CAPITOLO XXIII.DA FIRENZE A PRATO.

CAPITOLO XXIII.DA FIRENZE A PRATO.

E di fatto era appena spuntata l'alba che il frate montava a cavallo, e spronava di santa ragione, pensando alla contentezza che prenderebbero messer Guglielmo e maestro Cecco, quando sapessero che il padre stesso della Bice porgeva loro occasione da compiere il desiderio loro. Parlo di questa consolazione di messer Guglielmo e di maestro Cecco, perchè il lettore si sarà già immaginato da sè che frate Marco non sarebbe ito in Mugello prima di tornare a Prato per conferire ogni cosa co' suoi amici, e prendere con essi que' temperamenti che paressero migliori.

Egli dunque arrivò a Prato di poco passato terza, e fu tosto a messer Guglielmo, il quale già si era alzato da letto ed era sanato del tutto; e come vide il frate gli fece maravigliosa festa, ed il frate a lui. Maestro Cecco non era in casa; ma fu tosto mandato un valletto che lo trovasse, e il pregasse di esser tosto da messer Guglielmo, che persona arrivata testè da Firenze doveva conferir con lui per cosa di momento; e il valletto si fu tosto sdebitato del suo ufficio, dacchè, fatti pochi passi fuori dell'uscio, si abbattè in maestro Cecco che tornava a casa, per modo che i due avevano fatto poche parole insieme che egli fu a loro, e come vide il frate, esclamò:

— Oh, frate Marco, che buona novella? come siete tornato prima del tempo posto?

— Questa fiata porto veramente la buona novella — rispose il frate: e fattosi da capo, raccontò minutamente ogni cosa del colloquio avuto con messer Geri, della Bice creduta da esso ammaliata, della lettera della badessa, ogni cosa insomma, e concluse con queste parole:

— Su, dunque, maestro Cecco, e voi messer Guglielmo, qui non c'è da metter tempo in mezzo: bisogna battere il ferro ora che è caldo; e non dubito che tra l'una cosa e l'altra non dobbiamo arrivare al nostro fine, col beneplacitoanche di messer Geri; sol che a sere Gianni riesca, ajutato da me, di tirar dalla nostra la badessa.

— Che messer Geri possa cambiar natura lo spero poco, disse Guglielmo.

— Non ditecambiar natura, messere; chè quel buon vecchio ama perdutamente la sua Bice, e non può vivere lontano da lei; e sol che gli uscisse d'attorno qualcuno che lo inasprisce contro di lei e di voi, e potesse ascoltar parole persuasive d'amore e di concordia da persone a lui care e degne di riverenza, vi dico che tornerebbe il più amoroso e benigno padre del mondo.

Maestro Cecco, udendo qui parlare il frate di persone che inacerbivano il vecchio, disse alzando il dito e scotendolo:

— Eh! lo so io chi sono coloro che inacerbiscono messer Geri; niun altro che l'invidia rabbiosa di maestro Dino del Garbo. Ma, alla croce di Dio! potrebbe darsi caso.... — e qui mordendosi le labbra con atto stizzoso: — Ma parliamo del fatto nostro. Anch'io dubito un poco che quel vecchio indiavolato del padre della Bice possa per cagione veruna venire a più benigno proposito; e però avevo fatto disegno che, andando al monastero, studiassimo tutte le vie di tirar dalla nostra la badessa, o riuscendoci, pigliar consiglio del come governarsi; non riuscendoci, vedere se si può di furto levar la Bice dal monastero.

— Codesto, maestro Cecco, parrebbemi poco savio consiglio; e nemmeno la Bice per avventura, e nemmeno messer Guglielmo ci consentirebbe: e poi, non passerebbe senza grave pericolo di tutti.

Guglielmo fe cenno col capo di assentire alle parole del frate, il quale continuò:

— In questo per altro sono d'accordo col maestro, che per ogni via si tenti di far nostra la badessa; e di ciò io non dispero, perchè l'opera in sè è onesta e meritoria; e poi ancora perchè quella donna è di animo gentilissimo, e si sa che anch'ella fu nella sua gioventù rinchiusa per una violenta passione d'amore; e naturalmente, come non ignara del male, deve avere imparato a soccorrere e ad aver compassione de' miseri. Ma non c'è tempo da perdere: facciamo dunque di metterci tosto in cammino, chè messer Geri me ne ha gravato strettamente.

Rimasero pertanto che la sera medesima sarebbero tutti e tre insieme (perchè anche Guglielmo poteva ben montare a cavallo) andati dal prete di Settimello, e che la mattina appresso sarebbero difilato andati in Mugello; e ciascuno, chi per un conto e chi per un altro, faceva assegnamento quasi certo sul buon esito di questa impresa.


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