Silvio esce per il secondo uscio a destra.
Silvio esce per il secondo uscio a destra.
FULVIA
(sola — dopo una pausa — assorta) Zia Ernestina... — la credevo morta...
Rientra BETTA dalla comune, reggendo a fatica due grosse valige della zia Ernestina, una di qua, una di là a contrappeso.
Rientra BETTA dalla comune, reggendo a fatica due grosse valige della zia Ernestina, una di qua, una di là a contrappeso.
BETTA
Pèsano... pèsano...
FULVIA
Sono della zia... (si corregge subito) della signorina Galiffi?
BETTA
E ha portato anche un baule!
FULVIA
Ah — è dunque venuta per restare?
BETTA
Almeno dalla roba che porta... — Su, in foresteria, è vero?
FULVIA
Sì, sì — per ora...
Betta via, con le valige per il secondo uscio a destra. Poco dopo, da quest'uscio entra, tutta imbarazzata e titubante come una vecchia pollastra scappata dalla stia, la ZIA ERNESTINA.
Betta via, con le valige per il secondo uscio a destra. Poco dopo, da quest'uscio entra, tutta imbarazzata e titubante come una vecchia pollastra scappata dalla stia, la ZIA ERNESTINA.
ZIA ERNESTINA
Permesso?
FULVIA
(recandosi a chiuder l'uscio da cui zia Ernestina è entrata; decisa a pigliarsela un po' a godere prima di svelarsi) Venga, venga — s'accomodi. Livia è già andata? Doveva essere in ritardo...
ZIA ERNESTINA
(su le spine) Sì... — col padre.
FULVIA
S'accomodi, s'accomodi.
ZIA ERNESTINA
Grazie. — In chiesa...
FULVIA
Come dice?
ZIA ERNESTINA
Dico che è andata in chiesa, col padre.
FULVIA
Sì sì, per le messe. Forse anche lei avrebbe desiderato andarci — perchè saprà che oggi — (piano, pigiando, con uno sguardo d'intelligenza) — per la figlia — è l'anniversario.
ZIA ERNESTINA
Ah — la signora sa, dunque?
FULVIA
Come vuole che non sappia, scusi!
ZIA ERNESTINA
Ma io non so nulla, invece! — Dev'esser morta da poco, è vero? la mia povera nipote.
FULVIA
(la guarda, forzandosi a dissimulare lo stupore che la agghiaccia; poi dice) Eh, non da poco veramente...
ZIA ERNESTINA
Manco di qua da sei anni circa. Ero l'unica parente. Mi si poteva avvertire... — Ma com'è morta? com'è morta? la signora lo sa?
FULVIA
(tentenna il capo, poi dice) Sì, lo so.
ZIA ERNESTINA
Male?
FULVIA
Eh, male, sì! (Pausa — poi) L'hanno uccisa.
ZIA ERNESTINA
(con un balzo) Uccisa? Come! Chi l'ha uccisa?
FULVIA
Zitta, per carità! (Con aria misteriosa) Non se n'è saputo nulla.
ZIA ERNESTINA
Uccisa!.. Ma come? dove? Neanche i giornali ne parlarono!
FULVIA
Ma... sa!... di certi delitti non si parla sui giornali. (Piano, guardandola di nuovo con aria misteriosa, come per rassicurarla, in confidenza) Stia tranquilla!
ZIA ERNESTINA
(intontita) Io? (Poi, più che mai smarrita) E come l'ha saputo lei? da suo marito?
FULVIA
(fa cenno di sì, con truce cipiglio, poi, di nuovo, piano, in confidenza) Mi ha confidato tutto.
ZIA ERNESTINA
(trasecolata) Lui? Oh Dio! Che cosa?
FULVIA
(c. s.) Non tema! non tema! Io so tacere... (E le posa, come a giurarlo, una mano sulle mani).
