62. Panegirico

62. Panegiricodi S. Antonino di Padova rappresentato da un frate zoccolante nella terra di Cassano in Lombardia nel dì 13 giugno 1677.Dovendo il Patriarca Abbramo, quell'Abramo dico, che fratello di Nacor et Aaron per obbedire al dolce comando di Dio e far del proprio figlio un sagrificio:Sacrificium Deo spiritus contribulatus, sovra l'altar d'un alto monte:Montes Gelboe, nec ros, nec pluvia cadant super vos, lasciatisi i superbi apparati, li sontuosi banchetti, le sedie postergali, i baldacchini che usano i patriarchi moderni, senza intervento di canonici o altri, in una cappella patriarcale, d'altra esistenza non si serve che di quattro personaggi, cioè il medesimo Abbramo,Isaac, un suo servo e l'asino.Expectate hic cum asino, dice la glossa interlineare parlando e maravigliandosi di questo gran fatto:Factum est cor meum tamquam cera liquescens.Tale, o fratelli Cassanesi, succede oggi a me nel sollennizzarvi la festa del nostro glorioso Antonio, che la povertà de' suoi religiosi figli non gl'essendo permesso far altri addobbi, che quattro stracci di sedia ch'anno prestato per loro cortesia li RR. PP. Dominicani a guisa del sopradetto Abbramo, che sopra il monte di questa chiesa stà fuori della campagna:Stetit in loco campestri, del sig.rPiazza, rettore, mio amico:Amice, ad quid venisti?Quale fu l'Abbramo nel cantare la messa d'Isaac, ch'è il nostro Sig.rIddio, del servo che si trovò presente, che sono le Signorie vostre, che state a sentire, e dall'asino che porta le legna:Super omnia ligna cedrorum tu sola excelsior, che sono io:Asinus præsepe domini sui, quale raggrinzato a forza di bastonate de' comandi del rev.opadre Guardiano, per non buttar via la baldella dell'ubbidienza, son comparso di trotto sopra il monte di questa catedra:Super cathedram Moysi, carico di legna d'un mal infasciato discorso per accendervi un foconaccio di divozione ne' vostri petti, e con dimostrarvi la necessità ch'avea il mondo per mantenere la fede catolica, che nascesse Antonio, e mentre a guisa di questo somaro d'Abbramo coll'orecchie ingrinzite della mia audacia, e colla bocca ragliando, vado sparando sopra le montuosità di questo pulpito i calci de' miei concetti:Durum est tibi contra stimulum calcitrare: tenetevoi le cavezze delle vostre bocche:In camo et freno maxillas eorum constringe; lasciando solo ragliare a me, che superando quel divulgato proverbio, che raglio d'asino non arriva al cielo, farò vedere che penetrerà la mia voce:Vox clamantis in deserto, al cielo dei vostri petti:Cœlum cœli Domino; onde se voi m'osserverete silenzio, io vi porterò a bere nelle pantanelle della gloria d'Antonio, ed incomincio.Due sorti di necessità assegna la filosofia, o Sig.riCassanesi (attenti, non guardate quà e là) una da teologi dettasimpliciter, l'altrasecundum quid; mà perchè non mi ricordo della definizione per adesso, e poi parlo con persone dotte, tralascio la spiegazione. Sò bene che la nicessità ch'avea il mondo d'Antonio era una di queste due, e che sia la verità, tralasciando il dirvi con alcuni che consistesse nelle prediche:Predica verbum, insta opportune, importune argue; collo stesso Apostolo soggiongo, che abbiate pazienza:Patientiam habete; con altri che consistesse nell'udire le confessioni:Confessio et pulchritudo; con tall'uno in servire alli spedali:Oportet Episcopum hospitalem esse; con tall'altri nel mitigare il Cielo con discipline:Et disciplina tua ipsa me docebit; ed io vi rispondo, che tutte queste cose ordinarie, e le facciamo anche noi Zoccolanti, e voi altri Sig.ric'avrete inteso qualche voltarella; ma non consisteva qua la necessità ch'aveva il mondo del mio Antonio. Onde andate a parlar colQuicumque, [Simb. di S. Atan.o] e nonstupite. Interrogando lo dite che le paja della necessità ch'ebbe la fede catolica d'Antonio, e sentirete, che quell'oracolo vi risponde con quelle belle parole, acute parole:Ante omnia opus est ut teneat catholicam fidem.Che ne dite miei Sig.ri? Siete paghi del mio concetto? Ah! che mi accorgo, non siete abbastanza sodisfatti, forse perchè non intendete quest'altra latinità per essere un poco oscura. Attendete a sentire il senzo:Ante omnia, dice è Antonio;opus est, è di necessità,ut teneat, che mantenghi,catholicam fidem, la fede catolica.E veramente non pare fuori di proposito; questoQuicumquedice molto bene la verità:Veritas de terra orta est, poicchè nato Antonio mio gloriosissimoAnte omnia, ed essendo ragazzotto nella città di Lisbona, imparò subito dal nome stesso della sua patria Lisbona a pigliar la zizza buona, cioè a patire, ed andarsene via dal mondo, entrando immediatamente ne' Canonici Regolari: mà perchè ivi non vedeva adempire il suo desiderio, che era di patire:Vir desideriorum, perchè ivi si mangiava bene e si beveva meglio:Manducamus et bibamus, e vi si fa una vita squisitissima,Mors et vita in manu Domini, e se qualche volta accade fra questi il digiunare, quello che s'hanno da mangiare la sera, se lo mangiano la matina, e la sera per collazione qualche galantariella, oh che santo digiuno!.. Mà torniamo presto al nostroAnte omnia, che già s'è calzato li stivali per partir via da questi Canonici. E dove t'incamini o bel zitello? A che lasci si commoda occasione per servir Dio?Nonne septuaginta annis Domino servisti?Si può dire di te come di quell'starione [ch]e fuggì. Vien quà, vien qua, che, per quanto vedo, corri a frati Zoccolanti. Or qui si che troverai il rovescio della medaglia; vedrai le morbide cammise di lino mutate in ruvidissima lana:Deus qui dat nivem sicut lanam, i morbidi letti in sacchi di paglia:Tamquam paleas ferrum, e così l'uomo come una nespola, o pera fiorentina, se ne starà sempre nella paglia; muterai poi la carne di capone in quella di pecora:Insuper pecora campi, il vino dolce in agraticcio:Verumtamen fex ejus non est exinanita, il pan bianco in quello di bracchi:Dic ut lapides isti panes fiant.Stà dunque sull'accerto. Mà se n'andò via il nostroAnte onmia, Sig.ri, nulla curando e tutto sprezzando, e direte non fosse vera questa necessità? Preziosissimoopus est? ClarissimoAnte omnia? Sapete perchè e [ha] lasciate tutte queste delizie?Deliciæ meæ esse cum filiis hominum, ed in specie à cambiato quell'abito, ch'à quasi del coloraticcio in questo saccaccio bigio del color d'asino, a cui io con raggione m'hò assomigliato? Per portar la somma del martirio. Non perchè in questa mia religione vi siano tiranni che martirizzano le genti (sebene qualche volta quando si comincia a perseguitare qualcheduno, non si finisce così subito); onde una volta un rev. padre Guardiano, quale non voglio nominare per degni rispetti, mi prese a perseguitare talmente che per una bagattella mi fece stare per cinque mesi e due giorni in prigione:Guardianus persequutus est me gratis; che mi volle far dare al diavolo:Et diabolus stet a dextris ejus.Ottenuta intanto licenza il nostroAnte omniadi poter predicare nelle parti dall'infedeli, ed in specie a Marrocchesi, dove si fà il marrocchino rosso, colà egli s'invia di buon animo; mà per l'infermità cagionatagli dall'asprezza delle penitenze, parte volontario, e parte per forza, non può proseguire il suo camino; onde doppo varj viaggi e disaggi pervenne in Assisi, e di là partendo per Forlì per ordinarsi con alcuni Frati Minori, che non erano frati nostri, perchè noi siamo Minori Osservanti, e del nostroAnte omniapuò dirsi ch'era Maggior Osservante. Non istarò a dirvi