II.
Si era in breve divulgata la nuova che due compagnie di soldati avevano posto quartiere intorno al castello, e molti rivenduglioli, rassicurati dalla voce sparsa che la più severa disciplina, cosa veramente incredibile, le teneva a freno, eran venuti dalla città e dai dintorni per esercitare le loro piccole industrie; anzi un furbo contadino, sicuro di fare ottimi affari, aveva in una casetta in fondo allo spiazzo del castello messo una tavernuola in cui vendeva del buon vino e pane e companatico con gran contento dei soldati che convenivano in essa a far la partita. Sicchè, in certeore del giorno specialmente, la tavernucola risuonava di voci e di canti ed era ingombra di una folla di soldati che avevan trovato assai buono il vino di Cicco il cantiniere, il quale aveva un suo metodo speciale per mutar l’acqua della vicina fonte nel liquore sacro a Bacco, e sapeva anche renderlo piacevole al gusto e non tanto dannoso al cervello.
E a poco a poco si erano andati addomesticando anche i contadini del dintorno, i quali cominciavano a farsi intendere dai Francesi e ad intenderli. Ne era nata una specie di lingua convenzionale che sentiva del dialetto paesano e dell’argotsoldatesco. Nè gli ufficiali mal vedevano quella dimestichezza dalla quale potevano trarre preziose notizie intorno agli intenti dei superstiti delle due bande, i quali, a quel che si diceva, avevano in animo di raccogliersi per ripigliare la lotta.
Otto giorni dopo il memorabile assalto al castello, in sull’imbrunire, nella taverna di massaro Cicco erano riuniti alcuni sottufficiali francesi che, seduti intorno a una tavola unta e bisunta, trincavano allegramente il vinello che il tavernaio mesceva in certe caraffe da una botticella dietro il bancone.
— Beh — disse un giovanotto — la vita qui non sarebbe poi tanto sgradevole: buon vino, buona carne, buoni formaggi; manca però qualcosa...
— Manca sempre qualcosa alla piena felicità dell’uomo! — sentenziò un caporale.
— Sta a vedere l’importanza d’una talequalcosa. Io per esempio farei a meno della carne morta, ma non so fare a meno della carne viva...
— Te lo dico io il rimedio — disse un sergente — l’acqua ghiacciata della fontana qui presso...
— Oppure un altro... Si contempla per un pezzo fisso la luna e... e... e si può fare a meno anche della carne viva...
— O amici, amici miei, non direste così se per un mese foste stati a Garropoli, a Gimigliamo, a Marcellinara! Ah, miei cari, colà gli uomini tutti briganti: le femmine bocconi da re... o da briganti! Che bellezza, con quei corpetti rossi fiammanti, quelle camicie bianche qual neve, che lascian vedere certe nevi calde e palpitanti... Non vi nascondo che ci era da rischiar la pelle talvolta; alcuni nostri commilitoni che nel seguirle avevano sperato di passar la notte fra quelle braccia morbide e gagliarde, si trovarono poi fra le braccia villose dei mariti e degli amanti e al mattino furono visti giacenti fra le erbe con un buco in petto! Ma vi so dire io che ne vale la pena. Una sola volta si muore, infine, e noi ogni giorno rischiamo di morire per molto, ma molto meno!
— Per la gloria! — disse solennemente un baffuto brigadiere dei volteggiatori.
— Ah, sì, la gloria! Vorrei un po’ sapere chi si ricorda più di tanti nostri poveri commilitoni che l’altro giorno seppellimmo laggiù! Avesse almeno la gloria un bel viso, un colmo petto, degli opulenti fianchi....
— Taci, tu bestemmii — esclamò il brigadiere. — Alle Piramidi, a Marengo essa camminava innanzi e ci additava la via tra un mucchio di morti e di feriti, fra un nembo di fuoco e di fumo, e il rombo e lo scoppiar della mitraglia.
Tutti zittirono; ma dopo un istante di silenzio, poichè pareva che le parole del vecchio soldato avessero in qualche modo raffreddato il buon umore, un caporale gridò:
— Ah, comprendo cos’è: manca il vino! Su, del vino, vecchio tavernaio!
Massaro Cicco dormicchiava dietro il bancone; a quel grido si scosse, si alzò e poco dopo fece ritorno con altre carafe piene e le posò sulla tavola.
Ma il giovanotto, cui l’ebbrezza aveva sciolto lo scilinguagnolo, non volle arrendersi.
— Sì, non dico: la gloria è una gran bella cosa e noi siamo per essa qui; ma le femmine di Gimigliano e di Marcellinara... sono pure da non disprezzarsi, e di uso più immediato della gloria. È vero però che quanto più gli anni passano meno si apprezzano, e il nostro glorioso brigadiere è già in quegli anni che....
