Chapter 4

Volle adunque mia buona ventura, che nel paese nostro che si chiama il regno de Sperduti, capitasse spinta da contrari venti una nave, che dall'isola di Utopia carca di carote veniva, sopra dellaquale, fra molti, vi era un Fiorentino chiamato Tetigio, ottimo maestro di piantar carote, & perche oltre di questo, egli era faceto, motteggiatore, & piacevole molto, Lo chiesi se voleva rimanersi meco, & essermi guida nel viaggio d'Italia, ch'io li darei honesta, & al suo giuditio convenevole provisione, oltre che l'havrei sempre in luogo di carissimo fratello. Non spiacque l'offerta al Fiorentino, anzi riverentemente mi ringratiò che degno reputato l'havessi del mio servigio, promettendomi ch'egli mi sarebbe ossequente piu che il vento, & obediente piu che la lepre alla campagna, & che tutta l'Italia gli era non meno nota, che si fussero le stanze delli Antipodi, et che haveva notitia di tutte le famiglie illustri, di tutti gli huomini bellicosi & litterati, e delle piu belle & vaghe donne, et che mi avvertirebbe fedelmente secondo la varietà delli costumi Italiani, liquali piu spesso si cambiano che non fa il Cameleonte. Stette la nave delle Carote forsi sei mesi in porto. Il padrone era Raguseo, li ministri parte Genovesi, parte Napolitani, il scrivano era sciotto. Di si longa dimora fu cagione non tanto la contraditione de venti, quanto il mercatantare che fecero, conobbero tantosto che di Nave scesi furono esser la Regione nostra copiosa di rare cose: compraro adunque anzi per dir meglio, contracambiarno; à noi lasciando delle lor Carote, & essi portandosene di quelle cose delle quali l'Italia mancava: per Napoli tolsero di belle prospettive delle quali si diletta quella natione sopra tutte l'altre. Per Roma tolsero le piu belle cortegiane che n'havessimo nel Regno, quasi che le ci mancassero: Per Siena di molte funi, & di molte catene. Per Firenze mille Cantarri di speranza vana. Per Perugia morsi, et briglie. Per Lucca di molte odorifere misture per profumare il loro maraviglioso volto. Per Vinetia non vollero nulla, affermando che bastava portarvi delle Carote lequali trapiantate in quel terreno salso & dolce, crescevano ad estrema bellezza. Vollero per Genova una certa radice della quale chi ne mangia dopo'l pasto à stomaco digiuno, ha gran proprietà di fermare & stare,& stabilire i vacillanti capi. Mentre cotai cose mi riferivano, accendevasi tutta via il desiderio di veder l'Italia, & ogni indugia m'era troppo molesta. Longo sarebbe & non molto necessario, se io volessi raccontare cioche se ne portarno per Milano, qual mi dicevano esser una città grande, populosa, & molto ricca, prima che Francia, Spagna, & Alemagna li succhiassero non solo il latte, ma il sangue. Hora per conchiuderla spogliarno quasi tutto 'l paese di virtuose radici, herbe, & liquori affermando esser l'Italia tutta da vari morbi oppressa & impiagata, et non vedersi in lei parte veruna che sana fusse. Hor quando ad Iddio piacque salimmo su la nave ben corredata, et da ottimi marinai governata, & date le vele à venti per quindici giorni navigammo felicemente, levossi dopoi un vento impetuoso molto, che ne constrinse (nostro mal grado) pigliar porto in una isoletta da man destra poco habitata da huomini, ma piena de conigli, & cervi, daini, lepri, papagalli, tortore, & usignuoli, piena de pretiosi frutti, & soavissimi fiori, copiosa di chiare fontane, dove fummo raccolti con lieto viso & gratiosissimamente ristorati, & certo n'havevamo gran bisogno per la molta angoscia che n'haveva fatto sentir l'ira del mare. Mentre quivi soggiornammo, ne fu detto esser nell'isola un'Eremita dotato di Spirito profetico ilquale non lontano dal nostro albergo habitava, io che fui sempre curioso di cose nove deliberai visitarlo. Gran cosa & degna di stupore mi parve ch'egli appena veduto m'hebbe, che per proprio nome mi salutò et tutto pieno di amorevolezza bacciommi la fronte. Era questo huomo d'aspetto sopra modo venerabile, di statura alto, di habitudine di corpo magro, di favella soavissimo, vestito di tela celeste col capo tondo, & ricciuto: presemi per mano, introdussemi nella sua cella, & postosi sopra di una panca à sedere, in cotal modo incominciò à favellarmi. Sono molti giorni figliuol mio, che bramosamente ti aspetto: io so che tu sei per girtene in Italia, ove molte strane cose vedrai, & scorrerai molti pericoli, ma se tu haverai fede nel Signor Iddio da qualunque sciagura serai liberato. Io vidi già l'Italia quando ella fioriva, & era carica di Trofei, et nel vero parvemi un terrestre paradiso, ma hora intendo che le voglie divise delli infelici Italiani le hanno fatto mutar faccia et cambiar costumi. Troverai molte cose, che sommamente ti aggradiranno, et molte che ti saranno cagione di strema noia, spera pur figliuol mio nel S. che ti farà trar di questa tua longa peregrinatione utilissimo frutto, fa che senza intermissione adori, & preghi l'eterno padre, dal quale procedono tutti i beni, fa che li occhi tuoi non s'invaghischino d'altro spettacolo che della salutifera croce di Giesu Christo, nelquale habbi tutta la fiducia & egli farà la guida tua, non ti fidare nella propria prudentia, ma fidati in quella divina providentia, che regge & governa l'universo; Custodisci il cuore con ogni diligente custodia, imperoche da quello procede la vita nostra. Rimuove da te le labra detrattrici. Fuge le lingue bugiarde, & guardati dall'ira, imperocheegli è scritto nelle sagre lettere, che l'ira alberga nel seno de pazzi. Schiva le conversationi delle malvagie femmine, amara assai piu che asentio, & piu che morte. Attende à conservarti buona & intiera fama, laquale pel testimonio di Salomone è di ogni pretioso unguento piu soave. Tu te n'andrai sano & salvo à quella nobil provincia, laquale dalli Vitelli ha preso il nome: Vedrai quella felice & beata amenita di Campania & pareratti comprendere, che solo in quella parte del mondo la natura triumphi, godi & gioiosa si stia, gusterai una maravigliosa temperatura di cielo, vedrai campi fertilissimi, Colli aprichi, spelonche opache, fronzute selve, infinita copia di biade, viti, mandorle, & olive, molto armento, copioso grege, molti fiumi, & molti chiari fonti. Vedrai Roma nudrice di tutto'l mondo, eletta dal magno Iddio per adunar i sparsi imperii, & mollificare le dure usanze, & aspri costumi de barbari, & per esser finalmente patria comune à tutte le genti: Ricordoti però figliuol mio, che quando sarai nella alma città di Roma che di cosa che tu vega contra l'opinione tua, non te ne scandalizi. Troverai per Italia & ispetialmente nel Regno di Napoli, nel paese di Roma, et per Lombardia infinito numero de Tirannetti li quali sono à sudditi peggio che la peste, rubbandoli & violandoli le donne loro, sovengati, che Iddio fa regnar cotai mostri per li peccati de popoli & prega il S. ne spenga à fatto il seme di queste crudeli Arpie, ma ragionato habbiamo à bastanza, tempo mi pare di ristorare il ventre importuno essattore di quanto se gli deve, piacciati rumpere il digiuno con esso meco, ne ti rincresca di fare un poco di penitentia: io lo ringratiai dicendoli, che troppo singolar beneficio mi faceva degnandomi della sua mensa, per laquale havrei rifiutato quella di Nino, & di Lucullo, ne invidiarei à giove, nettare, o ambrosia, & cosi il buon Romito puose mano ad un tovaglino piu bianco che falda di neve, & ingombrò la picciola tavola de fichi secchi, nocelle, mandorle, & uva passola, & di un pane bruno anzi che nò, ma leggiero, ben fermentato, saporito, & ottimamente stagionato: Vino non ci puose egli ma di un'acqua mi dette bere, dotata diquelle conditioni, che si ricercano ad una buona acqua: superava di chiarezza ogni ben lucido cristallo, non haveva alcuno sapore, non odore, non determinato colore, non finalmente alcuna qualità. Finita la colatione & rese le gratie al S. egli mi diede la sua benedittione, chiedendola io importunamente, & da lui tolto commiato allo albergo feci ritorno. L'oste, che longamente m'haveva aspettato credendosi ch'io fussi digiuno, incominciò à burlarsi di me. Era questo hoste un buon brigante, amico anzi schiavo della gola, per un ortolano, per un beccafico, per un fegatello, egli sarebbe ito nel fuoco, bevitore era piu che Tiberio, piu che Cinciglione, & piu che Novello tricongio: del resto, era faceto, & ben parlante ne haveva punto del sciocco, anzi gli avanzava molto del tristo. Dopo che di me preso si hebbe quel trastullo che li piacque, sgannatosi finalmenteche digiuno non fussi, ma in piu modi ben ristorato cosi à parlarmi incominciò. Anchora che il Romito t'habbi sofficientemente ammonito, & consigliato di quanto ti fie bisogno pel viaggio d'Italia, pur per l'amicitia fra noi in questi pochi giorni contratta, non voglio ti parti senza alcuni miei salutevoli ricordi. Io mi persuado d'haver veduto l'Italia piu diligentemente di lui, ne guari è che partito me ne sono, dil che assai & non poco me ne pento, & ne farò dolente fin ch'io vivo. Veramente ti porto grande invidia: imperoche fra un mese (se i venti non ti fanno torto) giugnerai nella ricca Isola di Sicilia, et mangerai di que macheroni i quali hanno preso il nome dal beatificare: soglionsi cuocere insieme con grassi caponi, & caci freschi da ogni lato stillanti buttiro & latte, & poi con liberale, & larga mano vi soprapongono zucchero & canella della piu fina che trovar si possa; oime, che mi viene la saliva in bocca sol à ricordarmene. Quando io ne mangiava mi doleva con Aristoxeno, che Iddio non mi havessi dato il collo di grue perche sentissi nel trangugiarli maggior piacere, mi doleva che il corpo mio non si facesse una gran capanna. Sel ti vien commodo di fare la quaresima in Taranto, tu diventarai piu largo che longo, tanta è la bontà di que pesci, oltre che li cucinano, & con l'aceto, & col vino, con certe herbicine odorifere, & con alcuni saporetti di noci, aglio, & mandole. Ma quanta invidia ti porto ricordandomi, che tu mangerai in Napoli quel pane di puccia bianco nel piu eccellente grado, dirai questo è veramente il pane che gustano gli Agnoli in paradiso: oltre quel di puccia, vi se ne fa d'un'altra sorte detto pane di S. Antemo in forma di diadema, & è tale che chi vi desidera con esso companatico, è ben re di golosi: mangerai vitella di Surrento, laquale si strugge in bocca con maggior diletto che non fa il zucchero, et che maraviglia è se è di si grato sapore, poi che non si cibano gli armenti d'altro che di serpillo, nepitella, rosmarino, spico, maggiorana, citornella, menta, & altre simili herbe, tu sguazzerai con due caci cavallucci freschi, arrostiti non con lento fuoco, ma prestissimo, con sopraveste di zucchero & cinamomo. Io mi strugo sol à pensarvi: vedrai in Napoli la Loggia detta per sopranome de Genovesi, piena di tutte quelle buone cose che per ungere la gola desiderar si possano, mangerai in Napoli di susameli, mostacciuoli, raffioli, pesci, funghi, e castagni di zucchero, schiacciate di mandole, pasta reale, conserve rosate, bianco mangiare: sarannoti appresentati de buoni caponi, fa che tu alizi, Gropizi, & non coseggi, cioe mangia l'ali & il gropone, & lascia star le coscie: se brami coscie, piglia coscie de pollastri, & ali di caponi, & spalle di montone, & questi sono tre buoni bocconi