NOTE:

NOTE:1.Decreto del Tribunale di Prima Istanza di Firenze, Turno Correzionale, Camera di Consiglio del 1osettembre 1851.2.Plutarco,Vita di Focione, volgarizzamento di G. Pompei.3.De la Justice politique, p. 49 e seg. Bruxelles 1830.4.Storia d'Inghilterra, cap. 67, tom. 8, p. 261. Capolago 1827.5.Feci istanza onde fosse concesso al mio difensore di esaminare i documenti della mia Amministrazione; la Corte Regia rigettò la istanza.6.Gazzetta di Firenzedel 18 ottobre 1848.7.A chi usa specolare sopra gli avvolgimenti politici gioverà mettere in confronto la dottrina del Lamartine con quella del Metternich intorno ai governi costituzionali; quella del primo consiste nel sostenerli transito alla Repubblica; il secondo opina, che sieno aberrazione di Popoli, che poi si quieta nel ritorno al principio dell'autorità; per la quale cosa di ambedue coteste sentenze prevalendosi i partigiani del dispotismo dicono: nel concetto del Lamartine le Costituzioni pericolose, in quello del Metternich inutili. Ma il dispotismo ormai non può reggere se non a patto di oscurare lo intelletto, e al punto stesso ingrassare il corpo. I soli comodi della vita promossi, e sia pur quanto vuoi, non basterebbero allo uopo, perchè nonsolo pane vivit homo, e uccidere dall'altra parte la vita dell'anima è impresa quanto disperata altrettanto iniqua. Però ho messo questo per via di esempio, chè per me credo il dispotismo incapace di comprimere la intelligenza, e ampliare le sostanze dei Popoli anche disgiuntamente. Io vorrei (ma non lo spero) che le mie parole ottenessero fede: chiunque taglia il pedale delle Costituzioni si aspetti a vedere crescervi sopra il pollone della Repubblica..... e questo è sicuro.8.VediIndirizzo della Emigrazione lombardadell'8 febbraio 1849.Monitore, 12 febbraio 1849. — «Nella stessa adunanza (13) fu pure discusso e approvato il progetto di regolamento per la nuova istruzione militare, di cui tenemmo parola qualche giorno fa. Omai questa istituzione non è più solo un desiderio, ma sarà tra breve un fatto. Le sottoscrizioni raccolte bastano già a dare guarentigie della sua attuazione.»Costituente Italiana, 14 gennaio 1849.«AVVISO PER L'EMIGRAZIONE.«In relazione alle deliberazioni prese oggi dall'Emigrazione, il Comitato dirigente per l'associazione militare invita tutti gli emigrati qui dimoranti all'adunanza, che si terrà nel locale del Circolo Popolare giovedì giorno 8 del corrente mese di febbraio ad un'ora pomeridiana per eleggere il Comitato Elettorale dell'Emigrazione, incaricato delle operazioni relative alla nomina dei Deputati dell'Emigrazione stessa alla Costituente Italiana.«Firenze, il giorno 6 febbraio 1849.»(Costituente Ital., 7 febbraio 1849.)9.Vedi Istanza del 17 febbraio 1849.Monitore, 24 febbraio 1849.10.VediGazzetta di Firenze, 31 agosto 1848.11.Gazzetta di Firenze, Supplemento, 31 luglio 1848.12.Samuele, I, e. X, v. 12.13.Gazzetta di Firenze, 24 agosto 1848.14.Gazzetta di Firenze, del medesimo giorno.15.Gazzetta di Firenze, del medesimo giorno.16.Discorso del Presidente dei Ministri,Gazzetta di Firenze, 29 agosto 1848.17.Proclama del Prefetto di Firenze del 7 ottobre 1848.18.Ordine del Giorno del Ministro dello Interno del 7 ottob. 1848.19.I Deputati nel 23 settembre 1848 vuotarono tutti la sala, ma nell'8 febbraio 1849 ve ne rimasero molti anche del centro.20.Gazzetta di Firenze, 30 agosto 1848.21.Gazzetta di Firenze, 6 agosto 1848.22.Gazzetta di Firenze, 19 agosto 1848.23.Monitoredel 16 decembre 1848.24.Monitore, 8 gennaio 1849.25.Seduta del Senato del 23 gennaio 1849.Il Conciliatore, giornale di Opposizione, così scriveva nel Nº del 6 gennaio 1849: «Intendiamo che in tempi di perturbazioni non a tutto può bastare il Governo; intendiamo che non sempre possa farlo tra noi, dove la organizzazione regolare della macchina governativa manca tuttora; intendiamo, che certi momentanei disordini sieno inseparabili dai beneficii che arrecano le libere instituzioni.» E meglio nel Nº del 13 gennaio: «In verità, quando ci guardiamo attorno, e domandiamo a noi stessi ov'è la forza, che in tanta dissoluzione possa essere nucleo di nuovi ordinamenti civili, mal sappiamo rispondere:tutto che di antico è distrutto, combattuto e deriso il nuovo.»26.Chiamai fra gli altri, e invano, lo ispettore Checchi, il quale protessi dalle ire popolari quando l'antica Polizia fu distrutta, non ostante ch'egli per ragione di ufficio avesse dovuto recarmi molestia. Anzi gli scrissi lettera con la quale lo confortavo, se non erro, a ritornare al suo posto in Livorno.27.Nel 4 febbraio 1849 soltanto fu composta la seconda compagnia della Guardia Municipale; nel passarla in rivista, e nel distribuire le medaglie (però che la formassero tutta combattenti reduci di Lombardia), fra le altre cose io diceva: «Solenne è questo giorno per la Patria, e per voi. Solenne, perchè la custodia della pubblica sicurezza in tempi difficilissimi viene alla vostra fede affidata. La insegna, che la Fortuna mi concede appendere sopra il vostro petto, albergo di cuore lealissimo, mi è certo segno che come sapeste con animo pronto e fermo volere difendere l'onore italiano contro i nemici esterni, così saprete con animo e voglie pari difendere contro gl'interni nemici l'ordine pubblico. — Voi siete nuovi in questo arringo; eppure da voi si domandano ad un tratto prove che appena si chiederebbero a persone per lunga pratica esercitate; e voi le darete, perchè grande è la fede vostra, grande la volontà egregia, e il bisogno della Patria grandissimo. Infinita è la fiducia che in voi ripongono i vostri concittadini: sappiatevela meritare.»Monitoredel 5 febb. 1849.28.Vedi Discorso di Mariano D'Ayala nella stessa Seduta.29.Vedi Atti governativi negati.30.Un proposto di Laterina era di questi: fu trovato tenersi con molto scandalo in casa due donne, nè a verun patto anche dopo i monitorii del Superiore ecclesiastico volle licenziarle. Un frate di Viareggio ec. ec. Ma basti così. Vedi Atti Governarvi negati.31.Atti Governativi negati.32.Monitoredel 24 novembre 1848.33.Monitorecitato.34.«Uomini, che si vantano, e per avventura saranno almeno in parte, sviscerati della Indipendenza italiana, senza posa si affacciano alle nostre frontiere così terrestri come marittime, dichiarando volere accorrere ora in Lombardia, ora in Isvizzera, ora finalmente a Venezia per versare quanto hanno sangue in benefizio della Patria comune. Bellissimi proponimenti invero, che troppo spesso lasciano desiderare sieno susseguiti da non meno belle imprese, e cotesto continuo andare e tornare non è quello della spola del tessitore, però che invece di aggiungere filo alla trama dello Stato, lo consumino irreparabilmente.»Monitoredel 29 novembre 1848.35.Monitoredel 28 dicembre 1848.36.Requisitoria del Regio Procuratore generale, p. 7, § 23.37.Nel 3 novembre a ore 12, minuti 45, ricevo l'annunzio dei tumulti portoferraiesi; nel 3 novembre a ore 3, minuti 30, rispondo: «Affliggono le nuove di Portoferraio. Si prendono provvedimenti per ricomporre cotesta città. IlGiglioè a Livorno? Risposta subito.» — A ore otto dello stesso giorno mi annunziano: «restituite le fortezze, le chiavi delle porte e delle polveriere; reintegrate le Autorità.» Ma il Sig. Manganaro è a Livorno il 4 novembre, e nonostante le nuove riassicuranti,Manganaro insiste per andare a Portoferraio. — Vedi Dispacci telegrafici del Governo del 3 al 4 novembre 1848.38.Vedi Dispacci governativi negati.39.Intanto, ecco come scriveva il Pigli a sua discolpa: «Circa le 23 ha avuto luogo una dimostrazione con tamburi e bandiere perfesteggiarela morte del Ministro Rossi. Da prima erano centinaia di popolani, e sono andati al Console Romano: da ultimo più migliaia, e sono venuti da me.Ho fatto il sordo ai ripetuti evviva. Il Capitano Roberti è salito;mi ha quasi obbligato mostrarmi al Popolo. Ho detto: il Ministro Rossi non era amato dalla Italia solamente pei suoi principii politici. Dio nei suoi arcani consigli ha voluto ch'egli cadesse per mano di un figlio dell'antica Repubblica romana. Dio custodisca l'anima sua e la libertà di questa povera Italia. —La dimostrazione si è sciolta subito. Si richiami il Roberti: egli l'ha pubblicamente approvata.» — Dispaccio telegrafico del 17 novembre 1848. — Dunque è manifesto, che Pigli costretto disse coteste parole; e che la dimostrazione gl'increscesse lo palesa il suggerimento di richiamare il Roberti, che l'approvò. — Io la ripresi acerbamente; la mancanza degli Archivii m'impedisce somministrare i documenti relativi; però dai Dispacci telegrafici resulta quanto le arringhe del Pigli mi turbassero. «Pigli, le tue parole dette al Teatro hanno sconcertato tutti; amico mio, tu sei buono, e rovini noi e il Paese.» Dispaccio telegrafico del 13 novembre 1848. — E più tardi, esortandolo a fare più parca copia di sua favella al Popolo, lo confortava a imitare la Rosa, la quale (io gli diceva)Quanto si mostra men tanto è più bella.40.Il Governo in cotesta occasione pubblicava il seguente Proclama. «Cittadini! Il Governo vuole che il Popolo domandi con modi civili, non violenti. —Gl'individui convinti di avere operate le violenze del giorno di ieri, saranno sottoposti all'azione ordinaria della Giustizia. A reprimere le violenze dei pochi deve bastare l'applicazione della Legge. Tornando vana la loro azione pel rinnuovarsi dei deplorabili eccessi, il Ministero, anzichè provocare un conflitto incompatibile con la fiducia di cui ebbe sì larghe prove, darà la sua dimissione.»41.A Leigh Hunt portarono via il naso!42.Discorso su la Finanza Toscana, comparso nelloStatuto.43.Dispacci telegrafici del 22 novembre 1848, ore 5 minuti 35: «Qua sono state rotte le urne delle elezioni. Il tumulto è venuto su la Piazza di Palazzo Vecchio. Unadeputazione è salitachiedendo sospensione delle elezioni in Firenze, e che sieno posti inistato di accusa i due passati Ministeri. Questa deputazione ha ricevuto Mazzoni, e le ha rispostocon destrezza. Il Prefetto di Firenze aveva pubblicato un manifesto opportunissimo stamani mattina.» — Detto giorno, ore 5, minuti 45. «Dopo il fatto della violenza ai collegi elettorali, i Ministri Montanelli, Mazzoni e Franchini qui presenti, col Prefetto di Firenze fanno premura al Ministro Guerrazzi perchè torni immediatamente a Firenze per concertarsiintorno ai provvedimenti di estrema importanza.» Risposta, detto giorno, ore 6, minuti 20. «Domani sarò presto a Firenze.» — Detto giorno, ore 8, minuti 20. «Domani vieni più presto che puoi, e appena arrivato avvisami, e ci troveremo insieme per determinare che cosa si debba fare. Stasera hanno avuto luogo nuove dimostrazioni.» — Risposta, detto giorno, ore 9, minuti 50. «Domani sarò a Firenze a ore dieci.» — Novembre 23, ore 1 antem. «Stasera hanno rotto le finestre a casa Ridolfi, Ricasoli, Salvagnoli, e Capei. Questi eccessi sono commessi da quegli stessi che hanno rotto le urne elettorali: sonopochiec.»Il 23 novembre, passando da Pisa non potei fermarmi, perchè, come si vede, ero atteso a Firenze. — Qui giunto, maravigliai non avessero preso i provvedimenti opportuni: furono tosto presi da me, e facili, ed efficaci, i quali consisterono, come ho detto, nel vigilareio stesso di personacol maggiore della Guardia Civica Fiorentina le elezioni onde succedessero a dovere. In tutti i luoghi dove fecero violenza, mercè le cure del Governo l'elezioni tanto si operarono libere, che vennero eletti quei dessi, che pur volevansi esclusi. — Così a Pisa sortirono deputati i signori Castinelli e Severi; a Signa il signor Vasse, e credo rammentarmi, non senza raccomandazione del Ministro Adami; a Firenze i signori Tabarrini e Marzucchi.44.I miei Segretarii presenti al fatto ne deporranno.45.Monitore, 8 gennaio 1849.46.Si referiscono a questo fatto le risposte alle interpellazioni di cui a pag. 33. Dubitando, che il vergognoso oltraggio fosse istigato da qualche agitatore, e venendomi referito, che il Niccolini si aggirava fra la moltitudine, lo mandai a chiamare, e alla presenzadi parecchi testimoni lo rimproverai acerbamente, e minacciai; egli scusavasi affermando essere accorso invero non già per eccitarema per sedare.47.Ma e perchè dovrei tacerlo? — Il Sig. Fabbri, Gonfaloniere di Livorno, nel 6 aprile 1849 mi scriveva, tutto infiammato di patria carità per la difesa contro lo straniero, che riconciliandomi io con G. Paolo Bartolomei, egli si riprometteva persuaderlo a condursi alla frontiera. Gli mandavo per via telegrafica questa risposta: «Al Gonfaloniere di Livorno. Sarei un infame se per private dispiacenze ricusassi anche un bacio per la difesa della patria. Favorisci, ed eccita G. P. Bartolomei: per ridonargli la mia amicizia anzi cotesta è la unica via. Componga il battaglione subito. Appena fatto, lo manderò in Garfagnana, o all'Abetone.» G. P. Bartolomei sovvenendo alla dura necessità della mia condizione, ha protetto il mio nipote in Piemonte; e venuto in Toscana, lo accolse in casa sua, guardandolo con amore e diligenza paterna..... L'emulazioni allora soltanto nuocciono quando sono codarde.48.Thiers,Histoire de la Révolution, Bruxelles, 1838, tom. I, cap. 3, pag. 34.49.È noto che il principe di Talleyrand, acuto conoscitore del cuore umano, e delle sue infermità, quando alcuna cosa commetteva a qualche subalterno gli diceva: «e sopra tutto vi raccomando di non ci metter troppo zelo!»50.Monitore, 14 novembre 1848.51.Dispacci al Prefetto di Pisa, negati.52.Monitoredel 20 decembre 1848.53.Dispacci governativi negati.54.Detti Dispacci negati.55.Ordini al Prefetto Guidi Rontani negati.56.