IN SARDEGNA

IN SARDEGNAUn italiano ha scoperto l’America, ma resta agli italiani di scoprire la Sardegna.Se c’è infatti una parte del nostro paese che sia poco conosciuta è questa antica Ichnusa della quale ci ricordiamo solo quando si debbono levare i coscritti o riscuoter le tasse. Dal 1848 in qua udiamo sciogliere inni sonori al patriottismo, alla fermezza del Piemonte; inni meritati senza dubbio, ma ingiusti in quanto dimenticano quella disgraziata Sardegna che pure ebbe comuni col Piemonte i sacrifizi grandi e la tenacità dei propositi. E destino, è triste destino della Sardegna l’essere dimenticata. Sul continente se ne ricordano appena coloro che vi furono a domicilio coatto.Per molto tempo è stata tenuta come un luogo di punizione, una Nuova Caledonia italiana. Quando non si sapeva dove ficcare un impiegato o un maestro perchè tutti protestavano contro la sua morale o la sua intelligenza, lo mandavano in Sardegna; così che la povera isola serviva di immondezzaio alla spazzatura della burocrazia italiana. I sardi se ne dolevano amaramente e con ragione, ma i lorogridi di dolorenon arrivavano di là dal mare, o se ci arrivavano erano inutili. Trattata da figliastra, colla peggior polizia e la peggiore istruzione possibile, la Sardegna aveva poi il gusto di sentirsi rimproverare l’ignoranza de’ suoi montanari e la poca sicurezza delle sue montagne; come se quello stato anormale di cose non fosse appunto colpa di coloro che la trattavano a quel modo.E, pare impossibile! i viaggiatori che ormai non sanno più trovare un luogo che non sia descritto per lungo eper largo dalle guide del Murray e del Baedeker, che dalle regioni del polo a quelle dell’equatore hanno visto tutto, illustrato ogni sasso, raccontato ogni uso, non pensano a scoprire questa incognita Sardegna; ed i lettori di viaggi e di descrizioni facili ed amene sono ridotti alle leziose imbecillità svesciate dal padre Bresciani in un ridicolissimo zibaldone che passa tuttavia per la migliore delle sue opere. I libri più gravi che pure sono stati scritti intorno all’isola, o per il loro intento scientifico o per qualche altra ragione sono lettera morta pei continentali, e la Sardegna per noi rimane misteriosa come le sorgenti del Nilo.Eppure se c’è un paese originale è la Sardegna. Originale in tutto, dal dialetto alla flora, dai costumi all’aspetto. Certo, a fermarsi a Cagliari, la nota originale non si trova; ma chi è viaggiatore vero e non volgare visitatore di alberghi, procede, s’interna nei boschi inesplorati e sale ai villaggi annidati sui monti. Là si trova, in seno ad una natura selvaggia, una vita rigogliosa e strana che non ha riscontro in nessuna altra provincia italiana. Lasciamo al padre Bresciani le sue pappolate colle quali vuol mostrare ai gonzi l’identità dei costumi sardi con quelli orientali antichi, ma studiamo un poco queste singolarità degne di studio.Un libro che ha questo intento è quello di Ottone Bacaredda intitolatoBozzetti Sardie stampato dal Sommaruga. Sono dieci narrazioni curiose che tutte riguardano qualche singolarità delle costumanze sarde. C’è del patriarcale nella prima,La porchetta del mio