L'IGNOTA

L'IGNOTAL'uomo del camposanto, o Creatura,distesa ti trovò sull'erba diaccia,squallida salma senza sepoltura.E non avevi più capo nè braccia:solo il ventre mostravi allo stuporedei cippi:—altra di te non era traccia.Non avevi più labbra per l'amorebugiardo, per la voluttà venduta:nulla, più nulla: un torso: un arso cuore:un eterno silenzio, o Sconosciuta.*Io lo so, chi tu fosti.—In un oscurocrepuscolo, alla fiamma d'un fanale,io ti vidi passar rasente un muro,con lenti occhi mal desti e viso maleimbellettato e tutto il corpo sfattoda una stanchezza che parea mortale.Tentavi con la bocca di scarlattoun riso di lusinga e di menzogna.Ed io tremai, dentro il mio cor contratto,per te, soffrendo della tua vergogna.*Mai ti raggiunse, o sempre ignuda e solafra turpi amplessi e fiati acri di vino,la pietà d'una tenera parola.Vile sino al torpore, affranta sinoa non distinguer più morte da vita!...Ma venne uno, nell'ombra, a te vicino.La tua preghiera egli avea forse udita.Ebbe pietà. Ti soffocò con bracciadi ferro—e la tua forma irrigiditamutilò, fino a sperderne ogni traccia.*Ora, o Ignota, pregando io vo che il sozzourlo de la plebea folla loquaces'acqueti intorno al tuo bel corpo mozzo;ora che dormi finalmente in pace,e il cieco infurïar della tormentache turbinando ti travolse, tace;.... e perchè più non gema e più non mentale divoranti fiamme arser l'impurabocca—e degli occhi la lusinga lentae le lacrime occulte, o Creatura!...*Riposa.—Oh, forse mai, nell'errabondatua vita, il sonno a te venne con velisì casti e santità così profonda.Senza nome sarai come gli stelinati domani dal tuo morto cuoree puri sotto il puro arco dei cieli.Non ti ricorderai del tuo doloreche per fissar con iridi novelleil sol che schiude in ogni boccio un fiore,l'ombra che in alto palpita di stelle.[pg!183]

L'IGNOTAL'uomo del camposanto, o Creatura,distesa ti trovò sull'erba diaccia,squallida salma senza sepoltura.E non avevi più capo nè braccia:solo il ventre mostravi allo stuporedei cippi:—altra di te non era traccia.Non avevi più labbra per l'amorebugiardo, per la voluttà venduta:nulla, più nulla: un torso: un arso cuore:un eterno silenzio, o Sconosciuta.*Io lo so, chi tu fosti.—In un oscurocrepuscolo, alla fiamma d'un fanale,io ti vidi passar rasente un muro,con lenti occhi mal desti e viso maleimbellettato e tutto il corpo sfattoda una stanchezza che parea mortale.Tentavi con la bocca di scarlattoun riso di lusinga e di menzogna.Ed io tremai, dentro il mio cor contratto,per te, soffrendo della tua vergogna.*Mai ti raggiunse, o sempre ignuda e solafra turpi amplessi e fiati acri di vino,la pietà d'una tenera parola.Vile sino al torpore, affranta sinoa non distinguer più morte da vita!...Ma venne uno, nell'ombra, a te vicino.La tua preghiera egli avea forse udita.Ebbe pietà. Ti soffocò con bracciadi ferro—e la tua forma irrigiditamutilò, fino a sperderne ogni traccia.*Ora, o Ignota, pregando io vo che il sozzourlo de la plebea folla loquaces'acqueti intorno al tuo bel corpo mozzo;ora che dormi finalmente in pace,e il cieco infurïar della tormentache turbinando ti travolse, tace;.... e perchè più non gema e più non mentale divoranti fiamme arser l'impurabocca—e degli occhi la lusinga lentae le lacrime occulte, o Creatura!...*Riposa.—Oh, forse mai, nell'errabondatua vita, il sonno a te venne con velisì casti e santità così profonda.Senza nome sarai come gli stelinati domani dal tuo morto cuoree puri sotto il puro arco dei cieli.Non ti ricorderai del tuo doloreche per fissar con iridi novelleil sol che schiude in ogni boccio un fiore,l'ombra che in alto palpita di stelle.[pg!183]

L'uomo del camposanto, o Creatura,distesa ti trovò sull'erba diaccia,squallida salma senza sepoltura.E non avevi più capo nè braccia:solo il ventre mostravi allo stuporedei cippi:—altra di te non era traccia.Non avevi più labbra per l'amorebugiardo, per la voluttà venduta:nulla, più nulla: un torso: un arso cuore:un eterno silenzio, o Sconosciuta.*Io lo so, chi tu fosti.—In un oscurocrepuscolo, alla fiamma d'un fanale,io ti vidi passar rasente un muro,con lenti occhi mal desti e viso maleimbellettato e tutto il corpo sfattoda una stanchezza che parea mortale.Tentavi con la bocca di scarlattoun riso di lusinga e di menzogna.Ed io tremai, dentro il mio cor contratto,per te, soffrendo della tua vergogna.*Mai ti raggiunse, o sempre ignuda e solafra turpi amplessi e fiati acri di vino,la pietà d'una tenera parola.Vile sino al torpore, affranta sinoa non distinguer più morte da vita!...Ma venne uno, nell'ombra, a te vicino.La tua preghiera egli avea forse udita.Ebbe pietà. Ti soffocò con bracciadi ferro—e la tua forma irrigiditamutilò, fino a sperderne ogni traccia.*Ora, o Ignota, pregando io vo che il sozzourlo de la plebea folla loquaces'acqueti intorno al tuo bel corpo mozzo;ora che dormi finalmente in pace,e il cieco infurïar della tormentache turbinando ti travolse, tace;.... e perchè più non gema e più non mentale divoranti fiamme arser l'impurabocca—e degli occhi la lusinga lentae le lacrime occulte, o Creatura!...*Riposa.—Oh, forse mai, nell'errabondatua vita, il sonno a te venne con velisì casti e santità così profonda.Senza nome sarai come gli stelinati domani dal tuo morto cuoree puri sotto il puro arco dei cieli.Non ti ricorderai del tuo doloreche per fissar con iridi novelleil sol che schiude in ogni boccio un fiore,l'ombra che in alto palpita di stelle.

