Ed egli a me: questo misero modoTegniono le anime triste di coloroChe visser sanza fama e sanza lodo
Ed egli a me: questo misero modoTegniono le anime triste di coloroChe visser sanza fama e sanza lodo
❡ In tre qualitadi convien di necessità essere disposta e divisa l’umana generazione, l’una ad essere buona e l’altra rea, e la terza a non esser buona ne rea. Tra le quali questa ultima, si come nemica delle virtù e de’ vizij dentro alla detta porta e fuori delle nove parti cioè gradi nell’inferno sortiti, si pone con numero e quantità infinita per dimostrare che l’altre due nel mondo di numero vinca e ch’ella da mosconi e da vespe e da simiglianti animali sia trafitta, a dimostrare i suoi vilissimi e piccioli intendimenti, i quali finalmente di vilissimi effetti siccome vermini poi sono ricolti. E ch’ella dietro a certa insegna velocissima corra a dimostrare la miseria comune di lei che la guida, però che niun di lei particolarmente a tanto cuore che sopra agli altri s’inducesse, sarebbe. E così questa innumerabile qualità figurativamente per se sola si pone.
Poscia ch’io n’ebbi alcun riconosciutoVidi e conobbi l’ombra di coluiChe fecie per viltà il gran rifiuto
Poscia ch’io n’ebbi alcun riconosciutoVidi e conobbi l’ombra di coluiChe fecie per viltà il gran rifiuto
Per più conoscenza qui d’alcuno della presente qualità si ragiona, il quale essendo papa di Roma, e nominato Cilestrino, per viltà di cuore temendo altrui rifiutò il grande ufficio apostolico di Roma.
Ed ecco verso noi venir per naveUn vecchio bianco per antico peloGridando: guai a voi, anime prave
Ed ecco verso noi venir per naveUn vecchio bianco per antico peloGridando: guai a voi, anime prave
❡ Veduta la detta qualità de’ miseri, nella prima de’ viziosi mortali qui si procede, mostrandosi che prima si giugniesse ad un gran fiume al primo infernal grado circustante, sopra ’l quale con grandissimo affetto di passare fossero innumerabili anime, e come per uno vecchio tutte eran passate. Sopra la quale allegoria, ora cominciando sottilmente, ora è da considerare, e in prima che la essenza di tutta la qualità rea figurativamente in forma d’una ritonda fossa in su l’ambito della terrestre spera, immaginata si pone ampia di sopra per circonferenza di.... miglia e appuntata di sotto; la quale punta, il centro dell’universo in sè ritenga, compartendola in nove parti, cioè gradi, l’uno sotto l’altro circostantemente degradando sì come nove qualità di peccati, le quali secondo la lor gravezza e più e meno lontani dal cielo, cioè dal sommo bene, ordinatamente sortisce. La cui allegoria nelle parti, cioè nelle chiose di ciascuno, ordinatamente si dimostreranno. E cominciando principalmente a questo primo, così di lui per principale cosa[14]posto si considera, la quale si come men grave, la innocente puerile, e di coloro che virtudiosamente vivettero innanzi alla cristiana fede sintende. La cui figurata pena solamente di non avere isperanza di vedere Iddio si concede, a dimostrare la loro non colpevole colpa fuor dell’accesso fedele, per cui cotale speranza si taglia, chiamandosi linbo, si come superna stremità di tutto l’inferno. Il cui detto circostantefiume, nominato Acheronte, il cominciamento e ’l passo delle viziose operazioni s’intende, simigliantemente il vecchio che sopra lui le passa, nominato Carone, all’affetto che nella presente amara dolcezza gli induce e si figura, il quale così per loro affettuosamente si mostra, a dimostrare negli uomini il pronto e acceso desìo di pervenire alla sopradetta amara dolcezza dei vizij.
NOTE:[14]Il cod. Bcopia:colpa?
[14]Il cod. Bcopia:colpa?
[14]Il cod. Bcopia:colpa?
Ruppemi l’alto sonno nella testaUn grande tuono sì ch’io mi riscossiCome persona che per forza è desta
Ruppemi l’alto sonno nella testaUn grande tuono sì ch’io mi riscossiCome persona che per forza è desta
ESSENDOSI dentro al detto fiume passato, qui in questo capitolo la detta qualità del presente primo grado si dimostra, ecome per cominciamento il trono di tutti i peccati nella memoria sonnolente, non usa a somigliante esercizio, gli percosse.
Dimmi, maestro mio, dimmi signore,Comincia’ io, per volere esser certoDi quella fede che vince ogni errore
Dimmi, maestro mio, dimmi signore,Comincia’ io, per volere esser certoDi quella fede che vince ogni errore
❡ Per fare alcuno ricordamento sopra la fede nella resurrezione di Cristo in cotal modo di ciò qui si risponde, contando coloro che della presente eterna dannazione per suo vittorioso piacere furono estratti.