«Fu notata la improvvisa partenza del Ministro dell'Interno nel mezzo dell'Adunanza. Pare che egli si fosse dovuto recare a prendere le disposizioni opportune, onde ripristinare la calma della città momentaneamente disturbata per improntitudini commesse ai danni di un Cambia-monete.» — (Conciliatoredel 28 gennaio 1849.)57.Conciliatoredel 28, 29 gennaio, e 8 febbraio 1849.58.E questo deperimento mio ricordo, che ilgenerosogiornale dell'Accusa, laVespa, descriveva con dileggio per far ridere la gente sopra un uomo, che si logorava l'anima e la salute nel vigilare alla pubblica sicurezza.59.Atto di Accusa, § 83.60.Memorie, pag. 47.61.Il marchese Venturi è morto, ma vivono per attestare i fatti narrati i signori Vivoli e Pistolesi, uomini di anni maturi, e devoti al Governo di S. A.; di molti altri mi taccio.62.Vivono Domenico Orsini, Massaio del Monte a Livorno, e Consigliere municipale, ed altri parecchi testimoni del fatto.63.In certi libri, scrittori, in questa parte pessimamente informati, non dubitano affermare, che in Livorno fossero avanzi di sètte, e settarii fra il popolo minuto. Quando potrà scriversi storia per utile universale, esenza ingiuria dei singoli, dimostrerò a prova, come non in Livorno, ma altrove occorressero sètte, di piccola importanza, e, per la indole dei componenti loro, accademie piuttosto che altro.64.La mala signoria, che sempre accoraLi popoli soggetti.Dante.65.«Lo spirito militare non può formarsi così facilmente, nè così facilmente possono mutarsi le condizioni del Paese. — Non è poi cosa tanto utile, come da alcuno si crede, formare questo spirito militare fra noi. La educazione militare non può formarsi, se non faccia scendere la Toscana da quel grado di civiltà nel quale si trova; e se lo spirito militare ha da formarsi a questo prezzo, io non farò mai voto a conseguir questo intento. — La Toscana ove la mezzeria è generale, la proprietà così divisa, le fortune così repartite, come non lo fu finora, non diverrà giammai militare.» (Discorso del già Ministro Ridolfi nella Tornata del Consiglio Generale del 19 agosto 1848.) Stupefacenti parole su i labbri del Deputato, che reggendo Ministro bandì la guerra della Indipendenza, e ora sollevò gli animi (come si disse) fino alla speranza di potere vincere il nemico a furia di sassi e co' bastoni, ora promise accorrere co' suoi figliuoli alla guerra se ne occorresse il bisogno; ora finalmente licenziò la gioventù, che traeva dalle patrie dimore desiderosa di partecipare alla contesa per la Indipendenza italiana. Quali conseguenze ne ricavasse la gente attonita, è facile indovinare. IlNazionaledel 10 gennaio 1849, con molto senno e pari verità discorrendo gli avvenimenti successi dal settembre 1847 in poi, adduce le ragioni dei varii Ministeri, e le cause della loro caduta. Importa consultare cotesto organo, che si mantenne mai sempre independente:«La Toscanada più di un annoabbandonata a sè stessa, può dirsi che si governava a senno dei cittadini.I Governi che si sono succeduti dal settembre del 1847 in poinon hanno mai saputo prendere quella forte iniziativa che spetta a chi regge lo Stato, e che è un dovere assoluto in chi prende a governare un Paese appena sciolto dalle fasce dell'assolutismo, e desideroso di lanciarsi nelle nuove vie di una libertà lungamente sospirata. — Dov'era mestieri con mano sapientemente audace riformare, resecando il vecchio, piantando il nuovo, fortificando le libertà pur ora inaugurate coll'istruzione che le facesse più universalmente conoscere e amare..... si fece anzi un brutto innesto di vecchio e di nuovo; la tutela delle istituzioni liberali si lasciò o si diede a mani inette, o da poco tempo acquistate alla nuova causa, non mosse da convinzioni antiche, ma dalle vicende della fortuna; si procedétimidamente, lentamente, fiaccamente. — Accadde che nel reo impasto il nuovo isterilì e si corruppe della sterilità e della corruzione del vecchio; le libere istituzioni come pianta aduggiata languirono; lo Stato, siccome corpo percosso da paralisi, rimanendo sana e vigorosa la mente, non ubbidiva all'impulso delle volontà che lo guidavano, e strascicava; le idee lo precorrevano, i fatti lo premevano; quando avanzava non camminava, ma era spinto dall'urto prepotente delle idee e degli avvenimenti che ne vincevano l'inerzia. — Oscillando, trabalzando per una via, che si poteva correre nella maestà del trionfo, arrivarono alla Costituzione arrivarono alla guerra..... Grandeggiavano intanto i fatti d'Italia. La Lombardia sollevata ci chiamava oltre Po, dove i Liguri e i Piemontesi già combattevano con lieti auspicii.Noi nè uomini, nè armi, nè danari avevamo parati alla grande e non inaspettata impresa... Ma la fatale imprevidenza parve rea negligenza, e inasprì gli animi delusi e accorati dall'esito infelice della guerra sacra. Innanzi al Parlamento pur or convocato il Governo si appresentava nudo affatto di provvedimenti, della causa italiana pendente ancora, delle sorti della guerra come dimentico. Il Governo di allora cadde innanzi allo sdegno e al dispregio del Paese.... In mezzo a queste circostanze nacque il Ministero Capponi. —Delle infelici prove di quel Ministero.... non faremo altre parole....; solo diciamo come nella Toscana agitata, inquieta, tumultuante, paresse necessità venire al Ministero Montanelli..... — Il nuovo Ministero ebbe nome di Ministero democratico: prendeva il potere in nome del Popolo:stretto da violenti antipatie da un lato, travagliato forse da troppo intemperanti e cupide simpatie dall'altro, cominciò a porgere parole di riconciliazione, e pose mano vigorosamente al governo. Noi crediamo che gli amici gli facessero mal servigio; poichè, come dice il Machiavelli, non è cosa desiderabile prendere un magistrato o un principato con estraordinaria opinione ec.....» — (Nazionaledel 10 gennaio 1849.)E qui giovi notare una volta per sempre, che ilNazionalenon fu Giornale sovvenuto, nè amico del Governo mio, anzi più spesso oppositore acerbo così, che nel 24 febbraio 1849 ne fu ordinato l'arresto con dispaccio telegrafico del presidente Mazzoni.66.A carte 40 dei Documenti, n. 66, vi è la minuta della lettera scritta all'Avv. Giera, che si dimetteva dalla Commissione. In essa si trova la verità del mio racconto. Il Governopregòla Commissione a non dimettersi. Il sig. Giera, interpellato prima confidenzialmente il Governo, sospese la sua dimissione, e dichiarò agli Ufficiali della Guardia Civica essereesattissimotutto quello che io affermava in proposito. Vedi esposizione inedita delle cose di Livorno del gennaio 1848 pubblicata fra i Documenti dell'Accusa, a pag. 60.67.Le carte, che mi furono perquisite allora, e poi rese stante il Decreto onorevolissimo del Principe, che troncò cotesta procedura, adesso perquisite da capo in questa nuova procedura, s'incontrano nel volume dei Documenti a pag. 47, n. 79, a pag. 49, n. 82, a pag. 50, n. 83, a pag. 67, n. 100. — Si trattava di provvedere le armi dal Municipio, e di trovare modo che le dimostrazioni cessassero, le unioni parrocchiali si organizzassero.68.Al Popolo, che ingannato era venuto ad arrestarmi, tali apparecchiava parole, come resulta dallo Scritto inedito pubblicato dall'Accusa a c. 65 dei Documenti:«Io l'ho detto, tra me e te, Popolo, noi non dobbiamo odiarci, nè lo possiamo. Forse Aristide odiò la patria perchè bandito ingiustamente? In certa notte, con pericolo di vita ruppe il bando, e fu la precedente alla battaglia di Salamina, per avvisare Temistocle intorno alla ragione dei venti, e all'ordine della flotta persiana. Gli antichi esempii non saranno stati letti invano. I Veneziani supplicarono Carlo Zeno imprigionato iniquamente onde salvasse la Patria dal pericolo supremo da cui era minacciata: usciva, pugnava, vinceva, e poi altero e costante tornava al carcere.«Tra me e te ogni trista memoria è ormai obliata, e contutti fra te. Vi lasciai non liberi, vi trovo facultati a farvi liberi se volete. A questo patto chi non avrebbe voluto soffrire la prigionia? Stringiamo ora, che ne fa mestieri, più che mai i vincoli di famiglia. Giùrancori, giùdiscordie; se volete essere forti contro il comune nemico, io non so davvero come potrete riuscirvi con matte fazioni tra voi. E sopra tutto, nèvivaa tale, nèmortea tale altro. Il secondo grido è crudele, e la nostra religione lo aborre; il primo è segno di servitù. Oggimai non hanno a contare gl'individui, ma i principii. Mi confortano, o Popolo, ad abbandonarti, e porre la mia stanza altrove. Non posso farlo; le cose si amano pei sacrificii che costano, e il mio paese mi costa assai: io qui ebbi nascimento, e qui desidero sepoltura accanto alle ossa di mio padre e dei miei amici,che più felici di me mi precederono nella morte: io continuerò, secondo ch'è dato al mio povero ingegno, a onorarti come posso e devo; ma tu, o Popolo, ricompensami con lo starti unito, col non fareil mio nome bandiera di fazioni e di tumulti. Io te ne scongiuro per la mia fama e più per la tua. Anche tu fosti accusato, e devi mostrare che lo fosti a torto, a nessuno secondo tra i Popoli italiani, e a qualcheduno primo.Le petizioni offrono mezzi legali per manifestare i voti, e tôrre d'inganno il Governo: — attienti a queste.»«Vediamo se alle parole corrispondessero i fatti. FrancescoCostantino Marmocchi, mentre io stava prigione a Portoferraio, si oppose alla stampa nell'Albadi parole in mia difesa; io non solo dimenticai il malo ufficio, ma nelle elezioni di Dicomano lo purgai dalla calunnia, e lo feci eleggere Segretario al Ministero dello Interno. —Giovanni Sorbi, Tenente, o Capitano della Guardia Civica, che fu a prendermi nella notte dell'8 gennaio, promossi a Pretore di Santo Stefano, e credo che vi sia tuttora; e perchè tutto restringa in uno, così rispondeva al Governo di Livorno, che mi consultava se avessi acconsentito a far pace co' promotori dell'8 gennaio: «Io ho dimenticato sempre tutto; e saranno prima stanchi di offendermi, che io di perdonarli.» Dispaccio telegrafico del 9 aprile 1849.69.In questo tempo chiesi facoltà di stampare un Giornale, e mi fu negata; a questo accenna la lettera, di cui si legge minuta a pag. 66 dei Documenti, n. 98, indirizzata al sig. Cons. Pezzella. Per intendere a dovere cotesto Documento, si avverta che successe in quel torno una baruffa sanguinosa tra fornaj; e imatti avversariipropagavano, nè più nè meno, che travestito da fornaio io avevo aizzato la gente a ferirsi, eforseaveva ferito io stesso! — Inoltre, un pazzo furioso irrompendo fuori di casa incontra un soldato e lo uccide, altri ferisce, e imatti avversariiraccontano sul serio, che io ho spinto il pazzo ad uccidere. Cose incredibili sono queste, e non pertanto vere! Mentre era Ministro, moltissime persone s'interposero per la grazia dei due fornaj feritori già condannati, uno dei quali ricordo che si chiamava Morgantini. — La grazia fu negata.70.Partendo scriveva questa lettera:«Signor Silvio Giannini.Persuaso che la mia presenza somministrerebbe alla città pretesto di collisione, per la quale essa avrebbe a pentirsene e vergognarsene poi, io, come ogni dabbene cittadino deve fare, cedo alla invidia, e mi allontano. Partendomi col corpo, io lascio i miei affetti entro un paese che mi costa tanti sagrifizii e tanti dolori; — e con sincero animo gli auguro tempi felici, menti più giuste, ed uomini che possano amarlo molto meglio di me.La reverisco.Affez.D. Guerrazzi.»71.Corriere Livornesedel 28 agosto 1848.72.A pag. 46, n. 77, dei Documenti, occorre la minuta della mia lettera mandata ai Membri del Municipio, e ai componenti la Camera di Commercio, dove io dico loro: «Voi sapete, che quattro voltechiamato dalle Commissioni, dal Municipio, e dalla Camera di Commercio, mi astenni dal venire a Livorno, parendomi la città nostra contenesse copia di ottimi cittadini capaci di condurla traverso ogni più duro caso. Non potei resistere all'ultima,perchè avrei dimostrato ostinazione somma, e poco affetto a chi mi ama.» La riporteremo in seguito per intero.73.A pag. 151 e seg. dei Documenti dell'Accusa trovo la narrazione di questi successi esattissima; non si dichiara se scritta o no di mio carattere; comunque sia, io non posso che ratificarla pienamente.74.«La Camera di Commercio, di consenso col Popolo adunavasi, e di unanime accordo quattro negozianti partivano per Firenze onde dimandare s'inviassero a comporre le cose di Livorno il generale Don Neri Corsini e il deputato Guerrazzi. La Deputazione è partita. Il Governo pensi alle conseguenze, se ricusa questa ultima prova della longanimità del Popolo.» — (Corriere Livornese,4 settembre 1848.)75.Che fosse impresa da pensarci due volte, e poi non farne nulla, lo dichiara la seguente lettera, la quale io mi conduco a pubblicare con repugnanza, conciossiachè io dubiti forte porgere indizio di scarsa modestia, se non mi assicurasse la speranza, che le angustie in cui verso varranno a scusarmi presso i cortesi. Però nel riportarla mi corre l'obbligo avvertire, che lo scrivente mosso da patria carità, forse anche da voce più autorevole della mia, poco dopo lasciati consorte, e prole amatissime e amantissime, e i dolci riposi della villa e i cari studj, accorse anch'egli a travagliarsi a benefizio di quella terra, che ama, ed onora pur tanto.«Amico carissimo,«Comunque i doveri di famiglia resi più solenni da qualche mese di assenza al Campo, non mi abbiano concesso di condurmi a Livorno per assumere l'ufficio del quale mi onorasti, io te ne protesto la mia gratitudine, e ne vado lieto per l'unica ragione che la carica affidatami mi è prova della tua leale amicizia.«In ogni circostanza io ti corrisponderò con pari affetto, e nel mio nulla se posso giovarti, adoprami; e (poichè anco i grandi uomini non sdegnano ascoltare talvolta il parere dei piccoli) non ti sia molesto se ti suggerisco d'essere cauto, perchè a mio avviso ardua è l'impresa, e gravissimo è il fardello a cui ti sobbarchi; vero è peraltro che ogni rovescio ha il suo diritto, e che se col tuo ingegno, e con la tua influenza perverrai a ricomporre cotesta sconvolta città, sarai ben largamente ricompensato col saluto non perituro di Padre della Patria.«Addio, conservami la tua amicizia e credimi per sempre,«Crespina, 11 settembre 1848.