— Che non impediscono di rompere il muso ad uno sbarbatello come te — gridò il brigadiere.
— Andiamo, andiamo, si vien qui per divertirsi — gridarono gli altri, alcuni dei quali si erano alzati per interporsi. — Sapete che il capitano ha minacciato di far chiudere la cantina se vi faremo chiasso? Diavolo, siamo dei bravi soldati, dei buoni amici, e dobbiamo guastarci il sangue per un’inezia?
— Per me non serbo rancore — disse il sergentino — ma non voglio che mi si disprezzino le belle femmine di Gimigliano e di Marcellinara, ecco...
— Io non ho inteso disprezzare chi non ho mai visto — disse alla sua volta il brigadiere.
Anche a lui lucevano gli occhietti come al sergentino. Non erano del tutto ubbriachi ma poco vi mancava.
— Orsù — disse alzandosi un caporale — risolvo io la questione: facciamo un brindisi alla gloria e un altro alle belle femmine di Gimigliano.
— Sì, bravo, bene: alla gloria e alle belle femmine!
— Di Gimigliano e di Marcellinara... — aggiunse il sergentino con l’ostinatezza propria degli ubbriachi.
— Come vuoi: di Gimigliano e di Marcellinara.
I volti erano arrossati, gli occhi lucenti; le lingue incominciavano a confondersi.
La porta si aprì spinta da una mano. Al rumore tutti si rivolsero. Videro sull’uscio un povero vecchio sciancato e controfatto che si sforzava di salire il gradino che metteva nella taverna. Dietro a lui, una giovane donna dalle vesti diverse da quelle che usavano le contadine di quel dintorno, cercava di sorreggerlo e di spingerlo nella taverna.
Il vecchio entrò: appoggiava la tozza e bassa persona ad un ramo d’albero dispogliato delle fronde; un cappellaccio gli copriva il capo canuto e una bisaccia che pareva ben ricolma gli pendeva a cavalcioni dell’omero.
— Andiamo, via, nonno — disse la giovane donna — che questa buona gente permetterà che ci riposiamo qui per questa notte, e ce lo permetterà anche il fondachiere quando saprà che abbiamo di che pagare l’alloggio e la cena.
— Non ne posso più, non ne posso più! — gemeva il vecchio. Poi volgendo il capo lentamente verso il gruppo dei bevitori con voce fioca e piagnucolosa disse:
— Permettete, bravi soldati, che segga in un cantuccio. Mi trascino da stamane, sorretto da questa povera figliuola che si tiene in piedi per miracolo.
— Ma sicuro, ma sicuro: sedete, buon vecchio — risposero a coro i sottufficiali.
Ma nel dir ciò nessuno badava al vecchio, intesi com’erano ad ammirare la giovane donna, la cui bellezza era degna dello stupore che aveva destato. Alta, slanciata, il bel viso di un sano pallore si delineava tra i lembi d’una bianca tovagliuola che, appuntata ai neri riccioluti capelli, le scendeva per le spalle. Un corpetto scarlatto ne stringeva il busto ricolmo, dal quale uscivan fuori i pizzi della camicia lasciando discoperto il sommo del seno ed il collo rotondo e pastoso: una gonnelletta verde, il colore che indica la nubilanza, scendeva fino ai garretti sottili, lasciando vedere un piedino calzato di leggiere scarpette.
— Ah! — disse il sergentino con gli occhi più degli altri accesi — eccovene una, eccovene una... La riconosco alle vesti, la riconosco...
A queste parole la donna si era fatta indietro e aveva messo la mano nel corpetto con un atto rapido e con un viso che aveva avuto una strana espressione d’ira e insieme di ardimento. Anche il vecchio si era sollevato con una energia che sarebbe parsa ben singolare a chi l’avesse notata; ma ella si rimise d’un subito e chinò la testa in atto pudicamente timido. Il vecchio riprese a tentennare il capo, allorchè il sergentino continuò:
— È una ragazza di Gimigliano, la riconosco alle vesti, e vi so dire anche che è zitella dal colorverde della gonna. Ora ditemi voi se non avevo ragione io! Questa qui è la bella fra le belle, il sole fra gli astri, la rosa fra i fiori. Che ne dici brigadiere La Harpe?
Il brigadiere La Harpe non si era mosso dal suo posto: guardava con occhi imbambolati la giovane donna, lisciandosi i grossi baffi.
— Dico... dico che ho visto al Cairo delle odalische... le schiave dei Mammalucchi... ne trovammo alcune sotto le tende, dopo la battaglia... Questa qui è assai più bella. Sì, ma la gloria è una bella cosa, anche come le odalische de’ Mammalucchi, e... questa qui...
