Chapter 55

«Quanto alle relazioni che sono fra il Governo Toscano e le Potenze estere non posso dire all'Assemblea che questo: Non avere le medesime cambiato dal 9 febbraio. — Il Governo è in rapporti officiosi coi Rappresentanti d'Inghilterra, Francia e Spagna; colla Prussia, Russia e le altre Nazioni, sono rotti anche i rapporti officiosi. Dirò poi che riguardo al partito che l'Inghilterra e la Francia possono aver preso relativamente alla questione italiana tale quale l'hanno fatta i recenti avvenimenti, è da ritenersi che siano fino a questo momento arrivate le istruzioni analoghe dei respettivi Governi ai Rappresentanti di queste due Nazioni qui residenti.«Ho risposto alle interpellazioni del Deputato Pigli.«IlPresidentedomanda al Deputato Pigli se non ha altro da domandare.«IlDeputato Bichidomanda che siano cancellate da' fogli degli Stenografi le interpellazioni e le risposte.«Un Deputatoosserva che le interpellazioni erano inutili, perchè i componenti l'Assemblea conoscevano pienamente i fatti stessi tanto per i mezzi che ognuno di loro aveva come Deputato della provincia, quanto anche per avere avuto più volte notizie dal Governo nelle adunanze segrete.«Presidente.Prima di tutto, insiste nella sua proposta il Deputato Bichi?«Deputato Bichi.Insisto perchè gli Stenografi cancellino dai loro fogli le narrazioni che rivelano vergogne.«Presidente.Bisognerebbe che ella scrivesse la sua proposizione e che io la ponessi in discussione.«Deputato Guidi Rontani.Io farei una osservazione: se il Deputato Bichi chiede che sieno cancellate le risposte del Ministro dello Interno, perchè queste non abbiano pubblicità, e perchè le date spiegazioni non possono corrispondere al fine che le mosse; io approverei la loro radiazione. Se poi questa mozione dovesse considerarsi come impugnativa dei fatti, allora non potrei concordarla.«(Diverse voci:no! no!)«Presidente.Allora siccome semplicizza la disputa, domando se si debbano radiare dal rendiconto degli Stenografi tanto le interpellanze, quanto le relative risposte.«Deputato Guerrazzi.Io non sarei mai di parere di dissimulare la verità; meglio valeva non chiederla. Ora che è chiesta la verità, la verità si dica. La magnanimità dell'Assemblea non deve consistere nel dissimulare la verità, ma nel contemplarla e spendere ogni mezzo per vincerla, qualora non fosse consentanea all'alto scopo che ci siamo proposti.«Se la verità è dura, è un fatto fatale; a noi non deve bastare il cuore di mutarla per quanto è possibile, perchè quando noi cadremo sotto la necessità dei fatti, noi mostreremo ancora che abbiamo fatto quanto per noi era possibile per superarla con virtù e con fermezza.«Presidente.Rinnuovo all'Assemblea l'interrogazione se essa è di parere che debbansi radiare tanto le interpellazioni quanto le risposte.«(La proposizione Bichi non è ammessa.)················Ciampi.«... Ma si obietta e si dice: noi dobbiamo prepararci alla guerra della nostra Indipendenza: occorrono dunque pronti e sufficienti mezzi per sostenerla. Ed io rispondo: Per ciò che potrà farsi in questi pochi giorni nei quali l'Assemblea tacerà, i mezzi non mancano. E se mi si soggiungesse, che sono insufficienti, allora dirò: Proclamate il principio, dite nettamente sotto qual bandiera volete far questa guerra, dite che deve essere una guerra di Indipendenza Nazionale, Italiana, e allora, interpretando anche il voto dei miei amici della opposizione, vi dichiaro, che noi tutti voteremo non per 2, ma per 18 e 20 milioni, e quanti più ne abbisognassero. Ma permettetemi che francamente io ve lo dica: — negare di proclamare il principio, abbassare la guerra della Indipendenza alla difesa egoista dei confini toscani, e far tanta insistenza per aver questi due milioni, mi sembra lo stesso, che chiedere i fondi per le feste della Restaurazione.»585.«Era castellano nella rocca di Monte Petroso Biagio del Melano. Costui sendo affogato intorno dai nimici, e non vedendo per la salute della rôcca alcuno scampo, gittò panni e paglia da quella parte che ancora non ardeva, e di sopra vi gittò due suoi piccoli figliuoli, dicendo ai nimici: «Togliete per voi quelli beni che mi ha dati la fortuna, e che voi mi potete tôrre; quelli che io ho dell'animo, dove la gloria e l'onore mio consiste, nè io vi darò, nè voi mi torrete.» Corsero i nimici a salvare i fanciulli, ed a lui porgevano funi e scale perchè si salvasse. Ma quegli non l'accettò, anzi volle piuttosto morire nelle fiamme, che vivere salvo per le mani degli avversarj della patria sua.» — (Machiavelli,Istorie Fiorentine, lib. IV.)586.Di queste espressioni a un dipresso mi valsi nella ultima Seduta dell'Assemblea insorgendo contro la proposta di un Deputato — che la corda faceva trovare i danari. —587.Giovami riferire l'autorità del signor Montalembert per temperare la stupida indiscretezza di coloro, che esaminando la mia condotta vanno a cercare il nodo nel giunco. Nella Seduta dell'Assemblea di Francia del 10 febbraio 1851, cotesto oratore si esprimeva così: «Adesso voi mi direte, ch'egli ha commesso errori. Egli ha commesso errori? davvero! e voi avete fatto questa bella scoperta? Permettete, che io vi domandi, da quando in qua avete trovato nel mondo un Governo, che non commettesse errori?» Con più grato animo mi valga ricordare la parte finale del Discorso di Addio fatto al Congresso americano «da quello, che lasciava ai posteri il nome di Washington onde essi arrossiscano di eccezione così solitaria.» — (Byron, Ode a Napoleone.)Il Generale, rivolto ai suoi colleghi, favellò in questa sentenza:«Gli atti pubblici provano fino a qual punto i principii che ho rammentato mi abbiano condotto nello adempimento dei doveri del mio ufficio. La mia coscienza almeno mi dice, che non me ne sono allontanato. Comecchè ripassando gli atti della mia amministrazione non conosca colpa veruna d'intenzione, io ho un sentimento troppo profondo dei miei difetti peressere sicuro di non avere commesso errori. Quali essi sieno, io prego l'Onnipotente Dio a dissipare i mali che potrebbero partorire. Io così porterò meco la speranza, che la mia Patria non cesserà di considerarli con indulgenza, e che dopo quarantacinque anni di vita consacrati a pro suo con rettitudine e zelocadranno in obblio i torti di un merito insufficiente, come io cadrò ben tosto nella dimora dello eterno riposo!...»Quando abbiamo letto siffatte parole, o Dio! come si fa egli a riportare lo sguardo su le pagine dell'Accusa, e di altri che insensatamente quanto ferocemente mi lacerano per gli errori, che in mezzo a tanto trambusto di vicende e agitazioni di uomini posso avere commesso io, mentre i Governi stessi, in condizioni ordinarie, e i sommi personaggi non ne andarono immuni? — Quando Gesù Cristo, soccorrendo alla peccatrice, disse agli accusatori: Chi di voi senza peccato, getti la prima pietra, — fra tanta turba di gente (e badate ch'erano tutti Farisei) non uscì un solo di cui la fronte fosse così sconosciuta alla vergogna, che ardisse stendere la mano al sasso: ai giorni nostri, qui, in patria, — voi lo vedete, — al grido: Chi di voi senza peccato, gitti la pietra, — mille braccia si tirano su la camicia fino al gomito, e ghermiscono le più elette ghiaie del Mugnone, pronti a scagliare..... o generosi!.... o forti! Ben ti puoi estimare avventurosa, o Patria, che tante serque contieni in te di petti santissimi, e di Farisei neppure uno solo!588.Ritengo la proposizione già provata: nondimeno penso importante aggiungere alquante prove specialissime:Rispetto alla Guardia Nazionale: — «La principale occupazione del Circolo la sera del 24, fu la questione delle elezionidei capitani, tenenti, e sotto-tenenti della Guardia Nazionale, avvenute nella mattina del 22. Queste elezionisono cadute generalmente su persone poco repubblicane; sono state generalmente rielette le medesime persone agli antichi gradi.» — (Popolano, 28 febbraio 1849.)Per quello riguarda l'elezioni dei Deputati a Firenze: — «2 Marzo. — La discussione di ieri sera al Circolo (del Popolo) si aggirò tutta sulla nota dei Candidati del Compartimento Fiorentino all'Assemblea dei 120. La serata non fu migliore per la Commissione. Dopo avere già essa stessa riformata la sua nota,ripudiando una parte dei suoi figli, ha dovuto ritirarne altri da sè nel tempo della discussione, ed altri sono stati respinti dalla giustizia del Circolo; oltre quelli che sono usciti vincitori coi voti sì, ma laceri e mal conci dalla discussione. L'ultima giustizia, però, speriamo che la faranno gli Elettori col rigettare tutti quelli che si spacciano nostri legislatori, e non sono stati mainè Unitarii, nè Repubblicani, nè Rivoluzionarii, nè Cospiratori per l'Unità e per la Repubblica; nè sono capaci colla sapienza e coll'azione sul Popolo a fare alcuna opera buona nella costruzione del nuovo edifizio da elevarsi sul Campidoglio; insomma, che non hanno nè scienza, nè coraggio; ma sono gente di moda.«Lo zelo laborioso di alcuni Socii, che sanno posporre i riguardi al dovere, estorse da alcuni Candidati dichiarazioni pregevoli, da pigliarne atto per confrontarle coi fatti avvenire, siccome fu detto. Richiesto un Candidato: Che farebbe se l'Assemblea dei 120 non votasse l'Unione con Roma? rispose: Scenderei in piazza collo schioppo per unirmi col Popolo a fare la rivoluzione ec.» — (Popolano, 3 marzo 1849.)«L'esempio fu bello, quantunque non riuscisse affatto onorevole ai varii Candidati; alcuni dei quali balbettarono mal sicure parole in temi che mostravano di male intendere; altri ricopersero sotto sonori accenti la fiacchezza dei loro sensi tutt'altro che rivoluzionarii. Pare che il Circolo dovrà cancellarne qualcuno dalla nota dei Candidati, senza aspettare che lo cancellino gli Elettori. Pure si udirono in altri anche belle e generose parole repubblicane, da cui esalava purissima l'idea della nostra Unità. Ma alla domanda fatta quasi a tutti: — Che fareste se l'Assemblea dei 120 tradisse l'Unità italiana, non ratificando la riunione con Roma già decretata dal Popolo? — alcuni Candidati s'impelagarono, smarrirono il senno, e non seppero, com'altri, risolutamente rispondere: Lascerò il posto disonorato, e correrò a debellare col Popolo italiano questi nuovi traditori.» — (Popolano, 7 marzo 1849.)589.Le lusinghenon cessarono mai. — «Roma 29 marzo, di sera. — In seguito delle disastrose notizie del Piemonte, l'Assemblea ha nominato un Triumvirato a norma del Decreto che vi accludo. I membri di questo Triumvirato sono Mazzini, Armellini e Saffi. Si voleva farvi entrare anche Guerrazzi e Montanelli; ma si è poi pensato che il primo, essendo costà Capo del Potere Esecutivo, non avrebbe potuto accettare fino ad Unione compiuta. Ad ogni modo però il Triumvirato attuale è provvisorio, e non appena formeremo con voi uno Stato solo, provvedemmo ad una nuova nomina, e la faremo in guisa da trar profitto degli uomini più illustri e più popolari tanto di Toscana come di Roma.«Affrettate adunque l'Unione, affrettatela con tutte le vostre forze, imperocchè da questa Unione soltanto può venire la comune salvezza della Italia Centrale.» — (Alba, 4 aprile 1849.)590.Il Segretario Biondi. Tornata dell'Assemblea Costituente del 2 aprile 1849.591.Italia Rossa, del Visconte D'Arlincourt, pag. 116 e seguenti.592.Il generale Pepe nellaStoria delle Rivoluzioni d'Italia del 1847-48-49(Bruxelles, 1850, pag. 270) narra uno esempio stupendo di virtù, il quale a me piace referire non tanto perchè serva maravigliosamente di conferma alla mia sentenza, la quale non ne ha bisogno, quanto perchè consoli l'animo contristato dall'odierno diluvio universale di viltà. Il generale Nugent fu gagliardo battagliero, ed aspro nemico della Italia, comunque togliesse a moglie gentildonna italiana di Benevento; nel 1849 con prova estrema di valore assaltava Brescia, che con prove estreme di valore si difendeva. Prevalsero alfine il numero degli assalitori, la qualità delle armi, e la esperienza del trattarle; però cadde Brescia, dopo ch'ebbe ucciso al nemico 1500 uomini, 36 ufficiali, un luogotenente-colonnello, un colonnello, e lo stesso generale Nugent, — il quale sentendosi vicino a morte nel dettare il suo testamentolasciava alla città di Brescia un legato in tributo della sua ammirazione per lei!593.Prose Politiche.Lettera Apologetica. Ed. Le Monnier.594.«L'Assemblea Costituente rigettò l'Unione con Roma; e con ciò fare impedì forse una nuova complicanza dalla quale nessun utile e molto danno poteva ora resultare. Forse impedì piuttosto un decreto che un fatto; ma in ogni caso fece opera ragionevole. Concentrò inoltre in un solo tutto il potere esecutivo; ed anco questo partito era consigliato dalla imperiosità delle circostanze.«Operi adunque chi ebbe la somma dei poteri per salvare la Toscana, e l'esperienza dovrà consigliarlo nella scelta dei mezzi più opportuni ed efficaci.«Due mali oggi minacciano la Toscana: il disordine interno armato in lotta civile, ed una possibile invasione austriaca. Queste due calamità egli deve scongiurare dal nostro Paese; e quando vi riesca, non vi sarà onesto cittadino che per questo non gli si professi riconoscente.