Venimmo al piè d’un nobile castello,Sette volte cerchiato d’alte mura,Difeso intorno d’un bel fiumicello
Venimmo al piè d’un nobile castello,Sette volte cerchiato d’alte mura,Difeso intorno d’un bel fiumicello
❡ Con ciò sia cosa che nel presente primo grado ciascuno altro ch’è da sè innocente si conceda di molti filosofi e uomini di bontade famosi qui per esempio si fa menzione, a’ quali figurativamente alcuno lume è dato a dimostrare la chiarezza della scienza e della bontà, la quale con tutto che sieno dannati col piacer di Dio e del mondo gli alluma, figurandogli in sito verde a dimostrare il viver di lor fama, essendo morti. E un nobile e forte castello di sette mura cerchiato, un fiumiciello per lo quale la filosofica e poetica scienza figurativamente s’intende; della quale e’ si vestiro. Di cui le sette mura le sette liberali arti significano, le quali di necessità essere convengono circostante al filosofico e poetico intelletto. La cui circostante difesa il detto fiumiciello si contiene; per lo quale l’operare delle mondane e viziose dilettazioni si considera, le quali del non entrare nel presente castello sono cagione.
Io vidi Elettra con molti compagniTra quai conobbi Ettore ed EneaCesare armato cogli occhi grifagni
Io vidi Elettra con molti compagniTra quai conobbi Ettore ed EneaCesare armato cogli occhi grifagni
❡ Veduto ed esaminato l’essere del presente castello di molti suoi abitanti, per esempio del mondo, nominandogli qui si ragiona, incominciandosi in prima a coloro che la bontà sanza scienza seguirono, e specialmente al suo più antico principio, il quale fu Elettra figliuola del re Atlante d’Africa, e moglie del re Dardano, il qual fu principio di re e della casa di Troia, seguitando negli altri ordinatamente, come nel presente testo si contiene. ¶ Ettore fu figliuolo de’ re Priamo di Troia, il quale finalmente da Achille nell’esercitode’ greci a Troia combattendo, fu morto. ¶ Enea fu figliuolo d’Anchise della casa di Troia e antico principe di Roma, come nelle sue storie per Virgilio si conta. ¶ Cesare fu romano, vocato Giulio, e primo imperadore di Roma. ¶ Cammilla fu una vergine di Tiria, la quale gran tempo signoreggiando, Italia resse, e finalmente morta conbattendo colla gente d’Enea nelle contrade di Puglia. ¶ Pantaselea fu donna e reina del regno femminoro, la quale essendo con grande cavaleria di donne in aiuto de’ troiani, venuta da’ greci finalmente fu morta. ¶ Il re Latino fu re d’Alba e di Puglia e padre di Lavinia, la qual fu terza moglie d’Enea. ¶ Bruto fu romano e padre di Lucrezia, per la quale essendo da Sesto figliuolo di Tarquino re di Roma carnalmente sforzata, da lui, cioè da Bruto, il detto Tarquino col figliuolo, col volere del popolo di Roma di fuori, a furore fu cacciato. ¶ Giulia fu figliuola di Cesare e prima moglie di Pompeo romano. ¶ Marzia fu di Roma e moglie di Catone, dal quale per sua vechiezza vivendo ad Ortenso romano per moglie la diede. ¶ Cornelia fu figliuola di ..... di Roma e seconda moglie di Pompeo. ¶ Saladino fu ..... e soldano di Babilonia, il quale, e i quali sopradetti uomini e donne, come di sopra si conta, di molta bontà ebber grazia, dietro a’ quali procedendo e più la vista inalzando, cioè a più perfetti iscienziati intelletti, il maestro di coloro che sanno, cioè Aristotile, nel più degno luogo si vede, dinanzi al quale molti altri filosofi secondo la loro facoltà propinqui gli stanno, la cui notizia assai chiara qui nel testo procede.
Così discesi del cerchio primaioGiù nel secondo che men luogo cinghiaE tanto più dolor[e] che punge a guaio
Così discesi del cerchio primaioGiù nel secondo che men luogo cinghiaE tanto più dolor[e] che punge a guaio
DIMOSTRATA la qualità del primo grado infernale, in quella del secondo qui si procede, la quale di coloro in cui la ragione umana all’abituato talento della lussuria è sottomessa, si considera; la cui essenza nella seguente chiosa, figurativamente, si contiene, seguitandosi qui nella disposizion di Minos, il qual, per motore nel presente grado e giudicatore degli altri si pone. La cui figurata allegoria in cotal modo permane che si come in ciascuno uomo naturalmente delle sue mali operazioni è coscienza contradicente giudicandosi sè stesso propiamente e più e meno lontano del sommo bene, cioè da Dio, secondo la colpa commessa, così qui il detto Minos giudicatore delle colpe in lei si figura, giudicando e approvando con certa sua coda, a dimostrare, che solamente con la fine di ciascuno sia più propio il giudizio, si come negli animali e nell’altre cose ella generalmente è fine. E perchè di sè medesimo più che di niun’altro e più propio il giudizio, però cotale coscienza, nominata Minos, figurativamente in questo secondo grado principalmente si pone. La quale, nel sopra detto grado non si concede, perchè non è di qualità di colpa commessa; e col sopra detto nome chiamandola, a similitudine d’alcun Re di Creta, nominato Minos, il quale anticamente fu di tanto giusto giudizioabituato, che per ciascun pagano si credea che nello inferno finalmente giudicator divenisse.