desiderati in ogni luogo, gusterai quelle percoche da far risuscitar i morti: Mannucherai in Siena ottimi marzapani, gratissimi bericoccoli, & saporitissimi ravagiuoli. Se n'andassi in Foligno assaggiareste seme di Popone confetto, piccicata, & altre confetture senza paragone: troverai in Firenze Caci mazolini, oh che dolce vivanda, o che grato sapore ti lascianoin bocca; dirai io non vorrei esser morto per milanta scudi senza haver provato si dilicato cibo; mangerai del pane pepato, berlingozzi à centinaia, zuccherini à migliaia, & berai del trebbiano non inferiore al greco di Somma. Vatene à Pisa dove si fa un biscotto che se di tal sorte se ne facesse per le galee non vorreste far tua vita altrove, poco lontano di Pisa in un luogo detto Val calci mangierai le migliori ricotte, & le piu belle, che mai si vedessero dal Levante al Ponente. In Lucca essendo, oh che buona salciccia, oh che grati marzapanetti ti fieno dati. Se gusti del Tramarino di S. Michele non te ne parti mai, egli ha proprietà uguale all'acqua di Poggio reale. Non mi voglio scordar d'avvertirti, che in Bologna si facciano salcicciotti, i migliori che mai si mangiassero, mangiansi crudi, mangiansi cotti, & à tutte l'hore n'aguzzano l'appetito, fanno parere il vino saporitissimo, anchora che svanito & sciapito molto sia: benedetto che ne fu l'inventore io bacio & adoro quelle virtuose mani: io ne solevo sempre portare nella sacoccia per aguzzar la voglia del mangiare, se per mala ventura svogliato me ritrovava: Che ti dirò della magnifica Citta di Ferrara unica maestra del far salami, & di confettare herbe, frutti, & radici? dove berai l'estate certi vinetti, detti Albanelle non si po bere piu grata bevanda: vi si godeno di buone ceppe, sturioni, & buratelli, & fannosi le migliori torte del mondo, desiderava io venesse la Giobbia, & la Domenica piu sovente del consueto, per empirmi la pancia di torta. Haverai in Modona buona salciccia, et buon Trebbiano: Se ti verrà disio di mangiare perfetta cotognata, vatene à Reggio, alla Mirandola, & à Correggio, ma felice te, se giungi à quel Cacio Piacentino, ilquale ha meritato d'esser lodato dalla dotta penna del conte Giulio da lando, & dal S. Hercole bentivoglio; mi ricordo haver mangiato con esso mentre in Piacenza fui, certe poma dette Calte, & un'uva chiamata Diola, & ritrovarmi consolato, come se mangiato havessi d'uno perfettissimo Fagiano. Usasi ancho in Piacenza una vivanda detta Gnocchi con l'aglio laquale risuscitarebbe l'appetito à un morto. Se avviene che passi per Lodi (Dio buono) che carni vi mangerai, ti leccherai le dita ne mai ti chiamerai satollo, ma vorrei ben esser nella tua pelle quando arriverai à quelle minute pescagioni di Binasco. Goderai in Milano di cervelato del peragallo cibo re de cibi, col quale ti conforto mangiar delle offellette, & bervi dopo della vernaciuola di Cassano, d'Inzago, & d'Avavro: goderai certi verdorini della buona delli arrosti: non ti scordar la luganica sottile, & le tomacelle di Moncia, non le trotte di Como, non li Agoni di Lugano, non le Herbolane, & Fagiani montanari, che da i deserti di Grisoni à Chiavenna capitar sogliono; non anche i maroni Chiavennaschi, non il cacio di Malengo, & della valle del Bitto, non le Truttalle della Mera. haverai in Padova ottimo pane: vino berzamino, Luzzatelli, & ranocchie perfette: non ti debbo dire delli Poponi chiozzotti? delle passere, delle orate, ostreghe, cappe sante, & ceffaliVinitiani? Haverai similmente in Vinetia cavi di latte, ucelletti di Cipri, malvagia garba & dolce, & ottimo pesce in gelatina, che di Schiavonia addur si suole. Io vado per la memoria ricercando à mio potere tutte quelle cose che gustevoli parute mi sono, accioche di cosa veruna non rimanghi defraudato, et il mio giuditio lodi ne le cose appartenenti alla gola. Buoni vini havrai nel Frioli, migliori in Vicenza, dove ancho mangerai perfettissimi capretti, tacerò dirti de Carpioni di Garda? Goderai à Trevigi trippe & gamberi del Sile de quali quanto piu ne mangi, piu ne mangereste: capitando in Brescia voglio da parte mia vadi al S. Gioan Battista Luzago, overo al S. Ludovico barbisono, & dilli che ti dia bere di quella vernaccia, che gia piu fiate mi dettero: hanno i Bresciani oltre la Vernaccia di Celatica, moscatelli superiori alli Bergamaschi, et alli Brianceschi, et mi soviene che il consultissimo conte Camillo mene fece asaggiar di uno che mai non assaggiai il migliore. Vi mangerai una vivanda detta in lor lingua Fiadoni belli da vedere, grati al gusto, odoriferi piu che l'ambra, et piu che il muschio, & morbidi al tatto, confortano il stomaco, danno vigore à sensi, ristorano le forze, sono facili da digerire, ne punto aggravano, io mi maraviglio grandimenti che que tanti terzaruoli lodatori de bacelli, d'orinali, di ricotte, et d'altre fanfalughe non si sieno posti à lodare i Fiadoni bresciani non però mai bastevolmente lodati. Credo che l'altezza del sogetto li habbia sbigotiti, ma che fa il Pocopagni aiutato dalla facunda musa di M. Antonio di lui nipote, ch'egli non ne canti? che sta à guardare il Cazago che non concordi cinquanta rime circa tal materia? Vorrei che'l gentil Dionigi da Castello con il suo dir terso, & nuovo facesse fino alli Indiani nota la Fiadonesca bontà. Ma perche certo sono che non farai ritorno nell'amata patria che Genova non veghi, io ti aviso che vi si fanno torte dette gattafure perche le gatte volentieri le furano et vaghe ne sono, ma chi è si svogliato che non le furasse volentieri? à me piacquero piu che all'orso il mele; ò le pera moscatelle, mangerai delle presenzuole, de buoni fichi, & delle schiacciate fatte di pesche, & de Cotogni, berrai moscatello di Tagia tanto buono, che se in uno tinaccio di detto vino mi affogassi parerebbemi far una felicissima morte, non ti mancheranno Corsi, racesi, & amabili. Non uso quella diligentia ch'io potrei in dirti ciò che al ventre si appartiene, parte perche mi penso che non sarai cosi inetto che non ti sappi procacciare i tuoi bisogni, parte anchora perche ti voglio dare altri consigli: tu sei giovanetto, ne per quel ch'io credo foste mai piu fuori di casa, attendi adunque à me che fedelmente sono per consigliarti, se ti abatti esser di brigata in qualche albergo, & vi sia poco pane, tienlo in mano, se poco vino, beve spesso, se poca carne appiccati all'osso, se hai poco letto, ponti nel mezo. Se l'estate cavalchi con grossa compagnia, metteti avanti, & la vernata rimani indrieto, se ritrovi qualche difficile & pericoloso passo honora il compagno, lascialo andar avanti: & cosi se ti abatti di haver à passar qualche rapido & torbido fiume, dirai comegia disse un savio contadino. Torbo ti trovo, torbo ti lascio, se non sei chiaro io non ti passo, & vatene alla barca, ne volere per sparmiare un carlino porti a rischio di morte & doventare cibo de ingordi pesci: cavalcando per la Calavria porta che mangiare nelle saccoccie, altrimenti ti potrai stare co guanti in mano: guardati di rimescolarti con cortegiane ispetialmente in Napoli, Roma, Vinetia, se non ne voi in premio riportare, gomme, piaghe, doglie, taruoli, panocchie, dentaruole, & pellarelle. Guardati da Lombardo calvo, Toscano losco, Napolitano biondo, Siciliano rosso, Romagnuolo ricciuto, Vinitiano guercio, & marchegiano zoppo. Non albergare con hoste nuovo, ne questionar con esso, ne lo pagare fin che non sei per andartene, imperoche pagato ch'egli è, non è piu tenuto alla custodia delle cose tue, non ti riposare nella fede loro, & guarda che non rubbino la biada à cavalli, ogni cosa contaminano i ribaldoni, & quando credi che le lenzuola sieno di bucato, vi havera dormito qualche leproso & incancherito. Non ti lasciare sovragiungere la vernata in Abruzzo, ò la state in Puglia. Ricordati del proverbio, Chi vuol provar l'inferno l'estate in puglia, & nell'Abruzzo il verno. Guardati dall'aria di Grossetto, di Piombino, di Pisa, di Sinigallia, di Macerata, d'Arimino, di Cervia, & di Pesaro. Fuge come la peste i gabellieri di Firenze, di Bergamo, di Brescia, & di Ferrara, non provaste mai le piu importune & ingorde bestie. Schiva i zaffi Vinitiani degni di mille forche. Non cavalcar la vernata per Lombardia se prima non incanti la Nebbia, & questo sia l'incantesimo. Piglia una tazza piena di Corso, o di moscatello briancesco, & dirai tre fiate, Nebbia nebbia matutina che ti levi la mattina Questa tazza rasa & pina contra te fie medicina. Aloggia per tempo, si di verno, come di state: habbi de cavalli diligentissima cura, & essendo stracchi bagnali i testicoli di vino caldo, non volendo passare qualche ponte, ò vero intrar in barca. accostategli all'orecchio stanco, & congiuralo per l'invidia de cortegiani, per la militar rapacita, per l'ingordigia de molti preti, per la mormoratione fratesca, & per la desperata salute delli avvocati, & incontanente passerà dovunque vorrai: nel pascerlo non ti curare di empirlo la mattina di biada, ma ricordati del Proverbio francese: disinar di fieno, & cenare di Avena: Fa poca stima de signore, che non doni & favorisca, di Prelato che non conviti, & di mercatante che non presti. Non rifiutar di disinare con Abbati, cenar con mercatanti, merendar con comadri, & far colatione con innamorati: Cerca di far Natale con signori. Pasqua nel tuo albergo, & lecito ti sia di far il carnevale in ogni luogo. Guardati da mariuoli & taglia borse de quali n'ha gran copia Napoli, Roma, & Vinetia. Se ti accade albergare nelle case di qualche honorato cittadino, non esser curioso investigatore de fatti altrui: sia cieco, sordo, & mutolo: non biasimar cosa che veghi, loda etiamdio quello che loda non merita: à tavola essendo, et non ritrovando le vivande secondo il tuo talento, non vituperare, ma sovengati di cio che disseCesare à suoi compagni. A chi non gusta non ne mangi, & tacciasi. Non ti far molto intrinseco con signori liquali sono come il fuoco, se moderatamente te li accosti, ne sei scaldato & illuminato, ma se molto te li avicini, tu ti abrugi, et consumi. Schiva le femine barbute et quelle che portano la braca de mariti, guardati dell'andar in Norsia, Cassia, & Visse, perche Dio li maledisse. Guardati di Calle, Seno, & Moncalino, un ladro, un traditore, e un'assassino: di molte altre cose instruire ti potrei, ma mi confido del tuo nobile ingegno, alquale (se sie bisogno) potra supplire questo buon Fiorentino, ilquale mi par huomo della tavola ritonda, et credo li sappia migliore il cotto che il crudo, & piu li piaccia l'agio, che il disagio. Qui fece fine di cicalare il loquacissimo hoste, & essendosi abonacciato il mare, & da ogni lato apparite le Alcione segno certissimo di futura tranquillita, fatte le debite relationi di gratie (si come tenuti eravamo) à quelle persone, che si humanamente racolti n'havevano, & fornitici di rinfrescamento, salimmo la nave & verso Sicilia indrizzammo il camin nostro: non fummo lontani di dugento miglia, che incominciammo à vedere molte cose, che ne dettero tanto sbigottimento, che anchora ci sudano le tempie; Apparve alla poppa della nave un'huomo marino, & in tal sembiante apparve, che non fu alcuno di noi si ardito, che non se gli aricciassero i capelli, et per gran timore la lingua al palato non se le accostasse, ma longamente non vi dimorò. Vedemmo un branco