UN AMLETO ITALIANO

UN AMLETO ITALIANONel teatro Tron di San Cassano, l’anno 1705, fu rappresentato un dramma per musica intitolatoAmbletoe stampato da Marino Rossetti in Venezia, all’insegna della Pace.Ambletoera il signor Nicolini Grimaldi, cavaliere della Croce di San Marco e virtuoso di S. M. Cattolica.Veremonda(Ofelia) era la signora Maria Domenica Pini, detta la Tilla, virtuosa di S. A. R. il Granduca di Toscana.Fengane(il Re Claudio) era Lorenzo Santorini, virtuoso di S. A. Elettorale Palatina.Gerilde(la Regina Geltrude) era la signora Maria Maddalena Bonavia, virtuosa bolognese.Ildegarde,Valdemaro,Sifrido, personaggi che non sono della tragedia inglese, erano la signora VittoriaCosta bolognese, Pasqualino Betti, virtuoso di S. A. il Duca d’Orléans, e il signor Domenico Fontani, virtuoso del Gran Duca. Il Fétis ricorda solo il Grimaldi,celebrebasso ai suoi tempi, e gli attribuisce il merito del libretto. Questo sproposito viene dal Grimaldi stesso, il quale alla stampa dell’Ambletocolla traduzione inglese, fatta dal Tomhson a Londra nel 1712 pel teatro di Haymarket, prepose una dedica al conte di Portland, dove, se non dice di aver fatto illibretto, poco ci manca. Invece l’Ambletoè, quanto alla tessitura, di Apostolo Zeno e, quanto ai versi, del dottor Pietro Pariati di Reggio. Veggasi il tomo nono delle Poesie drammatiche dello Zeno, stampato dal Pasquali a Venezia nel 1744, vivente l’autore. E il Fétis era anche in parecchie delle date che riporta, poichè il Grimaldi cantò in Londra ilLucio Vero, ilClearteed ilPirronel 1716 e 17, come si vede nei libretti.La musica dell’Ambletonel 1705 era del Gasparini, e Giuseppe Vignola, organista della Real Cappella, l’accomodòa Napoli nel 1711 per l’onomastico di Carlo III. Lo Scarlatti la rifece pel teatro Capranica di Roma nel 1715, e il libretto si vendeva a «Pasquino, nella libreria di Pietro Leone all’insegna di San Giovanni di Dio». Il lettore curioso troverà che il signor Domenico Genovesi rappresentavaVeremonda; Innocenze Baldini eraGerilde, e Antonio NatiliIldegarde. E alla pagina 6 stanno gliimprimaturche santificano questa castroneria e vien subito in mente l’avventura del Casanova di Seingalt col finto Bellino.Non bisogna però credere che la tragedia dello Shakespeare fosse conosciuta ed applaudita sui teatri italiani centosettantott’anni sono, poichè l’opera dello Zeno non ha che fare con quella del tragico inglese. Derivano tutte e due dallo stesso ciclo di leggende, ma se sono dello stesso popolo non sono della stessa famiglia. L’origine prima e comune è laHistoria Danicadi quel Saxo Grammaticus che morì poco dopo al 1203, e origine dei primi dieci libri di questa storia sono le tradizioni ed i canti degli Scaldi. Lo Shakespeare, che non era forte nel latino, trasse l’argomento e le fioriture dai racconti tragici che il Belleforest cavò dalla Storia di Saxo. Lo Zeno invece salì alla fonte direttamente e vide le compilazioni successive del Meursio, di Giovanni Isacco Fontano e d’altri. Dati dunque i due diversi punti di partenza e dati i due differenti ingegni, si capisce come le due opere siano in fondo assai dissimili.Non possiamo riferire la tradizione danese di Saxo, prima perchè troppo lunga, poi perchè (povera Ofelia!) troppo sboccata. Ma in fondo è questa: Fengo ha ucciso il suo fratello e re Orvendillo di Gerut e si finge pazzo per fuggire il pericolo di morte, e il re insospettito lo mette a tre prove. La prima è di fargli trovare in un bosco una ragazza vestita della sua sola bellezza, e pare che allora si stimassero i pazzi incapaci di cedere alla tentazione. Amleto, che sa di essere sorvegliato e di dover far quell’incontro, cavalca al rovescio come Bertoldo, e fugge così il pericolo di vedere e di cadere. Per la seconda prova, il re fa nascondere una spia nella