ZIA ERNESTINA
(c. s.) Le giuro che io non so nulla, signora! Oh Dio! Ma che c'entri dunque lui? Badi che io sono la ziadi lei!
FULVIA
Ma che zia! Mi faccia il piacere! Non seguiti a far la parte con me! Le dico che so tutto, scusi!
ZIA ERNESTINA
Io? La parte? Che parte? (c. s.)
FULVIA
Ma se lei è la complice!
ZIA ERNESTINA
Io? La complice?
FULVIA
Lei! Lei!
ZIA ERNESTINA
Che dice? Io? Complice di che?
FULVIA
Come, di che? Dell'uccisione!
ZIA ERNESTINA
Io?
FULVIA
(non resistendo più alla vista del trasecolato terrore della vecchia, scoppia a ridere come una matta) Ah! ah! ah! ah! (E subito facendolesi vicinissima, scostandosi i capelli dalle tempie e dalla fronte e tenendosi il volto come per presentarglielo) Ma dici davvero, zia Ernestina? Ma guardami bene! Non mi riconosci?
ZIA ERNESTINA
(come basita, tirandosi indietro col busto e parando le mani) Che?... Che?...
FULVIA
Sono io! Non mi riconosci davvero?
ZIA ERNESTINA
Fulvia? Tu?
FULVIA
Zitta! Ora sono Francesca!
ZIA ERNESTINA
Ma come?
FULVIA
Eh! come... Te l'ho detto come!
ZIA ERNESTINA
Oh Dio... Mi pare d'impazzire!.. Tu?.. Qua di nuovo?
FULVIA
(nega vivacemente col dito) Francesca, Francesca.
ZIA ERNESTINA
Come!.. Fulvia?
FULVIA
(c. s. e poi sillabando) Fran-ce-sca.
ZIA ERNESTINA
Impazzisco davvero.
FULVIA
(subito, abbracciandola) Povera zia Ernestina, no! Ma è proprio vero, sai, proprio vero: la complice! Me l'ha detto lui!
ZIA ERNESTINA
No... no... Ti giuro che io...
FULVIA
Scusa, e per chi allora è andata a pregare Livia in chiesa?
ZIA ERNESTINA
(cominciando a smarrirsi di nuovo) Già... io...
FULVIA
Vedi? Ti sei anche vestita di nero! Più complice di così?
ZIA ERNESTINA
Ma perchè ho creduto davvero che ora tu...
FULVIA
E sì: difatti: eccomi qua: La signora Francesca Gelli!
ZIA ERNESTINA
Lasciati vedere... Sai, che non ci vedo quasi più!
FULVIA
Effetto della tintura, zia! (Accenna ai capelli tinti della vecchia) Deleteria, deleteria per la vista... Guardatene! Anch'io, vedi? (mostra i suoi) E me l'hanno detto. Si può anche accecare.
ZIA ERNESTINA
Ma no, è l'età! Ecco, anche per codesti capelli non ti riconoscevo...
FULVIA
Scusa, scusa, e la voce?
ZIA ERNESTINA
Dopo tredici anni, che vuoi! E sono anche un po' sorda. Poi con la certezza che... (non sia mai,figliuola mia)! Ma dimmi, dimmi com'è stato? Vi siete riconciliati, eh? e avete dovuto fare per la figlia quest'altra finzione...
FULVIA
Sì, almeno credevo...
ZIA ERNESTINA
Ah, s'è saputo? Ma Livia, no, Livia crede...
FULVIA
Lo credono tutti, per questo!
ZIA ERNESTINA
E allora?
FULVIA
Mah, il guajo è che ho finito per crederlo anch'io, come la Betta!
ZIA ERNESTINA
Che? Oh Dio, non ricominciare!
FULVIA
No, no. Mi sono abituata ormai. Devi crederlo anche tu, zia; ma proprio crederlo come... che so! come puoi credere a te stessa.
ZIA ERNESTINA
Ah, si sa! Dici per Livia? per la gente?
