaurite le interpellazioni, perchè il Deputato Pigli ne ha fatte di due specie: cioè sullo stato interno dello Stato e sugli Affari Esteri; in conseguenza io credo...«Un Deputato.Domandava la parola per rettificare un fatto.«Presidente.Io credo non poter aprire la discussione, sino a che non siano esaurite le risposte alle interpellazioni. — Il Cittadino Ministro dello Interno ha altro da soggiungere?«Ministro dello Interno.Se sono sodisfatti.... (no, no.) No? però a me pare che potrebbero esserlo.«Ministro degli Affari Esteri.Le interpellazioni a me dirette vertono sulle notizie di Genova e Piemonte, sulla probabilità che può esistere di una ripresa di ostilità nella Guerra Italiana, e sulle relazioni che passano tra il Governo Toscano e le Potenze estere.«Le ultime notizie di Genova sono state pubblicate nelMonitoredi ieri sera. — Il Governo non ne ha ricevute altre fino a questo momento. Quanto al Piemonte resulterebbe al Governo, sebbene la fonte della notizia non sia officiale, che l'armistizio fatale di cui tanto ha parlato la stampa periodica fosse firmato dal nuovo Re nel giorno 24 del passato mese, e che il Re istesso avesse dichiarato esser sua volontà di fare rispettare l'armistizio ancorchè non si fossero potute ottenere dal Maresciallo Austriaco le modificazioni fatte sperare al Parlamento Sardo. Probabilità dunque di ripresa di ostilità non esiste in Piemonte, a meno che non vogliano aprir la guerra per proprio conto le Popolazioni con una generale insurrezione.
Dal più profondo e tenebroso abisso,
Dal più profondo e tenebroso abisso,
per urtarvi dentro: invero la disciplina militare difficilmente troverebbe cultore più passionato di me; quando mi pervenne la notizia della strage del Giovannetti la mia voce si levò nel Parlamento, perchè fosse sottilmente ricercata, e punita.
«Guerrazzi. — Mi vengono sicure notizie non solamente a carico della compagnia dalla quale si suppone che possa essere derivata la uccisione del Colonnello Giovannetti, ma ancora relative al pessimo contegno tenuto da tutto il Corpo dei Granatieri nella presente Campagna.
«Mi si annunzia di più che le provocazioni, le minaccie e gli scopelismi usati contro il Giovannetti datano da tanti tempi remoti; e per conseguenza domanderei al sig. Ministro della Guerra affinchè si facesse dovere di affrettare una simile inchiesta. Privatamente lo faremo anche noi, affinchè, corrispondendo a questa inchiesta le notizie che mi vengono date, sia proceduto con tutto il rigore della Legge, non solamente a carico della compagnia, ma anche contro tutto questo corpo di Granatieri; il quale, essendo corpo scelto, doveva dare esempio di disciplina, e,secondo le informazioniricevute, avrebbe fatto tutto al contrario.
«Ministro della Guerra. — Dal momento in cui le nostre truppe mossero per la Lombardia fu istituito un tribunalemilitarea cui incombe l'incarico di fare le indagini necessarie dei fatti tumultuosi o dei disordini che avvengono nel campo. Io, nonostante, tornerò ad eccitare il tribunale, affinchè si occupi di queste indagini.
«Guerrazzi. Contiamo nella vostra lealtà e nella vostra giustizia affinchè questo abbia luogo.» — (Monitore, Seduta del 16 agosto 1848.)
488.Vedi la sua dimissione mandata al Governo Provvisorio, negli Archivii.
489.«Il Prefetto di Lucca al Ministro dello Interno. Trascrivo un biglietto del Delegato di Massa e Carrara, che mi perviene in questo momento, così concepito — Massa 18 febbraio. Signor Prefetto.I Piemontesi non entrano. Laugier è sconcertato. Qui calma dignitosa. Altrettanto sia in Toscana, ed il folle progetto cadrà per la sua propria incostanza. Dirami questa notizia, e sopra tutto la comunichi al Governo.
«P. S.Io non sono ancora libero, nè le mie comunicazioni. Domani spero poter dare migliori notizie.» — (Documenti, pag. 484.)
490.Documenti, pag. 366.
491.Documenti, pag. 484.
492.Documenti, pag. 486.
493.Ivi.
494.Ivi.
495.Trovo sopra i Giornali così narrati i casi del 23 febbraio. A me non furono referiti diversi quando giunsi a Massa. «Massa, 23 febbraio. — Alle ore 10, mentre vi scrivo, il paese è in grande allarme. È ritornato a briglia sciolta tutto il treno con 22 pezzi di cannone e tutta la truppa a marcia forzata. Giunti sul piazzone del Palazzo, la popolazione in massa si è slanciata sui soldati del treno, lottando con essi, e gridando: Non partano più i cannoni. Allora gli artiglieri hanno staccati i cavalli che sono stati condotti in una stalla e guardati dal Popolo, i soldati tutti si sono sbandati, fuggendo chi per la Toscana, chi per le montagne,chi vendendo la roba per mangiare, essendo digiuni da 48 ore. Veduto Laugier tutto questo, abbenchè dicesse non voler cedere la Piazza, è uscito dal Palazzo a cavallo scortato dai Dragoni con sciabole sguainate, ed ha gridato: Valorosi soldati, seguitemi;io ho la cassa, andiamo a unirsi a Fosdinovo: chi mi vuolbenemi segua. — Dopo questo parole è scappato come il Demonio con la Cavalleria verso Fosdinovo; si crede però che i Dragoni torneranno indietro.» — (Alba, 23 febbraio 1849.)
496.«Il Municipio di Firenze — dopo avere speso ogni cura a remuovere dall'animo del Principe il pensiero di uno allontanamento,lealmente offerivail suo concorso agli uomini che dinecessitàassumevano ilgrave incaricodi reggere provvisoriamente il Paese in sìdifficili momenti.» — (Deliberazione del Municipio Fiorentino del 12 febbraio 1849. — Documenti dell'Accusa, pag. 314.)
497.Monitoredel 26 febbraio 1849.
498.Deliberazioni Municipali del 24 febbraio 1849. — Documenti, pag. 315.
499.«Cittadini del Governo Provvisorio.
«Non avendo avuto tempo a convocare un'Adunanza Magistrale, ho riuniti presso di me diversi Priori, li ho consultati sul ritardo della revoca della Legge Marziale. Tutti siamo unanimi nel mantenerci fermi nei principii esposti nella nostra Deliberazione del 24 corrente, e non possiamo secondare le vedute del Governo in quanto sono contrarie a quei principii.
«Considerando però che il Governo solo è responsabile de' suoi atti, e non volendo essergli d'impaccio in momenti pericolosi, mentre non revochiamo, nè revocheremo mai le nostre rimostranze, consentiamo bensì ad aggiornarne la pubblicazione.»
500.«Il Circolo del Popolo di Firenze nella Seduta del 26 febbraio 1849 ha decretato:
«Che il Circolo del Popolo inviti tutti gli altri Circoli non solo, ma tutti quanti i nostri fratelli democratici, perchè vogliano recarsi giovedì prossimo1 marzosulla Piazza del Popolo a ore 12 meridiane, onde sia mandata ad effetto la proclamazione dellaRepubblicae dellaUnionedella Toscana con Roma,già decretatadal Popolo di Firenze colsuo precedente Decreto del 18 febbraiocorrente, ed accettata da altri Circoli e da molti Municipii dello Stato.» — (Popolano, 28 febbraio 1849.)
501.«L'attitudine della popolazione, riservata e fredda innanzi le tumultuarie o violente manifestazioni, e alle intemperanti e premature esigenze di alcuni che pretendono d'imporre la loro volontà a tutta la Toscana, usurpando e preoccupando i diritti del Popolo tutto... gli traccia la via che egli dee battere... Non sarà possibile far nascere l'ordine e imprimere il moto a questa massa che va in sfacelo ec.» — (Nazionaledel 23 febbraio 1849.)
