CONDOTTA, E FILO D'UN GIARDINO.
A dare in qualche maniera la condotta, ed il filo di un giardino Inglese, offriremo uno squarcio ricavato dall'operaDE LA COMPOSITION DES PAYSAGES DI M. DI GERARDIN. «Noi dobbiamo trovare sui fianchi della casa un sentiero ombroso, e battuto, che ci condurrà facilmente ne' siti più interessanti..... Ora ci troviamo in un bosco, ove i raggi del sole scherzano attraverso le ombre; il cristallo di una fonte riflette le forme della rosa, che germoglia sulle sue rive; il mormorìo delle limpide acque, gli amorosi accenti degli augelli, il grato profumo de' fiori vi allettano al tempo stesso tutt'i sensi.
Più innanzi un bosco quasi impenetrabile offre il santuario al pensante silenzio, e alla confidente amicizia. All'estremità di questo bosco il susurro d'un ruscello, inteso da lontano, invita al dolce riposo sotto l'ombra. In una solitaria, e trista valle scorre fra scogli ricoperti da coralline il ruscello, di cui s'intende lo strepito. Quasi subito la valle si richiude da ogni parte, e lascia a stento un sol passaggio per un sentiero tortuoso, e difficile. Quale spettacolo si presenta tutto ad un colpo! Attraverso le cavità oscure dei lontani massi si slanciano da ogni banda acque brillanti, e rapide; i sassi, le radici, i rami,e i tronchi d'alberi frammescolati nella precipitosa corrente dell'acque variano gli ostacoli, lo strepito, e le forme delle loro cadute in cento guise diverse. Lo spazio è circondato d'alberi annosi, che l'avviluppano, e l'abbondante fogliame s'incurva, e s'intralcia sopra l'onde spumose: i gruppi d'alberi, disposti nella più felice maniera, procacciano un sorprendente effetto di chiaroscuro, e di prospettiva a questa scena incantata; le rive sono adorne di piante odorose, e di cespugli fioriti; qualche scarso raggio di luce, riflettuta dal lucido della cascata, rischiara questo misterioso ricovero, ove regna quel dolce chiarore, che si confà tanto alla bellezza. È là appunto, che la bella Ismene si bagnava un giorno; il caso vi condusse il giovinetto Ila: attraverso le foglie scorge l'amante, che da lungo tempo il suo cuore adora in segreto. Che addivenne alla vista di tante attrattive! Arso da desiderj, combattuto da delicatezza, prende il partito d'involarsi con una precipitosa fuga al delirio de' sensi; ma fuggendo lascia cader un viglietto. La bella Ismene sorpresa dal rumore, che ha inteso, getta lo sguardo intorno, scorge il viglietto, e il suo cuore è commosso da tanta delicatezza, e da tanto amore. Ila fu amato, Ila fu felice; e la memoria di questi avventurosi amanti è ancora incisa sopra una vicina quercia.
Quì in un terreno profondo, e ritirato un'acqua placida, e pura forma un laghetto; la luna, avanti d'abbandonar l'orizzonte, si compiace a mirarvisi lungamente. Le rive sono circondate da' pioppi: fra i nascondigli delle loro tacite ombre si scorge in lontananza un umile monumento filosofico, consacrato alla memoria d'un uomo di genio, perseguitato quaggiù, perchè volle colla sua indipendenza porsi al dissopra della vana grandezza. La tranquillità, e il silenzio regnano in questo grato ritiro.
Fra poco un bosco d'antiche quercie, sotto le quali si travede un tempio, involto nella più profonda oscurità, offre alla meditazione un sicuro asilo. Quì il poeta in preda all'entusiasmo non è distratto, e quì ritrova le sublimi idee, che esprime ne' suoi versi.
Là si presenta una valle ristretta, e solinga; un ruscelletto scorre tranquillamente sull'erboso letto; i pendìi delle montagne sono ricoperti di felce, ed i boschi racchiudono questa solitudine: un romitaggio si trova in queste parti, che servì di pacifico rifugio ad un sapiente.
Sulle rive d'un vasto lago vicino s'innalzano aridi scogli, e massi informi, le cui cime sono coperte da pini, da larici, e da tortuosi ginepri. L'incolto terreno richiama alla mente dappertutto l'immagined'uno squallido deserto. Questo sito è separato dal restante della natura per una lunga catena di rupi, e di monti. Il pittore viene a cercarvi de' quadri della gran maniera; e l'amante infelice, o quegli, che ha perduto l'oggetto del suo amore, vengono a cercarvi la dimenticanza delle loro pene; ma non vi ha sito così selvaggio, ove amore non li perseguiti: si veggono scolpiti sul sasso i nomi delle belle, e la rappresentazione de' pegni de' loro antichi amori.
