Ivi con segni e com parole ornateYsifile ingannò, la giovinettaChe prima avea tutte l’altre ingannate
Ivi con segni e com parole ornateYsifile ingannò, la giovinettaChe prima avea tutte l’altre ingannate
❡ Ancora del detto Iasone d’un altro ingannato simigliantemente così si ragiona, che, andando nel sopra detto paese di Chochia ad alcuna isola di mare, nominata Lenno, pervenne, della quale, secondo i poeti, tutte le femmine con saramento insieme d’uccidere tutti i loro maschi, per alcuno odio ch’era tra loro e loro, fermamente si proposero. Per lo quale, sentendo i’ re della detta isola la notte che ciò si faceva, il lamento e ’l pianto che de’ suoi medesimi ciascuna faceva, a sua figliuola, nominata Isifile, domandamento ne fece, la quale rispondendogli la continenza giurata gli disse, e simigliantemente che della terra, cioè dell’isola incontanente si dovesse partire, però che a lei il cuore non sofferìa, come all’altre d’ucciderlo. Per la quale, partita l’altre da lei in cotal modo, ricevettero inganno. E così sole per alcun tempo stando, il detto Jiasone, come è detto di sopra, quivi ad esse pervenne, nella quale per pugnad’assedio con certi compagni, a patti finalmente fu messo, dove colla reina delle dette femmine, nominata Isifile, a stare carnalmente si mise, promettendole che nella sua tornata nelle sue parti la menerebbe. E così gravida di lui, nel detto luogo, sanza tornarvi mai, vi rimase. Per lo quale inganno simigliantemente qui si concede.
Quindi sentimo giente, così nicchia[26]Nell’altra bolgia, che col muso isbuffaE sè medesma colle palme picchia
Quindi sentimo giente, così nicchia[26]Nell’altra bolgia, che col muso isbuffaE sè medesma colle palme picchia
❡ Veduta la qualità della prima bolgia, qui nella seconda si procede, nella quale la frodolente qualità di lusinghieri così si conchiude, che, si come da vilisimo intelletto allusingar dipende confessando altrui così nel male come nel bene a ben piacere per effetto d’alcuna utilità, così nel male per lo fastidio che di ciò nella mente si sostenne, figurativamente qui in alcuna bruttura di sterco sommessi, tra’ quali un cavaliere di Lucca nominato messer Alesso Intermintelli per simigliante si trova.
Taide la puttana che risposeAl drudo suo quando disse: ò io grazieGrandi apoi te: anzi maravigliose
Taide la puttana che risposeAl drudo suo quando disse: ò io grazieGrandi apoi te: anzi maravigliose
❡ Ancora per simigliante della presente qualità, secondo che per Terenzio in alcuna sua comedia si tratta, d’una femmina nominata Taide così si ragiona: che tra l’altre sue lusinghe alcuna volta, essendo d’alcuno uomo amata, mostrando d’amare lui, e niente l’amava, ritraendocon lusinghe da lui assai frutto, ed essendo da lui domandata se mai grazie da lei aspettando le avesse, rispose di sì, e che maravigliose sarebbono, per le quali qui così si concede.
NOTE:[24]La volgatatutto.[25]Lsi fa, ma la letterafnon ha la forma solita. P 313sipa.[26]La volgatache si nicchia.
[24]La volgatatutto.
[24]La volgatatutto.
[25]Lsi fa, ma la letterafnon ha la forma solita. P 313sipa.
[25]Lsi fa, ma la letterafnon ha la forma solita. P 313sipa.
[26]La volgatache si nicchia.
[26]La volgatache si nicchia.
O Simon mago, o miseri seguaciChe le cose di Dio, che di bontadeDeono essere ispose e voi rapaci
O Simon mago, o miseri seguaciChe le cose di Dio, che di bontadeDeono essere ispose e voi rapaci
PROCEDENDOSI nelle frodolenti colpe, qui in questo cominciamento del capitolo, quella della terza bolgia si dimostra, cioè il vendere e il conperare gli spirituali e celestiali benefici, il quale per cotal principio simonia propiamente si chiama. Che essendo San Piero dietro a la passione di Cristo pastore e principe dello spiritual ufficio, e spezialmente degli apostoli suoi, alcuno nominato Simone mago, perch’era arte magico, della grazia di Cristo gli chiese, cioè che gli facesse de suoi apostoli, promettendogli che della sua ricchezza assai gli darebbe. Per la quale domanda, non potendosi per danari comperare, lui maladisse e chi il simigliante facesse, dal quale poi, si come principale, cotale operazione simonia ne’ seguenti s’appella, tra quali d’alcuno per simigliante nelle seguenti chiose si conta. La cui forma, figurativamente, in cotal modo permane, che col capo di sotto piantato in certe ritonde buche ciascuno cotale operante permagna, le cui piante de’ piedi sieno accese di fuoco,a dimostrare il ritroso loro effetto, sommettendo lo spirituale dovere della misericordia alle terrestre e temporali ricchezze, che si come per loro la parte spirituale superiore nell’animo è sottomessa, e l’inferiore terrestra sopra posta, così la superna umana lor parte, cioè il capo qui nella terrestra piantato di sotto si pone, e ’l calore celestiale della carità di sopra alle lor piante, come di sotto da loro è tenuto, e così figurata la presente bolgia si segue.