«Tuo affez. amico«L.Fabbri.»76.«Ieri sera circa le ore 10 giungeva con la Deputazione livornese il Guerrazzi. La carrozza era seguita da una quantità di Popolo fino al Palazzo Comunitativo, ove il Guerrazzi trattenevasi a conferire con alcuni membri della Commissione fino a mezza notte. — Stamattina mentre il Guerrazzi si recava al Palazzo del Municipio una grande moltitudine si è affollata su i suoi passi applaudendo, nè si è disciolta, finchè egli non si è mostrato al terrazzo ove ha detto poche e severe parole: — non doversi applaudire gli uomini, ma gli onorevoli fatti; gli applausi alle persone non essere degni di Popolo libero, ma segno di schiavitù; essere egli venuto come cittadino a conferire con cittadini su i modi di ricomporre le cose nostre, e di ristabilire in Livornol'ordine e la quiete, che vi erano prima; — stessero tranquilli, nè disturbassero con clamori coloro, che si occupavano pel pubblico bene, e di cose richiedenti tranquillità e maturità di consiglio. Un bravo unanime ha accolto i suoi detti, e il Popolo si è dissipato. —«Indi a poco nello stesso palazzo, dietro convocazione diun priore del Magistrato, si sono adunati la Camera del Commercio, il Corpo dei Legali, la Ufficialità della truppa di linea, della Civica, parecchi delegati dei possidenti e dei Medici, alcuni membri del Clero, e tre popolani di ogni quartiere, onde avvisare ai mezzi idoneiper ricondurre la pace in Livorno e ristabilire l'autorità governativa.» — (Corriere Livornesedel 5 settembre 1848.)77.«Cittadini! Commosso dai casi della Patria, io mi riduco fra voi. È un semplice cittadino, che ritorna in famiglia per provvedere in comune al pubblico bene. Tento indagare le cause dei fatti, ascolto i desiderii, leapprensioni, i voti vostri, e persuaso che ormai sarannoconformi a giustizia, io mi sforzerò che vengano esauditi. Confido nella temperanza vostra, enella benevolenza che il Principe professa avervi portata sempre, e tuttavia portarvi, e in Dio, che illumina il cuore degli uomini, onde, ogni discordia sopita, attendiamo con voleri uniti e forze concordi alla difesa della Patria comune ec. ec.«Livorno, 5 settembre 1848.«Guerrazzi.»78.Convenzione del 4 settembre 1848 fra il cavaliere generale Torres, tenente colonnello Reghini, ed altri ufficiali.La Convenzione è intitolata così: — «Convenzione tra il signor Costa Reghini tenente colonnello delle truppe attive toscane, attuale comandante della Fortezza di Porta Murata, e il cavaliere generale Torres comandante della forza armata popolare in Livorno.» Firmavano: «Torres cavaliere generale. Costa Reghini tenente colonnello. A. Alieti capitano. D. Ulacco capitano di artiglieria. F. Porciani, e L. Romei capitani.»«Torresframmischiandosi col Popolo la sera del 3 era stato acclamato da quelli che lo ascoltavano, come capo, e direttore della forza armata. Egli presentavasi alla Commissione e annunciandosi eletto dal Popolo si offriva a organizzare e a dirigere gli armati. La Commissione verbalmente gli confermava il mandato. — Ma ieri mattina essa si dimetteva in seguito di una scena cui diè luogo lo stesso signor Torres nella sala del Palazzo Comunitativo ove si recò seguito da una turba di Popolo ec. ec.» — (Corriere Livornesedel 5 settembre 1848.)Così questo Torres col quale gli ufficiali capitolavano, a cui le Fortezze si consegnavano, le commissioni cittadine cedevano, da me inerme era costretto a sgombrare la città..... e l'Accusa dignitosa e schietta par che dubiti avere io aizzato cotesti moti.In certa pubblicazione intitolata:Storia del Processo politico di F. D. Guerrazzi, stampata in Firenze presso Mariani, si dice: che bandii di Toscana il signor Torres quando fui membro del Governo Provvisorio; è errore: lo feci accompagnare ai confini due volte mentre governavo Ministro di S. A. (Vedi Dispacci telegrafici del 23 dicembre 1848.) — Mi duole, che cotesta Storia fino dalla prima pagina appaia gremita di falsità; così io non capitanai le Deputazioni livornesi che venivano spesso a Firenze, ma venni una sola volta, il 6 settembre 1848. Prego i Compilatori a studiare migliore esattezza, chè la materia lo merita.79.La petizione presentata dall'Abate Zacchi e da Vincenzo Malenchini deputato, riguardava: 1º Opera efficace per la guerra. 2º Guardia Civica ricomposta. 3º Prezzo del sale diminuito. 4º Pensioni ridotte. 5º Migliorie alla Marina. 6º Tariffe giudiziarie diminuite. — Corriere Livornese, 30 agosto 1848. Si riporta eziandio nei Documenti dell'Accusa, a pag. 675.80.Nel Municipio di Livorno ha da trovarsi una Deliberazione, che giustifica come se qualche irregolarità avvenne e' fu a cagione della pressura popolare. Fabbri era Gonfaloniere, e però deve appartenere alla seconda metà del mese di settembre 1848. Ho mosso domanda per averla con le altre, che mi riguardano, per difendermi dalla improntissima Accusa; ma senza superiore permesso non mi si possono dare, e il superiore permesso peranche non viene; e poi dicono: difendetevi!81.«Stamane, 6 settembre, un altro Popolano ferito dalla esplosione delle polveri presso il Calambrone è stato portato a questo ospedale. Questa notte tre dei feriti portativi ieri sera sono morti. Sei altri rimasero morti alla Polveriera.» — (Corriere Livornese del 6 settembre 1848.)82.Corriere Livornese, 6 settembre 1848.83.Corriere Livornese, 6 settembre 1848.84.Duolmi non ricordare il suo nome; ma il colonnello Reghini potrà nominarlo.85.È debito di riconoscenza avvertire, che sopraggiunse in fretta mezzo spogliato Antonio Petracchi per acquietare cotesti arrabbiati. Non si creda poi ch'egli fosse uomo ligio a me: all'opposto, egli crebbe per favore dei partigiani del Ministro Ridolfi,e fu di quelli che vennero ad arrestarmi nella notte dell'8 gennaio. Io poi dico questo non per rancore che serbi contro di lui (Dio me ne guardi), ma perchè penso che gli possa giovare.86.Corriere Livornese, 20 settembre 1848.87.Corriere Livornese, 7 settembre 1848.88.Deliberazione con la quale si sopprimono tutte le Commissioni per ordine del Ministero.«Adunati servatis servandis«Gl'Illustrissimi SignoriGonfaloniere e Priori, componenti il Magistrato della Comunità di Livorno in numero sufficiente di otto per trattare etc.«Il Magistrato ha intesa in primo luogo l'intiera Lettura di un Rapporto in data di questo stesso giorno presentato dai Signori Avvocato Francesco Domenico Guerrazzi ed Antonio Petracchi Priori aggiunti a questo consesso. Quindi tornando a esaminare le singole proposizioni in esso contenute le ha ammesse nel modo e nell'ordine che appresso.«Proposizione prima. — Le Commissioni instituite dalla Commissione Governativa Provvisoria di«1. Finanza e Annona.«2. Guerra.«3. Lavori Pubblici.«4. Sicurezza Pubblica.«si ringraziano come quelle che hanno benemeritato della Patria, ed avendo pienamente soddisfatto al loro scopo si sciolgono. — Girato il Partito è tornato vinto ad unanimità di voti favorevoli.«Proposizione seconda. — La Commissione di Pubblica Sicurezza come necessarissima per l'assenza da Livorno delle Autorità ordinarie si mantiene; e in quanto occorra si rielegge ex-integro sempre provvisoriamente dal Municipio. — Approvata con Partito di voti favorevoli ad unanimità.«Proposizione terza. — La Commissione Governativa Provvisoria installata per urgenza rimane sciolta. — Approvata ad unanimità di voti favorevoli.«Proposizione quarta. — Il Municipio elegge una Commissione esecutiva dal proprio seno e le commette di provvedere con tutti i mezzi contemplati con Dispaccio Ministeriale del 6 settembre corrente per consolidare e mantenere la quiete nel Paese, nello stato normale di ordine, e specialmente organizzare la Guardia Provvisoria, e la Guardia Municipale, non meno che disimpegnare gli affari occorrenti alla giornata sempre di concerto col Municipio; ben inteso che quando si tratti di pubbliche azioni sieno queste discusse e deliberate dal Municipio nel modo consueto per essere poi mandate ad esecuzione dalla Commissione eligenda dal seno del Municipio stesso. — Approvato con Partito unanime di voti favorevoli.«Proposizione quinta. — Tutti i Dispacci che riceverà il Municipio saranno partecipati immediatamente alla Commissione esecutiva, onde provveda e risponda al Municipio, e da questo sia la risposta trasmessa nelle forme al Ministero, o a cui altro di ragione. — Approvata con Partito unanime di voti favorevoli.«Disponendosi ora la Civica Magistratura ad eleggere i due Soggetti che dovranno comporre la Commissione esecutiva Provvisoria, il Signor Luigi Baganti f. f. di Gonfaloniere ha nominati i Signori Avvocato Francesco Domenico Guerrazzi e Antonio Petracchi, ambedue appartenenti alla Magistratura; e mandati separatamente a Partito questi due Nomi, è stato ritrovato che ciascuno di essi aveva riportati i voti favorevoli ad unanimità.«Passando finalmente le SS. LL. Illustrissime alla elezione della Commissione Provvisoria di Sicurezza, il prelodato Signore Baganti ha proposto i seguenti Soggetti estranei al Corpo Magistrale:«1. Malenchini Dottor Tito.«2. Poli Dottor Adriano.«3. Adami Dottor Giovan Salvadore.«4. Lambardi Dottor Emilio.«E detti quattro Soggetti mandati separatamente a Partito è stato ritrovato che ciascuno di essi aveva riportati voti favorevoli otto, contrarii nessuno.«Per copia conforme etc.«Pel Gonfaloniere«L. Bagantif. f.«Il Cancelliere«J. Ceramelli.»89.Quando questa Deliberazione fu disfatta non so; rammento solo, che fu fatta il 9 settembre 1848.90.Deliberazione per determinare i limiti entro ai quali doveva restringersi l'autorità della Commissione esecutiva.«Seduta del 12 settembre 1848.«Adunati servatis servandis«Gl'illustrissimi signori Gonfaloniere, e Priori componenti il Magistrato della Comunità di Livorno, in numero sufficiente di otto per trattare:«La Commissione Municipale esecutiva onde bene conoscere la latitudine del suo mandato, ha fatto istanza che venga circoscritta la sfera delle sue attribuzioni.«In conseguenza di ciò il Magistrato ha stabilito:«1º Si confermano le attribuzioni conferitele nelle precedenti deliberazioni.«2º Le si dà facoltà piena d'impiegare persone che reputerà più adatte consultando i Parrochi di ogni Cura, non meno che ad adoperare i mezzi più opportuni per eseguire la costituzione della Guardia Municipale, e la ricostituzione della Guardia Civica in conformità delle cose deliberate.«3º Però tutte le pubblicazioni ed avvisi devono farsi a nome del Municipio in unione della Commissione esecutiva Municipale e delle persone aggiunte.«4º In quanto alle spese occorrenti, la Commissione esecutiva Municipale, in unione al signor Francesco Bombardieri delegato a questo ufficio per quello che concerne la Guardia Civica, avrà ricorso alla cassa del Municipio, e per quello che spetta alla Guardia Municipale si dirigerà al Commissariato di Guerra e Marina.«E quanto sopra approvato per voti favorevoli otto, contrarj nessuno.«Per copia conforme ec.«Visto.Il Gonfaloniere.«Il Cancelliere«J. Ceramelli.»91.«L'Ordinanza sulla Guardia Civica Provvisoria, approvata in genere, se siamo bene informati, avrebbe incontrato la superiore disapprovazione in alcuni particolari, che a noi sembrano d'importanza minima. Si crederebbe lesa la prerogativa Reale, per la nomina degli ufficiali superiori, ec. ec.; ma questa Guardia Civica nuovamente organizzata per ricondurre la quiete e la pace nella città, non si chiama e non è provvisoria? Dovendosi essa in tutta fretta costituire pel pronto ristabilimento dell'ordine, come si poteva seguire scrupolosamente le tracce del Regolamento del settembre, — adempiendo le lunghe formalità delle nomine? — Ogni buon cittadino di Livorno sa che qualunque grado sia per ottenere dal voto de' suoi concittadini nella nuova Guardia Provvisoria sarà provvisorio. Egli sarà pronto a tornare semplice soldato della milizia cittadina, appena il Principe, valendosi delle prerogative che la legge gli accorda, nominerà gli ufficiali di cui gli spetta la scelta.«Insomma quello che fu fatto provvisoriamente, e per urgenza, noi crediamo non possa in alcun modo redarguirsi, nè offendere minimamente le leggi e la regia autorità. E ripetiamo: i provvedimenti adottati dal Municipio e dalla Commissione hanno rassicurato gli animi, hanno ristabilito in Livorno la pace, e la fiducia reciproca.» — (Corriere Livornesedel 12 settembre 1848.)92.«I signori Torello Borgheri ed Eugenio Pignatel si recarono ieri a Firenze come Deputati della Camera del Commercio per chiedere, che sieno toltefinalmentedi mezzo queste cause del pubblico malcontento tanto dannose agl'interessi della nostra città.» — (Corriere Livornesedel 13 settembre 1848.)93.«La Camera di Commercio penetrata ogni dì più della causa della nostra città, — onde testimoniare pubblicamente in qual concetto ella tenga i provvedimenti adottati per l'ordinamento della cosa pubblica si è impegnata a sopperire alla metà della spesa richiesta al mantenimento della Guardia Municipale, ed ha già messo a disposizione del Municipio L. 7000 pel primo mese.» — (Corriere Livornesedel 12 settembre 1848.)94.Egli è proprio un miracolo se nelle frequentirazzia(e lo dirò in arabo perchè le sono cose da Beduini) fatte sopra le mie carte se ne potè salvare qualcheduna, che porga lume in questa materia. Ecco tre documenti, che consacro ad Apollo liceo, come pei Pastori di Arcadia costumavasi quando salvavano l'agnello dalla bocca del Lupo.1ºLettera diretta ai signori del Municipio, dimostrativa gli ostacoli sconsigliati opposti dal Ministro dello Interno ai partiti di Polizia da me suggeriti e fatti adottare.«Illustrissimi Signori,«Ci ha recato maraviglia non piccola la Ministeriale comunicataci dalle VS. Illustrissime intorno ai partiti che abbiamo dovuto prendere onde tutelare la pubblica sicurezza.«Certamente la mole delle faccende fu colpa dell'oblio di S. E. il Ministro dello Interno.