— Il brigadiere è ito — disse il caporale all’orecchio del sergentino. — Quando incomincia a parlare di Mammalucchi vuol dire che ci vuol poco per andar giù, sotto la tavola. Domani il capitano gli darà i soliti due giorni di consegna per lasciargli il tempo di digerire la sbornia.
Intanto la giovane donna pareva tutta intenta ad aver cura del vecchio nonno. Gli aveva tolto la bisaccia per mettergliela vicino, gli aveva fatto stendere le gambe su un’altra sedia, con disinvoltura incurante dei sottufficiali che avevano dimenticato i colmi bicchieri per seguire lei con gli occhi che andavano accendendosi vieppiù.
Solo massaro Cicco, nè si era mosso dal suo banco nè aveva fatto alcun gesto di meraviglia. Ella gli si avvicinò:
— Un po’ di vino, un po’ di pane e di formaggio pel nonno, e per me due uova. Resteremo qui questa notte; se avete dove alloggiarci vi staremo anche dimani e forse diman l’altro, perchè il nonno,poveretto, ha bisogno di due o tre giorni di riposo. Ecco, pagatevi l’alloggio e il vitto.
— Non posso darvi — disse il fondachiere — che un po’ di paglia, lì in fondo fra le due botti.
— Ci contenteremo — rispose la donna. — Quando non si ha di meglio... si sta almeno al coperto.
Pareva affatto incurante di tutti quei soldati, fra i quali erano anche alcuni di età matura, che la contemplavano con occhi accesi. Avevan cessato dal bere e dal discorrere, mentre ella andava attorno svelta e tranquilla come se fosse stata a casa sua, ed accudiva al suo vecchio nonno, che mangiucchiava il pane ed il formaggio, con premura affettuosa.
— E sono tutte così, tutte così? — disse il caporale al sergente senza cessar dal contemplare la giovane donna.
— Son tutte belle — rispose il sergente — però questa qui ne è il fiore. Si vede che è ancora ingenua, mentre le altre, quelle che ho conosciuto io, darebbero cento punti al diavolo...
— Andiamo, su, da bere — bofonchiò il brigadiere La Harpe. — Una femminuccia vi ha imbecilliti? Cantiniere, un altro di quei tuoi boccali... come li chiami?... ah, sì un’altra carafa... Pago io, pago io, e s’intuoni la Marsigliese... E voglio che questa bella ragazza beva con noi alla salute dell’Imperatore e dei soldati francesi.
Massaro Cicco aveva posto sulla tavola un’altra carafa ed era tornato al suo banco. Il brigadiere mescè del vino in un bicchiere e volgendosi alla ragazza che in quel mentre affettava il pane pel nonno:
— Ehi là, vieni qui... devi bere con noi, hai inteso? e se questi citrulli ti guardano come se non avessero mai visto della grazia di Dio, non sia detto che il vecchio La Harpe, veterano delle Piramidi e di Marengo, non sappia l’obbligo suo con le donnette...
— Grazie — rispose lei. — Non bevo vino.
— Corpo di una mitraglia, non bevi vino?! E che bevi dunque alla gloria dell’Imperatore e della Francia? Ma io voglio che tu beva, intendi? E quando il brigadiere La Harpe vuole una cosa...
Si era alzato, e mal reggendosi in piedi si avvicinò alla donna che smettendo l’aria dimessa si volse agli altri.
— Dite al vostro camerata che mi lasci tranquilla, altrimenti gli farò ben io digerire la sbornia.
— Ha ragione — esclamò il sergentino — se il vino non le piace!... Capperi, con che tono parla! Via, brigadiere, bevilo tu per lei cotesto bicchiere...
— No, no: deve bere, deve bere alla salute dell’Imperatore, altrimenti crederò che sia una nemica della Francia.
— Via — disse il vecchio — bevi Margherita; questo bravo militare crede di farci cosa grata. Lo so che non hai mai bevuto del vino, ma un sacrificio lo puoi fare...
— E voglio che beva tutta... tutta la carafa! — gridò l’ubbriaco.
— Questo è troppo! — esclamarono alcuni.
— No, deve bere — urlarono altri. — È un’offesa alla Francia e all’Imperatore.
Si erano tutti alzati e gridavano a coro, mentre lei pareva si frenasse a stento. Il vecchio si era alzato anch’esso, ma nello scompiglio nessuno si era accorto che le gambe non gli tremavano più e che la testa non più tentennava.
— Voi siete ubbriachi tutti — gridò il sergentino — avete capito? ubbriachi tutti. Io ne farò rapporto al capitano...