qui i di lui atti di mortificazione:Mortificamur tota die; ne il lavare i piatti:Qui intingit manum mecum in paropside.Non vi voglio fastidire col ricordarvi la disciplina a sangue che faceva tutto il giorno: Et fui flaggellatus tota die. Non vi rammento i digiuni e pan moffito ed acqua pura in tempo che frà i Canonici Regolari avrebbe bevuto in neve:Nive dealbabuntur in selmon.Tralascio l'umiltà in iscopare le stanze e cortili de' Principi:In atrium principis sacerdotum ducebam.Non già che si tratta dell'umiltà; contemplatelo in questo fatto veramente stupendo, ch'è stimarsi indegno di predicare agli uomini, quasi non dicesse buoni concetti:Et concepit filium in senectute sua; andò a predicare ai pesci:Pisces maris qui perambulant semitas maris.Dunque con ragione posso dirvi, mioAnte omniaAntonio:Quam est admirabile nomen tuum in universa terra et mari!Sentite, di grazia, per conferma della mia proposizione quest'altro prodigio, e vederete se io dico il verosi ò nò, e col primo Papa del Vaticano bisognerà che rispondiate:Non te negabo(l'occhio a me,Sursum corda). Si trovava in Ancona il padre del nostroAnte omniaPatavino, per essergli stati apposti due misfatti, l'uno per non aver pagato come doveva i Regij Ministri, e l'altro d'aver ammazzato uno. Il padreAnte omniaciò sentito se n'andò dalli giudici, alli quali così favellò:Vos saeculorum iudices, et vera mundi lumina, votis praecamur cordium, audite voces supplicum; e non essendo quelli capaci, doppo due o trePater nostersi portò all'epitafio, o vogliam dir cenotafio del nostro ammazzato, dove era sepellito, e gli parlò dicendo:Lazzare, veni foras, et surrexit qui erat mortuus. Poi l'interrogò chi l'avesse ammazzato:Responde mihi quantas habeo iniquitates. Con fetida bocca,quadriduanus erat, rispose non essere stato l'uccisore mio il padre di lui; e allora tutto allegro il Santo se ne ritornò via:Et errare facit in [in]vio, et non in via. Era dunque di necessità, che questo mioAnte omniavenisse al mondo per mantenitore della fede, e fù di necessità, perchè era condannato reo l'innocente:Innocens ego sum a sanguine justi hujus. Fù di necessità, perchè levò d'errore alcuni di questi, che vedevano il padre scandaloso:Necesse est ut veniant scandala. Fù di necessità, perchè levò via con quest'occasione gl'odij e mormorazioni de' parenti, e riparò ad altri infiniti mali:Malos male perdet. E mi direte che non sia vera la mia proposizione, e che non moralizzo con belli concetti?E tacete tutti, e lasciate dire a me: Il mio gloriosoAnte omniaera di necessità che venisse al mondo; mà non vi fermate in questi chiribizij di poco momento, mà miratelo là qual altro Giosuè, che se quello fermò il sole, che qual cavallo spallato se ne correva alla stalla dell'occidente; quest'ancora [fermò] tanti e tanti soli di peccatori, che se ne andavano all'occidente de' peccati. Era un Moisè: che se quello con verga toccante fece scaturire l'acqua, questo toccata la pietra de' spiritati facea scaturire fuori i demonij, che come lepri fuggivano:Dæmon lepra fugiunt.Mà chi veggo? non hò tempo di mostrarvelo or un angelo, or un profeta, perchè già s'avvicina l'ora di fare il gallospaccio al cielo, onde per non morire tra noi Zoccolanti (o gran torto! quasi non fossimo degni di sì santa compagnia) si fece portare in una stanza del suo confessore, vicino al monastero delle monache. E qual cosa t'indusse a far ciò, o bellissimoAnte omnia? Tu che eri lo stesso zelo della nostra religione:Zelo zelatus sum; e che t'abbiam dato il nome di Maggior Osservante, dove gl'altri l'ànno di Minore per alienare:Si conditionem suam faciat meliorem. E forse facesti meglio cangiar tua condizione con andare là per esser meglio governato che frà noi? Avverti che sono poverelli, nè ti potranno soccorrere conforme al tuo bisogno; ti senti forse svogliato, e la t'invij per ricrearti con un pò di cialde, ciambellette e mustaccioli? Potevi però dirlo al reverendo padre Guardiano, che l'averebbe mandato a pigliare. Nessuna di queste cose lo mosse, o Sig.ri. Volete sapere per chè cosa ciò fece?Perchè egli era stato confessore e vergine, e perciò volle morire in una stanza del confessore di quelle vergini monache, onde con raggione potrai implorare:Regina Confessorum, Regina Virginum, ora pro nobis.Mà se l'hà colta il nostroAnte omnia!E dove te ne voli lasciando quà giù noi, o padre? A godere, tu mi rispondi:Gaudete in Domino, semper iterum dico gaudete. Tu che eri tanto amator della mortificazione, non sapevi trattenerti un poco più, e non andartene così presto? Non eri quà giù qual candela che illumini tutti noi altri che caminiamo nelle tenebre delli splendori del mondo:Erat lux vera quæ illuminat omnem hominem venientem in hunc mundum. O come ben dissi candela? Attenti al senzo tropologico e paraglifico, come dicono gl'eloquenti; avete osservato mai una candela quando è nuova, e comincia ad ardere? La tenete sovra un candeliere, o d'un altare, o nell'anticamera de' Principi:Ut luceat omnibus, qui in domo sunt, e doppo che è logorata più della metà, e che ne resta tre o quattro dita, vi resta per meccolo della lanterna; così era la candela del nostroAnte omnia, che doppo d'esser logorato ne' candilieri de' pulpiti e confessionali e di tante altre penitenze. Iddio se l'acchiappò questo meccolo per farlo ardere in cielo:Venit cum lanternis et facibus comprehendere eum.Mà non sij chi si disperi per la sua partenza, poichè non è vero che c'abbji abbandonato, anzi di là sù siamo per riportare la luce delle sue grazie della celeste candela, come vediamo che chi a lui si raccomanda incose sode e rilevanti, egli a nessuno le niega:Facienti quantum in se est, Deus non denegat suam gratiam. Parli chi era ridotto a vedere ballare i barrattini, come si suol dire, e in un subito gli fù restituita la sanità:Egri surgunt. Parli chi per la perdita d'un occhio era divenuto fiorentino, e per intercessione del nostroAnte omnia, avendolo ricuperato diviene italiano; parli chi a dispetto de' giudici portava la storta ed altre infermità nelle gambe, acciò quello non andasse prigione, o in galera gli furono cavate. Parli ch'avea perduto qualche cosa, e confessi subito, che gli fù restituita per sua intercessione:Membra resque perditas petunt. Parlino i giovani, che iti a caccia, ànno recuperato i cani smarriti:Accipiunt iuvenes et cani. E giacchè, gloriosissimoAnte omniapronosticato dal gran profeta Atanasio, fai ritrovare le cose perdute, giacchè qual meccolo t'accendesti nella lanterna del cielo, favorisci ancora a me, che hò perduto il filo del mio discorso, non perchè sia sazio, mà perchè vedo storcere quest'idioti di ritrovarlo, e a costoro che m'ascoltano, fagli copia di tua intercessione:Veni sante Ante omnia, reple tuorum corda Cassanensium, mihique optatam gratia tribue. Io di già l'ò ottenuta la grazia. Voi dunque, che già alla promessa fatta vi ò condotti alle pantanelle della gloria del nostroAnte omnia, fatecci a vostro piacere una trippata di divozione, che bon prò vi faccia. E siccome quando s'abbevera qualche animale per farlo saziare con più gusto gli si ciuffola, così giacchèAnimalis homo non percipit ea que Dei sunt, il signor organista gli farà unaciuffolata d'organo nel proseguire la messa cantata, e quando ciascuno si sarà abbeverato, a bon conto faccia quello che fò io, che me ne vado di galoppo alla stalla della mia cella, per invogliarmi nello strame del mio riposo.FINE.

