VI

VI

Rafa intanto non si era dato pace. Ma il giorno dopo Lora stava male, e non andò alla Posta. Il doman l’altro ancora se ne dimenticò. Se ne sovvenne il terzo giorno, ed ecco v’erano tre lettere: la prima interrogatoria, l’altra supplichevole, la terza disperata. Che almeno accettasse di vederlo un’ultima volta, se non voleva ch’egli si risolvesse a qualche grande imprudenza!... Loretta gli scrisse di venire il domani, all’ora solita, nel solito giardino.

Già cominciava il Maggio, il bel Maggio de’ fiori, e le aiuole saltavano fuor dal verde come smalto vivo; l’ombra, nelle boscaglie, si colorava del color del sole.

Avevano scelto per i loro convegni un viale deserto, che principiava in vicinanza d’una cascatella, poi tortuosamente s’infoltava, per giungere ad un gabbione rugginoso, dove stavano appollajati quattro fagiani decrepiti. Li avevan messi lì, a consumare la loro triste vecchiaia, per quella riconoscenza crudele che l’uomo ha talvolta verso gli animali; li avevan messi lì, a nascondere le tristi penne, a beccare qualche duro grano, invece d’accopparli o di venderli ad un imbalsamatore, perchè in altri tempi eran stati la delizia dei bimbi e delle bambinaie, quando il lor pennaggio era lustro e la gente si fermava in gran numero davanti alle lor gabbie spaziose.

Loretta s’era preso Rafa in antipatia già dal primo giorno che ne aveva parlato con Arrigo. Adesso poi lotrovava quasi ridicolo, e volentieri glielo avrebbe detto, se una ragione d’utilità troppo evidente non l’avesse persuasa a continuare nel suo gioco.

Venne, quel giorno, vestita come la primavera, di tinte chiare; il suo labbro arcato, pieno d’impertinenza, sorrideva già di lontano al giovine, che l’aspettava pazientemente percorrendo il viale.

Rafa era timido; questo implacabile persecutore di donne era, sopra tutto nei primi momenti, d’una timidezza incredibile. Si trovò dunque molto impacciato a cominciare il discorso.

— Vi ho veduta in teatro sere fa, — disse con esitazione.

— Ah? davvero? — ella esclamò col suo più candido sorriso.

— Via, non burlatevi di me! Stavate molto bene. — E cercò di prenderle un braccio.

— Piano... — fece Loretta, respingendo la sua mano. — Dunque stavo bene, voi dite?

— Sì, molto bene, troppo bene; tanto che tutti ne parlavano.

— Ah?

— Ma voi, perchè avete finto di non vedermi?

— Così!

E roteò l’ombrellino di seta chiara, che le somigliava un poco, tanto era fresco e frivolo d’apparenza.

— Non mi volete rispondere, Loretta?

— Ma, Dio buono! ho finto di non vedervi perchè non potevo fare altrimenti...

— Dunque il del Ferrante è proprio vostro fratello?

— Già, è proprio mio fratello. Ve ne meravigliate? — ella fece, con un certo sussiego.

— Me ne meraviglio nel senso che vi ho finora conosciuta sotto un altro nome.

— E non trovate naturale che avessi le mie buone ragioni per nascondervi la verità?

— Quali, se è lecito?

— Ma, Rafa, che domande mi fate! Il giorno in cui aveste saputo chi ero, avrei dovuto per forza interromperela nostra conoscenza, non vi pare? Così ho preferito lasciarvi credere che fossi un’altra, una ragazza qualsiasi, una delle tante che s’incontrano per istrada...

— Oh, Loretta, questo non l’ho pensato mai.

— In ogni modo avete agito come se lo pensaste, e, poichè la cosa mi divertiva, io v’ho lasciato fare.

— Non dite così! Mi pare di avervi rispettata sempre.

— Per forza, mio caro!

— Sì, per forza... non dico di no; ma in ogni modo v’ho rispettata, e se aveste avuta in me tanta fiducia da confessarmi la verità, sarei stato ancora più paziente.