Io venni il luogo d’ogni luce mutoChe mugghia come fa mar per tempestaSe da contrari venti è combattuto
Io venni il luogo d’ogni luce mutoChe mugghia come fa mar per tempestaSe da contrari venti è combattuto
❡ Si come l’effetto di ciascun peccato degniamente è pena dell’operante, così qui in questa seconda qualità e nell’altre simigliante l’effetto delle fatte operazioni si concede: la pena in questo cotale figurativamente si sostiene, che alcuna fortuna di vento, percotendosi insieme sanza alcuno riposo, gli porti. Per la quale si considera la veloce voglia di coloro in cui, ardendo la lussuria vince, i quali da desiderosi piaceri di lor voglie sanza posa niuna d’uno in altro, e là e qua sono guidati; tra’ quali d’alquanti antichi e moderni per esempio degli altri, nelle seguenti chiose procedendo si conta.
La prima di color di cui novelleTu vuo’ saper, mi disse, quelli allottaFu inperadrice di molte favelle
La prima di color di cui novelleTu vuo’ saper, mi disse, quelli allottaFu inperadrice di molte favelle
❡ Semiramis fu moglie del re Nino, la quale, dietro alla morte di lui, gran tempo in paesi d’Asia e d’Africa con sì grande abito di lussuria resse, che per legge cotale volontà appagare a ciascuno lecito fece vogliendo di sè medesima cotale biasimo torre.
L’altr’è colei che s’uccise amorosaE ruppe fede al cener di Sicheo,L’altr’è Cleopatras lussuriosa.
L’altr’è colei che s’uccise amorosaE ruppe fede al cener di Sicheo,L’altr’è Cleopatras lussuriosa.
❡ Questa che amorosa sè uccise fu Didone moglie de’ re Sicheo di Cartagine, la quale, dietro alla mortedi lui sopra il suo cenere di non accompagnarsi con altro uomo, secondo l’usanza, promise. Per la cui caldezza di lussuria, finalmente ad Enea troiano, essendo arrivato alla detta terra, carnalmente per moglie si diede. Ond’ei partito per venire in Italia, ed ella aspettandolo, per dolore del suo non tornare, sè stessa ucise. ¶ Cleopatras fu moglie del re Tolomeo d’Egitto, amica di Cesare, poi che della prigione del fratello liberata, lo trasse, essendo morto Pompeo. E poi fu moglie d’alcuno nipote di Cesare nominato Marcantonio, il quale essendo dallo imperadore Ottaviano cacciato per mare, finalmente fu morto. Per lo quale dolore ella simigliantemente fuggiendo, due velenosi serpenti al petto si pose, da’ quali così la morte innamorata prese.
Elena vidi per cui tanto reoTempo si volse e vidi il grande AchilleChe con amore alfine combatteo
Elena vidi per cui tanto reoTempo si volse e vidi il grande AchilleChe con amore alfine combatteo
❡ Elena fu moglie de’ re Menelao di Grecia, la quale fu tolta per Paris figliuolo del re Priamo di Troia, per cui finalmente la detta terra per li Greci deserta rimase. ¶ Achille fu figliuolo de’ re Peleo d’Atilia, detta Civita di Creti, il quale, essendo a Troia nell’oste de’ Greci con certi compagni per fare alcuna pace della morte d’Ettore, da quei dentro fu falsamente fidato, dovendo torre Polisena figliuola de’ re Priamo, di cui egli era vago, per moglie, e dare Andromaca, cioè la moglie ch’era stata d’Ettore, a Pirro suo figliuolo. Nel quale trattamento in alcun tempio di Troia, essendo per vendetta d’Ettore da’ fratelli a tradimento fu morto. ¶ Paris fu figliuolo del detto re Priamo, il quale tolsee fece le sopradette cose. ¶ Tristano fu figliuolo de’ re Meliadusse di Logres, e finalmente morto da re Marco suo zio per cagione della bionda e bellissima Isotta, come nel leggere della Tavola Rotonda si conta.
Poi mi rivolsi a loro e parla’ io,E cominciai: Francesca, i tuoi martiriA lagrimar mi fanno tristo e pio
Poi mi rivolsi a loro e parla’ io,E cominciai: Francesca, i tuoi martiriA lagrimar mi fanno tristo e pio
❡ Essendosi degli antichi infino a qui ragionato, di due modernamente si segue, de’ quali l’un fu una donna nominata monna Francesca figliuola di messer Guido da Polenta, cioè Guido vecchio da Polenta di Romagna, e della città di Ravenna, e l’altro Paolo d’i Malatesti da Rimini, la quale essendo del fratello del detto Paulo moglie, il quale ebbe nome Gianni Isciancato, carnalmente con lei usando, cioè col detto suo cognato, alcuna volta insieme, dal marito fur morti.
Al tornar della mente che si chiuseDinanzi alla pietà d’i due cogniatiChe di tristizia tutto mi confuse
Al tornar della mente che si chiuseDinanzi alla pietà d’i due cogniatiChe di tristizia tutto mi confuse
IN questo sesto capitolo, seguentemente, la qualità del terzo grado si dimostra, la quale di coloro si considera che nell’appetito della gola sanza alcun freno si producono; la cui essenza figurativamente cotal si consente che a lei gragniuola acqua tinta e neve continuamente piova, appuzzando il sito, che ciò figurativamentericeve, e che per un demonio con tre gole crudelmente sia vietata. Per la quale piova figurativamente si considerano gl’infermi accidenti di superflui umori che nelle carni de’ detti golosi continuo piovono sì come malattie di fianchi e di gotte e di podragre e di simiglianti effetti. ¶ E simigliantemente per lo detto demonio l’appetito della gola si considera che in ciò gl’induce. Il quale con tre gole, figurativamente, è formato, si come per tre modi cotale appetito per lor si possiede. De’ quali l’uno è di quantità, l’altro è di qualità, e il terzo di quanto continuo: il quale di quantità comunalmente d’ogni cibo assai si disidera gustare. Il quale di qualità, particularmente di cose elette, non curandosi di quantità è ’l terzo cioè il quarto, continuo in due modi diviso si contiene, cioè il quanto continuo e il quanto discreto. Il quanto continuo è continuo esser goloso, il quanto discreto è alquanto goloso e alquanto non essere. Il qual demonio, si come motore del grado presente, Cerbero figurativamente si chiama a derivazione d’alcuno così nominato, che più in cotal vizio si resse, secondo che per Ovidio o per gli altri poeti si conta. Tra’ quali golosi d’alcuno nelle seguente chiose per notizia degli altri nominando si conta.