«Noi e Voi, o Signori, nello arrestare persone sospette, pregiudicate, e in parte trasgressore dei precetti ricevuti, abbiamo proceduto non per vie eccezionali, ma in virtù della Legge del 26 novembre 1847, la quale, come si accenna nel Proemio, ha da durare fino alla pubblicazione del regolamento organico di Polizia.«Le attribuzioni da noi adoperate si contemplano nello Art. 2 della allegata Legge.«La pratica poi viene in conferma di quanto affermiamo, imperciocchè dai Protocolli della Delegazione di San Marco consideriamo una serie non interrotta di processi e di risoluzioni di simile natura con le quali — per misura di prevenzione reclamata dalle loro pregiudicate qualità — furono condannati parecchi individui a dimora coatta di 4, 6, 8 mesi, e allo esilio per 3, 4 e 6 mesi, con la comminazione trasgredendo di reclusione nella Casa di Forza di Piombino.«Egregiamente commetteste la compilazione dei processi alle Cancellerie dei Delegati di Governo, così ordinando l'Art. 9 della rammentata Legge.«Solo rimanevaci il dubbio se per l'Art. 1, la Commissione preposta a conoscere e deliberare intorno cotesti fatti avendosi a comporre del Governatore e degli Assessori legali, essendosi dispersa, in Voi risiedessero le facoltà alla medesima conferite: ma siccome ripensandovi sopra, le facoltà tutte governative troviamo essere a VS. partecipate, e considerando ancora che il provvedimento di cacciare via dalla città uomini perversi e rotti ad ogni maniera di delitti è legge suprema di sicurezza, così noi vi preghiamo avvertire S. E. il Ministro che voglia coadiuvarci con tutti i nervi nelle misure che saremo per prendere.«Il ristabilimento dell'ordine è a questi patti, e andiamo sicuri che nella sua alta perspicacia il Ministero sarà per accettarli.«Ci valghiamo poi della occasione per richiamare la grave avvertenza del Ministero intorno alla necessità di vestire presto la Guardia Municipale: temiamo che abbia a perdere della rispettabilità sua; e consumata anche questa forza noi riusciremmo poveri di consigli e non sapremmo a che cosa ricorrere; — e intorno allo altro fatto del cacciatore a cavallo Berni: queste mene perniciosissime non possono tollerarsi, e mantengono sempre vivo lo Stato di suspicione del Popolo contro il Governo, che noi tutti ci affatichiamo con indefesse cure sopire. Tanto per governo delle SS. VV. Illustrissime, mentre ci confermiamo«Livorno, 26 settembre 1848.»2ºLettera al Commissario di Guerra intorno alle sofisticherie ministeriali per le spese della Municipale.«Illustrissimo Signore,«Le accludiamo lettera del capitano Roberti, e le facciamo osservare che S. E. il Ministro dello Interno avendo consentito a pagare la Guardia Municipale è venuto implicitamente a consentire il pagamento delle spese accessorie. Ora se il pagamento del soldo è appoggiato al Commissariato, come razionalmente deve non appoggiarsegli la soddisfazione di queste altre spese? Per l'amore di Dio non creiamo altre difficoltà, che noi ci anneghiamo dentro. Letto che l'abbia si compiacerà ritornarmi il foglio Roberti.«Le recheranno la presente due ufficiali che vogliono foglio di rotta, e paga per ripartire. Con Ministeriale di stamane S. E. il Ministro dello Interno concede al Municipio sussidiare tutti i Volontarj che tornano a casa entro i limiti del bisogno, per rivalerci sopra il Governo.Per iscansare inutili giri, e poi perchè noi non vogliamo maneggiare danari, e finalmente perchè poco adatti a distinguere quello che si meritano, reputiamo prudente inviarli immediatamente a VS.«E con vera stima ci confermiamo«Livorno, 27 settembre 1848.»3ºLettera al Gonfaloniere relativa alle compagnie dei ladri, e alla insufficienza delle misure dal Ministero prescritte. Raccomandazione a non attraversare. Fiducia della classe commerciale al Governo; imprestito offerto al 4 per %.«Illustrissimo signore Gonfaloniere,«Si compiacerà avvertire S. E. il Ministro dello Interno che in quanto alla prima parte del suo Dispaccio ci referiamo alla nostra di ieri; e di più aggiunga come valendoci dei pochi mezzi che stanno in potestà nostra noi eravamo giunti a penetrare come s'intendesse comporre in Livorno una compagnia di ladri giovandosi dello scompiglio che immaginarono crescente. Ora in così grave emergenza la misura indicata nella Ministeriale non basta, sia perchè la nostra Guardia Municipale è scarsa e insufficiente a tanta faccenda, sia perchè si tratta dovere procedere con gente audacissima e capace di ogni estremo partito.«Noi che stiamo sul luogo, conosciamo la materia e imploriamo che ci lascino fare, sempre che le disposizioni che saremo per prendere non si allontanino dalla legalità, e fin qui ci sembra avere dimostrato che non ce ne siamo dipartiti. Bisogna allontanare questi facinorosi dalla città. Per le altre cose tutte parci bene quanto ci suggerisce la Ministeriale, e sarà osservato con diligenza. Pensiamo che giovi eziandio avvertire il Ministro come le cose procedano di bene in meglio, e della fiducia riposta nell'attuale Governo dalla classe commerciale, e della carità patria mostrata in sovvenirci in tanta strettezza di danaro al modico cambio del 4 per %, e questo ne sia pegno della opinione di sicurezza che impera quaggiù. E con questo la riveriamo.«Li 27 settembre 1848.»95.Corriere Livornese, 18 settembre 1848, e numeri antecedenti; Atti del Municipio.Corriere Livornese, 5 settembre 1848. «Le nostre osservazioni non sono dirette contro l'ottimo Principe, ma contro i Ministri che sono responsabili del linguaggio che gli fanno tenere.»Corriere Livornese, 6 settembre 1848. «Il Guerrazzi non prendendo consiglio che dal suo cuore, e desiderando vedere pacificata la sua patria, mostrò i mali di una divisione di Livorno dalla Toscana, separò la causa del Principe da quella del suo Ministero, invocò il sussidio della Religione.»96.Corriere Livornese, 12 e 16 settembre 1848.«Per buona ventura, se il Principe non trovava a Pisa le armi dei cittadini, che vi aspettava, vi trovò ilrispetto, e lo amore dei suoi sudditi, il quale non gli verrà meno giammai, perchè tutti sanno che egli non può nè deve corrispondere degli sbagli dei suoi Ministri.Crediamo poi, che la bontà e la clemenza di questo nostro Principe siatanto elevata e grandeda non limitarsi alla disapprovazione dello abuso del potere, ma sibbene anche da renunziarepiuttosto al diritto della sua sovranità prima di ordinare lo spargimento di nuovo sangue cittadino.Il Principe e il suo Governo, sempre sotto le medesime formule, e con la stessa religione promettono non inviare forza alcuna contro la nostra città..... ilnostro Principe piange il suo scettro intriso di sangue contro la sua volontà, e contro ai suoi ordini.»97.Corriere Livornese, 12 settembre 1848.«Un nome soloconosce ed onorala Italia fra tutti quelli che compongono il Ministero attuale, quello diGino Capponi....La dignità del Principe, e la salute della Nazione richiedono che..... si conservi il soloCapponi.....Nonostante non lo crediamo, riuscendoci acerbissimo supporre che un Ministero il quale assume il titolo da unGino Capponiabbia ordinato si mitragliasse una città innocente.»98.Parole del Ministro dello Interno.99.Vedi Relazione officiale diretta al Ministro dello Interno il 28 settembre 1848 dai signori Tartini, Bandi, e Duchoqué.-(Documento dell'Accusa pag. 677.) «Il signor Guerrazzi, cercato e interpellato, emise la sua opinione, ma offerse accompagnare gl'inviati del Governo, dichiarandosi pronto a parteciparne le fortune. Ciò è taciuto nel Rapporto.» — (Corriere Livornesedel 30 settembre 1848.)100.Vedi lettere del Montanelli nei Documenti dell'Accusa, a pag. 16.101.Vedi Documenti dell'Accusa, a pag. 36, 39, 679.102.Vedi Documenti dell'Accusa, a pag. 679.103.Vedi Documenti dell'Accusa, a pag. 30.104.Fra i Documenti dell'Accusa, pag. 679, trovo questo Manifesto.«Amici e Fratelli.«Le vostre domande furono soddisfatte. L'oblio con la formula completa da voi desiderata venne concesso. I poteri eccezionali gittati come un velo sopra la faccia della Libertà, saranno tolti per non rinnovarsi mai più.«Io spero che voi abbiate così meritato ottimamente della Toscana, e quella ve ne sarà grata.«Io mi allontano da questa amatissima terra con la persona; col cuore rimango fra voi. Avrete a governarvi Giuseppe Montanelli, nome caro ai buoni; per detti e per fatti bello ornamento della Patria. Amatelo, riveritelo. Se voi avete fiducia in lui, com'egli ha fiducia in voi, la opera della quiete dignitosa e con sicurezza sarà confermata; opera alla quale non io, ma la bontà, la temperanza, e la egregia indole vostra tanto potentemente hanno contribuito. Addio.«Livorno, 4 ottobre 1848.«F. D. Guerrazzi.»105.A questo accennano l'espressioni della lettera del sig. Gonfaloniere Fabbri del 9 ottobre 1848 stampata a p. 23 nei Documenti dell'Accusa: «Sto preparando cosa, che ti sarà gradita; adesso non voglio dirti nulla....» Nel medesimo Documento occorre quest'altro periodo: «dimani comunicherò ai miei Colleghi la tua lettera, e sono certo che sarà da loro bene accetta tanto per la suaforma materiale, che spirituale.» Il sig. Gonfaloniere, richiesto, mi aveva fatto sperare copia delle Deliberazioni del Municipio di Livorno che mi riguardano, e le lettere private a lui stesso dirette, onde me ne valessi nel presente bisogno; — mi duole che non abbia potuto mandarmi queste carte per difetto di superiore permesso.106.Documenti, pag. 9.107.Monitoredel 6 febbraio 1849.108.Però importa avvertire in proposito, che se il Ministero mi avesse lasciato in Livorno, nè vi sarebbe venuto Montanelli, nè la Costituente sarebbe stata bandita, il Ministero approvante.109.Vedi Documenti dell'Accusa, pag. 456. Dispaccio telegrafico del Gonfaloniere di Livorno al Ministero.110.L'Accusa sembra ritenere autore il Montanelli dell'articolo stampato nellaItalia; anche in questo s'inganna: esso appartiene a certo Professore della Università di Pisa, di cui taccio il nome per amore di pace.111.Vedi Documenti dell'Accusa, a pag. 899.112.«Giuseppe Massari si recava a visitare per sè, e per parte di Vincenzo Gioberti, il nostro concittadino F.-D. Guerrazzi il quale si affrettò a recarsi da lui...» — (Corr. Livornese, del 25 Maggio 1848.) — Per avventura il signor Massari veniva a visitarmi mosso dal desiderio medesimo, che conduce quei strani cervelli degl'Inglesi a vedere Gasparone in Civitavecchia? — Avverta, che io conservo il suo biglietto lasciato sul mio banco, me assente, dettato di cortesi parole quali il signor Massari sa usare allorchè di tratto in tratto lo prende vaghezza di mostrarsi onesto, e gentile.113.Io non ricordo tutte le persone presenti alla conferenza narrata; in nome della onestà le prego a mostrarsi per renderne testimonianza.114.Seduta del dì 13 ottobre 1848.«Adunati servatis servandis«Gl'Illustrissimi Signori Gonfaloniere, e Priori componenti il Magistrato della Comunità di Livorno, in numero sufficiente di sei per trattare:«Essendosi questa mattina adunata sotto il Palazzo Comunitativo una quantità di Popolo con bandiere e tamburi, unitamente alla Banda Civica, ed avendo presentato un Indirizzo del seguente tenore:(Qui è riportato l'Indirizzo del Popolo.)«Il Municipio adunatosi per urgenza,«Considerando essere indispensabile al bene del paese e dell'intiera Toscana, che il nuovo Ministero sia composto di uomini adattati ai tempi ed aventi la pubblica fiducia;«Considerando che il Popolo di questa città accenna il desiderio che sieno eletti a detto ufficio l'attuale nostro Governatore Montanelli e l'Avvocato Guerrazzi;«Considerando che mentre da un lato il Municipio ritiene essere prerogativa Regia la nomina dei Ministri, e che conseguentemente la loro Elezione deve emanare dall'animo del Principe, dall'altro lato ravvisa che senza offendere la detta prerogativa potevasi rappresentargli il voto del Popolo;«Perciò Delibera:«Di accogliere l'Indirizzo succitato del Popolo comesemplice espressione di un desiderio, e di farsi organo, onde tale manifestazione pervenga all'Ottimo nostro Principe.«E quanto sopra è stato approvato ad unanimità.«Per Copia ec.«Il Gonfaloniere«Avv.L. Fabbri.«Il Cancelliere«J. Ceramelli.»115.Prova manifesta che quantunque benevole le disposizioni a favor mio, per certo da me non provocate, non avrebbero avuto virtù di costringere persona, ha pure registrata nel suo volume l'Accusa. Parte del Municipio invitando il Governo a mandare Governatore in Livorno sollecitava in nome del Popolo cotesto ufficio per me; il Ministero ricusò; io mi partii da Livorno, e Montanelli fu accolto. I Documenti a pag. 679 narrano così: «Questa mattina (4 ottobre, 11 ant.) sono stati affissi per tutte le contrade della città proclami stampati che esprimevano unvotoperchè Guerrazzi fosse eletto Governatore, Montanelli Ministro. È tornata la Deputazione da Firenze, ma le risoluzioni che ha portato non sono state dipienasoddisfazione, giacchèalcuni del Popoloche amano Guerrazzi avrebbero voluto vedere in qualche modo ricompensate lesue tante cure pel bene di Livorno.... — In Piazza vi sono grandi attruppamenti di Popolo attendente che venga affissa la officiale risposta portata dalla Deputazione; non so come verrà accolta;forse il Popolo si calmerà, e sacrificherà alla quiete del paese l'uomo da lui amato, ed in cui aveva riposta grande fiducia. — (Ore 3 pom.) Guerrazziè già partitoalla volta di Firenze lasciando uno addio al Popolo, ch'è stato affisso in istampa per tutti i canti e che t'invio. Questa repentina partenza ha fatto molta sensazione. Intantogli scritti aumentavano per le vie, tutti esprimenti il desiderio, che Guerrazzi fosse eletto Governatore ed il Montanelli Ministro. — (Ore 4 pom.) Il Gonfaloniere..... ha detto, che la Deputazione tornata da Firenze portava l'annuenza del Governo a tutto quanto domandava la città, tranne però la nomina del Guerrazzi a Governatore. — Il Gonfaloniere ha quindi dimostrato la necessità di accettarlo (il Montanelli),ed il Popolo ha aderito.»