di Balene poste quasi che in Ghirlanda, le quali ci rapresentarno l'isole Cicladi. Il giorno seguente apparve, & non molto lontano da noi, gran numero de tritoni, Elephanti marini, Vitelli marini, Orche, & Nereide, le quali sono di corpo peloso, & di humana effigie. Si videro quel di medesimo testugini si grandi che del coperchio di ciascuna si sarebbe agevolmente coperto ogni ampio, & gran palagio: nulla vi dico della molta copia de Delfini, liquali da luogo à luogo fra loro con gran lascivia scherzando, con maggior prestezza andavano che non fa strale da cocca uscito: avicinatici finalmente alla Sicilia meno di trecento miglia, Udimmo una notte cantare piu di cento Sirene, lequali in vero si dolcemente cantarno, che io credetti tutti gli chori delli Agnoli esser quivi dal cielo discesi: non le potemmo gia vedere per esser buio, ma se la bellezza loro è tale, quale è la dolcezza della voce, credo che ne in terra, ne in mare, vedere si possa la piu perfetta cosa: Il decimo giorno dopo l'haver udito si grata melodia con prospero vento, & con il ciel sereno, entrammo nel porto di Messina. Hor quivi soggiornammo molti giorni, & con quella diligentia che si puote maggiore, notammo tutte quelle cose che memorabili ci parvero; poi sodisfatto il padrone della nave, et provedutoci de cavalli, ci ponemmo curiosamente à cercare tutta l'isola laquale da Tucidide è chiamata Sicania, da altri Trinacria, et da molti Triquetra per la sua triangolar forma: è di tre promontorij adorna, delli quali l'uno risguarda l'Italia, l'altro mira la Grecia, il terzo vagheggia l'Affrica: montati finalmente à cavallo Tetigio,mio valletto allevato in casa da fanciullo, & io lasciati i Mamertini, ò vero i Messinesi, che li vogliamo dire, si dettemo à cercar l'isola, & primeramente n'andammo à vedere il miraculoso monte di Etna, le cui faville ben cocenti arrivano sovente fiate fin'a Catania, & fino Taurominio: vedemmo il porto di Ulisse, le stanze de Ciclopi, i campi lestrigoni; d'indi ne andammo à visitare la famosa, & nobil Siracosa, & nel bello & chiaro fonte di Aretusa ci lavammo: cercammo dopoi i popoli Agirini, Adranitani, Acestemi, Acrensi, Leontini, Semellitani, Triocarini, & Paropini. Fui per molti giorni in Catania, ne cosa alcuna vi vidi, che del memorabil havesse, fuor che il S. Cola maria caracciolo vescovo di detta città, la cui prudentia mi dava gran stupore, & mostruosa mi pareva in si giovenile età. Non ramemoro tutti i popoli da noi visitati, che troppo tedioso sarei. Abonda questa isola di tutte quelle cose, che al vivere humano necessarie sono, & talmente n'abonda, che ne pò à vil pregio communicare altrui. Di tutte le nationi straniere fu Sicilia la prima, che facesse amicitia, & venesse sotto la fede del po. Ro. Fu parimenti la prima che fusse chiamata sotto nome di provincia ilche risultò à grande honore dell'imperio: questa è quella isola la quale insegnò à Romani quanto fusse dolce cosa il commandare alle nationi peregrine, & di tanta fede & benivolenza co Romani si strinse che mai niuna città si ribelò. Questa fece la scala à conquistare l'Affrica: questa fu detta dal savio Catone Armario & dispensa della Rep. & nudrice della plebe: questa è quella nobil provincia la quale nelle somme difficultà di Roma, vestito nudrito, & armato ha li esserciti Romani: supera ella certamente tutte l'altre di nobiltà, di ricchezza, & di splendore, molte cose però vi trovai che strane (per non dir peggio) mi parvero. Io vi vidi tener le razze d'huomini per venderli come si vendono cavalli, buoi, muli & altri irragionevoli animali, ilche parvemi pessimamente fatto, imperoche quantunque non habbiano il sacro Battesimo, sono però dotati di ragione & possono anch'essi dirSIGNATUMest super nos lumen vultus tui domine: portano in fronte come noi altri l'imagine d'Iddio & per essi, come per noi è morto Giesu Christo (pur che cosi creder possino) si doverebbono adunque trattar con piu rispetto: intesi di piu che i padroni delle razze spesso con le schiave lussuriosamente si rimescolano & que parti che si generano, soggiacciono à quella medesima conditione che soggiacere veggiamo quelli che di padre & di madre schiava nati sono. Strana et mostruosa cosa mi parve il veder condur le donne à prezzo perche pianghino li altrui defunti. Chi le vedesse stracciarsi i capeli, farsi la faccia livida, direbbe che da estremo dolore trafitte fussero, & vi è tal feminella che si trovera haver fatto simil uffitio quattro & cinque fiate in un giorno & piangere sempre piu dirotamente una volta che l'altra, direste che sotto ambedui i cigli riposto vi fusse un copioso fonte di amare lagrime: vidi in Sicilia tanta frugalita & si strema parcita nel vivere che io tenni grandimente bugiardi PlatoneStrabone, Aristotele, Clearco & Aristophane, liquali tanto lodarno le mense Italiane, & ispetialmente le Siciliane. Mostruosa cosa mi parve veder que Siciliani sempre in briga, sempre azzuffarsi, & esser della morte tanto timidi che come si veggono tratta una gocciuola di sangue tramortiscono & in segno della lor timidità non li basta armarsi il capo le braccia, & il petto, che portano di piu il guarda naso, guarda orecchie & guarda bracchetto & armarsi infino alle streme parti del corpo. Notabil cosa mi parve l'udir in alcune terre la favella lombarda, si schietta et espressa come se stato fussi nel centro di Lombardia: summa gelosia è in questi huomini anchora che il paese caldo sia: & acuti sono sopra tutti. È l'isola piena de ladri, ne spaventar lor possono manare, prigioni, forche, ceppi & catene. & questo è quanto sono per dirvi della natura loro; Settantacinque giorni consumai in visitar questa isola, la dove M. Tullio scrive nelle sue verrine haverla visitata in cinquanta giorni: ritornammo in Messina, & dal longo cavalcar stracchi, facemmo disegno di riposarsi alquanto: quivi trovammo la schiatta di Pharaone Re dell'Egitto[1]qual credetti del tutto estinta già tante centinaia d'anni sono. Ripossati quanto ne faceva mestieri, passammo Scilla & Caridde assai piu spaventevoli di nome che de fatti: lasciammo Reggio sul margine dell'Italia, et entrammo nella Calavria, vedemmo il fiume Sagra dove si fece quella memorabil rotta, et donde ne nacque il proverbio, Veriora his quæ apud sagram contingere: visitammo i Locri fronte dell'Italia ove sempre apparisce l'arco celeste: intrammo in Scillatio hora detto Squillatio et dalli Atheniesi edificato richiamato Scilletio; non intendo voler riferire tutto cioche gli occhi miei videro, ma sol quel che mi parve trasordinario. Dico adunque che mirabil cosa mi parve vedere in quella Provincia gli hospiti in hospitali: di piu: quando questa natione canta par che pianga & quando piange par che canti. Strano mi parve che Iddio ottimo & mass. al cui consiglio non si pò opporre, dia si largamente la manna à questi popoli infami di micidij, ladronecci, & della piu sporca & abominevol lussuria che imaginar si possa, non havendola gia mai data ad altri che al suo popolo diletto: io li ho veduto piangere piu largamente la morte de vermi,[2]che dei stretti parenti: vidi in questi paesi un montone predicare la parola d'Iddio con singolar gratia, & gridare à peccatori con mirabil fervore.[3]D'indi scorremmo la Lucania, & vedemmo il sepolchro di Alessandro epirota, ilquale nel medesimo tempo, che Alessandro (il magno) di costui nipote & cognato andò all'espeditione di levante, fu da Lucani fuorusciti invitato à venirsene in Italia, promettendogli che per opra loro s'insignorirebbe di quella provincia: venne il misero & troppo credulo Alessandro, ilche essendo da Lucani presentito, promisero à fuorusciti libero & franco ritorno nella patria se amazzare lo volevano, ilche fecero senza molto pensarvi, singolar essempio à principi di non dar molta fede à fuor'usciti. Scorsi poi la fertile Puglia, vidi Salappiaove il feroce Anibale si lasciò legare da una vil feminella. Entrai in Siponto, Venosa, Canusio, Theano, et Hargirippa da Diomede edificata: vidi li Aquilani, Caudini, Bebiani, Vescelani, Deculani, & Benevento, gia detto Malevento, ove trenta mila sanniti furono morti. Scorsi l'Abruzzo, ne contener potei le risa veggendo quei huomini piu vaghi del pane unto che non è la capra del sale. Vidi in Puglia del sterco de buoi farsi il fuoco & scaldarsi i forni. Maravigliosa cosa mi parve il fatto della tarantola, ne creduto l'havrei se con i propri occhi veduto non l'havessi; ivi certamente si comprende quanta sia la forza della musica, poi che i morsicati per altra via sanar non si possono. Usano le donne di questo paese di portar le calze larghe come sacchi, & sopra delle calcagna ricadenti et hanno questa sciocca opinione, che chi altrimenti le porta non sia femina d'honore. Sonoci alcuni luoghi dove si menano le fanciulle, che si hanno à maritare in mercato sopra delli Asini rabellite, con le treccie sciolte, & colui che le conduce va avanti gridando chi la vuole. Sa cucire, sa tessere, sa filare, sa cucinare, sa far bucato, chi la vuole? chi la vuole? & spesso aviene, che una povera fanciulla verrà dieci fiate in mercato prima che trovi ricapito. Veduta questa parte non però con molta diligentia, pigliammo il camino ver Napoli città splendidissima, da Calcidensi edificata, & da una sirena ivi sepolta: detta Partenope. Io non so veramente dove veder si possa il piu bel sito, ne il piu accommodato, da una parte tragonsi carra, dall'altra parte trahesi nave; ilche in niuna altra città si vede. È questa natione molto dedita all'otio, & alle delitie, & alle attilature, dilche maravigliandomi, fummi detto che di ciò non mi dessi maraviglia, concio fusse cosa ch'ivi habitasse l'Epicuro il quale con l'accecare li illuminati, & illuminare li accecati si haveva grandissimo credito acquistato.[4]Parvemi strano che l'Epicuro fusse anchor vivo, qual credetti morto già piu di due mila anni. Ho udito canzoni in Napoli di maggior melodia, che non ha la musica Dorica, la Lidia, la Phrigia, & la Beotica. Vidi castello Capouano per arte maga da Capoua à Napoli traportato. Vidi castello dell'uovo da Zoroastre d'un uovo di ocha edificato. Vidi andar per Napoli le Galeotte, senza vele, & senza remi per lasciutto: Mostruoso mi parve vedere molte caraffe, & molte pignatelle[5]bollir senza fuoco, ne facilmente rumpersi, anchora che nel muro percuotessero. Mostruoso mi parve, che in una si amena regione, ove di continovo habita primavera, vi habitasse anchora Genaro:[6]intollerabil giudicai, che passata meza hora di notte, non fusse lecito uscir di casa salvo, che in farsetto, tanta è la copia de ladroncelli. Non ha similmente da tenersi per cosa notabil c'habbi quel regno infinita copia di cavallucci, liquali non mangiano ne fieno, ne biada, ne paglia, ne orgio, non sanno mordere, ne trar de calzi, non portano, ma sono portati. Trovansi parimenti Armeline, delle cui pelli non si foderano vesti, viveno senza mangiare, & senza bere, & del continuo rinchiuse si tengono:[7]ne meno da esser notato giudicai,che i cavalli facciano cascio.[8]Hocci veduto huomini con le branche de Lioni.