MASSIMO e TOMMY.
E subito ti domando scusa della mia violenza; ma è stato più forte di me. Sai chi è l'Orloff? Non rispondi. Te lo dico io. È una donna che fu già soggetta alla sorveglianza della polizia.
Della polizia internazionale politica.
No. Questo lo dice lei…. calunniando i nichilisti, perchè la voce era corsa e bisognava trovare un ripiego. Il preteso signor Orloff….
Perchè preteso? Era suo marito.
Sicuro. E degno marito. Soltanto non si chiamava Orloff, ma Borkì. Orloff è il nome di una terra. Il signor Borkì aveva tenuto in Odessa una casa equivoca. Arricchitosi, stimò bene di cambiar ditta. Quando morì quattro anni or sono, lasciando centomila lire alla chiesa russa di Ginevra, i giornali di Odessa ne raccontarono la vita ed i miracoli. Lo sapevi?
Ti avverto che fai proprio quello che occorre per indurmi ad andarci caso mai mi fosse rimasto qualche dubbio.
Già. Questo è il rifugio dei poltroni consapevoli. Vogliono poter dire che il male l'hanno fatto per ripicco.
Se per dugento e cinquanta lire il mese che dai a nostro padre, il quale te le ripaga di sacrosanto lavoro, tu credi di poter spadroneggiare qui dentro!
Do a tuo padre, quello che avrei dato a chiunque altro. Non sono un benefattore: posso dunque parlare. E se lo fossi, parlerei lo stesso, perchè disprezzo le vostre delicatezze astinenti. Non si tratta di tirannia, benchè occorrendo mi sentirei di chiuderti a forza in una camera, coi tuoi ventisette anni e di non lasciartene uscire.
Con qual diritto?
Col diritto che mi danno due braccia più robuste delle tue al servizio di una testa più sana. Se ti vedessi in procinto di tirarti una pistolettata, tutti mi riconoscerebbero il diritto di strapparti la pistola di mano anche a costo di fare a legnate. Le tue relazioni con quella signora, sarebbero a te ed agli altri più nocive che un colpo di revolver. E ti disarmo.
Ho conosciuto quella signora due anni fa, quando venni a Ginevra per la gara del Tennis. Una riunione a invito sceltissima. Essa stava in prima fila circondata dal fiore della gioventù sportiva.
Non del paese. La folla cosmopolita.
L'ho riveduta tre mesi or sono. Le sue maniere sono di gran dama. Il suo nome figura a capo di tutte le opere benefiche. La sua casa è un modello di eleganza correttissima. Vi si giuoca, perchè il giuoco, fra la gente per bene, esprime quel distacco dal denaro che è il segno degli uomini superiori. Tu queste cose non le puoi intendere. Essa non gioca. Lascia fare per compiacenza, perchè ama aver gente in casa. E ti so dire che ci ho incontrato della gente a cui faresti tanto di cappello.
No, no, no! Tanto di cappello non lo faccio a nessuno. A cui renderei il saluto, può darsi. Ma gente ricca. I ricchi che la frequentano sono degli imbecilli e nulla più. Ma uno povero che ci bazzichi non può essere che un cattivo soggetto.
Sei severo per i poveri!
Perchè li stimo di più. Credi che ti conoscerei se tu fossi ancora milionario? Vi ho cercati mai per l'addietro, te ed i tuoi? Che m'importa la parentela? Non sento la voce del sangue, o la sento soltanto quando parla in una piena comunanza di lotte, di sofferenze e di vittorie. Ah! Tre mesi fa, quando ti ho veduto giovane, intelligente e ricondotto alla legge comune del bisogno, quali speranze ho concepito di te! Se tu fossi nato povero, saresti riuscito un tale brav'uomo. Se tu sapessi cosa stai per gettar via. Vieni qui, che ti ripigli. Lasciamo le parole aspre. Non ti parlo di dovere, ti parlo di felicità. Ma credi che ci sia paragone fra quello che ho goduto io della vita e quello che hai goduto tu? Ma soltanto la gioia di volere! E vincere! Altro che le gare del Tennis! Il vostro mondo è un guscio di noce. La vostra gaiezza sta in una bottiglia di champagne. Credi di aver riso mai tu? Di quel ridere che fa buon sangue e scarica il cervello come uno sternuto? Voi sorridete e deridete: ecco tutto. La vostra giocondità esce di piccola vena. La prosperità non vi rallegra, l'avversità vi atterra. Non ridete che della gente simile a voi. Dei dissimili, oggi non ridete più perchè vi fanno paura. Noi ridiamo di noi, di voi, delle vicende prospere e delle avverse. Voi schiumate la pentola: il buon brodo sta in fondo. Vede più cose un merciaiolo ambulante nel giro della sua provincia, che voi nel giro della terra. Vi lagnate di che tutti i paesi si somigliano, e non vi accorgete che tutti gli uomini sono differenti.