camera della regina per sapere ciò che dicono; ed Amleto, che se ne accorge, ammazza la spia, dando così origine all’episodio di Polonio e dalla celebre esclamazionehow now! a rat?che lo Shakespeare tolse dal racconto del Belleforest. Finalmente Fengo manda Amleto in Inghilterra per farlo uccidere da quel re, ed Amleto in viaggio ubbriaca i custodi ed alterando le lettere missive le fa uccidere in sua vece. Seguono poi altre avventure che non han che fare col dramma.La tessitura della tragedia inglese è conosciuta, anche nel primo abbozzo stampato nel 1603, e non ne parliamo. Vediamo la tessitura del dramma italiano, per la quale bisogna sapere che Veremonda principessa fatta prigioniera in guerra da Valdemaro, e Ildegarde principessa danese, sono innamorate di Amleto, mentre Amleto, il re e Valdemaro spasimano per Veremonda. Lasciando i minuti episodi, diremo che nel primo atto il re mette alla prova Amleto facendogli trovar sola (benchè vestita) Veremonda nel bosco. Ma costei scrive con un dardo sulla sabbia:il re ti ascolta, ed Amleto si frena. In questo atto si trova il trionfo di Valdemaro che chiede la liberazione di Veremonda, e una moltitudine di dichiarazioni di amore d’Ildegarde, di Fengone e di tutti. Gerilde fa sapere a Fengone, salvandolo dai sicari di Siffrido, che lo salva perchè moglie sua e non per altro. Nel secondo atto seguono le mutue dichiarazioni. Ildegarde rifiuta Valdemaro per marito e Valdemaro rapisce Veremonda. Amleto uccide la spia nella camera materna, poichè Siffrido lo aveva avvisato del tranello, e corre a salvare Veremonda. Mentre Valdemaro cede alle parole ed alla autorità di Amleto che gli fa vedere di non essere pazzo, sopraggiunge Fengone che dà una gran lavata di capo a tutti e dice che Veremonda deve esser sua. Nell’ultimo atto Fengone fa la corte a Veremonda e ripudia Gerilde. Valdemaro sposa Ildegarde e promette di imprigionare Fengone. In una festa nella quale Fengone vuoi celebrare le nozze con Veremonda, accade fra lui ed Amleto il noto scambio delle tazze, ed il tiranno alloppiato è incatenato da Valdemaro. Fengone canta il suorondò colle catenee tutto si accomoda pel meglio.Come si vede da questi pochi cenni, salvo l’uccisione della spia e lo scambio delle tazze, non c’è nulla che ricordi lo Shakespeare, e l’Amletodello Zeno è uno di quei drammi come ne fece tanti il Metastasio, le cui situazioni consistono tutte in un pasticcio di amori intrecciati e fuori del naturale che arrivano ad accomodarsi alla meglio nelle ultime scene. La Veremonda è centomila miglia dalla candida Ofelia e odora di polvere di cipria che fa spavento. A guardar bene, pare quasi che il matto sia Fengone e non Amleto, e l’unica situazione che si allontani un poco da quelle che allora si trovavano in tutti i drammi è quella in cui Veremonda avvisa Amleto che lo si ascolta. È curioso poi vedere come la stessa, o quasi la stessa situazione abbia inspirato allo Shakespeare il famoso monologoto be, or not to beed al dottor Pietro Pariati questi versiStelle, voi che dei regnantiLe fortune in ciel reggete,Proteggete la mia speme, ecc.e questi altri:Quando io torni, voi vedrete,Che il baleno, il lampo, il folgoreMeco in terra io porterò.Le tempeste, le comete,Il terror, la strage, il fulmineE la morte in pugno avrò.Le famose invettive d’Amleto contro la madre finiscono così nel dramma italiano:Della vendetta il fulmineSopra di te cadrà.Regina senza regno,Consorte senza sposo,Non so se a riso o a sdegnoOgnun t’additerà.Chi volesse fare uno studio comparativo più largo, badando alle differenze delle sorgenti, dei tempi, degli ingegni e delle tendenze letterarie nazionali, potrebbe trovar molto da lavorare. A noi basti lo avere accennato la bizzarra figura dell’Amletoitaliano a coloro che si dilettano di curiosità letterarie.