Voi cittadini mi chiamaste CiaccoPer la dannosa colpa della golaCome tu vedi alla pioggia mi fiacco
Voi cittadini mi chiamaste CiaccoPer la dannosa colpa della golaCome tu vedi alla pioggia mi fiacco
❡ Per dar notizia d’alcuno della presente qualità qui d’alcuno fiorentino nominato Ciacco si fa menzione, il quale nel presente vizio fu molto corrotto, e perchè della memoria in nuove fantasie fu sottile predicendole cose future, per qui però lui significando di Firenze così si predice come nel presente testo apertamente s’intende[15].
NOTE:[15]V. P. aggiunge:Cierbiro, cioè divoratore di carne.
[15]V. P. aggiunge:Cierbiro, cioè divoratore di carne.
[15]V. P. aggiunge:Cierbiro, cioè divoratore di carne.
Pape satan pape satan AleppeCominciò Pluto colla boce chiocciaE quel savio gentil che tutto seppe.
Pape satan pape satan AleppeCominciò Pluto colla boce chiocciaE quel savio gentil che tutto seppe.
PROCEDENDOSI, la gravezza delle viziose colpe in questo capitolo, quella del quarto grado, cioè dell’avarizia e della prodigalità, si dimostra. La quale, figurativamente, in volgere certi pesi colla forza del petto si pone riscontrandosi insieme a due punti del cerchiato sito e rimproverandosi l’uno coll’altro l’effetto di loro opposite colpe. Sopra la quale Pluto demonio per motore si contiene. La cui allegoria in cotal modo permane. ¶ Che, con cio sia cosa che di ciascuna operazione il mezzo, virtù si consideri, di ragione le stremità sue, cioè il troppo e ’l poco deon essere vizij, però del temporale spendio le sue, cioè avarizia e prodigalità, qui contrarie egualmente sono messe. Per lo quale sopra detto affaticare del volgere i pesi l’infinito affaticare dell’animo, così ne’ ritenere come nello scialacquare si significa. Per la cui contrarietade figurativamente qui nelle due stremità del diviso cierchio contrariamente si scontrano, rinproverandosi, contrarie, si come nemiche, delle quali per losopra detto motore il male volere che l’operazione a simigliante effetto produce si considera, sopra le cui proposte parole cotal dispositione si ritegna. ¶ In prima che pape è avverbio ammirativo, Satan nome propio d’alcun diavolo, cioè d’alcun male volere; Alep in lingua ebrea e in latina A, e altri dissero alpha, però si come principio della scrittura, la quale in sè tutto contiene figurativamente qui si dice Alep, cioè Iddio, si come principio di tutto l’universo, maravigliandosi dell’essere del presente autore.
Come fa l’onda là sopra CariddiChe si frange con quella in cui s’intoppaCosì convien che qui la gende riddi
Come fa l’onda là sopra CariddiChe si frange con quella in cui s’intoppaCosì convien che qui la gende riddi
❡ Per comparazione della presente qualità, qui del contrario percuotere delle marine onde, che nella riviera di Calavra a rimpetto l’isola di Cicilia tra certi scogli si fa, che si chiama Cariddi, si ragiona, il quale per lo ritenere del crescere e del discrescere della marina che fa la detta isola dal levante al ponente addiviene.
Maestro, diss’io lui, or mi di’ anche:Questa fortuna, di che tu mi tocche,Che è, che i ben del mondo ha sì tra branche?
Maestro, diss’io lui, or mi di’ anche:Questa fortuna, di che tu mi tocche,Che è, che i ben del mondo ha sì tra branche?
❡ Perchè dalle cose tenporali l’avarizia e la prodigalità si derivano però qui di ragionare accade di quella divina voglia, che, dando e togliendo a cui le piace, il distribuisce. Sopra la quale naturalmente così si consideri che, si come la divina mente prende ministra e guida nella sua qualità ciascun cielo si come da Angeli ed Arcangeli e da’ Principati e dagli altri seguenti, così alle qualitadi Inferiori da lei simigliantementeson date, tra le quali quella de’ beni temporali fortuna si chiama, la qual dà e toglie il suo reggimento a cui le piace, contra la quale il senno umano riparando non è possente. E perchè continuamente l’umana generazione nascendo si rinnovella però di necessità conviene che suo dominio d’uno in altro tramuti. La cui voglia subita e occulta come serpente tra erba permane, onde sanza ragione di lei s’abiasima a cui togli però che già da lei dalla sua grazia assentita, la qual di necessità, come detto di sopra, d’uno in altro distribuita si segue.