Sì, la canzonatura della ricchezza!
Ma guardala lì fuori, la ricchezza. È lì, fuori della finestra. Sono quei prati, quei boschi, quel lago e quei vigneti. La ricchezza è delle cose.
Ma intanto ti affanni a conquistarla.
Cerco di bastare a me stesso. La legge della vita è di non campare a spese altrui. Nè dei vivi, nè dei morti.
Pausa.
Perchè vai in quella casa? Rispondimi colla stessa buona fede con cui te lo domando. Non vorrei più trattenerti a forza. Ti lascio liberissimo. Perchè ci vai? Non sei innamorato di quella donna?
Chi lo sa?
Dimmelo in faccia…. senza ridere.
Ci vado per cercar fortuna. Ecco.
Al gioco? Al gioco…. che…. esprime, il distacco del danaro…. come hai detto un momento fa? Ah! che è il segno degli uomini superiori.
Non parlavo di me.
Si capisce.
Se tu credi ch'io non mi disprezzi!
E io!
Ma non mi sono fatto da me, quello che sono.
Puoi rifarti.
Non so volere.
Appoggiati a qualcheduno che voglia in tua vece.
A te, per esempio?
Io so infatti.
Non c'intendiamo.
A tua sorella.
A Nennele? Tu hai tanta stima di Nennele?
Credo di sì.
Curiosa!
Molta stima e molta pietà.
Perchè pietà?
Perchè le tue relazioni, non le gioveranno al certo. E potrebbero impedirle qualche buon collocamento.
Ah, ah, ah, il movente! Volevo ben dire, tanto zelo per la mia salute morale!
Quando io avessi in animo di sposare tua sorella…. se anche tu fossi patentato e bollato per la più fetida canaglia della terra, me la sposerei ad ogni modo.
Se ti volesse.
Oh già!
E se non ti volesse? Eh?! Se non ti volesse? Che figura ci farebbe la tua volontà? Di'. Se non ti volesse?! E non ti vorrà! Siamo di una razza diversa! Addio.
MASSIMO lo prende a braccetto, ironico.
Dicono che l'Orloff sia alla ricerca di un secondo marito. Dovresti farti avanti.
Guarda. È un'idea.
Vede entrare Nennele.
Nennele.
NENNELE e detti.
NENNELE viene dalla sua camera.
Trattieni tuo fratello che va a perdersi. Io ho fatto quello che ho potuto.
Anch'io.
Tu?
So dove vai. Bel merito. Passa qui sotto tutte le mattine, col suo paggetto. Non so chi sia. Ma non dev'essere una gran cosa, se non hai osato dirmi che l'invito ti veniva da lei. Hai sentito il bisogno di mentire per sviarmi.
Detti, GIULIA e GIOVANNI.
GIULIA entra dal fondo.
Nennele, prepara la tua più bella toeletta. Stassera ti conduco al concerto del Circolo.
Io!
Che?
Non mi era venuto in mente. È stato vostro padre a pensarci. Non mi pareva bello andar sola. Tommy non è compagnia che basti. Mentre invece sotto la salvaguardia d'una signorina…. E ha ragione.
Nennele non ci andrà.
Come dici?
Ti domando scusa, ma tu non conosci….
Che cosa? Spiegati.
Quella non è una società….
Non è una società rispettabile?
A Giovanni.
Domanda a Max che conosce Ginevra da anni.