— Qui il capitano non c’entra... si tratta della gloria dell’Imperatore e della Francia — urlarono gli ubbriachi.
Ella, intanto, seguita dal nonno, si era messa tra la porta e la tavola che la separava dai sottufficiali. Non pareva punto intimorita, e sottovoce, rapidamente, scambiava delle parole con colui che aveva detto esser suo nonno, il quale aveva messo le mani nella bisaccia e girava intorno gli occhietti vivaci e arditi tanto da smentire gli acciacchi e la stanchezza.
Il sergente però non cedette: gli era parso che gli occhi della bella ragazza si volgessero a lui con una espressione di preghiera invocando un difensore, e quegli sguardi lo accesero vieppiù.
— No — disse — io non permetterò che si faccia violenza a questa povera ragazza e a questo povero vecchio. Non si tratta di bere o di non bere del vino... non avete saputo trovare altra scusa che questa per... Siete degl’imbecilli e degli ubbriachi! Sì, sì, ve lo dice il sergente De Chantal!
E in ciò dire saltò presso la giovane donna, e mettendo mano alla daga:
— Che nessuno faccia un passo innanzi! Iosono a molti di voi superiore in grado, agli altri uguale, intendete? Dunque chi fa un passo innanzi avrà da fare con me.
— Grazie, signor sergente, grazie — disse il vecchio che aveva ripreso il suo atteggiamento dimesso. — Vi ringrazio io per questa povera figliuola così spaventata che non sa quel che pur sarebbe il suo dovere.
E in così dire lanciò uno sguardo alla donna, del quale ella dovè comprendere il significato, perchè si rivolse al giovane:
— Sì, sì, grazie. Voi siete buono e coraggioso, voi!
Un osservatore avrebbe notato che ci era come un’ironia nell’accento e nello sguardo che rivolse al sergente il quale se ne ringalluzzì tutto; ma intanto i compagni, punti da quelle parole, cercavano di rovesciare la tavola che dai tre li separava.
— Noi non abbiamo paura di te, sergente De Chantal! — gridavano — e cotesta ragazza, voglia o non voglia, stanotte dovrà...
— Che cos’è questo chiasso? — disse una voce dall’uscio.
Si volsero, avendo riconosciuta la voce del loro capitano, un vecchio soldato, burbero nell’aspetto, ma molto amato per la bontà dell’animo.
Tutti tacquero assumendo un contegno dimesso e tenendosi immobili.
— Ah, ah! — disse infine il capitano che aveva girato intorno lo sguardo. — Venere e Bacco!... Su, in caserma, e che non vi colga più a fare tale baccano.
Mogi, mogi, come scolaretti i caporali e sergenti presero la via dell’uscio: solo il brigadiere indugiava borbottando:
— Si trattava della gloria della Francia e dell’Imperatore.
— Brigadiere La Harpe, se fra mezz’ora non vi troverò a letto ne avrete per due giorni di pane ed acqua — gridò il capitano.
Il brigadiere salutò mordicchiandosi i baffi; volse uno sguardo minaccioso al sergente ed andò via tenendosi ritto della persona per dissimulare un certo imbarazzo nello incedere.
Il vecchio e la giovane donna si erano tenuti silenziosi sull’uscio.
Il capitano li squadrò per un pezzo borbottando: non pareva punto soddisfatto dell’esame.
— Vi avviso — disse poi rivoltosi al fondachiere — che il signor Commissario civile emanerà presto un ordine di rifiutare alloggio ai vagabondi. Che questo vecchio e questa ragazza lascino al più presto questi luoghi se non vogliono vedere il sole attraverso i cancelli. Avete inteso?
— Sissignore — rispose il fondachiere. — Non ho nulla da guadagnare con cotesta gente, perciò io fin d’ora li metto alla porta. Ehi, vecchio — disse poi volgendosi al compagno della ragazza — parmi che il signor capitano abbia parlato chiaro, perciò fatemi il piacere di andar via.
— Dove volete che vada? — gemette il vecchio. — Per carità, signor capitano, che non ci si mandi via, almeno per questa notte. Io non ne posso più; mia nipote, questa disgraziata creatura, a cui non rimango che io solo misero vecchio, sarebbeesposta a tutti i cattivi incontri, povera innocente! Vedete, non sa che piangere...
Invero la ragazza aveva chinato il capo sul petto, nascondendo la faccia col grembiale.
— Noi non siamo punto dei vagabondi — continuò il vecchio. — Abbiamo dovuto fuggire dal nostro paese per salvarci dalle insidie della mala gente che dopo avere ucciso il mio povero figlio e la mia povera nuora insidiavano questa disgraziata... Via su, non piangere: il capitano ci farà la grazia di permettere che il fondachiere ci dia alloggio per questa notte.