figlioccio, che ci mostra l’interno di una brava famiglia popolana e le feste del puerperio un po’ messe in soggezione dall’intervento di uncittadino. Il buon cuore di questo popolo rude, ma migliore della sua fama, è ben dipinto nel secondo bozzetto,Filemone e Bauci, dove due vecchi senza prole adottano una povera creaturina trovatella che rinvengono abbandonata sul loro uscio, e la fanno lorofilla de animae la chiamanoBaròradi comune accordo, col nome della prima moglie del buon Filemone. Tranquillità di coscienza, placidità di affetti che ha qualche cosa di antico, della imperturbabile pacatezza della virtù.Ma il bozzetto che dà più a pensare è il terzo,Silvone.Silvonein dialetto significa cinghiale. Innamorato e non corrisposto si fa soldato, ma è riformato per ipertrofia di cuore. Torna a casa, e il padre morente glilascia in ereditàBasilio Manca, il sindaco del natìo comune.In questolascia in ereditàc’è qualche cosa del côrso, anzi in fondo non ci si trova che la celebrebindetta, la vendetta famosa che il Mérimée analizzò così bene nellaColomba; il moribondo insomma legava al figlio quell’omicidio che egli non aveva potuto compiere.Silvone si reca dalla innamorata antica, trova che il marito le è stato assassinato e la sente offrirgli la mano al prezzo di unavendettasullo stesso Basilio. Silvone accetta, ma il sindaco, che sta sull’avviso, approfitta del primo furto commesso in paese per accusarne l’uomo dal quale ha tutto da temere e che deve così gettarsi alla macchia, bandito.La soluzione del dramma è troppo facile ad indovinare. Un bel giorno Silvone ammazza il sindaco, ma cade nelle mani dei carabinieri per passare dalla Corte d’Assise alla galera. L’autore ci dice che il suo eroe espia in un bagno i suoi falli e quelli del destino, ma il destino, molto probabilmente, ci ha minor colpa di coloro che hanno finora tenuto il seggio e battuta la solfa nel governo.Li sentirete compiangere questi disgraziati paesi dove regnano ancora tanti atroci pregiudizi, ma a chi domandasse loro che cosa abbiano fatto per estirparli, non saprebbero rispondere, o al più risponderebbero che hanno mandato i carabinieri. Bella risposta! E iniquo il paese che imputa l’ignoranza e la ferocia ad una provincia, quando poi ha fatto tutto il possibile per mantenerla nell’ignoranza e nella ferocia.Il suicidio di Costantino—In procinto di pigliar moglie—Un delegato straordinario, sono calme pitture di costumi, comeFunerali e nozze—Il ballotondo, lo sono di usanze singolari.Zio DanieleeFedericaappartengono invece ad una maniera più oscura, più drammatica, pur tuttavia non distaccandosi dalla fisonomia generale di questi studi paesani.Il signor Bacaredda, che dal nome almeno sembra sardo, dovrebbe egli scoprirci il suo paese. Dal continente ci si va qualche volta per qualche inaugurazione, a far dei discorsi e de’ pranzi. Egli che è in casa sua e ne conosce quindi i segreti più intimi che sfuggono ai viaggiatori d’un’ora, egli ha il debito di dirci intera la verità sulla sua patria, anche se scottasse le labbra.Sarà pur sempre un bene cogliere i governanti in flagrante delitto almeno di negligenza. Impareremo.