FULVIA
No, per te, per te. Dico proprio per te! Per te, come zia di lei!
ZIA ERNESTINA
Di Livia?
FULVIA
No!Di quella che fu tua nipote!(Con stranezza) Bella nipote, te ne puoi vantare! (Pausa) Lo facesti per danaro; ma t'assicuro io, che avresti potuto provarne onta per davvero!
ZIA ERNESTINA
(sbalordita) Come?
FULVIA
Pessima! Pessima! Una vitaccia! (Staccando, nel veder la faccia della zia Ernestina) Vorresti forse difenderla dopo che..?
ZIA ERNESTINA
(c. s.) Ma scusa, non parli di te?
FULVIA
No, cara zia! Ti dico che io sono la signora Francesca Gelli, e non puoi sapere con quale e quanta voluttà rovescio tutte le infamie che so addosso a codesta tua nipote, che qua, lo vedi? innalzata alle glorie del paradiso, si va a pregare in chiesa — tutti — anche la serva! (Con scatto di gioia quasi frenetica) Sono madre di nuovo io, sai?
ZIA ERNESTINA
Madre?
FULVIA
Madre, madre — come prima! — quella diprima! quella che lei non conobbe! (allude alla figlia). Ah, zia Ernestina — credi, credi — è una vera rinascita per me! Capisci che mi risento madre come allora — in attesa — prima ch'ella mi nascesse? Così, così! E mi sento io, qua, io sola — per quello che sono ora, viva come prima —la vera santa— io, per tutto il martirio che ho sofferto, prima e dopo, — questi quattro mesi qua, con lei... — ah, che cosa, se sapessi! — Dio, Dio, che cosa!... che cosa!
ZIA ERNESTINA
Me l'immagino, me l'immagino... Ma te l'ha dato senza saperlo, quella poverina...
FULVIA
Senza saperlo, ma con che ferocia! Fredda, sai? oh, mansa! Il vero livore! (All'improvviso, si turba profondamente; si alza, stringendosi forte una mano sugli occhi) Oh Dio, basta che non mi fissi!
ZIA ERNESTINA
(sorpresa da questo moto improvviso) Che cosa?
FULVIA
Niente. Una cosa che ho detto poco fa a suo padre... Bisogna che me la scacci dalla mente! (Forzandosi a rientrare nella coscienza abituale) Credi che ho fatto di tutto, zia, non per farmi amare... non per me, ma perchè lei... non so, sentisse — ecco — sentisse che io... — non te lo so dire! — Anche i suoi dispetti, certe volte, mi son parsi carini... mi han fatto sorridere entro di me. Ma se n'è accorta. E a vederla cangiare in viso,allora! Un martirio, sì. L'ho potuto sopportare, perchè sono così di nuovo, credi, com'ero per lei, a diciott'anni. (Staccando come per un'idea che le sorge improvvisa) A proposito! Mi dovresti fare un favore, zia Ernestina. Son sicura che lei si presterà.
ZIA ERNESTINA
Un favore? Io?
FULVIA
Sì. Dovresti indurla, proprio per farmi un dispetto;dicendoglielo, a comparirmi davanti, uno di questi giorni, all'improvviso, con quel mio abito di velo a roselline, ch'ella conserva.
ZIA ERNESTINA
Ma no! Che ti viene in mente?
FULVIA
Sì, sì, zia! Mi farebbe tanto piacere, rivedermi in lei, per un momento, com'ero all'età sua!
ZIA ERNESTINA
Ma che idea, no!
FULVIA
È vero che mi somiglia poco...
ZIA ERNESTINA
E come vuoi che lo faccia! Non lo farebbe mai!
FULVIA
Per non profanar quella veste davanti ai miei occhi? Forse hai ragione.
ZIA ERNESTINA
E poi, io — ma figurati! — Sai che mi troverò in un bel impiccio, io, ora?