Or discendiamo omai a maggior pietaGià ogni stella cade che salivaQuando mi mossi e il troppo star si vieta
Or discendiamo omai a maggior pietaGià ogni stella cade che salivaQuando mi mossi e il troppo star si vieta
❡ Qui l’ora del tempo così significa, vogliendosi nel quinto infernal grado discendere, dicendo ch’ogni stella cadeva, nel cominciamento della sera di loro intrata saliva, per la quale si segue che già la mezzanotte corresse, però che ogni stella s’intende salire dall’orientale orizzonte al meridionale cerchio e poi discendere infino all’occidentale orizzonte. ¶ Nel quale quinto grado scendendosi, alcuna fontana con acqua turbata e bogliente si trova, la quale il cominciamento della seguente colpa significa, e del secondo fiume infernale che Stige si chiama, cioè tristizia. Il quale, figurativamente, per lo quinto presente grado s’impadula, nel quale propiamente la colpa dell’iracundia e dell’accidia si conserva, mostrandosi di ciascuna per suo segno la propietade, si come degli iracondi la bogliente e palese rabbia, e delli accidiosi la occulta e tinta irata voglia; delle quali per più notizia si come delle stremitàdi temperanza nella dimostrazione del nascimento dell’ira così si procede, che, secondo la speculativa e natural verità, ira e desiderio di vendetta d’alcuna ricevuta ingiuria, nascendo d’un vizio, che arroganza si chiama, il cui suggetto è reputarsi d’essere migliore e più possente che l’essere non porta, della quale due dispetti iracundi finalmente nascono de’ quali l’uno è semplice, e l’altro contumelioso. Il semplice, vedendo alcuno immaginarsi d’esser tenuto da lui vile o cattivo non essendovi la cagione del dovere e il contumelioso essere ingiuriato da alcuno in sua presenza personalmente, ovvero per parole rapportate da lui, per la quale arroganza l’altezza della torre del presente grado si considera, e i detti due dispetti le fiammelle che appresso, figurativamente, si pongono, come nel seguente capitolo si conta.
Io dico, seguitando, che assai primaChe noi fussimo al piè dell’alta torreGli occhi nostri n’andâr suso alla cima
Io dico, seguitando, che assai primaChe noi fussimo al piè dell’alta torreGli occhi nostri n’andâr suso alla cima
SEGUITANDOSI la qualità del presente quinto grado, in questo principio del canto l’altezza dell’arroganza figurativamente si mostri e le fiammelle de’ suoi ardenti dispetti, e come per un demonio si governa e ministra il presente iracundio ed accidioso pantano, per lo quale figurativamente s’intende l’abito e ’l volere iracundo ed accidioso, il qualealla vendetta dei suoi dispetti velocissimo corre, chiamando Flegias per similitudine d’alcuno così nominato, in cui cotali vizij più che in altrui compresi furono e abituati secondo quello che per ..... si conta; la qual digressione qui ed altrove per troppa materia non si consente. Fra’ quali accidiosi e iracundi operanti, d’alcuno nelle seguenti chiose per esempio degli altri si conta.
Tutti gridavano: a Filippo ArgentiAl fiorentino spirito bizzarroIn sè medesimo si mordea co’ denti
Tutti gridavano: a Filippo ArgentiAl fiorentino spirito bizzarroIn sè medesimo si mordea co’ denti
❡ Perchè di ciascuna qualità per più certezza la similitudine bisogna, però in questa e nell’altre d’alcuna si fa minzione, nelle quale qui un cavaliero fiorentino, nominato Messer Filippo Argenti degli Adimari si trova, il quale iracundissimamente vivendo si resse.
Lo buon maestro disse: Omai figliuoloS’appressa la città ch’ha nome DiteCon gravi cittadini e ’l grande stuolo
Lo buon maestro disse: Omai figliuoloS’appressa la città ch’ha nome DiteCon gravi cittadini e ’l grande stuolo
❡ Si come per Aristotile nell’Etica si contiene, in tre disposizioni la infernal qualità è partita, delle quali la prima incontinenza si chiama, la seconda malizia, e la terza bestialità. Per la incontinenza le quattro sopradette colpe s’intendono, dalle quali è possibile partirsi, onde così apertamente figurate in questo inferno in prima si contengono. Ma perchè dalla malizia e dalla bestialità è impossibile il partirsi, però figurativamente il cerchio di lor sito Murato di ferro si mostra, a figurare la fermezza continua dell’animo loro, chiamandola città di Dite, cioè città di peccato interpetrata nelle quale più contrarie alla natura le colpe digradando procedonoche nelle sopradette incontinenti, dalle quali partendosi qui in lei si procede.
Chiuser le porte que’ nostri aversariNel petto al buon segnor che fuor rimaseE rivolsesi a me con passi rari
Chiuser le porte que’ nostri aversariNel petto al buon segnor che fuor rimaseE rivolsesi a me con passi rari
❡ Qui la chiusa voglia de’ maliziosi principalmente si dimostra, a ciò che di loro non si palesino li orribili peccati ne’ quali per sè sola la ragione umana per notizia non puote entrare sanza la sperienza dell’animo, si come nel seguente capitolo si conta.