E veramente fui figliuol dell’OrsaCupido sì, per avanzar gli orsatti,Che su l’avere e qui mi misi in borsa
E veramente fui figliuol dell’OrsaCupido sì, per avanzar gli orsatti,Che su l’avere e qui mi misi in borsa
❡ Per simigliante della presente qualità, qui d’alcun papa di Roma degli Orsini nominato Nicolaio si ragiona, il quale per sua cupidezza, veramente figliuolo dell’orsa si come d’animal cupidissimo si figura, col quale di molte cose di suoi successori si ragiona, come nel presente testo si contiene, rammentandogli l’ardire, che per suo male aquisto di sua moneta il Re Carlo di Francia aparentando richiese, per lo quale sdegno non avendo il detto Re, a ciò consentito, la Cicilia con suoi trattamenti e altre terre assai finalmente perdere gli fece.
Nuovo Giason sarà, di cui si leggeNe’ Maccabei: e come a quel fu molleSuo re cosi fia lui chi Francia regge
Nuovo Giason sarà, di cui si leggeNe’ Maccabei: e come a quel fu molleSuo re cosi fia lui chi Francia regge
❡ Tra l’altre cose qui per papa Niccolao si ragiona di papa Clemente di Guascogna, abominandolo in cotal modo procede; assomigliandolo ad alcuno del popolo isdraello, nominato Giasone, il quale, secondo che di lui nel libro de’ Maccabei si contiene, ad Antioco che dell’ufficiotemporale allora era signore, lo spirituale dominio chiese, prometendogli di tale uficio, secondo sua voglia, osservare. Ond’egli, al male operare leno, affermando cotale domanda. Seguente cotale simigliante il re di Francia s’intende dal detto papa Clemente richiesto. Per la quale simonia rinproverando, essenpro di san Piero, e degli altri apostoli così si produce. I quali nel luogo dell’anima ria, cioè di Giuda, per danari san Mattia non rimisero, come al presente il contrario si vede.
Di voi, pastor, s’accorse il vangelista,Quando colei che siede sopra l’acquePuttaneggiar co’ regi a lui fu vista
Di voi, pastor, s’accorse il vangelista,Quando colei che siede sopra l’acquePuttaneggiar co’ regi a lui fu vista
❡ Approvandosi ancora le dette operazione contr’a moderni pastori, la visione dell’Apocalisse di san Giovanni qui nel presente per loro così si dispone che quella che colle sette teste nacque, cioè colle sette virtudi, per la quale la chiesa di Cristo s’intende, e delle dieci corna ebbe argomento, cioè da dieci comandamenti che Dio a Moisè diede, formandone due in ciascuna delle tre, cioè a fede, a speranza e a carità, e una singolarmente all’altre, cioè a prudenza, a continenza, e a magniminitade si come nella essenza di ciascuna, dopo i singolari sono tenuti. Puttanegiare co’ regi a lui fu vista sopra l’acque, cioè sopra le mondane operazioni permanendo: la cui significazione apertamente per colpa de’ moderni pastori nel suo vero si vede.
Di nuova pena mi convien far versiE dar materia al ventesimo cantoDella prima canzon, ch’è d’i sommersi
Di nuova pena mi convien far versiE dar materia al ventesimo cantoDella prima canzon, ch’è d’i sommersi
PROCEDENDOSI la gravezza della presente froda della quarta bolgia, cioè qualità di lei, in questo ventesimo canto della prima canzon de’ sommersi, cioè di questo primo libro infernale, così si contiene, dimostrandosi in lei figurativamente l’operazion di coloro, che per diversi isperimenti e impossibili fatture in altrui con inganno producono, per la quale co’ ritroso viso e andamento in lei si figurano a dimostrare la ritrosa e impossibile operazione di loro contraria al dovere dell’umana Natura, si come di indovini e d’arte magici e di simiglianti di loro, tra’ quali per più conoscenza d’alquanti, per simigliante effetto nelle seguenti chiose si contano.
Drizza la testa, drizza, e vedi a cuiS’aperse agli occhi d’i Teban la terraPer che gridavan tutti: dove rui
Drizza la testa, drizza, e vedi a cuiS’aperse agli occhi d’i Teban la terraPer che gridavan tutti: dove rui
❡ Anticamente, per usanza, ciascuna terra e provincia, alcuno arte magico a suo producimento tenea, tra’ quali Amfiarao coi Greci così si produsse che, secondo che per Stazio si scrive nel suo Tebaidos di Teocle e di Polinice fratello del re di Tebe, dovendo con determinato ordine tra loro a parte di tempo ciascunoi’ reggimento tenere, reggendo Teocle, finalmente la signoria comune a Polinice disdisse. Per la qual cosa il detto Polinice con l’ammaestramento di Amfiarao intorno alla città di Tebe con grande esercito ad assedio finalmente si pose, nel quale, essendo il detto Amfiarao, secondo usanza, personalmente sopra un suo carro, la terra di sotto lui rovinando in abisso s’aperse; di che ciascuno Tebano veggendolo con grande allegrezza, contra a lui isgridava; per le cui operazioni qui si concede.