FULVIA
Oh! Non arrischiarti a lasciare trapelar nulla! Silvio è costernatissimo... Non m'ha raccomandato altro. Vuole che te ne vada via subito, anzi.
ZIA ERNESTINA
Ah, come? così subito?
FULVIA
Povera zia Ernestina, venuta per angariare l'intrusa, d'accordo con la nipotina!
ZIA ERNESTINA
Ma no! Che dici?
FULVIA
Non t'ha chiamato lei? di' la verità!
ZIA ERNESTINA
No, ti giuro! Ero venuta soltanto per sapere...
FULVIA
Scusa, e il baule? (ride).
ZIA ERNESTINA
(presa al laccio) Già... l'ho portato... Ma non potevo immaginare...
FULVIA
Non fa nulla; non fa nulla. E per me, anzi,ora... Ma bisognerebbe che tu sapessi fingere — ma proprio bene — senza mai tradirti...
ZIA ERNESTINA
Dio mio... sarà difficile...
FULVIA
L'hai fatto per tanti anni!
ZIA ERNESTINA
Già, ma non con te davanti!
FULVIA
Ecco: tu pensa sempre a ciò che fu tua nipote!
ZIA ERNESTINA
No! Dio liberi!
FULVIA
Perchè?
ZIA ERNESTINA
Non ci ho mai pensato, trattando con Livia!
FULVIA
Appunto. Pensaci ora!
ZIA ERNESTINA
(con orrore) Trattando con te? Oh!
FULVIA
Non essere sciocca! Io non sono tua nipote! Ma vedrai che Livia mi tratta comequella. Glielo leggo negli occhi, sospetta di me, chi sa che orrori!
ZIA ERNESTINA
Ma no, un'innocente!
FULVIA
L'odio le fa da diavolo! Quello dell'albero, sai?
ZIA ERNESTINA
Che albero?
FULVIA
La storia sacra, zia Ernestina! L'albero della conoscenza... il serpente...
ZIA ERNESTINA
(senza comprendere) Ah... già... (Poi) E tuo marito? Tuo marito?
FULVIA
Che cosa?
ZIA ERNESTINA
Com'è ora con te?
FULVIA
(si turba, la guarda, esita a rispondere: poi, accigliandosi) Mi stomaca.
ZIA ERNESTINA
Ma sai che è divenuto...?
FULVIA
Lo so, lo so, che cosa è divenuto! Me, però, capisci?mi vuole come quellaancora...!A quattr'occhi, capisci? vorrebbe chequella santa, rediviva e istruita, tutta la sua probità... (fa un gesto ambiguo, con le mani)..
ZIA ERNESTINA
(pudibonda, ma con viva curiosità) Non capisco...
FULVIA
(con nausea) Ma sì, gliela sconquassasse; per poi la mattina dopo, raggiustarsela addosso, tutta ancora un po' rabbuffata, davanti alla figlia! È ancora quello di prima, sai? Ma allora, almeno, non aveva cinquant'anni e non faceva il probo per professione, e io non capivo, come capisco adesso! Scusami, scusami, zia Ernestina: non devi capire neanche tu!
ZIA ERNESTINA
(scottata nel suo pudore, torna, come se nulla fosse, al primo discorso) Ecco: io ti dovrei guardare, dovrei averti davanti il meno possibile...
FULVIA
Dici, per non tradirti?
ZIA ERNESTINA
Già... Ma scusa, non si potrebbe, a poco a poco...
FULVIA
No! Impossibile! Non te lo sto dicendo? E poi, questi tredici anni ci sono stati davvero! E questo suo livore d'ora... Sarebbe terribile per lei!.. Guai! Ne sono così convinta che non cipenso neanche più... e (Subito staccando, imperiosamente e piano) Zitta!
Rientra dalla comune BETTA.
Rientra dalla comune BETTA.
BETTA
Signora, c'è il professore: il signor Cesarino.
FULVIA
Oh Dio, Livia oggi non prende certo la lezione! Bisognava farglielo sapere, senza farlo venire fin qua...