E in così dire aveva preso pel mento la nipote e cercava di farle sollevare la testa, ma ella si schermiva, continuando a tener celata la faccia col grembiale.
— Beh — disse il capitano — poichè ancora l’ordine non è emanato, restino qui fino a domani questi poveri diavoli... fino a domani, ma non più!...
— Grazie, signor capitano... che il cielo ve lo renda.
Il capitano mormorò alcune parole ed andò via, seguito con lo sguardo dal vecchio, che man mano si raddrizzava come si andava rassicurando di non esser visto che dal fondachiere, il quale si era rimesso a sedere. Anche la donna aveva lentamente sollevato il capo.
— In che imbroglio mi hai messo, Pietro? — disse infine sottovoce massaro Cicco. — Se vi scoprono, con voi fucileranno anche me.
— Zitto — rispose il vecchio che aveva continuato a guardar fuori — viene a questa volta il sergentino.
— Io credetti per poco che si dovesse venire alle mani — disse la donna. — Già incominciava a montarmi il sangue alla testa...
— Pensate al povero capitan Riccardo — mormorò il vecchio.
— Se non fosse per lui, credi che mi sarei acconciata a questa commedia?
— Su, rimettetevi a piangere... il sergentino si guarda intorno... certo vien qui di nascosto. Capperi, ha preso fuoco l’amico!...
— Glielo darò io il fuoco! — mormorò la donna con aria minacciosa, ripiegando il capo e tornando a nascondere la faccia nel grembiule.
Intanto si era fatto notte, e il fondachiere aveva acceso una lucernetta di creta che spandeva per lo stambugio un fioco chiarore.
In questo il sergente De Chantal apparve sull’uscio.
— Badate — gli disse massaro Cicco nel vederlo — se il capitano ritorna, vi farà passare la voglia di andare in giro a quest’ora.
— Ma se proprio lui mi ha mandato! Egli sa che io non sono punto un beone e che non mi piace fare il chiasso. Mi ha mandato per rassicurare questi due poveretti e dir loro che possono rimaner qui, anche, se occorra, tre o quattro giorni. Io l’ho persuaso che non sono punto quel che aveva creduto in sulle prime.
— E che aveva creduto, quel buon capitano? — domandò il vecchio.
— Che foste delle spie.
— Spie noi? E di chi, San Francesco benedetto?
— Di tutti i residui delle bande che ancora si aggirano pei dintorni.
— Lo senti, lo senti, Margherita — piagnucolò il vecchio — ci han creduto delle spie, e di chi poi? di coloro che ti han fatto orfana, che ti hanno costretta a fuggire dal tuo paesello, che poco mancò non mi tagliassero il collo!... E foste voi, bravo sergente, a convincere il vostro capitano che noi siamo della buona gente?
— Sì, proprio io — rispose il sergente che contemplava la giovane donna sperando di ottenerne almeno un sorriso in compenso.
— Su, su, alza il capo, Margherita. È il buon giovane che ci ha difeso, che ci ha salvati dalle scostumatezze dei suoi compagni.
E in così dire l’aveva di nuovo presa pel mento per costringerla a sollevare il capo. Ella si schermiva, poi volse un fuggevole sguardo al sergente e disse, facendo un po’ la scornosa:
— Che la Madonna del Carmine lo rimuneri della sua buona azione!
— Dovete permettermi però che io vi offra da cena... Faremo più intima la nostra conoscenza... Non dite di no, via!
— Non per rifiutare la vostra offerta — rispose il vecchio — ma io sono stanco, non mi reggo in piedi e vorrei dormire.
— Ma la vostra nipote...... non sembra stanca, lei.
— In verità, vedrei volentieri che mia nipote si ristorasse un po’ meglio di quel che non ha fatto. Povera creatura, due uova appena... Ma è tanto timida! Di’, Margherita, vuoi accettare l’offertadi questo buon giovane che ci ha protetti? Io intanto mi riposerò là in fondo e se mi sentirai russare, mi sveglierai come le altre volte. Di’ vuoi? Bisogna pur mostrarsi grati coi nostri benefattori!
— Farò il voler tuo, nonno — rispose la ragazza.
Il sergentino non capiva nei panni per la gioia, tanto più che ella pareva che a poco a poco vincesse la timidezza e gli lanciava degli sguardi che gli facevan correre dei brividi per le carni.
— Per rassicurarvi — disse il giovanotto — chiuderò la porta. Stasera sono di guardia ai feriti, poveri diavoli del tutto impotenti a muovere un passo. Solo il capo, quel capitan Riccardo che, almeno per quel che si dice, è assai nelle buone grazie di Madama Carolina, mi dà un po’ di pensiero... È un valoroso colui, capace delle più temerarie imprese. Lo abbiamo visto alle prove; ma l’ho ben raccomandato al caporale. Possiamo dunque godercela un po’ chiacchierando.