1.Decreto del Tribunale di Prima Istanza di Firenze, Turno Correzionale, Camera di Consiglio del 1osettembre 1851.

2.Plutarco,Vita di Focione, volgarizzamento di G. Pompei.

3.De la Justice politique, p. 49 e seg. Bruxelles 1830.

4.Storia d'Inghilterra, cap. 67, tom. 8, p. 261. Capolago 1827.

5.Feci istanza onde fosse concesso al mio difensore di esaminare i documenti della mia Amministrazione; la Corte Regia rigettò la istanza.

6.Gazzetta di Firenzedel 18 ottobre 1848.

7.A chi usa specolare sopra gli avvolgimenti politici gioverà mettere in confronto la dottrina del Lamartine con quella del Metternich intorno ai governi costituzionali; quella del primo consiste nel sostenerli transito alla Repubblica; il secondo opina, che sieno aberrazione di Popoli, che poi si quieta nel ritorno al principio dell'autorità; per la quale cosa di ambedue coteste sentenze prevalendosi i partigiani del dispotismo dicono: nel concetto del Lamartine le Costituzioni pericolose, in quello del Metternich inutili. Ma il dispotismo ormai non può reggere se non a patto di oscurare lo intelletto, e al punto stesso ingrassare il corpo. I soli comodi della vita promossi, e sia pur quanto vuoi, non basterebbero allo uopo, perchè nonsolo pane vivit homo, e uccidere dall'altra parte la vita dell'anima è impresa quanto disperata altrettanto iniqua. Però ho messo questo per via di esempio, chè per me credo il dispotismo incapace di comprimere la intelligenza, e ampliare le sostanze dei Popoli anche disgiuntamente. Io vorrei (ma non lo spero) che le mie parole ottenessero fede: chiunque taglia il pedale delle Costituzioni si aspetti a vedere crescervi sopra il pollone della Repubblica..... e questo è sicuro.

8.VediIndirizzo della Emigrazione lombardadell'8 febbraio 1849.Monitore, 12 febbraio 1849. — «Nella stessa adunanza (13) fu pure discusso e approvato il progetto di regolamento per la nuova istruzione militare, di cui tenemmo parola qualche giorno fa. Omai questa istituzione non è più solo un desiderio, ma sarà tra breve un fatto. Le sottoscrizioni raccolte bastano già a dare guarentigie della sua attuazione.»Costituente Italiana, 14 gennaio 1849.

«AVVISO PER L'EMIGRAZIONE.

«In relazione alle deliberazioni prese oggi dall'Emigrazione, il Comitato dirigente per l'associazione militare invita tutti gli emigrati qui dimoranti all'adunanza, che si terrà nel locale del Circolo Popolare giovedì giorno 8 del corrente mese di febbraio ad un'ora pomeridiana per eleggere il Comitato Elettorale dell'Emigrazione, incaricato delle operazioni relative alla nomina dei Deputati dell'Emigrazione stessa alla Costituente Italiana.

«Firenze, il giorno 6 febbraio 1849.»

(Costituente Ital., 7 febbraio 1849.)

9.Vedi Istanza del 17 febbraio 1849.Monitore, 24 febbraio 1849.

10.VediGazzetta di Firenze, 31 agosto 1848.

11.Gazzetta di Firenze, Supplemento, 31 luglio 1848.

12.Samuele, I, e. X, v. 12.

13.Gazzetta di Firenze, 24 agosto 1848.

14.Gazzetta di Firenze, del medesimo giorno.

15.Gazzetta di Firenze, del medesimo giorno.

16.Discorso del Presidente dei Ministri,Gazzetta di Firenze, 29 agosto 1848.

17.Proclama del Prefetto di Firenze del 7 ottobre 1848.

18.Ordine del Giorno del Ministro dello Interno del 7 ottob. 1848.

19.I Deputati nel 23 settembre 1848 vuotarono tutti la sala, ma nell'8 febbraio 1849 ve ne rimasero molti anche del centro.

20.Gazzetta di Firenze, 30 agosto 1848.

21.Gazzetta di Firenze, 6 agosto 1848.

22.Gazzetta di Firenze, 19 agosto 1848.

23.Monitoredel 16 decembre 1848.

24.Monitore, 8 gennaio 1849.

25.Seduta del Senato del 23 gennaio 1849.Il Conciliatore, giornale di Opposizione, così scriveva nel Nº del 6 gennaio 1849: «Intendiamo che in tempi di perturbazioni non a tutto può bastare il Governo; intendiamo che non sempre possa farlo tra noi, dove la organizzazione regolare della macchina governativa manca tuttora; intendiamo, che certi momentanei disordini sieno inseparabili dai beneficii che arrecano le libere instituzioni.» E meglio nel Nº del 13 gennaio: «In verità, quando ci guardiamo attorno, e domandiamo a noi stessi ov'è la forza, che in tanta dissoluzione possa essere nucleo di nuovi ordinamenti civili, mal sappiamo rispondere:tutto che di antico è distrutto, combattuto e deriso il nuovo.»

26.Chiamai fra gli altri, e invano, lo ispettore Checchi, il quale protessi dalle ire popolari quando l'antica Polizia fu distrutta, non ostante ch'egli per ragione di ufficio avesse dovuto recarmi molestia. Anzi gli scrissi lettera con la quale lo confortavo, se non erro, a ritornare al suo posto in Livorno.

27.Nel 4 febbraio 1849 soltanto fu composta la seconda compagnia della Guardia Municipale; nel passarla in rivista, e nel distribuire le medaglie (però che la formassero tutta combattenti reduci di Lombardia), fra le altre cose io diceva: «Solenne è questo giorno per la Patria, e per voi. Solenne, perchè la custodia della pubblica sicurezza in tempi difficilissimi viene alla vostra fede affidata. La insegna, che la Fortuna mi concede appendere sopra il vostro petto, albergo di cuore lealissimo, mi è certo segno che come sapeste con animo pronto e fermo volere difendere l'onore italiano contro i nemici esterni, così saprete con animo e voglie pari difendere contro gl'interni nemici l'ordine pubblico. — Voi siete nuovi in questo arringo; eppure da voi si domandano ad un tratto prove che appena si chiederebbero a persone per lunga pratica esercitate; e voi le darete, perchè grande è la fede vostra, grande la volontà egregia, e il bisogno della Patria grandissimo. Infinita è la fiducia che in voi ripongono i vostri concittadini: sappiatevela meritare.»Monitoredel 5 febb. 1849.

28.Vedi Discorso di Mariano D'Ayala nella stessa Seduta.

29.Vedi Atti governativi negati.

30.Un proposto di Laterina era di questi: fu trovato tenersi con molto scandalo in casa due donne, nè a verun patto anche dopo i monitorii del Superiore ecclesiastico volle licenziarle. Un frate di Viareggio ec. ec. Ma basti così. Vedi Atti Governarvi negati.

31.Atti Governativi negati.

32.Monitoredel 24 novembre 1848.

33.Monitorecitato.

34.«Uomini, che si vantano, e per avventura saranno almeno in parte, sviscerati della Indipendenza italiana, senza posa si affacciano alle nostre frontiere così terrestri come marittime, dichiarando volere accorrere ora in Lombardia, ora in Isvizzera, ora finalmente a Venezia per versare quanto hanno sangue in benefizio della Patria comune. Bellissimi proponimenti invero, che troppo spesso lasciano desiderare sieno susseguiti da non meno belle imprese, e cotesto continuo andare e tornare non è quello della spola del tessitore, però che invece di aggiungere filo alla trama dello Stato, lo consumino irreparabilmente.»Monitoredel 29 novembre 1848.

35.Monitoredel 28 dicembre 1848.

36.Requisitoria del Regio Procuratore generale, p. 7, § 23.

37.Nel 3 novembre a ore 12, minuti 45, ricevo l'annunzio dei tumulti portoferraiesi; nel 3 novembre a ore 3, minuti 30, rispondo: «Affliggono le nuove di Portoferraio. Si prendono provvedimenti per ricomporre cotesta città. IlGiglioè a Livorno? Risposta subito.» — A ore otto dello stesso giorno mi annunziano: «restituite le fortezze, le chiavi delle porte e delle polveriere; reintegrate le Autorità.» Ma il Sig. Manganaro è a Livorno il 4 novembre, e nonostante le nuove riassicuranti,Manganaro insiste per andare a Portoferraio. — Vedi Dispacci telegrafici del Governo del 3 al 4 novembre 1848.

38.Vedi Dispacci governativi negati.

39.Intanto, ecco come scriveva il Pigli a sua discolpa: «Circa le 23 ha avuto luogo una dimostrazione con tamburi e bandiere perfesteggiarela morte del Ministro Rossi. Da prima erano centinaia di popolani, e sono andati al Console Romano: da ultimo più migliaia, e sono venuti da me.Ho fatto il sordo ai ripetuti evviva. Il Capitano Roberti è salito;mi ha quasi obbligato mostrarmi al Popolo. Ho detto: il Ministro Rossi non era amato dalla Italia solamente pei suoi principii politici. Dio nei suoi arcani consigli ha voluto ch'egli cadesse per mano di un figlio dell'antica Repubblica romana. Dio custodisca l'anima sua e la libertà di questa povera Italia. —La dimostrazione si è sciolta subito. Si richiami il Roberti: egli l'ha pubblicamente approvata.» — Dispaccio telegrafico del 17 novembre 1848. — Dunque è manifesto, che Pigli costretto disse coteste parole; e che la dimostrazione gl'increscesse lo palesa il suggerimento di richiamare il Roberti, che l'approvò. — Io la ripresi acerbamente; la mancanza degli Archivii m'impedisce somministrare i documenti relativi; però dai Dispacci telegrafici resulta quanto le arringhe del Pigli mi turbassero. «Pigli, le tue parole dette al Teatro hanno sconcertato tutti; amico mio, tu sei buono, e rovini noi e il Paese.» Dispaccio telegrafico del 13 novembre 1848. — E più tardi, esortandolo a fare più parca copia di sua favella al Popolo, lo confortava a imitare la Rosa, la quale (io gli diceva)

Quanto si mostra men tanto è più bella.

Quanto si mostra men tanto è più bella.

40.Il Governo in cotesta occasione pubblicava il seguente Proclama. «Cittadini! Il Governo vuole che il Popolo domandi con modi civili, non violenti. —Gl'individui convinti di avere operate le violenze del giorno di ieri, saranno sottoposti all'azione ordinaria della Giustizia. A reprimere le violenze dei pochi deve bastare l'applicazione della Legge. Tornando vana la loro azione pel rinnuovarsi dei deplorabili eccessi, il Ministero, anzichè provocare un conflitto incompatibile con la fiducia di cui ebbe sì larghe prove, darà la sua dimissione.»

41.A Leigh Hunt portarono via il naso!

42.Discorso su la Finanza Toscana, comparso nelloStatuto.

43.Dispacci telegrafici del 22 novembre 1848, ore 5 minuti 35: «Qua sono state rotte le urne delle elezioni. Il tumulto è venuto su la Piazza di Palazzo Vecchio. Unadeputazione è salitachiedendo sospensione delle elezioni in Firenze, e che sieno posti inistato di accusa i due passati Ministeri. Questa deputazione ha ricevuto Mazzoni, e le ha rispostocon destrezza. Il Prefetto di Firenze aveva pubblicato un manifesto opportunissimo stamani mattina.» — Detto giorno, ore 5, minuti 45. «Dopo il fatto della violenza ai collegi elettorali, i Ministri Montanelli, Mazzoni e Franchini qui presenti, col Prefetto di Firenze fanno premura al Ministro Guerrazzi perchè torni immediatamente a Firenze per concertarsiintorno ai provvedimenti di estrema importanza.» Risposta, detto giorno, ore 6, minuti 20. «Domani sarò presto a Firenze.» — Detto giorno, ore 8, minuti 20. «Domani vieni più presto che puoi, e appena arrivato avvisami, e ci troveremo insieme per determinare che cosa si debba fare. Stasera hanno avuto luogo nuove dimostrazioni.» — Risposta, detto giorno, ore 9, minuti 50. «Domani sarò a Firenze a ore dieci.» — Novembre 23, ore 1 antem. «Stasera hanno rotto le finestre a casa Ridolfi, Ricasoli, Salvagnoli, e Capei. Questi eccessi sono commessi da quegli stessi che hanno rotto le urne elettorali: sonopochiec.»

Il 23 novembre, passando da Pisa non potei fermarmi, perchè, come si vede, ero atteso a Firenze. — Qui giunto, maravigliai non avessero preso i provvedimenti opportuni: furono tosto presi da me, e facili, ed efficaci, i quali consisterono, come ho detto, nel vigilareio stesso di personacol maggiore della Guardia Civica Fiorentina le elezioni onde succedessero a dovere. In tutti i luoghi dove fecero violenza, mercè le cure del Governo l'elezioni tanto si operarono libere, che vennero eletti quei dessi, che pur volevansi esclusi. — Così a Pisa sortirono deputati i signori Castinelli e Severi; a Signa il signor Vasse, e credo rammentarmi, non senza raccomandazione del Ministro Adami; a Firenze i signori Tabarrini e Marzucchi.

44.I miei Segretarii presenti al fatto ne deporranno.

45.Monitore, 8 gennaio 1849.

46.Si referiscono a questo fatto le risposte alle interpellazioni di cui a pag. 33. Dubitando, che il vergognoso oltraggio fosse istigato da qualche agitatore, e venendomi referito, che il Niccolini si aggirava fra la moltitudine, lo mandai a chiamare, e alla presenzadi parecchi testimoni lo rimproverai acerbamente, e minacciai; egli scusavasi affermando essere accorso invero non già per eccitarema per sedare.

47.Ma e perchè dovrei tacerlo? — Il Sig. Fabbri, Gonfaloniere di Livorno, nel 6 aprile 1849 mi scriveva, tutto infiammato di patria carità per la difesa contro lo straniero, che riconciliandomi io con G. Paolo Bartolomei, egli si riprometteva persuaderlo a condursi alla frontiera. Gli mandavo per via telegrafica questa risposta: «Al Gonfaloniere di Livorno. Sarei un infame se per private dispiacenze ricusassi anche un bacio per la difesa della patria. Favorisci, ed eccita G. P. Bartolomei: per ridonargli la mia amicizia anzi cotesta è la unica via. Componga il battaglione subito. Appena fatto, lo manderò in Garfagnana, o all'Abetone.» G. P. Bartolomei sovvenendo alla dura necessità della mia condizione, ha protetto il mio nipote in Piemonte; e venuto in Toscana, lo accolse in casa sua, guardandolo con amore e diligenza paterna..... L'emulazioni allora soltanto nuocciono quando sono codarde.

48.Thiers,Histoire de la Révolution, Bruxelles, 1838, tom. I, cap. 3, pag. 34.

49.È noto che il principe di Talleyrand, acuto conoscitore del cuore umano, e delle sue infermità, quando alcuna cosa commetteva a qualche subalterno gli diceva: «e sopra tutto vi raccomando di non ci metter troppo zelo!»

50.Monitore, 14 novembre 1848.

51.Dispacci al Prefetto di Pisa, negati.

52.Monitoredel 20 decembre 1848.

53.Dispacci governativi negati.

54.Detti Dispacci negati.

55.Ordini al Prefetto Guidi Rontani negati.