«Se noi sapessimo la Toscana in condizioni diverse da quelle nelle quali oggi sventuratamente si trova, noi sapremmo proporre ben altri consigli. Ma ove è ella la guerra deiPopoliche soccorra la disfatta deiRegii? Ove è un nucleo al quale si vogliano rannodare le forze disperse? ove è un principio vitale che le animi e le governi? I Decreti non creano eserciti, i proclami non aggiungono stabilità ai governi disfatti.«Però noi crediamo che tutti i sinceri amatori della patria debbano oggi convenire in questo: salvare per primo quel più che è possibile dell'onore e della indipendenza nazionale invocando l'appoggio della Francia; dividere almeno la sventura cogli altri Popoli fratelli, se non bastammo a dividere i pericoli; — salvare l'indipendenza dello Stato, minacciata dall'Austriaco vittorioso; salvare le libere istituzioni minacciate dalle fazioni reazionarie; salvare la pubblica tranquillità, e con essa le proprietà e le persone, minacciate dai turbolenti d'ogni Partito.«Questo crediamo sia oggi dovere del Governo di procurare, invocando il concorso dei poteri municipali; l'autorità dei quali riman sempre incontestata, qualunque sia l'influenza degli avvenimenti politici.» — (Conciliatore, Nº 88, 29 marzo 1849.)595.NOTIFICAZIONE.«Lieto il Governo di aver viste coronate di buon successo le cure che si è dato per provvedere di cavalli il treno di artiglieria, è ora ansioso di riempiere il vuoto d'uomini in che il medesimo Corpo si trova.«A quelli pertanto che abbiano militato in Cavalleria, a tutti quelli che all'ufficio di cannoniere conduttore si sentano adatti (siano pur anche coniugati) fa premuroso invito di offrire alla Patria i proprii servigi.«Per tre anni è l'impegno; cinque zecchini il premio d'ingaggio.«Non è per altro in questa leggera somma, ma nel cuore dei Toscani, che il Governo ripone la sua fiducia.«Una nota per tutti quelli che vogliono scriversi è aperta fin d'oggi presso il Comando di questa Piazza. — Su via Cittadini: mostriamo al mondo che se altamente gridammo di voler esser liberi, abbiamo anche il coraggio, sappiamo anche sostenere i sacrificii con cui si merita la Libertà.«Dal Ministero della Guerra, li 2 aprile 1849.«G. Manganaro.»596.«Toscani,«Alla sicurezza interna fu provveduto con necessarii provvedimenti ieri e stamani. I fatti corrisponderanno alle parole. Adesso della sicurezza esterna.«Bisogna difendere la nostra Terra. Questo è dovere di tutti, qualunque opinione i Cittadini professino. Onore, religione, interesse, e ogni altro affetto che governa il cuore degli uomini virtuosi ed anche poco virtuosi, persuade alla difesa del Paese nativo.«Il Governo primo mandò alla Gioventù Toscana fervidi eccitamenti; gliene mandava pari in caldezza la generosa Assemblea. Ai confini! ai confini! Deh! Gioventù Toscana, difendi la tua Patria. La difesa è agevole: i luoghi aspri, i calli dirotti, i tronchi e i massi offrono riparo a noi, impedimento al nemico, dove mai si attentasse varcare i nostri monti. Pensa che anche i bruti difendono i proprii covili; vorrai essere, o Gioventù Toscana, da meno dei bruti?«Ai confini! ai confini! Il Governo verrà con voi: reggerà se occorre sotto la tenda: chiunque adesso non diventa soldato si guardi dal mentirsi amico del Popolo: amici del Popolo sono quelli che muoiono con lui e per lui.«Intanto la Gioventù sappia che presso ogni Municipio sta aperto il Registro nel quale hanno da scriversi coloro che intendono accorrere alla difesa della Frontiera; ma meglio del Registro varrebbe prendere un'arme, baciare la madre, e recarsi a Firenze. Qui si fa l'adunata delle genti per andare ai confini.«2 aprile 1849.«Guerrazzi.»597.Dispaccio telegrafico del 2 aprile 1849.«Al Governo di Livorno.«Bisogna prevalerci delle buone notizie per eccitare il pubblico spirito alla guerra. Adopri i mezzi che pensa più opportuni. Si valga di Popolani, Circoli, e Preti, di tutti; e appena impegnati dieci, o dodici, mandi subito a Firenze, previo avviso, dove faremo il deposito. Vestiremo, armeremo, e manderemo al campo. Risposte d'ora in ora per mio governo.«Guerrazzi.»(Documenti pag. 441.)598.Dispaccio telegrafico del 2 aprile.«Al Governo di Livorno.«Mancano armi. Di Francia ne vennero altre? Ve ne sono a Livorno? Se mandate Volontarii, e li dovete mandar subito, inviateli con armi. Ai bagagli e alle vesti penseremo noi. Requisite i fucili da caccia, e sostituiteli agli schioppi da munizione. Così vuole la Patria. Quando la Patria ordina, a chi non obbedisce — guai.«Guerrazzi.»(Documenti, pag. 442.)599.Dispaccio telegrafico delle ore 2, 55 minuti, 2 aprile.«Al Governo di Livorno.«Intorno al Battaglione io lo accetto a due patti: che porti i fucili, e che gli Ufficiali si sottopongano agli esami. Fucili, noi non ne abbiamo, come vi ho detto. Qui stanno mille giovani inutili per difetto di armi, e me ne piange il cuore; quindi se gli facciano imprestare. Requisiteli, come ho ordinato; insomma li portino. Ufficiali devono essere nel numero normale, corrispondente alla quantità dei soldati, a seconda dei Regolamenti, e l'esame li deve dimostrare degni per morale e per conoscenza che a loro si affidi il sangue dei fratelli. E questa è giustizia. Lodi, e ringrazii il Gonfaloniere. Giustizia, ma piena giustizia: la Patria non desidera altro.«Guerrazzi.»(Documenti, pag. 442.)600.Documenti, pag. 442. Dispaccio telegrafico delle ore 8, 45 minuti, 2 aprile.601.Documenti, pag. 517. Dispaccio telegrafico Landi, del 2 aprile, ore 5, min. 9.602.Ivi. Dispaccio telegrafico Martini, del 2 aprile, ore 4, min. 45.603.Ivi. Dispaccio telegrafico Landi, del 2 aprile, ore 7, min. 45.604.Ivi. Dispaccio telegrafico D'Apice, del 2 aprile, ore 8, min. 10.605.Firenze 3 aprile.«Livornesi!«Adesso vi parla una voce assai più potente che quella del vostro concittadino, — la voce della Patria in pericolo, e vi domanda:«Che quanta Gioventù contiene cotesta mia terra diletta, e il suo contado, accorra alla frontiera e la difenda.«Wimpfen si è vantato con 10,000 Austriaci calpestarvi come biacchi striscianti nel fango!... Io non dico di più.... Gli occhi mi si empiono di lacrime e di sangue per la vergogna.«E vi scongiura ancora che le rendiate le armi altra volta prese da voi per difendere il Paese. Bene le prendeste, e bene le adoperaste; ma chi di voi non può andare alla frontiera, per quanto amore porta a Dio, e ai suoi morti, impresti queste armi alla Gioventù che risponde alla chiamata.«O Livornesi miei, vorrete mandare i vostri figli disarmati contro gli Austriaci, come i tiranni di Roma gittavano gli schiavi nel circo alle fiere?«Coraggio, costanza e modestia, e nulla io reputo e non è perduto. Ma ai confini vi spinga amore di Patria santissimo, e non voglia di gradi, o cupidità di averi. Colui che si muove per ambizione o per interesse, si parte col conto fatto nella sua anima di piegare laddove trova maggiore premio di vanità, o di danaro. Chi si parte da casa con l'ambizione o lo interesse, di rado avviene, — Livornesi, badate alle mie parole, — di rado avviene, che per la via non si accompagni col tradimento.«Voi sapete che io ho un nepote solo del mio nome, consolazione unica a questa travagliata mia vita: andate al campo, e lo troverete semplice soldato di artiglieria. Egli ha da guadagnare i suoi gradi col sapere, con la obbedienza, e col valore.«O uomini livornesi, datemi le armi e i figli,ed io vi salverò vostra Madre — la Patria.«Se gli Austriaci prevalgono, la condizione dei vivi è peggiore di quella dei morti — perchè morirono senza vergogna, e non li turba nel sepolcro lo scherno dei figli.«Guerrazzi.»(Documenti, pag. 872.)606.Documenti, pag. 577.607.Trovandoci nella suprema necessità di tentare una disperata prova per ristorare le sorti della guerra, o salvare almeno l'onore operando, credo che potrò meglio servire alla Patria nel Campo, che paziente uditore nel Parlamento toscano: perciò renunzio ad essere Deputato. Co' miei Elettori, a guerra finita le scuse. — Firenze a dì 2 aprile 1849.G. Morandini.608.Documenti, pag. 443, e 518.609.Documenti, pag. 443. — «La Guardia Nazionale fiorentina corrisponde. Ieri parlai al mezzo Battaglione, che montò la guardia: oggi, appenasmontato, due compagnie armate e vestite con sacchi e cappotti vogliono partire subito. Dio ci aiuti!»610.Circolare del Ministro della Guerra del 4 aprile 1849.611.NOTIFICAZIONE.«La Patria in pericolo chiede uomini ed armi. Bando alle discordie; uniti in un solo volere prepariamoci frettolosi a respingere lo straniero che osasse attentare alle conseguite Libertà.«La calma operosa è più utile del tumultuario affaccendarsi, perchè la prima mostra il fermo proponimento e la solennità dell'atto che va a commettersi, mentre il secondo confonde, e non ha durevole impronta.«Ogni Cittadino pertanto, che ritiene armi inoperose, le consegni a questo Municipio.«Lo stesso invito vien fatto ai Militi della Guardia Nazionale dai 50 ai 60 anni, coerentemente al disposto dell'Articolo 7 del Decreto dei 23 marzo 1849 del Governo Provvisorio toscano.«Giovani generosi, caldi di amor patrio, questo è il momento più bello della vostra vita; da voi la Patria attende la propria salvezza. Dio non abbandona gli oppressi. L'ora del risorgimento è suonata. Le armi soltanto ponno decidere dei nostri destini.«Livorno, dal Palazzo Civico, li 4 aprile 1849.«Il GonfaloniereAvv. Luigi Fabbri.»612.«Si dica allo A., che tratti, e concluda il baratto di ½ milione, e di là mandi in Francia subito. Le armi si raccolgano. Ne sono arrivate altre in Livorno? Qua armi prima, poi gente.» — (Dispaccio telegrafico del 4 aprile 1849. Documenti, pag. 443.)613.Documenti, pag. 519.614.Documenti, pag. 519 e 520.615.«Se il Battaglione Del Fante, se i Volontarii non vengono subito con le armi, non vengano più, essendosi il nemico incominciato a mostrare verso Sassuolo. Di nuovo invito per armi, e mandarle subito... e presto le armi. Lucca vostra non corrisponde, — vergogna.» — (Dispaccio telegrafico del 5 aprile 1849. Documenti, pag. 444.) — «Il Battaglione se non viene presto, non importa. Si dirà anche dei Livornesi: solite ciarle e fatti punti. Se non rendono le armi, si levino alla Nazionale, perchè quando sono superati gli Appennini, o che credono di difendere Livorno dalle bombe austriache? Con le picche si guarda la città. Abbiamo gente; un milione circa in Francia per arme. Prediche, Esposizioni in Duomo, e per ultimo la Madonna santissima di Montenero muoveranno i Popoli.» — (Dispaccio telegrafico del 5 aprile 1849. Documenti, pag. 445.)616.Ordine del Giorno del Ministro della Guerra del 5 aprile 1849.617.«Si presenti al sig. M. di cotesto Governo, e faccia acquisto per conto dello Stato dei seguenti articoli: Fucili 1240. Sacchi 200 nuovi. Detti 100. Capsule 1 milione, a patto restituirle se non sono servibili.» — (Dispaccio telegrafico del 5 aprile 1849. Documenti, pag. 445.)618.Ordine del Giorno della Commissione organizzatrice il Corpo dei Volontarii toscani del 5 aprile 1849.Comecchè io non detti Storie, pure considerando che il buon cittadino non deve pretermettere occasione di lodare chi di lode fu degno non tanto per giusta ricompensa di loro, quanto per eccitamento di virtù, oltre il fatto di Morandini, Rubieri, Angiolini, e Gasperini, giovi onorare Ilario Fabri di Santa Sofia, che non compreso nello imprestito forzato offerse 500 scudi (Monitoredel 2 aprile 1849), M. Galeotti che offerse spontaneo 500 lire, e Pianigiani il quale, escluso anch'egli dallo imprestito, offriva contribuire 14 per 100 su la prima categoria (Monitore, del 4 aprile 1849). Il Pretore Franci di Pontedera annunziava per telegrafo:«Il Pretore di Pontedera al Capo del Potere Esecutivo.«Ho fatto quello che doveva come cittadino. — Al Circolo ieri sera ho detto quelle stesse parole che ella mi diceva sabato in compagnia in Vapore. Fu letto il suo Indirizzo del giorno 6 andante alla Gioventù fiorentina. — Il generoso Danielle Ricci di Pontedera ha offerti due zecchini ad ogni giovane pontederese che s'inscriverà per andare ai confini. Anche il Municipio, lo spero, si proporrebbe sussidiare le famiglie di coloro che per la difesa della Patria le abbandonassero. — Che fare di più? eppure non abbiamo fin qui che quattro Volontarii. Povera Patria! Madre sventurata, hai figli troppo ingrati. Vergogna. — Ore 2, 5 m. pom.«Franci.»«Il Pretore di Pontedera al Capo del Potere Esecutivo.«Dopo un eccitamento fatto stamani dall'onorando vecchio Cesare Vallerini, Vicario in disponibilità, alla Gioventù di Pontedera, abbiamo ottenuto le firme di altri dodici Volontarii. — Ore 6,35 m. pom.«Franci.»Il Circolo di Grosseto mandò 16 cavalli; almeno questo qualche cosa di buono seppe fare. — (Monitore, del 5 aprile 1849.)619.«Alla Gioventù Fiorentina!«Una Gioventù fiorentina piena di fede, di modestia e di ferocia, tenne levato gloriosamente il gonfalone della Repubblica fiorentina contro le armi di un Imperatore potentissimo e di un Papa; e quando vinta dal tradimento ebbe a deporlo, vi si avvolse dentro come in un sudario di gloria, e si adagiò nel sepolcro.