— Ma — disse il fondachiere — se i soliti avventori troveran chiusa la porta andranno via, e a me chi mi rivalerà di quel che perdo?
— Quel che perdi me lo metterai nel conto, e non ti pagherò in assegnati, sta tranquillo, ma in belle piastre con l’effigie di quel vigliaccone che fu già vostro re. Apri l’orecchio e ascolta.
In così dire battè sul taschino della giubba che mandò un tintinnio d’argento.
— Su, prepara in un cantuccio un po’ di cena: quel che hai di meglio.
Massaro Cicco si diede attorno per prepararela cena; intanto il sergente, che aveva chiuso la porta, si era fatto vicino alla ragazza, mentre il vecchio aveva deposto la bisaccia sul mucchio della paglia e vi si era sdraiato vicino.
— Non avete paura di me, bella Margherita? — disse il sergente con un fatuo sorrisetto.
La ragazza lo squadrò, e come se stesse per prorompere mosse le labbra; ma si contenne, e riassumendo l’aria timida ed ingenua, rispose:
— Nè di voi, nè... di nessuno. Quando si sa di non far male....
— E noi non facciamo male a nessuno; ma lasciatemi sperare che diverremo buoni amici.
— Certo, buoni amici — disse lei con un sorrisetto che avrebbe fatto sorgere gravi dubbi a chi l’avesse bene osservato.
— Su, venite a cena. Ah, bravo! Il tintinnìo dell’argento ha fatto un miracolo: della carne, del salame, mentre, amico fondachiere, poco fa dicevi non avere che del formaggio.
La ragazza si alzò e andò a sedere su uno dei due sgabelli che Cicco aveva messo ai due lati della mensa. Il sergente le sedette di contro.
Aveva riacquistato l’aria sicura e tranquilla; nessuno avrebbe detto che pochi istanti prima ella avesse pianto; si era messa a cenare di buon appetito, con un certo aspetto che avea dell’ironico.
— Fa caldo, non è vero? — disse poi.
Si tolse la tovaglia che le scendeva dal capo, slacciò il lembo superiore della camicia, e il bel collo e il principio del seno si offrirono agli sguardi del sergentino che pareva alquanto scombussolato.
— Non sembrate più la stessa — disse infine.
— Gli è che — rispose lei sottovoce e guardandosi intorno — il nonno mi sgriderebbe se mi vedesse così. Il nonno non vuole che io sia molto confidente coi bei giovani, perchè dice che gli uomini son tutti traditori e che ingannano le povere ragazze che ad essi si affidano.
— Io, per esempio, non v’ingannerei — mormorò lui.
— Chi lo sa! Sentite il nonno come russa! Debbo svegliarlo, altrimenti poi non la finirebbe più!
— Lasciatelo dormire, via! Vi debbo dire tante cose prima che esso si svegli!......
— Ditemele dunque, ma fate presto... Che mi volete dire?
— Che sei bella, sei bella come un fiore e che io ti voglio bene.
Ella tentennò il capo, ma non si mostrò punto sgomenta o imbarazzata.
— Ah, era questo che volevate dire?
Mescè del vino in un bicchiere e lo portò alle labbra; ma mentre beveva lentamente, fissava il giovane con uno sguardo pregno di fascino.
— Tu mi sembri un’altra, un’altra, ora — diceva il sergente che incominciava a sentirsi confuso.
— Non sono più bella dunque?
— Sì, sì: da far dannare un santo, ma...
— E non mi volete più bene?
— Non guardarmi così, Margherita! Io sento come se tu lentamente mi avvolgessi intorno alle carni una catena. Credevo di dover durare molta fatica per vincere la tua ritrosia, la tua timidezza,per asciugare le tue lagrime... e ora, sono io, ora che a te vicino provo come un intontimento. Mi vorrai bene tu, dì, mi vorrai bene?
— Fra due o tre giorni — rispose lei con un sospiro — ce ne andremo. Dove? Chi lo sa!
— Io verrò a raggiungerti ovunque. Mi han promesso un mese di congedo... Poi, poi, se tu mi vorrai bene...
— Dunque non potremo vederci più? — disse lei — Non siete certo di guardia ogni sera...
— No, ogni sera no, ma potrei farmi cedere il turno da un compagno, per venir qui come stasera.
Ella scrollò il capo.