[9]hocci veduto un Porco,[10]& un falcone[11]nella dottrina di Aristotile molto eccellenti. Hor goduto che havemmo la città, deliberammo godere il contado, & a far l'estate in Pusilipo n'andammo. È Pusilipo un monte di tanta vaghezza, & amenita ornato, che io non credo trovarsi in tutto l'universo monte alcuno, che ragionevolmente comparar se li possa, taccia pur chi loda il monte Idalio, Otri, Menalo, Liceo, Tauro, Citoro, & qualunque altro piu famoso, che mai mi si persuaderà, che tale sia, che à questo pareggiar si possa: o che habitar magnifico, & reale vi si trova, quanti bei giardini da dotta mano coltivati, che grate ombre vi sono, & dolcissimi ridotti: oh che benigno, & chiaro aspetto di cielo. Quante belle prospettive si di terra, come di mare vi si veggono: che dolce spasso era il nostro in cogliere la mattina per tempo vacinij, gelsomini, garoffoli, & viole di piu ragione; Quivi sono mele cotogne grosse come il capo d'un bue, & piu belle di quelle che in Cidonia nascono, donde prima à noi portate furono. Pruna di diverso colore, & nere, bianche, verdi, gialle, rubiconde, & mischiate, vi sono le ordearie, le asinine, le damascene, & le armeniache, lequali sole fra tutti le spetie odorifere sono. Ho gustato su questo gratioso monte persiche tanto saporite, di si pretioso odore, & di tanta bellezza, che se il vecchio Adamo per tal frutto prevaricò; io lo reputo degno di scusa. Ho alle volte creduto ch'egli fusse quel loto di tanta dolcezza, che chi ne gustava: non si ramentava piu della patria, donde ne nacque il proverbio. Egli ha gustato il loto: hocci mangiato di quelle persiche dette galliche, & di quelle che dette furono Asiatiche. Qui trovai tutti que frutti quai sesto Papinio reccò d'Affrica, & di Soria, qui trovai tutti li ingegnosi insiti di Matio, di Getio, di Manlio, & di Claudio. Quivi sono le mele appia da Appio de la famiglia Claudia cosi dette. Sonovi le septiane da un libertino ritrovate di perfetta rotondità, le quiriane, le scantiane, le Epirotiche, le Camerine: sonovi le Crustumine, le Dolobelliane, le Favoniane, & le Tiberiane, ci ho mangiato sorbe, che parevano nate in paradiso, et anchora me ne sento il sapore in bocca. Su questo fertilissimo monte fatto da la natura per produr frutti, & per ragioire le menti afflitte hocci mangiato fichi Rodiotti, Tiburtini, Africani, Egittij, Cipriotti, & di una sorte sopra a tutti gli altri dolce: credo sieno fichi hircani, della cui natura parlando Onesicrito afferma superare tutti gli altri frutti di dolcezza. Che dirò delle castagne assai migliori delle Tarentine, piu belle delle coreliane, & piu saporite delle meterane. Vi sono mora, & ostiensi, & tusculane, non vi mancano ciregi le quali avanti la vettoria di Mitridate, non si videro giamai in Italia, L. Lucullo le recò di Ponto, et in ispatio di poco tempo trapassarno fin'in Britannia, ne creda alcuno che sol d'una sorte ve ne sia, vi trovai le Aproniane rubiconde piu che fiamma, le Actie piu che pece nere, le rotunde Ceciliane, & le macedoniche,non racconterò delli Aranzi da Neratio ritrovati, non delle limoncelle, non de cedri, non delle molte spetie di mortella. Infinite cose pretermetterò accioche il mio commentario piu di me non cresca. Finita la state feci disegno partirmi da Napoli & girmene à Roma benche duro mi paresse lasciando la dolcissima conversatione del S. Mario Galeota, & del S. D. Lonardo cardines, per mezo del quale conobbi la nobile & saggia princessa di Salerno, la generosa Marchesa de la Palude, & la virtuosa contessa di Nola, dal cui lato mai non si parte la discreta Luvigia carolea gloria di Benevento, ma prima che à Roma me n'andassi: io volli veder Venafro famoso per la copia & gran bontà dello olio. Vidi Capova gia si potente, & hora quasi che destrutta. Fui in Caiazzo, in Teano, in Aliffe, & in S. Agnolo, dove faceva sua residentia la contessa d'Aliffe la quale senza haver altra notitia de fatti nostri mossa sol da un regal spirito, & sospinta da una natural cortesia ci fece nelle proprie case albergare. Io non ho lingua, io non ho parole bastanti ad isprimere li honesti trattamenti, i gratiosi modi, & la rara leggiadria di questa eccellentissima Signora[12]degna madre della divina Violante, & della dolcissima Giulia Garlona: ne fu poi pel viaggio da persone di somma fede, affermato, esser fra l'altre virtu di tanta pudicitia che si sarebbe potuta pareggiare con Sulpitia figliuola di Patercolo & moglie di Fulvio Flacco, la quale eletta fu fra cento castissime matrone per consagrare il simulacro di Venere: ò donna rara, ò gloria eterna del sangue Piccolomini & degna di maggior felicità che non hebbe mai Lampido Lacedemonia overo Berenice. Partitomi dal territorio di Aliffe, indrizzai il camino verso Roma, soggiornai tre giorni in Gaieta, & tutta quella Riviera attentissimamente contemplai & mi risolsi à credere che la piu bella & amena parte del mondo fusse tutto quel tratto da Napoli à Gaieta: ne fu da paesani mostrato il luogo dove M. T. fu per commandamento del crudele & scelerato M. Antonio di vita privato: certamente contenere non potei allhora le lagrime giudicando però divinamente fatto che il piu diserto & florido oratore che mai per alcun tempo nascesse, nella piu florida parte del mondo terminasse anchora i giorni suoi. Vidi il monte di Circe, & tutte le stanze dove la scelerata maga habitava, & vi trovai un pezzo della sua conocchia, due pentole, una guastada, molti lambicchi rotti, alcuni Pentacoli, infinite Ampolle & Albarelli spezzati: d'indi senza far dimora venni alle habitationi de volschi quai Virgilio chiama veruti perche combattevano cò spedi, & albergai nelle case che già furono di Camilla lor famosa reina: n'andammo poi à vedere i popoli sanniti liquali furono già tanto potenti che dettero delle mazzate à Romani & li vituperarono spogliandoli delle arme, poscia che rotti li hebbero: con i Romani per ispatio de quarant'anni animosamente contrastettero, & sostennero alcuna volta dui eserciti consolari: furono finalmente constretti di cedere alla virtu Romana. Entrammo poi in Alba, dalle cui ruine, crebbe già Roma, vedemmoil luogo dove combatterno li Oratij & li Curiatij. Scorremmo il paese che già fu de Latini, de Sabini, de Ferentani, de Falischi, et de Privernati. Entrammo finalmente nell'alma città di Roma dove la principal nostra cura fu di vedere il gran pastore del christiano grege, lo vedemmo piu di una fiata, ma lecito non ci fu di fargli la debita riverentia perche non havevamo chi ci introducesse nel cospetto di sua santita: vedemmo il concistoro & molto n'increbbe che in si gran collegio de cardinali sol vi fusse uno cortese:[13]sol uno pio & non piu & uno agnolo solamente fra tante Gerarchie con esso loro habitava: vidi un canuto Gambero sedere a concistoro, vidi un Cardinale che haveva tre volti & uno che haveva tre denti: & uno ne conobbi ilquale per quella parte mandava fuori il pane patito per la quale intromesso l'haveva: trovai in Roma beccari liquali non scorticarno mai ne vitella ne vaccina. Trovai colonne per se stesse mobili & molti orsi di figura humana: dura & mostruosa cosa mi parve, che in Roma santa si comportassero tante meretrici, & in tanta stima fussero, & a tante facultà pervenessero, che paiano reine (mercè dell'humana incontinentia & intemperantia) laquale lascia sovente mendicar i virtuosi: lascia miseramente languire i poveri infermi nelli spedali, et arricchisce le concubine, nodrica le carogne con offesa d'Iddio, con infamia del nome christiano, et spesso con grave danno de propi corpi: che non vidi in Roma di strano? Vidi huomini col capo di ferro,[14]altri col capo di zucca & huomini vidi di Pietra, far versi & dialogi degni da esser piu di una fiata letti. Partiti di Roma, n'andammo a visitare i Piceni, hora detti Marchegiani, li quali già furono in molto maggior numero che di presente non sono, trecento cinquanta mila, atti à maneggiar arme si dettero già nella fede de Romani, si conobbero allhora li Ausimati, Veregrani, Cingulani, Cuprensi, Falariensi, Pausulani, Plinitensi, Ricinensi, Septempedani, Tolentinati, & li Triacensi con molti altri popoli quai pretermetto per schivar la satieta à qualunque legerà questo nostro Commentario: ma che vidi io nella marca di memorabile? vidi bere il vin cotto, mangiar il pan crudo, & la carne dirupata. Conobbi una natione robusta, & della fatica impatiente, come hanno un pezzo di presciutto, & un casciotto, non si possono condur à lavorare con mille argani. Conobbi nella Rocca contrada una santissima donna governatrice d'un devotissimo monistero: era costei dotata di spirito profetico, et miracolosamente nella scrittura instrutta, di cui era sollecita imitatrice Clara vigera dalla rovere. Ma che si scriverà da me particolarmente d'Ancona? ricetto singolare de schiavoni, ricapito de giudei, albergo de Turchi, stanza de morlacchi, & nido de Greci, ove sono molti ricchi mercatanti, & di qualunque cosa si fa gran traffico, ne mai vi si vede contar un soldo. E' bagnata Ancona dall'onde del mare, & di rado vi si vede pesce fuor che alla Pasqua quando ci fa men bisogno: dirò di più che i giorni santi, ivi si trova infinito numero di meretrici, & per altro tempo ve n'è piu caristia di quel che forsi vorrebbe l'intemperanza nostra. Gratami fu in questo luogo la conversatione di M. Giovanni Gondi, & di M. Francesco Gabriele, huomini di nobilissimo ingegno, e di gratissime maniere: cercai diligentemente gli Umbri gente antichissima, et da Greci detti Umbri, perche rimasero sani & salvi dopo l'universal inondatione. furono già da Toscani crudelmente perseguitati, et trecento castella arsero loro: di questa natione favellando un gentile & nobil poeta disse.ET SUBERE LEVIOR UMBER. Condussimi finalmente à Sinigallia da Galli edificata, ove era Vescovo il buon padre Marco Vigerio della rovere, huomo di bontà, et di dottrina singolarmente ornato, dalquale commodamente albergati, in molta consolatione molti giorni presso di lui ci ritenne; erano del continuo i nostri ragionamenti dell'amore et timore, che à Dio si deve, del dispregio delle cose mondane, della divina misericordia, de i frutti della pace, della tranquillità della conscientia in Giesu Christo, & delli effetti dell'oratione. Capitammo poi a Pesaro, ove si ritrovava la S.D. Leonora Gonzaga duchessa d'Urbino, laquale havendo presentito di nostra venuta albergar ne volle nel ducal Palagio in molti modi scuoprendone la Magnificentia, & splendore del suo gentilissimo animo. Faceva il medesimo la diletta nuora Vittoria Farnese honor del sesso feminile. Hor havendo visitata la Marca, & l'Umbria, deliberai passarmene in Toscana senza haver alcun riguardo à dilungar il viaggio, à tragiettar monti, ò à varcar fiumi, & a Siena giunsi della cui vista ero stato longamente desideroso, siede la nobil Siena in un fruttifero monte, ricca di grasso piano, & de ameni colli. Sonovi le donne piu savie de gli huomini, & sonovi le donne in guerra forti[15], non è per tanto da maravigliarsi ne da reputar menzogna le cose che si leggono di Arpalice, di Semiramis, di Pantasilea, di Camilla, di Valasca, di Maria da pozzuolo, & di madama da Forli. Ecci in Siena l'aria tanto sottile, che ogni anno ne escono de Gangheri infiniti, de quali alcuni ne ritornano, & alcuni perpetuamente ne rimangono pazzi; uno ne conobbi io ilquale si credeva d'havere il capo di cera, et per tanto anchora ch'egli asidrasse di freddo ricusava vedere il Sole, & accostarsi al fuoco. Un'altro