Vidi Tiresia che mutò sembianteQuando di maschio femmina divenneCambiandosi le membra tutte quante
Vidi Tiresia che mutò sembianteQuando di maschio femmina divenneCambiandosi le membra tutte quante
❡ Tiresia fu greco e aguro, cioè arte magico di Tebe, il quale, secondo le favole poetiche, alcuna volta veggendo due serpenti congiunti a generare con una verga ispartendo gli percosse, di che egli incontanente di maschio femina divenne. ¶ Onde lamentandosi poi alcun tempo agli Dii di cotale avenimento, da loro per rimedio in cotal modo fu ammaestrato, che una altra volta con la verga ispartire gli dovesse. Il quale così nel primo modo facendo nel suo primo virile stato divenne; per la quale trasformazione da Giove e da Giunone sua moglie ancor favoleggiando, alcuna volta così fu richiesto, ed essendo l’un coll’altro del diletto carnale in tencione, dicendo Giove che la femmina più che l’uomo di ciò diletto prendea, e Giunone il contrario, e non trovando ragionevolmente chi determinarlo potesse, a lui, perchè maschio e femmina era istato l’uno e l’altro finalmente per tal sentenza si mise; per la quale essendo data contra a Giunone, ella, per vendetta,si come Idea, il detto Tiresia del lume degli occhi incontanente dispose, il quale non possendone da Giove essere atato, perchè, com’egli era, Idea, per grazia e per guiderdone di lui, arte magico incontanente divenne. La cui allegoria per troppo digresso qui immaginando si pensi.
Aronta è que’ ch’al ventre gli s’attergaChe ne’ monti di Luni dove roncaLo carrarese che di sotto alberga
Aronta è que’ ch’al ventre gli s’attergaChe ne’ monti di Luni dove roncaLo carrarese che di sotto alberga
❡ Ancora per simigliante della presente qualità d’alcuno arte magico di Roma, cioè aguro, qui si ragiona, il quale per esser più destro alla scoperta vista della marina e delle stelle, come a cotale arte bisogna, per sua dimora l’alpestra Montagna marmorea di Luni elesse.
E quella che ricuopre le mammelleChe tu non vedi colle treccie sciolteE à di là ogni pilosa pelle
E quella che ricuopre le mammelleChe tu non vedi colle treccie sciolteE à di là ogni pilosa pelle
❡ Simigliantemente d’alcuna donna, figliuola del detto Tiresia nominato qui si ragiona, la quale, essendo il suo padre morto, e veggendo serva la città di Bacco, cioè Tebe, per lo mondo ciercando e fuggendo ogni carnale essere umano, per molte provincie trascorse; tra le quali, finalmente, in alcuna parte d’Italia, Lonbardia nominata, per sua dimora si pose. Nel quale stando e operando sue arti magiche, di che ella come ’l padre era isperta, alcuna gente a lei circunstante con lei si raccolse, incominciando la terra che al presente Mantova si chiama, il cui principio e processo assai chiaro qui nel libro procede. ¶ Ma per meglio intendere,come la detta sua patria serva divenne, cioè Tebe, qui cotal modo si conta che, secondo che per ..... si conta e sonvesi, essendosi in sul campo morti Teocle e Polinice, con molti di ciascuna parte seguaci dalla detta terra, alcuno suo cittadino nominato ..... per sua forza si fece signore, il quale con tanta crudeltà la reggea, che i corpi morti della detta battaglia, per dispetto, secondo l’usanza arder nelle pire, cioè ne’ costumati fuochi, per sepultura di loro no lasciava. Per lo quale disdegno, le donne della detta terra al buon duca d’Atene, cioè a Teseo, ad andare si misero, dinanzi al quale pregando, proposero che di lor terra la signoria gli piacesse, deponendo il sopra detto crudele. Ond’egli il lor prego accettando, con grandissimo esercito alla detta terra pervenne, la quale, per ordinata battaglia di campo, finalmente prese, e in ordinato tributo la sottomise alla patria sua, cioè ad Atene, e così di libera la città di Tebe serva divenne.
Già fur le gienti sue dentro più spessePrima che la mattia di Casalodi[27]Da Pinamonte inganno ricevesse
Già fur le gienti sue dentro più spessePrima che la mattia di Casalodi[27]Da Pinamonte inganno ricevesse
❡ Vogliendosi dimostrare che la detta terra di Mantova già di più abitanti fosse che ’l presente non mostra, del cominciamento di sua briga qui si ragiona, cioè d’un cavaliere della detta terra, nominato messer Pinamonte d’i Bonacosi, il quale signoreggiandola con gli uomini di sua schiatta, per esser solo a dominio, cacciando gli uomini di sua casa, ad un’altra schiatta grande della terra, nominata casa Lodi, parteggiandosi prese. Colla quale i detti suoi consorti di fuori della terra cacciati produsse. E simigliantemente poi esendosi imparentato con loro, agli uomini della detta casa Lodi cotal volta fece; per la quale impresa grandissimo abbassamento di cittadini procedendo si segue.