IN SARDEGNAUn italiano ha scoperto l’America, ma resta agli italiani di scoprire la Sardegna.Se c’è infatti una parte del nostro paese che sia poco conosciuta è questa antica Ichnusa della quale ci ricordiamo solo quando si debbono levare i coscritti o riscuoter le tasse. Dal 1848 in qua udiamo sciogliere inni sonori al patriottismo, alla fermezza del Piemonte; inni meritati senza dubbio, ma ingiusti in quanto dimenticano quella disgraziata Sardegna che pure ebbe comuni col Piemonte i sacrifizi grandi e la tenacità dei propositi. E destino, è triste destino della Sardegna l’essere dimenticata. Sul continente se ne ricordano appena coloro che vi furono a domicilio coatto.Per molto tempo è stata tenuta come un luogo di punizione, una Nuova Caledonia italiana. Quando non si sapeva dove ficcare un impiegato o un maestro perchè tutti protestavano contro la sua morale o la sua intelligenza, lo mandavano in Sardegna; così che la povera isola serviva di immondezzaio alla spazzatura della burocrazia italiana. I sardi se ne dolevano amaramente e con ragione, ma i lorogridi di dolorenon arrivavano di là dal mare, o se ci arrivavano erano inutili. Trattata da figliastra, colla peggior polizia e la peggiore istruzione possibile, la Sardegna aveva poi il gusto di sentirsi rimproverare l’ignoranza de’ suoi montanari e la poca sicurezza delle sue montagne; come se quello stato anormale di cose non fosse appunto colpa di coloro che la trattavano a quel modo.E, pare impossibile! i viaggiatori che ormai non sanno più trovare un luogo che non sia descritto per lungo eper largo dalle guide del Murray e del Baedeker, che dalle regioni del polo a quelle dell’equatore hanno visto tutto, illustrato ogni sasso, raccontato ogni uso, non pensano a scoprire questa incognita Sardegna; ed i lettori di viaggi e di descrizioni facili ed amene sono ridotti alle leziose imbecillità svesciate dal padre Bresciani in un ridicolissimo zibaldone che passa tuttavia per la migliore delle sue opere. I libri più gravi che pure sono stati scritti intorno all’isola, o per il loro intento scientifico o per qualche altra ragione sono lettera morta pei continentali, e la Sardegna per noi rimane misteriosa come le sorgenti del Nilo.Eppure se c’è un paese originale è la Sardegna. Originale in tutto, dal dialetto alla flora, dai costumi all’aspetto. Certo, a fermarsi a Cagliari, la nota originale non si trova; ma chi è viaggiatore vero e non volgare visitatore di alberghi, procede, s’interna nei boschi inesplorati e sale ai villaggi annidati sui monti. Là si trova, in seno ad una natura selvaggia, una vita rigogliosa e strana che non ha riscontro in nessuna altra provincia italiana. Lasciamo al padre Bresciani le sue pappolate colle quali vuol mostrare ai gonzi l’identità dei costumi sardi con quelli orientali antichi, ma studiamo un poco queste singolarità degne di studio.Un libro che ha questo intento è quello di Ottone Bacaredda intitolatoBozzetti Sardie stampato dal Sommaruga. Sono dieci narrazioni curiose che tutte riguardano qualche singolarità delle costumanze sarde. C’è del patriarcale nella prima,La porchetta del mio figlioccio, che ci mostra l’interno di una brava famiglia popolana e le feste del puerperio un po’ messe in soggezione dall’intervento di uncittadino. Il buon cuore di questo popolo rude, ma migliore della sua fama, è ben dipinto nel secondo bozzetto,Filemone e Bauci, dove due vecchi senza prole adottano una povera creaturina trovatella che rinvengono abbandonata sul loro uscio, e la fanno lorofilla de animae la chiamanoBaròradi comune accordo, col nome della prima moglie del buon Filemone. Tranquillità di coscienza, placidità di affetti che ha qualche cosa di antico, della imperturbabile pacatezza della virtù.Ma il bozzetto che dà più a pensare è il terzo,Silvone.Silvonein dialetto significa cinghiale. Innamorato e non corrisposto si fa soldato, ma è riformato per ipertrofia di cuore. Torna a casa, e il padre morente glilascia in ereditàBasilio Manca, il sindaco del natìo comune.In questolascia in ereditàc’è qualche cosa del côrso, anzi in fondo non ci si trova che la celebrebindetta, la vendetta famosa che il Mérimée analizzò così bene nellaColomba; il moribondo insomma legava al figlio quell’omicidio che egli non aveva potuto compiere.Silvone si reca dalla innamorata antica, trova che il marito le è stato assassinato e la sente offrirgli la mano al prezzo di unavendettasullo stesso Basilio. Silvone accetta, ma il sindaco, che sta sull’avviso, approfitta del primo furto commesso in paese per accusarne l’uomo dal quale ha tutto da temere e che deve così gettarsi alla macchia, bandito.La soluzione del dramma è troppo facile ad indovinare. Un bel giorno Silvone ammazza il sindaco, ma cade nelle mani dei carabinieri per passare dalla Corte d’Assise alla galera. L’autore ci dice che il suo eroe espia in un bagno i suoi falli e quelli del destino, ma il destino, molto probabilmente, ci ha minor colpa di coloro che hanno finora tenuto il seggio e battuta la solfa nel governo.Li sentirete compiangere questi disgraziati paesi dove regnano ancora tanti atroci pregiudizi, ma a chi domandasse loro che cosa abbiano fatto per estirparli, non saprebbero rispondere, o al più risponderebbero che hanno mandato i carabinieri. Bella risposta! E iniquo il paese che imputa l’ignoranza e la ferocia ad una provincia, quando poi ha fatto tutto il possibile per mantenerla nell’ignoranza e nella ferocia.Il suicidio di Costantino—In procinto di pigliar moglie—Un delegato straordinario, sono calme pitture di costumi, comeFunerali e nozze—Il ballotondo, lo sono di usanze singolari.Zio DanieleeFedericaappartengono invece ad una maniera più oscura, più drammatica, pur tuttavia non distaccandosi dalla fisonomia generale di questi studi paesani.Il signor Bacaredda, che dal nome almeno sembra sardo, dovrebbe egli scoprirci il suo paese. Dal continente ci si va qualche volta per qualche inaugurazione, a far dei discorsi e de’ pranzi. Egli che è in casa sua e ne conosce quindi i segreti più intimi che sfuggono ai viaggiatori d’un’ora, egli ha il debito di dirci intera la verità sulla sua patria, anche se scottasse le labbra.Sarà pur sempre un bene cogliere i governanti in flagrante delitto almeno di negligenza. Impareremo.