56.«Fu notata la improvvisa partenza del Ministro dell'Interno nel mezzo dell'Adunanza. Pare che egli si fosse dovuto recare a prendere le disposizioni opportune, onde ripristinare la calma della città momentaneamente disturbata per improntitudini commesse ai danni di un Cambia-monete.» — (Conciliatoredel 28 gennaio 1849.)

57.Conciliatoredel 28, 29 gennaio, e 8 febbraio 1849.

58.E questo deperimento mio ricordo, che ilgenerosogiornale dell'Accusa, laVespa, descriveva con dileggio per far ridere la gente sopra un uomo, che si logorava l'anima e la salute nel vigilare alla pubblica sicurezza.

59.Atto di Accusa, § 83.

60.Memorie, pag. 47.

61.Il marchese Venturi è morto, ma vivono per attestare i fatti narrati i signori Vivoli e Pistolesi, uomini di anni maturi, e devoti al Governo di S. A.; di molti altri mi taccio.

62.Vivono Domenico Orsini, Massaio del Monte a Livorno, e Consigliere municipale, ed altri parecchi testimoni del fatto.

63.In certi libri, scrittori, in questa parte pessimamente informati, non dubitano affermare, che in Livorno fossero avanzi di sètte, e settarii fra il popolo minuto. Quando potrà scriversi storia per utile universale, esenza ingiuria dei singoli, dimostrerò a prova, come non in Livorno, ma altrove occorressero sètte, di piccola importanza, e, per la indole dei componenti loro, accademie piuttosto che altro.

64.

La mala signoria, che sempre accoraLi popoli soggetti.Dante.

La mala signoria, che sempre accora

Li popoli soggetti.

Dante.

65.«Lo spirito militare non può formarsi così facilmente, nè così facilmente possono mutarsi le condizioni del Paese. — Non è poi cosa tanto utile, come da alcuno si crede, formare questo spirito militare fra noi. La educazione militare non può formarsi, se non faccia scendere la Toscana da quel grado di civiltà nel quale si trova; e se lo spirito militare ha da formarsi a questo prezzo, io non farò mai voto a conseguir questo intento. — La Toscana ove la mezzeria è generale, la proprietà così divisa, le fortune così repartite, come non lo fu finora, non diverrà giammai militare.» (Discorso del già Ministro Ridolfi nella Tornata del Consiglio Generale del 19 agosto 1848.) Stupefacenti parole su i labbri del Deputato, che reggendo Ministro bandì la guerra della Indipendenza, e ora sollevò gli animi (come si disse) fino alla speranza di potere vincere il nemico a furia di sassi e co' bastoni, ora promise accorrere co' suoi figliuoli alla guerra se ne occorresse il bisogno; ora finalmente licenziò la gioventù, che traeva dalle patrie dimore desiderosa di partecipare alla contesa per la Indipendenza italiana. Quali conseguenze ne ricavasse la gente attonita, è facile indovinare. IlNazionaledel 10 gennaio 1849, con molto senno e pari verità discorrendo gli avvenimenti successi dal settembre 1847 in poi, adduce le ragioni dei varii Ministeri, e le cause della loro caduta. Importa consultare cotesto organo, che si mantenne mai sempre independente:

«La Toscanada più di un annoabbandonata a sè stessa, può dirsi che si governava a senno dei cittadini.I Governi che si sono succeduti dal settembre del 1847 in poinon hanno mai saputo prendere quella forte iniziativa che spetta a chi regge lo Stato, e che è un dovere assoluto in chi prende a governare un Paese appena sciolto dalle fasce dell'assolutismo, e desideroso di lanciarsi nelle nuove vie di una libertà lungamente sospirata. — Dov'era mestieri con mano sapientemente audace riformare, resecando il vecchio, piantando il nuovo, fortificando le libertà pur ora inaugurate coll'istruzione che le facesse più universalmente conoscere e amare..... si fece anzi un brutto innesto di vecchio e di nuovo; la tutela delle istituzioni liberali si lasciò o si diede a mani inette, o da poco tempo acquistate alla nuova causa, non mosse da convinzioni antiche, ma dalle vicende della fortuna; si procedétimidamente, lentamente, fiaccamente. — Accadde che nel reo impasto il nuovo isterilì e si corruppe della sterilità e della corruzione del vecchio; le libere istituzioni come pianta aduggiata languirono; lo Stato, siccome corpo percosso da paralisi, rimanendo sana e vigorosa la mente, non ubbidiva all'impulso delle volontà che lo guidavano, e strascicava; le idee lo precorrevano, i fatti lo premevano; quando avanzava non camminava, ma era spinto dall'urto prepotente delle idee e degli avvenimenti che ne vincevano l'inerzia. — Oscillando, trabalzando per una via, che si poteva correre nella maestà del trionfo, arrivarono alla Costituzione arrivarono alla guerra..... Grandeggiavano intanto i fatti d'Italia. La Lombardia sollevata ci chiamava oltre Po, dove i Liguri e i Piemontesi già combattevano con lieti auspicii.Noi nè uomini, nè armi, nè danari avevamo parati alla grande e non inaspettata impresa... Ma la fatale imprevidenza parve rea negligenza, e inasprì gli animi delusi e accorati dall'esito infelice della guerra sacra. Innanzi al Parlamento pur or convocato il Governo si appresentava nudo affatto di provvedimenti, della causa italiana pendente ancora, delle sorti della guerra come dimentico. Il Governo di allora cadde innanzi allo sdegno e al dispregio del Paese.... In mezzo a queste circostanze nacque il Ministero Capponi. —Delle infelici prove di quel Ministero.... non faremo altre parole....; solo diciamo come nella Toscana agitata, inquieta, tumultuante, paresse necessità venire al Ministero Montanelli..... — Il nuovo Ministero ebbe nome di Ministero democratico: prendeva il potere in nome del Popolo:stretto da violenti antipatie da un lato, travagliato forse da troppo intemperanti e cupide simpatie dall'altro, cominciò a porgere parole di riconciliazione, e pose mano vigorosamente al governo. Noi crediamo che gli amici gli facessero mal servigio; poichè, come dice il Machiavelli, non è cosa desiderabile prendere un magistrato o un principato con estraordinaria opinione ec.....» — (Nazionaledel 10 gennaio 1849.)

E qui giovi notare una volta per sempre, che ilNazionalenon fu Giornale sovvenuto, nè amico del Governo mio, anzi più spesso oppositore acerbo così, che nel 24 febbraio 1849 ne fu ordinato l'arresto con dispaccio telegrafico del presidente Mazzoni.

66.A carte 40 dei Documenti, n. 66, vi è la minuta della lettera scritta all'Avv. Giera, che si dimetteva dalla Commissione. In essa si trova la verità del mio racconto. Il Governopregòla Commissione a non dimettersi. Il sig. Giera, interpellato prima confidenzialmente il Governo, sospese la sua dimissione, e dichiarò agli Ufficiali della Guardia Civica essereesattissimotutto quello che io affermava in proposito. Vedi esposizione inedita delle cose di Livorno del gennaio 1848 pubblicata fra i Documenti dell'Accusa, a pag. 60.

67.Le carte, che mi furono perquisite allora, e poi rese stante il Decreto onorevolissimo del Principe, che troncò cotesta procedura, adesso perquisite da capo in questa nuova procedura, s'incontrano nel volume dei Documenti a pag. 47, n. 79, a pag. 49, n. 82, a pag. 50, n. 83, a pag. 67, n. 100. — Si trattava di provvedere le armi dal Municipio, e di trovare modo che le dimostrazioni cessassero, le unioni parrocchiali si organizzassero.

68.Al Popolo, che ingannato era venuto ad arrestarmi, tali apparecchiava parole, come resulta dallo Scritto inedito pubblicato dall'Accusa a c. 65 dei Documenti:

«Io l'ho detto, tra me e te, Popolo, noi non dobbiamo odiarci, nè lo possiamo. Forse Aristide odiò la patria perchè bandito ingiustamente? In certa notte, con pericolo di vita ruppe il bando, e fu la precedente alla battaglia di Salamina, per avvisare Temistocle intorno alla ragione dei venti, e all'ordine della flotta persiana. Gli antichi esempii non saranno stati letti invano. I Veneziani supplicarono Carlo Zeno imprigionato iniquamente onde salvasse la Patria dal pericolo supremo da cui era minacciata: usciva, pugnava, vinceva, e poi altero e costante tornava al carcere.

«Tra me e te ogni trista memoria è ormai obliata, e contutti fra te. Vi lasciai non liberi, vi trovo facultati a farvi liberi se volete. A questo patto chi non avrebbe voluto soffrire la prigionia? Stringiamo ora, che ne fa mestieri, più che mai i vincoli di famiglia. Giùrancori, giùdiscordie; se volete essere forti contro il comune nemico, io non so davvero come potrete riuscirvi con matte fazioni tra voi. E sopra tutto, nèvivaa tale, nèmortea tale altro. Il secondo grido è crudele, e la nostra religione lo aborre; il primo è segno di servitù. Oggimai non hanno a contare gl'individui, ma i principii. Mi confortano, o Popolo, ad abbandonarti, e porre la mia stanza altrove. Non posso farlo; le cose si amano pei sacrificii che costano, e il mio paese mi costa assai: io qui ebbi nascimento, e qui desidero sepoltura accanto alle ossa di mio padre e dei miei amici,che più felici di me mi precederono nella morte: io continuerò, secondo ch'è dato al mio povero ingegno, a onorarti come posso e devo; ma tu, o Popolo, ricompensami con lo starti unito, col non fareil mio nome bandiera di fazioni e di tumulti. Io te ne scongiuro per la mia fama e più per la tua. Anche tu fosti accusato, e devi mostrare che lo fosti a torto, a nessuno secondo tra i Popoli italiani, e a qualcheduno primo.Le petizioni offrono mezzi legali per manifestare i voti, e tôrre d'inganno il Governo: — attienti a queste.»

«Vediamo se alle parole corrispondessero i fatti. FrancescoCostantino Marmocchi, mentre io stava prigione a Portoferraio, si oppose alla stampa nell'Albadi parole in mia difesa; io non solo dimenticai il malo ufficio, ma nelle elezioni di Dicomano lo purgai dalla calunnia, e lo feci eleggere Segretario al Ministero dello Interno. —Giovanni Sorbi, Tenente, o Capitano della Guardia Civica, che fu a prendermi nella notte dell'8 gennaio, promossi a Pretore di Santo Stefano, e credo che vi sia tuttora; e perchè tutto restringa in uno, così rispondeva al Governo di Livorno, che mi consultava se avessi acconsentito a far pace co' promotori dell'8 gennaio: «Io ho dimenticato sempre tutto; e saranno prima stanchi di offendermi, che io di perdonarli.» Dispaccio telegrafico del 9 aprile 1849.

69.In questo tempo chiesi facoltà di stampare un Giornale, e mi fu negata; a questo accenna la lettera, di cui si legge minuta a pag. 66 dei Documenti, n. 98, indirizzata al sig. Cons. Pezzella. Per intendere a dovere cotesto Documento, si avverta che successe in quel torno una baruffa sanguinosa tra fornaj; e imatti avversariipropagavano, nè più nè meno, che travestito da fornaio io avevo aizzato la gente a ferirsi, eforseaveva ferito io stesso! — Inoltre, un pazzo furioso irrompendo fuori di casa incontra un soldato e lo uccide, altri ferisce, e imatti avversariiraccontano sul serio, che io ho spinto il pazzo ad uccidere. Cose incredibili sono queste, e non pertanto vere! Mentre era Ministro, moltissime persone s'interposero per la grazia dei due fornaj feritori già condannati, uno dei quali ricordo che si chiamava Morgantini. — La grazia fu negata.

70.Partendo scriveva questa lettera:

«Signor Silvio Giannini.

Persuaso che la mia presenza somministrerebbe alla città pretesto di collisione, per la quale essa avrebbe a pentirsene e vergognarsene poi, io, come ogni dabbene cittadino deve fare, cedo alla invidia, e mi allontano. Partendomi col corpo, io lascio i miei affetti entro un paese che mi costa tanti sagrifizii e tanti dolori; — e con sincero animo gli auguro tempi felici, menti più giuste, ed uomini che possano amarlo molto meglio di me.

La reverisco.

Affez.D. Guerrazzi.»

71.Corriere Livornesedel 28 agosto 1848.

72.A pag. 46, n. 77, dei Documenti, occorre la minuta della mia lettera mandata ai Membri del Municipio, e ai componenti la Camera di Commercio, dove io dico loro: «Voi sapete, che quattro voltechiamato dalle Commissioni, dal Municipio, e dalla Camera di Commercio, mi astenni dal venire a Livorno, parendomi la città nostra contenesse copia di ottimi cittadini capaci di condurla traverso ogni più duro caso. Non potei resistere all'ultima,perchè avrei dimostrato ostinazione somma, e poco affetto a chi mi ama.» La riporteremo in seguito per intero.

73.A pag. 151 e seg. dei Documenti dell'Accusa trovo la narrazione di questi successi esattissima; non si dichiara se scritta o no di mio carattere; comunque sia, io non posso che ratificarla pienamente.

74.«La Camera di Commercio, di consenso col Popolo adunavasi, e di unanime accordo quattro negozianti partivano per Firenze onde dimandare s'inviassero a comporre le cose di Livorno il generale Don Neri Corsini e il deputato Guerrazzi. La Deputazione è partita. Il Governo pensi alle conseguenze, se ricusa questa ultima prova della longanimità del Popolo.» — (Corriere Livornese,4 settembre 1848.)

75.Che fosse impresa da pensarci due volte, e poi non farne nulla, lo dichiara la seguente lettera, la quale io mi conduco a pubblicare con repugnanza, conciossiachè io dubiti forte porgere indizio di scarsa modestia, se non mi assicurasse la speranza, che le angustie in cui verso varranno a scusarmi presso i cortesi. Però nel riportarla mi corre l'obbligo avvertire, che lo scrivente mosso da patria carità, forse anche da voce più autorevole della mia, poco dopo lasciati consorte, e prole amatissime e amantissime, e i dolci riposi della villa e i cari studj, accorse anch'egli a travagliarsi a benefizio di quella terra, che ama, ed onora pur tanto.

«Amico carissimo,

«Comunque i doveri di famiglia resi più solenni da qualche mese di assenza al Campo, non mi abbiano concesso di condurmi a Livorno per assumere l'ufficio del quale mi onorasti, io te ne protesto la mia gratitudine, e ne vado lieto per l'unica ragione che la carica affidatami mi è prova della tua leale amicizia.

«In ogni circostanza io ti corrisponderò con pari affetto, e nel mio nulla se posso giovarti, adoprami; e (poichè anco i grandi uomini non sdegnano ascoltare talvolta il parere dei piccoli) non ti sia molesto se ti suggerisco d'essere cauto, perchè a mio avviso ardua è l'impresa, e gravissimo è il fardello a cui ti sobbarchi; vero è peraltro che ogni rovescio ha il suo diritto, e che se col tuo ingegno, e con la tua influenza perverrai a ricomporre cotesta sconvolta città, sarai ben largamente ricompensato col saluto non perituro di Padre della Patria.

«Addio, conservami la tua amicizia e credimi per sempre,

«Crespina, 11 settembre 1848.