ne conobbi, che si dava ad intendere d'havere il capo di vetro, & le gambe di ferro: mi fu mostro: che si riputava di esser un'olla, & passando davanti à qualche Pentolaio, era sforzato (suo mal grado) di entrar nella bottega, & con le braccia inarcate riporsi fra l'olle; & vi era fatica à poternelo rimuovere, vidi chi si credeva d'havere un braccio di naso et andando per la strada gridava, scostative, non mi vi appressate tanto: molti impaciscono credendo di esser fatti Re, Imperadori, Duchi, Conti & Marchesi: vi era uno fra molti ilquale era di questa credenza ch'egli havesse in corpo gran quantità di rane, & se alcuno diceva di non udirle cantare fieramente si adirava, vidi in Siena intronati ch'erano molto svegliati[16]: storditi bene assentiti, crudeli assai pietosi: piccolhuomini ch'erano grand'huomini, Saraceni tenutibuon christiani: Venturi che presenti erano[17]: Salvi li quali erano in pericol posti: Amadei, & pur si conoscevano per peccatori: Qui solamente trovai huomini & donne belli & gai. Sono i Sanesi sopra tutti i Toscani (& siami detto con buona pace & gratia) hospitali, affabili, liberali, & gratiosi, amadori di virtu, & bellicosi molto: Fu il mio albergo nelle case di messer Gioanni Lateringo, et honestamente trattato fui. Non mi curai di gir à Perugia, intendendo che mesta, & lagrimosa si stava per li molti cittadini fatti fuorusciti, & per essere stati condotti in triumpho dal S. Pietro Luvigi confaloniero della Romana chiesa: attristavansi di vedersi far dentro le mura una fortezza non solita d'esservi: Pare à molti popoli che queste Cittadelle (che cosi hoggidi si chiamano) facciano i Signori di quelle licentiosi, insolenti, & meno circunspetti in offendere i sudditi, fidandosi di ricoverarsi in quelle, se alcuno tumulto popularesco contro d'essi si levasse: Dolevasi d'esser posta sotto la dura sferza di Monsignore della Barba, terror de popoli sfrenati, & licentiosi[18]. Possono far ampia fede i Perugini quanto sia pericolosa cosa il contradire alla volonta del Vice re del cielo: Dopo Siena diligentemente veduta, à Firenze ne venni, citta con gran maestria edificata, & bella sopra tutte le città di Europa. Crebbe ella già per le rovine di Fiesole, abonda di amenissime ville, de magnifici palagi, de sacri tempij, & de sottili artificij, ma che vi vidi io de memorabile? che questa è la mia principale intentione di osservare, acciò che i miei cittadini habbino quella maggiore cognitione, che possibile lor sia delle cose Italiane, senza solcar tanti mari, & passar per tanti boschi, dove appena vanno secure le squadre armate: Io vi vidi Caponi[19]humanamente favellare: Dei del tutto humani & mortali; Palle dissimili alle nostre con lequali soliti siamo di trastularci: Alemani, che mai non videro l'Alemagna: Carne secca molto fresca. Martelli, che non percossero mai chiodo, ne Ancude. Medici, che non medicarno mai. Pazzi, che mai non si puotero per alcuna industria guarir dalla pazzia, ne maraviglia parer ne deve, poi che già congiurarno di amazzar i Medici: vi trovai Salviati[20], non buoni da mangiar come sono i nostri. Da Firenze partitomi, à Lucca ne venni. La quale gode, & per beneficio di Cesare, & per lor vigilantia, una quieta & dolce libertà per mezo della quale fassi tuttavia ricca, & nella mercatura acquista credito, & reputation grande. Io vidi in Lucca gigli tutto l'anno fiorire[21], senza temere ne vento, ne pruvina, ne tempesta, ne gelata: ma lasciamo star i gigli, non è cosa stupenda, che in tanto paese da me ricercato non habbi mai ritrovato Suocera, che ami Nuora, fuor che in Lucca? ne alcun'huomo nobile, honesto, giusto, & di buon viso[22], eccetto, che in Lucca? non è cosa stupenda, che quivi solamente trovato habbia huomini da Dio dati? Ho in Lucca parimenti ritrovato Turchi, Malpigli, Orsucci non selvaggi ma humanissimi. Ho veduto spade, che non feriscono, ne di punta, ne di taglio: Ho veduto sbarre, che non sbarrano, ne strade, ne finestre, ne porte; Poggi,che alto non poggiano, ma stannosi al basso: Prosperi, poco felici; Calandrini[23]senza piuma, & che non cantano, ne stanno in gabbia. Strano mi parve veder il lor volto Santo con il calice sotto i piedi, quasi che lo dispregi, & per nulla lo reputi, Se io fussi lor Vescovo, prohibirei tal culto, finche raunato un picciolo Concilio d'huomini nelle sante scritture esperti con l'auttorità Pontificale fusse determinato, se si dovesse in cotal riverentia perseverare. Non parlo piu di Lucca, dove alloggiai con li nobilissimi Ludovico, & Vincenti, non meno di buon'animo, che di buon viso ornati, ma altrove mi transferisco, & dove mi transferirò io? se non mi transferisco à Bologna per altro nome detta Felsina? ne mi curerò per sodisfare al mio desiderio, di gir hor avanti, hor indrieto; non lasciai parte alcuna dell'Italia, che à mio potere io non vedessi (quantunque per esser brieve, di ogni cosa io non faccia piena mentione). Venuto adunque in Bologna madre de studi, parvemi certamente di vedere una città degna di regal residentia. Fu ella già per ispatio di cent'anni posseduta da Bentivogli. Papa Giulio poi con le arme Francesi, & con oprare, che i Vinitiani si stessero neutrali, ne li scacciò da si caro possesso: in quel medesimo tempo trasse ancho Perugia dalle mani dell'incestuoso Gioan Paulo Bagliono: ma vegniamo alle mostruosità co propi occhi vedute: mi venne davanti alli occhi un'huomo che haveva la bocca di ferro[24], & da quella bocca, uscivano parole savie, & concetti divini. Vidi un Manzuolo pesar piu di qualunque grosso bue, ne però altro era che un Manzuolo. Vidi una Torre edificata dalli Asinelli essendo in guerra co gli orsi, ma questo non fu lor sufficiente riparo, imperoche non havendo esercito da porre in campagna (si come haver conviensi à chi vole prevalersi delle fortezze) furono sforzati abbandonarla, et partiti da Bologna, andarno ad habitar in Piasenza; ma fu si grande l'odio, fu si crudele la rabbia delli orsi, che anch'essi si partirono con ostinata deliberatione di fargli perpetua guerra, & essendogli vietato l'entrar nella città perche non si turbasse la Pubblica quiete, & il comune riposo: fermarno le lor stanze lontano forsi otto miglia, ilqual luogo infino al di d'hoggi chiamasi Caorso: cioe casa delli orsi: Trovai in Bologna della schiatta del re Marsilio[25], che già dette molto travaglio al reame di Francia: Stravagante cosa mi parve, che quei dalle Arme non facessero arme: & quei della Malvagia non vendessero malvagia: Vidi una manarona, la quale non spiccava colli da busti, ma sol spezzava i cuori de pazzi, & sensuali huomini, se fusser ben suti piu che'l diaspro duri: Vidi una rovina[26]causata non da incendio, non da vecchiaia, non per soffiamento de venti, ne per opra di torrente; con laquale molti vani huomini non si curarebbono di rovinare: molte altre cose vidi quai con silentio trapasso: non tacerò però d'haver veduto in Bologna la morte, condotta all'hospedale[27], ilche mi dette tanta allegrezza, che io non poteva capir nella pelle, et giudicai i Bolognesi sopra a tutti gli huomini valorosi, havendo condotto l'inimica morte à tal stato. Partitomi da Bologna corsi à Ravenna cittàper i passati tempi molto potente, di gran traffico, altiera per l'esarcato, ch'ivi habitava, dotata de molti privilegij: Concorreva in que tempi piu antichi la chiesa Ravignana con la Romana. ma sopra tutto godeva d'un cielo serenissimo, et di un'aria molto sana, & per la bontà dell'aria, fu eletta per stanza de gladiatori acciò ch'ivi confermassero le membra, & aumentassero le forze, & che ciò sia vero confermasi per il testimonio di Vitruvio, ilquale insegnando come debbano esser le Paludi sane, da l'essempio delle paludi Ravignane, d'Altino, & di Aquilegia, ma ben mi accorsi che niuna cosa è stabile sotto il cielo, vi trovai l'aria poco men che pestilente, poche ricchezze, niuno traffico di mercatura, ne molto habitata: Andai finalmente à Modona vidi la potta di Modona, ma non trovai chi veramente mi sapesse dire l'historia, ivi trovai columbi trasformati in huomini[28], & huomini vidi col capo di bù. Vidi nel contado un castello di vetro, per lo quale stretti parenti erano in aspra contentione: pensate quel che haverebbono fatto s'egli fusse stato d'oro, ò d'argento. Mentre sono in Modona mi venne rifferito, come dui soldati huomini di molte prove, dovevano combattere in Coreggio: Io veramente penava à credere, che li Italiani fussero cosi folli, che si amazzassero, & tanto più ch'io intesi esser la lor querela di niun momento: ito adunque à Coreggio, castello piu pomposo, che ricco, piu ocioso, che laborioso, trovai il steccato apparecchiato, & gli altri provedimenti, che far si sogliono: allhora determinata vennero i combattenti in camisa con le braccia ignude, col capo scoperto, con due spade piu che rasoi taglienti, & se incominciarno à ferire con tanta rabbia, & furore, che parevano dui Cingiali: come io vidi spicciar il sangue con si larga vena de corpi loro, io hebbi à venir meno di dolore, & di sdegno, & dal crudel steccato partitomi, incominciai à considerar fra me stesso la miseria, & infelicità humana: discorreva nell'animo mio, come tutti gli animali vivessero nella propria spetie tanto amichevolmente, & con tanta unione, i Lioni non far guerra à Lioni: gli orsi vivere fra loro pacificamente, i serpenti non esser mordaci contro gli altri serpenti; ne le marine bestie esser dannose, salvo che contra quelle che della medesima spetie non sono, & dall'huomo nascere sempre all'huomo, danno, rovina, & spesse fiate totale esterminio, non so pensare donde nasca tanta rabbia, et donde ne venga tanta superbia: fragili piu che il vetro, & ignudi nasciamo, & dal pianto, & dall'esser strettamente colle fascie legati, diamo principio alla miserabil & dolente nostra vita. Noi poi delli animali brutti infelici, nulla sappiamo fare, se prima non l'apprendiamo, non sappiamo favellare, non caminare, non cibarsi, sol piangere sappiamo. ambitiosi poi, avari, lussuriosi, superstitiosi. Niuno animale ha conseguito dalla natura vita piu debole et caduca dell'huomo, e poi tanto altieri siamo, tanto arroganti, et orgogliosi, che per ogni festuca, per ogni fuscello, che ci si avolga fra piedi biastemiamo, & il cielo, & il fattore del cielo, & ci azuffiamo come cani arabbiati, l'un l'altro di vita, d'honore, et dirobba avidamente spogliando, ma perche comporta Cesare imperador christiano, perche sofferisce il santissimo pastore cotai duelli? non sono questi abattimenti cose da huomini, ma da fiere, non si ragiona già di duelli altrove che in Italia? Deh perche la carita christiana non s'interpone alle volte à mitigare gli animi alterati, & a pacificar l'ire de stolti? Hai quanti solfanelli, quanta esca da maligni si porge perche l'anima col corpo infelicemente si perda. Hai mostruosa Italia, vituperio del guasto mondo. Quanti n'ho veduti in Italia infami, et scelerati, che havevano ardire di voler ne steccati sostenere, che huomini da bene fossero, quanto ti fora piu utile, & honorevole di ricuperare gli antichi tuoi honori, et la vecchia tua reputatione, non debbo dirvi per cosa mostruosa di haverci ritrovato un Corso[29], ilquale in vece di uccidere, & di assassinare altrui, defendeva vedove & pupilli, distendeva bellissime