UN AMLETO ITALIANONel teatro Tron di San Cassano, l’anno 1705, fu rappresentato un dramma per musica intitolatoAmbletoe stampato da Marino Rossetti in Venezia, all’insegna della Pace.Ambletoera il signor Nicolini Grimaldi, cavaliere della Croce di San Marco e virtuoso di S. M. Cattolica.Veremonda(Ofelia) era la signora Maria Domenica Pini, detta la Tilla, virtuosa di S. A. R. il Granduca di Toscana.Fengane(il Re Claudio) era Lorenzo Santorini, virtuoso di S. A. Elettorale Palatina.Gerilde(la Regina Geltrude) era la signora Maria Maddalena Bonavia, virtuosa bolognese.Ildegarde,Valdemaro,Sifrido, personaggi che non sono della tragedia inglese, erano la signora VittoriaCosta bolognese, Pasqualino Betti, virtuoso di S. A. il Duca d’Orléans, e il signor Domenico Fontani, virtuoso del Gran Duca. Il Fétis ricorda solo il Grimaldi,celebrebasso ai suoi tempi, e gli attribuisce il merito del libretto. Questo sproposito viene dal Grimaldi stesso, il quale alla stampa dell’Ambletocolla traduzione inglese, fatta dal Tomhson a Londra nel 1712 pel teatro di Haymarket, prepose una dedica al conte di Portland, dove, se non dice di aver fatto illibretto, poco ci manca. Invece l’Ambletoè, quanto alla tessitura, di Apostolo Zeno e, quanto ai versi, del dottor Pietro Pariati di Reggio. Veggasi il tomo nono delle Poesie drammatiche dello Zeno, stampato dal Pasquali a Venezia nel 1744, vivente l’autore. E il Fétis era anche in parecchie delle date che riporta, poichè il Grimaldi cantò in Londra ilLucio Vero, ilClearteed ilPirronel 1716 e 17, come si vede nei libretti.La musica dell’Ambletonel 1705 era del Gasparini, e Giuseppe Vignola, organista della Real Cappella, l’accomodòa Napoli nel 1711 per l’onomastico di Carlo III. Lo Scarlatti la rifece pel teatro Capranica di Roma nel 1715, e il libretto si vendeva a «Pasquino, nella libreria di Pietro Leone all’insegna di San Giovanni di Dio». Il lettore curioso troverà che il signor Domenico Genovesi rappresentavaVeremonda; Innocenze Baldini eraGerilde, e Antonio NatiliIldegarde. E alla pagina 6 stanno gliimprimaturche santificano questa castroneria e vien subito in mente l’avventura del Casanova di Seingalt col finto Bellino.Non bisogna però credere che la tragedia dello Shakespeare fosse conosciuta ed applaudita sui teatri italiani centosettantott’anni sono, poichè l’opera dello Zeno non ha che fare con quella del tragico inglese. Derivano tutte e due dallo stesso ciclo di leggende, ma se sono dello stesso popolo non sono della stessa famiglia. L’origine prima e comune è laHistoria Danicadi quel Saxo Grammaticus che morì poco dopo al 1203, e origine dei primi dieci libri di questa storia sono le tradizioni ed i canti degli Scaldi. Lo Shakespeare, che non era forte nel latino, trasse l’argomento e le fioriture dai racconti tragici che il Belleforest cavò dalla Storia di Saxo. Lo Zeno invece salì alla fonte direttamente e vide le compilazioni successive del Meursio, di Giovanni Isacco Fontano e d’altri. Dati dunque i due diversi punti di partenza e dati i due differenti ingegni, si capisce come le due opere siano in fondo assai dissimili.Non possiamo riferire la tradizione danese di Saxo, prima perchè troppo lunga, poi perchè (povera Ofelia!) troppo sboccata. Ma in fondo è questa: Fengo ha ucciso il suo fratello e re Orvendillo di Gerut e si finge pazzo per fuggire il pericolo di morte, e il re insospettito lo mette a tre prove. La prima è di fargli trovare in un bosco una ragazza vestita della sua sola bellezza, e pare che allora si stimassero i pazzi incapaci di cedere alla tentazione. Amleto, che sa di essere sorvegliato e di dover far quell’incontro, cavalca al rovescio come Bertoldo, e fugge così il pericolo di vedere e di cadere. Per la seconda prova, il re fa nascondere una spia nella camera della regina per sapere ciò che dicono; ed Amleto, che se ne accorge, ammazza la spia, dando così origine all’episodio di Polonio e dalla celebre esclamazionehow now! a rat?che lo Shakespeare tolse dal racconto del Belleforest. Finalmente Fengo manda Amleto in Inghilterra per farlo uccidere da quel re, ed Amleto in viaggio ubbriaca i custodi ed alterando le lettere missive le fa uccidere in sua vece. Seguono poi altre avventure che non han che fare col dramma.La tessitura della tragedia inglese è conosciuta, anche nel primo abbozzo stampato nel 1603, e non ne parliamo. Vediamo la tessitura del dramma italiano, per la quale bisogna sapere che Veremonda principessa fatta prigioniera in guerra da Valdemaro, e Ildegarde principessa danese, sono innamorate di Amleto, mentre Amleto, il re e Valdemaro spasimano per Veremonda. Lasciando i minuti episodi, diremo che nel primo atto il re mette alla prova Amleto facendogli trovar sola (benchè vestita) Veremonda nel bosco. Ma costei scrive con un dardo sulla sabbia:il re ti ascolta, ed Amleto si frena. In questo atto si trova il trionfo di Valdemaro che chiede la liberazione di Veremonda, e una moltitudine di dichiarazioni di amore d’Ildegarde, di Fengone e di tutti. Gerilde fa sapere a Fengone, salvandolo dai sicari di Siffrido, che lo salva perchè moglie sua e non per altro. Nel secondo atto seguono le mutue dichiarazioni. Ildegarde rifiuta Valdemaro per marito e Valdemaro rapisce Veremonda. Amleto uccide la spia nella camera materna, poichè Siffrido lo aveva avvisato del tranello, e corre a salvare Veremonda. Mentre Valdemaro cede alle parole ed alla autorità di Amleto che gli fa vedere di non essere pazzo, sopraggiunge Fengone che dà una gran lavata di capo a tutti e dice che Veremonda deve esser sua. Nell’ultimo atto Fengone fa la corte a Veremonda e ripudia Gerilde. Valdemaro sposa Ildegarde e promette di imprigionare Fengone. In una festa nella quale Fengone vuoi celebrare le nozze con Veremonda, accade fra lui ed Amleto il noto scambio delle tazze, ed il tiranno alloppiato è incatenato da Valdemaro. Fengone canta il suorondò colle catenee tutto si accomoda pel meglio.Come si vede da questi pochi cenni, salvo l’uccisione della spia e lo scambio delle tazze, non c’è nulla che ricordi lo Shakespeare, e l’Amletodello Zeno è uno di quei drammi come ne fece tanti il Metastasio, le cui situazioni consistono tutte in un pasticcio di amori intrecciati e fuori del naturale che arrivano ad accomodarsi alla meglio nelle ultime scene. La Veremonda è centomila miglia dalla candida Ofelia e odora di polvere di cipria che fa spavento. A guardar bene, pare quasi che il matto sia Fengone e non Amleto, e l’unica situazione che si allontani un poco da quelle che allora si trovavano in tutti i drammi è quella in cui Veremonda avvisa Amleto che lo si ascolta. È curioso poi vedere come la stessa, o quasi la stessa situazione abbia inspirato allo Shakespeare il famoso monologoto be, or not to beed al dottor Pietro Pariati questi versiStelle, voi che dei regnantiLe fortune in ciel reggete,Proteggete la mia speme, ecc.e questi altri:Quando io torni, voi vedrete,Che il baleno, il lampo, il folgoreMeco in terra io porterò.Le tempeste, le comete,Il terror, la strage, il fulmineE la morte in pugno avrò.Le famose invettive d’Amleto contro la madre finiscono così nel dramma italiano:Della vendetta il fulmineSopra di te cadrà.Regina senza regno,Consorte senza sposo,Non so se a riso o a sdegnoOgnun t’additerà.Chi volesse fare uno studio comparativo più largo, badando alle differenze delle sorgenti, dei tempi, degli ingegni e delle tendenze letterarie nazionali, potrebbe trovar molto da lavorare. A noi basti lo avere accennato la bizzarra figura dell’Amletoitaliano a coloro che si dilettano di curiosità letterarie.