502.«Il Comandante la Piazza di Pisa al Ministro della Guerra. In quest'oggi son giunte da Lucca due Compagnie, una del Battaglione Italiano e l'altra dei Volontarii Lucchesi, e per non esservi più partenze per Firenze, loro destino, questo Prefetto ha ordinato che partano dimani col primo treno. In questo momento il Popolo unitamente a una parte dei suddetti militi sono andati alla Caserma della Cavalleria, ed hanno obbligato i soldati ad uscire con loro, e andar vagando per la città, gridando:Viva la Repubblica.» — (Documenti dell'Accusa, pag. 493.)
503.«V'inviamo i cittadini Canonico Alfonso A., Capitano Francesco G., Canonico Carlo R. e Avv. Giuseppe D. G., Agostino R. e Oreste M., socj del nostro Circolo; i quali sono stati eletti per recarsi costì ed unirsi a Voi, ed ai Deputati degli altri Circoli Toscani, nella Dimostrazione da farsi al Governo Provvisorio giovedì prossimo, per chiedere che sia mandata ad effetto la proclamazione della Repubblica e l'unificazione della Toscana con Roma, a seconda di quanto è stato annunziato col num. 465 dell'Alba.
«Accoglieteli ec. — Li 27 febbraio 1849.» — (Documenti, pag. 124.)
504.«Cittadino Presidente del Governo Toscano.
«Il Circolo del Popolo di Firenze ha inviato quest'oggi in Siena e nei dintorni dei Commissarii per ottenere che per giovedì futuro una banda di Popolo ed una Deputazione di questo Circolo da me presieduto si portino a Firenze per proclamare definitivamente in piazza la Repubblica e la Unione con Roma.
«Fra questi Commissarii è un tal B. aderente di M.
«Dubitando io della fede dei messaggi qua venuti, non ho voluto precipitare, ed ho rimessa a dimani sera l'adunanza pubblica di questo Circolo.
«Il predetto B. ha fatto sentire che tutti i Circoli Toscani invieranno giovedì prossimo i Deputati a Firenze, che Livorno si verserà tutto nella Capitale per eseguire quanto sopra.
«Io ho obiettato al B. che non mi sembrava utile o decente lo attraversare i passi del Governo, e paralizzare la convocazione della futura Assemblea Legislativa già decretata dalla Legge.
«Ho obiettato ancora, che avendo il Popolo di Firenze proclamata la Repubblica, salva l'adesione del Parlamento, non poteva porsi in contradizione con sè medesimo con lo impedire che questo Parlamento sorgesse a stabilire la forma definitiva del nostro Governo. Ho avvertito infine che gli ultimi avvenimenti della Toscana, le reazioni abbattute, i Governi Popolari stabiliti di fatto, erano tali elementi che obbligavano senz'altro la futura Assemblea a proclamare la Repubblica.
«Queste cose io andava dicendo al B. ed altre molte. Quest'ultimo peraltro ha insistito nel sostenere che è urgente il proclamare giovedì prossimo la Repubblica e la Unione o Fusione con Roma, non mancando d'insinuare segretamente a molti che anche il Governo desidera di abbandonare la via della legalità e procedere con la Rivoluzione.
«In questo stato di cose, io ho preso il partito di rivolgermi a voi, Padre della Patria, per domandare istruzione e consiglio.
«Immensa è la popolarità che io ho acquistata in questo paese; come Presidente poi del Circolo, posso fare e disfare.
«Debbo io secondare, o impedire in questa città i progetti del Circolo fiorentino? Attendo replica con la prestezza del fulmine per regolarmi.
«Avverto che domani sera il Circolo Pubblico, che suole essere numerosissimo, si adunerà a ore 24 al Teatro dei Rozzi.
«È urgente adunque che prima di quest'ora la replica mi giunga.
«I Senesi sono quasi tutti Repubblicani ec. — D. D. C.»
(Documenti, pag. 217.)
505.«Il ritardo di posta dell'invito, che piacque a voi, Cittadino Presidente, d'indirizzarci all'effetto del nostro intervento sulla Piazza del Popolo in questo giorno 1º marzo per solennizzare la proclamazione della Repubblica e della Unione della Toscana con Roma, è stato sentito con generale dispiacere, giacchè impedì di adunare il Circolo, e di aver tempo sufficiente per trasferirvisi.
«Non accusate adunque il nostro Circolo di poca buona volontà, ma ascrivete la mancanza della nostra assistenza a questo atto solenne di libertà italiana, al non avere, come molti altri Municipii, un corso giornaliero e regolare di posta.» — (Documenti, pag. 127.)
506.«Ore 1 pom. — Il Popolo è deciso d'inalzare l'Albero della Libertà, gira le strade in gran numero con bandiere sormontate con berretti repubblicani. — Le campane di tutta la città suonano a festa. — L'Albero è stato portato sulla Piazza dei Cavalieri (una volta degli Anziani!!!). — Ore 2 ½. — Si leggono, affissi per tutti i canti della città, cartelli con questa scrittura: —Alle ore tre riunione in Ponte. — Una Deputazione numerosa di Popolo si è portata dallo Arcivescovo onde invitarlo ad assistere alTe Deumche il Popolo vuole cantare nel Duomo dopo l'inalzamento dell'Albero.» — (Italia dei Giovani, 28 febbraio 1849.)
507.«Ieri Firenze sapeva imminente il ritorno del Guerrazzi. — Firenze esultante si apparecchiava a riceverlo, siccome era debito ricevere il compositore dello scisma nato dalla fuga di Leopoldo d'Austria. — Firenze gioiva ieri del cessato pericolo della guerra civile, siccome la sera del 21 fremeva accorrendo con pari gioia a difendere le patrie libertà contro i reazionarii illusi e trascinati dalle parole e dalle promesse dei nemici della libertà e dell'Italia.» — (Nazionale, 27 febbraio 1849.)
508.IlNazionaledel 2 marzo narrava: — «Ieri sera vi fu pubblica adunanza del Circolo Nazionale nel teatro grande in Via Goldoni: era presente l'Avv. L.Deputato del Circolo di Firenze. Si trattò della dimostrazione che doveva aver luogo stamane in Firenzecontroil Proclama del Governo Provvisorio del 27 p. p.; fu proposto di uniformarsi a quanto aveva fatto il Circolo della Capitale.»
Il Signor L., il quale si affaticava a fare controme, adesso è incolpato conmee comemenel mostruoso pastone dell'Accusa.
509.«Il Prefetto di Pisa al Ministro dell'Interno. Comunico il seguente Dispaccio del Prefetto di Lucca, con avvertenza che i due contrassegnati nel medesimo dovrebbero dire M. e L., i quali furono qui al Circolo senza frutto. Martini.» — (Documenti, pag. 494.)
510.«L'Avv. M. e il P. L. erano stamane in Lucca a far gente per condurla a una dimostrazione in Firenze; mentre di mio ordine il Delegato di Governo li faceva cercare perchè desistessero, sono partiti. So che al Circolo Politico si sono affacciati per pochi momenti, che letta appena la Notificazione del Governo di ieri hanno renunziato all'idea ed al mandato che avevano dal Circolo Popolare di Firenze. Landi.» — (Documenti, pag. 494.)
511.«A Roma egli dà sollecita opera a quella unificazione, a cui la non si voleva piegare, e vi narra, che tutti i Toscani ne hanno desiderio, sebbene sappia il contrario; e perora e studia perchè si compia.» — (Lo Stato Romano, vol. III, pag. 276, Ed. Le Monnier.)
512.Lord Hamilton, con piena cognizione di cose, scrive al suo Governo nel 27 febbraio. «La Toscana è minacciata da invasione esterna, da guerra civile, e da moti reazionarii nelle Provincie.» — Vedi Raccolta di Documenti citata.