«Tuo affez. amico«L.Fabbri.»

76.«Ieri sera circa le ore 10 giungeva con la Deputazione livornese il Guerrazzi. La carrozza era seguita da una quantità di Popolo fino al Palazzo Comunitativo, ove il Guerrazzi trattenevasi a conferire con alcuni membri della Commissione fino a mezza notte. — Stamattina mentre il Guerrazzi si recava al Palazzo del Municipio una grande moltitudine si è affollata su i suoi passi applaudendo, nè si è disciolta, finchè egli non si è mostrato al terrazzo ove ha detto poche e severe parole: — non doversi applaudire gli uomini, ma gli onorevoli fatti; gli applausi alle persone non essere degni di Popolo libero, ma segno di schiavitù; essere egli venuto come cittadino a conferire con cittadini su i modi di ricomporre le cose nostre, e di ristabilire in Livornol'ordine e la quiete, che vi erano prima; — stessero tranquilli, nè disturbassero con clamori coloro, che si occupavano pel pubblico bene, e di cose richiedenti tranquillità e maturità di consiglio. Un bravo unanime ha accolto i suoi detti, e il Popolo si è dissipato. —

«Indi a poco nello stesso palazzo, dietro convocazione diun priore del Magistrato, si sono adunati la Camera del Commercio, il Corpo dei Legali, la Ufficialità della truppa di linea, della Civica, parecchi delegati dei possidenti e dei Medici, alcuni membri del Clero, e tre popolani di ogni quartiere, onde avvisare ai mezzi idoneiper ricondurre la pace in Livorno e ristabilire l'autorità governativa.» — (Corriere Livornesedel 5 settembre 1848.)

77.«Cittadini! Commosso dai casi della Patria, io mi riduco fra voi. È un semplice cittadino, che ritorna in famiglia per provvedere in comune al pubblico bene. Tento indagare le cause dei fatti, ascolto i desiderii, leapprensioni, i voti vostri, e persuaso che ormai sarannoconformi a giustizia, io mi sforzerò che vengano esauditi. Confido nella temperanza vostra, enella benevolenza che il Principe professa avervi portata sempre, e tuttavia portarvi, e in Dio, che illumina il cuore degli uomini, onde, ogni discordia sopita, attendiamo con voleri uniti e forze concordi alla difesa della Patria comune ec. ec.

«Livorno, 5 settembre 1848.

«Guerrazzi.»

78.Convenzione del 4 settembre 1848 fra il cavaliere generale Torres, tenente colonnello Reghini, ed altri ufficiali.

La Convenzione è intitolata così: — «Convenzione tra il signor Costa Reghini tenente colonnello delle truppe attive toscane, attuale comandante della Fortezza di Porta Murata, e il cavaliere generale Torres comandante della forza armata popolare in Livorno.» Firmavano: «Torres cavaliere generale. Costa Reghini tenente colonnello. A. Alieti capitano. D. Ulacco capitano di artiglieria. F. Porciani, e L. Romei capitani.»

«Torresframmischiandosi col Popolo la sera del 3 era stato acclamato da quelli che lo ascoltavano, come capo, e direttore della forza armata. Egli presentavasi alla Commissione e annunciandosi eletto dal Popolo si offriva a organizzare e a dirigere gli armati. La Commissione verbalmente gli confermava il mandato. — Ma ieri mattina essa si dimetteva in seguito di una scena cui diè luogo lo stesso signor Torres nella sala del Palazzo Comunitativo ove si recò seguito da una turba di Popolo ec. ec.» — (Corriere Livornesedel 5 settembre 1848.)

Così questo Torres col quale gli ufficiali capitolavano, a cui le Fortezze si consegnavano, le commissioni cittadine cedevano, da me inerme era costretto a sgombrare la città..... e l'Accusa dignitosa e schietta par che dubiti avere io aizzato cotesti moti.

In certa pubblicazione intitolata:Storia del Processo politico di F. D. Guerrazzi, stampata in Firenze presso Mariani, si dice: che bandii di Toscana il signor Torres quando fui membro del Governo Provvisorio; è errore: lo feci accompagnare ai confini due volte mentre governavo Ministro di S. A. (Vedi Dispacci telegrafici del 23 dicembre 1848.) — Mi duole, che cotesta Storia fino dalla prima pagina appaia gremita di falsità; così io non capitanai le Deputazioni livornesi che venivano spesso a Firenze, ma venni una sola volta, il 6 settembre 1848. Prego i Compilatori a studiare migliore esattezza, chè la materia lo merita.

79.La petizione presentata dall'Abate Zacchi e da Vincenzo Malenchini deputato, riguardava: 1º Opera efficace per la guerra. 2º Guardia Civica ricomposta. 3º Prezzo del sale diminuito. 4º Pensioni ridotte. 5º Migliorie alla Marina. 6º Tariffe giudiziarie diminuite. — Corriere Livornese, 30 agosto 1848. Si riporta eziandio nei Documenti dell'Accusa, a pag. 675.

80.Nel Municipio di Livorno ha da trovarsi una Deliberazione, che giustifica come se qualche irregolarità avvenne e' fu a cagione della pressura popolare. Fabbri era Gonfaloniere, e però deve appartenere alla seconda metà del mese di settembre 1848. Ho mosso domanda per averla con le altre, che mi riguardano, per difendermi dalla improntissima Accusa; ma senza superiore permesso non mi si possono dare, e il superiore permesso peranche non viene; e poi dicono: difendetevi!

81.«Stamane, 6 settembre, un altro Popolano ferito dalla esplosione delle polveri presso il Calambrone è stato portato a questo ospedale. Questa notte tre dei feriti portativi ieri sera sono morti. Sei altri rimasero morti alla Polveriera.» — (Corriere Livornese del 6 settembre 1848.)

82.Corriere Livornese, 6 settembre 1848.

83.Corriere Livornese, 6 settembre 1848.

84.Duolmi non ricordare il suo nome; ma il colonnello Reghini potrà nominarlo.

85.È debito di riconoscenza avvertire, che sopraggiunse in fretta mezzo spogliato Antonio Petracchi per acquietare cotesti arrabbiati. Non si creda poi ch'egli fosse uomo ligio a me: all'opposto, egli crebbe per favore dei partigiani del Ministro Ridolfi,e fu di quelli che vennero ad arrestarmi nella notte dell'8 gennaio. Io poi dico questo non per rancore che serbi contro di lui (Dio me ne guardi), ma perchè penso che gli possa giovare.

86.Corriere Livornese, 20 settembre 1848.

87.Corriere Livornese, 7 settembre 1848.

88.Deliberazione con la quale si sopprimono tutte le Commissioni per ordine del Ministero.

«Adunati servatis servandis

«Gl'Illustrissimi SignoriGonfaloniere e Priori, componenti il Magistrato della Comunità di Livorno in numero sufficiente di otto per trattare etc.

«Il Magistrato ha intesa in primo luogo l'intiera Lettura di un Rapporto in data di questo stesso giorno presentato dai Signori Avvocato Francesco Domenico Guerrazzi ed Antonio Petracchi Priori aggiunti a questo consesso. Quindi tornando a esaminare le singole proposizioni in esso contenute le ha ammesse nel modo e nell'ordine che appresso.

«Proposizione prima. — Le Commissioni instituite dalla Commissione Governativa Provvisoria di

«1. Finanza e Annona.

«2. Guerra.

«3. Lavori Pubblici.

«4. Sicurezza Pubblica.

«si ringraziano come quelle che hanno benemeritato della Patria, ed avendo pienamente soddisfatto al loro scopo si sciolgono. — Girato il Partito è tornato vinto ad unanimità di voti favorevoli.

«Proposizione seconda. — La Commissione di Pubblica Sicurezza come necessarissima per l'assenza da Livorno delle Autorità ordinarie si mantiene; e in quanto occorra si rielegge ex-integro sempre provvisoriamente dal Municipio. — Approvata con Partito di voti favorevoli ad unanimità.

«Proposizione terza. — La Commissione Governativa Provvisoria installata per urgenza rimane sciolta. — Approvata ad unanimità di voti favorevoli.

«Proposizione quarta. — Il Municipio elegge una Commissione esecutiva dal proprio seno e le commette di provvedere con tutti i mezzi contemplati con Dispaccio Ministeriale del 6 settembre corrente per consolidare e mantenere la quiete nel Paese, nello stato normale di ordine, e specialmente organizzare la Guardia Provvisoria, e la Guardia Municipale, non meno che disimpegnare gli affari occorrenti alla giornata sempre di concerto col Municipio; ben inteso che quando si tratti di pubbliche azioni sieno queste discusse e deliberate dal Municipio nel modo consueto per essere poi mandate ad esecuzione dalla Commissione eligenda dal seno del Municipio stesso. — Approvato con Partito unanime di voti favorevoli.

«Proposizione quinta. — Tutti i Dispacci che riceverà il Municipio saranno partecipati immediatamente alla Commissione esecutiva, onde provveda e risponda al Municipio, e da questo sia la risposta trasmessa nelle forme al Ministero, o a cui altro di ragione. — Approvata con Partito unanime di voti favorevoli.

«Disponendosi ora la Civica Magistratura ad eleggere i due Soggetti che dovranno comporre la Commissione esecutiva Provvisoria, il Signor Luigi Baganti f. f. di Gonfaloniere ha nominati i Signori Avvocato Francesco Domenico Guerrazzi e Antonio Petracchi, ambedue appartenenti alla Magistratura; e mandati separatamente a Partito questi due Nomi, è stato ritrovato che ciascuno di essi aveva riportati i voti favorevoli ad unanimità.

«Passando finalmente le SS. LL. Illustrissime alla elezione della Commissione Provvisoria di Sicurezza, il prelodato Signore Baganti ha proposto i seguenti Soggetti estranei al Corpo Magistrale:

«1. Malenchini Dottor Tito.

«2. Poli Dottor Adriano.

«3. Adami Dottor Giovan Salvadore.

«4. Lambardi Dottor Emilio.

«E detti quattro Soggetti mandati separatamente a Partito è stato ritrovato che ciascuno di essi aveva riportati voti favorevoli otto, contrarii nessuno.

«Per copia conforme etc.

«Pel Gonfaloniere«L. Bagantif. f.

«Il Cancelliere«J. Ceramelli.»

89.Quando questa Deliberazione fu disfatta non so; rammento solo, che fu fatta il 9 settembre 1848.

90.Deliberazione per determinare i limiti entro ai quali doveva restringersi l'autorità della Commissione esecutiva.

«Seduta del 12 settembre 1848.

«Adunati servatis servandis

«Gl'illustrissimi signori Gonfaloniere, e Priori componenti il Magistrato della Comunità di Livorno, in numero sufficiente di otto per trattare:

«La Commissione Municipale esecutiva onde bene conoscere la latitudine del suo mandato, ha fatto istanza che venga circoscritta la sfera delle sue attribuzioni.

«In conseguenza di ciò il Magistrato ha stabilito:

«1º Si confermano le attribuzioni conferitele nelle precedenti deliberazioni.

«2º Le si dà facoltà piena d'impiegare persone che reputerà più adatte consultando i Parrochi di ogni Cura, non meno che ad adoperare i mezzi più opportuni per eseguire la costituzione della Guardia Municipale, e la ricostituzione della Guardia Civica in conformità delle cose deliberate.

«3º Però tutte le pubblicazioni ed avvisi devono farsi a nome del Municipio in unione della Commissione esecutiva Municipale e delle persone aggiunte.

«4º In quanto alle spese occorrenti, la Commissione esecutiva Municipale, in unione al signor Francesco Bombardieri delegato a questo ufficio per quello che concerne la Guardia Civica, avrà ricorso alla cassa del Municipio, e per quello che spetta alla Guardia Municipale si dirigerà al Commissariato di Guerra e Marina.

«E quanto sopra approvato per voti favorevoli otto, contrarj nessuno.

«Per copia conforme ec.

«Visto.Il Gonfaloniere.

«Il Cancelliere«J. Ceramelli.»

91.«L'Ordinanza sulla Guardia Civica Provvisoria, approvata in genere, se siamo bene informati, avrebbe incontrato la superiore disapprovazione in alcuni particolari, che a noi sembrano d'importanza minima. Si crederebbe lesa la prerogativa Reale, per la nomina degli ufficiali superiori, ec. ec.; ma questa Guardia Civica nuovamente organizzata per ricondurre la quiete e la pace nella città, non si chiama e non è provvisoria? Dovendosi essa in tutta fretta costituire pel pronto ristabilimento dell'ordine, come si poteva seguire scrupolosamente le tracce del Regolamento del settembre, — adempiendo le lunghe formalità delle nomine? — Ogni buon cittadino di Livorno sa che qualunque grado sia per ottenere dal voto de' suoi concittadini nella nuova Guardia Provvisoria sarà provvisorio. Egli sarà pronto a tornare semplice soldato della milizia cittadina, appena il Principe, valendosi delle prerogative che la legge gli accorda, nominerà gli ufficiali di cui gli spetta la scelta.

«Insomma quello che fu fatto provvisoriamente, e per urgenza, noi crediamo non possa in alcun modo redarguirsi, nè offendere minimamente le leggi e la regia autorità. E ripetiamo: i provvedimenti adottati dal Municipio e dalla Commissione hanno rassicurato gli animi, hanno ristabilito in Livorno la pace, e la fiducia reciproca.» — (Corriere Livornesedel 12 settembre 1848.)

92.«I signori Torello Borgheri ed Eugenio Pignatel si recarono ieri a Firenze come Deputati della Camera del Commercio per chiedere, che sieno toltefinalmentedi mezzo queste cause del pubblico malcontento tanto dannose agl'interessi della nostra città.» — (Corriere Livornesedel 13 settembre 1848.)

93.«La Camera di Commercio penetrata ogni dì più della causa della nostra città, — onde testimoniare pubblicamente in qual concetto ella tenga i provvedimenti adottati per l'ordinamento della cosa pubblica si è impegnata a sopperire alla metà della spesa richiesta al mantenimento della Guardia Municipale, ed ha già messo a disposizione del Municipio L. 7000 pel primo mese.» — (Corriere Livornesedel 12 settembre 1848.)

94.Egli è proprio un miracolo se nelle frequentirazzia(e lo dirò in arabo perchè le sono cose da Beduini) fatte sopra le mie carte se ne potè salvare qualcheduna, che porga lume in questa materia. Ecco tre documenti, che consacro ad Apollo liceo, come pei Pastori di Arcadia costumavasi quando salvavano l'agnello dalla bocca del Lupo.

1ºLettera diretta ai signori del Municipio, dimostrativa gli ostacoli sconsigliati opposti dal Ministro dello Interno ai partiti di Polizia da me suggeriti e fatti adottare.

«Illustrissimi Signori,

«Ci ha recato maraviglia non piccola la Ministeriale comunicataci dalle VS. Illustrissime intorno ai partiti che abbiamo dovuto prendere onde tutelare la pubblica sicurezza.

«Certamente la mole delle faccende fu colpa dell'oblio di S. E. il Ministro dello Interno.