Euripilo ebbe nome e così ’l cantaL’alta mia tragiedia in alcun luogoBe’ sai tu che la sai tutta quanta
Euripilo ebbe nome e così ’l cantaL’alta mia tragiedia in alcun luogoBe’ sai tu che la sai tutta quanta
❡ Procedendo ne’ simiglianti qui d’alcun altro della presente qualità auguro e arte magico di Greci, nominato Euripilo, ancora si ragiona, il quale essendo grandissimo esercito del re Menelao di Grecia apparecchiato per passare a Troia, vogliendo del muovere il buon punto eleggere, cotal sacrificio ad alcuna Idea nominata Diana in prima propose che più bello animale che vivesse a lei sacrificandosi dovesse morire. La qual sentenza finalmente sopra Figenia figliuola del detto re Menelao, bellissima, accadde. E fatto cotal sacrificio in alcuna terra marina di Grecia, nominata Aulide, con alcuno altro auguro, nominato Calcanta, il punto della mossa del navilio generalmente provide, tagliando in prima del principal legno la legata sua fune, per cui immantinente tutti gli altri il simigliante seguirono, procedendosi della detta impresa di Troia finalmente vittoria, come nelle sue istorie si conta.
Quell’altro che ne’ fianchi è così pocoMichele Ascotto fu, che veramenteDelle magiche frode seppe il gioco
Quell’altro che ne’ fianchi è così pocoMichele Ascotto fu, che veramenteDelle magiche frode seppe il gioco
❡ Dimostrati i sopra detti antichi, qui d’alquanti moderni in simigliante qualità si ragiona, e principalmented’un di Scozia, nominato Maestro Michele, il quale di cotal maestria fu molto eccellente; e seguentemente d’un altro da Forli di Romagna, nominato Guido Bonatti, il quale, col conte Guido vecchio da Montefeltro, così operando, lungo tempo vettorioso si resse, ed ancora d’un altro da Parma di Lombardia, nominato Asdente, finalmente così conchiude, al quale, essendo calzolaio, per simigliante cagione molta gente grossa già corse.
Ma vienne omai che già tien nel confineD’amendue gli emisperij e tocca l’ondaSotto Sobilla, Caino e le spine
Ma vienne omai che già tien nel confineD’amendue gli emisperij e tocca l’ondaSotto Sobilla, Caino e le spine
❡ Vogliendosi dimostrare l’ora della notte presente, colla quale per tutto l’inferno, figurativamente si procede in cotale modo, significando si prende, assegniandosi, che la luna alcuna cosa iscema[ndo],[28]presso fosse a l’occidentale orizonte di Gerusalem, il quale le parti di Sobilla s’intende, per la quale si segue che nell’opposito suo orientale giae il sole s’appressasse, cioè nel mattutino. Onde per proceder tutta la viziosa qualità sanza mediata luce in oscurità di tempo, sentendosi così surgere la luce del die, così, figurativamente qui ragionando s’affretta.
NOTE:[27]Il codice nostro leggeCasa Lodi.[28]V. P.sciemando.
[27]Il codice nostro leggeCasa Lodi.
[27]Il codice nostro leggeCasa Lodi.
[28]V. P.sciemando.
[28]V. P.sciemando.
Così di ponte in ponte altro parlandoChe la mia comedia cantar non cura,Venimmo e tenevamo il colmo quando
Così di ponte in ponte altro parlandoChe la mia comedia cantar non cura,Venimmo e tenevamo il colmo quando
DELLA qualità di coloro che frodolentemente in parole e in fatti rivendono altrui, la quale volgarmente baratteria si chiama, qui in questo capitolo nel suo rimedio, cioè nella quinta bolgia, sua continenza, figurativamente così si concede, che si come ella è accostante e attegniente il loro ardente affetto per l’aquistar, che ne segue, così in alcuna bogliente pegola qui figurativamente si pone, nella quale copertamente ciascun suo operante dimori, a significare la coperta e occulta frodolente operazione di loro, e ch’ella sia di color nero, a dimostrare la oscurità del frodolente vizio, e che da molti diavoli sia guardata acciò che di lei nessuno si discuopra, a significare i molti e diversi pensieri e voglie di loro, dalle quali nella presente operazione mantenuti e prodotti sono. Tra’ quali, per exempro degli altri, d’alcuno nelle seguenti chiose si conta.
A quella terra che n’è ben fornitaOgn’uom v’è baratier fuor che BonturoDel no per gli danar vi si fa ita
A quella terra che n’è ben fornitaOgn’uom v’è baratier fuor che BonturoDel no per gli danar vi si fa ita
❡ Qui d’alcuno cittadino di Lucca nominato Bonturo, cosi si ragiona, il quale essendo ricco mercatante, per guadagnare nel presente modo comune l’esser mercatantesco dimise.
E così vid’io già temer i fantiChe uscivan pattegiati di CapronaVedendo sè tra nimici cotanti
E così vid’io già temer i fantiChe uscivan pattegiati di CapronaVedendo sè tra nimici cotanti
❡ Alcuna tenuta del contado di Pisa, nominata Caprona, per alcun tempo per Fiorentini a patti si prese, securando le persone de’ fanti che tenuta l’aveano, della quale, fidati, partendosi, e veggendosi tra tanti nimici, ciascuno ne’ sembianti temenza mostrava, la quale per assempro della presente qui figurativamente si piglia, veggiendo gli atti e la moltitudine di figurati presenti demoni.