513.È impossibile annoverare tutti gli errori commessi per leggerezza o per malvagità nel giudicare gli uomini politici del nostro tempo; per non iscostarci da casa, vediamo in certi libri Benoît Champy, ministro di Francia, accusato di alimentare le sedizioni in Firenze, mentre Benoît Champy ci si mostrò sempre moderatissimo uomo, e più presto inclinato alla Monarchia Costituzionale, che alla demagogia. Quale dovesse essere tra noi, lo fa conoscere il partito che, come rappresentante del Popolo, sostiene nell'Assemblea di Francia: egli appartiene alla destra, e, comunque nipote del Lamennais, parteggia per l'Eliseo, ed ha votato la revisione della Costituzione. — Lord Hamilton Baillie, ministro inglese, è detto intrinseco dei ribelli; e questo diplomatico fu onestissimotory, amico del Principe e del Principato, aborrente da ogni trambusto, zelante propugnatore della civiltà; di più, percosso da insanabile malattia, la quale non gli permetteva uscire di casa, e talora nè anche ricevere visite. — Lord Palmerston viene designato sempre col mantice in mano per soffiare nel fuoco rivoluzionario d'Italia; ed io, salvo onore, ho da dire, che il nobile Lord assai si rassomiglia allo zio di Francesco Berni, di cui questo bizzarro ingegno cantò:
A Romaandaidipoi, come a Dio piacque,Pien di molta speranza, e di concettoDi un certomioparente cardinale,Che nonmifece mai nè ben, nè male.
A Romaandaidipoi, come a Dio piacque,
Pien di molta speranza, e di concetto
Di un certomioparente cardinale,
Che nonmifece mai nè ben, nè male.
Questa fallacia di giudizii non solo su gli uomini comparisce, ma su le cose ancora. I democratici di Europa si mostrarono parzialissimi alla rivoluzione di Ungheria; ed oggimai è provato che i Magiari non erano repubblicani nè democratici; stirpe fiera, tenace dei privilegii, conservatrice delle preminenze sopra la razza slava, aliena dalle idee e dai costumi stranieri; sprezzante di ogni novità per modo, che spesso pronunzia in guisa di proverbio quel detto: «Mio nonno stesso non intese mai favellare di questa cosa.»
514.Documenti, pag. 438.
515.«Certo consacca e scurinon si andava a restaurare il governo monarchico-costituzionale. E se abbiamo detto, che in quelle campagne il grido di —Viva Maria— è quasi sinonimo di violenza e rapina, perchè non si reputi esagerata, o imaginata a comodo di difesa quest'asserzione, ci permettiamo di riferire alcuni versi del nostro amenissimo poeta Guadagnoli, scritti in uno dei vernacoli del contado aretino.»
Doppo che 'n tempo de la battituraFadighæ' quant'un æseno da basto,Nun me spettevo mèo questa figura!E pure armasto so come so armasto!Cappodeddua! se doppo mïtituraDicio che 'l græn la ruggene avía guasto,Alnotta tanto tanto se putíaDe calche sacco fœ'VVIVA MARIA!
Doppo che 'n tempo de la battitura
Fadighæ' quant'un æseno da basto,
Nun me spettevo mèo questa figura!
E pure armasto so come so armasto!
Cappodeddua! se doppo mïtitura
Dicio che 'l græn la ruggene avía guasto,
Alnotta tanto tanto se putía
De calche sacco fœ'VVIVA MARIA!
516.Conciliatore, 12 febbraio 1849, Nº 42.
517.Consultazione per Lionardo Romanelli, Firenze 1851, p. 24 e seg.
518.Rapporto alla Commissione Governativa Toscana. — Documenti, Pag. 350.
519.Rapporto sopra citato.
520.«Nè sembra potersi dire, che per questa volta la Legge marziale rimanesseopera morta, giacchè a comprimere ec.» — (Decreto del 10 giugno 1850, pag. 55.)
521.Plutarco,Vita di Pericle.
522.E tutto questo non meritava la Camera dei Pari di Francia, che salvò la libertà della stampa, propugnatore Chateaubriand, quando la Camera dei Deputati la sagrificava.
523.E sì, che questo re aveva cuore inglese, e della gloria patria pareva piuttosto fanatico, che amante. Si narra, che nella famosa battaglia al capo della Hogue, vedendo dall'armata inglese rotta la francese e con essa disperse le sue speranze del ritorno, diceva raggiante di allegrezza ai gentiluomini francesi, che gli facevano corona: «Ah! bisogna che voi lo confessiate, non vi sono che i miei Inglesi al mondo capaci di bussarvi in questa guisa.» Non importa dire se i gentiluomini francesi prendessero diletto di coteste regie parole.
524.Siccome temo, che chi legge non mi abbia a dare fede, — tanto parmi, ed è enorme il caso, — m'induco, comecchè repugnante, a copiare le parole precise del Decreto:
Considerando, che molti sono i fatti allegati dal Guerrazzi nelle sue MEMORIE per far sentire il predominio assoluto e costante sopra di lui della Fazione Repubblicana; ma oltrechè questi fatti non sono di tale importanza da stabilire una violenza irresistibile e continuata, somministra il Processo altri fatti, dai quali emerge l'influenza personale del Guerrazzi sulle turbe tumultuanti; essendosi di sopra notato, che dichiarò all'Assemblea Costituente di non averne timore, ed essendo egli più volte riuscito,come racconta, a contenerle e comprimerle a vantaggio di privati cittadini.— (Decreto della Camera delle Accuse, § 53, pag. 92.)
525.Vedi parte della Lettera Gioberti a pag. 479 di questaApologia, il rimanente, nell'Opera ivi citata.
526.Questo anche disse Napoleone Bonaparte, che fu quel grande e sviscerato Repubblicano che tutto il mondo conosce, nelle conferenze di Leoben, quando i ministri austriaci perfidiavano a riconoscere la Repubblica francese. — (Thiers,Histoire de la Révolution; Bruxelles, 1838, tomo II, pag. 380.)
527.Alba, 28 febbraio 1849. — A prova della continua pressura della Fazione Repubblicana si vogliano, in grazia esaminare questi frammenti:
«La volontà del Popolo è statadisconosciuta, contrariata, rinnegata.La disobbedienza del Governo chiedeva riparazione.... La decadenza del Principe, la Unione con Roma divengono oggi necessità, e con esseTUTTA QUELLA SERIE DI PROVVEDIMENTI ECCEZIONALI O RIVOLUZIONARII, dei quali abbiamo altre volte accennato, e non ci stancheremo mai di accennare. Laonde da oggi noi chiamianoALTAMENTE RESPONSABILEil Governo Provvisorio, prima di tutto di essere appunto tuttavia Governo Provvisorio toscano. E ritorniamo a domandargli, che cosa ne sia avvenuto delDecreto del Popolo del dì 8 febbraio; che cosa ne sia avvenuto della Unione con Roma, della Repubblicaproclamata in Firenze, in Pisa, in Livorno, per tutta Toscana! Oggi gli muoviamo queste parole senza rancore, senza ire, senza minaccie! senza disperare delle intenzioni sue. E lo invitiamo a rileggere la nostra epigrafe che risolutamente e irrevocabilmente riprendiamo quest'oggi:Unione con Romaec.» — (Alba, 25 febbraio 1849.)
«Unione con Roma: questo è il nostro grido, perchè lo crediamo, e lo sentiamo espressione di potenti bisogni, d'incalzanti necessità.Lo abbiamo innalzato dal primo dì in cui il Popolo provvide a sè; lo abbiamo di giorno in giorno ripetuto, sperando che destasse un eco, che provocasse una risposta:lo ripetè con noi la voce gagliarda e solenne del Popolo, prima come un voto, poi come una domanda: il Governo tacque al voto,alla domanda rispose barcheggiando. Non è più il tempo delle parole a doppio senso, delle mezze misure: abbiam francamente chiesto, francamente si risponda.»