Non ho detto….
Domanda a Max, domanda a Max.
A Massimo.
Di' tu.
Ah già. Sono io Max. Non mi ricordo mai che tu mi poetizzi a quel modo. È una società allegra e rispettabilissima.
GIULIA a Giovanni.
Vedi?
A Tommy.
Tu poi….
Io parlo di Nennele.
Di me sola?
E non è questione della società.
A Giovanni.
Se tu hai permesso che mammà ci entrasse, è segno….
Non ho permesso. Me l'ha detto a cose fatte. Mi ha detto che non costava un soldo, che bisognava, per poter smerciare le sue pitture.
Infatti, mammà è un'artista. Ci si è messa con ardore…. produce….
Tu parli così!
E la frequentazione degli artisti può giovarle a farsi strada. MaNennele!
Se può mammà, posso anch'io. Non vedo che ci sia differenza. O è male andarci e
A Tommy.
ti saresti opposto anche per lei…. o non è male, e l'accompagno.
Approvo. Approvo.
TOMMY a Nennele.
Sai benissimo….
Che sa Nennele?… Ho da saperlo anch'io. Non ammetto reticenze.Fuori.
Voglio dire che la nostra condizione….
La nostra condizione c'è anche per te…. e tu frequenti il bel mondo.E quale!
GIOVANNI stupito.
Tommy!?
Non va oggi a colazione dalla signora Orloff?
Chi è?
È una bella….
Non domando a te!
A Massimo e Tommy.
Chi è questa signora Orloff?
Silenzio.
Non rispondete…. nessuno? Sarò il solo in casa mia che ignora.
NENNELE con grande impeto.
Oh papà. Devi guardare…. devi guardare.
Parla con rispetto….
Che vuoi che veda dal mio guscio? Sono là dalla mattina alla sera…. e ancora….
Devi uscirne, devi comandare. Non vedi? Tutto si dissolve in questa casa.
Ma che è? Ma che si dissolve? Ma si può dire!?
Sta zitta.
Si viveva tranquilli…. io lavoro…. si dissolve!
Sta zitta.
TOMMY a Massimo.
Sei contento eh!
Oh tanto!
Comandare…. comandare, Che importa il danaro! Farò la serva se occorre…. Ma tu, ma tu, la tua mano ci vuole. Ci vuole qui. Ci voleva a Milano.
Nennele!
Lasciala. Ha ragione. Ti ricordi, Massimo, quello che ti dicevo a Milano? Un bue da lavoro e nulla più. Li ho rovinati…. e non ho saputo armarli per la rovina….
Papà….
GIULIA a Tommy.
Ecco. Ecco…. bel profitto!
Te lo dicevo, Massimo…. sono un cattivo padre….
No, no, no….
E dovevi esser tu a rimproverarmelo….
NENNELE avvinghiandosi a lui.
No, no…. perdonami. No, perdonami….
TOMMY a Massimo.
Oggi mi condurrai dal tuo amico. Accetto l'impiego.
GIULIA a Tommy e Massimo.
Quella là per fare le cose grosse!
GIOVANNI carezzevole a Nennele.
Sì, cara…. sì, cara, mi vuoi bene, lo so…. mi proverò…. vedrai…. lasciami…. adesso…. lasciami…. c'è dell'altro ancora…. voglio…. sapere…. ogni cosa…. bisogna che Tommy….
Tommaso…. ha rinunziato al bel mondo, come dice tua moglie. Ti spiegherò poi. Quanto al Circolo….
Ma chi ci pensa nemmeno al Circolo? Sì che ho voglia di divertirmi!
Perchè Tommy non voleva che Nennele…?
Aveva ragione…. quando parlava delle condizioni in cui siete. Nennele cerca delle lezioni e quando venissero a sapere che si diverte…. le sarebbe poi difficile trovarne.
Marta appare dal fondo.
NENNELE pronta, a Marta.
Vieni per apparecchiare? Basto io. Va.
Prende dalla credenza la tovaglia.
GIOVANNI a Massimo.
Oggi discorreremo a lungo con te.
Quanto vorrai.
GIOVANNI va a sedere pensieroso presso la finestra.