Ier cinque ore più oltre ch’a quest’ottaMille dugiento con sessanta seiAnni compie che qui la via fu rotta
Ier cinque ore più oltre ch’a quest’ottaMille dugiento con sessanta seiAnni compie che qui la via fu rotta
❡ Per dimostrare il dì del cominciamento del presente cammino, in quel della passion di Cristo, così si conchiude; il quale fu, come nelle prime chiose si conta, nel mezzo marzo, intrante il sole in Ariete nella indizione del mille treciento, che così essere si segue, essendo presso al dì con cinque ore più oltre passando; per lo quale incominciamento di venerdì santo, figurativamente si ritrae l’esser tratto di lui della morta oscurità di vizij e prodotto nella chiara vita dell’umana felicità, si come per la morte e resurrezione di Cristo l’umana generazione di morte in vita divenne. ¶ Per la quale ressurrezione qui della bolgia seguente, cioè della epocrisia, d’alcuna sua rovina, vogliendo di così fatta colpa la propietà dimostrare, così si ragiona. Cioè, che per lei dalla passata alla seguente usanza, cotal colpa si dipartisse, si come per più propio processo,di lei, come in alcuna chiosa dell’undecimo canto pasato si canta; e simigliantemente per dimostrare che sanza sensibile introducimento di lei, si come d’alcune altre passate e seguenti, propiamente non si possa chiarire, la cui forma e allegoria nel suo canto pienamente procede.
Io vidi cavalier già muover campoE cominciare istormo e far lor mostraE tal volta partir per loro iscampo
Io vidi cavalier già muover campoE cominciare istormo e far lor mostraE tal volta partir per loro iscampo
NEL cominciamento di questo capitolo, procedendosi nella sopra detta colpa, alcune similitudini a’ sopra detti suoi diavoli si propongono, per le quali il processo e il modo di così fatti voleri chiaramente s’intende, seguitando poi per tutto il canto l’essere di tale condizione con essempro di certi, che nelle seguenti chiose per cotal colpa son conti.
Lo duca mio gli s’accostò a latoDomandollo onde fosse, e quei rispuose:Io fui del regno di Navarra nato
Lo duca mio gli s’accostò a latoDomandollo onde fosse, e quei rispuose:Io fui del regno di Navarra nato
❡ Qui per l’autore, favoleggiando d’alcun di Navarra, nella presente colpa si conta, a dimostrare che bello e utole sia in ciascuna condizione, quando bisognasse di sapere, ragionando, così compilare col quale di molti altri, che veramente di cotale qualità si vestirono introducendo ragiona come giù si contiene.
Chi fu colui, da cui mala partitaDi’ che faciesti per venire a proda?E que’ rispuose: fu frate Gomita
Chi fu colui, da cui mala partitaDi’ che faciesti per venire a proda?E que’ rispuose: fu frate Gomita
❡ Frate Gomita fu alcuno di Sardegna, vicario e fattore del giudice Nino di Galura, il quale, avendo di suo donno[29]cioè di suo signore, alquanti nemici presi, per certa quantità di danari ricievuti da loro, gli dimise, per lo quale fallo, e per più altri, finalmente il detto suo signore per la gola impiccare lo fece.
Usa con esso donno Michel ZancheDi Logodoro; e a dire di SardignaLe lingue lor non si senton stanche.
Usa con esso donno Michel ZancheDi Logodoro; e a dire di SardignaLe lingue lor non si senton stanche.
❡ Donno Michel Zanche fu alcuno altro dell’isola di Sardigna e d’una parte, che Logodoro si chiama; il quale, essendo fattore della madre del re Enzo, figliuolo dello ’mperadore Federigo, per sue rivenderìe in tanta ricchezza divenne, che dietro alla morte della detta donna, giudice, cioè signiore, del detto paese si fece; per le quali colpe così figurativamente qui si contiene.
NOTE:[29]Variantidopno.
[29]Variantidopno.
[29]Variantidopno.
Taciti soli sanza compagniaN’andavan l’un dinanzi a l’altro dopoCome frati minor vanno per via
Taciti soli sanza compagniaN’andavan l’un dinanzi a l’altro dopoCome frati minor vanno per via
DIPARTENDOSI dalla quinta bolgia, cioè qualità, la sesta in questo canto compiutamente si conchiude, cioè di coloro in cui all’onesta appresenza l’operazione non si segue, che volgarmente ipocrisia si chiama ab ipos quod e[st] supra et cresis quod e[st] aurum, cioè sopra dorata qualità non perfetta, la cui condizione qui così si figura, che così fatta gente in questa bolgia, cioè qualità, con gravissimi incappucciati amanti[30]di piombo sopra dorati, lamentandosi movea, a significare la chiarezza dell’onesto spirituale colore di fuori, falsato dentro dalla gravezza del peccato, tra’ quali d’alquanti, per exempro nelle seguenti chiose si conta.
Di fuor dorate son sì ch’egli abbaglia,E dentro è piombo tutto e gravi tantoChe Federigo le mettea di paglia
Di fuor dorate son sì ch’egli abbaglia,E dentro è piombo tutto e gravi tantoChe Federigo le mettea di paglia
❡ Per comparazione della gravezza di cotali amanti di peso di paglia qui quegli dello imperadore Federigo si fanno, i quali, anticamente, per lui si faceano, che, dovendosi alcun malfattore giustiziare, così vestito dipiombo in certo vaso era messo, di sotto al quale facendovisi fuoco, fondendo moriva.