«La Gioventù fiorentina allora aveva fremito di rabbia e lacrime d'ira, e mani gagliarde contro i nemici della Libertà ch'è sì cara: imperciocchè questa Libertà nella nostra terra le venisse insegnata dagli esempii paterni, esposta con gli scritti da Niccolò Macchiavelli, difesa da Michelangelo, sostenuta con la virtù della parola o del ferro da Francesco Carduccio, da Francesco Ferruccio, da Dante da Castiglione, e da altri famosi di questa inclita terra.«Allora in questa città vissero uomini, i quali come lo Alberti tennero per ferma una cosa, che anche a quei tempi parve enorme, doversi alla salute dell'anima anteporre la salute della Patria.«E in questa Piazza della Signoria per la Libertà era arso il frate Girolamo Savonarola, di cui fu somma sventura andassero disperse le ceneri. Come nel primo giorno di Quaresima il rito della Chiesa ordina, che si freghi con la cenere la fronte al cristiano e gli si ricordi che polvere nacque e polvere ha da tornare, noi potremo adesso spargere un pugno di cotesta cenere sopra la testa della Gioventù fiorentina e dirle: Rammentati che Dio ti creò libera, e libera tu devi morire.«O Dio! forse da cotesti tempi in poi qualche cosa è mutata quaggiù, onde i Fiorentini non amino la Patria come altra volta l'amavano? In San Giovanni i Fiorentini vengono sempre battezzati nel nome del Padre, del Figliuolo e dello Spirito Santo. Le arche mortuarie conservano sempre il deposito sacro delle ossa paterne; la cupola s'inalza sempre degna di rappresentare quasi una via che unisce la terra col cielo; popolate le valli delle medesime case e dei medesimi oliveti; il nostro cielo sfavilla sempre del sorriso di Venere celeste, che si compiace avere stanza quaggiù, circondata dalle divine opere del genio quasi un pianeta in mezzo alle stelle.«E sta tuttavia questo Palazzo Vecchio testimonio di tante opere e di tanti detti virtuosi. Sotto il ballatoio, o Fiorentini, leggete scritta in caratteri d'oro sopra fondo azzurro la parolaLibertas. Non vi sembra un Angiolo amoroso che reietto dagli uomini si rimane esitante di abbandonare Firenze, e sta così sospeso fra il Cielo e la Terra fiso aspettando pure che il Popolo lo richiami?«Sta questo Palazzo, che fu sempre come il cuore della Libertà. O sacre mura! quando io levo in alto il capo vedo formicolare di gente il ballatoio, e fervere nella battaglia, e avventar dardi e sassi contro i sottoposti soldati della tirannide, e poi ad un tratto fermarsi per mancanza di armi: allora la venerabile sembianza di Messere Jacopo Nardi rivela il muro a secco per rovesciarlo sopra il nemico, e declinato lo sguardo, i gradini e la piazza considero ingombri di membra infrante, e di armi spezzate; — lavate quel sangue di schiavi; esso non rallegra ma contrista la terra della Libertà. — Per la memoria del fatto basta il braccio tronco del David di Michelangelo. Il marmo del Buonarroti, compenetrato della sua anima grande, sembra che non potendo rimanere spettatore immobile del caso, abbia preso parte alla battaglia riportandone onorata ferita.«Nulla pertanto è mutato — nulla, meno che gli uomini....«Così dicono gli stranieri calunniando; non io. Figlio delle comuni sventure, partecipe degli stessi dolori, conosco a prova quanto sia grave dopo trecento e più anni di vergognosa tirannide levarci all'altezza della Libertà. Dove il pensiero tuona, non risponde la voce amica e franca; dove il cuore freme, il braccio non consente intorpidito; una bevanda avvelenata ti serpeggia nel sangue e ti costringe al sonno; — la spada è diventata rugginosa, lo scudo rotto, il capo senza dolore non sopporta più l'elmo; parenti, amici, tutti ti supplicano a dormire: bisogna che tu dorma.«Ma vi è un Angelo che rompe il sonno della tirannide, come vi ha un Angelo che rompe il sonno della morte, — e questo è l'Angelo della Libertà.«E voi, o Fiorentini, udiste questa voce quando sopra i campi lombardi più costanti e più tenaci degli altri duraste sotto la procella di ferro e di fuoco che vi avventava lo implacato nemico. Voi mostraste allora quello che soventi volte io diceva, come un Popolo e un Dio non possono tenersi chiusi dentro al sepolcro.«Adesso il bisogno urge maggiore. Qui ora non trattasi di acquistar gloria, ma di fuggire vergogna: qui non vuolsi far procaccio di comodi, ma ripararci dal danno; e da qual danno? — Tendete l'orecchio, o madri, o spose, o figlie miserissime.... Dalle rive del Po e del Ticino, da Brescia e da Bergamo muovono voci di pianto disperato, che stringono il cuore d'ineffabile affanno. Ora che sarebbe se vedeste le sconce ferite, e le membra lacere, i muri grondanti sangue? Udite fino di qua il singulto dell'agonia di Venezia! Cotesto singulto è immenso, perchè si parte dall'agonia della Libertà d'Italia. O Cristo, o Cristo, i tuoi giusti occhi non guardano adesso la terra, poichè lasci perire Venezia!«La difesa è agevole. La Natura provvida volle circondare questo suo giardino, la bella Toscana, di un muro insuperabile di monti; ma il Cherubino che deve stare a guardia di questo Eden hanno a crearlo gli abitatori del luogo con la propria virtù. — Ordini di milizia non valgono, inutili per gli aggressori le artiglierie, i moti della cavalleria impossibili; dieci mila uomini di qui possono respingerne cinquanta mila, il numero è d'impaccio e forse rovina.«Ma il nemico non può venir grosso contro di noi. I Popoli gli fremono alle spalle come moltitudine di acque in tempesta. Le ire dei Popoli e del mare si stendono sopra la terra, e i troni, le armate e le provincie spariscono. Non vi sbigottite per una sventura, i Popoli non muoiono mai; la tela che il ragno della tirannide trama laboriosamente in un secolo è disfatta dal Popolo in un minuto di furore.«La difesa della terra nativa fu imposta dalla natura a tutti gli animali come un istinto. La terra nativa ha diritto di esser difesa da tutti coloro che ella nutrisce e ricovra pietosa nel suo seno; tutti i suoi figli hanno il sacro dovere di difenderla; chi manca alla natura manca a Dio, però che la natura sia la figlia primogenita del Signore.«O Sacerdoti, il calice dove la prima volta beveste con labbra tremanti il sangue di Cristo, vi sarà tolto dal Croato. Quale legge vi sconsiglia dalla difesa della Patria? O piuttosto qual legge non v'impone difenderla? E vi ha un Tribunale nel mondo che non patisce appello, e questo sia nella propria coscienza; ponetevi, o Preti, la mano sul cuore, e ditemi se mancando alla difesa della Patria una voce non si muove là dentro che vi chiama traditori? Tradendo la Patria avrete comune con Giuda la disperazione e lo inferno. Chi non ama la Patria odia Cristo; chi affligge la Patria trafigge Cristo.«Ora non si parla di Unione con Roma, nè di forma di governo; qui non entrano scrupoli, nè casi di coscienza: si tratta di difendere le nostre terre e le nostre vite. Se un Pontefice venisse e dicesse che difendere la Patria è peccato, io gli spruzzerei l'acqua benedetta nel viso profferendo la formula: «va addietro Satana!» però che egli sarebbe il Demonio trasformato in Pontefice; e se le mie parole suonino vere, io ne chiamo in testimonio il Vangelo prima, e poi tutti i Dottori di Santa Madre Chiesa Cattolica.«Voi altri, che vi chiamate Conservatori, di leggieri comprendete, che male conserva colui che acconsente a vedere tutto disperso; fortuna, onore, libertà, a caro prezzo, con lauto sudore, con diuturni studii acquistati, tutto va in volta a modo di paglie trasportate dal turbine. Diventata l'Austria dispensiera di libertà, lascio considerare a voi qual sia per essere la parte che sfuggirà dai suoi artigli taglienti e sottili.«E se vi ha anche taluno che negli intimi precordii faccia voti per laRestaurazione, si rammenti che il suo Principe non che difendesse la frontiera, ma spingesse i Toscani alla guerra di Lombardia; che dove il voto del suo cuore si compisse, il suo Principe gli direbbe: — perchè hai consentito che mi venissero tolte la Lunigiana, e Massa e Carrara? Di queste frontiere ha bisogno la Toscana se non intende rimanere esposta al primo invasore; io lasciai più vasto lo Stato, per la tua codardia lo ritrovo diminuito. Va, tu non sei un servo fedele; tu mi stai addosso come l'insetto sopra la pianta. Io non scambio la lealtà colla viltà. Vile fosti, vile rimanti, e sgombra dal mio cospetto.«E voi, uomini ardenti, di cui lo impeto ribocca come spuma che bolle fuori del vaso, avvertite che quando ciò avviene il fuoco si spegne e il liquore scema. Ogni cosa ha il suo tempo, il frutto mangiato immaturo allega i denti. Un fanciullo che stende la mano alla spada, e non gli riesce sollevarla, diventa segno di compassione o di scherno. La bandiera della Repubblica non va affidata ad un braccio di tisico, ma di un gagliardo credente che la faccia trionfare con gloria, o cadere con onore. Bandiera e Bandieraio, se avessero a sparire, devono tramontare entro un mare di sangue; allora il Bandieraio non sorgerà più, ma la Bandiera come il Sole tornerà ad affacciarsi in Oriente, aspettata dalle generazioni, benedetta dai Popoli. La Repubblica ha da vivere, o ha da morire sopra i campi di battaglia; voi la fareste morire delle infermità dei pargoli. Sapete voi di che si nutrisce la Repubblica appena nata? Di midolle di leone. Potete apprestarle questo alimento voi? Staremo a vederlo. Intanto la difesa della Patria anche per voi, e sopra tutti per voi, è obbligo santissimo. Imitate la modestia e il valore dei giovani Cavalieri antichi; essi militavano con bianco scudo finchè per qualche inclito gesto non avessero acquistato il diritto di assumere l'impresa. Voi avete lo scudo bianco, la occasione della prova è aperta innanzi a voi; se volete scriverviRepubblica, scrivetela, ma come i martiri della Chiesa di Cristo prima di morire tracciavano la propria fede sopra il terreno, — col sangue.«Andate dunque, partite tutti, nel nome santo di Dio e della Patria. Io vi terrò sicure le case e le famiglie. Qualunque opinione singolare, intemperanza, od enormezza, saranno da me acerbamente punite. La Legge è sovrana qui, e la Legge emana dall'Assemblea eletta dal voto universale del Popolo. Le Leggi dell'Assemblea, se intende riordinarsi il Paese, hanno da venerarsi come comandamenti di Dio. Non già in angusta sala dove entra scarsa la luce del Sole, tra lunghe ambagi, ed inamabili discorsi, ma sui campi aperti, fra il torrente dei raggi di un Sole di maggio, in mezzo al lampo delle armi, alla faccia del firmamento, al cospetto del nemico vinto, si ha da proclamare la più perfetta forma politica di Stato per uomini perfetti: la Repubblica! — La Repubblica potrà nascere quando le avremo apparecchiato il battesimo di sangue delle nostre, o delle vene nemiche, — ciò non importa — purchè sia battesimo di sangue.«Firenze, 6 aprile 1849.«Guerrazzi.»(Documenti, pag. 579.)620.Dispaccio telegrafico del 6 aprile, ore 12, m. 5 ant.«Al Governo di Livorno.« — Primo. — I Civici vadano subito a Pisa, e quivi si concentrino.« — Secondo. — I Volontarii vengano a Firenze, e portino con essi le armi.« — Terzo. — I Bersaglieri pure vengano a Firenze.« — Quarto. — Intorno alle armi e altro, proposte da Bini, il Ministro della Guerra dà ordini separati.« — Quinto. — Autorizzo di ricomprare a modico prezzo le armi già nostre, ma presto. E sempre presto.«Guerrazzi.»621.«Al Ministro della Guerra.«D'Apice ha ragione sul comando unico, nè i corpi sono così grandi nè la superficie delle operazioni sì vasta da consentire divisione di comando; veda di contentarlo, egli merita molto, ed è ottimo per questo genere di guerra. Gli ho ordinato, in ogni evento regga in Garfagnana, e cuopra Massa e Carrara. Spinga quanta gente più può di Linea. Provveda alle sussistenze. Al Secchi, al Pierni dia maggiori facoltà per l'Amministrazione. — Ore 4, 20 m. pom.«Guerrazzi.»622.Alba, 8 aprile 1849.623.Alba, 8 aprile 1849.624.Documenti, pag. 446.625.Dispaccio telegrafico dell'8 aprile 1849, ore 7, 30 m. p. m.«Al Governatore di Livorno.«Firenze mi ha sollevato dalla inerzia di Livorno. La Guardia si mobilizza. Domani mille trecento uomini partono per Lucca. Dove è andata Livorno? o si muova, o renunzii allo scroccato titolo d'eroica.«Guerrazzi.»626.Documenti, pag. 528.627.Documenti, pag. 94.628.Monitore Toscanodel 9 aprile 1849.629.Documenti, pag. 448.630.Ivi.631.Dispaccio telegrafico, del 9 aprile 1849, ore 11, 23 m. p. m.«Al Governo di Livorno.«Venne la gente. È stata alloggiata egregiamente. Livorno si commuove. Sta bene. Ora ravviso la mia città. Dimani mando da te altra gente, ed armi e munizioni. Spero respingere gli Austriaci. Al primo tiro corro agli Appennini. Viva la Patria.«Guerrazzi.»632.Dispaccio del signor Ruschi del 9, e del signor Barli del 10 aprile 1849. Documenti, pag. 529, 531.633.Documenti, pag. 530.634.Documenti, pag. 531.635.Ivi.636.Documenti, pag. 450.637.Altrove ho detto, che il nostroAttivosuperava ilPassivo; ma il Passivo era composto di spese quotidiane, l'Attivo rappresentato in parte da beni i quali da un punto all'altro non si possono vendere.638.Custoza, l. 4, pag. 81. Turin 1850.639.