BETTA
Già. Ma la signora sa che vengono anche per... (fa cenno con la mano: «per mangiare»).
FULVIA
Ah, c'è anche la signora Barberina?
BETTA
Sissignora. Stanno tutt'e due a scuotersi di là tutta la polvere d'addosso, sudatissimi.
FULVIA
Fateli entrare, poverini.
Betta via.
Betta via.
FULVIA
(piano, accostandosi) Attenta ora, mi raccomando, zia Ernestina!
Entrano il SIGNOR CESARINO e la SIGNORA BARBERINA. Due tipi buffi: quello, fino fino, calvo, ma pure con molti capelli, tutt'intorno al cranio e sugli orecchi, candidissimi e rigonfi. È paonazzo dal gran sole che ha preso, venendo a piedi. Perduto in un abbondantissimo abito nuovo di seta cruda, evidentemente tagliato e cucito dalla saggia moglie, ha ripiegato da piedi non solo i calzoni, ma anche sui polsi, più d'una volta, le maniche, anche per il caldo, che gli fa tenere un gran fazzoletto, bagnato di sudore, in mano. La signora Barberina, atticciata e balorda, sempre in apprensione per la svolazzante vivacità del marito, veste un abito chiaro, d'una chiarezza che strilla sulla sordità pesante della sua bruna carnagione pacifica, e ha un vistoso cappellino di paglia a sghimbescio, che le sta proprio un amore.
Entrano il SIGNOR CESARINO e la SIGNORA BARBERINA. Due tipi buffi: quello, fino fino, calvo, ma pure con molti capelli, tutt'intorno al cranio e sugli orecchi, candidissimi e rigonfi. È paonazzo dal gran sole che ha preso, venendo a piedi. Perduto in un abbondantissimo abito nuovo di seta cruda, evidentemente tagliato e cucito dalla saggia moglie, ha ripiegato da piedi non solo i calzoni, ma anche sui polsi, più d'una volta, le maniche, anche per il caldo, che gli fa tenere un gran fazzoletto, bagnato di sudore, in mano. La signora Barberina, atticciata e balorda, sempre in apprensione per la svolazzante vivacità del marito, veste un abito chiaro, d'una chiarezza che strilla sulla sordità pesante della sua bruna carnagione pacifica, e ha un vistoso cappellino di paglia a sghimbescio, che le sta proprio un amore.
SIGNORA BARBERINA
(dalla comune) Permesso?
FULVIA
Avanti, avanti, signora Barberina.
SIGNORA BARBERINA
Riverisco, signora.
SIGNOR CESARINO
(inchinandosi, sbracciandosi) Signora gentilissima...
FULVIA
(facendo le presentazioni) — Mi permettano. Il signor Cesarino Rota, maestro di musica di Livia, e la signora Barberina, sua moglie. — La signorina Galiffi — prozia di Livia. (Inchini da una parte e dall'altra) Si accomodino, prego.
SIGNOR CESARINO
Che caldo! che caldo, signora mia... Qua è una delizia! — La polvere!
SIGNORA BARBERINA
(notando con orrore e facendo notare al marito, che è entrato in sala con le maniche e coi calzoni ancora rimboccati) Ma Cesarino!
SIGNOR CESARINO
(non comprendendo) Che cosa?
SIGNORA BARBERINA
Dio mio, ma si entra così?
SIGNOR CESARINO
(subito, riparando, a cominciar dai calzoni) Ah, già... Mi perdonino! (Se non che, svolgendo la rimboccatura del primo calzone, un mucchietto di polvere cade sul tappeto) Oh, guarda quanta terra...
SIGNORA BARBERINA
Ma va' di là, santo Dio!
SIGNOR CESARINO
(subito, alzandosi e dirigendosi verso la comune) Sì, ecco... Mi permettano, mi permettano... (Esce, per rientrare poco dopo).