di S. Antonino di Padova rappresentato da un frate zoccolante nella terra di Cassano in Lombardia nel dì 13 giugno 1677.

Dovendo il Patriarca Abbramo, quell'Abramo dico, che fratello di Nacor et Aaron per obbedire al dolce comando di Dio e far del proprio figlio un sagrificio:Sacrificium Deo spiritus contribulatus, sovra l'altar d'un alto monte:Montes Gelboe, nec ros, nec pluvia cadant super vos, lasciatisi i superbi apparati, li sontuosi banchetti, le sedie postergali, i baldacchini che usano i patriarchi moderni, senza intervento di canonici o altri, in una cappella patriarcale, d'altra esistenza non si serve che di quattro personaggi, cioè il medesimo Abbramo,Isaac, un suo servo e l'asino.Expectate hic cum asino, dice la glossa interlineare parlando e maravigliandosi di questo gran fatto:Factum est cor meum tamquam cera liquescens.Tale, o fratelli Cassanesi, succede oggi a me nel sollennizzarvi la festa del nostro glorioso Antonio, che la povertà de' suoi religiosi figli non gl'essendo permesso far altri addobbi, che quattro stracci di sedia ch'anno prestato per loro cortesia li RR. PP. Dominicani a guisa del sopradetto Abbramo, che sopra il monte di questa chiesa stà fuori della campagna:Stetit in loco campestri, del sig.rPiazza, rettore, mio amico:Amice, ad quid venisti?Quale fu l'Abbramo nel cantare la messa d'Isaac, ch'è il nostro Sig.rIddio, del servo che si trovò presente, che sono le Signorie vostre, che state a sentire, e dall'asino che porta le legna:Super omnia ligna cedrorum tu sola excelsior, che sono io:Asinus præsepe domini sui, quale raggrinzato a forza di bastonate de' comandi del rev.opadre Guardiano, per non buttar via la baldella dell'ubbidienza, son comparso di trotto sopra il monte di questa catedra:Super cathedram Moysi, carico di legna d'un mal infasciato discorso per accendervi un foconaccio di divozione ne' vostri petti, e con dimostrarvi la necessità ch'avea il mondo per mantenere la fede catolica, che nascesse Antonio, e mentre a guisa di questo somaro d'Abbramo coll'orecchie ingrinzite della mia audacia, e colla bocca ragliando, vado sparando sopra le montuosità di questo pulpito i calci de' miei concetti:Durum est tibi contra stimulum calcitrare: tenetevoi le cavezze delle vostre bocche:In camo et freno maxillas eorum constringe; lasciando solo ragliare a me, che superando quel divulgato proverbio, che raglio d'asino non arriva al cielo, farò vedere che penetrerà la mia voce:Vox clamantis in deserto, al cielo dei vostri petti:Cœlum cœli Domino; onde se voi m'osserverete silenzio, io vi porterò a bere nelle pantanelle della gloria d'Antonio, ed incomincio.

Due sorti di necessità assegna la filosofia, o Sig.riCassanesi (attenti, non guardate quà e là) una da teologi dettasimpliciter, l'altrasecundum quid; mà perchè non mi ricordo della definizione per adesso, e poi parlo con persone dotte, tralascio la spiegazione. Sò bene che la nicessità ch'avea il mondo d'Antonio era una di queste due, e che sia la verità, tralasciando il dirvi con alcuni che consistesse nelle prediche:Predica verbum, insta opportune, importune argue; collo stesso Apostolo soggiongo, che abbiate pazienza:Patientiam habete; con altri che consistesse nell'udire le confessioni:Confessio et pulchritudo; con tall'uno in servire alli spedali:Oportet Episcopum hospitalem esse; con tall'altri nel mitigare il Cielo con discipline:Et disciplina tua ipsa me docebit; ed io vi rispondo, che tutte queste cose ordinarie, e le facciamo anche noi Zoccolanti, e voi altri Sig.ric'avrete inteso qualche voltarella; ma non consisteva qua la necessità ch'aveva il mondo del mio Antonio. Onde andate a parlar colQuicumque, [Simb. di S. Atan.o] e nonstupite. Interrogando lo dite che le paja della necessità ch'ebbe la fede catolica d'Antonio, e sentirete, che quell'oracolo vi risponde con quelle belle parole, acute parole:Ante omnia opus est ut teneat catholicam fidem.Che ne dite miei Sig.ri? Siete paghi del mio concetto? Ah! che mi accorgo, non siete abbastanza sodisfatti, forse perchè non intendete quest'altra latinità per essere un poco oscura. Attendete a sentire il senzo:Ante omnia, dice è Antonio;opus est, è di necessità,ut teneat, che mantenghi,catholicam fidem, la fede catolica.