«Massa di Carrara, 5 marzo 1849.«Cittadino Generale d'Apice.«Penetrato vivamente della necessità di tentare ogni sforzo onde cessi il malvagio esempio delle diserzioni dalle Truppe che sono sotto il vostro comando, ho fatte le più insistenti rimostranze presso il Generale La Marmora, e presso il Ministro degli Affari Esteri di Torino onde siano restituiti coloro che disertarono dal 23 del decorso mese fino a questo giorno, e non siano ricevuti coloro che disertassero in seguito.«Confido che ne otterremo un buon risultato, tanto più che mi riuscirà di provocare delle interpellanze in proposito nella Camera Piemontese.«G. Montanelli.»«Generale,«Firenze, 6 marzo 1849.«Amico mio: pieno di sospetti, di cure, io mi logoro l'anima. Sento di emissarii piemontesi per fare disertare le milizie nostre. S'è vero, — guardate. — Pubblicate un Ordine del giorno che chiunque fosse sorpreso a corrompere soldati sarà immediatamente passato sotto le armi. Vigilate la condotta di tutti, e date esempj, esempj per amore di Dio. Addio.«Affmo. —Guerrazzi.»«Sig. Generale Domenico D'Apice.«Massa di Carrara.»640.«Pontremoli, 4 marzo. La diserzione delle truppe è grande, anzi grandissima. Vanno in Piemonte, il quale ha risposto al capitano Carchidio, che vi fu spedito dal Generale D'Apice, che si credeva in dovere di accettare e difendere questi disertori; ed infatti sono ricevuti benissimo e mandati in Alessandria. Quest'oggi sono disertati i carabinieri di Pallerone, di Aulla e di un altro picchetto che non rammento. — Egualmente hanno fatto una ventina di Cacciatori che dall'Aulla dovevano venire a Pontremoli.»641.«Amico Carissimo,«Calice, 2 aprile 1849.«Nel mentre che la Popolazione di Calice stava pensando a fare una proposta contro la presa di possesso operata nel 13 marzo caduto dal Commissario Sardo, e che io dovea recarmi presso del Delegato Beverinotti per concertarla, è sopraggiunto il fatto della battaglia di Mortara, che ha prodotto un cambiamento nel sistema politico di questi luoghi.«Può darsi che l'armistizio non abbia luogo, e che per conseguenza vengano riprese le ostilità; ma nel caso contrario, questi abitanti appena che sieno partiti i Carabinieri Sardi, qua distaccati, sarebbero intenzionati di unirsi alla Toscana, qualunque sia la forma di Governo che ivi venga adottata.»642.Proclama del 6 agosto 1848.643.Dispaccio telegrafico del 1º aprile, ore 1, 33 m. ant. Documenti, pag. 441.644.Documenti, pag. 515.645.«Alla Commissione Governativa di Livorno, il Ministro dell'Interno. — I Cittadini componenti la Commissione Governativa, Massei e Paoli, urge che si rechino domani mattina col primo treno a Firenze per assistere all'adunanza dell'Assemblea.Marmocchi.»646.Documenti, pag. 516.647.Documenti, pag. 442.648.Vedi Dispaccio telegrafico. Documenti, pag. 502.649.«We read in a letter from Florence of the 1st. — A report is current that Guerrazzi,who has never been in favour of a republic, has only made himself Dictator in order to be the better able to restore the authority of the Grand Duke.» — (Galignani's Messenger, Saturday, april 7, 1849.)650.Il colonnello G. Manganaro, che mi sarà sempre cara ed onorata memoria, spiegando come testimone la importanza di questa Istruzione, dichiara: «Ella era diretta a procurarsi armi per combattere la perniciosa idea di proclamare la Repubblica e la Unione con Roma, sostenuta da un Partito nemico del benessere della Toscana, il quale spingeva con ogni maniera d'intrighi il Governo alla detta proclamazione, e Unione.»651.Istruzioni del 22 settembre 1848 al marchese Ridolfi, citate.652.Samuele, c. 12.653.«IlMonitore, che riferisce la discussione che ebbe luogo al Consiglio Generale sullaCostituente Italiana, ha soppresso alcune parole singolari che furono proferite dal Ministro dell'Interno. Quando egli rimproverava agli avversarii del mandato libero d'esser più realisti del re, soggiungeva che il Ministero, consigliando al Principe la Costituente, non solo aveva creduto che il Popolo gli avrebbe assentito con libero voto quel potere che egli ora esercita in forza dei trattati, ma che questa generosa fiducia gli avrebbe fruttato laCorona del Regno della media Italia. Queste parole dette in Parlamento, ed in faccia alla tribuna del Corpo Diplomatico, meritano d'esser notate, e noi crediamo di non peccare d'indiscretezza referendole, secondochè la memoria ce le ricorda. (26 gennaio 1849.)654.Queste proteste si rinnuovarono dalla Chiesa tutti gli anni nel giorno 28 giugno fino al 1788.655.«Cittadino Generale.«Dietro le conferenze che il Governo Provvisorio ha avuto con voi, noi non possiamo darvi altra istruzione che rimetterci alla savia discretezza vostra coerentemente a quanto fu discusso a voce, procurando sempre che tutte le operazioni vostre convergano al doppio scopo di promuovere gl'interessi repubblicani dell'Italia Centrale, e la liberazione della Italia da tutta dominazione straniera. E vi salutiamo.«Dalla Residenza del Governo Provvisorio,«Li 18 marzo 1849.«Il Presidente del Governo Provvisorio Toscano«G. Montanelli.«Al Cittadino General D'Apice.»656.Nota, che la conferenza col Dott. Venturucci aveva avuto già luogo.657.Il Colonnello Baldini, e i signori Fortini e Contri interrogati depongono questo discorso essere stato loro veramente tenuto dal Generale; non rammentarsi però se a nome del Guerrazzi.658.Nelle istruzioni del 1º aprile ho mostrato, che tale incarico non vi era, e non vi è: il Generale in questa parte ha in mente il Dispaccio del signor Montanelli del 18 marzo.659.Nota: la lettera è senza data, ma si ricava dal marchio postale della sopraccarta, ch'è del 3 aprile 1849.660.Questa lettera non ha data perchè mi succede sovente non porla dentro, e fuori manca lo involto; è diretta a Giorgio Ansuini; ma o appartiene a questi giorni e giova, o appartiene a tempo antecedente e giova più che mai, però che attesti come io stimassi coloro, che da un punto all'altro mi si mostravano sviscerati della Repubblica.661.«Cittadino Ministro dell'Interno.«In adempimento di quanto mi scrivevate col pregiato vostro di ieri sera ho comunicato all'Ispettore delle armi Maggiore Bonci il desiderio da Voi esternato in quello, ed Egli mi ha rimesso il Biglietto che vi accludo.«E con stima mi confermo«Li 9 aprile 1849.«Di Voi, Cittadino Ministro dell'Interno, F. C. Marmocchi.«Devotiss.Zannetti.»«Cittadino Generale.«Autorizzato al ritiro dei fucili che furono consegnati ai Circoli, sarei a pregarvi, o Cittadino Generale, di volermi fare indicare in che numero questi fucili furono consegnati ai Circoli summentovati.«Mi affretto intanto a dirigerne l'opportuna domanda ai Presidenti, e contemporaneamente a prendere le opportune misure per il ritiro delle armi in proposito.«Profitto intanto ec.«Di Voi, Cittadino Generale,«Li 9 aprile 1849.«DevotissimoGas. Bonci.«Al Cittadino Generale«Comandante la G. Nazionale.»662.«A. C.«Livorno 31 agosto 1848.«Ho partecipato a Adami la tua risposta in proposito Imprestito. Vi era anche Giraudino, informato dell'affare, e propenso perchè segua, che mi ha incaricato dirti, che tu gli voglia bene, e ti rammenti di Lui. — Essi mi dicono se credi che Adami torni a parlare al Ministro, e come; oppure se ti prendi cura di tutto. — Sappi però che qualche banchiere di costì almanacca altri progetti, non tanto buoni pel Governo, è vero, ma che pure potrebbero essere accolti: — dunque bisogna vegliare. — Avevano proposto interrogare la Banca ora che il Paese si quieta, ma ho detto aspettare la tua risposta, per non allarmare il Paese, non sapendo se il Ministro voglia, o no aspettare, giacchè in questo secondo caso converrebbe più il silenzio. Non facciamo nulla senza tuo avviso, che è atteso col corriere d'immediato ritorno.«Ecco in sostanza le basi:«Biglietti fruttiferi al 3 ½ per 100 con obbligo di riceverli in pagamento per affari commerciali. — Non minori di L. 200. — Le Casse Regie prenderli. — Cambio alle medesime per L. 25,000 ogni settimana. — Al pubblico per la stessa somma. — Frutti pagabili ogni quattro mesi. — Provvisione ½ per 100 ogni 4 mesi. — Garanzia del sovventore. — Se si trovasse piccola difficoltà, potrebbe superarsi.«Aspetto dunque tua risposta.»663.Ripeto, che corretta dal Ministero io possiedo la minuta del primo Proclama pubblicato dal signor Montanelli a Livorno.664.I Decreti del Tribunale di Prima Istanza del 10 giugno 1850, e della Camera di Accuse della Corte Regia del 7 gennaio 1881, per denigrare il signor Montanelli tacciono la condizione «se mi sarà possibile;» e sempre così.665.Esame Zannetti.666.Su la proposizione del Gonfaloniere Peruzzi fu nominato con altri Commissario Guglielmo Digny. — VediMonitoredel 16 febbraio 1849.667.Partì nel 4 o 5 aprile 1849. Vedi la sua umile rappresentanza a pag. 93 dei Documenti. Egli la termina con queste parole: «Aspetterò che le indagini vengano proseguite, ma chieggo dalla vostra giustizia, che mi si conceda al più presto ritornare laddove non sarò giudicato, nè trattato da forestiere.» Gli fu risposto, che le indagini sarebbero state incominciate subito dopo la sua traduzione in luogo di custodia, ed egli preso vento, che si trattava arrestarlo, spulezzò.668.Documenti, pag. 528.669.Documenti, pag. 530, e 531.670.Documenti, pag. 449.671.Ivi.672.Documenti, pag. 449.673.Documenti, pag. 449, 450.674.Dispacci telegrafici. Documenti, pag. 450.675.Dispacci telegrafici. Documenti, ivi.676.Monitorecitato. — Come dimostrazione di animo valga questa lettera mandata al sig. Dott. Quintilio Mugnaini in Livorno: essa porta la data del 6 marzo 1849, ed è munita esternamente di doppio marchio postale:«Amico.«Dimmi presto quello che vuoi, perchè la mia vita politica ormai ha pochi giorni di durata, risoluto a ritirarmi. Così intendo mostrare più cose; che amo la quiete e i miei studii più che altri non pensa, e se la natura mi diè impeto ed energia non per questo voglio primeggiare sopra altrui, chè il maggior pregio dell'uomo libero è la modestia; che errarono quelli, che me promovendo parteggiarono per la persona e non pel principio: questo non ha da essere e non sarà. Io ho mandato Cecchino al campo soldato semplice di artiglieria, e l'ho unico al mondo. Credeva che gli uomini amassero la Libertà come me — per respirare più libero, — mi sono ingannato: tornerò a vivere di memorie, e conversare coi morti. Oh! gli alberi, gli alberi, bisogna piantarli nel cuore, e allora va bene. Sussurroni la più parte, queruli, astiosi, ed ecco tutto.»677.E poichè gli ho sotto gli occhi aggiungo i deposti dei signori Professore Taddei, e Colonnello Nespoli. Il primo dice: «Non posso negare per altro, che reiteratamente il Guerrazzi si oppose all'accettazione del Potere Esecutivo, e che io stesso seguendo il sentimento di varii altri Deputati feci istanza perchè lo accettasse, essendonella persuasione, ch'egli avrebbe saputo farne uso a vantaggio del Paese.» Il secondo dichiara: «Siccome il Partito ultra non era d'accordo col Guerrazzi, così penso, che nascesse diffidenza dell'uno verso dell'altro, e nella notte nella quale fu dichiarato capo del Potere Esecutivo ho memoria, che da qualche Deputato fossero contro lui profferite ingiurie per le quali il Guerrazzi accennava volersi ritirare dal Governo Provvisorio.»678.Vedi pag. 192 di questaApologia.679.Per quanto posso ricordarmi, i signori Martini e Carlo Martelli, soli, quantunque facessimo loro vivissime istanze a rimanere, si dimisero dallo ufficio, ed il signor Frullani non lo accettò offerto, allegando che beneficato dal Granduca gli sarebbe parso mostrare ingratitudine:di che io molto lo commendai, e glielo dissi in faccia; e questa è pure dimostrazione di animo, dacchè il tempo non mi consentiva più aperto discorso.680.VediAppendice. Requisitoria del Procuratoreregiodella Repubblica, Rusconi.681.S. Marco Evang., c. 14, n. 66.682.Il mio Difensore mi partecipa in quali termini cotesta Decisione proceda, e intorno a quale vile paltoniere ella versi. Sta bene: quello somministrerà argomento ad un altro canto.683.Nel 1665, durante la guerra fra Inghilterra e Olanda, Monk certa volta si trovò con poche navi stretto dall'armata intera di Ruyter. Mentre gli ufficiali inglesi intorno a Monk gli esprimevano le loro apprensioni per una zuffa tanto disuguale, Monk caricando tranquillo una pistola rispose: «una cosa so certo ed è, che non sarò preso.» Con ciò volendo dare ad intendere, che, in caso di perdita, avrebbe fatto scoppiare la Santa Barbara.684.Guizot,Monk, pag. 61.685.Ivi, pag. 72.686.Hume,Storia d'Inghilterra, Cap. 62.687.Guizot,Monk, pag. 71.688.Hallam nellaStoria Costituzionale della Inghilterra(Cap. 10, pag. 208) narra che non solamente rimandò il fratello senza speranza,ma che lo minacciò di farlo impiccare se mai tornava con simili proposte.689.Hume,Storia d'Inghilterra, Cap. 62, pag. 432.690.Guizot,Monk, pag. 76.691.Guizot,Monk, pag. 80.692.Hume, Opera citata, Cap. 12, pag. 435. — Guizot,Monk, pag. 74.693.Guizot,Monkpag. 102.694.Hume, Opera citata, pag. 436.695.Guizot,Monk, pag. 115.696.Guizot,Monk, pag. 129.697.Hume,Storia d'Inghilterra, Cap. 62, pag. 449.