«Molti serii motivi devono ora troncare gl'indugii, rompere i nodi. Quando noi abbiam per la prima volta inalberata la nostra bandiera politica, quando abbiam per la prima volta scritta sul nostro Giornale la epigrafe, che ne riassumeva le speranze e la fede,Leopoldo Austriaconon aveva ancora sciolto ogni vincolo,rotto ogni velo, smessa ogni maschera; non aveva ancora posata sulla sua spada tedesca la mano, che stendeva in atto bugiardo di pace, di unione; la minaccia non suonava ancora sulle sue labbra, che mormoravano l'antica commedia del Padre tenero e mite. Ora tutto ciò avvenne: egli ha spinti Toscani contro Toscani,ha tentato di gittare l'illuso Popolo delle campagne ad invadere, a distruggere le nostre città; ha implorate le baionette piemontesi per conculcare il Popolo suo, avendosi apparecchiata a' reali ritorni una via di delitti e di sangue: ma poichè i Toscani di contro a' Toscani rovesciarono i fucili, ed apersero, compatendo, le braccia; poichè le nostre città fermamente si opposero a' rei, disingannarono gl'illusi, convinsero i creduli; poichè all'intervento piemontese mancò il tempo e la sanzione del Popolo, e nella via dove sperava ire e discordie, trovò amore ed unione; il Principe Austriaco è fuggito, scornato e tremante, senza che un verace compianto lo accompagnasse, o che un nobile sdegno si curasse di maledirlo. Così anche gli ultimi nodi tra Principe e Popolo furono spezzati e per sempre.Perchè adunque se il fatto esiste, non proclamarlo? Che intende il Governo colla stretta e rigidaprovvisorietà,che vuol rispettata e salva ad ogni costo? Perchè dare a' nemici nostri il lontano sospetto di una transazione, che nessuno vuole, impossibile, non che a compiersi, ad idearsi soltanto?.................... «Inoltre il Popolo nostro, a vita politica nuovo, di politici intendimenti inesperto, vuole un Governo che gli assicuri l'ordine e la vita. Incapace a comprendere certi dilicati fili, che stringono all'avvenire il presente, domanda una forma chiara e precisa, che gli spieghi apertamente i suoi diritti, i suoi doveri, i suoi interni rapporti. Attaccato francamente al Principe, che per lui non era null'altro che un Governo, quando si vide dal Principe abbandonato, ingannato, tradito, si gittò francamente alla forma contraria, alla idea repubblicana, che per lui era simbolo di un Governo,e gridò: Viva la Repubblica,nelle sue feste, nelle sue gioie, nelle sue canzoni. Scrisse: uniti con Roma,sulla porta delle sue case, su' muri delle sue città; uniti con Romafu la parola de' suoi Circoli, fu il grido delle sue adunanze: e piantò l'Albero della Libertà, che per lui rappresentava queste due idee di Repubblica e di Unione, in tutte le sue Piazze, nel sagrato dalle sue Chiese.
«Ma se un giorno, a mente più calma, questo Popolo si domanderà:Che cosa siam noi? Che cosa è la Toscana? Granducato no, perchè Leopoldo Austriaco vi ha perduto ogni diritto; Repubblica no, perchè il nostro Governo s'intitola ancora Governo Provvisorio... dunque aspettiamo; — allora s'incrocierà le braccia, e attenderà, per agire e per combattere, di sapere in nome di chi agisce e combatte.
«Nè ciò basta.Quando l'8 febbraio abbiam detto: Unione con Roma, — era forse il proclamarla un giusto e santo ardimento: ora il non farlo, sarebbe imprevidenza od audacia. E infatti allora s'ignorava quale sarebbe il contegno dal Governo Piemontese verso la Romana Repubblica; forse anche il gelido silenzio aveva fatto travedere il pensiero triste ed egoista dell'abate Gioberti: ora la vergognosa caduta di questo ci ha fatti sicuri quale sia la volontà ferma e coraggiosa della Giovane Camera, e quale sarà quindi la volontà o imposta o libera del Gabinetto.Il Ministero di Torino riconoscerà immediatamente la Repubblica Romana; non potrà riconoscere il Governo di Toscana, perchè non ha forma stabilita, e non si approva ciò che s'ignora, ciò che non è se nonprovvisorio.
«Ma se Toscana con Roma formerà immediatamente la Repubblica d'Italia Centrale, il Piemonte stenderà a questa Repubblica la mano e le braccia: i due Stati stringeranno patti di solidarietà e di amicizia; e così due terzi quasi d'Italia saranno uniti a combattere lo straniero, e a vincere la guerra di Nazione e di Libertà.» — (Alba, 28 febbraio 1849.)
«Domani sarebbe tardi, imperciocchè domani la Nazione sorgerà a chiedervistrettissimo conto dell'operato.» — (Alba, 14 marzo 1849.)
«Con estremo dolore abbiamo inteso che non si sia venuto alla proclamazione definitiva della Unione repubblicana, come il Governo Provvisorio avea solennemente promesso. — Ieri tenevamo questa promessa omai come un fatto, e fu cagione in noi di vivissima gioia; oggi abbiamo l'amarezza di essere stati delusi da uomini che sin qui meritarono l'intiera nostra fiducia.
«Uomini del Governo Provvisorio! ponderate quali danni possono derivare dalla vostra lentezza alla causa cui veniste assunti a sostenere. La reazione si avvantaggia della vostra perplessità, pigliando da essa tempo d'impaurire i buoni; è tempo di organizzarsi e stendersi tra i tristi e li ignavi. Perdio! troncate li indugii; ogni ora, ogni giorno che passa aggiunge forze e proseliti al Partito della reazione. Noi, che abitiamo le più remote provincie della Toscana, sappiamo di buon grado che cosa si possa temere o sperare da queste popolazioni, fornite bensì di buon senso, ma facili ad essere pervertite. Noi conosciamo la difficoltà e i pericoli delle future elezioni, i quali voi non potete prevenire in altro modo, che col proclamare prontamente la invocata fusione con Roma. Nulla dovete temere per parte delle provincie dalle risoluzioni forti e istantanee, molto bensì dovete paventare dalla irresolutezza e dagl'indugii.
«Uomini del Governo Provvisorio! ricordate che le rivoluzioni non si compiono colla pacatezza di un'ordinaria prudenza. In condizioni violenti abbisognano misure audaci e pronte, che sgomentino i tristi, e infiammino l'ardire dei buoni. Ma voi adoperate tutto al rovescio, e quasi ci sembrerebbe che vi prendeste gioco dell'entusiasmo del Popolo.
«Uomini del Governo Provvisorio,rammentatevi quale responsabilità posa su voi; qual conto dovete rendere a Dio ed alla Nazione, se foste per esser causa d'una guerra civile, e se danneggerete menomamente la causa della Libertà.
«Santa Sofia, 28 febbraio 1849.»
(Popolano, Nº 250, — 5 marzo 1849.)
Allora succedevansi Petizionarii e Commissarii dalle Provincie; e mandavano accesissimi indirizzi i Circoli, e i Municipii di Pisa — Arezzo — Pistoia — Siena — Modigliana — Montevarchi — Santa Sofia — Lastra a Signa — Poggibonsi — S. Giovanni — Cascina — Campiglia — Fucecchio — Montesansavino — Dovadola — Sarteano — Marradi — Cortona — S. Gimignano — Livorno — Piombino — Castellina — Montescudaio — S. Sepolcro — Guardistallo — Pitigliano — Subbiano — Capalona — Reggello — Montecalvoli — Santa Fiora — Castel S. Niccolò — Casciavola — Porto Ercole — Aulla — Bibbiena — Asciano — Castagneto — Vico-pisano — Lungone — Tredozio — Monterotondo — Arcidosso — Pietrasanta — Figline — Lari — Pian di Scò — Portoferraio — Montemarano — La Cecina — Poppi — Sorano — Galluzzo — Massa marittima — Prato vecchio — Castelfranco — Orciano — Quincarico — Rocca S. Casciano — Montieri — Asinalunga — Buonconvento — Volterra — Calcinaia — Castelnuovo — Civitella — Montelupo — Val d'Elsa — Castelfiorentino — Firenzuola — Lucignano — Terranuova — Capalbio — Casciana — Pontremoli — Porto S. Stefano, ed altri parecchi, depositati negli Archivii Governativi.
528.Thiers,Histoire de la Révolution; cap. IV, (Convention).
529.Della Repubblica Romana, pag. 66.
530.Opera citata.
531.Monitore, 10 gennaio 1849. — Discorso della Corona, in fine.
532.Anche di questo fatto negli Archivii Governativi hanno da essere depositate prove. Però nè anche alla Costituente Italiana furono avversi i Sacerdoti tutti e i Vescovi. Vi fu chi sostenne non incorrersi affatto nella scomunica, sia votando per la italiana quanto votando per la toscana:
«Empoli, 8 marzo. — In questa mattina è stata affissa sulla porta della Chiesa Collegiata di questa Terra la seguente Dichiarazione:
«Empolesi!
«Le Elezioni dei Deputati alla Costituente Toscana e Italiana sono imminenti.