E veramente non pare fuori di proposito; questoQuicumquedice molto bene la verità:Veritas de terra orta est, poicchè nato Antonio mio gloriosissimoAnte omnia, ed essendo ragazzotto nella città di Lisbona, imparò subito dal nome stesso della sua patria Lisbona a pigliar la zizza buona, cioè a patire, ed andarsene via dal mondo, entrando immediatamente ne' Canonici Regolari: mà perchè ivi non vedeva adempire il suo desiderio, che era di patire:Vir desideriorum, perchè ivi si mangiava bene e si beveva meglio:Manducamus et bibamus, e vi si fa una vita squisitissima,Mors et vita in manu Domini, e se qualche volta accade fra questi il digiunare, quello che s'hanno da mangiare la sera, se lo mangiano la matina, e la sera per collazione qualche galantariella, oh che santo digiuno!.. Mà torniamo presto al nostroAnte omnia, che già s'è calzato li stivali per partir via da questi Canonici. E dove t'incamini o bel zitello? A che lasci si commoda occasione per servir Dio?Nonne septuaginta annis Domino servisti?Si può dire di te come di quell'starione [ch]e fuggì. Vien quà, vien qua, che, per quanto vedo, corri a frati Zoccolanti. Or qui si che troverai il rovescio della medaglia; vedrai le morbide cammise di lino mutate in ruvidissima lana:Deus qui dat nivem sicut lanam, i morbidi letti in sacchi di paglia:Tamquam paleas ferrum, e così l'uomo come una nespola, o pera fiorentina, se ne starà sempre nella paglia; muterai poi la carne di capone in quella di pecora:Insuper pecora campi, il vino dolce in agraticcio:Verumtamen fex ejus non est exinanita, il pan bianco in quello di bracchi:Dic ut lapides isti panes fiant.Stà dunque sull'accerto. Mà se n'andò via il nostroAnte onmia, Sig.ri, nulla curando e tutto sprezzando, e direte non fosse vera questa necessità? Preziosissimoopus est? ClarissimoAnte omnia? Sapete perchè e [ha] lasciate tutte queste delizie?Deliciæ meæ esse cum filiis hominum, ed in specie à cambiato quell'abito, ch'à quasi del coloraticcio in questo saccaccio bigio del color d'asino, a cui io con raggione m'hò assomigliato? Per portar la somma del martirio. Non perchè in questa mia religione vi siano tiranni che martirizzano le genti (sebene qualche volta quando si comincia a perseguitare qualcheduno, non si finisce così subito); onde una volta un rev. padre Guardiano, quale non voglio nominare per degni rispetti, mi prese a perseguitare talmente che per una bagattella mi fece stare per cinque mesi e due giorni in prigione:Guardianus persequutus est me gratis; che mi volle far dare al diavolo:Et diabolus stet a dextris ejus.Ottenuta intanto licenza il nostroAnte omniadi poter predicare nelle parti dall'infedeli, ed in specie a Marrocchesi, dove si fà il marrocchino rosso, colà egli s'invia di buon animo; mà per l'infermità cagionatagli dall'asprezza delle penitenze, parte volontario, e parte per forza, non può proseguire il suo camino; onde doppo varj viaggi e disaggi pervenne in Assisi, e di là partendo per Forlì per ordinarsi con alcuni Frati Minori, che non erano frati nostri, perchè noi siamo Minori Osservanti, e del nostroAnte omniapuò dirsi ch'era Maggior Osservante. Non istarò a dirvi qui i di lui atti di mortificazione:Mortificamur tota die; ne il lavare i piatti:Qui intingit manum mecum in paropside.Non vi voglio fastidire col ricordarvi la disciplina a sangue che faceva tutto il giorno: Et fui flaggellatus tota die. Non vi rammento i digiuni e pan moffito ed acqua pura in tempo che frà i Canonici Regolari avrebbe bevuto in neve:Nive dealbabuntur in selmon.Tralascio l'umiltà in iscopare le stanze e cortili de' Principi:In atrium principis sacerdotum ducebam.Non già che si tratta dell'umiltà; contemplatelo in questo fatto veramente stupendo, ch'è stimarsi indegno di predicare agli uomini, quasi non dicesse buoni concetti:Et concepit filium in senectute sua; andò a predicare ai pesci:Pisces maris qui perambulant semitas maris.Dunque con ragione posso dirvi, mioAnte omniaAntonio:Quam est admirabile nomen tuum in universa terra et mari!

Sentite, di grazia, per conferma della mia proposizione quest'altro prodigio, e vederete se io dico il verosi ò nò, e col primo Papa del Vaticano bisognerà che rispondiate:Non te negabo(l'occhio a me,Sursum corda). Si trovava in Ancona il padre del nostroAnte omniaPatavino, per essergli stati apposti due misfatti, l'uno per non aver pagato come doveva i Regij Ministri, e l'altro d'aver ammazzato uno. Il padreAnte omniaciò sentito se n'andò dalli giudici, alli quali così favellò:Vos saeculorum iudices, et vera mundi lumina, votis praecamur cordium, audite voces supplicum; e non essendo quelli capaci, doppo due o trePater nostersi portò all'epitafio, o vogliam dir cenotafio del nostro ammazzato, dove era sepellito, e gli parlò dicendo:Lazzare, veni foras, et surrexit qui erat mortuus. Poi l'interrogò chi l'avesse ammazzato:Responde mihi quantas habeo iniquitates. Con fetida bocca,quadriduanus erat, rispose non essere stato l'uccisore mio il padre di lui; e allora tutto allegro il Santo se ne ritornò via:Et errare facit in [in]vio, et non in via. Era dunque di necessità, che questo mioAnte omniavenisse al mondo per mantenitore della fede, e fù di necessità, perchè era condannato reo l'innocente:Innocens ego sum a sanguine justi hujus. Fù di necessità, perchè levò d'errore alcuni di questi, che vedevano il padre scandaloso:Necesse est ut veniant scandala. Fù di necessità, perchè levò via con quest'occasione gl'odij e mormorazioni de' parenti, e riparò ad altri infiniti mali:Malos male perdet. E mi direte che non sia vera la mia proposizione, e che non moralizzo con belli concetti?

E tacete tutti, e lasciate dire a me: Il mio gloriosoAnte omniaera di necessità che venisse al mondo; mà non vi fermate in questi chiribizij di poco momento, mà miratelo là qual altro Giosuè, che se quello fermò il sole, che qual cavallo spallato se ne correva alla stalla dell'occidente; quest'ancora [fermò] tanti e tanti soli di peccatori, che se ne andavano all'occidente de' peccati. Era un Moisè: che se quello con verga toccante fece scaturire l'acqua, questo toccata la pietra de' spiritati facea scaturire fuori i demonij, che come lepri fuggivano:Dæmon lepra fugiunt.

Mà chi veggo? non hò tempo di mostrarvelo or un angelo, or un profeta, perchè già s'avvicina l'ora di fare il gallospaccio al cielo, onde per non morire tra noi Zoccolanti (o gran torto! quasi non fossimo degni di sì santa compagnia) si fece portare in una stanza del suo confessore, vicino al monastero delle monache. E qual cosa t'indusse a far ciò, o bellissimoAnte omnia? Tu che eri lo stesso zelo della nostra religione:Zelo zelatus sum; e che t'abbiam dato il nome di Maggior Osservante, dove gl'altri l'ànno di Minore per alienare:Si conditionem suam faciat meliorem. E forse facesti meglio cangiar tua condizione con andare là per esser meglio governato che frà noi? Avverti che sono poverelli, nè ti potranno soccorrere conforme al tuo bisogno; ti senti forse svogliato, e la t'invij per ricrearti con un pò di cialde, ciambellette e mustaccioli? Potevi però dirlo al reverendo padre Guardiano, che l'averebbe mandato a pigliare. Nessuna di queste cose lo mosse, o Sig.ri. Volete sapere per chè cosa ciò fece?Perchè egli era stato confessore e vergine, e perciò volle morire in una stanza del confessore di quelle vergini monache, onde con raggione potrai implorare:Regina Confessorum, Regina Virginum, ora pro nobis.