«Quanto alle relazioni che sono fra il Governo Toscano e le Potenze estere non posso dire all'Assemblea che questo: Non avere le medesime cambiato dal 9 febbraio. — Il Governo è in rapporti officiosi coi Rappresentanti d'Inghilterra, Francia e Spagna; colla Prussia, Russia e le altre Nazioni, sono rotti anche i rapporti officiosi. Dirò poi che riguardo al partito che l'Inghilterra e la Francia possono aver preso relativamente alla questione italiana tale quale l'hanno fatta i recenti avvenimenti, è da ritenersi che siano fino a questo momento arrivate le istruzioni analoghe dei respettivi Governi ai Rappresentanti di queste due Nazioni qui residenti.

«Ho risposto alle interpellazioni del Deputato Pigli.

«IlPresidentedomanda al Deputato Pigli se non ha altro da domandare.

«IlDeputato Bichidomanda che siano cancellate da' fogli degli Stenografi le interpellazioni e le risposte.

«Un Deputatoosserva che le interpellazioni erano inutili, perchè i componenti l'Assemblea conoscevano pienamente i fatti stessi tanto per i mezzi che ognuno di loro aveva come Deputato della provincia, quanto anche per avere avuto più volte notizie dal Governo nelle adunanze segrete.

«Presidente.Prima di tutto, insiste nella sua proposta il Deputato Bichi?

«Deputato Bichi.Insisto perchè gli Stenografi cancellino dai loro fogli le narrazioni che rivelano vergogne.

«Presidente.Bisognerebbe che ella scrivesse la sua proposizione e che io la ponessi in discussione.

«Deputato Guidi Rontani.Io farei una osservazione: se il Deputato Bichi chiede che sieno cancellate le risposte del Ministro dello Interno, perchè queste non abbiano pubblicità, e perchè le date spiegazioni non possono corrispondere al fine che le mosse; io approverei la loro radiazione. Se poi questa mozione dovesse considerarsi come impugnativa dei fatti, allora non potrei concordarla.

«(Diverse voci:no! no!)

«Presidente.Allora siccome semplicizza la disputa, domando se si debbano radiare dal rendiconto degli Stenografi tanto le interpellanze, quanto le relative risposte.

«Deputato Guerrazzi.Io non sarei mai di parere di dissimulare la verità; meglio valeva non chiederla. Ora che è chiesta la verità, la verità si dica. La magnanimità dell'Assemblea non deve consistere nel dissimulare la verità, ma nel contemplarla e spendere ogni mezzo per vincerla, qualora non fosse consentanea all'alto scopo che ci siamo proposti.

«Se la verità è dura, è un fatto fatale; a noi non deve bastare il cuore di mutarla per quanto è possibile, perchè quando noi cadremo sotto la necessità dei fatti, noi mostreremo ancora che abbiamo fatto quanto per noi era possibile per superarla con virtù e con fermezza.

«Presidente.Rinnuovo all'Assemblea l'interrogazione se essa è di parere che debbansi radiare tanto le interpellazioni quanto le risposte.

«(La proposizione Bichi non è ammessa.)

················

Ciampi.«... Ma si obietta e si dice: noi dobbiamo prepararci alla guerra della nostra Indipendenza: occorrono dunque pronti e sufficienti mezzi per sostenerla. Ed io rispondo: Per ciò che potrà farsi in questi pochi giorni nei quali l'Assemblea tacerà, i mezzi non mancano. E se mi si soggiungesse, che sono insufficienti, allora dirò: Proclamate il principio, dite nettamente sotto qual bandiera volete far questa guerra, dite che deve essere una guerra di Indipendenza Nazionale, Italiana, e allora, interpretando anche il voto dei miei amici della opposizione, vi dichiaro, che noi tutti voteremo non per 2, ma per 18 e 20 milioni, e quanti più ne abbisognassero. Ma permettetemi che francamente io ve lo dica: — negare di proclamare il principio, abbassare la guerra della Indipendenza alla difesa egoista dei confini toscani, e far tanta insistenza per aver questi due milioni, mi sembra lo stesso, che chiedere i fondi per le feste della Restaurazione.»

585.«Era castellano nella rocca di Monte Petroso Biagio del Melano. Costui sendo affogato intorno dai nimici, e non vedendo per la salute della rôcca alcuno scampo, gittò panni e paglia da quella parte che ancora non ardeva, e di sopra vi gittò due suoi piccoli figliuoli, dicendo ai nimici: «Togliete per voi quelli beni che mi ha dati la fortuna, e che voi mi potete tôrre; quelli che io ho dell'animo, dove la gloria e l'onore mio consiste, nè io vi darò, nè voi mi torrete.» Corsero i nimici a salvare i fanciulli, ed a lui porgevano funi e scale perchè si salvasse. Ma quegli non l'accettò, anzi volle piuttosto morire nelle fiamme, che vivere salvo per le mani degli avversarj della patria sua.» — (Machiavelli,Istorie Fiorentine, lib. IV.)

586.Di queste espressioni a un dipresso mi valsi nella ultima Seduta dell'Assemblea insorgendo contro la proposta di un Deputato — che la corda faceva trovare i danari. —

587.Giovami riferire l'autorità del signor Montalembert per temperare la stupida indiscretezza di coloro, che esaminando la mia condotta vanno a cercare il nodo nel giunco. Nella Seduta dell'Assemblea di Francia del 10 febbraio 1851, cotesto oratore si esprimeva così: «Adesso voi mi direte, ch'egli ha commesso errori. Egli ha commesso errori? davvero! e voi avete fatto questa bella scoperta? Permettete, che io vi domandi, da quando in qua avete trovato nel mondo un Governo, che non commettesse errori?» Con più grato animo mi valga ricordare la parte finale del Discorso di Addio fatto al Congresso americano «da quello, che lasciava ai posteri il nome di Washington onde essi arrossiscano di eccezione così solitaria.» — (Byron, Ode a Napoleone.)

Il Generale, rivolto ai suoi colleghi, favellò in questa sentenza:

«Gli atti pubblici provano fino a qual punto i principii che ho rammentato mi abbiano condotto nello adempimento dei doveri del mio ufficio. La mia coscienza almeno mi dice, che non me ne sono allontanato. Comecchè ripassando gli atti della mia amministrazione non conosca colpa veruna d'intenzione, io ho un sentimento troppo profondo dei miei difetti peressere sicuro di non avere commesso errori. Quali essi sieno, io prego l'Onnipotente Dio a dissipare i mali che potrebbero partorire. Io così porterò meco la speranza, che la mia Patria non cesserà di considerarli con indulgenza, e che dopo quarantacinque anni di vita consacrati a pro suo con rettitudine e zelocadranno in obblio i torti di un merito insufficiente, come io cadrò ben tosto nella dimora dello eterno riposo!...»

Quando abbiamo letto siffatte parole, o Dio! come si fa egli a riportare lo sguardo su le pagine dell'Accusa, e di altri che insensatamente quanto ferocemente mi lacerano per gli errori, che in mezzo a tanto trambusto di vicende e agitazioni di uomini posso avere commesso io, mentre i Governi stessi, in condizioni ordinarie, e i sommi personaggi non ne andarono immuni? — Quando Gesù Cristo, soccorrendo alla peccatrice, disse agli accusatori: Chi di voi senza peccato, getti la prima pietra, — fra tanta turba di gente (e badate ch'erano tutti Farisei) non uscì un solo di cui la fronte fosse così sconosciuta alla vergogna, che ardisse stendere la mano al sasso: ai giorni nostri, qui, in patria, — voi lo vedete, — al grido: Chi di voi senza peccato, gitti la pietra, — mille braccia si tirano su la camicia fino al gomito, e ghermiscono le più elette ghiaie del Mugnone, pronti a scagliare..... o generosi!.... o forti! Ben ti puoi estimare avventurosa, o Patria, che tante serque contieni in te di petti santissimi, e di Farisei neppure uno solo!

588.Ritengo la proposizione già provata: nondimeno penso importante aggiungere alquante prove specialissime:

Rispetto alla Guardia Nazionale: — «La principale occupazione del Circolo la sera del 24, fu la questione delle elezionidei capitani, tenenti, e sotto-tenenti della Guardia Nazionale, avvenute nella mattina del 22. Queste elezionisono cadute generalmente su persone poco repubblicane; sono state generalmente rielette le medesime persone agli antichi gradi.» — (Popolano, 28 febbraio 1849.)

Per quello riguarda l'elezioni dei Deputati a Firenze: — «2 Marzo. — La discussione di ieri sera al Circolo (del Popolo) si aggirò tutta sulla nota dei Candidati del Compartimento Fiorentino all'Assemblea dei 120. La serata non fu migliore per la Commissione. Dopo avere già essa stessa riformata la sua nota,ripudiando una parte dei suoi figli, ha dovuto ritirarne altri da sè nel tempo della discussione, ed altri sono stati respinti dalla giustizia del Circolo; oltre quelli che sono usciti vincitori coi voti sì, ma laceri e mal conci dalla discussione. L'ultima giustizia, però, speriamo che la faranno gli Elettori col rigettare tutti quelli che si spacciano nostri legislatori, e non sono stati mainè Unitarii, nè Repubblicani, nè Rivoluzionarii, nè Cospiratori per l'Unità e per la Repubblica; nè sono capaci colla sapienza e coll'azione sul Popolo a fare alcuna opera buona nella costruzione del nuovo edifizio da elevarsi sul Campidoglio; insomma, che non hanno nè scienza, nè coraggio; ma sono gente di moda.

«Lo zelo laborioso di alcuni Socii, che sanno posporre i riguardi al dovere, estorse da alcuni Candidati dichiarazioni pregevoli, da pigliarne atto per confrontarle coi fatti avvenire, siccome fu detto. Richiesto un Candidato: Che farebbe se l'Assemblea dei 120 non votasse l'Unione con Roma? rispose: Scenderei in piazza collo schioppo per unirmi col Popolo a fare la rivoluzione ec.» — (Popolano, 3 marzo 1849.)

«L'esempio fu bello, quantunque non riuscisse affatto onorevole ai varii Candidati; alcuni dei quali balbettarono mal sicure parole in temi che mostravano di male intendere; altri ricopersero sotto sonori accenti la fiacchezza dei loro sensi tutt'altro che rivoluzionarii. Pare che il Circolo dovrà cancellarne qualcuno dalla nota dei Candidati, senza aspettare che lo cancellino gli Elettori. Pure si udirono in altri anche belle e generose parole repubblicane, da cui esalava purissima l'idea della nostra Unità. Ma alla domanda fatta quasi a tutti: — Che fareste se l'Assemblea dei 120 tradisse l'Unità italiana, non ratificando la riunione con Roma già decretata dal Popolo? — alcuni Candidati s'impelagarono, smarrirono il senno, e non seppero, com'altri, risolutamente rispondere: Lascerò il posto disonorato, e correrò a debellare col Popolo italiano questi nuovi traditori.» — (Popolano, 7 marzo 1849.)

589.Le lusinghenon cessarono mai. — «Roma 29 marzo, di sera. — In seguito delle disastrose notizie del Piemonte, l'Assemblea ha nominato un Triumvirato a norma del Decreto che vi accludo. I membri di questo Triumvirato sono Mazzini, Armellini e Saffi. Si voleva farvi entrare anche Guerrazzi e Montanelli; ma si è poi pensato che il primo, essendo costà Capo del Potere Esecutivo, non avrebbe potuto accettare fino ad Unione compiuta. Ad ogni modo però il Triumvirato attuale è provvisorio, e non appena formeremo con voi uno Stato solo, provvedemmo ad una nuova nomina, e la faremo in guisa da trar profitto degli uomini più illustri e più popolari tanto di Toscana come di Roma.

«Affrettate adunque l'Unione, affrettatela con tutte le vostre forze, imperocchè da questa Unione soltanto può venire la comune salvezza della Italia Centrale.» — (Alba, 4 aprile 1849.)

590.Il Segretario Biondi. Tornata dell'Assemblea Costituente del 2 aprile 1849.

591.Italia Rossa, del Visconte D'Arlincourt, pag. 116 e seguenti.

592.Il generale Pepe nellaStoria delle Rivoluzioni d'Italia del 1847-48-49(Bruxelles, 1850, pag. 270) narra uno esempio stupendo di virtù, il quale a me piace referire non tanto perchè serva maravigliosamente di conferma alla mia sentenza, la quale non ne ha bisogno, quanto perchè consoli l'animo contristato dall'odierno diluvio universale di viltà. Il generale Nugent fu gagliardo battagliero, ed aspro nemico della Italia, comunque togliesse a moglie gentildonna italiana di Benevento; nel 1849 con prova estrema di valore assaltava Brescia, che con prove estreme di valore si difendeva. Prevalsero alfine il numero degli assalitori, la qualità delle armi, e la esperienza del trattarle; però cadde Brescia, dopo ch'ebbe ucciso al nemico 1500 uomini, 36 ufficiali, un luogotenente-colonnello, un colonnello, e lo stesso generale Nugent, — il quale sentendosi vicino a morte nel dettare il suo testamentolasciava alla città di Brescia un legato in tributo della sua ammirazione per lei!

593.Prose Politiche.Lettera Apologetica. Ed. Le Monnier.

594.«L'Assemblea Costituente rigettò l'Unione con Roma; e con ciò fare impedì forse una nuova complicanza dalla quale nessun utile e molto danno poteva ora resultare. Forse impedì piuttosto un decreto che un fatto; ma in ogni caso fece opera ragionevole. Concentrò inoltre in un solo tutto il potere esecutivo; ed anco questo partito era consigliato dalla imperiosità delle circostanze.

«Operi adunque chi ebbe la somma dei poteri per salvare la Toscana, e l'esperienza dovrà consigliarlo nella scelta dei mezzi più opportuni ed efficaci.

«Due mali oggi minacciano la Toscana: il disordine interno armato in lotta civile, ed una possibile invasione austriaca. Queste due calamità egli deve scongiurare dal nostro Paese; e quando vi riesca, non vi sarà onesto cittadino che per questo non gli si professi riconoscente.

«Se noi sapessimo la Toscana in condizioni diverse da quelle nelle quali oggi sventuratamente si trova, noi sapremmo proporre ben altri consigli. Ma ove è ella la guerra deiPopoliche soccorra la disfatta deiRegii? Ove è un nucleo al quale si vogliano rannodare le forze disperse? ove è un principio vitale che le animi e le governi? I Decreti non creano eserciti, i proclami non aggiungono stabilità ai governi disfatti.