Quel color che viltà nel cor[16]mi pinse,Vedendo il duca mio tornare in voltaPiù tosto dentro il suo novo ristrinse
Quel color che viltà nel cor[16]mi pinse,Vedendo il duca mio tornare in voltaPiù tosto dentro il suo novo ristrinse
ASPETTANDOSI d’entrare nella presente città in questo cominciamento del capitolo con temenza sopra le dette parole, così si ragiona, immaginandosi che tali colpe si fosser lasciate cercare, procedendo che in dietro tornando in loro si come vizioso finalmente il terrebbero.
Ver è ch’altra fiata qua giu fuiCongiurato da quella Ericon crudaChe richiamava l’ombra[17]a’ corpi suoi
Ver è ch’altra fiata qua giu fuiCongiurato da quella Ericon crudaChe richiamava l’ombra[17]a’ corpi suoi
❡ Eripthon fu una donna vecchissima femmina delle parti ....., di cui anticamente a’ corpi morti per suo congiuramento tornare si credeva, la quale da Virgilio, alcuna volta, favoleggiando così pare che toccasse.
Dove in un punto furon dritte rattoTre furïe infernal di sangue tinteChe membra femminine aveano e atto
Dove in un punto furon dritte rattoTre furïe infernal di sangue tinteChe membra femminine aveano e atto
❡ Per queste tre furie, secondo i poeti, ira cupidità e voloptà in vizioso modo usate si considerano, si come ira in offensione, la quale usare si dee in familiaria correzione. ¶ Cupidità in avarizia la quale usare in necessario procuramento de’ bisogni si dee, e voloptà in lussuria la quale a fine di procreazione di figliuoli legittimamente si dee usare. Per le quali l’animo umano in ciò disposto in furia e in percussione permane, onde così figurativamente sono disposte qui per principio e chiamate, e secondo i pagani in forma di tre femmine co’ capegli serpentini, così s’appellano cioè, ira cupidità e voloptà nel sopradetto modo usate. Ma, secondo quello che nel presente libro si contiene, prendendo il soggetto delle dette parole, così è da considerare, che si come ciascuna qualità corporale e operazione, secondo i pagani, à per suo motore alcuna Idea, così le scellerate maliziose e bestiali operazioni hanno tre idee cioè Aletto, Tesifoni e Megera, per le cui interpetrazioni chiaramente s’intendono le tre qualità da cui generalmente ciascuno male si muove, cioè mal pensamento, dischiesto[18]parlare e malvagia e furibonda operazione delle qualiAletto [im]pausabile[19]cioè mal pensamento interpetrato s’intende. Thesifo dischiesto parlare e Megera iniqua e furibonda operazione. Le quali figurativamente sopra l’entrata della presente città si concedono, a significare il pianto e la difesa loro contra la correzione, e la propietà simigliante che nell’abito degli eretici si contiene, le quali, sì come per diverse immaginative e pensieri si conserveno, così figurativamente cinte di diversi serpenti, e specialmente il luogo determinato della memoria, figurano, a significare il trascorrere d’un pensiero in altro, che per lor si produce, che, simigliante al moto di serpenti, subito si concede e alla propietà di loro fredda e velenosa malizia.
E quei che ben cognobbe le meschineDella reina dello eterno piantoMi disse: guarda le feroci Erine
E quei che ben cognobbe le meschineDella reina dello eterno piantoMi disse: guarda le feroci Erine
❡ Secondo quello che per Ovidio e per gli altri poeti favoleggiando si tratta, la reina dello eterno pianto, la luna s’intende, riducendola nel nome di colei che Dite prese nell’isola di Cicilia cogliendo suoi fiori, la quale Proserpina si chiama. Onde così nominata, reina dello inferno s’intende, si come Dite, cioè Lucifero, Re; della quale ancille e principii di tutto suo seguito sono come nella sopradetta chiosa si conta. E riducendola negli altri suoi due nomi quando Luna si chiama in cielo si considera, e quando Diana in luoghi salvatichi e diserti si come in selve o boschi, idea si intende; per li quali tre detti suoi nomi in alcun luogo Trivia si chiama, le cui allegorie tra l’altre in loro essere si prendano.
Vegnia Medussa si ’l farenn di smaltoDicevan tutte rimirando in giusoMal non vegniammo in Teseo l’assalto
Vegnia Medussa si ’l farenn di smaltoDicevan tutte rimirando in giusoMal non vegniammo in Teseo l’assalto
❡ Medussa, secondo le favole d’Ovidio fu delle parti di ponente e figliuola d’alcuno nominato Forco e serocchia di Sten e di Euriale, la quale per sua bellezza Nettuno, Iddio del mare, esendone vago, carnalmente nel tempio di Pallade, idea di sapienza, a suo piacere la tenne. Del quale oltraggio non possendosi vendicare di Nettuno Pallade, perchè, come ella, era Idio, di Medusa cotal vendetta ne fece, che ciascuno suo capello per sua fattura in serpente divenne e che chi la vedea diventava di pietra. La cui allegoria chiaramente s’intende, che fallando nel mare, cioè nelle mondani operazioni contro al dovere di sapienza, sanza alcun senso di ragione si permane, si come pietra. La quale così nelle dette parti dimorando e guastando la gente che lei rimirava, alcun virtudioso delle parti d’oriente, nominato Persio, con alcuno suo ingegno di specchio per non vederla con gli occhi, tagliandole il capo, finalmente l’uccise. La cui testa così crinata, appiccandolasi di dietro a sua cintura, nelle parti d’oriente tornandosi addusse, chiamandola Gorgone, cioè appetito di peccato. Onde figurativamente le dette furie per paura di non essere corrette, ond’elle perdan posseditori per correzione d’alcuno virtudioso, così chiamandolo dicono incontro al presente autore, acciò che voglioso del peccato diventi, si che in ciò più non proceda, rinproverandosi per lui l’assalto che fece Teseo a’ vizij infernali, si come per ....., favoleggiando, si contiene, del qual non fecer vendetta, sì che altri non si fosse piùmesso in simigliante cammino. La cui storia in cotal modo permane.