L'uomo del camposanto, o Creatura,distesa ti trovò sull'erba diaccia,squallida salma senza sepoltura.E non avevi più capo nè braccia:solo il ventre mostravi allo stuporedei cippi:—altra di te non era traccia.Non avevi più labbra per l'amorebugiardo, per la voluttà venduta:nulla, più nulla: un torso: un arso cuore:un eterno silenzio, o Sconosciuta.

L'uomo del camposanto, o Creatura,

distesa ti trovò sull'erba diaccia,

squallida salma senza sepoltura.

E non avevi più capo nè braccia:

solo il ventre mostravi allo stupore

dei cippi:—altra di te non era traccia.

Non avevi più labbra per l'amore

bugiardo, per la voluttà venduta:

nulla, più nulla: un torso: un arso cuore:

un eterno silenzio, o Sconosciuta.

*

Io lo so, chi tu fosti.—In un oscurocrepuscolo, alla fiamma d'un fanale,io ti vidi passar rasente un muro,con lenti occhi mal desti e viso maleimbellettato e tutto il corpo sfattoda una stanchezza che parea mortale.Tentavi con la bocca di scarlattoun riso di lusinga e di menzogna.Ed io tremai, dentro il mio cor contratto,per te, soffrendo della tua vergogna.

Io lo so, chi tu fosti.—In un oscuro

crepuscolo, alla fiamma d'un fanale,

io ti vidi passar rasente un muro,

con lenti occhi mal desti e viso male

imbellettato e tutto il corpo sfatto

da una stanchezza che parea mortale.

Tentavi con la bocca di scarlatto

un riso di lusinga e di menzogna.

Ed io tremai, dentro il mio cor contratto,

per te, soffrendo della tua vergogna.

*

Mai ti raggiunse, o sempre ignuda e solafra turpi amplessi e fiati acri di vino,la pietà d'una tenera parola.Vile sino al torpore, affranta sinoa non distinguer più morte da vita!...Ma venne uno, nell'ombra, a te vicino.La tua preghiera egli avea forse udita.Ebbe pietà. Ti soffocò con bracciadi ferro—e la tua forma irrigiditamutilò, fino a sperderne ogni traccia.

Mai ti raggiunse, o sempre ignuda e sola

fra turpi amplessi e fiati acri di vino,

la pietà d'una tenera parola.

Vile sino al torpore, affranta sino

a non distinguer più morte da vita!...

Ma venne uno, nell'ombra, a te vicino.

La tua preghiera egli avea forse udita.

Ebbe pietà. Ti soffocò con braccia

di ferro—e la tua forma irrigidita

mutilò, fino a sperderne ogni traccia.

*

Ora, o Ignota, pregando io vo che il sozzourlo de la plebea folla loquaces'acqueti intorno al tuo bel corpo mozzo;ora che dormi finalmente in pace,e il cieco infurïar della tormentache turbinando ti travolse, tace;.... e perchè più non gema e più non mentale divoranti fiamme arser l'impurabocca—e degli occhi la lusinga lentae le lacrime occulte, o Creatura!...

Ora, o Ignota, pregando io vo che il sozzo

urlo de la plebea folla loquace

s'acqueti intorno al tuo bel corpo mozzo;

ora che dormi finalmente in pace,

e il cieco infurïar della tormenta

che turbinando ti travolse, tace;

.... e perchè più non gema e più non menta

le divoranti fiamme arser l'impura

bocca—e degli occhi la lusinga lenta

e le lacrime occulte, o Creatura!...

*

Riposa.—Oh, forse mai, nell'errabondatua vita, il sonno a te venne con velisì casti e santità così profonda.Senza nome sarai come gli stelinati domani dal tuo morto cuoree puri sotto il puro arco dei cieli.Non ti ricorderai del tuo doloreche per fissar con iridi novelleil sol che schiude in ogni boccio un fiore,l'ombra che in alto palpita di stelle.

Riposa.—Oh, forse mai, nell'errabonda

tua vita, il sonno a te venne con veli

sì casti e santità così profonda.

Senza nome sarai come gli steli

nati domani dal tuo morto cuore

e puri sotto il puro arco dei cieli.

Non ti ricorderai del tuo dolore

che per fissar con iridi novelle

il sol che schiude in ogni boccio un fiore,

l'ombra che in alto palpita di stelle.

[pg!183]


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