Nel teatro Tron di San Cassano, l’anno 1705, fu rappresentato un dramma per musica intitolatoAmbletoe stampato da Marino Rossetti in Venezia, all’insegna della Pace.Ambletoera il signor Nicolini Grimaldi, cavaliere della Croce di San Marco e virtuoso di S. M. Cattolica.Veremonda(Ofelia) era la signora Maria Domenica Pini, detta la Tilla, virtuosa di S. A. R. il Granduca di Toscana.Fengane(il Re Claudio) era Lorenzo Santorini, virtuoso di S. A. Elettorale Palatina.Gerilde(la Regina Geltrude) era la signora Maria Maddalena Bonavia, virtuosa bolognese.Ildegarde,Valdemaro,Sifrido, personaggi che non sono della tragedia inglese, erano la signora VittoriaCosta bolognese, Pasqualino Betti, virtuoso di S. A. il Duca d’Orléans, e il signor Domenico Fontani, virtuoso del Gran Duca. Il Fétis ricorda solo il Grimaldi,celebrebasso ai suoi tempi, e gli attribuisce il merito del libretto. Questo sproposito viene dal Grimaldi stesso, il quale alla stampa dell’Ambletocolla traduzione inglese, fatta dal Tomhson a Londra nel 1712 pel teatro di Haymarket, prepose una dedica al conte di Portland, dove, se non dice di aver fatto illibretto, poco ci manca. Invece l’Ambletoè, quanto alla tessitura, di Apostolo Zeno e, quanto ai versi, del dottor Pietro Pariati di Reggio. Veggasi il tomo nono delle Poesie drammatiche dello Zeno, stampato dal Pasquali a Venezia nel 1744, vivente l’autore. E il Fétis era anche in parecchie delle date che riporta, poichè il Grimaldi cantò in Londra ilLucio Vero, ilClearteed ilPirronel 1716 e 17, come si vede nei libretti.