Vid’io più di mille anime distrutteFuggir così dinanzi ad un ch’al passoPassava Stige colle piante asciutte
Vid’io più di mille anime distrutteFuggir così dinanzi ad un ch’al passoPassava Stige colle piante asciutte
❡ Però che sanza la sperienza della mente nella qualità dell’effetto malizioso e bestiale, come in quel della incontinenza non si può entrare, qui figurativamente si pone che per lei la cittade presente, cioè qualità, al presente autore sia aperta. La quale vegniendo colla sinistra dinanzi al viso se fatica, a dimostrare che nella sinistra operazione al presente proceda, e che ciascuna anima le si fuga dinanzi, a dimostrare il naturale volere che in ciascuno la conoscenza in altrui delle sue mali operazioni. La quale propiamente messo di Dio si considera per la correzione che di lei si procede.
Che giova nelle fata dar di cozzoCerbero nostro, se ben si ricordaNe porta ancor pelato il mento e ’l gozzo?
Che giova nelle fata dar di cozzoCerbero nostro, se ben si ricordaNe porta ancor pelato il mento e ’l gozzo?
❡ Per lo ricalcitrare che qui di diavoli si contiene, cioè degli affetti maliziosi alla beatitudine delle vertù, cioè dell’autore, il sopradetto messo celestiale contro a loro così ne ragiona, rammentando quello che per Teseo alcuna volta fu fatto loro, specialmente al demonio Cerbero, si come di sopra nella sua chiosa si conta.
Hanno i sepulcri tutt’i’ luogo varoCosì facievan quivi d’ognie parteSalvo che ’l modo v’era più amaro
Hanno i sepulcri tutt’i’ luogo varoCosì facievan quivi d’ognie parteSalvo che ’l modo v’era più amaro
❡ Essendosi entrato nella presente qualità maliziosa, cioè nel sesto infernale grado, nel quale la colpa della resia si concede, così sua qualità figurata si pone, che, si come per molte e diverse credenze, fuor di quella cattolica della deità si contiene, così qui figurativamente arche mischiate di fuori e dentro di fiamme si concedono, a dimostrare l’ardente fermezza dell’animo nelle dette credenze, tra le quali d’una, per esenpio, dell’altre così si ragiona, che, tra gli altri filosofi, ne fu uno nominato Epicuro, il quale credette che, morto il corpo, fosse morta l’anima. Onde ciascuno di tale intenzione seguace nella sua arca s’intende, si come nella sua credenza con lui s’intende, e simigliantemente nell’altre credenze ciascun seguace nella sua arca si pone, chiamandole resiarche, cioè principali di loro credenze, nelle quali simile con simile così son sortiti.
NOTE:[16]La volgata:di fuor.[17]L’ombre.[18]P. 313disonesto(?), abbiamo puredischiestopersconvenevole,inopportuno,non richiesto.[19]Impausabile.IsidoroEtimVIII, II.
[16]La volgata:di fuor.
[16]La volgata:di fuor.
[17]L’ombre.
[17]L’ombre.
[18]P. 313disonesto(?), abbiamo puredischiestopersconvenevole,inopportuno,non richiesto.
[18]P. 313disonesto(?), abbiamo puredischiestopersconvenevole,inopportuno,non richiesto.
[19]Impausabile.IsidoroEtimVIII, II.
[19]Impausabile.IsidoroEtimVIII, II.
Ora sen va per un segreto calleTra ’l muro della terra e gli martiriLo mio maestro e io dopo le spalle
Ora sen va per un segreto calleTra ’l muro della terra e gli martiriLo mio maestro e io dopo le spalle
IN questo cominciamento del decimo canto, la qualità dell’eretica credenza presente si dimostra, nominandone alcun de’ seguaci del detto Epicuro come nelle seguenti chiose si contiene.
O Tosco che per la citta del fuocoVivo ten vai così parlando onestoPiacciati di restare in questo loco
O Tosco che per la citta del fuocoVivo ten vai così parlando onestoPiacciati di restare in questo loco
❡ Tra l’altre resiarche qui con alcuno di quelle di Epicuro si ragiona, nominato messer Farinata degli Uberti di Firenze, dicendo sopra fatti futuri e passati di lei, cioè di Firenze, come nel libro chiaramente qui si contiene. Col qual simigliantemente un altro cavaliere di Firenze si vede, nominato, Messer Cavalcante de’ Cavalcanti, il quale con simigliante credenza vivendo si tenne.