Mà se l'hà colta il nostroAnte omnia!E dove te ne voli lasciando quà giù noi, o padre? A godere, tu mi rispondi:Gaudete in Domino, semper iterum dico gaudete. Tu che eri tanto amator della mortificazione, non sapevi trattenerti un poco più, e non andartene così presto? Non eri quà giù qual candela che illumini tutti noi altri che caminiamo nelle tenebre delli splendori del mondo:Erat lux vera quæ illuminat omnem hominem venientem in hunc mundum. O come ben dissi candela? Attenti al senzo tropologico e paraglifico, come dicono gl'eloquenti; avete osservato mai una candela quando è nuova, e comincia ad ardere? La tenete sovra un candeliere, o d'un altare, o nell'anticamera de' Principi:Ut luceat omnibus, qui in domo sunt, e doppo che è logorata più della metà, e che ne resta tre o quattro dita, vi resta per meccolo della lanterna; così era la candela del nostroAnte omnia, che doppo d'esser logorato ne' candilieri de' pulpiti e confessionali e di tante altre penitenze. Iddio se l'acchiappò questo meccolo per farlo ardere in cielo:Venit cum lanternis et facibus comprehendere eum.

Mà non sij chi si disperi per la sua partenza, poichè non è vero che c'abbji abbandonato, anzi di là sù siamo per riportare la luce delle sue grazie della celeste candela, come vediamo che chi a lui si raccomanda incose sode e rilevanti, egli a nessuno le niega:Facienti quantum in se est, Deus non denegat suam gratiam. Parli chi era ridotto a vedere ballare i barrattini, come si suol dire, e in un subito gli fù restituita la sanità:Egri surgunt. Parli chi per la perdita d'un occhio era divenuto fiorentino, e per intercessione del nostroAnte omnia, avendolo ricuperato diviene italiano; parli chi a dispetto de' giudici portava la storta ed altre infermità nelle gambe, acciò quello non andasse prigione, o in galera gli furono cavate. Parli ch'avea perduto qualche cosa, e confessi subito, che gli fù restituita per sua intercessione:Membra resque perditas petunt. Parlino i giovani, che iti a caccia, ànno recuperato i cani smarriti:Accipiunt iuvenes et cani. E giacchè, gloriosissimoAnte omniapronosticato dal gran profeta Atanasio, fai ritrovare le cose perdute, giacchè qual meccolo t'accendesti nella lanterna del cielo, favorisci ancora a me, che hò perduto il filo del mio discorso, non perchè sia sazio, mà perchè vedo storcere quest'idioti di ritrovarlo, e a costoro che m'ascoltano, fagli copia di tua intercessione:Veni sante Ante omnia, reple tuorum corda Cassanensium, mihique optatam gratia tribue. Io di già l'ò ottenuta la grazia. Voi dunque, che già alla promessa fatta vi ò condotti alle pantanelle della gloria del nostroAnte omnia, fatecci a vostro piacere una trippata di divozione, che bon prò vi faccia. E siccome quando s'abbevera qualche animale per farlo saziare con più gusto gli si ciuffola, così giacchèAnimalis homo non percipit ea que Dei sunt, il signor organista gli farà unaciuffolata d'organo nel proseguire la messa cantata, e quando ciascuno si sarà abbeverato, a bon conto faccia quello che fò io, che me ne vado di galoppo alla stalla della mia cella, per invogliarmi nello strame del mio riposo.

FINE.