Frati Godenti fummo, e Bolognesi,Io Catalano e questi LoderingoNomati fummo e da tua terra presi
Frati Godenti fummo, e Bolognesi,Io Catalano e questi LoderingoNomati fummo e da tua terra presi
❡ Per conservamento d’alcuna pace che tra’ Ghibellini e Guelfi di Firenze generalmente alcuna volta si fece, per due buoni uomeni cavalier godenti, di Bologna, l’un guelfo e l’altro ghibellino, per lo comune si richiese dando loro arbitrio e signoria, si come a potestà di ciascun reggimento, de’ quali per guelfo fu frate Catalano d’i Catalani, e per ghibellino frate Loderingo d’i Carbonesi di Bologna, per le cui operazioni falsamente per parte insieme disposte il detto frate Loderigo con suoi seguaci, dal frate Catalano di fuor di Firenze, si come rubello, fu cacciato. Onde gli Uberti, principalmente, si come ghibellini, di tutte lor case furono disfatti, come d’intorno al Guardingo di Firenze si vede, delle quali operazioni loro essere in questa presente qualità si concede.
Fra Catalano che di ciò s’accorseMi disse: quel confitto che tu miriConsigliò i Farisei che conveniaPorre un uom per lo popolo a’ martiri
Fra Catalano che di ciò s’accorseMi disse: quel confitto che tu miriConsigliò i Farisei che conveniaPorre un uom per lo popolo a’ martiri
❡ Per questo così confitto Caifas si considera, il quale essendo sommo pontefice sotto spirituale amanto, i Farisei e’ sacerdoti a martoriare un uomo per [la] salute del popolo produsse, il qual martirio e morte in Cristo pervenne. Per la qual colpa, si come principio di lei e maggiore, qui così figurativamente rovesciato econfitto si pone, sostegnendo sopra se il processo di lui e simigliantemente Anna suo suocero con gli altri che tal concilio fermarono s’intende.
NOTE:[30]ammanti.
[30]ammanti.
[30]ammanti.
In quella parte del giovinetto annoCh’el sole i crin sotto l’acquario tempraE già le notti a mezzo dì sen vanno
In quella parte del giovinetto annoCh’el sole i crin sotto l’acquario tempraE già le notti a mezzo dì sen vanno
PRINCIPALMENTE nel cominciamento di questo capitolo a comperazione d’alcun sopradetto sembiante in alcun villano per simigliante così si conchiude, che nel giovinetto anno, cioè nel tempo che poco del suo cominciamento sia corso, siccome di febbraio, per le notturne brinate, così si lamenti, delle quali poco dura il sembiante per la vertù del sole, che già sotto l’Acquario tornando, verso la state col freddo emisperio si tempra; per lo quale si segue l’ombra della terra, cioè la notte in verso la meridionale parte cadere per l’opposito suo ch’a tramontana ritorna. E provedendosi poi dietro alla detta comperazione la qualità di coloro che furtivamente alla froda si danno, siccome ladroni, la cui continenza e allegoria nelle seguenti chiose del presente canto si mostra.
Tra questa cruda e tristissima copiaCorrevan gienti ignude spaventateSanza spettar pertugio o ellitropia
Tra questa cruda e tristissima copiaCorrevan gienti ignude spaventateSanza spettar pertugio o ellitropia
❡ Veduta la qualità della sopradetta sesta bolgia, qui della settima, cioè di ladroni così si ragiona, e che da molti e diversi serpenti sia stimolata e trafitta, a significare, molti e diversi pensieri di coloro che di tale qualità sono operanti, colle quali serpi le mani dietro abbian legate, passando il capo e la coda per le reni, e dinanzi dal petto sè stesse annodate, a dimostrare che le dette tentazioni e pensieri affettuosamente per lo cuor loro trapassino, per la cui contraria operazione figurativamente le mani sono legate nel contrario di loro. La quale qualità per tre modi qui operata si pone. Delle quali la prima è di coloro che, non essendo continuamente di cotal vizio abituati, sanza alcun determinamento del si o del no abbattendosi acciò di subito il fanno, vergognandosi poi, e pentendosi dietro alla commessa operazione. ¶ Il secondo è di quegli che naturalmente e continuamente con diletto abituati ne sono. ¶ E ’l terzo, di coloro s’intende che no continuamente di ciò abituati con diterminato volere del si o del no, alcuna volta veggendosi il destro, con diletto si conducono a farlo. Le cui continenze ordinatamente nelle seguenti chiose figurativamente, partite si contegnono, seguitandosi di ciascuno di sua gravezza il dovere.
NèOnèIsi tosto mai si scrisseCom’ei s’accese e arse e in ciener tuttoConvenne che cascando divinisse
NèOnèIsi tosto mai si scrisseCom’ei s’accese e arse e in ciener tuttoConvenne che cascando divinisse
❡ Delle sopradette tre qualitadi di ladroni, qui la prima così si figura, cioè in quella che sanza diterminamento di si o di no, con pentimenti s’aopera che da certi serpenti i suoi operanti in sul collo sien morsi e trafittie finalmente ardendo di loro forma disfatti, ritornandosi di subito in lor primo stato a significar la subita tentazione, che nel luogo diterminato dell’appetito all’operare gli trafigge, e che partendosi dal dovere ragionevole, l’uomo è di sua forma compressionata disfatto, dalla qual cosa pentendosene e ravveggendosene nell’esser di lei poi si ritorna; nella quale alcun per simigliante, come nelle seguenti chiose si conta, così figurato si trova.