— Il nonno non mi lascerà più sola così... Avrei dovuto svegliarlo: quando poi si sveglierà da sè... non sapete quanto sia rabbioso quel vecchio!... quando poi si sveglierà da sè mi toccherà sopportare i suoi rimbrotti, e non mi lascerà più sola con un... bel giovane.
Lo guardava, intanto con una espressione di dolcezza onde il sergentino si sentiva sdilinquere.
Poi, come se volesse mutar discorso per non lasciarsi vincere da un sentimento che troppo la turbava, gli disse con accento tranquillo e disinvolto:
— Dunque il più terribile dei feriti è quel capitan Riccardo del quale ho pure inteso discorrere tanto! Ed è chiuso anche lui con gli altri?
— No, l’abbiamo messo in uno stambugio per custodirlo meglio. Unito agli altri avrebbe macchinato chi sa che diavolerie!
— Dovrà bene annoiarsi, solo, al buio!
— Ne avrà per poco.
— Perchè ne avrà per poco?
— Perchè appena gli caveran di bocca quel che al Commissario civile importa sapere, lo fucileranno.
— Ah, lo fucileranno! — disse lei rimanendo pensosa.
— Parlami di te, Margherita, parlami di te — disse il sergentino che si era avvicinato vieppiù e aveva cercato di cingere con un braccio la vita della giovane donna.
Ella diede un balzo e si alzò, fissando il giovane con tale uno sguardo feroce che egli rimase interdetto.
— Perchè mi guardi così? — disse infine.
Ella, come pentita, raddolcì la fisonomia, lo sguardo tornò sereno.
— Ve l’ho detto — rispose — che ho paura di mio nonno.
— E non ti lascia mai tuo nonno?
— No, mai.
— E... e se trovassimo un mezzo come poter deludere la vigilanza di quel vecchio?
— Impossibile — mormorò lei con accento di rammarico.
— Ma se si potesse...
— Per carità... il fondachiere sonnecchia, ma è un furbo colui... Se vi vedesse così vicino a me! No, no, è impossibile. Io sono una ragazza onesta... Mio nonno mi ha portato fuori del mio paese appunto per salvarmi dalle insidie che mi si tendevano... Dove vederci se ovunque ci è della gente? Quei vostri compagni son brutali, gli abitantidi questi luoghi così maligni... Dove vederci anche se qualche notte, mentre mio nonno dorme, io mi arrischiassi a lasciarlo?
— Ah, — gridò lui — lo so io un luogo, lo so io ove staremmo al sicuro, e dove potrebbe venire anche tuo nonno. Tuo nonno si addormenterebbe e tu potresti venir da me, sicura che se si svegliasse potresti accorrere in breve vicino a lui.
Ella lo ascoltava con gli occhi pregni d’una gioia profonda che sarebbe parsa ben strana al sergente se questi non avesse avuto gli occhi e la mente velati dal torrido desiderio di posseder quella giovane donna.
— Se fosse questo, se fosse questo! — disse lei infine — Perchè, sì, ora lo comprendo; è necessario che il nonno venga anch’esso. Se non mi trovasse a sè vicino nello svegliarsi, se il fondachiere mi denunciasse? Dio mio, tremo solo a pensarlo. Ma sentiamo il vostro progetto.
— Debbo ben maturarlo — rispose il giovane. — Esso è molto ardito, ma per poter stare al sicuro e per aver del tempo innanzi a noi, non ci è altro mezzo. Lo so che arrischio di essere degradato se si viene a sapere, ma che importa? Senti, Margherita, io ho incominciato con ammirar la tua bellezza, poi per avere per te un sentimento non mai provato; adesso... e non sono quattr’ore dacchè ti ho vista, adesso mi pare di averti amata e di averti desiderata per lunghi, lunghi anni. Sento che il sangue brucia, sento che le visceri ardono, sento che per un tuo bacio commetterei anche una viltà.
Ella ascoltava distratta, come se le parole delgiovane sconvolto dalla subita passione, non la riguardassero punto.
— Me lo direte domani il vostro progetto? — chiese allorchè egli tacque.
— Sì, domani. Ti voglio con me tutta una notte, tutta una notte, perciò ho pensato di far venire con noi tuo nonno.
— Avete riparato ad un mio fallo! — disse lei.
Egli lo guardò sorpreso, non giungendo a comprenderla.
— È inutile che comprendiate... ve la darò poi la spiegazione... quando riusciremo nel nostro disegno.
— Dunque pure tu aneli di trovarti con me nella piena sicurezza, nella libertà completa?
— Ve lo giuro — rispose lei grave e solenne — Sì, darei la vita per essere un’ora nella libertà completa e nella piena sicurezza.
— Ma non mi hai detto ancora che mi vuoi bene! — mormorò lui guardandola con occhi ardenti.