— No, Rafa, non vi faccio alcun rimprovero. Voi, oggi, avete il diritto di credermi una ragazza leggera: la colpa, in caso, è tutta mia. Lo riconosco. Mi son lasciata fermare per istrada, mi avete sempre veduta sola, e fino ad un certo punto libera; ho anche accettato qualche vostro ricordo, sicchè, ve lo ripeto, la colpa è mia. Però, però... adesso che mi conoscete meglio, non dovete giudicarmi solo dalle apparenze. Vi sono alle volte certe ragioni di famiglia che non si ama raccontare agli estranei. Certo io vivo in un modo un po’ singolare, ma questo proviene da tante cause che voi non conoscete.

E si fece compunta, seria, come Rafa non l’aveva mai veduta. Rafa era un uomo di buona fede; queste parole dell’amica lo impensierirono, quasi lo commossero.

— Se potessi fare qualcosa per divenire più intimamente il vostro amico!... — disse. — Con me non siete mai del tutto sincera.

Ed entrambi rimasero per qualche tempo in silenzio.

Passò un bimbo che correva dietro un cerchio, passò un soldato di fanteria che teneva per mano una domestica rubiconda. Sopra un banco c’era un vecchio, il quale portava un soprabito color nocciuola, i calzoni a quadrettini e le ghette bianche; aveva disegnato nella sabbia, con la punta della mazza, un complicatissimo arabesco, ed ora leggeva il giornale scandendo le parole con le labbra.

— Mah... peccato! — esclamò finalmente Loretta con un sospiro.

— Peccato di che?

— Sarebbe stato meglio se non aveste mai saputo chi ero; perchè adesso...

— Adesso? che?

— Oh, capirete... non è più possibile che ci si veda.

— Loretta!

— Mio buon Rafa, lo dovreste comprendere da voi senza che io ve lo dica. Potevo scherzare fin quando ero una sconosciuta, o quasi, per voi. Ma ora che sapete a quale famiglia appartengo... insomma no! sarei d’una leggerezza imperdonabile. Non tanto per me... Io, ve lo ripeto, sono un po’ eccentrica... Ma per mio fratello, che voi conoscete, che frequentate quasi giornalmente... Insomma, non si può!

E parlando lo guardava di sotto le ciglia, con una malizia ben dissimulata. Rafa era passato per tutte le alternative del dolore, dell’impazienza e della collera.

— Allora è per dirmi addio che siete venuta oggi? — domandò con una voce quasi rauca.

— Eh, sì... pur troppo! — fece Lora, con scoraggiamento.

Egli si fermò di botto, e curvandosi un poco sopra di lei, una luce cattiva, quasi violenta, gli trasfigurò il viso.

— Ebbene, questo no! — proruppe. — Accada quel che accada, ma rinunziare a voi, no!

— Siate buono, Rafa; non fatemi ora una scena, — ella disse con una voce piena di mansuetudine.

— Non faccio scene, ma vi dico solo che non posso rimanere senza vedervi, senza parlarvi qualchevolta. Insomma sentite, Loretta: mi sono innamorato di voi, scioccamente innamorato, perchè tutto questo non serve che a farvi ridere... Tuttavia comprenderete che non si rinunzia in un giorno alla cosa che ci è più cara.

— Non ho mai riso di voi, Rafa, — ella disse con soavità.

— Sì, riso, riso, e non volete far altro che ridere!... Ma non importa. Vi dico solamente questo, Loretta: non pensate a ritogliermi quel pochissimo che m’avete concessofinora, perchè in tal caso non so cosa potrebbe accadere.

Quell’uomo timido aveva trovato un accento così pieno d’energia, che Loretta ne fu meravigliata.

— Via, Rafa, calmátevi, — disse. — Non prendete le cose a questo modo e non guardatemi così, perchè mi fate quasi paura. Vorrei che ragionaste invece, che pensaste ad una cosa, ad una solamente: Se mio fratello venisse a saperlo?...

— Non lo saprà.

— Oh, è presto detto! Voi non lo conoscete; quello è capace... so io di cosa è capace! Insomma, sarei una ragazza rovinata, e ciò vi basti.

Rafa si calmò un poco dinanzi a tali ragioni.