Erba ne biada in sua vita non pascie,Ma sol d’incenso e lagrime; d’amomoE nardo e mirra son l’ultime fascie
Erba ne biada in sua vita non pascie,Ma sol d’incenso e lagrime; d’amomoE nardo e mirra son l’ultime fascie
❡ Per exempro della presente qualità così dell’uccel Finicie, qui a simigliante si conta, il quale, secondo le novelle de’ Savi, pare che solamente di lacrime, cioè di gomma d’incenso e d’amomo nel termine di cinquecento anni viva, revolvendosi poi sè medesimo in alcuna erba secca nominata nardo, da lui ragunata e con alcuna gomma d’albore, nominata mirra, sopra la quale sue ali battendo per lo moto di lor vento vivo fuoco nella detta erba sotto di lui s’accende, del quale, essendo arsa, la cenere in sè putrefacendosi, formandosi nel suo primo stato ritorna, la cui dimora nelle parti orientali d’India si crede.
Vita bestial mi piacque, non umanaSi come a mul ch’io fue; son Vanni FucciBestia, e Pistoia mi fu degna tana
Vita bestial mi piacque, non umanaSi come a mul ch’io fue; son Vanni FucciBestia, e Pistoia mi fu degna tana
❡ Per simigliante qui d’alcuno Pistolese, nominato Vanni Fucci, così si ragiona, il quale, si come bastardo e reo alcuna volta i begli arredi e tesoro della sagrestia diSanto Jacopo di Pistoia a inbolar si mise, per lo quale furto finalmente alcuno altro, non colpevole, ne fu morto; dal quale, ragionando d’alcuna condizione di Firenze e di Pistoia che poi adivenne, così si predice, che alcuna setta di Pistoia, chiamata nera, da un altra nominata bianca, in prima alcuno oltraggio riceva, per lo quale oltraggio simigliantemente ne’ Fiorentini prodotto col cominciamento de’ marchesi Malispini di Val di Magra, cioè di Lunigiana, Marte, cioè pianeto producitore di guerre, sopra Campo Picceno, il quale sito Pistoia s’intende, scotendo sua piova produca, per la quale la parte nera ivi e in Firenze finalmente vittoriosa rimagna, e così, figurativamente, per lui nel mille treciento, cioè predicendosi, seguente poi adivienne.
Al fine delle sue parole il ladroLe mani alzò con amendue le fiche,Diciendo: togli Iddio, che a te le squadro
Al fine delle sue parole il ladroLe mani alzò con amendue le fiche,Diciendo: togli Iddio, che a te le squadro
A dimostrare della superba e disperata ira del detto Vanni, propiamente così si figura, chiamandosi per lui verso la sua terra che per fuoco ardendo si risolva, da che pur in male operare il suo seme avanza. Il quale seme, cioè principio di lei si considera, che anticamente fosse Catellina Romano colla sua iniqua e disperata gente dietro alla fiesolana patria, secondo che nelle sue istorie si conta. Per le cui antiche maligne operazioni, i presenti suoi discendentivolgarmente così son tenuti approvandosi ancora per più crudele e disperato il sopradetto Vanni contro a Dio, che il re Capaneo, il quale, secondo che nelle chiose del quarto decimo canto passato si conta, dispregiando gli Dii sopra le mura di Tebe da una folgore caggiendo fu morto.
Lo mio maestro disse: questi è CacoChe sotto il sasso di Mont’AventinoDi sangue fecie spesse volte laco
Lo mio maestro disse: questi è CacoChe sotto il sasso di Mont’AventinoDi sangue fecie spesse volte laco
❡ Siccome nelle chiose del duodecimo passato canto si conta, ciascuno avolterato dalla natura in appetito e abito bestiale, violente in altrui principalmente sopra gli altri centauro si chiama; onde con quella forma che figurativamente acciò si conviene qui in questa presente qualità d’alcuno nominato Caco siccome di centauro, così si ragiona, che trascorrendo figurativamente sopra se si porti molti e diversi serpenti, e specialmente un drago ardendo chiunque in lui si riscontri, per lo qual si considera l’ardente appetito pieno di malvagi pensieri che la mente altrui a cotale effetto produce e, per che la violenta sua froda occultamente per lui si fece, però co’ suoi fratelli, cioè co’ violenti sopradetti centauri non si concede, i quali sanza occulta froda violenza seguiro, come nel sopra detto capitolo si conta; la quale in cotal modo per lui fu usata, che, dimorando alcun tempo ad una sua tenuta in sul Tevero, nominata Monte Aventino, tra la marina e una terra, nominata Palantea, il cui sito al presente Roma si chiama, ispesse volte di persone e di bestie in alcuna caverna sotto il gran sasso che la rocca tenea, lago di sangue faceva, mangiando e vivendo occultamente di così fatta preda, e specialmente di quelle d’Ercole, ilquale, tornando delle parti occidentali con grandisima preda di bestiame, avendo combattuto e sconfitto i’ re Gerione nella campagna del detto Monte Aventino, per pasturarlo alquanto tempo soggiornando ristette; di che Ercole avedendosi più volte che ’l suo armento iscemava, a guardarlo d’intorno si mise, e così alcuna volta a piè delle grotte di monte Aventino e intorno passando, per lo mughiare del bestiame, che nella detta caverna era nascosto, del suo gran furto s’avide; nella quale finalmente entrando e trovandovi Caco, con una mazza animosamente l’uccise.