«Accorrete a dare il voto, e non ascoltate chi vi susurra all'orecchio che incorrete la Scomunica. Io posso e debbo dichiararvi, che secondo i principj della Morale Cattolica e della ragione non vi è nè scomunica, nè peccato di sorta, per gli Elettori alla suddetta Costituente.
«Empoli, 8 marzo 1849.
«Vostro Affezionatissimo«P. Pasquale MartelliProposto.»
«Molto Reverendo Signore.
«Richiesto da varii Parrochi di questa Diocesi, se potessero dar risposta ai proprj lor Parrocchiani sull'interrogazione fatta ad essi, cioè, se nelle attuali circostanze, in cui si trova la nostra Toscana, la pena della Scomunica s'incorra per l'elezione da farsi nel prossimo Lunedì, 12 del corrente mese, dei Deputati alla Costituente Italiana, io ho manifestato apertamente ad essi la mia, qualunque siasi, opinione, dicendo loro che, per l'esame già fattone, io era d'avviso che effettivamente non s'incorresse. Ne prevengo di questo mio parere VS. Molto Reverenda per sua regola, acciocchè, qualora Ella pure sia ricercato dai suoi Popolani sullo stesso proposito, possa dar loro una replica, che lasci pienamente tranquilla la loro coscienza.
«E dandole la Pastoral benedizione mi confermo con sincerità di cuore,
«Di VS. Molto Reverenda,
«Pisa, li 8 marzo 1849.
«Affez. come Fratello«Giovan BatistaArc. di Pisa.»
(Conciliatore, 11 marzo;Monitore, 9 marzo 1849.)
533.Esodo, C. 14, c. 22.
534.Popolanodel 14 febbraio 1849.
535.Popolanodel 14 febbraio 1849.
536.Popolanodel 15 febbraio 1849.
537.Alba, 15 febbraio 1849.
538.Frusta Repubblicana, 18 febbraio 1849.
539.Rusconi, Opera citata.
540.Requisitoria, pag. 132, § 85.
541.Vedilo a pag. 287 di questaApologia.
542.Documenti, pag. 412, citato altrove.
543.Vedilo a pag. 383 di questaApologia.
544.Documenti, pag. 828.
545.Documenti, pag. 286.
546.Vedila a pag. 431 di questaApologia.
547.Documenti, pag. 849. — Questo Documento è riportato per intiero a pag. 474 di questaApologia.
548.«Durante la giornata vennero elevati per tutte le piazze di Firenze i sacri Alberi della Libertà incoronati di fiori, sormontatidalle bandiere tricolori, e dallo antico berretto con cui si saluta ogni aurora di redenzione. — La solenne funzione fu inaugurata dappertutto con allegro scampanío dai campanili di Firenze, congli spari dei moschetti, col rullo deitamburi della Guardia Nazionale, col suono di musici strumenti, con lo scoppio di lietissimi evviva.» — (Corriere Livornese, 27 febbraio 1849.)
549.Corriere Livornese, 27 febbraio 1849.
550.Monitoredel 2 marzo 1849.
551.Ugo Foscolo,Prose letterarie, vol. II, pag, 316. Ed. Le Monnier.
552.Discorso di M. Lamb pronunziato alla Camera dei Comuni d'Inghilterra nel dì 11 marzo 1818, intorno alBill delle indennità.
553.L'Accusa nota argutamente la solenne accoglienza dei Deputati della Costituente Romana. Poichè è forza scendere a siffatte meschinità, si ha da sapere come questi Signori, avvezzi alle romane magnificenze, si erano lagnati pel ricevimento più che modesto del Governo Provvisorio; e già di queste parole gli Esaltati si prevalevano per susurrare, che ciò era segno di disprezzo, e di peggio; allora io dissi: riceviamoli questa altra volta solennemente, cioè con l'assistenza del Municipio, del Generale, e dei Colonnelli della Guardia Nazionale. — VediMonitore, 16 marzo 1849.
554.«Quest'oggi, verso le ore 3 p. m., è giunto in Pisa, proveniente da Livorno, Ciceruacchio con altri suoi compagni di Roma. È alloggiato alla Locanda Peverada. Il Popolo lo ha festeggiato, ma non in molto numero. Ha parlato di Unificazione con Roma. Domani parte per Lucca.»
«Sono arrivati stamani in Lucca Angiolo Brunetti detto Ciceruacchio, il D. Guerrini, il Tenente Costantini, Vincenzio Longhi, Girolamo Conti, Giuseppe Fabiani, popolani di Roma. Partono in giornata per Pescia e Pistoia; dimani saranno a Firenze per chiedere l'Unificazione. Durante la loro dimora furono festeggiati dal Popolo. Hanno udita in San Michele la Messa celebrata dal Sacerdote Giambastiani, che ha dirette calde parole di amor patrio alla folla ivi accorsa ec.» — (Dispacci telegrafici. Documenti, pag. 506.)
555.Costituente Italianadel 17 marzo.
556.Frattanto la Toscana non può fare a meno di una Assemblea Legislativa, che rappresenti veramente il Paese.— (Considerando II, Decreto del 10 febbraio 1841. Documenti dell'Accusa, pag. 821.)
557.Articolo 10 del medesimo Decreto.
558.In altra parte ho mostrato quello che imprendessi felicemente a troncare trame siffatte; mi gode l'animo di riferire un Documento citato dalla Difesa Romanelli a pag. 156, il quale attesta gli sforzi nel medesimo intento eseguiti dal mio degno collega.
«A. C.
«Il Circolo Popolare di Firenze invia costà dei Commissarii, per quello mi assicura un mio particolare e schietto amico. — Se questi intendono di commuovere la città, perchè ci forziate la mano alla fusione con Roma e ad usurparela tanto vantata e voluta sovranità del Popolo, devo dichiararvi cheper parte mianon sono uso a cedere alla violenza,e a tradire i miei principii. Se però venissero ad eccitare gli spiriti marziali della Gioventù, pur troppo pacifica, e persuaderla a inscriversi nei ruoli dei propugnatori della santissima causa della indipendenza e della libertà, secondateli di tutto cuore e con ogni mezzo.
«Firenze, 17 febbraio 1849.
«Affez.L. Romanelli.»
559.«Il Governo Provvisorio Toscano,
«Considerando suprema legge dello Stato essere provvedere alla propria salute;
«Considerando che per ottenere questo intento supremo il Governo abbia avuto non pure il diritto ma il dovere di ricorrere a qualunque straordinario rimedio;
«Considerando che la libertà non consenta mantenere siffatti rimedii neanche un istante quando il pericolo cessi;
«Considerando la piena vittoria della opinione contro gli eccitatori scellerati della Guerra Civile, l'accordo universale di riservare alle Assemblee la sanzione del voto popolare intorno alle forme del nostro Reggimento, ed in fine l'orrore che il generoso Popolo ha da sentire per qualunque attentato parricida contro la Patria in presenza del pericolo di straniera aggressione;
«Considerando che i sospetti e la diffidenza della tirannide repugnino alla maestà del Governo popolare;
«Decreta:
«Art. 1. La Legge Stataria del 22 febbraio 1849 è abrogata, la Commissione eletta con quella Legge disciolta, ec.» — (Monitore, 2 marzo 1849.)
560.Il signor Berti Pichat, Preside di Bologna, nel marzo 1849 mosse a Firenze per tentare di ridurre in contante buona somma di carta monetata romana; malgrado la diligenza che vi misero non pochi sensali, e la usura offerta superiore al 30 %, non poterono barattarsi oltre L. fior. 8000 a mediazione del Veneziani, perocchè i Banchieri la rifiutassero con qualsivoglia premio. I nostri Buoni del Tesoro una sola volta, e per ore, scapitarono 7 %; ma il loro corso regolare fu oscillante fra il 3 e il 4 %. Il sig. Berti Pichat, da quel leale uomo che era, dandomi esatto ragguaglio della sua Provincia, mi assicurava, Bologna e le terre dipendenti avverse alla Repubblica poco meno che alla invasione straniera.