— Ebbene, aumenteremo le precauzioni; farò tutto quello che vorrete.

— Al mondo, mio caro, si viene a sapere ogni cosa, e quando supponiamo d’essere ben nascosti, mille occhi ci spiano.

— Ma insomma questo pericolo c’era anche prima, eppure...

— Appunto, appunto; è una cosa che non può più durare. Sono stata leggera, molto leggera con voi, ma non posso andar oltre.

— Loretta, — egli disse dolcemente, con una voce persuasiva, — pensa che ti voglio bene, pensa che tutto il giorno mi stai nella mente, mi stai così forte nell’anima che non posso rinunziare a te... Non essere così crudele, te ne supplico!

Egli le prese un braccio ed ella non cercò di allontanarlo.

— Silenzio, Rafa... — mormorò, — silenzio!

Ma egli riprese:

— Ho tutto lasciato, per godere solo di questi pochi momenti che mi dài. Vedi, non sono esigente, non insisto più; mi accontento per ora di vederti, di parlarti qualchevolta... Se dovevi un giorno interrompere così bruscamente la dolcezza dell’amore che ho per te, meglio era non permettere che t’avvicinassi mai. Ora è tardi.

— Ma no, Rafa, tu... voi non capite!

— Capisco benissimo; ti sono indifferente, ti ho divertita un poco, adesso ne hai abbastanza; hai paura, e nulla osi rischiare per me.

— Non capite, vi dico. Se non avessi una famiglia, se non avessi tante apparenze da salvaguardare, se insomma fossi libera, sola... allora, forse... Ma invece, ripeto, guai, guai se mio fratello avesse di ciò il minimo sospetto!

— Si farà in modo che non sappia nulla.

— No, Rafa. E poi c’è un altro pericolo...

— Quale?

— Oh Dio! c’è un altro pericolo, vi dico; non insistete.

— Su, via, dimmelo! sii sincera una buona volta!

Camminavano; ella si fermò; prese un’aria birichina:

— Perchè mi date del tu, per esempio? Sapete bene che non voglio.

— Non fa nulla, continua: qual’è il pericolo?...

— Insomma voi dite che rido, che rido... È facile dirlo! Invece potrebbe darsi che, in fin dei conti, avessi anch’io paura di non ridere più...

— Come ti amo, Loretta! — egli esclamò ingenuamente, serrandole con un braccio la vita.

— State fermo... state fermo, via! — E riprese: — Naturalmente anch’io non sono di cera n’è di stoppa... Un giorno o l’altro, che so? trovandoci soli, per esempio, con i discorsi che sempre mi fate... o per caso, o per isbaglio, o per un’altra ragione qualsiasi, potrei magari perdere... Insomma, si fa presto a commettere una sciocchezza!

Roteò di nuovo l’ombrellino, lo ficcò profondo in una siepe, soggiunse: — E poi?...

Rafa volle rispondere, ma ella non gliene dette il tempo:

— Già, voi uomini fate presto: buon giorno, buona sera, e chi s’è visto s’è visto! Noi ragazze paghiamo per tutt’e due. La leggerezza, il vapore d’un momento, può costarci chissà qual prezzo, e voi dite che si ride? Naturalmente si ride, si ride... fin chè si può...

— Ma io sono un galantuomo, Loretta! — egli proclamò sonoramente.

— Benissimo. E perchè siete un galantuomo dovrei darmi a voi? Non è una buona ragione, vi pare? Ma io, carissimo Rafa, ho tutta la mia vita da vivere, e ci sono, vi ripeto, certe ragioni mie proprie le quali mi vietano il lusso di fare quello che forse piacerebbe anche a me. Non sono certo una ragazza da strada e non ho, come qualche altra, uno stemma e parecchi milioni che mi assicurino l’impunità. Se mi trovassi in uno di questi due casi, ebbene sì, io sarei forse tipo da dire ad uno, a voi per esempio: «Mio caro Rafa, tu mi piaci; fa di me quello che vuoi.» Ma nel mio caso questo vorrebbe dire offrirvi l’intera mia vita, giocarmi tutto l’avvenire, materiale e morale, per la sventatezza d’un momento... E questo è un po’ troppo, non vi pare?