Com’io tenea levato in lor le ciglia,E un serpente con sei piè si lanciaDinanzi all’uno, e tutto a lui si piglia
Com’io tenea levato in lor le ciglia,E un serpente con sei piè si lanciaDinanzi all’uno, e tutto a lui si piglia
❡ Dimostrata la prima qualità di ladroni, qui la seconda figurativamente così si contiene, cioè di coloro che continuamente con diletto di cotal vizio abituati sono, facendogli da certi serpenti esser compresi, come nel libro qui apertamente si conta, a significare i loro primi abituati pensieri, da’ quali continuamente poi nell’operazione son guidati, tra’ quali, per notizia e assempro degli altri, d’alcuno Fiorentino, nominato Agniolo d’i Brunelleschi, qui cotal si ragiona, e simigliantemente d’un cavaliere della detta terra, nominato Ciamfa Donati.
E quella parte, onde prima è presoNostro alimento l’un di lor trafissePoi cadde giuso innanzi lui disteso
E quella parte, onde prima è presoNostro alimento l’un di lor trafissePoi cadde giuso innanzi lui disteso
❡ Procedendosi alle sopradette due qualità di ladroni, della terza e dell’ultima, qui così si contiene, cioè di coloro che, non essendo naturalmente abituati, percaso d’alcuna cupidità con diterminato volere a cotale operazione si producono, figurandogli da certi serpenti esser trafitti nel luogo prima disposto al vitale nutrimento, cioè nel bellico e alterando lor forme, come qui chiaramente nel libro si legge. Per la quale figura allegoricamente considerar si dee, che, siccome principalmente nella creatura umana l’accidentale nudrimento per lo bellico si porge, così l’accidentale appetito ad operazione qui trafiggendo gli punga, e che siccome cotal pensiero dell’umana nazione gli diparte, così usando, trasformato l’uno nell’altro divegna; tra’ quali d’alquanti nelle infrascritte chiose si fa menzione.
Taccia Lucano omai là dove toccaDel misero Sabellio e di NasidioEd attenda a udir quel ch’or si scocca
Taccia Lucano omai là dove toccaDel misero Sabellio e di NasidioEd attenda a udir quel ch’or si scocca
❡ Vogliendosi dimostrare che per Lucano nè per Ovidio in alcune loro trasformazioni, non così propiamente, come nella presente si procedesse, verso di loro arditamente così si ragiona, le quali figura[te][31]in cotale modo ne’ sopradetti Nasidio e Sabellio per loro favoleggiando si contano, come nelle loro iscritture si contiene.
Ch’io non ne scorgessi ben Puccio IsciancatoL’altro era quel che sol di tre compagniChe venner prima, non era mutato.L’altro era quel che tu Gaville piagni
Ch’io non ne scorgessi ben Puccio IsciancatoL’altro era quel che sol di tre compagniChe venner prima, non era mutato.L’altro era quel che tu Gaville piagni
❡ Ancora di due Fiorentini per simiglianti nella presente qualità si fa ricordanza, de’ quali l’un fu de’ Galigari, nominato Puccio Isciancato, l’altro de’ Cavalcanti,nominato messer Guercio, il quale dagli uomini d’un castello di Firenze, nominato Gaville, finalmente fu morto; per la cui vendetta molti del detto castello da que’ di casa sua procedendo poi ne son morti, onde cotal pianto procede.
NOTE:[31]V. P.figurate.
[31]V. P.figurate.
[31]V. P.figurate.
Godi Firenze, poi che se’ si grandeChe per mare e per terra batti l’aliE per lo ’nferno tuo nome si spande
Godi Firenze, poi che se’ si grandeChe per mare e per terra batti l’aliE per lo ’nferno tuo nome si spande
SEGUITANDOSI le dimostrazioni delle frodolenti colpe dietro alla settima nel presente canto, l’ottava si segue, nella qual bolgia, figurativamente, la qualità di coloro che frodolentemente consigliano altrui si dimostra, occultamente, formandogli in certe fiamme di fuochi, a dimostrare la caldezza dell’animo loro che acciò gli produce con palese effetto e occulto volere, tra’ quali nelle seguenti chiose per simiglianti d’alquanti l’esser si conta[32].
Quale colui che si vengiò cogli orsiVide il carro d’Elia al dipartireQuando i cavalli a cielo erti levorsi
Quale colui che si vengiò cogli orsiVide il carro d’Elia al dipartireQuando i cavalli a cielo erti levorsi
❡ Per essempro delle presenti fiamme d’alcuna istoria qui a comperazione di loro si ragiona, la quale favoleggiando in cotal modo permane, che essendo alcunavolta un profeta, nominato Liseo, con un altro profeta suo compagno, nominato Lia, in certa parte camminato e arrivato alla riva d’un fiume che un carro di fuoco loro apparisse, il quale col detto Lia per l’aria celandolo nelle parti dond’eran venuti, velocemente con lui si ritornasse; per la qual partita ancora vivo essere si crede. Onde rimanendo Eliseo, e riguardandogli dietro alle dette presenti fiamme così si figura; il qual finalmente in tanta vecchiezza pervenne, che da’ fanciulli del paese, dov’era rimaso, grandissima noia prendea. Per la quale, pregandone Iddio che di ciò vendetta per lui ne facesse, cotale addivenne che subitamente di grandissima moltitudine d’orsi nel paese appariti, divorandogli eran morti, e così con gli orsi sua vendetta si fece.