561.Non furono mai principiate. Lo spoglio delle Liste degli eletti per la Costituente Italiana doveva effettuarsi a Firenze da una Commissione centrale, composta ai termini dello Art. 10 del Decreto del 14 febbraio 1849. Alcuni Gonfalonieri provinciali si recarono a Firenze a questo scopo, ma il Municipio, che per organo del suo Gonfaloniere mi manifestava quale e quanta fosse la repugnanza della universalità dalla Unificazione con Roma repubblicana, protrasse le operazioni della Costituenteitaliana, me consapevole e consigliere, onde il voto della Costituentetoscanaprocedesse senza ombra di coazione, o di urgenza. Di ciò occorre la prova nel Decreto dell'8 aprile 1849 (Documenti, pag. 885), che l'Accusa riprende come quello «che provvedeva a ultimare le operazioni di squittinio relative alle elezioni dei Deputati alla Costituente Italiana.» Ben poca mente ci voleva a comprendere, che un simile Decreto pubblicato per attutire l'ardore degli improperii dei Repubblicani rimaneva vuoto di effetto, dovendo l'Assemblea Costituente Toscana decidere intorno alle sorti del Paese nel 15 aprile successivo, a norma del Decreto dell'Assemblea del 3 aprile 1849. Tutto sta nello esaminare come sarebbe stato deciso dopo 7 giorni!
562.Detto Decreto, pag. 55.
563.Dal Rapporto recente fatto dal signor Ducos, intorno alle spese commesse dal Governo Provvisorio di Francia, troviamo che Ledru Rollin spese franchi 123,000 per bucherare l'elezioni in pro della idea repubblicana; e in vero, questo è il contegno di cui intende che prevalga un suo concetto politico. Non un soldo fu speso da me, onde l'elezioni fossero disposte in un senso piuttosto che in un altro: dal quale fatto può dedursi questa conseguenza (dove ve ne fosse mestieri): se liberissime lasciai l'elezioni mentre fui Membro del Governo Provvisorio, tanto più deve credersi che tali procurassi che fossero, Ministro Costituzionale.
564.Popolanodel 3 e 7 marzo 1849.
565.Il Nazionale, 9 marzo 1849: — «Il Decreto adunque (del 6 marzo) di che ci occupiamo, in doppio modo viene ad offendere (ove non rimanga opportunamente chiarito e ammendato) il fondamentale principio della nazionale sovranità: sì perchè determina ecircoscriveabusivamente lainiziativa, per propria indole illimitata, della convocata Costituente; — sì perchè, ne' limiti delle assegnatele competenze, pare che pretenda essere la Nazione astretta a accettare qualeatto sovranole qualunque sue Deliberazioni.»
566.La Costituente Italiana, 11 marzo 1849: — «Il Governo Provvisorio Toscano non ha creduto di pronunziare primo, e consecrare la parola della Unificazione, ed ha voluto innanzi a tutto interrogare la volontà delle popolazioni, che gli aveano concesso mandato di provvedere alla loro suprema salute. Alla inesplicabile esitanza, ostinata anche dinanzi alla già chiara intenzione del Paese, una subita riparazione debbe essere accordata coll'inviare alla Assemblea Costituente Toscana gli uomini che reclameranno spontanea, unanime, l'Unione con Roma.»
567.Il Popolano, 8 marzo 1849: — .... «oltre a che il Governo nulla sembra disposto a fare affinchè le elezioni procedano in guisa da produrre il resultato che noi vogliamo, cioè la Unione con Roma e la proclamazione della Repubblica ec.»
Il Popolano, 9 marzo 1849: — .... «una Legge mal concepita (del 6 marzo) è d'uopo sia anche peggio eseguita. Da ciò emergerà forse un'Assemblea di Retrogradi e di Conservatori; ed un'Assemblea di simil colore sapete a che cosa ne conduce direttamente e senza transazioni? Alla guerra civile, ec.»
Anche il Regio Procuratore Generale nella sua Requisitoria, a pag. 130, ha saputo conoscere: «Che nel dì 6 marzo, lo stesso Governo Provvisorio,quasitemperando l'Atto del 14 febbraio, in cui era implicita ma positiva ed assoluta l'adesione del Governo alla Costituenteitaliana, decretò che l'Assemblea Legislativatoscanaavrebbe usato del potere costituente, tanto per comporre insieme co' Deputati dello Stato Romano la Costituente della Italia Centrale,quanto per decretare se, e con quali condizioni, lo Stato Toscano dovesse unirsi con Roma.»
568.«Ieri ebbe luogo, siccome annunziammo, la rivista della Guardia Nazionale.... Il Guerrazzi venne sì dai militi che dal Popolo astante salutato con fragorosi applausi: onde presso a poco diresse alla Guardia queste parole: — Domani è giorno solenne per un Popolo libero:...... questo Popolo però non va esortato nel dare il suo voto; questo Popolo che ha una coscienza, va lasciato libero ne' suoi diritti. Militi della Guardia Nazionale, difenderete voi le proprietà e la vita degli individui? —Sì, sì. — Farete sì che il voto sia dato libero, e che sia libera la discussione sulle sorti del Paese, discussione che sarà agitata dai Deputati che voi stessi avrete scelti? —Sì, sì.» — (Il Nazionale, 12 marzo 1849.)
569.«Questa mattina la Guardia Nazionale è stata raccolta dal Generale Zannetti sulla Piazza di Barbano, e di colà attraversando tutto Firenze si è recata in Boboli, ov'è stata passata in rivista dal Guerrazzi.
«Non possiamo con precisione riferire le parole che a ciascun battaglione ha indirizzato il Presidente del Governo Provvisorio, imperocchè, a quanto ci viene riferito, elleno fossero di diverso genere ad ogni fermata. Bensì una calorosa esortazione alla Guardia Cittadina è stata reiteratamente volta dal Guerrazzi, ed è quella di sostenere con ogni forza il Governo Provvisorio e la futura Assemblea Costituente Toscana sì dai pericoli che sovrastare loro potrebbero dalla parte dei reazionarii retrogradi, quanto da quelli che nascer potrebbero dalle impronte pretensioni degliultrae degli intolleranti, consigliando a starsi contenti i Toscani a quello che i loro Rappresentanti saranno per decidere.
«In quanto a noi, fin da questo momento protestiamo, che se le future Assemblee non pronuncieranno la Unione con Roma, e, conseguentemente la decadenza della Famiglia di Lorena e la istaurazione del regime repubblicano,profitteremo di qualsiasi mezzoci presentino le circostanze, affine di salvare il Paese nostro da un giogo aborrito, che imporre gli si volesse a nome della legalità e di una servile rappresentanza.
«Noi non temiamo che il Popolo il quale compone la Guardia Nazionale, quel Popolo che gridò e grida tutto giornoViva la Repubblica, Viva la Unione con Roma, voglia suscitare nel Paese la guerra civile, facendo fuoco su i suoi fratelli che, traditi nei loro voti, e vedute strozzate le loro speranze dal capestro delle formali legalità,usassero l'estremo loro appiglio, la suprema loro ragione — la forza e la violenza, — contro coloro che non si meriterebbero davvero il nome di Rappresentanti del Popolo,ma di traditori della Patria, ove si negassero a coteste tre supreme Leggi, che oggi ci sono imposte non tanto dalle circostanze, quanto dal bene della nostra patria, dalla sua salvezza, dalla necessità di assicurare solidamente la sua futura solidità e grandezza.
«Noi non temiamo nemmeno per ombra un tanto obbrobrio per parte dei futuri Deputati; ma ove questo obbrobrio dovesse pesare su di essi, certo,ad onta di tutte le esortazioni del Guerrazzinon peserà sulla Toscana l'obbrobrio assai maggiore di avere pazientemente sopportato il tradimento; e la Toscana saprà consumare la sua Unione con Roma, e saprà subirne tutte le conseguenze,anche ad onta dei suoi Rappresentanti e degli uomini del Governo Provvisorio. Questa è la nostra fede!» — (Popolano, Nº 256, 12 marzo 1849.)
570.Chi? Secondo la Grammatica, io. O che dopo avermi convertito inperduelle, l'Accusa vuole trasformarmi anche in donna? Qui pure sento il bisogno di protestare.