SIGNORA BARBERINA
Scusi tanto, signora!
FULVIA
Ma no, non è niente.
SIGNORA BARBERINA
È così mai distratto! Non se ne possono fare un'idea!
FULVIA
Eh, artista!
SIGNORA BARBERINA
Per lo stradone, poi, veramente...
FULVIA
Ecco, mi dispiace tanto, che...
SIGNOR CESARINO
(rientrando) Ah, eccomi qua... (E subito ripigliando istintivamente a rimboccarsi le maniche) E la mia allieva? la mia allieva?
FULVIA
Dicevo appunto questo, signor Cesarino. Mi dispiace che Livia...
SIGNOR CESARINO
Non sta forse bene?
FULVIA
No. È andata in chiesa col padre...
SIGNOR CESARINO
(preoccupatissimo, per la sua qualità d'organista) E che cos'è oggi? Che funzioni? — Dio mio, Barberina!
FULVIA
Ma no, stia tranquillo! È una funzione privata. Oggi è — (rivolgendosi alla zia Ernestina) dica lei, signorina: il dodicesimo o il tredicesimo?
ZIA ERNESTINA
(sbalordita, cadendo dalle nuvole) Io? Che cosa? Non saprei!
FULVIA
Dico l'anniversario...
SIGNOR CESARINO
(subito, sovvenendosi) Ah, della morte?
SIGNORA BARBERINA
(c. s. compuntissima) Della sua mamma, già!
FULVIA
(indicando, con compunzione anche lei, la zia Ernestina) Nipote appunto della signorina...
ZIA ERNESTINA
(vivamente, come per ripigliarsi dallo sbalordimento) Già... già... sì — oggi, — l'anniversario.
FULVIA
Il tredicesimo — è vero?
ZIA ERNESTINA
Sì sì — il tredicesimo, il tredicesimo...
SIGNOR CESARINO
Oh guarda... guarda...
SIGNORA BARBERINA
Noi non sapevamo... Domandiamo scusa, allora. Non saremmo venuti...
FULVIA
Già: non s'è pensato ad avvertirli.
SIGNORA BARBERINA
Quanto mi dispiace! (Accennando a levarsi) Ma allora...
FULVIA
(subito) No, no — possono trattenersi. (Alla zia Ernestina) Non credo, signorina, è vero, che Livia... — Oh, per sonare, certo oggi non sonerà...
SIGNOR CESARINO
Ma via! ma dopo tredici anni!
SIGNORA BARBERINA
(strillando) Cesarino! — ma non senti che c'è qua...? (indica la zia Ernestina, che non sa più che viso fare).
SIGNOR CESARINO
Ah,pardon, pardon!
SIGNORA BARBERINA
Veste ancora di nero, non vedi?
FULVIA
Sì, perchè la amava proprio come una figliuola.
SIGNOR CESARINO
Eh, si vede... si vede... È venuta ora a trovare qua la sua nipotina, eh?
ZIA ERNESTINA
Già... sì... son venuta...
SIGNOR CESARINO
Proprio per questa triste ricorrenza?
ZIA ERNESTINA
(non sapendo che rispondere) Già... sì...
SIGNORA BARBERINA
Ah, ma dunque sarà meglio che noi...
FULVIA
No, ecco — volevo dir questo. Non credo che Livia potrà aver dispiacere che rimangano a tavola, come al solito, il suo professore e la signora. Tanto più che doveva pensar lei ad avvertirli di non venire. — Ma capiranno: c'è qua la zia... — Dica, dica lei, signorina!
ZIA ERNESTINA
(c. s.) Che?... che debbo dire?
FULVIA
Nessuno meglio di lei è in grado d'interpretar l'animo della figliuola...
ZIA ERNESTINA
(impappinandosi e riprendendosi a stento) Già... ma... capirai... capirà... sono... sono ospite anch'io qua... di... di lei...