Un italiano ha scoperto l’America, ma resta agli italiani di scoprire la Sardegna.

Se c’è infatti una parte del nostro paese che sia poco conosciuta è questa antica Ichnusa della quale ci ricordiamo solo quando si debbono levare i coscritti o riscuoter le tasse. Dal 1848 in qua udiamo sciogliere inni sonori al patriottismo, alla fermezza del Piemonte; inni meritati senza dubbio, ma ingiusti in quanto dimenticano quella disgraziata Sardegna che pure ebbe comuni col Piemonte i sacrifizi grandi e la tenacità dei propositi. E destino, è triste destino della Sardegna l’essere dimenticata. Sul continente se ne ricordano appena coloro che vi furono a domicilio coatto.

Per molto tempo è stata tenuta come un luogo di punizione, una Nuova Caledonia italiana. Quando non si sapeva dove ficcare un impiegato o un maestro perchè tutti protestavano contro la sua morale o la sua intelligenza, lo mandavano in Sardegna; così che la povera isola serviva di immondezzaio alla spazzatura della burocrazia italiana. I sardi se ne dolevano amaramente e con ragione, ma i lorogridi di dolorenon arrivavano di là dal mare, o se ci arrivavano erano inutili. Trattata da figliastra, colla peggior polizia e la peggiore istruzione possibile, la Sardegna aveva poi il gusto di sentirsi rimproverare l’ignoranza de’ suoi montanari e la poca sicurezza delle sue montagne; come se quello stato anormale di cose non fosse appunto colpa di coloro che la trattavano a quel modo.

E, pare impossibile! i viaggiatori che ormai non sanno più trovare un luogo che non sia descritto per lungo eper largo dalle guide del Murray e del Baedeker, che dalle regioni del polo a quelle dell’equatore hanno visto tutto, illustrato ogni sasso, raccontato ogni uso, non pensano a scoprire questa incognita Sardegna; ed i lettori di viaggi e di descrizioni facili ed amene sono ridotti alle leziose imbecillità svesciate dal padre Bresciani in un ridicolissimo zibaldone che passa tuttavia per la migliore delle sue opere. I libri più gravi che pure sono stati scritti intorno all’isola, o per il loro intento scientifico o per qualche altra ragione sono lettera morta pei continentali, e la Sardegna per noi rimane misteriosa come le sorgenti del Nilo.