NOTE:1.La Sicilia era allora divisa amministrativamente in tre valli; e le gravi difficoltà di locomozione fecero nascere la frase proverbiale, non registrata in nessun vocabolario:Jiri d'un vallu all'àutru, andare da un luogo all'altro lontanissimi tra loro.2.A pag. 63 si legge: «Varie preci divote solite recitarsi da S.roN. N. moniale vechhia di molta semplicità nel monastero di S. Giovanni in Regalbuto attualmente viventein questo anno 1738».3.GliAvvenimenticoi nn. 5 e 15 si riferiscono all'anno 1722, ma il n. 33 al 1735, il n. 57 al 1736, il n. 18 al 1739, il n. 36bisal 1741. Solo il n. 29 è del 1747.4.Vedi i nn. 4, 11, 12, 19, 23, 27, 32.5.Nomenclatura familiare siculo-italiana, p. 35. Messina, 1846.6.Cfr. specialmente i numeri 7, 25, 50, 60.7.Vedi nel mio volume diSpettacoli e Feste popolari siciliane(Palermo, 1881), lo studioDelle Sacre Rappresentazioni in Sicilia, c. III, eD'Ancona,Origini del Teatro in Italia. Studii sulle Sacre Rappresentazioni, seguiti da un'appendice sulle Rappresentazioni nel contado toscano(Firenze, Successori Le Monnier, 1877), vol. II, p. 296 e seg.8.Giova riportare le parole del nostro anonimo: «Morì un giorno la sua madre: egli (il sacerdote Isidoro Lo Proto della Terra di Maletto), mentre il cadavere della defonta era attorniato di donne, che, secondo il costume antico, tenevano il lutto con lamentazioni e con lagrime, situossi in mezzo ad esse con una tovaglia negra sul capo, dando in gridi e gemiti più dell'altre femine. Costume questo che osservollo nell'altre morti di altre sue congionti (p. 28)».Sulle prefiche siciliane vediSalomone-Marino,Le Reputatrici in Sicilia; nelleNuove Effemeridi siciliane, serie II, vol. I, 1874, eD'Angelo e Cipriano,Intorno alle Prefiche e ad alcune costumanze praticate dagli antichi siciliani alla loro morte; nellaNuova Raccolta di opuscoli di autori siciliani, t. VIII.9.Vedi per Veria il n. 6, per Nicosia i nn. 1, 25, 26, 49, e poi i nn. 34, 50, 59, 61.10.Cfr.Guastella,Canti popolari del circondario di Modica, p. LXXXVI e seguenti (Modica, 1876) eDi Tommaso Campailla e dei suoi tempi, cap. II, (Ragusa, 1880) i mieiUsi natalizi, nuziali e funebri, p. 58 (Palermo, MDCCCLXXIX);L'Amico del popolodi Palermo, an. XVIII, n. 113; ilGiornale di Sicilia, anno XVI, n. 228, e più che altro, varie delleFiabe, Novelle e Racconti pop. sic., serie II (Palermo 1875).11.Particolarmente i sinodi del 1588, 1621, 1648, 1663, 1681, 1691 in Messina; del 1567, 1584, 1687 in Patti; del 1623 e 1668 in Catania.12.Quello che mi son permesso è la punteggiatura, difettosissima nell'originale.13.Nicosia nella provincia di Catania.14.Pari a L. 5 e cent. 10.15.«Giovanni, non ti muovere i calzoni (cioè, non toccare i calzoni), altrimenti si guasta la Passione». Evidentemente si vuole imitare il dialetto di Nicosia, il quale è del gruppo gallo-italico, ed il popolo siciliano lo ritiene francese.16.Naso, comune della provincia di Messina.17.Questa, di dar del santo al diavolo, è una delle bestemmie più grandi e più comuni in Sicilia.18.Bronte, nella provincia e diocesi di Catania.19.Crastu, castrone.20.Signore, ho fatto la cena ecc.21.Lacciata, scotta.22.S. Marco, comune nella prov. di Messina, e nella diocesi di Patti.23.«S. Filippo d'Argirò», o Aggira, comune nella provincia di Catania, e dal 1816 nella diocesi di Nicosia.24.Non so che comunello sia questoVeria.25.Longi, comune della provincia di Messina e nella diocesi di Patti.26.Minni, va meglio scrittomi nni, me ne.27.Capri, comune della provincia di Messina e nella diocesi di Patti.28.Manganello, dim. dimangano, ruota grande con cui si cava la seta dai bozzoli.29.Aci-Catena, comune nella provincia di Catania, allora nella diocesi di questo nome, adesso in quella di Aci-reale.30.Maletto, comune della provincia e diocesi di Catania.31.Cioè, come il vescovo non avesse sospesoa divinisquesto prete così ignorante e spropositato.32.Lo stuzzicavano, lo eccitavano.33.Cioè, a stuzzicarlo.34.Tutto il giorno trasportò tegoli.35.Intendi, all'ufficio divino diprima.36.Volendo parlare italiano, questo improvvisato oratore sacro mette laddove è larcome suole spesso il popolo quando vuole italianizzare. Le sue parole dicono: «Vedete, figliuoli, quanto siamo miserabili! Chi dovea dire a costei che nel (ntra du, tra lo) meglio de' (di di, de li) suoi capricci dovesse restare, come le bestie, ammazzata nella campagna? Impariamo a spese d'altri ad addrizzare i fatti nostri».37.Prevenghi a mio compare, avverta mio compare.Confessionarioconfessionale.38.Scrivetene la informazione, sig. Notaio: ha detto tre voltembè.39.Cioè, deve eseguirsi una sacra rappresentazione.40.Era il tempo della immunità ecclesiastica, ed il reo, per iscampar la Giustizia, potea bene rifugiarsi in luogo sacro. Ecco perchè alcuni degli attori della sacra opera pensarono di «mettersi in salvo sù la chiesa». Storico è oramai il modo proverbiale:Pigghiari la chiesa di pettu, per significare: mettersi in salvo dopo di aver commesso un delitto, dato fondo alle proprie o altrui sostanze, rimanendo debitore, ecc. ecc.41.Lu Diavulu, intendi: Colui che dovea rappresentare, nell'opera sacra, il diavolo ricevette il Viatico; colui che dovea far da angelo, prese la fuga; il Cristo si rifugiò nella chiesa.42.Requiem aeternam dona ei Domine, et lux perpetua luceat ei.43.Paternòecc. padre, no. Il confessore poi risponde col proverbio:Cu' è vistu(oCu' 'un è vistu)e 'un è pigghiatu, 'un pò ghiri carzaratu(Chi è visto e non è preso, non può andare in carcere).44.Cipollazza, sicil.cipuddazza, e più comunementecipuddazzu, è lascilla maritimadi Linneo, pianta acre e fortemente irritante.45.Nelle processioni de' frati Cappuccini portava la Croce un terziario, e non già un chierico con cotta come presso altri Ordini religiosi. Essa era gigantesca (e perciò forse vuota di dentro) e senza pallio od ornamento alcuno.L'autore qui nota come nella provincia monastica de' Cappuccini di Messina fosse una eccezione, cioè che nelle processioni reggesse la croce un chierico con cotta, e che dalla croce, piccola anzichè no, pendesse un pallio.46.Chè vi darò una buona ricreazione, un gran divertimento.47.La vocegnuri, che in Palermo si dà a' cocchieri, in alcuni comuni si usa persignuri, signore; e si prepone a' nomi di parentato:Gnuri patri, gnura matri; e si dà anche agli ecclesiastici come qui:Gnuri patri Furtunatuecc.48.Da scriversi:Talè ccà, guarda qui, furbacchiuolo!Mulaccinnottu, alterato damulacciuni(mulotto), e questo damulu, e si dice in senso cattivo.49.Nichiarisi, v. intr., indispettirsi, corrucciarsi.50.Dio non voglia che ella s'infreddi; io me ne vado.51.Undi mi m'arricogghiu, dove ritirarmi, ricoverar questa notte. Notisi ilmicaratteristico de' dialetti siciliani del Messinese, del quale nel mioSaggio di una Grammatica del dialetto e delle parlate siciliane(Fiabe, vol. I, p. CCX) scrissi: «Ilmista ora perche, congiunzione, ora per semplice ripieno, come nelle frasi: «Volimici trovu un cunfissuri» (Milazzo). (Vuolechegli trovi un confessore). «Volimimi pigliu la risposta (Novara). (Vuolechemi pigli la risposta) ecc.»52.Vattindiecc., vattene, dunque, con una nave di diavoli! Oh guarda che rompiscatole!Pesta amara, pesta di c..., vale rompimento di scatole, seccatura, molestia insopportabile.53.Non vi adirate, signorino, chè me ne vado.54.Affacciatevi, chè c'è qui il sig. D. Paolo!55.Tu, figliuol mio, sei tu giovane o diavolo? Oh guarda che rompimento di capo! Che diavolo vuoi? Vuoi tu lasciarmi dormire?56.Ed iu l'aju carriatuecc., ed io l'ho condotto (qua) da lei per fare un atto di affronto.57.Signorino, dunque io fraintesi.58.Bricconcino, se io ci vengo, ti vo' dare la strenna (te lo vo' fare un regalo; ti vo' picchiare di santa ragione).59.Procuro (fo di tutto) di lasciarvi le ossa per morirvi.60.A questo mulo, a questo figliuol di p....61.Cercando Aricchiazzi, (nome di uno che dovea aver le orecchie grandi).62.Dalla stranezza.63.Caniglia, crusca.64.Allora io scossi la cesta di paglia.Gistru e gistradicono nel Messinese e nel Catanese.65.Il pollaio.66.Modo proverbiale notissimo, che vale: Il più costa più del meno.67.Dallo, presso.68.Intendi, che hanno acquistato un gran prezzo.69.Questo ho maneggiato (l'ho sperimentato) sopra di me.70.Ci perdo il ranno.71.Buon pro gli faccia! e bisogna far coste da balena (sopportare in pace, ingozzarla).72.Questa lettera nel ms. non è numerata.73.Matichesa, permatrichesa, madre chiesa, chiesa principale di un comune.74.Il frate.75.Finalmente gli domandò se gusterebbe.76.Nel Manuale per lo studio della lingua latina.Probabilmente qui allude ad un manuale scolastico di latinità, notissimo a quei giorni.77.Mongiuffi o Mungiuffi, comune della prov. di Messina, nel circondario di Taormina.78.Raccuja nella prov. di Messina, diocesi di Patti.79.Dalle parole di essoCredo.80.Raccujtoperraccuioto, di Raccuja.81.S. Agata di Militello, nella prov. di Messina e nella diocesi di Patti.82.Regalbuto, nella prov. di Catania, oggi diocesi di Nicosia (allora di Catania).83.Saccufiari, tambussare, zombare.84.La Pia Unione di S. Matteo in Palermo detta delMisereminiha per istituto di suffragare le anime del Purgatorio.85.Caparrunassu, pegg. dicaparruni, furfantaccio.86.Ruminarsiqui usato perdimenarsi, al quale corrisponde il sic.arriminàrisi.87.LeggiGiojosa, e più sottogioiosano. Giojosa, comune della prov. di Messina, diocesi di Patti.88.Insirtàstivu, indovinaste.89.Adesso, quando quell'animalaccio spetezza.Ddarmalazzu, va scritto:dd'armalazzu.90.Signore, se ne andò a raccogliersi i fichi.91.Montagna reale, comune nella prov. di Messina, nella diocesi e nel circondario di Patti.92.Metaforicamente significa: Volea godere di sentirla spetezzar forte (come una batteria nei fuochi artificiali).93.Nàutra picca, ancora un poco.94.La villa Butera in Bagheria, comune a 9 miglia da Palermo, è una delle più cospicue di quella contrada.95.LaCannita, tenuta e Casa già dei Gesuiti nel territorio tra Ficarazzi e Misilmeri. Oggi è una tenuta privata, e, abolita l'a. 1860 la Compagnia di Gesù in Sicilia, appartiene ai signori Villa, Siciliano ecc., che ne fecero acquisto.96.Sustriupersustiniuosustinni, sostenne.97.Andai in chiesa, e v'erano molte persone, e lì all'entrata, c'era un truogolo d'acqua (fonte dell'acqua santa), e di esso s'insaponavan la fronte (si segnavan con l'acqua santa); e io andai, e mi lavai la fronte (mi segnai); poi uscirono dalla sagrestia molti preti con le camicette (cotte) addosso; poi altri due preti, anch'essi col saltambarco (tonacella) rosso, e finalmente veniva il padre Arciprete col saltambarco (pianeta) rosso e la pastoia (manipolo) al braccio.Decorazione