La musica dell’Ambletonel 1705 era del Gasparini, e Giuseppe Vignola, organista della Real Cappella, l’accomodòa Napoli nel 1711 per l’onomastico di Carlo III. Lo Scarlatti la rifece pel teatro Capranica di Roma nel 1715, e il libretto si vendeva a «Pasquino, nella libreria di Pietro Leone all’insegna di San Giovanni di Dio». Il lettore curioso troverà che il signor Domenico Genovesi rappresentavaVeremonda; Innocenze Baldini eraGerilde, e Antonio NatiliIldegarde. E alla pagina 6 stanno gliimprimaturche santificano questa castroneria e vien subito in mente l’avventura del Casanova di Seingalt col finto Bellino.

Non bisogna però credere che la tragedia dello Shakespeare fosse conosciuta ed applaudita sui teatri italiani centosettantott’anni sono, poichè l’opera dello Zeno non ha che fare con quella del tragico inglese. Derivano tutte e due dallo stesso ciclo di leggende, ma se sono dello stesso popolo non sono della stessa famiglia. L’origine prima e comune è laHistoria Danicadi quel Saxo Grammaticus che morì poco dopo al 1203, e origine dei primi dieci libri di questa storia sono le tradizioni ed i canti degli Scaldi. Lo Shakespeare, che non era forte nel latino, trasse l’argomento e le fioriture dai racconti tragici che il Belleforest cavò dalla Storia di Saxo. Lo Zeno invece salì alla fonte direttamente e vide le compilazioni successive del Meursio, di Giovanni Isacco Fontano e d’altri. Dati dunque i due diversi punti di partenza e dati i due differenti ingegni, si capisce come le due opere siano in fondo assai dissimili.

Non possiamo riferire la tradizione danese di Saxo, prima perchè troppo lunga, poi perchè (povera Ofelia!) troppo sboccata. Ma in fondo è questa: Fengo ha ucciso il suo fratello e re Orvendillo di Gerut e si finge pazzo per fuggire il pericolo di morte, e il re insospettito lo mette a tre prove. La prima è di fargli trovare in un bosco una ragazza vestita della sua sola bellezza, e pare che allora si stimassero i pazzi incapaci di cedere alla tentazione. Amleto, che sa di essere sorvegliato e di dover far quell’incontro, cavalca al rovescio come Bertoldo, e fugge così il pericolo di vedere e di cadere. Per la seconda prova, il re fa nascondere una spia nella camera della regina per sapere ciò che dicono; ed Amleto, che se ne accorge, ammazza la spia, dando così origine all’episodio di Polonio e dalla celebre esclamazionehow now! a rat?che lo Shakespeare tolse dal racconto del Belleforest. Finalmente Fengo manda Amleto in Inghilterra per farlo uccidere da quel re, ed Amleto in viaggio ubbriaca i custodi ed alterando le lettere missive le fa uccidere in sua vece. Seguono poi altre avventure che non han che fare col dramma.