571.L'Accusa trae dal Discorso di apertura dell'Assemblea letto dal signor Montanelli argomento d'incolparmi; e sì, ch'Ella avrebbe dovuto all'opposto ricavarne motivo ad assolvermi, considerando: 1º che codesto Discorso fu opera del signor Montanelli, non mia; 2º che di sua mano apparisce scritto; 3º e che io, quantunque il turno mi chiamasse ad essere Presidente di settimana, e come tale l'Assemblea presiedessi, e dovessi leggerlo, pure mi vi rifiutai, però che contenesse proposizioni dalle quali dissentivo, e alle quali per parte mia ero deliberato a non aderire.
572.Altrove ho dimostrato, e qui insisto a dimostrare, la falsità della incolpazione appostami dall'Accusa: «avere io lasciato in balía di mandatarii non Toscani la decisione intorno alle sorti dello Stato.» La Legge del 10 febbraio 1849 relativa alla Costituentetoscananell'Art. 8 decreta, chei forestieri dalle elezioni si escludano; certo, adoperare la parolaforestierifu male, ma egli è pur certo, che con essa denota i non Toscani. Lo sforzo dei parteggianti per la Repubblica potè ottenere che il Popolo mandasse Deputati non Toscani all'Assemblea Toscana; però essi furono pochissimi, e per nulla bastevoli a partorire i danni immaginati dall'Accusa. Il Generale D'Apice stampò nelMonitorela lettera, che io gli consigliai, e scrissi a norma del suo dettato rispetto a questo negozio, la quale spiegava, che, trattandosi di pratica domestica, convenienza e senno gli suggerivano di rinunziare alla Deputazione; e parecchi seguitarono lo esempio. Io manifestai agli amici il mio disegno di prendere parola all'Assemblea per escluderei non Toscani, parendomi, com'era, pretta improntitudine quella di volere rappresentare la Toscana in cosa vitale senza conoscerla; ma essi me ne sconfortarono con grandissima istanza, onde non provocarmi contro il furore degli avversarii. Fra questi amici ricordo il signor Guidi Rontani; e gli altri, spero, mi sovverranno con la loro memoria. Intanto, che così sia vero si ricava dalia relazione dell'Adunanza del 27 marzo 1849, tenuta dall'Assemblea Costituente Toscana. In cotesta Adunanza il Circolo del Popolo presentò una petizione al fine, che i non Toscani venissero ammessi allo ufficio di Rappresentanti Toscani. Avrebbe il Circolo operato così, se la faccenda stesse come fantastica l'Accusa? Ancora: una Sezione lasciò sospesa la proclamazione di tre Deputati, fra i quali due non Toscani. Avrebbe potuto tenerli sospesi la Sezione, se la Legge gli ammetteva? — Più oltre: rispetto alla quistione se gli eletti non Toscani possano formar parte dell'Assemblea Costituente è deciso, che messa da parte l'applicazione legaleogni Italiano deva essere accolto in Assemblea Italiana. Dunque la Legge gli escludeva. — (Alba, Nº del 28 marzo 1849, pag. 1943.) — Nelle note stampate dal Governo non occorre un nome solo di non Toscano, e nonostante sapete voi su quale fondamento questa Accusa ha cuore di sostenere, che le sorti del nostro Paese furono commesse a mani non toscane? Eccolo. Esaminate nelMonitoredel 25 marzo 1849 il Prospetto dei Deputati dell'Assemblea Costituente Toscana, e su 120 trovate tre non Toscani: Modena, D'Apice e Niccolini; ma D'Apice renunziò, Niccolini fu reietto; dunque ne rimase uno. Così lasciavansi in balía di non Toscani i toscani destini! — Incredibili cose, e non pertanto vere. Raccomandai escludessero almeno Niccolini, e fu escluso: «non venne proclamato Giovanni Battista Niccolini di Roma,quantunque la Sezione fosse di sentimento ammetterlo sebbene non Toscano.» — (Alba, luogo citato.) — Niccolini protestò; ma quantunque conoscesse la sua esclusione opera mia, e fosse sfrenatissimo, ed ora per la nuova ingiuria soprammodo infiammato, pure non seppe rimproverarmi, come per certo non avrebbe mancato di fare, di essermi servito di lui pei miei fini, ed ora gittarlo via mal gradito arnese. Questo Documento, benchè non valga nulla, rarissimo, mercè le diligenze del mio Difensore, mi perviene adesso, e adesso qui mi è forza metterlo:
«Cittadino Presidente,
«In nome della sovranità del Popolo, stando alla lettera e allo spirito del Regolamento, e onde non veder violato un Principio Costituzionale, debbo protestare come protesto sulla decisione presa dalla Camera a mio riguardo considerandola come inlegale; perchè:
«Se alla Camera fosse riservato il dritto di ammettere o escludere i Deputati regolarmente eletti, cioè le operazioni dei Collegj elettorali che li nominò (sic), essendo state riconosciute valide, cesserebbe ogni sovranità del Popolo, e il suffragio elettorale sarebbe una mera illusione, e lo provo:
«Si supponga che in una Camera di 120 persone 60 membri siano conosciuti rappresentare il Principio Costituzionale Monarchico, 60 quello Repubblicano; ora nella verifica de' poteri possono esser presenti alla Camera i 60 Repubblicani, e soli 10 Costituzionali, e così viceversa. Che se il Partito che si trovasse in maggioranza, venisse ad escludere l'altro Partito, cosa diverrebbe il voto della metà degli elettori che hanno mandato alle Camere uomini rappresentanti i loro principj? Dove si troverebbe allora l'espressione sincera della volontà del Paese? Io lo lascio a voi a considerare.
«Ma vi è più. L'Art. 6 del Regolamento, che si è dichiarato dovere provvisoriamente reggere la Camera, porta che:
«L'Assemblea pronunzia sulla validità delle elezioni, ed il Presidente proclama Deputati coloro i cui poteri sono stati dichiarati validi.
«Io non aggiungo parola su questo Articolo, che di per sè stesso è troppo chiaro, e che non ammette nessun'altra possibile interpretazione.
«Io spero, o Cittadini Rappresentanti, che voi vorrete seriamente considerare questa mia protesta che contiene un alto principio di diritto costituzionale, e vorrete considerarla dall'alta sfera in cui la confidenza del Popolo Toscano vi ha posto. Onde esser liberi bisogna esser giusti, diceva un sommo Legislatore, e sulla vostra giustizia io mi riposo tranquillamente.
«Nel pregarvi, Cittadino Presidente, a leggere all'Assemblea questa mia protesta, con tutto il rispetto mi dichiaro
«di Voi, Cittadino Presidente,
«Dev. ServoG. B.Nicolini.»
573.Farini, Opera citata, tomo III, pag. 248.
574.Conciliatoredel 25 marzo 1849.
575.Documenti, pag. 509. — Dispaccio telegrafico del Prefetto Martini.
576.«È possibile, che sia partita una Commissione composta del cittadino Guerrazzi e dei Ministri d'Inghilterra e di Francia, e di altri due personaggi, per Gaeta a prendere Leopoldo II? Alla quiete del Popolo sarebbe utile uno schiarimento su questa voce, sparsa generalmente a Pisa, a Pistoia, e qui.» — (Dispacci telegrafici. Documenti, pag. 512.)
577.«Le voci più stravaganti si spargono qui, trovano credenza nei goffi, e appoggio nei nemici del Governo. In me non mai. Ho già smentita solennemente la ingiuriosa notizia fino all'arrivo del Dispaccio sui Volontarii, venutomi in acconcio con la vostra firma. Compirò l'operazione mediante nuova mentita ai detrattori. Appunto per confonderli, ho fatto la domanda di schiarimento su l'incredibile assurdo. Io mi congratulo davvero, che la Nazione vi abbia scelto a suo moderatore. Mi sdegno delle maligne arti di chi vorrebbe attraversarvi i disegni generosi. Fatemi vostro vendicatore mortificandomi. A questo prezzo sono contento.» — (Dispacci telegrafici. Documenti, pag. 512.)
578.Anzi, stupendo a dirsi, il mio Avvocato m'informa, che non gliene domandarono nemmeno schiarimento!....