prose, & concordava dolcissime rime. Finito il singolar conflitto con morte de tuttedue; Ciascuno de spettatori, se n'ando per i fatti suoi: io mi ritrassi nel mio albergo, & come piacque al Re del cielo la seguente notte fui sovragiunto da una febre, assai piu spiacevole di quello, che havrei voluto, & che sarebbe stato di bisogno à si debol complessione. Riseppero i Signori di detto luogo l'indispositione mia, & humanamente mi visitarno & liberamente mi presentarno. Chi potrebbe mai narrare le cortesie usatemi dalla S. Veronica da Gambara, dalla S. Lucretia da Este Donne rare, & di honor amiche? Chi saprebbe mai ridire la ineffabil Carità che mi mostrò la Reverenda & illustre S. Barbara da Correggio? il cui essempio fu imitato dalla S. Virginia, & dalla sorella che Angel beato mi pareva veggendola, & udendola: risanato finalmente (la Iddio merce) & ringratiati que valorosi, & cortesi Signori delle tante amorevolezze, diedimi à cercare curiosamente, se alcuna strana cosa veder potessi in quelle amene contrade, & vennemi fatto: Imperoche io vidi poco lontano un generoso Picco[30]uccello si picciolo, haver ardimento di contrastar con una fiera Aquila: & che maraviglia è poi, che è consacrato à marte Iddio della guerra? Presi poi il camino verso Reggio di Lepido, dove trovai un Lauro si bello, & si odorifero[31], che di piu non si potrebbe desiderare: l'odore delle Frondi, non che altro: ricreava mirabilmente chiunque per fiutar vi si accostava, pensate che doveva far il tronco, & qual soavità dovevano porger le Bacche: Trovai in questa giocondissima Città la famosa stirpe del famosissimo Ruggiero[32]: Vi trovai Fosse non precipitose, ne lorde, ne profonde, ma di ottimo albergo, et vi conobbi una Tortorina piena di buona gratia, & tutta amabile, & chi non haverebbe già volentieri beccato? Uscito di Reggio, mi abattei in un cavagliere di gentilesco aspetto, & de Sembianti cortesi[33], col quale accompagnatomi buona pezza di strada, di varie cose ragionammo, egli mi dimandò di mia conditione, & da qual pensiero mosso, preso mi havessi si lungo & faticoso viaggio. Io li risposi, che da mera curiosità spinto, giva cercando di veder cose strane,pregandolo m'insegnasse per cortesia s'egli sapeva dove trovar ne potessi: egli mi disse, che securamente andassi ovunque io volessi, che non mi mancherebbono delle novità, & tante che mi verrebbono à noia, lasciata poi la compagnia del cavagliere. Io, longo il Crostolo cavalcai, & quel di medesimo capitai assai per tempo ad un castello del cortesissimo S. Rodolfo Gonzaga, detto Puvino: Eravi la S. Isabella da Gazuolo piena di dolcezza, & di religione, oh che raro esempio di virtù & di nobiltà, mi parve questa divina donna: non pretermisero ambidui amatissimi consorti, cosa veruna per honorarci: Venni poi a Parma et albergai nelle case dell'Agnolo Gabriele, ilquale per divina commissione tagliava ferro per armar essercito contro Turchi[34], & un picciolo Lione destramente, & con sollicitudine l'aiutava: Trovai la razza del caval Baiardo in huomini tramutata, e vi era una Baiarda laquale innamorava ognuno, che la vedeva[35]. Vidi Cornazzani senza Corna (che si vedessero)[36]& conobbi in Parma una donna, che ricusava di dormire col marito se à guisa di meretrice prima pagata non era: mi fu raccontato che essendo questa gentil madonna in una festevol compagnia mandò fuori del petto un profondo sospiro, & essendo adimandata perche sospirasse: rispose dolersi di non haver di se stessa compiacciuto ad un forte, & nobil cavagliero, ilquale con grande instanza la richiese d'amore. Di Parma facendo dipartenza, presi il camino verso Genova, passai il Tarro ben'adirato, et poco vi mancò che Tetigio mio non vi si affogasse, egli vi lascio però le bolge, il mantello, & il Capello: È Genova capo della Liguria, & chiunque la vede, ò da presso, ò da lontano, la giudica reina del mare. Quivi mostruoso mi parve veder montagne senza legna. Mar senza pesce. Donne senza amore, & molti mercatanti senza fede: vidi huomini marini, & molti Grilli di humana forma, et alcuni scacciatori de vicini detti Paravicini[37]. Quivi sono molte cose degne di memoria; ma li molti travagli, & assidui discorsi, me le hanno fatto scordare. Dopo l'haver sentito molta consolatione del soggiornare, ch'io feci in Genova, essendo un giorno il cielo ben chiaro ne minacciando per molti giorni tempesta; mi fu mostrata la Corsica già detta Cirne. Incontanente mi venne disio di vederla, & salito il giorno seguente sopra d'un Bregantino ben'armato in Corsica mi condussi. È l'isola aspra molto, si come ancho sono li habitatori, & assai montuosa. Sono li huomini vendicativi fuor di misura, & per cosa certa mi fu detto essersi ritrovato Corso ilquale haveva fatto vendetta di cosa avenuta già quatro cento anni, & che in qualunque luogo ritrovano femine Corse menar vita impudica, senza alcuna remissione le amazzano. Produce questa Isola Cani ferocissimi, vini ottimi, & huomini bellicosi. Veggendo facilissimo pasaggio di Corsica in Sardegna non volli far ritorno, che ancho questa famosa Isola non visitassi; ma far non vi potei troppo longa dimora per l'aria, che vi è pestilente molto: non vi stemmo guari, che à tutti stremamente duolse il capo, si che levar non potevamo gli occhi al cielo; oh che aria crudele,& micidiale è questa. Se Platone ilquale per domar la ferocità della carne, cercò luogo infermo, & malsano, dove collocasse l'Academia sua havesse havuto notitia de l'aria Sardesca, non sarebbe giamai ito altrove, & se qua venuti fussero ad habitare Ephodoro Re delli Archadi, Egimio, Epimenide, Pistoreo, & Cinira Re de Cipri, non havrebbono si longamente vissuti, come già con nostra gran maraviglia vissero: Quivi sono moltissime herbe velenose, quivi gustammo il mele amaro. Quivi conoscemo quella herba la quale fa morire ridendo, onde ne nacque il proverbio. Riso Sardesco. Ritornati à Genova con consiglio di penetrar alle piu interne parti di Lombardia, giunti che fummo à Serravalle ci convenne (nostro mal grado) fermare il passo, essendovi adunati dui esserciti, l'uno per il Re di Francia ilquale si sforzava di passar in Piemonte, & l'altro era di Cesare per vietarli il passo. Quel di Francia era tutto composto de Italiani, & parevano nel vederli i Mirmidoni di Achille: l'altro era misto de Spagnoli, Albanesi, Italiani & era guida della Cavalleria un Principe fiamengo huomo di alto valore: vennero alle mani, ne molto vi stettero, che gli occhi miei videro quel che mai m'havrei creduto di vedere: lasciaronsi bruttamente rumpere li Italiani et davansi à gara in preda alli nemici, correvano i banderali à presentare le bandiere come se troppo le agravassero ò le cuocessero le mani. Furono veduti molti nasconderle nelle Fosse & nelle Frate. Finita la zuffa raccolsero l'imperiali forsi sei mila prigioni & ottanta insegna parandoseli davanti come se stati fussero tanti montoni & facendoli caminar piu che di trotto furono condotti non senza profitto del vincitore nella citta di Milano, non avenne però questa confitta (per quanto li nimici istessi mi dissero) per diffetto di chi li guidava, ma per mancamento della militare disciplina la quale hoggidi nelli Italiani sopra ogni altra cosa si ricerca, & si desidera: Io non dubito pero che se l'astuto, & gentil conte della Mirandola congiunto si fusse con l'ardito Strozza, & con il valoroso duca di somma adoperandovisi il maturo consiglio del nobilissimo conte di Pitigliano: & del prudente Emilio Cavriana che li imperiali di tal vittoria lieti non sarebbono, ma piu tosto dolenti & lagrimosi: io hebbi veramente à dar allhora del capo nel muro, quando io vidi tanta viltà d'animo, tanto disordine & si poca isperienza del guerreggiare, et à Tetigio rivolto ilquale ne stava con gran dispiacere & per vergogna & timore che di lui non prendessi giambo, teneva il viso basso, son questi dico quelli Italiani li quali sotto la scorta di Giulio Cesare in piu fatti d'arme fecero uccisione di undici volte cento & nonantadue mila huomini, & à Pirati tolsero virilmente combattendo ottocento quarantasei navi? sono questi quelli Italiani, che furono cagione di far triumphare Pompeio di Mitridate, di Tigrane, di Asia, di Ponto, di Armenia, di Paphlagonia, di Capadocia, di Cilitia, di Siria, di Scithia, di Giudea & di Creta? sono questi quelli Italiani che soggiogarno l'Affrica, la Francia, la Spagna, la Brittannia, domarno i Cimbri,batterno Attila ne campi di Tolosa accompagnato da quatro Re cioe dal Re delli Eruli, delli Alani, delli Gepidi, & de Turcilinghi: son questi quelli Italiani liquali, in un fatto d'arme, uccisero ducento mila Francesi? sono finalmente quelli che di tutto'l mondo s'impatronirno? Hai quanto (per quel ch'io vego) degenerati sono. Hai quanto dissimili mi paiono dalli antichi padri loro, liquali & singolar virtu di cuore, & disciplina militare ugualmente mostrarno havere & di questo non favello piu oltre, ma seguito il mio viaggio alla volta di Piacenza, voleva girmene per il piano, ma detto mi venne che se ito fussi per le montagne che non molto lontano di Piacenza havrei veduto tante belle minere, che in tutto'l resto d'Italia non vi sono le piu belle, ne forse in tanta copia, vi trovammo christallo assai piu lucido et vago di quello che in india o in cipri nasce, & di maggior grandezza di quello, che dedico L. Augusta: gran travaglio per certo sentimmo nel cavalcar que monti, & piu di una fiata dell'impresa mi trovai pentito, giunsi una sera non però molto tardi in un grosso villaggio et volendo passar piu oltre, per dubbio di non albergar male, mi si parò davanti il Signor di detto luogo con un saio di veluto spelato piu che non è la mula del vescovo di Sarezana, con barba bigia, con dui occhi da imbriaco & pieno di maniere contadinesche, il quale, ne sforzò di alloggiar con esso lui, noi credevamo di star molto agiatamente per esser egli il signore: hor per la prima ci menò in una casa dove malvolentieri vi sarebbono state le bisce & le ranocchie: venuta l'hora di cenare, ci dette un pane negro, amuffito & che putiva del agro, un vino che pareva vi fusse mescolato succo di cipolla: un'insalata amara piu che la coloquintida, con olio che putiva fieramente di lana, dopo l'insalata ci puose avanti un pezo di carne di pecora vecchia (vecchia dico) piu che la vecchiaia: io ci hebbi à lasciar dui migliori denti che io m'habbia in bocca: veggendo il civil hospite che non mangiavamo piu carne, comandò al suo garzone che facesse cuocere dell'uova & arrecasse del cacio, furono l'uova di tal forte, ch'io ho ferma opinione che dentro vi fussero i pulcini, il cacio era duro et fuor di modo salato, rasimigliavasi al sardesco, ma quel che mi confortò à fatto si fu l'haver una tovaglia piu unta che il calderone d'alto pascio, piu negra che un carbon spento, piu ruvida che una stamegna nuova: venuta l'hora del dormire, venne il garzone con una lucerna in mano & n'invita con gentil modo ad andar à dormire: Fui sforzato allhora di ridere anchora che io fussi pieno di sdegno, considerando i belli inchini & gratiosi gesti di detto garzone il quale era zoppo et gobbo, haveva un palmo di naso, ornato di due guidereschi, gli occhi li colavano del continuo, la bocca era storta et sempre bavosa. Fu il letto proportionato all'altre