1.La Sicilia era allora divisa amministrativamente in tre valli; e le gravi difficoltà di locomozione fecero nascere la frase proverbiale, non registrata in nessun vocabolario:Jiri d'un vallu all'àutru, andare da un luogo all'altro lontanissimi tra loro.

2.A pag. 63 si legge: «Varie preci divote solite recitarsi da S.roN. N. moniale vechhia di molta semplicità nel monastero di S. Giovanni in Regalbuto attualmente viventein questo anno 1738».

3.GliAvvenimenticoi nn. 5 e 15 si riferiscono all'anno 1722, ma il n. 33 al 1735, il n. 57 al 1736, il n. 18 al 1739, il n. 36bisal 1741. Solo il n. 29 è del 1747.

4.Vedi i nn. 4, 11, 12, 19, 23, 27, 32.

5.Nomenclatura familiare siculo-italiana, p. 35. Messina, 1846.

6.Cfr. specialmente i numeri 7, 25, 50, 60.

7.Vedi nel mio volume diSpettacoli e Feste popolari siciliane(Palermo, 1881), lo studioDelle Sacre Rappresentazioni in Sicilia, c. III, eD'Ancona,Origini del Teatro in Italia. Studii sulle Sacre Rappresentazioni, seguiti da un'appendice sulle Rappresentazioni nel contado toscano(Firenze, Successori Le Monnier, 1877), vol. II, p. 296 e seg.

8.Giova riportare le parole del nostro anonimo: «Morì un giorno la sua madre: egli (il sacerdote Isidoro Lo Proto della Terra di Maletto), mentre il cadavere della defonta era attorniato di donne, che, secondo il costume antico, tenevano il lutto con lamentazioni e con lagrime, situossi in mezzo ad esse con una tovaglia negra sul capo, dando in gridi e gemiti più dell'altre femine. Costume questo che osservollo nell'altre morti di altre sue congionti (p. 28)».

Sulle prefiche siciliane vediSalomone-Marino,Le Reputatrici in Sicilia; nelleNuove Effemeridi siciliane, serie II, vol. I, 1874, eD'Angelo e Cipriano,Intorno alle Prefiche e ad alcune costumanze praticate dagli antichi siciliani alla loro morte; nellaNuova Raccolta di opuscoli di autori siciliani, t. VIII.

9.Vedi per Veria il n. 6, per Nicosia i nn. 1, 25, 26, 49, e poi i nn. 34, 50, 59, 61.

10.Cfr.Guastella,Canti popolari del circondario di Modica, p. LXXXVI e seguenti (Modica, 1876) eDi Tommaso Campailla e dei suoi tempi, cap. II, (Ragusa, 1880) i mieiUsi natalizi, nuziali e funebri, p. 58 (Palermo, MDCCCLXXIX);L'Amico del popolodi Palermo, an. XVIII, n. 113; ilGiornale di Sicilia, anno XVI, n. 228, e più che altro, varie delleFiabe, Novelle e Racconti pop. sic., serie II (Palermo 1875).

11.Particolarmente i sinodi del 1588, 1621, 1648, 1663, 1681, 1691 in Messina; del 1567, 1584, 1687 in Patti; del 1623 e 1668 in Catania.

12.Quello che mi son permesso è la punteggiatura, difettosissima nell'originale.

13.Nicosia nella provincia di Catania.

14.Pari a L. 5 e cent. 10.

15.«Giovanni, non ti muovere i calzoni (cioè, non toccare i calzoni), altrimenti si guasta la Passione». Evidentemente si vuole imitare il dialetto di Nicosia, il quale è del gruppo gallo-italico, ed il popolo siciliano lo ritiene francese.

16.Naso, comune della provincia di Messina.

17.Questa, di dar del santo al diavolo, è una delle bestemmie più grandi e più comuni in Sicilia.

18.Bronte, nella provincia e diocesi di Catania.

19.Crastu, castrone.

20.Signore, ho fatto la cena ecc.

21.Lacciata, scotta.

22.S. Marco, comune nella prov. di Messina, e nella diocesi di Patti.

23.«S. Filippo d'Argirò», o Aggira, comune nella provincia di Catania, e dal 1816 nella diocesi di Nicosia.

24.Non so che comunello sia questoVeria.

25.Longi, comune della provincia di Messina e nella diocesi di Patti.

26.Minni, va meglio scrittomi nni, me ne.

27.Capri, comune della provincia di Messina e nella diocesi di Patti.

28.Manganello, dim. dimangano, ruota grande con cui si cava la seta dai bozzoli.

29.Aci-Catena, comune nella provincia di Catania, allora nella diocesi di questo nome, adesso in quella di Aci-reale.

30.Maletto, comune della provincia e diocesi di Catania.

31.Cioè, come il vescovo non avesse sospesoa divinisquesto prete così ignorante e spropositato.

32.Lo stuzzicavano, lo eccitavano.

33.Cioè, a stuzzicarlo.

34.Tutto il giorno trasportò tegoli.

35.Intendi, all'ufficio divino diprima.

36.Volendo parlare italiano, questo improvvisato oratore sacro mette laddove è larcome suole spesso il popolo quando vuole italianizzare. Le sue parole dicono: «Vedete, figliuoli, quanto siamo miserabili! Chi dovea dire a costei che nel (ntra du, tra lo) meglio de' (di di, de li) suoi capricci dovesse restare, come le bestie, ammazzata nella campagna? Impariamo a spese d'altri ad addrizzare i fatti nostri».

37.Prevenghi a mio compare, avverta mio compare.Confessionarioconfessionale.

38.Scrivetene la informazione, sig. Notaio: ha detto tre voltembè.

39.Cioè, deve eseguirsi una sacra rappresentazione.