FULVIA
Ah, bene! E allora io, per conto mio, non permetteròche il professore e la signora se ne ritornino indietro, di mezzogiorno, con questo sole...
SIGNOR CESARINO
Già il tocco! già il tocco!
FULVIA
Ah sì? E allora a momenti saranno qua...
SIGNOR CESARINO
Di volo... con l'automobile... che bellezza! — Le assicuro, signora mia, che noi due, a ritornare a piedi, adesso, si morirebbe...
FULVIA
(alzandosi) No no. — Vadano, vadano a mettersi in comodità. — (Si alzano tutti) Possono andar di là al solito. (Indica il primo uscio a destra).
SIGNORA BARBERINA
Grazie... Mi leverò allora, con permesso, il cappello...
SIGNOR CESARINO
E io vorrei, con licenza della signora... Ecco, oggi dovevo anche accomodare il pianoforte...
SIGNORA BARBERINA
Ma no, Cesarino! Non hai inteso che oggi non si suona?
SIGNOR CESARINO
Accordare non è sonare!
FULVIA
La farà poi, se mai, signor Cesarino: dopo tavola...
SIGNOR CESARINO
Ah, bene bene... E allora, ci permettano... Andiamo a rinfrescarci un po'!
SIGNORA BARBERINA
Con permesso... (S'inchina).
Escono per il primo uscio a destra, marito e moglie.
Escono per il primo uscio a destra, marito e moglie.
ZIA ERNESTINA
(a precipizio, con aria da spiritata) Ah, no no no no no! Me ne vado, me ne vado! — Non ci resisto!
FULVIA
(sorridendo) Eh, vedo anch'io, zia Ernestina...
ZIA ERNESTINA
Ma che! — Non ci resisto! Ora stesso me ne vado!
Si ode a questo punto la voce di BETTA dalla comune.
Si ode a questo punto la voce di BETTA dalla comune.
VOCE DI BETTA
(che annunzia) Eccoli di ritorno!
ZIA ERNESTINA
Vado su! vado su! Vado a prepararmi! Via! via! via!
Esce di furia per il secondo uscio a destra. Quasi contemporaneamente entra dalla comune SILVIO GELLI.
Esce di furia per il secondo uscio a destra. Quasi contemporaneamente entra dalla comune SILVIO GELLI.
SILVIO
(con ansia, alludendo alla partenza di zia Ernestina) Ebbene?
FULVIA
(guarda verso la comune, poi domanda) Livia?
SILVIO
È entrata di là. Sarà su. — Che hai fatto?
FULVIA
Se ne va; se ne va via da sè...
SILVIO
Oggi stesso?
FULVIA
Oggi... non so, domani... — Ha riconosciuto lei stessa l'impossibilità di rimanere.
SILVIO
Ah, bene! Ma non vorrei che oggi, a tavola...
FULVIA
C'è, per fortuna, il maestro con la signora.
SILVIO
Sono di là? (indica il primo uscio a destra).
FULVIA
Sì, vai vai. Fa' presto. A momenti saremo a tavola.
Silvio, via per il primo uscio a destra. Poco dopo, dal secondo, entra LIVIA che si dirige risolutamente, con fosco cipiglio, verso Fulvia.
Silvio, via per il primo uscio a destra. Poco dopo, dal secondo, entra LIVIA che si dirige risolutamente, con fosco cipiglio, verso Fulvia.
LIVIA
Hai detto tu a zia Ernestina d'andarsene?
FULVIA
(addolorata di vedersela davanti così, le risponde con grande dolcezza) No, cara. Non io...
LIVIA
E chi dunque la fa partire appena arrivata?
FULVIA
Non so, nessuno... — Lei stessa.
LIVIA
Lei stessa non può essere!
FULVIA
Eppure torno a dirti che è lei...
LIVIA
Ma se — arrivando questa mattina — mi disse ch'era venuta per rimanere qui a lungo con me!