cose, posamo sopra d'un saccone pieno de frondi d'albero con un sol lenzuolo atto à grattar la rogna & aspro come un cilitio, con una schiavinaccia da Galeotto: credo che qualche sforzato fugito di galea ve la portasse, mai si chiuse occhio quella notte & sallo Iddio se n'havevabisogno il letto di Phormione & quel di Ulisse presso di Omero, non furono mai si privi di morbidezza: ma niuna cosa piu mi premeva che il vedere che i nostri cavalli non havessero altro da mangiare che un poco di strame si grosso che à gran fatica con una manara si sarebbe tagliato. Venuta la mattina ben per tempo ci levammo & ringratiato il gentil hospite l'incominciato camino seguitammo, veggendo i cavalli sfianchiti & talmente lassi, che à gran fatica mutavano il passo, trovata un'hosteria lontano forse otto miglia quivi mi fermai per ristorar i passati danni: era l'hoste ben fornito di qualunque cosa all'humano vivere opportuna, ristoraronsi ancho i cavalli ampiamente. Il di seguente gionsi in Piacenza: fui per schivare Cremona essendomi detto ch'altro non vi udirei che biastemar Dio, maledir la celeste corte, giurare & spergiurare & mille brighe finalmente al giorno farsi: ma l'honorata fama de Signori stanga & de Signori Trecchi lor cari parenti, mi ci fece andare & per molti giorni con gran solazo dimorare. Entrai in Piacenza, a prima giunta si fattamente mi dispiacque, che io credetti per antifrasi esser detta Piacenza perche la non piacesse: non stetti però guari ch'io mi avidi che l'era veramente degna d'esser bramata per ducal stanza esser dotata di qualunque cosa che desiderar si debba in ogni buona citta. Hai quante cose vi videro gli occhi miei strane, & fuori di ogni natural ordine. Fummi mostrato per cosa mostruosa una madre mortal nemica de figliuoli, & fummi mostrato un'huomo di statura picciolo anzi che no, & delle gambe, & delle mani ugualmente impotente, ilquale senza abbassar lancia, senza impugnar spada, senza sfoderar pugnale, ò scroccar archibuso s'era novellamente fatto Signore di questa Città. Era costui Gonfaloniero[38], & cosi storpiato se haveva sottoposti non so quanti Gonfalonieri, tra quali uno ve n'era Capitano di non picciolo valore, della cui opera servito s'era, & l'imperadore, et il Re de Franchi. Ha questo paese gran copia de Baroni illustri & tutti li fa quest'homiciuolo star al segno, & li fa ballar sopra d'un piede, & per farli savi gli ha incominciato à darli del Sale, ilche non erano usi à ricevere, & perche li giovava di star nella lor sciocchezza arabbiano, & non vorrebbono ne Sale, ne Salina[39]. Mi parve mostruosa cosa il veder in questa città due cognate si di animo concordevoli, che niente piu concordante trovar si puo. Sono in questa città, huomini c'hanno la bocca di Barile, altri che hanno la coscia d'oca, vi sono Malvicini, vi sono de Pelavicini, Sforzeschi[40], ò sforzatori, che li vogliamo dire. Vidi alcuni huomini col capo pelati[41], io credetti fussero di que popoli da Omero detti Miconij, liquali naturalmente sono tutti calvi: Vidi huomini, che havevano quattro occhi: Parvemi questa natione armigera molto, & che il cielo à ciò assai l'inchini, poi che non solamente gli huomini di portar arme si dilettano, ma anco gli animali: Vidi Asinelli, Papaveri, Papaverelli, Formighini, & Volpini[42]cingersi spada al fianco: & disfidar Marte à singolar battaglia. Qui trovai tanti Scocesi, che tanti non ne ha tutta la Scotia: & poco lontanoda Piacenza habitare i Sarmati popoli ferocissimi.[43]Quivi fontane sono senza acqua. Quivi sono huomini di Bracciaforti piu che altrove. Quivi sono publichi barattieri, & non si castigano, anzi in istima sono. Quivi habitano huomini, che per la bocca gittano fuoco. Fu l'albergo mio mentre stetti in Piacenza nelle case della S. Isabella Sforza donna di tal qualità ornata, che ad esser Reina solo il reame le manca: tutte l'altre conditioni vi sono si abondantemente, che se ne potrebbono ornar dieci Reine. Lascio finalmente Piacenza & prendo il camino per Milano: Credeva io di vederlo in quella maniera edificato, che già co suoi dotti versi lo descrisse Ausonio Gallo: cio è circondato di tre mura, e questa città molto grande, posta in un ricco piano, la cui grassezza, & bassezza istimo sia potissima cagione, che vi si ritrovino tanti gottosi, & si malamente vi s'invecchi. Armava per altri tempi cento mila cavaglieri, & chiamavasi La seconda Roma, chi hora lo vedesse havendolo prima veduto, direbbe, quello per certo non è Milano, egli non è d'esso, non vi è stata Città in Europa già molti anni sono, tanto flagellata, & si duramente percossa, & meritamente tuttavia è estenuata, essendovi longamente state le usure publiche. Quivi s'è ritrovato donna à guisa di Lupa affamata divorare i fanciulli, un Fratello giacersi carnalmente con tre sorelle, & tre fratelli godere una sorella; il figlio la madre, il Cio la nipote, il Cognato la cognata. Quivi si sono ritrovati huomini si crudeli, che da niuna ingiuria mossi, sol per esser l'un guelfo, & l'altro ghibellino, vivi gli hanno arrostiti, & mangiatoli del fegato, e dentro'l corpo posto del fieno, et del orzo, & adoperato i corpi humani per mangiatoia de cavalli. Quivi sonosi trovati huomini, che hanno amazati nella propria chiesa i religiosi mentre cantavano li divini ufficij, & Iddio lodavano, ne una sola volta questo è accaduto: s'è trovato uno, di furore tanto accecato, che non si vergognava di dir impudentemente ch'egli volessi far un lago del sangue ghibellino. Non si sono vergognati in questa citta huomini per nobiltà di sangue riguardevoli molto di starsi al bosco, & assassinare indiferentemente chiunque li capitava alle mani: mi fu detto per cosa certa, che ritrovandosi un gentilhuomo alquanto sospetto per haver seguito le bandiere Francese, esser ricorso a l'aiuto di un Cavagliere qual pareva fusse in buona gratia del nuovo Principe sforcesco, egli li promise la sua iniqua fede che lo salvarebbe dall'ira, e dalla rabbia de suoi nimici, poi segretamente commise a chi lo doveva condurre che lo ammazzassero, ne hebbe rossore di chiedere la parte sua delle spoglie in premio della usata lealtà: & quai cose piu di queste mostruose ne vedere, ne udire si possono? non è bugia ciò che vi ho raccontato il fratello carnale del perfido, & traditore, me l'ha raccontato. S'è ritrovato una Femina detta Fiorina la quale di quatro mesi ci ha dato parto perfetto & maturo. Quivi sono huomini, che cacano strazzi.[44]Qui si veggono huomini del continuo Tosi, Crespi, Calvi, Selvatici convertiti in Draghi, Capre, Cavalli, & Corvi. Quivi sonoTaverne, che danno splendidamente mangiar, e bere senza danari, o pegni.[45]Quivi è la schiatta di Caino col spirito però di Abel. Sono in Milano parimenti non solo huomini, & donne sante, ma ancho ci sono delle Pietre sante: & ecci una setta da una gran Femina retta, la qual si sforza di ridur i suoi seguaci alla battismale purità, & innocentia, & del tutto mortificarli, & per quanto m'è stato rifferito da persone degne di fede, per far prova della mortificatione fa coricare in un medesimo letto, un giovane di prima barba, & una giovane, & tra di loro vi pone il crocifisso, certo per mio consiglio meglio farebbe ella, se vi ponesse un gran fascio di spine ò di ortiche. E' in Milano una sorte de Medici,[46]che non sa medicare salvo che col fuoco, & col pugnale, anchora che per il resto d'Italia habbia conosciuto de molti signori titolati, non ho pero trovato Conti si belli, & si gioiosi come in Milano.[47]Hor mentre contemplo diligentemente questa città mi stupisco come si facilmente doventi preda di chi la vuole, essendovi oltre il castello principale, che si giudica da dotti architetti inespugnabile, molti altri castelli, castelletti, & castellacci.[48]Non mi voglio scordare d'haver veduto in Milano un frate Eremitano del monastero di S. Marco, ilquale haveva insegnato predicare ad un storno, io l'udi piu di una fiata, et hebbi à smascellare delle risa, veggendo il sforzo ch'egli faceva per dir ò Milano peccadore, un'altro frate dell'incoronata à concorrentia sua haveva di modo operato, che una Pica (ò Gaza, che la vogliamo chiamare) lo aiutava a dire l'ufficio. Debbo tacere d'haver anche veduto un corvo il quale vide la madonna far una torta, & merendar con una sua comadre et venuto il padrone, il semplice Corvo incomincio a dir, Madonna ha fatto torta, madonna ha fatto torta: il padrone chiede la donna dove sia la torta, la donna con viso turbato, & piena di mal talento li risponde che non vi è torta alcuna, & che di lui si maraviglia come piu tosto voglia credere ad un'animalaccio, che à lei, acquetasi il buon marito, et fatto ciò che haveva da fare, tornossi fuori, La donna iraconda (si come sogliono esser quasi tutte) appena fu il marito scostatosi un tratto di pietra, ch'ella se n'andò alla gabbia, & spelò il capo al loquace corvo: non istette molto, che venne un frate à chieder del pane, & cavandosi il capuccio, & essendo nuovamente raso, credette il Corbo li fusse stato pelato il capo per haver parlato di torta, & à lui rivolto, molte fiate repplicò, tu hai parlato di torta, tu hai parlato di torta, & pareva si rallegrasse, che il buon frate fusse caduto nella medesima sciagura, ch'egli cadde. Non debbo dir un altro caso pur in Milano ne miei giorni avenuto, non cosi faceto, ma pieno di stupore. Eravi un prete il quale havevasi per suo trastullo nodrito un Fanello, adduttoli dalla Marca dove sono i migliori, che si ritrovino, & stando un giorno tutto spaventato col becco fra le piume, sopragiunse il prete, et si li disse, che fai bestia? alzò allhora il capo il Fanello, & disse quel versetto di David pieno di mistero.COGITO DIES ANTIQUOS ET ANNOS AETERNOS IN MENTE HABEO.Mentregiva per la città considerando le cose mostruose: entrai à caso nell'hospedale de pazzi consagrato à S. Vincenti, & mi maravigliai ch'egli non fusse molto piu capace essendovi tanta copia de pazzi. Regeva la città uno, che dava l'osso à gli altri, & per se teneva la carne.