MASSIMO a Nennele.
Posso aiutarti?
Se vuoi.
Apparecchiano in due.
GIULIA a Tommy.
Adesso bisogna che scriva un biglietto.
Io pure. Ma…. chi lo porta? Bisognerebbe subito.
Penso io.
Va in camera sua.
TOMMY si mette a scrivere al tavolino.
NENNELE a Massimo.
Domani ripiglio le lezioni.
A te credo.
E agli altri?
Troppo bello. Quando il tempo s'aggiusta in fretta….
Cala la tela.
La stessa scena del secondo.
GIULIA poi NENNELE.
GIULIA sull'uscio di Nennele.
Nennele.
Mammà.
Dammi la chiave del tavolino.
NENNELE entra
Quale tavolino?
GIULIA indica quello appoggiato alla parete.
Quello.
Per farne che?
Dammela.
Scusa. Per farne?
Per pigliar del danaro.
C'è qualche conto da pagare? Sono qui.
Nessun conto. Per me. Devo darti causa di scienza?
No certo. Puoi domandare quello che vuoi al papà e io non ho da saperne nulla. Ma quelli sono per la casa, li ho in custodia e restano per la casa.
Sei tu la padrona qui dentro?
No. E appunto per questo non posso disporre di ciò che non mi appartiene.
Se te ne domandasse Tommy!
Glie ne ho offerti otto giorni fa.
Dico bene!
Ma non glie ne offrirei più oggi. Ho rimproverato ad altri la debolezza. Non voglio esser debole io.
Se credi che Tommy non trovi anche lui ridicole le arie che ti dai.
Ho visto che ve l'intendete. Sei diventata la sua confidente.
C'è poco da confidare. Ha accettato un lavoro ingrato e ci attende.Ne dubiti?
No. Non so capire perchè evita di trovarsi con me. Si direbbe che mi nasconde qualche cosa. Se lavora, fa il suo dovere. Mi sono persuasa che qui ognuno deve fare con rigore quello che gli spetta.
E a te spetta di farmi da istitutrice eh? Da otto giorni ti ho sempre ai panni. Così ha ordinato il padrone di noi tutti, il signor Max.
Non hai altro a dirmi?
Ho a dirti che se il signor Max è per te il modello di tutte le perfezioni, dovresti sposartelo e finirla cogli equivoci.
E dopo questo non hai altro? C'è il papà che sta salendo. Intenditela con lui.
Rientra in camera.
Impertinente.
GIOVANNI e GIULIA.
GIOVANNI con un pacco in mano.
Hanno portato per te questa roba.
Che cos'è?
Non so.
Ah sarà il resto dei miei studi. Quelli che non si sono venduti.
Ne hai venduti?
Fa per strappare lo spago.
GIULIA sorride sdegnosa.
Che domanda! Ero sulla lista per gli acquisti del Circolo. Non tirare così che li guasti.
Dammi le forbici.
E sciogli il nodo. Lo spago può servire.
Che massaia!
Fa per sciogliere.
Nennele sola saprà tener da conto!
Oh. Crepi l'avarizia.
Prende le forbici sul tavolino e taglia.
Quanti erano?
Dodici.
GIOVANNI li conta.
Tre, sei, nove…. Ci sono tutti.
Impossibile.
Contali.
È stato un errore. Ero sulla lista. Me lo ha detto Helmer. Li manderanno a riprendere. Vedrai.
Dispone gli studi sulla credenza.
Se credi che mi rincresca.
Ecco alla prima apparenza di un insuccesso non hai più fede in me.
Ma non ne ho mai avuta. E ringrazio il Signore che non sei un'artista.
Ah è così? Allora capirai che devo riprendere le mie attribuzioni.Sono tua moglie. Tocca a me il governo della casa.
Riprendere? A Milano per le cose grandi c'era Andrea il maggiordomo che faceva i conti con me e per le piccole c'era Lucia che dipendeva da Nennele.
Perchè una signorina deve imparare….
Ecco. E ha imparato.
Così devo star soggetta a Nennele
Non sei soggetta a nessuno. Sono soggetto io?