Eppure se c’è un paese originale è la Sardegna. Originale in tutto, dal dialetto alla flora, dai costumi all’aspetto. Certo, a fermarsi a Cagliari, la nota originale non si trova; ma chi è viaggiatore vero e non volgare visitatore di alberghi, procede, s’interna nei boschi inesplorati e sale ai villaggi annidati sui monti. Là si trova, in seno ad una natura selvaggia, una vita rigogliosa e strana che non ha riscontro in nessuna altra provincia italiana. Lasciamo al padre Bresciani le sue pappolate colle quali vuol mostrare ai gonzi l’identità dei costumi sardi con quelli orientali antichi, ma studiamo un poco queste singolarità degne di studio.

Un libro che ha questo intento è quello di Ottone Bacaredda intitolatoBozzetti Sardie stampato dal Sommaruga. Sono dieci narrazioni curiose che tutte riguardano qualche singolarità delle costumanze sarde. C’è del patriarcale nella prima,La porchetta del mio figlioccio, che ci mostra l’interno di una brava famiglia popolana e le feste del puerperio un po’ messe in soggezione dall’intervento di uncittadino. Il buon cuore di questo popolo rude, ma migliore della sua fama, è ben dipinto nel secondo bozzetto,Filemone e Bauci, dove due vecchi senza prole adottano una povera creaturina trovatella che rinvengono abbandonata sul loro uscio, e la fanno lorofilla de animae la chiamanoBaròradi comune accordo, col nome della prima moglie del buon Filemone. Tranquillità di coscienza, placidità di affetti che ha qualche cosa di antico, della imperturbabile pacatezza della virtù.

Ma il bozzetto che dà più a pensare è il terzo,Silvone.

Silvonein dialetto significa cinghiale. Innamorato e non corrisposto si fa soldato, ma è riformato per ipertrofia di cuore. Torna a casa, e il padre morente glilascia in ereditàBasilio Manca, il sindaco del natìo comune.

In questolascia in ereditàc’è qualche cosa del côrso, anzi in fondo non ci si trova che la celebrebindetta, la vendetta famosa che il Mérimée analizzò così bene nellaColomba; il moribondo insomma legava al figlio quell’omicidio che egli non aveva potuto compiere.

Silvone si reca dalla innamorata antica, trova che il marito le è stato assassinato e la sente offrirgli la mano al prezzo di unavendettasullo stesso Basilio. Silvone accetta, ma il sindaco, che sta sull’avviso, approfitta del primo furto commesso in paese per accusarne l’uomo dal quale ha tutto da temere e che deve così gettarsi alla macchia, bandito.

La soluzione del dramma è troppo facile ad indovinare. Un bel giorno Silvone ammazza il sindaco, ma cade nelle mani dei carabinieri per passare dalla Corte d’Assise alla galera. L’autore ci dice che il suo eroe espia in un bagno i suoi falli e quelli del destino, ma il destino, molto probabilmente, ci ha minor colpa di coloro che hanno finora tenuto il seggio e battuta la solfa nel governo.

Li sentirete compiangere questi disgraziati paesi dove regnano ancora tanti atroci pregiudizi, ma a chi domandasse loro che cosa abbiano fatto per estirparli, non saprebbero rispondere, o al più risponderebbero che hanno mandato i carabinieri. Bella risposta! E iniquo il paese che imputa l’ignoranza e la ferocia ad una provincia, quando poi ha fatto tutto il possibile per mantenerla nell’ignoranza e nella ferocia.

Il suicidio di Costantino—In procinto di pigliar moglie—Un delegato straordinario, sono calme pitture di costumi, comeFunerali e nozze—Il ballotondo, lo sono di usanze singolari.Zio DanieleeFedericaappartengono invece ad una maniera più oscura, più drammatica, pur tuttavia non distaccandosi dalla fisonomia generale di questi studi paesani.

Il signor Bacaredda, che dal nome almeno sembra sardo, dovrebbe egli scoprirci il suo paese. Dal continente ci si va qualche volta per qualche inaugurazione, a far dei discorsi e de’ pranzi. Egli che è in casa sua e ne conosce quindi i segreti più intimi che sfuggono ai viaggiatori d’un’ora, egli ha il debito di dirci intera la verità sulla sua patria, anche se scottasse le labbra.

Sarà pur sempre un bene cogliere i governanti in flagrante delitto almeno di negligenza. Impareremo.


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