«Noi e Voi, o Signori, nello arrestare persone sospette, pregiudicate, e in parte trasgressore dei precetti ricevuti, abbiamo proceduto non per vie eccezionali, ma in virtù della Legge del 26 novembre 1847, la quale, come si accenna nel Proemio, ha da durare fino alla pubblicazione del regolamento organico di Polizia.

«Le attribuzioni da noi adoperate si contemplano nello Art. 2 della allegata Legge.

«La pratica poi viene in conferma di quanto affermiamo, imperciocchè dai Protocolli della Delegazione di San Marco consideriamo una serie non interrotta di processi e di risoluzioni di simile natura con le quali — per misura di prevenzione reclamata dalle loro pregiudicate qualità — furono condannati parecchi individui a dimora coatta di 4, 6, 8 mesi, e allo esilio per 3, 4 e 6 mesi, con la comminazione trasgredendo di reclusione nella Casa di Forza di Piombino.

«Egregiamente commetteste la compilazione dei processi alle Cancellerie dei Delegati di Governo, così ordinando l'Art. 9 della rammentata Legge.

«Solo rimanevaci il dubbio se per l'Art. 1, la Commissione preposta a conoscere e deliberare intorno cotesti fatti avendosi a comporre del Governatore e degli Assessori legali, essendosi dispersa, in Voi risiedessero le facoltà alla medesima conferite: ma siccome ripensandovi sopra, le facoltà tutte governative troviamo essere a VS. partecipate, e considerando ancora che il provvedimento di cacciare via dalla città uomini perversi e rotti ad ogni maniera di delitti è legge suprema di sicurezza, così noi vi preghiamo avvertire S. E. il Ministro che voglia coadiuvarci con tutti i nervi nelle misure che saremo per prendere.

«Il ristabilimento dell'ordine è a questi patti, e andiamo sicuri che nella sua alta perspicacia il Ministero sarà per accettarli.

«Ci valghiamo poi della occasione per richiamare la grave avvertenza del Ministero intorno alla necessità di vestire presto la Guardia Municipale: temiamo che abbia a perdere della rispettabilità sua; e consumata anche questa forza noi riusciremmo poveri di consigli e non sapremmo a che cosa ricorrere; — e intorno allo altro fatto del cacciatore a cavallo Berni: queste mene perniciosissime non possono tollerarsi, e mantengono sempre vivo lo Stato di suspicione del Popolo contro il Governo, che noi tutti ci affatichiamo con indefesse cure sopire. Tanto per governo delle SS. VV. Illustrissime, mentre ci confermiamo

«Livorno, 26 settembre 1848.»

2ºLettera al Commissario di Guerra intorno alle sofisticherie ministeriali per le spese della Municipale.

«Illustrissimo Signore,

«Le accludiamo lettera del capitano Roberti, e le facciamo osservare che S. E. il Ministro dello Interno avendo consentito a pagare la Guardia Municipale è venuto implicitamente a consentire il pagamento delle spese accessorie. Ora se il pagamento del soldo è appoggiato al Commissariato, come razionalmente deve non appoggiarsegli la soddisfazione di queste altre spese? Per l'amore di Dio non creiamo altre difficoltà, che noi ci anneghiamo dentro. Letto che l'abbia si compiacerà ritornarmi il foglio Roberti.

«Le recheranno la presente due ufficiali che vogliono foglio di rotta, e paga per ripartire. Con Ministeriale di stamane S. E. il Ministro dello Interno concede al Municipio sussidiare tutti i Volontarj che tornano a casa entro i limiti del bisogno, per rivalerci sopra il Governo.Per iscansare inutili giri, e poi perchè noi non vogliamo maneggiare danari, e finalmente perchè poco adatti a distinguere quello che si meritano, reputiamo prudente inviarli immediatamente a VS.

«E con vera stima ci confermiamo

«Livorno, 27 settembre 1848.»

3ºLettera al Gonfaloniere relativa alle compagnie dei ladri, e alla insufficienza delle misure dal Ministero prescritte. Raccomandazione a non attraversare. Fiducia della classe commerciale al Governo; imprestito offerto al 4 per %.

«Illustrissimo signore Gonfaloniere,

«Si compiacerà avvertire S. E. il Ministro dello Interno che in quanto alla prima parte del suo Dispaccio ci referiamo alla nostra di ieri; e di più aggiunga come valendoci dei pochi mezzi che stanno in potestà nostra noi eravamo giunti a penetrare come s'intendesse comporre in Livorno una compagnia di ladri giovandosi dello scompiglio che immaginarono crescente. Ora in così grave emergenza la misura indicata nella Ministeriale non basta, sia perchè la nostra Guardia Municipale è scarsa e insufficiente a tanta faccenda, sia perchè si tratta dovere procedere con gente audacissima e capace di ogni estremo partito.

«Noi che stiamo sul luogo, conosciamo la materia e imploriamo che ci lascino fare, sempre che le disposizioni che saremo per prendere non si allontanino dalla legalità, e fin qui ci sembra avere dimostrato che non ce ne siamo dipartiti. Bisogna allontanare questi facinorosi dalla città. Per le altre cose tutte parci bene quanto ci suggerisce la Ministeriale, e sarà osservato con diligenza. Pensiamo che giovi eziandio avvertire il Ministro come le cose procedano di bene in meglio, e della fiducia riposta nell'attuale Governo dalla classe commerciale, e della carità patria mostrata in sovvenirci in tanta strettezza di danaro al modico cambio del 4 per %, e questo ne sia pegno della opinione di sicurezza che impera quaggiù. E con questo la riveriamo.

«Li 27 settembre 1848.»

95.Corriere Livornese, 18 settembre 1848, e numeri antecedenti; Atti del Municipio.

Corriere Livornese, 5 settembre 1848. «Le nostre osservazioni non sono dirette contro l'ottimo Principe, ma contro i Ministri che sono responsabili del linguaggio che gli fanno tenere.»

Corriere Livornese, 6 settembre 1848. «Il Guerrazzi non prendendo consiglio che dal suo cuore, e desiderando vedere pacificata la sua patria, mostrò i mali di una divisione di Livorno dalla Toscana, separò la causa del Principe da quella del suo Ministero, invocò il sussidio della Religione.»

96.Corriere Livornese, 12 e 16 settembre 1848.

«Per buona ventura, se il Principe non trovava a Pisa le armi dei cittadini, che vi aspettava, vi trovò ilrispetto, e lo amore dei suoi sudditi, il quale non gli verrà meno giammai, perchè tutti sanno che egli non può nè deve corrispondere degli sbagli dei suoi Ministri.

Crediamo poi, che la bontà e la clemenza di questo nostro Principe siatanto elevata e grandeda non limitarsi alla disapprovazione dello abuso del potere, ma sibbene anche da renunziarepiuttosto al diritto della sua sovranità prima di ordinare lo spargimento di nuovo sangue cittadino.

Il Principe e il suo Governo, sempre sotto le medesime formule, e con la stessa religione promettono non inviare forza alcuna contro la nostra città..... ilnostro Principe piange il suo scettro intriso di sangue contro la sua volontà, e contro ai suoi ordini.»

97.Corriere Livornese, 12 settembre 1848.

«Un nome soloconosce ed onorala Italia fra tutti quelli che compongono il Ministero attuale, quello diGino Capponi....

La dignità del Principe, e la salute della Nazione richiedono che..... si conservi il soloCapponi.....

Nonostante non lo crediamo, riuscendoci acerbissimo supporre che un Ministero il quale assume il titolo da unGino Capponiabbia ordinato si mitragliasse una città innocente.»

98.Parole del Ministro dello Interno.

99.Vedi Relazione officiale diretta al Ministro dello Interno il 28 settembre 1848 dai signori Tartini, Bandi, e Duchoqué.-(Documento dell'Accusa pag. 677.) «Il signor Guerrazzi, cercato e interpellato, emise la sua opinione, ma offerse accompagnare gl'inviati del Governo, dichiarandosi pronto a parteciparne le fortune. Ciò è taciuto nel Rapporto.» — (Corriere Livornesedel 30 settembre 1848.)

100.Vedi lettere del Montanelli nei Documenti dell'Accusa, a pag. 16.

101.Vedi Documenti dell'Accusa, a pag. 36, 39, 679.

102.Vedi Documenti dell'Accusa, a pag. 679.

103.Vedi Documenti dell'Accusa, a pag. 30.

104.Fra i Documenti dell'Accusa, pag. 679, trovo questo Manifesto.

«Amici e Fratelli.

«Le vostre domande furono soddisfatte. L'oblio con la formula completa da voi desiderata venne concesso. I poteri eccezionali gittati come un velo sopra la faccia della Libertà, saranno tolti per non rinnovarsi mai più.

«Io spero che voi abbiate così meritato ottimamente della Toscana, e quella ve ne sarà grata.

«Io mi allontano da questa amatissima terra con la persona; col cuore rimango fra voi. Avrete a governarvi Giuseppe Montanelli, nome caro ai buoni; per detti e per fatti bello ornamento della Patria. Amatelo, riveritelo. Se voi avete fiducia in lui, com'egli ha fiducia in voi, la opera della quiete dignitosa e con sicurezza sarà confermata; opera alla quale non io, ma la bontà, la temperanza, e la egregia indole vostra tanto potentemente hanno contribuito. Addio.

«Livorno, 4 ottobre 1848.

«F. D. Guerrazzi.»

105.A questo accennano l'espressioni della lettera del sig. Gonfaloniere Fabbri del 9 ottobre 1848 stampata a p. 23 nei Documenti dell'Accusa: «Sto preparando cosa, che ti sarà gradita; adesso non voglio dirti nulla....» Nel medesimo Documento occorre quest'altro periodo: «dimani comunicherò ai miei Colleghi la tua lettera, e sono certo che sarà da loro bene accetta tanto per la suaforma materiale, che spirituale.» Il sig. Gonfaloniere, richiesto, mi aveva fatto sperare copia delle Deliberazioni del Municipio di Livorno che mi riguardano, e le lettere private a lui stesso dirette, onde me ne valessi nel presente bisogno; — mi duole che non abbia potuto mandarmi queste carte per difetto di superiore permesso.

106.Documenti, pag. 9.

107.Monitoredel 6 febbraio 1849.

108.Però importa avvertire in proposito, che se il Ministero mi avesse lasciato in Livorno, nè vi sarebbe venuto Montanelli, nè la Costituente sarebbe stata bandita, il Ministero approvante.

109.Vedi Documenti dell'Accusa, pag. 456. Dispaccio telegrafico del Gonfaloniere di Livorno al Ministero.

110.L'Accusa sembra ritenere autore il Montanelli dell'articolo stampato nellaItalia; anche in questo s'inganna: esso appartiene a certo Professore della Università di Pisa, di cui taccio il nome per amore di pace.

111.Vedi Documenti dell'Accusa, a pag. 899.

112.«Giuseppe Massari si recava a visitare per sè, e per parte di Vincenzo Gioberti, il nostro concittadino F.-D. Guerrazzi il quale si affrettò a recarsi da lui...» — (Corr. Livornese, del 25 Maggio 1848.) — Per avventura il signor Massari veniva a visitarmi mosso dal desiderio medesimo, che conduce quei strani cervelli degl'Inglesi a vedere Gasparone in Civitavecchia? — Avverta, che io conservo il suo biglietto lasciato sul mio banco, me assente, dettato di cortesi parole quali il signor Massari sa usare allorchè di tratto in tratto lo prende vaghezza di mostrarsi onesto, e gentile.

113.Io non ricordo tutte le persone presenti alla conferenza narrata; in nome della onestà le prego a mostrarsi per renderne testimonianza.

114.Seduta del dì 13 ottobre 1848.

«Adunati servatis servandis

«Gl'Illustrissimi Signori Gonfaloniere, e Priori componenti il Magistrato della Comunità di Livorno, in numero sufficiente di sei per trattare:

«Essendosi questa mattina adunata sotto il Palazzo Comunitativo una quantità di Popolo con bandiere e tamburi, unitamente alla Banda Civica, ed avendo presentato un Indirizzo del seguente tenore:

(Qui è riportato l'Indirizzo del Popolo.)

«Il Municipio adunatosi per urgenza,

«Considerando essere indispensabile al bene del paese e dell'intiera Toscana, che il nuovo Ministero sia composto di uomini adattati ai tempi ed aventi la pubblica fiducia;

«Considerando che il Popolo di questa città accenna il desiderio che sieno eletti a detto ufficio l'attuale nostro Governatore Montanelli e l'Avvocato Guerrazzi;

«Considerando che mentre da un lato il Municipio ritiene essere prerogativa Regia la nomina dei Ministri, e che conseguentemente la loro Elezione deve emanare dall'animo del Principe, dall'altro lato ravvisa che senza offendere la detta prerogativa potevasi rappresentargli il voto del Popolo;

«Perciò Delibera:

«Di accogliere l'Indirizzo succitato del Popolo comesemplice espressione di un desiderio, e di farsi organo, onde tale manifestazione pervenga all'Ottimo nostro Principe.

«E quanto sopra è stato approvato ad unanimità.

«Per Copia ec.

«Il Gonfaloniere«Avv.L. Fabbri.

«Il Cancelliere«J. Ceramelli.»

115.Prova manifesta che quantunque benevole le disposizioni a favor mio, per certo da me non provocate, non avrebbero avuto virtù di costringere persona, ha pure registrata nel suo volume l'Accusa. Parte del Municipio invitando il Governo a mandare Governatore in Livorno sollecitava in nome del Popolo cotesto ufficio per me; il Ministero ricusò; io mi partii da Livorno, e Montanelli fu accolto. I Documenti a pag. 679 narrano così: «Questa mattina (4 ottobre, 11 ant.) sono stati affissi per tutte le contrade della città proclami stampati che esprimevano unvotoperchè Guerrazzi fosse eletto Governatore, Montanelli Ministro. È tornata la Deputazione da Firenze, ma le risoluzioni che ha portato non sono state dipienasoddisfazione, giacchèalcuni del Popoloche amano Guerrazzi avrebbero voluto vedere in qualche modo ricompensate lesue tante cure pel bene di Livorno.... — In Piazza vi sono grandi attruppamenti di Popolo attendente che venga affissa la officiale risposta portata dalla Deputazione; non so come verrà accolta;forse il Popolo si calmerà, e sacrificherà alla quiete del paese l'uomo da lui amato, ed in cui aveva riposta grande fiducia. — (Ore 3 pom.) Guerrazziè già partitoalla volta di Firenze lasciando uno addio al Popolo, ch'è stato affisso in istampa per tutti i canti e che t'invio. Questa repentina partenza ha fatto molta sensazione. Intantogli scritti aumentavano per le vie, tutti esprimenti il desiderio, che Guerrazzi fosse eletto Governatore ed il Montanelli Ministro. — (Ore 4 pom.) Il Gonfaloniere..... ha detto, che la Deputazione tornata da Firenze portava l'annuenza del Governo a tutto quanto domandava la città, tranne però la nomina del Guerrazzi a Governatore. — Il Gonfaloniere ha quindi dimostrato la necessità di accettarlo (il Montanelli),ed il Popolo ha aderito.»


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