Se ho bisogno d'una tazza di caffè dovrò domandar licenza a Nennele?
Lo dici a Marta. Hai domandato licenza fin'ora?
Finchè mi credevi e potevo credermi utile per altre vie, ci stavo. Il mio contributo alla casa lo davo. No?
Sì sì.
Ma se non servo ad altro, farò la massaia, come tu dici.
Chi ti proibisce di dipingere?
La fede ci vuole. Ti rallegri se non mi comprano gli studi? Va benissimo. Allora, qua la cassa, qua il libro dei conti, un grembiule bleu emarche.
Misericordia! Non darmi altri fastidi.
Sono tua moglie? Sono la padrona?
E io…. cosa sono?
Non è una ragione per sovvertire l'ordine di natura. Me la vedrò conNennele.
Lascia stare Nennele, brava, lasciala stare.
Già. Perchè t'intimorisce, perchè fa la voce grossa. Ma l'ho anch'io una voce.
Oh se l'hai.
E mi sentirà madamigella.
Guarda. Ho già la testa che non mi regge. Sono stanco, stanco, stanco. Ammalerò se mi date altri fastidi. Tu non sai, nessuno sa la vita che faccio da tre mesi. Nessuno. Prenditi il governo, i conti, il danaro, ma che non siano guai in casa, per carità.
Oh a quel patto! Lo dirai tu a Nennele.
Sì. Lo dirò io.
Subito.
Il Signore misericordioso poteva ben mandare a qualcuno l'ispirazione di comprarti quei….
GIULIA chiama.
Nennele.
Ora?
Bisogna battere il ferro mentre è caldo. Vedrai che ordine ti metto io qui dentro. E senza far la pittima.
Detti e NENNELE.
Hai chiamato? È venuto Massimo?
Non ancora.
Il treno arriva alle nove. Sono le undici.
Oh colla burrasca di ieri e di stanotte! Magari è nevicato sulla montagna. Avrà perduto il treno.
Avrebbe telegrafato.
O si sarà trattenuto in città per i suoi affari.
No, prima viene qui.
Tuo padre ti voleva dire….
Lascia a me.
Trae Nennele in disparte.
Nennele, mammà desidera di tenere lei d'ora in avanti il governo della casa.
E tu glie lo dai?
È un desiderio legittimo.
Giusto. È subito fatto. Ecco qui.
Va al tavolino per aprire il cassetto.
GIOVANNI le va vicino, piano.
Te n'hai per male?
No.
GIOVANNI c.s.
Per la pace.
Sì.
Sorridimi, cara, sorridimi.
Come sei buono!
GIOVANNI c. s.
E…. badaci ancora.
NENNELE c.s.
Non temere.
A Giulia.
Qui ci sono sessantatre lire e trenta centesimi. Qui c'è il libro delle spese, e questi sono i libretti dei fornitori.
Vi annunzio che domenica vi conduco tutt'e due a Chamonix.
Era tempo.
A far che?
È cosa intesa con Massimo. Massimo inaugura domenica il suo primo tronco di ferrovia. Sono stanco. Due giorni d'aria fresca mi faranno bene. Ne ho di bisogno.
Tu. Ma noi?
I paperi menano le oche a bere.
Non me la godo da solo.
A Nennele.
Non darti pensiero della spesa. C'entra.
Ne vanno tanti!
Avara. Fidati di questo dissipatore. So quello che mi dico. Quando viene Massimo me lo mandi giù nello studio.
S'avvia.
Sì.
Via Giovanni.
NENNELE e GIULIA.
Dimenticavo. Questa è la chiave del cassetto. Sarà bene tener chiuso.
Che vuoi dire?
L'altra settimana mi son mancate trenta lire. Tre giorni fa mi sono accorta di non aver più quella treccina d'oro che mi aveva regalato la zia Irene. Di Milano l'ho portata di sicuro. Ma da poi che siamo qui non m'era più occorso di metterla. Chissà da quando è scomparsa. Ieri l'altro avevo dato ordine al cassetto del comò, e avevo segnato bene il posto di ogni cosa, per accorgermi se altri ci toccasse. E ieri mi son trovato mancare quella cornice d'argento per fotografie. Ti ricordi?