40.Era il tempo della immunità ecclesiastica, ed il reo, per iscampar la Giustizia, potea bene rifugiarsi in luogo sacro. Ecco perchè alcuni degli attori della sacra opera pensarono di «mettersi in salvo sù la chiesa». Storico è oramai il modo proverbiale:Pigghiari la chiesa di pettu, per significare: mettersi in salvo dopo di aver commesso un delitto, dato fondo alle proprie o altrui sostanze, rimanendo debitore, ecc. ecc.

41.Lu Diavulu, intendi: Colui che dovea rappresentare, nell'opera sacra, il diavolo ricevette il Viatico; colui che dovea far da angelo, prese la fuga; il Cristo si rifugiò nella chiesa.

42.Requiem aeternam dona ei Domine, et lux perpetua luceat ei.

43.Paternòecc. padre, no. Il confessore poi risponde col proverbio:Cu' è vistu(oCu' 'un è vistu)e 'un è pigghiatu, 'un pò ghiri carzaratu(Chi è visto e non è preso, non può andare in carcere).

44.Cipollazza, sicil.cipuddazza, e più comunementecipuddazzu, è lascilla maritimadi Linneo, pianta acre e fortemente irritante.

45.Nelle processioni de' frati Cappuccini portava la Croce un terziario, e non già un chierico con cotta come presso altri Ordini religiosi. Essa era gigantesca (e perciò forse vuota di dentro) e senza pallio od ornamento alcuno.

L'autore qui nota come nella provincia monastica de' Cappuccini di Messina fosse una eccezione, cioè che nelle processioni reggesse la croce un chierico con cotta, e che dalla croce, piccola anzichè no, pendesse un pallio.

46.Chè vi darò una buona ricreazione, un gran divertimento.

47.La vocegnuri, che in Palermo si dà a' cocchieri, in alcuni comuni si usa persignuri, signore; e si prepone a' nomi di parentato:Gnuri patri, gnura matri; e si dà anche agli ecclesiastici come qui:Gnuri patri Furtunatuecc.

48.Da scriversi:Talè ccà, guarda qui, furbacchiuolo!Mulaccinnottu, alterato damulacciuni(mulotto), e questo damulu, e si dice in senso cattivo.

49.Nichiarisi, v. intr., indispettirsi, corrucciarsi.

50.Dio non voglia che ella s'infreddi; io me ne vado.

51.Undi mi m'arricogghiu, dove ritirarmi, ricoverar questa notte. Notisi ilmicaratteristico de' dialetti siciliani del Messinese, del quale nel mioSaggio di una Grammatica del dialetto e delle parlate siciliane(Fiabe, vol. I, p. CCX) scrissi: «Ilmista ora perche, congiunzione, ora per semplice ripieno, come nelle frasi: «Volimici trovu un cunfissuri» (Milazzo). (Vuolechegli trovi un confessore). «Volimimi pigliu la risposta (Novara). (Vuolechemi pigli la risposta) ecc.»

52.Vattindiecc., vattene, dunque, con una nave di diavoli! Oh guarda che rompiscatole!Pesta amara, pesta di c..., vale rompimento di scatole, seccatura, molestia insopportabile.

53.Non vi adirate, signorino, chè me ne vado.

54.Affacciatevi, chè c'è qui il sig. D. Paolo!

55.Tu, figliuol mio, sei tu giovane o diavolo? Oh guarda che rompimento di capo! Che diavolo vuoi? Vuoi tu lasciarmi dormire?

56.Ed iu l'aju carriatuecc., ed io l'ho condotto (qua) da lei per fare un atto di affronto.

57.Signorino, dunque io fraintesi.

58.Bricconcino, se io ci vengo, ti vo' dare la strenna (te lo vo' fare un regalo; ti vo' picchiare di santa ragione).

59.Procuro (fo di tutto) di lasciarvi le ossa per morirvi.

60.A questo mulo, a questo figliuol di p....

61.Cercando Aricchiazzi, (nome di uno che dovea aver le orecchie grandi).

62.Dalla stranezza.

63.Caniglia, crusca.

64.Allora io scossi la cesta di paglia.Gistru e gistradicono nel Messinese e nel Catanese.

65.Il pollaio.

66.Modo proverbiale notissimo, che vale: Il più costa più del meno.

67.Dallo, presso.

68.Intendi, che hanno acquistato un gran prezzo.

69.Questo ho maneggiato (l'ho sperimentato) sopra di me.

70.Ci perdo il ranno.

71.Buon pro gli faccia! e bisogna far coste da balena (sopportare in pace, ingozzarla).

72.Questa lettera nel ms. non è numerata.

73.Matichesa, permatrichesa, madre chiesa, chiesa principale di un comune.

74.Il frate.

75.Finalmente gli domandò se gusterebbe.

76.Nel Manuale per lo studio della lingua latina.

Probabilmente qui allude ad un manuale scolastico di latinità, notissimo a quei giorni.

77.Mongiuffi o Mungiuffi, comune della prov. di Messina, nel circondario di Taormina.

78.Raccuja nella prov. di Messina, diocesi di Patti.

79.Dalle parole di essoCredo.

80.Raccujtoperraccuioto, di Raccuja.

81.S. Agata di Militello, nella prov. di Messina e nella diocesi di Patti.

82.Regalbuto, nella prov. di Catania, oggi diocesi di Nicosia (allora di Catania).

83.Saccufiari, tambussare, zombare.

84.La Pia Unione di S. Matteo in Palermo detta delMisereminiha per istituto di suffragare le anime del Purgatorio.

85.Caparrunassu, pegg. dicaparruni, furfantaccio.

86.Ruminarsiqui usato perdimenarsi, al quale corrisponde il sic.arriminàrisi.

87.LeggiGiojosa, e più sottogioiosano. Giojosa, comune della prov. di Messina, diocesi di Patti.

88.Insirtàstivu, indovinaste.

89.Adesso, quando quell'animalaccio spetezza.Ddarmalazzu, va scritto:dd'armalazzu.

90.Signore, se ne andò a raccogliersi i fichi.

91.Montagna reale, comune nella prov. di Messina, nella diocesi e nel circondario di Patti.

92.Metaforicamente significa: Volea godere di sentirla spetezzar forte (come una batteria nei fuochi artificiali).

93.Nàutra picca, ancora un poco.

94.La villa Butera in Bagheria, comune a 9 miglia da Palermo, è una delle più cospicue di quella contrada.

95.LaCannita, tenuta e Casa già dei Gesuiti nel territorio tra Ficarazzi e Misilmeri. Oggi è una tenuta privata, e, abolita l'a. 1860 la Compagnia di Gesù in Sicilia, appartiene ai signori Villa, Siciliano ecc., che ne fecero acquisto.

96.Sustriupersustiniuosustinni, sostenne.

97.Andai in chiesa, e v'erano molte persone, e lì all'entrata, c'era un truogolo d'acqua (fonte dell'acqua santa), e di esso s'insaponavan la fronte (si segnavan con l'acqua santa); e io andai, e mi lavai la fronte (mi segnai); poi uscirono dalla sagrestia molti preti con le camicette (cotte) addosso; poi altri due preti, anch'essi col saltambarco (tonacella) rosso, e finalmente veniva il padre Arciprete col saltambarco (pianeta) rosso e la pastoia (manipolo) al braccio.

Decorazione


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