La tessitura della tragedia inglese è conosciuta, anche nel primo abbozzo stampato nel 1603, e non ne parliamo. Vediamo la tessitura del dramma italiano, per la quale bisogna sapere che Veremonda principessa fatta prigioniera in guerra da Valdemaro, e Ildegarde principessa danese, sono innamorate di Amleto, mentre Amleto, il re e Valdemaro spasimano per Veremonda. Lasciando i minuti episodi, diremo che nel primo atto il re mette alla prova Amleto facendogli trovar sola (benchè vestita) Veremonda nel bosco. Ma costei scrive con un dardo sulla sabbia:il re ti ascolta, ed Amleto si frena. In questo atto si trova il trionfo di Valdemaro che chiede la liberazione di Veremonda, e una moltitudine di dichiarazioni di amore d’Ildegarde, di Fengone e di tutti. Gerilde fa sapere a Fengone, salvandolo dai sicari di Siffrido, che lo salva perchè moglie sua e non per altro. Nel secondo atto seguono le mutue dichiarazioni. Ildegarde rifiuta Valdemaro per marito e Valdemaro rapisce Veremonda. Amleto uccide la spia nella camera materna, poichè Siffrido lo aveva avvisato del tranello, e corre a salvare Veremonda. Mentre Valdemaro cede alle parole ed alla autorità di Amleto che gli fa vedere di non essere pazzo, sopraggiunge Fengone che dà una gran lavata di capo a tutti e dice che Veremonda deve esser sua. Nell’ultimo atto Fengone fa la corte a Veremonda e ripudia Gerilde. Valdemaro sposa Ildegarde e promette di imprigionare Fengone. In una festa nella quale Fengone vuoi celebrare le nozze con Veremonda, accade fra lui ed Amleto il noto scambio delle tazze, ed il tiranno alloppiato è incatenato da Valdemaro. Fengone canta il suorondò colle catenee tutto si accomoda pel meglio.

Come si vede da questi pochi cenni, salvo l’uccisione della spia e lo scambio delle tazze, non c’è nulla che ricordi lo Shakespeare, e l’Amletodello Zeno è uno di quei drammi come ne fece tanti il Metastasio, le cui situazioni consistono tutte in un pasticcio di amori intrecciati e fuori del naturale che arrivano ad accomodarsi alla meglio nelle ultime scene. La Veremonda è centomila miglia dalla candida Ofelia e odora di polvere di cipria che fa spavento. A guardar bene, pare quasi che il matto sia Fengone e non Amleto, e l’unica situazione che si allontani un poco da quelle che allora si trovavano in tutti i drammi è quella in cui Veremonda avvisa Amleto che lo si ascolta. È curioso poi vedere come la stessa, o quasi la stessa situazione abbia inspirato allo Shakespeare il famoso monologoto be, or not to beed al dottor Pietro Pariati questi versi

Stelle, voi che dei regnantiLe fortune in ciel reggete,Proteggete la mia speme, ecc.

e questi altri:

Quando io torni, voi vedrete,Che il baleno, il lampo, il folgoreMeco in terra io porterò.

Le tempeste, le comete,Il terror, la strage, il fulmineE la morte in pugno avrò.

Le famose invettive d’Amleto contro la madre finiscono così nel dramma italiano:

Della vendetta il fulmineSopra di te cadrà.Regina senza regno,Consorte senza sposo,Non so se a riso o a sdegnoOgnun t’additerà.

Chi volesse fare uno studio comparativo più largo, badando alle differenze delle sorgenti, dei tempi, degli ingegni e delle tendenze letterarie nazionali, potrebbe trovar molto da lavorare. A noi basti lo avere accennato la bizzarra figura dell’Amletoitaliano a coloro che si dilettano di curiosità letterarie.


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