«Però noi crediamo che tutti i sinceri amatori della patria debbano oggi convenire in questo: salvare per primo quel più che è possibile dell'onore e della indipendenza nazionale invocando l'appoggio della Francia; dividere almeno la sventura cogli altri Popoli fratelli, se non bastammo a dividere i pericoli; — salvare l'indipendenza dello Stato, minacciata dall'Austriaco vittorioso; salvare le libere istituzioni minacciate dalle fazioni reazionarie; salvare la pubblica tranquillità, e con essa le proprietà e le persone, minacciate dai turbolenti d'ogni Partito.

«Questo crediamo sia oggi dovere del Governo di procurare, invocando il concorso dei poteri municipali; l'autorità dei quali riman sempre incontestata, qualunque sia l'influenza degli avvenimenti politici.» — (Conciliatore, Nº 88, 29 marzo 1849.)

595.

NOTIFICAZIONE.

«Lieto il Governo di aver viste coronate di buon successo le cure che si è dato per provvedere di cavalli il treno di artiglieria, è ora ansioso di riempiere il vuoto d'uomini in che il medesimo Corpo si trova.

«A quelli pertanto che abbiano militato in Cavalleria, a tutti quelli che all'ufficio di cannoniere conduttore si sentano adatti (siano pur anche coniugati) fa premuroso invito di offrire alla Patria i proprii servigi.

«Per tre anni è l'impegno; cinque zecchini il premio d'ingaggio.

«Non è per altro in questa leggera somma, ma nel cuore dei Toscani, che il Governo ripone la sua fiducia.

«Una nota per tutti quelli che vogliono scriversi è aperta fin d'oggi presso il Comando di questa Piazza. — Su via Cittadini: mostriamo al mondo che se altamente gridammo di voler esser liberi, abbiamo anche il coraggio, sappiamo anche sostenere i sacrificii con cui si merita la Libertà.

«Dal Ministero della Guerra, li 2 aprile 1849.

«G. Manganaro.»

596.

«Toscani,

«Alla sicurezza interna fu provveduto con necessarii provvedimenti ieri e stamani. I fatti corrisponderanno alle parole. Adesso della sicurezza esterna.

«Bisogna difendere la nostra Terra. Questo è dovere di tutti, qualunque opinione i Cittadini professino. Onore, religione, interesse, e ogni altro affetto che governa il cuore degli uomini virtuosi ed anche poco virtuosi, persuade alla difesa del Paese nativo.

«Il Governo primo mandò alla Gioventù Toscana fervidi eccitamenti; gliene mandava pari in caldezza la generosa Assemblea. Ai confini! ai confini! Deh! Gioventù Toscana, difendi la tua Patria. La difesa è agevole: i luoghi aspri, i calli dirotti, i tronchi e i massi offrono riparo a noi, impedimento al nemico, dove mai si attentasse varcare i nostri monti. Pensa che anche i bruti difendono i proprii covili; vorrai essere, o Gioventù Toscana, da meno dei bruti?

«Ai confini! ai confini! Il Governo verrà con voi: reggerà se occorre sotto la tenda: chiunque adesso non diventa soldato si guardi dal mentirsi amico del Popolo: amici del Popolo sono quelli che muoiono con lui e per lui.

«Intanto la Gioventù sappia che presso ogni Municipio sta aperto il Registro nel quale hanno da scriversi coloro che intendono accorrere alla difesa della Frontiera; ma meglio del Registro varrebbe prendere un'arme, baciare la madre, e recarsi a Firenze. Qui si fa l'adunata delle genti per andare ai confini.

«2 aprile 1849.

«Guerrazzi.»

597.Dispaccio telegrafico del 2 aprile 1849.

«Al Governo di Livorno.

«Bisogna prevalerci delle buone notizie per eccitare il pubblico spirito alla guerra. Adopri i mezzi che pensa più opportuni. Si valga di Popolani, Circoli, e Preti, di tutti; e appena impegnati dieci, o dodici, mandi subito a Firenze, previo avviso, dove faremo il deposito. Vestiremo, armeremo, e manderemo al campo. Risposte d'ora in ora per mio governo.

«Guerrazzi.»

(Documenti pag. 441.)

598.Dispaccio telegrafico del 2 aprile.

«Al Governo di Livorno.

«Mancano armi. Di Francia ne vennero altre? Ve ne sono a Livorno? Se mandate Volontarii, e li dovete mandar subito, inviateli con armi. Ai bagagli e alle vesti penseremo noi. Requisite i fucili da caccia, e sostituiteli agli schioppi da munizione. Così vuole la Patria. Quando la Patria ordina, a chi non obbedisce — guai.

«Guerrazzi.»

(Documenti, pag. 442.)

599.Dispaccio telegrafico delle ore 2, 55 minuti, 2 aprile.

«Al Governo di Livorno.

«Intorno al Battaglione io lo accetto a due patti: che porti i fucili, e che gli Ufficiali si sottopongano agli esami. Fucili, noi non ne abbiamo, come vi ho detto. Qui stanno mille giovani inutili per difetto di armi, e me ne piange il cuore; quindi se gli facciano imprestare. Requisiteli, come ho ordinato; insomma li portino. Ufficiali devono essere nel numero normale, corrispondente alla quantità dei soldati, a seconda dei Regolamenti, e l'esame li deve dimostrare degni per morale e per conoscenza che a loro si affidi il sangue dei fratelli. E questa è giustizia. Lodi, e ringrazii il Gonfaloniere. Giustizia, ma piena giustizia: la Patria non desidera altro.

«Guerrazzi.»

(Documenti, pag. 442.)

600.Documenti, pag. 442. Dispaccio telegrafico delle ore 8, 45 minuti, 2 aprile.

601.Documenti, pag. 517. Dispaccio telegrafico Landi, del 2 aprile, ore 5, min. 9.

602.Ivi. Dispaccio telegrafico Martini, del 2 aprile, ore 4, min. 45.

603.Ivi. Dispaccio telegrafico Landi, del 2 aprile, ore 7, min. 45.

604.Ivi. Dispaccio telegrafico D'Apice, del 2 aprile, ore 8, min. 10.

605.Firenze 3 aprile.

«Livornesi!

«Adesso vi parla una voce assai più potente che quella del vostro concittadino, — la voce della Patria in pericolo, e vi domanda:

«Che quanta Gioventù contiene cotesta mia terra diletta, e il suo contado, accorra alla frontiera e la difenda.

«Wimpfen si è vantato con 10,000 Austriaci calpestarvi come biacchi striscianti nel fango!... Io non dico di più.... Gli occhi mi si empiono di lacrime e di sangue per la vergogna.

«E vi scongiura ancora che le rendiate le armi altra volta prese da voi per difendere il Paese. Bene le prendeste, e bene le adoperaste; ma chi di voi non può andare alla frontiera, per quanto amore porta a Dio, e ai suoi morti, impresti queste armi alla Gioventù che risponde alla chiamata.

«O Livornesi miei, vorrete mandare i vostri figli disarmati contro gli Austriaci, come i tiranni di Roma gittavano gli schiavi nel circo alle fiere?

«Coraggio, costanza e modestia, e nulla io reputo e non è perduto. Ma ai confini vi spinga amore di Patria santissimo, e non voglia di gradi, o cupidità di averi. Colui che si muove per ambizione o per interesse, si parte col conto fatto nella sua anima di piegare laddove trova maggiore premio di vanità, o di danaro. Chi si parte da casa con l'ambizione o lo interesse, di rado avviene, — Livornesi, badate alle mie parole, — di rado avviene, che per la via non si accompagni col tradimento.

«Voi sapete che io ho un nepote solo del mio nome, consolazione unica a questa travagliata mia vita: andate al campo, e lo troverete semplice soldato di artiglieria. Egli ha da guadagnare i suoi gradi col sapere, con la obbedienza, e col valore.

«O uomini livornesi, datemi le armi e i figli,ed io vi salverò vostra Madre — la Patria.

«Se gli Austriaci prevalgono, la condizione dei vivi è peggiore di quella dei morti — perchè morirono senza vergogna, e non li turba nel sepolcro lo scherno dei figli.

«Guerrazzi.»

(Documenti, pag. 872.)

606.Documenti, pag. 577.

607.Trovandoci nella suprema necessità di tentare una disperata prova per ristorare le sorti della guerra, o salvare almeno l'onore operando, credo che potrò meglio servire alla Patria nel Campo, che paziente uditore nel Parlamento toscano: perciò renunzio ad essere Deputato. Co' miei Elettori, a guerra finita le scuse. — Firenze a dì 2 aprile 1849.G. Morandini.

608.Documenti, pag. 443, e 518.

609.Documenti, pag. 443. — «La Guardia Nazionale fiorentina corrisponde. Ieri parlai al mezzo Battaglione, che montò la guardia: oggi, appenasmontato, due compagnie armate e vestite con sacchi e cappotti vogliono partire subito. Dio ci aiuti!»

610.Circolare del Ministro della Guerra del 4 aprile 1849.

611.

NOTIFICAZIONE.

«La Patria in pericolo chiede uomini ed armi. Bando alle discordie; uniti in un solo volere prepariamoci frettolosi a respingere lo straniero che osasse attentare alle conseguite Libertà.

«La calma operosa è più utile del tumultuario affaccendarsi, perchè la prima mostra il fermo proponimento e la solennità dell'atto che va a commettersi, mentre il secondo confonde, e non ha durevole impronta.

«Ogni Cittadino pertanto, che ritiene armi inoperose, le consegni a questo Municipio.

«Lo stesso invito vien fatto ai Militi della Guardia Nazionale dai 50 ai 60 anni, coerentemente al disposto dell'Articolo 7 del Decreto dei 23 marzo 1849 del Governo Provvisorio toscano.

«Giovani generosi, caldi di amor patrio, questo è il momento più bello della vostra vita; da voi la Patria attende la propria salvezza. Dio non abbandona gli oppressi. L'ora del risorgimento è suonata. Le armi soltanto ponno decidere dei nostri destini.

«Livorno, dal Palazzo Civico, li 4 aprile 1849.

«Il GonfaloniereAvv. Luigi Fabbri.»

612.«Si dica allo A., che tratti, e concluda il baratto di ½ milione, e di là mandi in Francia subito. Le armi si raccolgano. Ne sono arrivate altre in Livorno? Qua armi prima, poi gente.» — (Dispaccio telegrafico del 4 aprile 1849. Documenti, pag. 443.)

613.Documenti, pag. 519.

614.Documenti, pag. 519 e 520.

615.«Se il Battaglione Del Fante, se i Volontarii non vengono subito con le armi, non vengano più, essendosi il nemico incominciato a mostrare verso Sassuolo. Di nuovo invito per armi, e mandarle subito... e presto le armi. Lucca vostra non corrisponde, — vergogna.» — (Dispaccio telegrafico del 5 aprile 1849. Documenti, pag. 444.) — «Il Battaglione se non viene presto, non importa. Si dirà anche dei Livornesi: solite ciarle e fatti punti. Se non rendono le armi, si levino alla Nazionale, perchè quando sono superati gli Appennini, o che credono di difendere Livorno dalle bombe austriache? Con le picche si guarda la città. Abbiamo gente; un milione circa in Francia per arme. Prediche, Esposizioni in Duomo, e per ultimo la Madonna santissima di Montenero muoveranno i Popoli.» — (Dispaccio telegrafico del 5 aprile 1849. Documenti, pag. 445.)

616.Ordine del Giorno del Ministro della Guerra del 5 aprile 1849.

617.«Si presenti al sig. M. di cotesto Governo, e faccia acquisto per conto dello Stato dei seguenti articoli: Fucili 1240. Sacchi 200 nuovi. Detti 100. Capsule 1 milione, a patto restituirle se non sono servibili.» — (Dispaccio telegrafico del 5 aprile 1849. Documenti, pag. 445.)

618.Ordine del Giorno della Commissione organizzatrice il Corpo dei Volontarii toscani del 5 aprile 1849.

Comecchè io non detti Storie, pure considerando che il buon cittadino non deve pretermettere occasione di lodare chi di lode fu degno non tanto per giusta ricompensa di loro, quanto per eccitamento di virtù, oltre il fatto di Morandini, Rubieri, Angiolini, e Gasperini, giovi onorare Ilario Fabri di Santa Sofia, che non compreso nello imprestito forzato offerse 500 scudi (Monitoredel 2 aprile 1849), M. Galeotti che offerse spontaneo 500 lire, e Pianigiani il quale, escluso anch'egli dallo imprestito, offriva contribuire 14 per 100 su la prima categoria (Monitore, del 4 aprile 1849). Il Pretore Franci di Pontedera annunziava per telegrafo:

«Il Pretore di Pontedera al Capo del Potere Esecutivo.

«Ho fatto quello che doveva come cittadino. — Al Circolo ieri sera ho detto quelle stesse parole che ella mi diceva sabato in compagnia in Vapore. Fu letto il suo Indirizzo del giorno 6 andante alla Gioventù fiorentina. — Il generoso Danielle Ricci di Pontedera ha offerti due zecchini ad ogni giovane pontederese che s'inscriverà per andare ai confini. Anche il Municipio, lo spero, si proporrebbe sussidiare le famiglie di coloro che per la difesa della Patria le abbandonassero. — Che fare di più? eppure non abbiamo fin qui che quattro Volontarii. Povera Patria! Madre sventurata, hai figli troppo ingrati. Vergogna. — Ore 2, 5 m. pom.

«Franci.»

«Il Pretore di Pontedera al Capo del Potere Esecutivo.

«Dopo un eccitamento fatto stamani dall'onorando vecchio Cesare Vallerini, Vicario in disponibilità, alla Gioventù di Pontedera, abbiamo ottenuto le firme di altri dodici Volontarii. — Ore 6,35 m. pom.

«Franci.»

Il Circolo di Grosseto mandò 16 cavalli; almeno questo qualche cosa di buono seppe fare. — (Monitore, del 5 aprile 1849.)

619.«Alla Gioventù Fiorentina!

«Una Gioventù fiorentina piena di fede, di modestia e di ferocia, tenne levato gloriosamente il gonfalone della Repubblica fiorentina contro le armi di un Imperatore potentissimo e di un Papa; e quando vinta dal tradimento ebbe a deporlo, vi si avvolse dentro come in un sudario di gloria, e si adagiò nel sepolcro.

«La Gioventù fiorentina allora aveva fremito di rabbia e lacrime d'ira, e mani gagliarde contro i nemici della Libertà ch'è sì cara: imperciocchè questa Libertà nella nostra terra le venisse insegnata dagli esempii paterni, esposta con gli scritti da Niccolò Macchiavelli, difesa da Michelangelo, sostenuta con la virtù della parola o del ferro da Francesco Carduccio, da Francesco Ferruccio, da Dante da Castiglione, e da altri famosi di questa inclita terra.