Mi pare, sì. Un orrore. Non mi piaceva.
Ad ogni modo….
Con quelle persone di servizio a buon mercato!
Marta è fedele.
Tante cose non si trovano sul momento e poi saltano fuori.
L'ho rimessa ieri l'altro a suo posto.
Con aria leggermente ironica.
A te non è mai mancato nulla?
Perchè sorridi?
Domando se ti sei mai accorta….
Oh chissà quante cose. Ma io mi fido di tutto e di tutti. A me anche un bambino potrebbe farla.
Già.
Dette, GIOVANNI, HELMER STRILE.
Giulia. Guarda, c'è qui un signore che domanda di te.
GIULIA premurosa.
Helmer.
Domando scusa dell'ora indebita.
A Giulia accennando a Giovanni.
Il signor Rosani? Mi fate l'onore.
Come? Non…. Oh! Giovanni.—Helmer Strile, un grande maestro.
Onorato.
La ringrazio.
GIULIA a Nennele.
Helmer Strile.
A Helmer.
La figlia di mio marito. Sapete che mi hanno mandato indietro tutti gli studi?
Vengo appunto per questo. Dove sono?
Eccoli.
Conduce Helmer presso la credenza.
GIOVANNI piano a Nennele.
Maestro di che?
NENNELE c. s.
È un pittore. Si danno di maestro fra di loro.
È già venuto altre volte?
In casa mai.
Ti piace a te?
No.
Nemmeno a me….
A Helmer.
Con permesso. Io devo scendere.
Prego, prego.
Via Giovanni.
GIULIA, HELMER e NENNELE.
NENNELE prende un libro sul tavolino e va a sedere nel vano della finestra.
Dovevano essere compresi nella lista del Circolo. Ma la combriccola ginevrina non ne volle sapere. Lodano, ma dicono che voi siete qui da tre mesi soltanto e che potete aspettare.
Aspettare! Lascierò l'arte io.
Non dite cose sacrileghe. L'arte non si lascia. È nel sangue. Per fortuna, un amico mio li ha visti, se n'è innamorato e mi ha incaricato di comprarne.
Tutti?
Per ora uno…. o due. Due, due. Per le condizioni tratterò col segretario del Circolo. Fra noi non si può discorrere di queste cose.
Hai sentito, Nennele?
Mi pare. Sì.
Ho venduto due studi. Ho piacere che tu lo sappia.
Chi li ha comprati?
HELMER con lieve imbarazzo.
Un mio compaesano. Un grande amatore d'arte.
Ah! Ah!
HELMER piano a Giulia.
Non vi si vede più. Sono venuto due mattine laggiù!
GIULIA c. s.
È stata lei.
A Nennele.
Mi fai il piacere, Nennele, di scendere dabbasso, dove tengo i miei arnesi di pittura, e di prendermi nella cassetta grande dei colori, quella tavoletta che ci troverai appena abbozzata? Bada che è fresca.
Se potessi io.
NENNELE esce senza dir parola.
GIULIA e HELMER.
Ho una piccola memoria per voi. Aspettate.
Corre in camera sua.
HELMER guarda gli studi.
Con cento franchi!
GIULIA torna con un ritratto, formatocabinet, in cornice d'argento, involto in carta velina, lo porge ad Helmer.
Al maestro ed all'amico.
Il vostro ritratto! Com'è bello. Come siete bella! E che squisita cornice. Come v'inquadra bene il candore freddo dell'argento. Una gentile cosa. Grazie.
Le bacia le mani.
Incartate presto e mettete via…. presto che quella non veda.
Avviluppa il ritratto nella carta velina. Helmer lo intasca.
Da otto giorni esce sempre con me, mi accompagna da per tutto. Vi ho veduto l'altra mattina, volevo scendere, ma…. ci veniva anche lei! Una vita!
Ho preso l'abitudine di lavorare con voi. Se mi mancate, l'universo svanisce, le cose non hanno più voce nè colore e non mi confidano più nulla.
Come si fa?
Avrei trovato un luogo così bello! Sull'altra sponda del lago! Un recesso patetico e solenne.