— Che importa — rispose con un sorriso — se non ve l’ho detto?... Ve lo proverò e sarà meglio.
Il sergentino si era alzato, ma non si decideva ad andar via. Aveva nello sguardo, nella espressione del viso un pensiero, un desiderio che era lì per prorompere. Anche lei si era alzata, e quasi avesse ben letto nell’anima del giovane, sorrideva vagamente pur fingendo d’essere impacciata.
— Il fondachiere dorme, tuo nonno dorme — disse lui sottovoce e fissandola con occhi accesi — siamo soli... Si fa presto a spegnere il lume.
— Spegnere il lume? Perchè? — chiese lei con ingenuità perfettamente simulata.
— Per darmi un bacio, un solo... e poi andrò via, te lo giuro, andrò via...
Essa chinò gli occhi e scosse la testa.
— Non vuoi? Via, parla, non vuoi?
Rimase muta, col seno ansante, le guance fatte di porpora.
— Non ti chieggo molto... un bacio, solo un bacio...
E si avvicinava sempre più alla giovane donna; già l’aveva presa per la vita, già con le labbra arse si era chinato per cercare la bocca di lei. Ella aveva ceduto piegandosi, gli si era stretta alla persona, quando di un tratto, mentre lui tremava per l’orgasmo, lo respinse vigorosamente e balzò in fondo alla stanza.
— Andate via, andate via! — gridò come sgomenta e pentita della sua debolezza.
Egli rimase interdetto, senza osar di seguirla ed affannando, chè la piena dell’orgasmo gli toglieva ogni forza. Solo balbettò sommessamente:
— Lo vedi che non mi vuoi bene, lo vedi?
— Andate via, andate via! — ripeteva lei.
— Ma promettimi che sarai più buona con me quando saremo soli e sicuri... promettimelo...
— Sì, sì, ve lo prometto... Ma non vi accostate... ho paura di voi, ho paura! Non abusate di me...
— Promettimi, promettimi! — insisteva lui.
— Sì, sì, ve lo prometto... Un demone mi spinge a voi... Ora lasciatemi... Che volete di più, che volete di più?...
Egli ebbe un sospiro di gioia ineffabile. Era quella una promessa che avrebbe mantenuta: anchelei appariva visibilmente commossa: gli si sarebbe data, sì, era evidente, se non avesse avuto paura. Non doveva insistere più oltre per non spaventarla. Già aveva formato il suo disegno: fra tre giorni quella bellezza sarebbe stata sua ed egli già ne pregustava tutto le ebbrezze.
— Vado, vado per ubbidirti, ma... ricordati, ricordati!
Ella accennò di sì con la testa. Nel passarle vicino il giovane la guardò, lei sollevò gli occhi e i loro sguardi s’incontrarono.
— Vivrò di questa speranza — mormorò il sergente — Fra tre giorni sarò di guardia... verrete voi da me e nessuno vi vedrà. Tuo nonno andrà a letto e...
— Sì, sì, sì — esclamò lei col viso sfolgorante di gioia.
Il sergentino aveva tutti i motivi per essere lusingato da quella gioia e se ne intese sconvolto. Indugiò un istante come se lottasse seco stesso, poi, vincendosi, fuggì.
Ella che lo aveva seguito con lo sguardo, quando non intese più il rumore dei passi diede in uno scroscio di risa.
— Capperi, la so far bene la civetta, eppure è la prima volta in vita mia!
Nell’avvicinarsi al giaciglio del vecchio, vide che questi si era sollevato a mezzo.
— Ho inteso tutto — le disse — il merlotto è caduto nella pania.
— Hai visto come so fare la vergognosa? Però ci furono degli istanti in cui ero lì lì per insegnargli la creanza. Con che occhi frugava fra le pieghedel corpetto!... Non vedo l’ora di buttar via questa gonna che m’imbarazza: non è questo il minore dei sacrifici che ho fatto per lui, questo, e l’essermi lasciata occhieggiare da quell’imbecille... Purchè si riesca a liberarlo! Chi sa che pensa, chi sa quanto soffre! E dire che io raccomandavo a lui, di assistermi se fossi ferita o morta! Giungeremo a liberarlo? Chi sa, chi sa!
— Ho fede di sì — rispose il vecchio — Altrimenti sai che faremo? Daremo fuoco al castello, anche se dovessimo morirci come topi. Ci stai?
— Se ci sto! Me lo domandi?
— Sei un bravo amico tu che il buon Dio ha per isbaglio creato femmina.
— Ma insomma posso spegnere il lume, adesso? — gridò il fondachiere.
Ella si coricò sulla paglia accanto al vecchio. Poco dopo nel buio si sentiva la sonora respirazione degli addormentati.