579.Importa rammentare, perchè gli fa onore, quale opinione avessero gli Arrabbiati di questo egregio amico. Spedito a comporre i tumulti di Empoli, commissione da lui condotta a termine con umanità pari alla solerzia, fu bistrattato dalPopolano, e lo abbiamo veduto. Pigli propone inviare a Portoferraio un Commissario per destituire Gonfaloniere e Consigliere «che però non dovrebbe essere Manganaro.» — (Dispacci telegrafici. Documenti, pag. 481). — Sparsa voce a Siena, che il Governo vi mandava Prefetto Manganaro, Ciofi ammonisce: «Si vocifera che il Prefetto V. ritorna a Pistoia, e che viene qua in sua vece Manganaro. Questa sostituzione dispiace moltissimo ai Sanesi; i quali mentre vedono bene V., mostrano grande avversione al cognome Manganaro.» — (Dispacci governativi. Documenti, pag. 216.) — A Livorno lo minacciano di buttarlo giù dalla finestra, se non fa come Pigli (Documenti, pag. 530). Così nel febbraio, nel marzo e nello aprile 1849 erano onorati e tenuti in pregio dai Repubblicani i miei migliori amici.
580.Era arte ordinaria screditare con sospetti, o fare segno di vituperii i Deputati, che si scoprivano parziali ai disegni del Governo; eccone una prova espressa:
«La causa repubblicana fu ieri sera fortemente attaccata dal Presidente del Circolo di Pistoia (Dott. Didaco Macciò) a motivo di una santa proposizione fatta da un buon Popolano intorno al piantare in piazza l'Albero della Libertà.
«Il bianco-rosso Macciò si fece a sostenere, che il mettere l'Albero era un ferire nel cuore il primo stadio dellaCostituente; era una cattiva ricompensa al Governo Provvisorio; — era un volerlo trascinare a certa rovina: — insomma ciò non era nellalegalità. Disse ancora che chiunque si era pronunziato con quel segnale aveva fatto male, e commesso un arbitrio: che mettendo in cima all'Albero ilridicoloberretto della libertà, altro non era che scimmiottare i Francesi del 93: che anche Roma, laimprudenteRoma, aveva fatto malemalissimoa proclamare la Repubblica. Disse anche altre bestemmie più forti di quelle che declamò giorni sono, perchè il Circolo non inviasse al Governo Provvisorio le Deputazioni richieste dal Circolo fiorentino, per implorare da lui la immediata Unione con Roma e la proclamazione della Repubblica.» — (Popolano, No251, 6 marzo 1849.)
581.Dunque ilConciliatoredel 1º aprile 1849 la mia fierezza come nobile salutava; dunque gli uomini delConciliatorecon plausi vivissimi nel 1º aprile mi confortavano: come va, domando, che nel 12 aprile mi tradivano, e dopo mi hanno calunniato, resi complici a farmi patire strazii, che io non saprei imprecare neppure ai miei più mortali nemici?
582.Parla di questo fatto ilConciliatoredel 16 marzo 1849. «Di consenso dei due Governi Romano e Toscano è stabilito in Bologna un Comitato di difesa il quale avrà cura di proporre, e ordinare tutto ciò, che potrà contribuire a difendere il territorio comune. Il Governo Toscano ha già inviato da qualche giorno in Bologna due Rappresentanti, il Colonnello Manganaro, ed il Capitano Araldi.»
583.Vedi ragguaglio delle Sedute della Costituente Toscana del 2 e 3 aprile 1849 qua oltre.
584.Risposte date dai Ministri dello Interno e degli Esteri alle interpellazioni Pigli; ed estratto di altri particolari delle Sedute del 2 e 3 aprile 1849 dell'Assemblea Costituente Toscana:
«Ministro dell'Interno.Quanto allo Interno io devo conservare molta prudenza intorno queste interpellazioni; nulladimeno disegnando così l'insieme della Toscana, dirò: — in generale le popolazioni della campagna sono mediocremente disposte alla idea della guerra; le campagne nostre in parte negano mobilizzarsi in Guardia Nazionale. Parecchi Gonfalonieri mandano preghiere di esser dimessi, non sentendosi il coraggio civile di affrontare l'antipatia delle popolazioni per la mobilizzazione della Guardia medesima, antipatia che potrebbe esser vinta con più efficaci eccitamenti dei Gonfalonieri mentovati. Lo stato di ignoranza in cui si trova parte della popolazione toscana, fa che queste lepidezze non prendano sempre un aspetto fiero, e di una aperta reazione: ma in molti luoghi, dove la popolazione della campagna conserva ancora una certa fibra forte, allora questa repugnanza si converte in modi alquanto più sensibili. I Deputati di quest'Assemblea, e ormai il Popolo tutto, sono informati dei fatti successi in varie parti del contado toscano. Questo è quanto allo stato della popolazione campestre. — Nelle città lo spirito è acceso per la patria difesa. Livorno ha mandato quasi tutta la gioventù in campo per avviarsi alle frontiere. Firenze comincia a muoversi, e si muoverà....
«Guardia mobile parte da diverse città della Toscana verso la capitale, per organizzarsi, ricevere le armi, e andare ai confini; non come fiammella che vive prossima a spengersi, ma come scintilla che seconderà gran fiamma.
«Le cure del Governo infine ad ora adoprate sono tali, che hanno cercato di alimentare ed accarezzare amorosamente questa fiammella; e spera poter riuscire a fare che una massa non piccola della nostra Gioventù possa coprire le frontiere. — Vi sono poi i Rapporti dei nostri pubblici funzionarj di un ordine più elevato (per esempio i Prefetti) intorno alla idea della Unificazione della Toscana con Roma. Se debbo qui fedelmente esporre quello che a me da questi funzionarj vien riferito, dirò, che la massima parte della popolazione toscana recalcitra alla immediata Unificazione con Roma: alcuni perfino ne fanno argomento di timore per non poter conservare l'ordine pubblico, quando questa Unificazione fosse legalmente e definitivamente proclamata da questa Assemblea, mentre all'opposto la opinione contro qualunque ingiustissima invasione straniera potrebbe crescere fino al furore.
«Il superior Comandante della Guardia Nazionale fiorentina anch'esso ci ha denunziato dubbj gravissimi sulla adesione della Guardia stessa intorno a questa grave perdita d'immediata Unificazione, confidando nello egregio spirito dei Militi per correre alla frontiera.
«Come Ministro dello Interno a me pare avere in generale sodisfatto alle domande ed alle interpellazioni direttemi dal Deputato Pigli.
«Il Ministro della Guerra vi potrebbe dire circa i mezzi che sono in suo potere per armare ed equipaggiare la Gioventù, e unirla ai Battaglioni della nostra Milizia stanziale.
«Il Ministro delle Finanze potrà a sua posta dirvi quali mezzi sono a sua disposizione per soddisfare ai bisogni dell'armamento.
«Un Deputato.Domando la parola.
«Presidente.Non mi pare che siano esaurite le interpellazioni, perchè il Deputato Pigli ne ha fatte di due specie: cioè sullo stato interno dello Stato e sugli Affari Esteri; in conseguenza io credo...
«Un Deputato.Domandava la parola per rettificare un fatto.
«Presidente.Io credo non poter aprire la discussione, sino a che non siano esaurite le risposte alle interpellazioni. — Il Cittadino Ministro dello Interno ha altro da soggiungere?
«Ministro dello Interno.Se sono sodisfatti.... (no, no.) No? però a me pare che potrebbero esserlo.
«Ministro degli Affari Esteri.Le interpellazioni a me dirette vertono sulle notizie di Genova e Piemonte, sulla probabilità che può esistere di una ripresa di ostilità nella Guerra Italiana, e sulle relazioni che passano tra il Governo Toscano e le Potenze estere.
«Le ultime notizie di Genova sono state pubblicate nelMonitoredi ieri sera. — Il Governo non ne ha ricevute altre fino a questo momento. Quanto al Piemonte resulterebbe al Governo, sebbene la fonte della notizia non sia officiale, che l'armistizio fatale di cui tanto ha parlato la stampa periodica fosse firmato dal nuovo Re nel giorno 24 del passato mese, e che il Re istesso avesse dichiarato esser sua volontà di fare rispettare l'armistizio ancorchè non si fossero potute ottenere dal Maresciallo Austriaco le modificazioni fatte sperare al Parlamento Sardo. Probabilità dunque di ripresa di ostilità non esiste in Piemonte, a meno che non vogliano aprir la guerra per proprio conto le Popolazioni con una generale insurrezione.