Ond’io a lui lo strazio e ’l grande sciempioChe fece l’Arbia colorata in rosso,Tale orazion fa far nel nostro tempio
Ond’io a lui lo strazio e ’l grande sciempioChe fece l’Arbia colorata in rosso,Tale orazion fa far nel nostro tempio
❡ Perchè la sconfitta ch’ebbono da’ Sanesi anticamente i Fiorentini a Monte Aperti, fu più per valore degli Uberti che d’altri loro usciti, però contra a loro cotal contumacia si tiene; per la quale sconfitta ad uno fiumicello della detta contrada, nominato Arbia, per lo sangue si vole dire che l’acqua in rosso colore si turbasse, dietro alla quale vittoria tra certi grandi caporali ragionandosi di levare via Firenze del suo propio sito e di farne altrove più parti, per lo detto Messer Farinata finalmente ciò fare si distolse, e questo è quello che qui nel suo ragionamento di ciò si contiene.
In su la stremità d’un alta ripaChe facevan gran pietre rotte in cierchioVenimo sopra più crudele stipa
In su la stremità d’un alta ripaChe facevan gran pietre rotte in cierchioVenimo sopra più crudele stipa
PROCEDENDOSI, nella presente qualità, in questo cominciamento, qui d’alcun altra eretica credenza in teologia si fa menzione, che si come per molti filosofi de la deità diverse credenze come detto si tennero, così per molti di teologia in divinità diversamente nelle credenze della fede fuor della cattolica si tenne si come Donato e molti altri; tra’ quali uno nominato Futino, il quale in Cristo una natura sola essere credette, nella cui credenza alcun papa di Roma nominato Hostagio animosamente si mise, partendosi dalla verace tologica, per la quale eresia finalmente dell’uficio apostolico fu casso.
Figliuol mio, dentro da cotesti sassi,Cominciò egli a dir, son tre cierchiettiDi grado in grado come que’ che lassi
Figliuol mio, dentro da cotesti sassi,Cominciò egli a dir, son tre cierchiettiDi grado in grado come que’ che lassi
❡ Veduta la qualità del sesto infernal grado vogliendosi discendere nel settimo disaminando prima della qualità de seguenti tre gradi si ragiona, acciò che più apertamente procedendo con l’intenzione si pigli, dicendosi che ciascuna malizia, cioè peccato, che da Dio odio aquista, di necessità è per suo fine ingiuria, la quale o con forza o con froda conviene essere usata; maperchè la violenza non è tanto colpa dell’uomo quanto è la froda, però nel primo de’ seguenti tre gradi considerata si pone. Il quale in tre parti si divide si come per tre modi la forza si conserva: cioè contro a Dio dispregiandolo, e sè daneggiando e ’l prossimo. E perchè semplicemente la froda si può usare sanza mezzo e come mezzo di fidanza, nel secondo quella sanza mezzo di fidanza per men grave diviso in dieci si pone si come per dieci modi operando si consenta, però che solamente il naturale Amore ch’è tra uomo e uomo divide, le cui distinzioni nelle infrascritte lor chiose ordinatamente si contano. Considerando nel terzo e nell’ultimo l’altra, cioè quella che con mezzo di fidanza naturale accidentale si conserva, la quale volgarmente tradimento si chiama e in quattro parti dividendola, si come per quattro modi operata si contiene, le cui distinzioni, come è detto di sopra, nelle parti di ciascuno grado notificate saranno.
Ancora un poco in dietro ti rivolviDiss’io là ove dì che usura offendeLa divina bontade e ’l gropo solvi
Ancora un poco in dietro ti rivolviDiss’io là ove dì che usura offendeLa divina bontade e ’l gropo solvi
❡ Ogni arte generalmente prende modo e forma da sua natura, si come naturalmente in filosofia e nella divina scrittura si contiene; però qualunque in operato è fuori di suo essere e mess’a contradio si falla, si come dell’usura colla moneta, la quale è contra a sua natura e contro all’arte. Contra sua natura è guadagnandosi moneta per moneta, la quale per sua natura è disposta a essere mezzo solamente in aguagliare ogni mercato; e contro all’arte quando per sè medesimo si fa arte, e non è. Onde così di lei qui ragionando veramentecontro a Dio e contro all’arte falla chi ciò procura.
Ma seguimi oramai che ’l gir mi piaceChè pesci guizzan su per l’orizzontaE ’l Carro sopra tutto il Coro giaceE ’l balzo vie là oltra si dismonta
Ma seguimi oramai che ’l gir mi piaceChè pesci guizzan su per l’orizzontaE ’l Carro sopra tutto il Coro giaceE ’l balzo vie là oltra si dismonta
❡ Essendosi disaminate le dette cose, e vogliendo nel settimo grado discendere, l’ora del tempo qui per cotal modo si significa, dicendosi ch’e pesci guizzavano su per l’orizzonta, essendo il carro sopra tutto il Coro, per lo quale s’intende che fosse nell’ora del mattino, che è innanzi dì, però che, come nelle chiose del primo capitolo si contiene, la mossa del presente cammino a mezzo marzo si fece essendo il sole nel cominciamento delle stelle dell’Ariete. Onde quelle de’ Pesci essendo nell’orizzonta orientale, il carro, cioè il settentrionale sopra la parte che è tra mezzo dì e ponente, che Coro[20]si chiama, si segue, che solo in sogno precede innanzi al sole; che spazio di due ore in cotale tempo si piglia. Per lo quale appressamento di luce, figurativamente, qui s’affretta per fornire sanza mediata luce il presente cammino, la cui allegoria nelle prime chiose si conta.
NOTE:[20]Ltoro—Coro(caurus) oponente maestro.
[20]Ltoro—Coro(caurus) oponente maestro.
[20]Ltoro—Coro(caurus) oponente maestro.