Avendogli fatto questo bel discorso, ella pensò involontariamente ad Arrigo, rammaricandosi ch’egli non potesse udirla. Ebbe voglia di dirsi queste due parole, anzi se le disse mentalmente: «Sei fina!»

Rafa impiegava un certo tempo a cavarsi d’impaccio; in quell’intervallo ripassarono entrambi davanti al vecchio che monosillabava il giornale, e videro, traverso il verde, per un altro viale, tornare il soldato di fanteria con la sua domestica rubiconda.

— Loretta, — egli disse, al termine di quel silenzio, — ti ho già parlato una volta con molta chiarezza; ma tu, certi discorsi, non li vuoi nemmeno udire.

— So bene a che alludete!... — ella fece con sarcasmo. — Ormai che se n’è parlato una volta si può anche riparlarne. Ed io preferisco le situazioni chiare, le parole nette. Mi avete offerto denaro... molto denaro!...

— Non così, Loretta... — egli esclamò arrossendo.

— Così, così! Che valgono le perifrasi? Questa è la verità nuda e cruda.

Ella fece una pausa, ch’egli non osò interrompere.

— Ora, sentite, Rafa. Non so quale opinione abbiate di me, anzi non me ne curo. Tutto può farvi credere ch’io sia capace anche di vendermi... e questo non mi offende, perchè una volta di più confesso che la colpa è stata mia. Vedete che parlo apertamente, come non ho fattoancora. Però, se credete questo, v’ingannate. Non ho bisogno di nulla: da casa mia ricevo tutto quanto m’occorre, potrei ricevere molto più se volessi sottostare a certe discipline familiari che son contrarie al mio carattere. Non siamo ricchissimi, però vedete che mio fratello, per esempio, fa una vita invidiabile. Se domani volessi maritarmi, potrei scegliere, e scegliere bene, come ha fatto mia sorella, perchè ho pure una sorella. Ma tutto questo non mi piace. Vi ho già detto che sono una ragazza diversa dalle altre. Appunto per le mie idee singolari, mi sono già messa in urto con la mia famiglia; ho preteso ad una specie d’indipendenza, ed avrei fatto anche di più, se non avessi paura precisamente di mio fratello.

In tutto questo si sentiva la zampa d’Arrigo, ma era detto bene, con disinvoltura, con un certo calor naturale che ne accresceva la persuasione. Riprese:

— Che volete? Non mi sento nata per avere un marito mediocre, molti bambini, e litigare con le serve come fa mia sorella. Credo che nella vita ci sia di meglio, e, se m’inganno, avrò il coraggio di non pentirmene. Sposarmi o non sposarmi, questo forse non è l’essenziale. Voglio amare, anzi tutto, ed essere amata, sopra tutto. Un giorno o l’altro me ne andrò; farò probabilmente per qualcuno quello che voi mi domandate ora; ma non per un uomo il quale garbatamente mi offra un prezzo, dispostissimo dopo, quando m’avesse innamorata e... sciupata, a lavarsene le mani, continuando per la sua strada. Eh, mio caro, ho vent’anni, ma conosco un po’ la vita!

Rafa l’ascoltava e la guardava, sorpreso e perplesso, come alcuno che per la prima volta si trovi davanti all’aspetto vero d’una persona male conosciuta.

— Ma io, — disse — non ho mai avute le intenzioni che m’attribuisci, e quello che tu cerchi potrei appunto esser io.

La ragazza si passò l’ombrellino dietro la schiena, e tenendolo a guisa di sbarra nella piegatura delle due braccia, inarcò la sua bella persona, dondolandosi con una specie d’insidia e lasciandosi venire a fior di labbro un sorriso pieno d’ironia:

— Tu?... — fece. — No! Voi non mi amate abbastanza per questo.

Nella gabbia rugginosa i quattro fagiani si spulciavano le penne antiche, lasciando pendere le code mozze con una inerzia piena di malinconia.

Era il Maggio, il bel Maggio de’ fiori; le aiuole saltavano fuor dal verde come smalto vivo; l’ombra, nelle boscaglie, si colorava del color del sole.


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