«Allora in questa città vissero uomini, i quali come lo Alberti tennero per ferma una cosa, che anche a quei tempi parve enorme, doversi alla salute dell'anima anteporre la salute della Patria.

«E in questa Piazza della Signoria per la Libertà era arso il frate Girolamo Savonarola, di cui fu somma sventura andassero disperse le ceneri. Come nel primo giorno di Quaresima il rito della Chiesa ordina, che si freghi con la cenere la fronte al cristiano e gli si ricordi che polvere nacque e polvere ha da tornare, noi potremo adesso spargere un pugno di cotesta cenere sopra la testa della Gioventù fiorentina e dirle: Rammentati che Dio ti creò libera, e libera tu devi morire.

«O Dio! forse da cotesti tempi in poi qualche cosa è mutata quaggiù, onde i Fiorentini non amino la Patria come altra volta l'amavano? In San Giovanni i Fiorentini vengono sempre battezzati nel nome del Padre, del Figliuolo e dello Spirito Santo. Le arche mortuarie conservano sempre il deposito sacro delle ossa paterne; la cupola s'inalza sempre degna di rappresentare quasi una via che unisce la terra col cielo; popolate le valli delle medesime case e dei medesimi oliveti; il nostro cielo sfavilla sempre del sorriso di Venere celeste, che si compiace avere stanza quaggiù, circondata dalle divine opere del genio quasi un pianeta in mezzo alle stelle.

«E sta tuttavia questo Palazzo Vecchio testimonio di tante opere e di tanti detti virtuosi. Sotto il ballatoio, o Fiorentini, leggete scritta in caratteri d'oro sopra fondo azzurro la parolaLibertas. Non vi sembra un Angiolo amoroso che reietto dagli uomini si rimane esitante di abbandonare Firenze, e sta così sospeso fra il Cielo e la Terra fiso aspettando pure che il Popolo lo richiami?

«Sta questo Palazzo, che fu sempre come il cuore della Libertà. O sacre mura! quando io levo in alto il capo vedo formicolare di gente il ballatoio, e fervere nella battaglia, e avventar dardi e sassi contro i sottoposti soldati della tirannide, e poi ad un tratto fermarsi per mancanza di armi: allora la venerabile sembianza di Messere Jacopo Nardi rivela il muro a secco per rovesciarlo sopra il nemico, e declinato lo sguardo, i gradini e la piazza considero ingombri di membra infrante, e di armi spezzate; — lavate quel sangue di schiavi; esso non rallegra ma contrista la terra della Libertà. — Per la memoria del fatto basta il braccio tronco del David di Michelangelo. Il marmo del Buonarroti, compenetrato della sua anima grande, sembra che non potendo rimanere spettatore immobile del caso, abbia preso parte alla battaglia riportandone onorata ferita.

«Nulla pertanto è mutato — nulla, meno che gli uomini....

«Così dicono gli stranieri calunniando; non io. Figlio delle comuni sventure, partecipe degli stessi dolori, conosco a prova quanto sia grave dopo trecento e più anni di vergognosa tirannide levarci all'altezza della Libertà. Dove il pensiero tuona, non risponde la voce amica e franca; dove il cuore freme, il braccio non consente intorpidito; una bevanda avvelenata ti serpeggia nel sangue e ti costringe al sonno; — la spada è diventata rugginosa, lo scudo rotto, il capo senza dolore non sopporta più l'elmo; parenti, amici, tutti ti supplicano a dormire: bisogna che tu dorma.

«Ma vi è un Angelo che rompe il sonno della tirannide, come vi ha un Angelo che rompe il sonno della morte, — e questo è l'Angelo della Libertà.

«E voi, o Fiorentini, udiste questa voce quando sopra i campi lombardi più costanti e più tenaci degli altri duraste sotto la procella di ferro e di fuoco che vi avventava lo implacato nemico. Voi mostraste allora quello che soventi volte io diceva, come un Popolo e un Dio non possono tenersi chiusi dentro al sepolcro.

«Adesso il bisogno urge maggiore. Qui ora non trattasi di acquistar gloria, ma di fuggire vergogna: qui non vuolsi far procaccio di comodi, ma ripararci dal danno; e da qual danno? — Tendete l'orecchio, o madri, o spose, o figlie miserissime.... Dalle rive del Po e del Ticino, da Brescia e da Bergamo muovono voci di pianto disperato, che stringono il cuore d'ineffabile affanno. Ora che sarebbe se vedeste le sconce ferite, e le membra lacere, i muri grondanti sangue? Udite fino di qua il singulto dell'agonia di Venezia! Cotesto singulto è immenso, perchè si parte dall'agonia della Libertà d'Italia. O Cristo, o Cristo, i tuoi giusti occhi non guardano adesso la terra, poichè lasci perire Venezia!

«La difesa è agevole. La Natura provvida volle circondare questo suo giardino, la bella Toscana, di un muro insuperabile di monti; ma il Cherubino che deve stare a guardia di questo Eden hanno a crearlo gli abitatori del luogo con la propria virtù. — Ordini di milizia non valgono, inutili per gli aggressori le artiglierie, i moti della cavalleria impossibili; dieci mila uomini di qui possono respingerne cinquanta mila, il numero è d'impaccio e forse rovina.

«Ma il nemico non può venir grosso contro di noi. I Popoli gli fremono alle spalle come moltitudine di acque in tempesta. Le ire dei Popoli e del mare si stendono sopra la terra, e i troni, le armate e le provincie spariscono. Non vi sbigottite per una sventura, i Popoli non muoiono mai; la tela che il ragno della tirannide trama laboriosamente in un secolo è disfatta dal Popolo in un minuto di furore.

«La difesa della terra nativa fu imposta dalla natura a tutti gli animali come un istinto. La terra nativa ha diritto di esser difesa da tutti coloro che ella nutrisce e ricovra pietosa nel suo seno; tutti i suoi figli hanno il sacro dovere di difenderla; chi manca alla natura manca a Dio, però che la natura sia la figlia primogenita del Signore.

«O Sacerdoti, il calice dove la prima volta beveste con labbra tremanti il sangue di Cristo, vi sarà tolto dal Croato. Quale legge vi sconsiglia dalla difesa della Patria? O piuttosto qual legge non v'impone difenderla? E vi ha un Tribunale nel mondo che non patisce appello, e questo sia nella propria coscienza; ponetevi, o Preti, la mano sul cuore, e ditemi se mancando alla difesa della Patria una voce non si muove là dentro che vi chiama traditori? Tradendo la Patria avrete comune con Giuda la disperazione e lo inferno. Chi non ama la Patria odia Cristo; chi affligge la Patria trafigge Cristo.

«Ora non si parla di Unione con Roma, nè di forma di governo; qui non entrano scrupoli, nè casi di coscienza: si tratta di difendere le nostre terre e le nostre vite. Se un Pontefice venisse e dicesse che difendere la Patria è peccato, io gli spruzzerei l'acqua benedetta nel viso profferendo la formula: «va addietro Satana!» però che egli sarebbe il Demonio trasformato in Pontefice; e se le mie parole suonino vere, io ne chiamo in testimonio il Vangelo prima, e poi tutti i Dottori di Santa Madre Chiesa Cattolica.

«Voi altri, che vi chiamate Conservatori, di leggieri comprendete, che male conserva colui che acconsente a vedere tutto disperso; fortuna, onore, libertà, a caro prezzo, con lauto sudore, con diuturni studii acquistati, tutto va in volta a modo di paglie trasportate dal turbine. Diventata l'Austria dispensiera di libertà, lascio considerare a voi qual sia per essere la parte che sfuggirà dai suoi artigli taglienti e sottili.

«E se vi ha anche taluno che negli intimi precordii faccia voti per laRestaurazione, si rammenti che il suo Principe non che difendesse la frontiera, ma spingesse i Toscani alla guerra di Lombardia; che dove il voto del suo cuore si compisse, il suo Principe gli direbbe: — perchè hai consentito che mi venissero tolte la Lunigiana, e Massa e Carrara? Di queste frontiere ha bisogno la Toscana se non intende rimanere esposta al primo invasore; io lasciai più vasto lo Stato, per la tua codardia lo ritrovo diminuito. Va, tu non sei un servo fedele; tu mi stai addosso come l'insetto sopra la pianta. Io non scambio la lealtà colla viltà. Vile fosti, vile rimanti, e sgombra dal mio cospetto.

«E voi, uomini ardenti, di cui lo impeto ribocca come spuma che bolle fuori del vaso, avvertite che quando ciò avviene il fuoco si spegne e il liquore scema. Ogni cosa ha il suo tempo, il frutto mangiato immaturo allega i denti. Un fanciullo che stende la mano alla spada, e non gli riesce sollevarla, diventa segno di compassione o di scherno. La bandiera della Repubblica non va affidata ad un braccio di tisico, ma di un gagliardo credente che la faccia trionfare con gloria, o cadere con onore. Bandiera e Bandieraio, se avessero a sparire, devono tramontare entro un mare di sangue; allora il Bandieraio non sorgerà più, ma la Bandiera come il Sole tornerà ad affacciarsi in Oriente, aspettata dalle generazioni, benedetta dai Popoli. La Repubblica ha da vivere, o ha da morire sopra i campi di battaglia; voi la fareste morire delle infermità dei pargoli. Sapete voi di che si nutrisce la Repubblica appena nata? Di midolle di leone. Potete apprestarle questo alimento voi? Staremo a vederlo. Intanto la difesa della Patria anche per voi, e sopra tutti per voi, è obbligo santissimo. Imitate la modestia e il valore dei giovani Cavalieri antichi; essi militavano con bianco scudo finchè per qualche inclito gesto non avessero acquistato il diritto di assumere l'impresa. Voi avete lo scudo bianco, la occasione della prova è aperta innanzi a voi; se volete scriverviRepubblica, scrivetela, ma come i martiri della Chiesa di Cristo prima di morire tracciavano la propria fede sopra il terreno, — col sangue.

«Andate dunque, partite tutti, nel nome santo di Dio e della Patria. Io vi terrò sicure le case e le famiglie. Qualunque opinione singolare, intemperanza, od enormezza, saranno da me acerbamente punite. La Legge è sovrana qui, e la Legge emana dall'Assemblea eletta dal voto universale del Popolo. Le Leggi dell'Assemblea, se intende riordinarsi il Paese, hanno da venerarsi come comandamenti di Dio. Non già in angusta sala dove entra scarsa la luce del Sole, tra lunghe ambagi, ed inamabili discorsi, ma sui campi aperti, fra il torrente dei raggi di un Sole di maggio, in mezzo al lampo delle armi, alla faccia del firmamento, al cospetto del nemico vinto, si ha da proclamare la più perfetta forma politica di Stato per uomini perfetti: la Repubblica! — La Repubblica potrà nascere quando le avremo apparecchiato il battesimo di sangue delle nostre, o delle vene nemiche, — ciò non importa — purchè sia battesimo di sangue.

«Firenze, 6 aprile 1849.

«Guerrazzi.»

(Documenti, pag. 579.)

620.Dispaccio telegrafico del 6 aprile, ore 12, m. 5 ant.

«Al Governo di Livorno.

« — Primo. — I Civici vadano subito a Pisa, e quivi si concentrino.

« — Secondo. — I Volontarii vengano a Firenze, e portino con essi le armi.

« — Terzo. — I Bersaglieri pure vengano a Firenze.

« — Quarto. — Intorno alle armi e altro, proposte da Bini, il Ministro della Guerra dà ordini separati.

« — Quinto. — Autorizzo di ricomprare a modico prezzo le armi già nostre, ma presto. E sempre presto.

«Guerrazzi.»

621.«Al Ministro della Guerra.

«D'Apice ha ragione sul comando unico, nè i corpi sono così grandi nè la superficie delle operazioni sì vasta da consentire divisione di comando; veda di contentarlo, egli merita molto, ed è ottimo per questo genere di guerra. Gli ho ordinato, in ogni evento regga in Garfagnana, e cuopra Massa e Carrara. Spinga quanta gente più può di Linea. Provveda alle sussistenze. Al Secchi, al Pierni dia maggiori facoltà per l'Amministrazione. — Ore 4, 20 m. pom.

«Guerrazzi.»

622.Alba, 8 aprile 1849.

623.Alba, 8 aprile 1849.

624.Documenti, pag. 446.

625.Dispaccio telegrafico dell'8 aprile 1849, ore 7, 30 m. p. m.

«Al Governatore di Livorno.

«Firenze mi ha sollevato dalla inerzia di Livorno. La Guardia si mobilizza. Domani mille trecento uomini partono per Lucca. Dove è andata Livorno? o si muova, o renunzii allo scroccato titolo d'eroica.

«Guerrazzi.»

626.Documenti, pag. 528.

627.Documenti, pag. 94.

628.Monitore Toscanodel 9 aprile 1849.

629.Documenti, pag. 448.

630.Ivi.

631.Dispaccio telegrafico, del 9 aprile 1849, ore 11, 23 m. p. m.

«Al Governo di Livorno.

«Venne la gente. È stata alloggiata egregiamente. Livorno si commuove. Sta bene. Ora ravviso la mia città. Dimani mando da te altra gente, ed armi e munizioni. Spero respingere gli Austriaci. Al primo tiro corro agli Appennini. Viva la Patria.

«Guerrazzi.»

632.Dispaccio del signor Ruschi del 9, e del signor Barli del 10 aprile 1849. Documenti, pag. 529, 531.

633.Documenti, pag. 530.

634.Documenti, pag. 531.

635.Ivi.

636.Documenti, pag. 450.

637.Altrove ho detto, che il nostroAttivosuperava ilPassivo; ma il Passivo era composto di spese quotidiane, l'Attivo rappresentato in parte da beni i quali da un punto all'altro non si possono vendere.

638.Custoza, l. 4, pag. 81. Turin 1850.

639.

«Massa di Carrara, 5 marzo 1849.

«Cittadino Generale d'Apice.

«Penetrato vivamente della necessità di tentare ogni sforzo onde cessi il malvagio esempio delle diserzioni dalle Truppe che sono sotto il vostro comando, ho fatte le più insistenti rimostranze presso il Generale La Marmora, e presso il Ministro degli Affari Esteri di Torino onde siano restituiti coloro che disertarono dal 23 del decorso mese fino a questo giorno, e non siano ricevuti coloro che disertassero in seguito.