FULVIA
Lo so anch'io. M'hanno detto che ha portato con sè anche un baule...
LIVIA
Dunque, vedi...
FULVIA
Io t'assicuro, Livia, che per conto mio non avrei avuto nulla in contrario. Dissi anzi a tuo padre, che avrei avuto piacere ch'ella rimanesse.
LIVIA
Ah, dunque è lui? (Fiera, dura, guardandola negli occhi) Perchè?
FULVIA
Non per me, credi, Livia. — Lo so; tu devi sospettare così.
LIVIA
Sospettare... È così chiaro, mi sembra!
FULVIA
No, scusa. Perchè allora ti dico, che potresti ricordare che già un'altra volta —senza che ci fossi io— egli non la volle più in casa e la mandò via. Me l'ha detto lui — se è vero...
LIVIA
Allora, sì! È vero. — Ma il caso,ora, sarebbe diverso.
FULVIA
(sempre con accorata e più intensa dolcezza) Perchè ora ci sono io — tu dici. E l'ho detto anch'io, difatti, a tuo padre. Gli ho fatto notare appunto, che tu ne avresti incolpato me.
LIVIA
Non ostante questo, però — per incarico di lui — tu l'hai licenziata.
FULVIA
Ma non l'ho licenziata io! Nè altri! — Che vuoi che ti dica? Se ha deciso d'andarsene, così, da un momento all'altro, sarà perchè... non so, dopo aver parlato con me, qua, avrà concepito forse... avversione, antipatia. — È il mio destino, qua, per quanto io faccia di tutto... — E tu, se potessi essere un po' giusta verso di me, dovresti riconoscerlo. Credi, sono stata con lei affabilissima. Ma mi hanno detto che è stata sempre un po' bisbetica e fastidiosa...
LIVIA
Io le voglio bene!
FULVIA
Me l'immagino. E credi che l'ho trattata affabilmente anche per questo. Io non so... abbiamo financo riso insieme. Non so proprio di che cosa si sia potuta avere a male... (Tentando di volgere in riso, affettuosamente, il discorso, appigliandosi a ciò che ha di comico la figura della zia Ernestina) Ma forse... — sai perchè? — (si china un po' verso lei sorridendo, per mostrarle il capo, e sollevando con una mano una ciocca de' suoi capelli, aggiunge) Questi capelli...
LIVIA
Che vuoi dire?
FULVIA
È tinta anche lei, lo sai. Me li ha guardati con un viso così arcigno... Teme forse che la sua tintura debba sfigurare troppo accanto alla mia. Tu non puoi comprendere ancora certe debolezze...
LIVIA
(dura, recisa) Ah, certo! Meglio che non le comprenda!
FULVIA
(avvertendo che lo sdegno di lei si riferisce solo ai suoi capelli tinti e non a quelli della vecchia) Eppure... eppure io seguito a tingermeli per te, sai?
LIVIA
(con nausea) Per me?
FULVIA
Per te, sì. — E per consiglio di tuo padre.
LIVIA
Non capisco.
FULVIA
Non capisci, lo so. Ma immagina che io abbianaturalmente, sotto questa tintura, i capelli dello stesso colore dei tuoi — ma proprio tali e quali!
LIVIA
Ebbene?
FULVIA
Potresti pensare che il colore a codesti tuoi ti sia potuto venire da quelli di tua madre...
LIVIA
(ponendosi ambo le mani sul capo, come a riparare i capelli di sua madre, e dice, scostandosi) Sì, lo so!
FULVIA
Te l'ha detto tuo padre? Ed ecco perchè mi consiglia di seguitare a tingermi i miei. E io lo faccio: mentre non vorrei più, ti giuro. (Con un desiderio angoscioso, improvviso che la intenerisce, al ricordo di se stessa giovine come è ora la figlia) — Ti guardo codesti ricciolini teneri sulla nuca... Mi verrebbe voglia di prenderli con due dita e allungarteli pian piano... senza farti male...