Non me ne parlate.
Possibile che non vi riesca di liberarvi un momento? Vorrei che lo vedeste.
Dov'è?
Ah, no. Vi ci voglio condurre io.
Impossibile con voi.
Mi avete tolto ogni pace.
Non devo ascoltare queste parole. È lontano?
No. Verrebbe anche il mio vecchio compagno. Mi lasciate sperare?
Vorrei. Non domandate di più. Non sono libera.
Ma non va mai fuori la signorina?
Due volte la settimana ha una lezione in città.
Quando? Domani?
Domani ce l'ha.
Vi aspetto al Circolo? A che ora?
No, no, domani non voglio.
Perchè?
Giorno di venerdì. Mai.
Sabato.
Non ha lezione.
Domenica.
Domenica. Domenica forse potrei…. È qui che viene. Parlate forte.
I realisti non vogliono capire che il simbolo….
NENNELE e detti.
NENNELE entra senza parlare e va a sedere dov'era prima.
Ebbene?
Non c'era nessuna tavoletta, nè abbozzata, nè da abbozzare.
Non hai trovato? Nella piccola cassetta.
Mi avevi detto nella grande, ma ho guardato anche nella piccola.
È strano…. perchè….
Oh, mamma!
Posso portarli via addirittura questi studi?
Come volete. Ve li incarto.
Prende due studi.
Questi due?
Sono tutti belli. Scegliete voi.
MASSIMO e detti.
Gran ritardo.
O Max.
Buon giorno, zia.
A Nennele.
Come va?
Ti aspettavo.
Mille guai.
Vede Giulia coi due studi in mano.
È la tua pittura quella?
A te non piacerà.
Fai vedere. Mi piace.
Davvero?
Mi piace proprio. Non so se tu deva pigliarlo per un elogio.
L'arte si sente, non si ragiona.
Scusi, signore, io la ragiono. Mi piace la pittura che non capisco e mi piace perchè non la capisco.
La penetrazione dell'occulto.
Eh?
Dico: la penetrazione dell'occulto.
Ecco. Se quello che lei dice fosse in pittura, mi piacerebbe. I quadri che parlano chiaro sono sempre quelli. Comandano loro. È un bosco. È un prato. E io non sono sempre disposto a compiacermi di un bosco e di un prato. Invece in questi, ci vedo quello che voglio, secondo gli umori del momento. Comando io.
Bravo Massimo. Le migliori pitture sono le macchie dei muri.
Oh!
Vero, vero. La mattina allo svegliare le guardo e ci vedo delle nubi, dei dromedarii, delle grotte, un imperatore, una focaccia….
GIULIA spettosa.
Arte economica.
Stende un foglio di carta sulla tavola.
Un momento.
Leva il ritratto di tasca.
Ci metto anche….
GIULIA piano.
Badate.
Helmer fa il pacco.
MASSIMO a Nennele.
Credevo di non arrivare. Non c'è stato anche qui un tempo scellerato?
Sì.
GIULIA davanti alla tavola per nascondere Helmer.
Ieri e stanotte.
Oh, lassù. Disastri. L'Arve straripato, due ponti crollati, case rovinate, tre persone travolte nella corrente….
Morte?
Oh! Chi ci casca! In mezzo minuto! Nemmeno il tempo di affogare!Sbattuto ai massi ed ai tronchi….
GIULIA a Helmer che ha fatto il pacco.
A me. Tenete. Io lego.
Vedremo le traccie domenica salendo a Chamonix.
Ah, ci venite poi?
Per mio conto ho pensato di no.
Si mette per legare il pacco che Helmer tiene in mano.
Come? Eri tu che insistevi.
A me non piace sfoggiare virtù al primo momento. Rifletto e faccio poi per il meglio.
Già
Il ritratto scivola dal pacco e cade.
MASSIMO a Helmer.
Guardi.
Lo raccoglie.
GIULIA glielo strappa di mano.
NENNELE ha veduto e scoppia in una risata.
MASSIMO a Nennele.
Che c'è?
NENNELE ridendo.
Nulla.
GIULIA incarta e lega in furia.
Là. Così non scapperà più.
A Helmer.