Attraverso un bosco di cedri per una dolce salita si perviene alla sommità d'un erto monte, ai cui piedi serpeggia un fiume tra fertili praterìe: da là l'occhio abbraccia un ampio orizzonte, coronato in lontananza da un anfiteatro di monti.
Diggià il sol levandosi dispiega con maestà il suo radioso disco. Le vaporose nuvolette si dissipano al suo aspetto; lunghe ombre spandono in avanti gli alberi, le case, e le dorate coste sopra il verde tappeto, risplendente ancora di rugiadose perle; mille e mille accidenti diversi di luce arricchiscono questo quadro solenne, ove l'orgoglioso filosofo, dopo di avere vanamente esauriti tutt'i sistemi, è forzato di riconoscere l'essere degli esseri, e il dispensator delle cose.
Ma quanto prima l'attrattiva dell'ombre, e l'amabil verde de' prati ci chiamano nella valle per dareriposo agli occhi abbagliati da tanto spettacolo. Ai piedi del monte havvi un bosco, ove i lupoli, e i caprifogli, attortigliandosi agli alberi, formano festoni, ed intrecciate ghirlande. Gli strati di musco, e d'erba verdeggiante sono rinfrescati da spruzzi di piccole sorgenti, intorno alle quali ne' cespugli di rose salvatiche, e di spine fiorite l'usignuolo amorosamente gorgheggia.
Letti di verdura ci arrestano ad ascoltarlo con tanto più di piacere, che all'odor della rosa, e del bianco spino si frammischia quello del giacinto salvatico, delle semplici violette, e del giglio delle valli, che crescono con profusione in tutti i luoghi di questo ameno bosco, che sono visitati dal sole.
Sortendo di là uno spazio vasto di praterìe, si stende insino al fiume, e serve di pastura a numerosa greggia, che non paventa il cane del pastore, nè la sua verga. Gruppeggiati gli agnelli in cento maniere diverse, gli uni pascolano pacificamente, gli altri sono sdrajati; e sembrano ancora più ingrassati dalla dolcezza della pace, e della libertà, che pel sapore dell'erba fresca, e fiorita; mentre dall'alto delle roccie mal accessibili la capra divora il citiso amaro, e fa una pompa maestosa delle ondeggianti sue lane.
Massicci di salici, d'ontani, e di pioppi ci porgonola loro ombra per condurci ad un ponte, dove si traversano i due bracci del fiume, che formano un'amena isoletta.
In un bosco di mirti, e di allori si osserva tuttavìa un antico altare. Il profumo del fiorito bosco, nel quale è piantato, e le vicine rovine d'un tempietto antico dimostrano abbastanza, che fu altre volte consacrato all'amore; ma di presente non forma che un semplice passaggio, ed una rustica abitazione è appoggiata alle rovine, quasi non più riconoscibili, del tempio.
Dall'altra parte del fiume si trovano i ricinti d'una cascina, della quale si scopre il fabbricato sulla vicina costiera. Un sentiero percorre i differenti campi fra siepi di ribes, di piante del lampone, e d'arbusti fruttiferi. La terra non vi riposa mai. Il bue ivi rumina in pace, il montone, e la capra saltellano in libertà, ed il puledro esulta, scuotendo la sua crinita cervice, divorando i sentieri, e gli spazj immensi del prato colle rapide corse, senza invidiare la libertà dei campi dell'Iri, o del Galeso.
Un po' più in là, in altri campi l'agricoltore mena l'aratro cantando, e i suoi più teneri figli giuocano d'intorno a lui; frattanto che quelli, che sono capaci al lavoro, strappano la cattiv'erba ne' solchi seminati. Il travaglio risparmia alla gioventù il disordine dellepassioni, risparmia i mali, sostiene la salute, prolunga i giorni della vecchiaja; e questa buona gente alla fine della giornata, per lo meno si è sottratta alla noja, ch'è ben di spesso il tormento del ricco, e della grandezza.
Ma è tempo di finire il nostro passeggio. Un frutteto ci riconduce a casa.
«Ho voluto soltanto darvi un leggier saggio delle bellezze, e delle varietà, che si possono rincontrare nella natura; intraprenderei invano di rappresentarvi tutte quelle, di cui essa n'è suscettibile. La differenza delle colture, le ineguaglianze del terreno, la diversità degli stessi oggetti, osservati da differenti punti, e sotto diversi aspetti; finalmente tutta la fecondità dello spettacolo dell'universo non può non offrirvi in una maniera, o nell'altra dettagliati oggetti in tale abbondanza, che non sarete imbarazzato che della scelta. Ma nelle parti, come nel tutto non contrariate mai la natura»[27].