[49]Non mi mancò in Milano chi mi si mostrasse cortese, & affabile: molti honorati cavaglieri conobbi, & molte valorose donne, tra quali di molto notabil essempio mi parve la S. Contessa Catherina visconte Landesa. Oh quanta virtu, oh quanta bontà hò ritrovato in essa. Da un fianco d'huomo vidi uscir un fanciullo, si come avenne anchora à Budda prencipe di Gimnosophisti. Da Milano, andai à vedere i monti di Brianza: Era già Brianza per quanto ritrovo scritto nelli annali di Chrisermo scrittore antichissimo, città guernita di buone mura, & di profonde fosse, edificata da Spartani, & Vrianza detta da questo verbo Vrio, che vuol dir in lingua greca scatorisco: imperoche di ogni bene alla vita humana utile, vi sorge, et scatorisce abondevolmente. Era piena d'huomini bellicosi, & guerreggiava sovente con la Republica di Milano, piu tosto vincitrice, che vinta rimanendo. Hor mentre vado visitando hor questa terra, hor quell'altra considerando l'instabilità delle cose humane, & la voracità del tempo, ilquale riduce il tutto à nulla, giunsi à Perego luogo eminente, & ameno, stracco, & assetato, & non potendo tollerar la sete, n'andammo al pozzo[50]per bere: Miracolosa cosa, & per alcun secolo non mai udita: credendo noi ber dell'acqua, detteci sorsi di dieci sorti di vino, & che vino? Certo, che il Surrentino, il Gavriano, il Faustiano, il Signino, il Massico, et il Cecubo, sarebbono reputati vini da lavar tigna, in comparatione de questi, certa cosa è che se Cesare dittatore nella cena ch'egli fece nel primo triumpho, & nel triumpho di Spagna, & nel suo terzo consolato: quando mostro la ineffabil liberalità dando si largamente à convitanti, Falerno, Chio, Lesbio, & Mamertino, s'egli havesse havuto dico de cotesti vini, che il cortese Pozzo ne dette, non si sarebbe punto curato di questi altri, tanto da bevitori istimati, non si vidde tal miracolo ne pozzi di Giacob, ne ancho nella pietra da Mose nel deserto percossa. Da monti Brianceschi passai à Como, dove era un valent'huomo, ilqual scrivendo le storie, amazzava i vivi, & dava vita à morti: trovai Cicalini & Cicaline, che d'altro si pascevano, che di rugiada, ne sopra gli alberi cantando stavano come fanno le nostre Cicale. Conobbi alcuni trasformati in Pobbie, & in Peri[51], non paia adunque maraviglia ò bugia si reputi, se Dafne in Lauro, ò Narciso in Fior leggiamo rivolti. Quivi, & non in altra parte ho veduto visi d'huomini, & chi nelle risse sia di menar pace studioso[52], qui mostruoso parve il vedere una matregna amar il figliastro, non di lascivo amore, ma di savio, & honesto. Sono li huomini comaschi generalmente cortesi, et affabili, & le donne piene di bonta & honesta, quantunque non sia mancato un Scimonito scrittore, ilquale scrivendo de varij costumi Italiani tassato habbi le donne comasche d'impudicitia, benche detto habbi esserstato error d'intelletto, & non di volontà. Da Como n'andai in Val Caspia, ove trovai due sorelle cugine de le quali l'una haveva partorito un Serpente, et l'altra un'animale non dissimile all'Elephanto, vi era anchora infinita copia de Ermaphroditi gia detti Androgini: mi furono mostrati dui huomini li quali havevano generato figliuoli l'uno di ottanta nove anni, di tre anni avanzando Massinissa, & l'altro di ottanta, il che si legge anchora di Catone. Quivi le rane sono mute come anche in Seripho, & mute anchora sono le Cicale: i Galli parimenti come in Niba città posta in Tessalonica di Macedonia non mandano fuori la voce. Io vi ritrovai huomini di smisurata fortezza, & di lor vidi notabilissime prove, forse maggiori di quelle che si raccontano di L. Sicinio Dentato, Di M. Sergio vincitore non sol delli huomini: ma della Fortuna, di Trittano, di Iunio valente, et di Rusticello detto per sopranome Hercole. È nella detta valle una terra detta Libissa da Greci edificata, nella quale sia pur il cielo quanto si vuole nubiloso sempre da qualche hora si vede il Sole, ilquale è ancho privilegio à Rhodi, & Siracosa (sel vero narra M. Tulio nelle sue verrine) conceduto. Quivi mi dissero i paesani non esser mai cascato dal ciel saetta, nellaqual cosa non ha da invidiar ne la Scithia, ne l'Egitto. Due volte l'anno vi si fa la vendemia, ne mai vi si lascia riposar il terreno. Erano già in questa valle infinite castella, ma per quanto appare nelli lor annali furono destrutti altri da Sorci, altri dalle rane, & dalle Talpe insieme congiurati, ne furono anchora dissipati dalli Conigli, & dalle locuste. Non hanno gli huomini di questo paese (per quanto mi racontò maestro Grillo phisico senza paragone) non hanno dico medolla nell'ossa, et in segno di ciò non patono sete, ne dal corpo lor esce sudore. Molti si ritrovano, che mai non furono veduti ridere, & molti similmente, che mai non piansero, hò veduto una vacca, che haveva partorito à un parto sei vitelli, si come anchora avenne al tempo di Tolomeo (il piu giovane). Veggonsi nella detta Valle ucelli di varie forme, non usi à vedersi in altri luoghi: presemi già gran maraviglia di vedere Merli di candido colore, havendo letto presso de scrittori antichi non trovarsene, salvo che circa Cillene di Arcadia. Io ci ho anche veduto uccelli del tutto simili alle Meleagride di Beotia, solo in questo differenti, che nel mangiar non vi si sente quel maligno sapore, che in quelle sentiamo, le Grue, & le cicogne vi fanno perpetua stanza, ne se ne partono furtivamente, si come fanno nelle altre contrade, à tal che niuno mai si accorge se elle vengono, o se elle se ne vanno ma sol che venute, ò che ite se ne sono, vi è gran copia de tordi, coturnici, rondini, palumbe, & tortore. Da questa valle trapassai à Lugano, et à Locarno, ove quel di medesimo una gatta partori un topo, & furon veduti volar per l'aria molti travi affogati: apparvero tre lune il di seguente: ilche mi fecero sbigottire, et temere che qualche sinistro accidente non sopravenisse: partitomi adunque venni alle tre pievi, dellequali era novamente ritornato S. il Marchese di Meregnano huomo nell'arte militare esperto, & vigilante, pieno di ardire, & di consiglio.Vidi Chiavenna, & Piuri, & chil crederebbe, che fra questi sassi io havessi trovato infinita humanità, et piacevolezza, da quelli spetialmente, che hanno il nome dal pestar l'ossa: n'andammo poi per certe balze, che non vi sarebbono ite le capre scalze, et arrivai ad una terra detta Micronia, nella quale trovai vecchi di cento otto anni, di nonantaotto molti: alcuni altri di cent'anni: mi parve certamente di vedere un Gorgia Siciliano, un Marco perpenna, un Valerio Corvino, & un Metello pontefice, ne men vivaci vi sono le femine, poscia che ne trovai di nonantasette anni, di nonantanove, di centosette, di cento quindici; infinite di cento anni, & l'hostessa nostra era di cento quattro, ne li mancava pur un dente, non era per catarro ad alcuno molesta, vedeva acutissimamente, andava senza sostegno, & caminava piu ratto, che le giovani non fanno; reggendo la famiglia, che picciola non era, con grande auttorità. Veramente, che veggendo queste vecchie mi ramentai di Livia, di Statilia, di Terentia, di Clodia, et di Luceia mima: non si vive d'altro, che di casio fresco, orzo, cicoria, borragine, & frutti: hanno l'aria serenissima: vicino à questo luogo evvi un gran Villaggio, dove sono le femine tanto lussuriose, che correno dietro alli huomini con la camisa in spalla: et se per aventura passa per il lor paese huomo alcuno che mostri esser di buon nerbo, è sforzato far qualche prova sono piene di Gelosia: amazzansi fra loro, come cagne arabbiate, & ve ne sono state, che per gelosia hanno amazzato i mariti: sono sanguinolente, vindicative, et animose: si dilettano d'incanti, non per altra causa che per farsi amare, sono de visi belle, hanno petti piu belli delle Romane: visi piu dilicati delle Modonese, di schena non sono inferiori delle Tedesche, di bellezza di fianchi, non cedeno alle Fiamenghe, di bella mano, non si lasciano vincere dalle Senese, fanno li inchini come se francese fussero, & non men di loro fanno trattenere, chi li visita, & vezeggia, di politezza superano le Vinitiane, di creanza avanzano le Napolitane di sufficientia nel maneggiare le cose domestiche, non darebbono luogo alle Bresciane, usano di far certe statove di cera con magiche osservationi per rivocare gli amanti disviati dal loro amore, & non potendoli rivocare li amazzano o con ferro, o con veleno, ha questo luogo huomini piu pazzi di Corebo, figliuolo di Migdone, ilquale (se il vero narrano Luciano et Eustachio) si sforzava annoverare l'onde del mare. Sonosi trovate donne di tanto animo, che à mezza notte senza compagnia sono ite alle forche, et tratto hanno il groppo della lingua allo impiccato per farsi amare. Fannosi temere dai mariti, portano arme, & è obligato il marito come piu tosto egli ha menato la sposa à casa, provedersi di coadiutore, ilche non facendo, la donna lo po rifiutare. Parvemi in questo luogo veder risuscitare Proculina, Lectoria, Aufilena, telesina, Hippia, Helena, Clitennestra, Agripina, Livia, Messalina, & quante libidinose donne hebbe mai il mondo. Da questa diabolica terra partiti in spatio di due giorni venemmo nella Val Telina, altri chiamano questi popoli Vultureni, & altri vogliono sieno Rheti: ho ancho letto che sieno delle reliquie dell'esercitodi Pompeio: et nel vero vi sono huomini bravi, di buona fede, cortesi, & amici de forestieri. Hor qui bevei vino dolcissimo, & insieme piccante, ilquale non nuotando nel stomaco, secondo la proprieta de vini dolci, ma cercando tutti i meati del corpo, miracolosamente conforta chiunque ne beve. Quivi sono vini stomatici, odoriferi, claretti, tondi, raspanti, & mordenti. Essendo in Tilio al presente detto Teio, d'onde ne hebbe già il nome la valle, e ritrovandomi nelle case del cortesissimo, et humanissimo S. Azzo di besta, bevei di un vino detto il vino delle sgonfiate, credo fermamente ch'egli sia il miglior, che al mondo si beva. S'è piu fiate veduto tal isperienza, esser l'infermo abbandonato da medici, & per morto da cari parenti pianto, et solo col vino delle sgonfiate essersi risanato, & preso tal vigore, che pareva si fussero raddoppiate loro le forze: per cotal vino credo havesse ardire Asclepiade di dir che il vino fusse di potentia uguale à Iddio, & cosi quando Esiodo commanda, che per venti giorni avanti il nascimento della Canicola, & per venti dopo si beva liberalmente: senza mescolarvi gocciola d'acqua: vuole un Fidele interprete che si toglia del vino delle sgonfiate, ne il Re Mezentio per havere del vino dato havrebbe à suoi amici si pronto soccorso, se creduto havesse, che dato li fusse altro vino, non si gustano in questo felice paese, salvo che vini sani, & di tutta perfettione; non vi trovai vino, che induchi rabbia alli huomini, si come in Archadia, non vino, che faccia abortire le femine si come in Achaia, ispetialmente circa Carinia, non trovai vino che induchi sterilità si come in Trezenio: non vino, che ti privi del sonno, si come trovasi presso li popoli Thasii: non si cambiano, non si corrumpeno nel nascere della nocevole canicola: non acade mitigare l'asprezza loro col gesso, come far si suole in Affrica, ne accade eccitarli con l'argilla, ò col marmore, ò con il Sale come fa la Grecia: ne solamente vi sono i vini perfettissimi, ma le canove anchora dove li ripongono, sono fatte con le debite conditioni, rimote da ogni cosa fetente, & da luoghi dove sieno piantati alberi de fichi, con le fenestre volte verso Aquilone, & con i vasi l'uno dall'altro con debita proportione distanti. Trovansi vini di quaranta, di sessanta, et di ottant'anni. Ho spesse fiate veduto spezzar le botti, & rimaner il vino avilupato in grossissima gomma dalla quale forata con un trivellino, se ne fa uscir il vino, io ho preso di detta gomma, e fattala seccare & ogni, & qualunque volta mi abbatteva à vino che non mi aggradasse, raschiava con un coltello detta gomma nell'acqua, et facevasi un vino grato al stomaco, utile à nervi, & giocondo al palato: provai in questa valle la gratiosa hospitalità delli unitissimi fratelli Crotti, di Ponto, &, isperimentai l'humanità del sottilissimo giurisconsulto il S. Nicolo Quadro, del S. Giovanmaria guicciardo, & del S. Marco antonio inquisitor dell'heretica pravità. Che dirò dell'ineffabil cortesia ch'io trovai nel cavagliere di Tirano, & nel amato suo genero da Bormo? dui lumi, anzi due chiare lampadi di quella felicissima valle: ma prima di questi, isperimentai l'humanità grande, di M. Paulo Malacria, di M. Nicolo


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