A voi. Vi accompagno fino all'uscio dell'orto.
Grazie. Signorina. Signore.
Via Helmer e Giulia.
Massimo, NENNELE poi GIULIA.
Mi spieghi?
Mi fa schifo, schifo, schifo. S'è fatta comprare due sgorbi da quel bel signorino, che le fa il patetico intorno. Ha capito che era lui il compratore…. lui stesso moriva dalla voglia di tradirsi. M'hanno mandata via con un pretesto da collegiali. Che abbiano macchinato non so, ma lei, lei che prima era pazza per andare domenica a Chamonix e mi aveva rimbeccata per certe mie osservazioni, dopo…. hai sentito…. la saviezza! Ah, che anima bassa! E io ho passato una settimana a fare l'odioso e stupido mestiere di cane da guardia. Ho fatto questa ridicola cosa. Te la immagini eh? Una ragazza della mia età, che prende in custodia la virtù della sua matrigna…. Ti stupisce ch'io parli così? Non devo sapere? Non devo vedere? Ah! Tutte sanno e tutte vedono. Va là. Le commedie che c'inibiscono in teatro, le vediamo in casa, in casa, in casa. Solo mi fa meraviglia che m'offendano ancora. Di' la verità che ti sembro un piccolo essere corrotto e grottesco! Che pietà! Che ribrezzo! Che pensi di me, Massimo…. che pensi di me?
Imparo. Mi accorgo che il mio genere di vita, mi ha lasciato ignorare molte cose. Ma quello che penso di te, non ti può spiacere. Trovo molto salutare la tua rivolta.
Non ne posso più. Se tu sapessi le idee che mi vengono in certi momenti! E mi sono anche alienato l'animo di Tommy. Tommy, che ha un sentimento così squisito dell'eleganza, deve aver trovate tanto misere e sciocche le mie pretese e la mia condotta. E si è voltato dalla parte di mammà! Se la intendono. Sorridono insieme, discorrono fra di loro, tacciono quando arrivo….
Ne sei gelosa?
Meno di quanto avrei creduto.
L'orgoglio!
Non mi capisci. Ne sono rattristata però. Tu sai nulla di Tommy?
No. Novità?
Non so.
Ci attende, al suo ufficio?
Credo. Se ne va tutte le mattine, rientra per la colazione, torna ad uscire, fino all'ora del pranzo. Ma ha l'aria scontenta. Ho fatto tanto per infondergli una volontà allegra. Ho cercato di volere per lui. Tu mi dicevi un giorno che la volontà può ogni cosa.
Bene applicata.
Tu credi di poter sempre conseguire quello che vuoi?
Quasi sempre. Col tempo e col silenzio.
Credi che potrei anch'io?
Credo di sì. Nei limiti del non assurdo. È certo che se tu volessi fare un uomo forte di Tommy…. che ha un sentimento così squisito dell'eleganza! E poi in te c'è ancora il dissidio fra gli istinti…. o meglio fra le abitudini e la ragione.
Non mi capisci.
Ad ogni modo, non stancare la volontà, a cose vane. Chi si vuol perdere lascia che si perda. Che vuoi fare colla tua matrigna per esempio? Io credo che tuo padre l'ha pesata e giudicata, e che domanda una cosa sola, che non lo distragga dal suo lavoro.
Non senti la ribellione?…
Vuoi ribellarti contro le foglie che il vento disperde? Trattienile se puoi. Hanno tanta grazia, e tanta eleganza, e non sai dove vanno a finire. Quella gente là non finisce. Nessuno farà mai la bricconata concludente: svolazzano di viltà in viltà e dileguano nella viltà universale. Un bel giorno, ti volti, non ci sono più.
Così la pensi anche di Tommy?
Non so ancora. Volevo passare stamani dal mio amico per averne notizie. Ma con quel ritardo! Gli ho telegrafato dall'ultima stazione, che me ne telegrafasse qui. Sentiremo.
GIULIA entra dal fondo.
NENNELE appena la vede, a Massimo.
Guarda che il papà ti aspetta nello Studio.
Massimo s'avvia.
Appena sai nulla vieni a dirmelo, eh?