«Confido che ne otterremo un buon risultato, tanto più che mi riuscirà di provocare delle interpellanze in proposito nella Camera Piemontese.

«G. Montanelli.»

«Generale,

«Firenze, 6 marzo 1849.

«Amico mio: pieno di sospetti, di cure, io mi logoro l'anima. Sento di emissarii piemontesi per fare disertare le milizie nostre. S'è vero, — guardate. — Pubblicate un Ordine del giorno che chiunque fosse sorpreso a corrompere soldati sarà immediatamente passato sotto le armi. Vigilate la condotta di tutti, e date esempj, esempj per amore di Dio. Addio.

«Affmo. —Guerrazzi.»

«Sig. Generale Domenico D'Apice.

«Massa di Carrara.»

640.«Pontremoli, 4 marzo. La diserzione delle truppe è grande, anzi grandissima. Vanno in Piemonte, il quale ha risposto al capitano Carchidio, che vi fu spedito dal Generale D'Apice, che si credeva in dovere di accettare e difendere questi disertori; ed infatti sono ricevuti benissimo e mandati in Alessandria. Quest'oggi sono disertati i carabinieri di Pallerone, di Aulla e di un altro picchetto che non rammento. — Egualmente hanno fatto una ventina di Cacciatori che dall'Aulla dovevano venire a Pontremoli.»

641.«Amico Carissimo,

«Calice, 2 aprile 1849.

«Nel mentre che la Popolazione di Calice stava pensando a fare una proposta contro la presa di possesso operata nel 13 marzo caduto dal Commissario Sardo, e che io dovea recarmi presso del Delegato Beverinotti per concertarla, è sopraggiunto il fatto della battaglia di Mortara, che ha prodotto un cambiamento nel sistema politico di questi luoghi.

«Può darsi che l'armistizio non abbia luogo, e che per conseguenza vengano riprese le ostilità; ma nel caso contrario, questi abitanti appena che sieno partiti i Carabinieri Sardi, qua distaccati, sarebbero intenzionati di unirsi alla Toscana, qualunque sia la forma di Governo che ivi venga adottata.»

642.Proclama del 6 agosto 1848.

643.Dispaccio telegrafico del 1º aprile, ore 1, 33 m. ant. Documenti, pag. 441.

644.Documenti, pag. 515.

645.«Alla Commissione Governativa di Livorno, il Ministro dell'Interno. — I Cittadini componenti la Commissione Governativa, Massei e Paoli, urge che si rechino domani mattina col primo treno a Firenze per assistere all'adunanza dell'Assemblea.Marmocchi.»

646.Documenti, pag. 516.

647.Documenti, pag. 442.

648.Vedi Dispaccio telegrafico. Documenti, pag. 502.

649.«We read in a letter from Florence of the 1st. — A report is current that Guerrazzi,who has never been in favour of a republic, has only made himself Dictator in order to be the better able to restore the authority of the Grand Duke.» — (Galignani's Messenger, Saturday, april 7, 1849.)

650.Il colonnello G. Manganaro, che mi sarà sempre cara ed onorata memoria, spiegando come testimone la importanza di questa Istruzione, dichiara: «Ella era diretta a procurarsi armi per combattere la perniciosa idea di proclamare la Repubblica e la Unione con Roma, sostenuta da un Partito nemico del benessere della Toscana, il quale spingeva con ogni maniera d'intrighi il Governo alla detta proclamazione, e Unione.»

651.Istruzioni del 22 settembre 1848 al marchese Ridolfi, citate.

652.Samuele, c. 12.

653.«IlMonitore, che riferisce la discussione che ebbe luogo al Consiglio Generale sullaCostituente Italiana, ha soppresso alcune parole singolari che furono proferite dal Ministro dell'Interno. Quando egli rimproverava agli avversarii del mandato libero d'esser più realisti del re, soggiungeva che il Ministero, consigliando al Principe la Costituente, non solo aveva creduto che il Popolo gli avrebbe assentito con libero voto quel potere che egli ora esercita in forza dei trattati, ma che questa generosa fiducia gli avrebbe fruttato laCorona del Regno della media Italia. Queste parole dette in Parlamento, ed in faccia alla tribuna del Corpo Diplomatico, meritano d'esser notate, e noi crediamo di non peccare d'indiscretezza referendole, secondochè la memoria ce le ricorda. (26 gennaio 1849.)

654.Queste proteste si rinnuovarono dalla Chiesa tutti gli anni nel giorno 28 giugno fino al 1788.

655.«Cittadino Generale.

«Dietro le conferenze che il Governo Provvisorio ha avuto con voi, noi non possiamo darvi altra istruzione che rimetterci alla savia discretezza vostra coerentemente a quanto fu discusso a voce, procurando sempre che tutte le operazioni vostre convergano al doppio scopo di promuovere gl'interessi repubblicani dell'Italia Centrale, e la liberazione della Italia da tutta dominazione straniera. E vi salutiamo.

«Dalla Residenza del Governo Provvisorio,

«Li 18 marzo 1849.

«Il Presidente del Governo Provvisorio Toscano«G. Montanelli.

«Al Cittadino General D'Apice.»

656.Nota, che la conferenza col Dott. Venturucci aveva avuto già luogo.

657.Il Colonnello Baldini, e i signori Fortini e Contri interrogati depongono questo discorso essere stato loro veramente tenuto dal Generale; non rammentarsi però se a nome del Guerrazzi.

658.Nelle istruzioni del 1º aprile ho mostrato, che tale incarico non vi era, e non vi è: il Generale in questa parte ha in mente il Dispaccio del signor Montanelli del 18 marzo.

659.Nota: la lettera è senza data, ma si ricava dal marchio postale della sopraccarta, ch'è del 3 aprile 1849.

660.Questa lettera non ha data perchè mi succede sovente non porla dentro, e fuori manca lo involto; è diretta a Giorgio Ansuini; ma o appartiene a questi giorni e giova, o appartiene a tempo antecedente e giova più che mai, però che attesti come io stimassi coloro, che da un punto all'altro mi si mostravano sviscerati della Repubblica.

661.«Cittadino Ministro dell'Interno.

«In adempimento di quanto mi scrivevate col pregiato vostro di ieri sera ho comunicato all'Ispettore delle armi Maggiore Bonci il desiderio da Voi esternato in quello, ed Egli mi ha rimesso il Biglietto che vi accludo.

«E con stima mi confermo

«Li 9 aprile 1849.

«Di Voi, Cittadino Ministro dell'Interno, F. C. Marmocchi.

«Devotiss.Zannetti.»

«Cittadino Generale.

«Autorizzato al ritiro dei fucili che furono consegnati ai Circoli, sarei a pregarvi, o Cittadino Generale, di volermi fare indicare in che numero questi fucili furono consegnati ai Circoli summentovati.

«Mi affretto intanto a dirigerne l'opportuna domanda ai Presidenti, e contemporaneamente a prendere le opportune misure per il ritiro delle armi in proposito.

«Profitto intanto ec.

«Di Voi, Cittadino Generale,

«Li 9 aprile 1849.

«DevotissimoGas. Bonci.

«Al Cittadino Generale

«Comandante la G. Nazionale.»

662.

«A. C.

«Livorno 31 agosto 1848.

«Ho partecipato a Adami la tua risposta in proposito Imprestito. Vi era anche Giraudino, informato dell'affare, e propenso perchè segua, che mi ha incaricato dirti, che tu gli voglia bene, e ti rammenti di Lui. — Essi mi dicono se credi che Adami torni a parlare al Ministro, e come; oppure se ti prendi cura di tutto. — Sappi però che qualche banchiere di costì almanacca altri progetti, non tanto buoni pel Governo, è vero, ma che pure potrebbero essere accolti: — dunque bisogna vegliare. — Avevano proposto interrogare la Banca ora che il Paese si quieta, ma ho detto aspettare la tua risposta, per non allarmare il Paese, non sapendo se il Ministro voglia, o no aspettare, giacchè in questo secondo caso converrebbe più il silenzio. Non facciamo nulla senza tuo avviso, che è atteso col corriere d'immediato ritorno.

«Ecco in sostanza le basi:

«Biglietti fruttiferi al 3 ½ per 100 con obbligo di riceverli in pagamento per affari commerciali. — Non minori di L. 200. — Le Casse Regie prenderli. — Cambio alle medesime per L. 25,000 ogni settimana. — Al pubblico per la stessa somma. — Frutti pagabili ogni quattro mesi. — Provvisione ½ per 100 ogni 4 mesi. — Garanzia del sovventore. — Se si trovasse piccola difficoltà, potrebbe superarsi.

«Aspetto dunque tua risposta.»

663.Ripeto, che corretta dal Ministero io possiedo la minuta del primo Proclama pubblicato dal signor Montanelli a Livorno.

664.I Decreti del Tribunale di Prima Istanza del 10 giugno 1850, e della Camera di Accuse della Corte Regia del 7 gennaio 1881, per denigrare il signor Montanelli tacciono la condizione «se mi sarà possibile;» e sempre così.

665.Esame Zannetti.

666.Su la proposizione del Gonfaloniere Peruzzi fu nominato con altri Commissario Guglielmo Digny. — VediMonitoredel 16 febbraio 1849.

667.Partì nel 4 o 5 aprile 1849. Vedi la sua umile rappresentanza a pag. 93 dei Documenti. Egli la termina con queste parole: «Aspetterò che le indagini vengano proseguite, ma chieggo dalla vostra giustizia, che mi si conceda al più presto ritornare laddove non sarò giudicato, nè trattato da forestiere.» Gli fu risposto, che le indagini sarebbero state incominciate subito dopo la sua traduzione in luogo di custodia, ed egli preso vento, che si trattava arrestarlo, spulezzò.

668.Documenti, pag. 528.

669.Documenti, pag. 530, e 531.

670.Documenti, pag. 449.

671.Ivi.

672.Documenti, pag. 449.

673.Documenti, pag. 449, 450.

674.Dispacci telegrafici. Documenti, pag. 450.

675.Dispacci telegrafici. Documenti, ivi.

676.Monitorecitato. — Come dimostrazione di animo valga questa lettera mandata al sig. Dott. Quintilio Mugnaini in Livorno: essa porta la data del 6 marzo 1849, ed è munita esternamente di doppio marchio postale:

«Amico.

«Dimmi presto quello che vuoi, perchè la mia vita politica ormai ha pochi giorni di durata, risoluto a ritirarmi. Così intendo mostrare più cose; che amo la quiete e i miei studii più che altri non pensa, e se la natura mi diè impeto ed energia non per questo voglio primeggiare sopra altrui, chè il maggior pregio dell'uomo libero è la modestia; che errarono quelli, che me promovendo parteggiarono per la persona e non pel principio: questo non ha da essere e non sarà. Io ho mandato Cecchino al campo soldato semplice di artiglieria, e l'ho unico al mondo. Credeva che gli uomini amassero la Libertà come me — per respirare più libero, — mi sono ingannato: tornerò a vivere di memorie, e conversare coi morti. Oh! gli alberi, gli alberi, bisogna piantarli nel cuore, e allora va bene. Sussurroni la più parte, queruli, astiosi, ed ecco tutto.»

677.E poichè gli ho sotto gli occhi aggiungo i deposti dei signori Professore Taddei, e Colonnello Nespoli. Il primo dice: «Non posso negare per altro, che reiteratamente il Guerrazzi si oppose all'accettazione del Potere Esecutivo, e che io stesso seguendo il sentimento di varii altri Deputati feci istanza perchè lo accettasse, essendonella persuasione, ch'egli avrebbe saputo farne uso a vantaggio del Paese.» Il secondo dichiara: «Siccome il Partito ultra non era d'accordo col Guerrazzi, così penso, che nascesse diffidenza dell'uno verso dell'altro, e nella notte nella quale fu dichiarato capo del Potere Esecutivo ho memoria, che da qualche Deputato fossero contro lui profferite ingiurie per le quali il Guerrazzi accennava volersi ritirare dal Governo Provvisorio.»

678.Vedi pag. 192 di questaApologia.

679.Per quanto posso ricordarmi, i signori Martini e Carlo Martelli, soli, quantunque facessimo loro vivissime istanze a rimanere, si dimisero dallo ufficio, ed il signor Frullani non lo accettò offerto, allegando che beneficato dal Granduca gli sarebbe parso mostrare ingratitudine:di che io molto lo commendai, e glielo dissi in faccia; e questa è pure dimostrazione di animo, dacchè il tempo non mi consentiva più aperto discorso.

680.VediAppendice. Requisitoria del Procuratoreregiodella Repubblica, Rusconi.

681.S. Marco Evang., c. 14, n. 66.

682.Il mio Difensore mi partecipa in quali termini cotesta Decisione proceda, e intorno a quale vile paltoniere ella versi. Sta bene: quello somministrerà argomento ad un altro canto.

683.Nel 1665, durante la guerra fra Inghilterra e Olanda, Monk certa volta si trovò con poche navi stretto dall'armata intera di Ruyter. Mentre gli ufficiali inglesi intorno a Monk gli esprimevano le loro apprensioni per una zuffa tanto disuguale, Monk caricando tranquillo una pistola rispose: «una cosa so certo ed è, che non sarò preso.» Con ciò volendo dare ad intendere, che, in caso di perdita, avrebbe fatto scoppiare la Santa Barbara.

684.Guizot,Monk, pag. 61.

685.Ivi, pag. 72.

686.Hume,Storia d'Inghilterra, Cap. 62.

687.Guizot,Monk, pag. 71.

688.Hallam nellaStoria Costituzionale della Inghilterra(Cap. 10, pag. 208) narra che non solamente rimandò il fratello senza speranza,ma che lo minacciò di farlo impiccare se mai tornava con simili proposte.

689.Hume,Storia d'Inghilterra, Cap. 62, pag. 432.

690.Guizot,Monk, pag. 76.

691.Guizot,Monk, pag. 80.

692.Hume, Opera citata, Cap. 12, pag. 435. — Guizot,Monk, pag. 74.

693.Guizot,Monkpag. 102.

694.Hume, Opera citata, pag. 436.

695.Guizot,Monk, pag. 115.

696.Guizot,Monk, pag. 129.

697.Hume,Storia d'Inghilterra, Cap. 62, pag. 449.


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