CAPITOLO XXIX.IL RITORNO.
Maestro Cecco e Guglielmo andarono diviato al palagio dove il duca e la duchessa gli aspettavano ansiosamente, perchè Cecco aveali per uomo apposta avvisati che il tal dìci sarebbero e alla tal ora. Le feste che il duca, e la duchessa, e tutti i cavalieri della corte fecero a Guglielmo non potrebbero descriversi a parole. Il duca volle sapere ogni fatto della battaglia sotto Pistoja, e più che altro, rispetto alla qualità della persona di Castruccio, di fronte a cui si era trovato personalmente Guglielmo, il quale cavallerescamente lo celebrò dinanzi a tutti per valentissimo e prode signore. La duchessa non cessava di domandargli come fosse andato il fatto della sua ferita; come essa fu grave; quanto egli soffrì, e come ora si sentiva. A che rispose il cavaliere che della ferita poco calevagli, ma solo era rimasto accorato dell'impresa fallita; che ora si sentiva aitante della persona come mai fosse; e che ardeva solo del desiderio di poter dare a monsignore lo duca novella prova della sua devozione ed affetto: aggiungendo che tutto doveva a maestro Cecco il suo buono stato presente, per amore delle tanto assidue ed amorose cure prestategli.
Sentendo la duchessa attribuire alle assidue cure di Cecco quasi tutto il merito del buono stato del cavaliere, fece un atto di dispetto, e guardò sinistramente esso Cecco, il quale, avendole appunto gli occhi addosso, se ne accorse benissimo, e le disse con atto umile quanto più si può:
— Madonna, la guarigione del nobile cavaliere non si deve attribuire a niuna virtù mia propria, ma alla virtù che le stelle influiscono su certe erbe: io ho il solo pregio di avere studiato ogni via ed ogni modo da servire con tutto amore monsignor lo duca, e voi massimamente, madonna, che tanto efficacemente mi raccomandaste messere Guglielmo.
La duchessa non diede a Cecco veruna risposta; e niuno si accorse dell'atto stizzoso ch'ella fece, perchè nel tempo stesso tutti gli altri cavalieri della corte erano intorno a Guglielmo, opprimendolo di mille domande, informandolo degli apparecchj che si facevano per la prossima guerra, e un monte di altre simili cose.
Mentre tutti erano occupati attorno a Guglielmo, si accostò a maestro Cecco messer Gualtieri di Brienne duca di Atene, e sotto voce gli disse che per parte di monsignor lo duca avea a conferire con esso cosa di gran momento, e che fosse da lui senza indugio, a che Cecco rispose che vi sarebbe; e il duca frattanto con la duchessa uscirono della sala,facendo prima invitare tutti i cavalieri al convito, che quel giorno stesso egli dava in onore di messer Guglielmo. Il lettore avrà senza dubbio notato l'atto dispettoso della duchessa verso Cecco, e il modo più duro dell'usato ch'ella teneva verso di lui; e forse vorrà saperne la cagione. La cagione c'era, e gravissima. Come prima il duca ebbe comandato al maestro che andasse a Prato alla cura del cavaliere, essa comandò al suo fidato ministro che cavalcasse tosto anch'egli, e nol perdesse mai d'occhio; e quegli vide bene essersi Cecco accompagnato col frate, uscendo da Firenze: gli seguitò ambedue fin passato Sesto; ma gli perdè d'occhio quando voltarono verso Settimello, perchè egli, sapendo che dovevano andare a Prato, continuò la strada per Prato. Poi vide che il frate tornò a Firenze e ritornò a Prato; ma non potè spiare il rimanente fino in Mugello; dacchè quando vide Guglielmo risanato, cavalcare per partirsi da Prato insieme cogli altri due, e fare le dipartenze coi Guazzalotri suoi ospiti, non dubitando ch'e' non tirassero diritti per Firenze, non si diè cura di seguitargli passo per passo, ma tornò difilato a informar la duchessa di quello che aveva veduto. La quale da principio non prese gran sospetto, se non quanto non sapeva indovinare il perchè di quell'aver Cecco condotto seco frate Marco. Ma quando al ritorno del suo messo non vide tosto seguitare il ritorno degli altri due, allora cominciò il sospetto ad entrargli nel cuore, e si fece poi grande e gravissimo, vedendogli indugiare due interi giorni.
— Da Prato sono usciti, — pensava tutta smaniosa la duchessa, — e da qui a Prato è cammino di due ore: perchè indugiano? dove sono andati? La Cavalcanti è in Mugello.... Ma da che parte è Mugello? — e tosto fa in modo di sapere con certezza da che parte è; e saputo che appunto la via di Mugello è verso Prato:
— Ah maledetto pateríno, esclamava, lo ha condotto in Mugello!... Ma a che fare? La Cavalcanti è chiusa in monastero: la badessa la custodirà gelosamente.... E' ricorrerà all'arte della magía.... Eh, bisogna che questo tristo uomo faccia tosto la fine di cui è degno.
Fra tali pensieri passò la duchessa due interi giorni; e non ristette che da capo non riparlasse col vescovo d'Aversa,a proposito di Cecco, e allo stesso duca non facesse liberamente intendere il pericolo, e la sconvenienza di tenerselo appresso ed in tanto onore, in onta di santa chiesa e della città di Firenze.
Il duca parve esser rimasto quasi persuaso alle parole della sua donna; ma non volle venire a niuna risoluzione, perchè troppo faceva assegnamento sulla sapienza di Cecco, e perchè dall'altra parte nelle sollecitazioni del cancelliere e della duchessa gli pareva di scorgere che qualcos'altro ci dovesse essere, oltre lo zelo della religione e della sicurezza di signoría. Carlo era guelfo e cattolico; ma circa alle scomuniche papali, e circa all'autorità che la chiesa si arrogava su' principati, avea certe sue particolari opinioni, nè si rassegnava a vedersi quasi dettar leggi in casa sua: circa alle paure della duchessa di tumulti in Firenze per amor di Cecco o d'altro, e' se ne rideva, tanto vedea avviliti i fiorentini, e tanta sicurtà aveva della sua forza. Tuttavía dissimulò, e promise alla moglie che penserebbe di proposito a quanto le aveva detto; aspettando intanto occasione da allontanar Cecco da Firenze qualche poco di tempo, per togliere esca al fuoco dell'ira che contro di lui accendeva i cuori dei frati e della duchessa; e in questo mezzo pigliar consiglio. Ed a ciò appunto si riferisce l'invito che il duca d'Atene avea fatto a Cecco da parte del duca. Ma prima di entrare in altro, veggiamo che cosa ha fatto frate Marco appresso Geri dei Cavalcanti.